Skip to main content

Full text of "Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti"

See other formats


^PurcHascd witd State Junds 



Digitized by the Internet Archive 
in 2014 



http://archive.org/details/dizionariostoric02crol 



G. B. DI CROLLALANZA 



DIZIONARIO 

STORICO-BLASONICO 

DELLE 

FAMIGLIE NOBILI E NOTABILI 
ITALIANE ESTINTE E FIORENTI 



VOLUME SECONDO 



ARNALDO FORNI EDITORE 



^Boston? 



tède £>i$rary 




'PUrcfUscd rvitH State Zunds 



DIZIONARIO 
STORICO-BLASONICO 



DIZIONARIO 
STORICO-BLASONICO 

DELLE 

FAMIGLIE NOBILI l NOTÀBILI ITALIANE 

ESTINTE E FIORENTI 

COMPILATO 
DAL COMMENDATORE 

G. B. DI CROLLALANZA. 



VOLUME SECONDO. 




ARNALDO FORNI EDITORE 
BOLOGNA 



C 9 757 
v. % 




DIZIONARIO STORICO-BLASONICO 

DELLE FAMIGLIE NOBILI ITALIANE 



LA BARBERA di Palermo, vedi Barbera. 

LABIA di Venezia. — Discende da un Ni- 
colò nobile catalano, originario di Genova, il 
quale, avendo acquistato grandissima importanza 
commerciale, tenne casa contemporaneamente in 
Avignone, in Firenze e in Venezia. Il primo a 
portarsi in questa città fu Pietro li Labia che 
nel 1528 ottenne la cittadinanza. Più tardi, cioè 
nel 1646, avendo offerto Gianfrancesco alla Re- 
pubblica Veneta cento mila ducati per la guerra 
di Candia ebbe in ricompensa gli onori del pa- 
triziato. Nel 1649 aggiunse l'investitura del feu- 
do di Frattesina in Polesine col titolo comitale. 

— Oltre due cavalieri del S. M. 0. Gerosolimi- 
tano, fu dei Labia Mons. Carlo Arciv. di Corfù 
poi Vescovo di Adria; Ottavio governatore di ga- 
lera in Dalmazia nel 1658; e Gian Francesco ca- 
pitano a Padova nel 1796. — Fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrane risoluzioni 15 Nov. 
1817, 28 Die. 1818 e 17 Giù. 1821. — Arma: 
D'azzurro, all'aquila d'oro coronata dello stesso. 

LABINI di Bitonto. — Arma: D'oro, alla 
banda doppiomerlata di nero; colla bordura com- 
posta d'argento e d'azzurro. 

LABOCCETTA di Reggio-Calabria. — Fio- 
rente fino dal secolo XV e onorata principalmente 
da un Elia, monaco e abate basiliano, che salì 
dopo morte all'onore degli altari. — Marcello ca- 
pitano di cavalli in Napoli, e poi ambasciatore a 
varie corti. — Giovannello sindaco dei nobili di 
Reggio nel 1509. — Marcello, legista di rino- 
manza e ambasciatore a Filippo III di Spagna. — 
Pietro teologo e filosofo chiarissimo e buon poeta. 

— Arma: D'azzurro, a due file di losanghe d'oro 
addossate in sbarra. 

LABRUTO di Messina. — Arma: D'azzurro, 
a due alberi al naturale, nudriti sopra un terreno 
dello stesso, sormontati nel capo da un sole d'oro. 

LABRUZZI di Messina. — Se ne à certa me- 
moria nel 1129. nel qual anno un Filippo La- 
bruzzi era sindaco di Messina. Sul declinare del 
Secolo XVII Nicolò Labruz/.i trapiantò in Roma 



la propria famiglia, la quale ebbe il patriziato di 
Narni e di Filottrano e fu signora dei feudi di 
Cabica, di Raineri e di Nexima in Sicilia col ti- 
tolo baronale. — Enrico straticò di Messina nel 
1255; Luca ebbe parte nella famosa congiura del 
Vespro; Giorgio senatore di Messina nel 1473; 
Luigi conte palatino nel 1823 e cav. dello spe- 
ron d'oro. — Arma: Partito; nel 1.° d'azzur- 
ro, a tre torri d'oro, quella di mezzo più alta; 
nel 2.° di rosso, alla colonna d' argento, la base 
e il capitello d'oro, coronata dello stesso. — Di- 
visa: FIDELIS ET UNA. 

LACARO di Sicilia. — Arma: D'oro, al grifo 
di nero rampante contro un albero di cipresso al 
naturale. 

LACHI di Venezia. — Originaria di Lugano 
nella Svizzera. — I fratelli Giovan-Battista e 
Bartolomeo avendo offerto alla repubblica veneta, 
per la guerra di Candia, centomila ducati, ebbe- 
ro la nobiltà dal senato e dal maggior Consiglio 
nel Marzo del 1661. — Arma? 

LACCHINI di Forlì. — È ricordata nelle sto- 
rie forlivesi fino dal XVI secolo ed é fra le pa- 
trizie. — Un Pio di questa casa godè titolo no- 
biliare essendo castellano. Altri si Tesero bene- 
meriti in modo singolare della patria. — Arma: 
Di rosso, al cavallo passante d'argento movente 
dalla pianura erbosa; col capo d'argento caricato 
da tre stelle d'oro, e sostenuto da una fascia d'az- 
zurro in divisa. 

LACH1NI di Pavia. — Arma: D'argento, a tre 
pali di rosso, bordati di verde; col capo d' ar- 
gento caricato di tre fiamme di rosso. 

LACONO o DE LACO di Sassari. — Fami- 
glia principesca sparsa nelle quattro provincie 
sarde, la quale diede molti giudici. — Salatino 
di Lacono nel 1288 rappresentante del Comune 
di Sassari nelle trattative di pace tra Eleonora 
ed il Re d'Aragona, insieme al giureconsulto Fran- 
cesco Lacono, il quale insistette presso il princ. 
Filippo governatore delle Spagne perchè l'isola A- 
sinara fosse munita di torri. — Arma? 



— 2 — 



LAG 



LA CORTE di Messina. — Arma: D'azzurro, 
a tre ferri di cavallo d'oro. 

LACQUAN1TI di Mileto (Calabria). — Fu sem- 
pre insignita del titolo baronale c ascritta al sedile 
dei nobili della città di Taverna. — Si divise in due 
rami, uno dei quali residente in Laureana di Bo- 
rello prese il cognome di Argirò. — Giovanni- 
Angelo capitano del Cesareo Impero nel 1 578. — 
Saverio regio tesoriere delle Calabrie al princi- 
pio del secolo XIX. — Francesco comandante di 
piazza in Palme dopo iH 81 5. — Arma: Un poz- 
zo con catino e due stelle. 

LADERCHI di Faenza. — Proveniente dalla 
nobile famiglia bolognese dei Malpigli, acquistò il 
cognome di Laderchi da Laderchio, luogo situato 
nel distretto d'Imola, di cui tenne un tempo la 
signoria. — Giambattista Laderchi, insigne legi- 
sta e segretario di Alfonso II duca di Ferrara, 
ebbe per sè e suoi discendenti il titolo di conte 
di Montalto, e la famiglia fu ascritta al libro d'o- 
ro della città di Faenza. — Jacopo sacerdote del- 
l'Oratorio, autore di pregiate opere, tra le quali 
inerita singoiar menzione la Continuazione degli 
Annali del Card. Baronio e del Rainaldi. — Ar- 
ma: D'oro, al capriolo rovesciato di verde, borda- 
to d'argento. 

LADERCHI di Ferrara. — Un ramo della 
precedente trapiantato in Ferrara al principio 
del secolo XIX ed a cui appartenne il conte Ca- 
millo celebre avvocato e professore nella pubbli- 
ca università della sua patria. — Arma: Uguale 
alla precedente. 

LAFARINA di Sicilia. — Di origine porto- 
ghese, e trapiantata in Sicilia da un Nicolò La- 
farina cavaliere capuano ai servigi del Re Mar- 
tino, e governatore della città di Termini nel 
1449. Ebbe le baronie di S. Basilio, di Salina, di 
Tabuno, di Aspromonte, di Larminusa, di Bordo- 
naro, e per privilegio di Filippo IV il marchesa- 
to di Madonio nel 1650. — Vincenzo cappellano 
d'onore del Re Filippo II; altro Vincenzo perso- 
naggio insigne e letterato; un terzo Vincenzo go- 
vernatore del Monte e della Compagnia della Pa- 
ce nel 1670. — Arma : Di rosso, al castello a due 
torri merlate di tre pezzi d'oro, aperto e fine- 
strato del campo. 

LA FORZA di Matera (Basilicata). — Si ri- 
scontra negli eletti nobili della città di Matera 
un Matteo La Forza nel 1518. — Ebbe questa fa- 
miglia il titolo baronale, oltre i feudi di Laporano 
in terra d'Otranto e di Lizzanello. — Arma? 

LAFRANCHINI di Verona. — Arma: Diviso 
in capriolo, scalinato d' oro e d' azzurro, a tre 
stelle dell'uno all'altro. — Alias: D'oro, all'aquila 
bicipite di nero, imbeccata e membrata di rosso, 
sormontata da una corona imperiale, e un listello 
(Targtoato in punta passante sopra gli artigli del- 
inquila e caricato del Motto; virtutf »ijce. 4 



L AFRANCO o LANFRANCO di Verona. — 
Era famiglia pisana chiarissima e potente, di par- 
te ghibellina, favorita da Can Grande I della 
Scala e perseguitata da Castruccio Castracane si- 
gnore di Pisa, per cui fuggì a Verona nel 1316. 

— Altri Lafranchi vennero in questa città da 
Piacenza, altri dal Genovesato nel XV secolo, e 
di (juesti il primo che nel 1517 venne ascritto 
al Consiglio nobile di Verona fu Pietro-Leonardo, 
il quale vi propagò la sua discendenza che fu o- 
norata delle primarie cariche municipali. — Ar- 
ma: D'azzurro, alla banda d'argento, a tre stelle 
poste in palo dell'uno all'altro. — Alias: D' az- 
zurro, ad un uccello d'argento imbeccato e mem- 
brato di rosso, posto sopra una terrazza di verde. 

LAGHI di Novara. — Arma: D' argento, al 
leone spaccato, la parte superiore rispaccata di 
rosso sul verde; la parte inferiore rispaccata di 
verde e di rosso; con la fascia d'azzurro, cari- 
cata di tre crescenti rivolti d' argento, attra- 
versante il leone. 

LAGHI di Venezia. — Originaria di Lugano, 
si trapiantò nel Cremasco dove esercitò P indu- 
stria della lana, e fattasi ricca portò sua stanza 
in Venezia. — Nel 1661 avendo offerto alla Re- 
pubblica centomila ducati per la guerra di Candia, 
ne ottenne il patriziato — Arma : D'azzurro, alla 
porta bipatente merlata d' argento, poggiata |di 
verde, aperta del campo, contenente un leone il- 
leopardito d' oro. 

LAGLI di Rimini. — Famiglia consolare. — 
Arma: Spaccato; nel 1.° d'oro, all'aquila di ne- 
ro; nel 2.° d'argento, a tre piante d'aglio legate 
al naturale. 

LAGNETO (de) di Genova. — Dal castello o- 
monimo, nella riviera di Levante, del quale fu- 
rono signori. — Ebbero la cittadinanza genovese 
nel 1201 e 1215. — Domenico Vescovo di Savona 
nel 1377; Giovanni anziano nel 1354, 1399 e 
1412; Pier-Antonio anziano nel 1440. (Estinta). 

— Arma: Partito d'argento e d'azzurro, al ma- 
stio fortificato da due torri, il tutto merlato 
alla guelfa, dall' uno all' altro e dell' uno nel- 
1' altro. 

LAGNI di Napoli. — AnMA: Di rosso, a tre 
caprioli d'argento, col lambello dello stesso in capo. 

LAGO di Vicenza. — Arma: Spaccato, den- 
tato; nel 1.° d'azzurro, a una cometa e due stelle 
d'oro; nel 2.° d'argento, ad una torre al natu- 
rale, aperta d'azzurro, i battenti coperti d'oro; 
la detta torre posta sopra una terrazza di verde. 

LAGOMARSINO di Genova. — Arma : Spac- 
cato d'argento e d'azzurro, al leone dell'uno al- 
l'altro, e dell'uno nell'altro, tenente con la branca 
anteriore destra un giglio del secondo. 

LA GRUA di Sicilia. — Di origine catalana 
e trapiantata in Sicilia da Ubertino La Gnia che 
fu barone del castello di Patagonia, consigliere 



LAL 



— 3 — 



LAM 



del re Martino, viceré nel Val di Mazzara e gran 
giustiziere del regno. — Ebbe questa famiglia il 
principato di Carini nel 1622, il ducato di Villa 
Scala nel 1679, e il marchesato di Regalmiti nel 
176* — Vincenzo e Gioeni furono riconosciuti 
nel titolo di principe di Carini il 15 Feb. 1802. 

— Antonio ottenne nuova conferma di detto ti- 
tolo il 19 Mar. 1839. — Antonio castellano di 
Caltagirone e suo castello nel 1406; Vincenzo e 
Cesare pretori di Palermo; Antonio capitano giu- 
stiziere. — Arma: Partito; nel 1.» diviso inne- 
stato merlato d'oro e d'azzurro, con una grue al 
naturale con la sua vigilanza; nel 2.» losangato 
d'oro e d'azzurro. 

LAGUNA di Sicilia. — Famiglia catalana 
trapiantata in Sicilia da Arnaldo Laguna came- 
riere di Re Martino il Vecchio. Ebbe il feudo di 
Passanitello in contrada di Lentini. — Antonio 
capitano giustiziere della città di Noto nel 1533. 
Un ramo di questa famiglia si stabili in Vizzini. 

— Arma: D'azzurro, al lago d'argento. 
LAI di Ferrara, vedi Agli. 

LAIOLO di Asti. — Conti. — Arma: D' ar- 
gento, al palo di rosso accostato da sci lucertole 
di verde, tre per parte, una sull'altra; quelle di 
destra in banda, le altre in sbarra. — Motto: 

FIDUS CUSTOS. 

LALATTA di Parma. — Trasse il proprio 
nome dal castello omonimo di cui aveva la si- 
gnoria feudale. — Nel 1695 Francesco Farnese 
la decorò del titolo marchionale, e nel 1698 con- 
cedette ad Ottavio Lalatta il feudo di S. Donato. 

— A goduto nobiltà in Mantova ed in Milano; 
e per concessione del Duca Carlo III aggiunse 
nel 1 852 al proprio cognome quello di Costerbo- 
sa, privilegio confermato nel 1880 da S. M. Um- 
berto I Re d' Italia. — Girolamo e Francesco 
Conti dell' S. R. I. creati dall'Imper. Sigismondo 
nel 1432. — Giovanni-Nicolò celebre giurecon- 
sulto, e onorato di diffìcili ambascerie. — Vanta 
inoltre questa casa illustri letterati e poeti, de- 
curioni, podestà, ciambellani, e un tesoriere du- 
cale. — Antonio Cardinale creato da Gregorio 
XIII fondò in Parma un collegio che per due 
secoli e mezzo fiorì col nome di collegio Lalatta, 
trasformato ai tempi nostri in quello di collegio 
Maria Luisa. — Arma: D' argento, a tre bande 
d'azzurro; col capo d'oro caricato di tre palle di 
nero poste in fascia. 

LALGARIA di Sicilia, vedi Algaria. 

LALIGNAMI di Sicilia. — Antica c nobile 
catalana e aragonese, di cui fu capo-stipite in 
Sicilia Arnaldo Lalignami ai servigi di Re Pie- 
tro di Aragona. — Francesco governatore della 
sui patria nel 1338; Antonio castellano di Ma- 
tagrifonc di Messina; Antonio Arciv. di Messina 
nel 1514. (Estinta). — Arma: D'azzurro, alla quer- 
cia fruttifera d'oro, fogliata di verde. 



LA-LIOTTA di Sicilia, vedi Aliotta. 

LALOMIA di Sicilia, vedi Lomia. 

LAMARI o LAMERI di liolor)na. — Furono 
più volte anziani, ambasciatori e dei sapienti del 
Comune nel secolo XIII. (Estinta nel secolo XIV). 

— Arma? 

LAMATINA di Sicilia. — Originaria di Nor- 
mandia, e fregiata del titolo baronale di S. Ba- 
sile e di Campobello nel 1506. — Andrea servì 
per molti anni l'Imperatore Federigo li. — Gu- 
glielmo ebbe dal Re Martino il feudo di Faverchi. 

— Arma : Di rosso, a tre bande composte d' ar- 
gento e d'azzurro. 

LAMBARDI di Arezzo. — Antichissima fa- 
miglia derivata da un Conte signore e conte di 
Sfammi e di Tuoro che viveva nel 967. — Si 
divise in due rami, uno dei quali si disse dei 
Lombardi di Mommi od anco dei Lambardi di A- 
rezzo, e l'altro dei Lambardi signori di Tuoro. Dai 
Lambardi di Mommi si staccò un terzo ramo tra- 
piantato in Perugia e signore del castello di Pas-* 
signano che si estinse nel secolo XVIII. — Eb- 
be questa famiglia la nobiltà aretina, e fu de- 
scritta nel Consiglio dei Sessanta nel 1407 fra 
le famiglie di parte guelfa, e godette in patria 
il gonfalonierato di giustizia. Durante il secolo 
XIV si trovò consignora del castello di Citerna 
nell'Umbria insieme ai conti Tarlati di Pietra- 
mala. — Mansueto Lambardi, confessore di tre 
pontefici, teologo di S. Luigi Re di Francia, con- 
seguì dopo morte il titolo di beato; Pierantonio 
trattò con Pandolfo Petrucci Signor di Siena e 
con Vitellozzo Vitelli il modo di ribellare Arezzo 
dalla soggezione di Firenze; Antonio Vescovo di 
Canne e Arciv. di Nazaret; Francesco Vescovo di 
Vcroli; Lelio ministro maggiore delle milizie di 
Alessandro VII. — Uscirono inoltre dai Lambardi 
vari capitani, un podestà a Città di Castello e 
undici cavalieri dell'Ordine di S. Stefano, — Ar- 
ma: D'argento, all'aquila di rosso, caricata di tre 
fascie d' oro e coronata dello stesso; col capo 
d'Angiò. 

LAMBARDI di Maona in Valdinievole (To- 
scana). — Furono signori di Montecatini e Casti- 
glione Vecchio, ed ebbero feudale giurisdizione sul 
castello di Buggiano. Addivenuti cittadini luc- 
chesi, ritennero il nome della contea di Monte- 
catini. — Arma? Vedi Montecatini. 

LAMBARDI di Pisa. — Romeo e Giovanni 
degli anziani, il primo nel 1399, ed il secondo nel 
1504, 1517 e 1518. — Pietro nove volte priore 
tra il 1517 ed il 1554. — Arma: D'argento, a 
tre bande d'azzurro. 

LAMBARD1NI di Pisa. — Cruccio ed Anto- 
nio furono degli anziani, il primo tra il 1317 ed 
il 1387, ed il secondo nel 1381. — Arma: Spac- 
cato ondato di rosso e d'argento. 

LAMBERTAZZl di Bologna. — Famiglia prin- 



LAM 



4 — 



LAM 



cipalissima discendente da un Petrone che alla 
metà del secelo X era duca e marchese. Trasse 
il nome da un Lamberto, detto Lambertazzo, che 
viveva nel 1103 e lo diede alla fazione ghibellina 
in Bologna, tenendone il primato per mezzo se- 
colo. Ebbe sette volte il supremo ufficio di con- 
sole prima del 1211 e il governo dell'Ordine dei 
frati gaudenti, c diede fuori di Bologna ventili) 
podestà. In patria fu sempre nemica dei Gere- 
mei, capi di parte guelfa; e nel 1274 fu costretta 
esulare. Ma ritornatavi dopo la pace conchiusa 
tra le due fazioni per opera del Papa Nicolò III, 
ottenne per sedici volte l'anzianato, dal 1331 al 
1359. Giovanni-Ludovico Lambcrtazzi oratore fa- 
condo nel secolo XV; Fabruzzo poeta illustre; 
Azzo, prete, canonista di rinomanza. (Estinta nel 
«408). — Arma? 

LAMBERTAZZI di Verona. — Arma: Di 
verde, all' aquila d' argento imbeccata e mem- 
brata d'oro. 

LAMBERTELLl di Forlì. — (Estinta). — Gu- 
glielmo nel 1502 si distinse per il suo sapere, e 
per cariche esercitate presso tutte le corti d' I- 
talia, e specialmente in Venezia; Cornelio ce- 
lebre giureconsulto nel 1536 ; Guglielmo fon- 
datore dell' Accademia dei Filergiti. — Arma: 
Spaccato in capriolo d'oro c di rosso, al capriolo 
d'azzurro caricato di tre stelle di sei raggi d'oro 
attraversante' sulla partizione e cimato da un'a- 
quila di nero, coronata d'oro. 

LAMBERTENGIU di Como. — Di antica e 
illustre nobiltà. — Francesco, decurione di Como 
nel 1 440. — Geremia, religioso del terz' ordine 
Francescano, ottenne dopo morto l'onor degli al- 
tari col titolo di beato. — Arma: Fasciato di 
sci pezzi; il 1. n 3.» e 5.° di rosso; il 2.° 4.° e 
0." ondato d'argento e d'azzurro. 

LAMBERTI di Bari. — Originaria di Bolo- 
gna, e trapiantata in Bari fu aggregata a quel patri- 
ziato e ne godette sempre gli onori. Si distinse per 
molti uomini d' arme, vestì più volte 1' abito 
gerosolimitano, e fu ascritta al registro delle 
piazze chiuse. — Arma: D' azzurro, alla fascia 
di rosso accompagnata da tre rose dello stesso 
poste 2 e 1. 

LAMBERTI di Belluno. — Aggregata sin dal 
1766 al Consiglio nobile di Feltre, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 6 Mag. 
1821. — Arma? 

LAMBERTI di Brescia. — (Estinta). — Ar- 
ma: Spaccato; nel 1." d'argento, al leone nascente 
d'oro, avente nella branca destra anteriore una 
stella di rosso; nel 2.° partito di rosso, di az- 
zurro e di verde ad un capo palo di porpora. 

LAMBERTI di Cuneo. — Conti di Vignolo. — 
Arma: D'azzurro, fiancheggiato d'argento ; il pri- 
mo caricato di una croce d'oro angolata di raggi 
dello stesso; col capo d'oro all'aquila bicipite di 



nero coronata dello stesso. — Cimiero: Un dra- 
go al naturale in profilo. — Motto: nocetqle 
nocknti. 

LAMBERTI di Firenze. — Provenienti da un 
barone tedesco venuto in Italia con Ottone II 
nel 962. — Lamberto Vescovo di Firenze nel 
1025; Lastro, cavaliere creato da Arrigo II nel 
1024, andò alla seconda crociata ; altro Lamberto 
console di Firenze nel 1180. (Estinta). — Arma: 
D'azzurro, a sei palle d'oro. 

LAMBERTI di Firenze. — Famiglia distinta 
dalla precedente, che dette alla repubblica tre 
priori. — Arma: D' argento, al leone d'azzurro 
tenente un martello di rosso. 

LAMBERTI di Milano. — Arma : Grembiato 
d'oro e d'azzurro; col capo dell' Impero. 

LAMBERTI di Palermo. — Originaria di Mi- 
lano e trapiantata in Palermo da un Pietro che 
fu quivi giurato nel 1441. — Pier-Giovanni dot- 
tore e giudice della Corte pretoriana nel 1510. 
— Arma: Spaccato; nel 1.° d' oro, all' aquila di 
nero, membrata, imbeccata e coronata d'oro; nel 
2.° grembiato d' argento e d'azzurro di otto pezzi. 

LAMBERTI di Treviso. — Arma: D'oro, alla 
fascia di rosso accompagnata da tre leoni di nero. 

LAMBERTI di Venezia. — Originaria di Ra- 
venna e detta anticamente Inzenguali. — Tra- 
piantata in Venezia, ottenne la dignità tribuni- 
zia. (Estinta nel 1381). — Arma: Inquartato d' o- 
ro e d' azzurro, al giglio dell'uno all'altro. 

LAMBERTI di Verona. — Arma : D'argento, 
al leone di rosso. 

LAMBERTINI di Acquapendente. — Arma: 
D'oro, a tre pali di rosso. 

LAMBERTINI di Bologna. — Ebbero a pro- 
genitore nel secolo X Petrone duca, e anch' essi, 
come i Lambertazzi, derivarono il casato da un 
Lamberto detto Lambertino vivente nel 1166. — 
Furono di parte geremea, ed ebbero i feudi di 
Poggio-Renatico, Caprara ecc. che nel 1510 fu- 
rono elevati a contea da Giulio II e nel XVII 
secolo a marchesato. — In patria molti furono 
consoli e cento anziani; dal 1484 in poi ebbero 
il grado senatorio; e fuori di Bologna furono 
chiamati a coprire la carica di podestà. — E- 
gano viceré di Sicilia; Imelda e Giovauna con- 
seguirono l'onor degli altari; Guido, Lambertino, 
Galeotto e Pietro militarono col re Carlo chia- 
mato in Italia da Clemente IV; Francesco e 
Giordano si distinsero nella guerra di Monteca- 
tini. — Ma ia gloria maggiore di questa famiglia 
(oggi estinta) fu il grande Pontefice Benedetto 
XIV die regnò dal 1740 al 1758. — Arma: D'o- 
ro a, quattro pali d'azzurro. 

LAMBERTUCCI di Pisa. — Ha dato nove an- 
ziani al Comune tra il 1 291 ed il 1408. — Ar- 
ma: Di rosso, alla croce di S. Andrea doppio 
merlata d'oro. 



LAM 



LAN 



LAMBESCIII di Venezia. — Arma: Inquar- 
tato cT oro e di azzurro, ad un giglio dell' uno 
nell'altro. 

LAMBRUSCHINI di — Arma: Spac- 
cato d'azzurro c d'argento, con la fascia in divisa 
d'oro attraversante; nel 1.<> a tre gigli dello stes- 
so ordinati in fascia ; nel 2.° a tre grappoli d'u- 
va d'azzurro, gambuti e fogliati di verde, ordinati 
in fascia. 

LAMI di Siena e di Livorno. — - Risieduti 
nel magistrato senese fino dal 1764. — Arma: 
Fasciato d'oro e di rosso di sei pezzi; col capo 
d'azzurro caricato di un crescente rivolto d'oro, 
accostato da due stelle di sei raggi dello stesso. 

LAMIERI di Verona. — Famiglia antica e 
potente, la quale dopo la morte di Mastino della 
Scala favorì l'elezione di Alberto a secondo capi- 
tano del popolo. — Ubaldino ed i figli di Riz- 
zardo furono nel 1334 tra i seguaci del partito 
del ribelle Frignano della Scala, e ne pagarono 
la pena colla forca. — Arma: D'oro, a due grifi 
affrontati di nero, sostenuti da una campagna 
d'azzurro, tenenti nel mezzo delle zampe ante- 
riori un pesce di verde, posto in palo. 

LAMMA di Cremona. — Dettero alla patria 
ventotto decurioni, dei quali il primo fu Gabri- 
no nel 1101, e l'ultimo il giureconsulto Giambat- 
tista nel 1628. — Arma? 

LA MOTTA di Nicosia (Sicilia). — Famiglia 
decorata della baronia di S. Silvestro e patrizia 
della città di Nicosia. — Giuseppe senatore nel 
1786. — Francesco vicario apostolico di quella 
diocesi. — Arma: Trinciato d'azzurro e d'argen- 
to, alla banda di porpora attraversante sulla par- 
tizione, caricato il primo di tre stelle di otto rag- 
gi d'argento, 2 e 1. 

LAMPARELLI di Spello (Umbria). — I Lam- 
parelli furono custodi della torre di Acquatino. 
— Giacomo, governatore del terziere di Porta- 
chiusa nel 1321, purgò la città dai malfattori; 
Luca di lui figlio, governatore di Portadivisa nel 
1326 e 1329; Francesco-Maria figlio del capitano 
Carlo fu esattore dei Quinteni e notaro presso la 
nonziatura di Portogallo ; Carlo di Francesco-Ma- 
ria famoso pittore scolaro di Lanfranco canonico 
e priore di S. Maria Maggiore di Spello. — (Estinta 
nel 1731 nella persona di Girolamo fratello del 
precedente che morì in Portogallo. — Arma: 
D'azzurro, al capriolo rovesciato d'oro sostenente 
tre lampade d'argento. 

LAMPISI di Sicilia. — Originaria di Milano 
e trapiantata in Sicilia da un Giov.-Battista Lam- 
pisi, castellano di Marsala sotto il re Alfonso. — 
Ebbe la baronia di Galati. — Gian-Girolamo giu- 
dice della R. Corte. — Arma: D' azzurro, alla 
banda accostata da due stelle, a sei bande ri- 
tirate tre dal capo, e tre dalla punta, il tutto 
d' oro. I 



LAMPUGNANI di Milano. — Famiglia no- 
bilissima, e celebre nella storia delle vicende po- 
litiche cui andò soggetta la città di Milano nel- 
l'età di mezzo. — Si divise in molti rami, cioè: 
nei marchesi di Felino Parmigiano, di Casalpu- 
sterlengo Lodigiano e di Momeliano Piacentino; 
nei conti di Trecate Novarese, di Farfango Cre- 
monese, di Rivolta, Gorra d'Adda Milanese e di 
S. Michele di Tiorio Parmigiano; nei signori di 
Lampugnano, Prandebone, Castel San Giorgio ecc. 
— Andrea Arciv. di Milano nel 905 ; Filippo con- 
fidente del re Arduino e dell' imperatore Enrico 
II, Pietro nel 1031 governatore di Piacenza ; Li- 
sma console della repubblica milanese nel 1167; 
Filippo Arciv. di Milano nel 1193; Jacio Cardi- 
nale di S. R. C. nel 1200. — Princivallc capo 
del magistrato di Milano. — Arma: Inquartato; 
nel 1.« e 4.o di rosso, alla banda scaccata d'ar- 
gento e di nero di tre pezzi; col capo dell'impe- 
ro; nel 2.° e 3.° d'azzurro, ad un quadrello d'ar- 
gento; il quadrello del secondo accompagnato in 
capo da una mano di carnagione posta in fascia, 
il polso vestito d'argento, tenente una chiave dello 
stesso in fascia attraversante sul capo del pri- 
mo ; sul tutto d' oro, ad una volpe corrente al 
naturale. 

LANA di Brescia. — Fu signora del feudo 
di Sanguineto. — Guicciardo uomo celebre per 
potenza e valore. — Leonardo Vescovo di Budua 
nel 1552 e Giulio di Vulturara nel 1607. — Celso 
di Ferrando vestì J'abito dei Cavalici di S. Ste- 
fano nel Mag. 1653. — Arma? 

LANA di Roma. — Arma: D'argento, ad un 
bisante d'oro. 

LANARIO di Napoli. — Arma: D'oro, alla 
palma di verde, sostenuta da due leoni contro- 
rampanti d'azzurro. 

LANATA di Calabria. — Arma . Di rosso, al 
leone d'argento guardante il sole d'oro, posto nel 
primo cantone. 

LANCE di Sicilia. — Arma: D'azzurro, a tre 
lance d'oro poste in palo, la punta in alto, or- 
dinate 2 e 1. 

LANCI di Urbino. — Questa famiglia urbi- 
nate si trapiantò in Roma nel XVII secolo, do- 
ve à goduto il titolo di marchese. — Arma: li- 
na lancia in palo. 

LANCE A di Venezia. — Arma: D' oro, ad 
un giglio di rosso, con una lancia da torneo va- 
riopinta d'argento, di nero, armata d'argento, po- 
sta in banda, attraversante sul giglio. 

LANCELLOTTI di Napoli. — Proveniente 
da Rinaldo di Durazzo principe di Capua e fi- 
gliuolo naturale del re Ladislao, detto comune- 
mente Lancillotto, si stabilì primieramente in 
Foggia, poi in Oppido e quindi in Napoli, ove 
fu ascritta al Monte Manso. — Ha goduto nobil- 
tà in Tropea, ed ebbe quattro baronie, il mar- 



LAN 



— 6 — 



LAN 



diesato del S. R. I; ed il principato di San Gior- 
gio. — Ferrante, prode soldato, morì nelle guer- 
re di Portogallo; Giuseppe Vescovo di Sara nel 
1702; Filippo, distinto giureconsulto. — Arma; 
Interzato in palo; nel 1.°di Ungheria; nel 2.° di 
Durazzo; nel 3.° di Gerusalemme. 

LANCELLOTTI di Roma. — È un ramo dei 
Lanci Hot ti di Salemi stabilito in Roma nel 1442 
da un Federigo. — Per concessione di Carlo VI 
ebbe nel 1726 il principato di Lauro. — Sci- 
pione, Orazio e Filippo furono Cardinali di S. R. 
Chiesa, il primo nel 1583, il secondo nel 1611, 
e il terzo nel 1798. (Estinta). — Ani» a: D'az- 
zurro, a cinque stelle d'oro, 2 e 3, accompagnate 
in capo da un lambello di quattro pendenti di 
rosso. 

LANCELOTTI o LANZIROTTI di Sicilia. - 
Originaria di Francia e trapiantata in Sicilia sotto 
il Re Manfredi verso il 1260 da un Lancillotto 
virtuoso cavaliere e governatore della città di 
Trapani. — Ebbe le signorie di Rabici e di Sa-- 
naggia con titolo baronale; e fiorì in Salemi e in 
Mazzara. — Giacomo castellano di Salemi. — An- 
tonio capitano. — Arma: Di rosso, alla fascia d'o- 
ro caricata da 5 elmi d'azzurro. 

LANCELLOTTI di Velletri — Arma : Par- 
tito; nel 1.° d'azzurro, alla fascia inclinata d'oro, 
avente al basso quattro pendenti dello stesso, ed 
accompagnata in punta da cinque stelle di otto 
raggi d'oro, disposte 2, 1 e 2; nel 2.» d'argento, 
a tre bande di rosso, caricate, la prima e la ter- 
za, di una rosa dell'uno nell'altro. 

LANCETTA (dalla) di Cesena. — Originaria 
da Forlimpopoli, vanta uomini illustri nelle armi, 
fra' quali un Dionigio esperto capitano di Pan- 
dolfo Malatesta e Pier-Antonio Capit. di Dome- 
nico Malatesta Novello, il quale concesse la no- 
biltà alla famiglia Dalla Lancetta. (Estinta nel 
1723). — Arma: D'azzurro, a due lancette d'ar- 
gento passate in croce di S. Andrea, colle punte 
in alto. 

LANCETTI di Cesena. — Di origine longo- 
barda, e detta avanti il secolo XIII degli Alber- 
toni, prese il nome di Lancetti da un Lancetta. 
— Alberto nunzio dei Longobardi; Alessandro 
Cardinale; Giavan-Maria famigliare di Pandolfo 
Malatesta signore di Brescia. — Arma: Di. . . , 
al leone di rosso, tenente fra i denti due lancie 
al naturale. 

LANCI-CAPPONI di Rimini. — Piotro agen- 
te della Romagna sotto Paolo V. — Arma: D'ar- 
gento a tre lancie di rosso poste una in palo e 
le altre due in croce di S. Andrea; collo scu- 
detto in abisso Irinciato di nero e d'argento. 

LANCIA o LANZA di Sicilia. — Ebbe ori- 
gine da un Ernesto duca di Baviera, e si tra- 
piantò in Lombardia e nel Napoletano. In Sicilia 
fu signora di molte baronie e contee, e del prin- 



cipato di Trabia, di cui fu investito un Ottavio 
nel 1601. — Carlo Lancia stratigò di Messina 
nel 1236; Corrado capitano giustiziere di Paler- 
mo nel 1304; Federigo esimio cultore delle let- 
tere ; Blasco celebre giureconsulto e vicario ge- 
nerale del regno eletto da Carlo V. — Arma: 
D'oro, al leone coronato di nero, armato e lam- 
passato di rosso, con la bordura composta d'ar- 
gento e di rosso. 

LANCI ANI di Velletri. — Arma: Spaccato; 
nel 1." di rosso, al leone nascente d'oro; nel 2." 
d' azzurro, alla rosa di rosso, accompagnata in 
punta da altre tre rose d'argento. 

LANDE o LODI di Brescia. — (Estinta). — 
Arma: Spaccato; nel \j d'azzurro, al cane d'ar- 
gento rampante, tenente fra le zampe uno scudo 
d'oro ; nel 2." d'azzurro bandato di quattro pez- 
zi, due di rosso, e due d'argento. 

LAND1 di Firenze. — Originaria della Ca- 
stellina nel Chianti, cominciò a godere il priorato 
nel 1384 e lo conseguì per tredici volte. Sei* Ja- 
copo di Bonaiuto fu notaro della Signoria nel 
1422. — Un ramo di questa famiglia diede il 
cavaliere Ottavio di Francesco avvocato nella 
curia fiorentina ed uno dei più famosi giurecon- 
sulti del secolo XIX. (Estinta). — Arma: D'ar- 
gento, al semivolo d'azzurro. 

LANDI di Piacenza. — Furono detti prima 
dell' Andito, poi da Landito, da Landò e final- 
mente Landi. Nella storia piacentina apparisce 
questa famiglia fra le più valide partigiane ed au- 
siliarie dell'impero, e fu signora della contea di 
Venafro nel regno di Napoli, dei feudi imperiali 
di Torresana, Bardi Compiano, Pieve di Bedonia, 
ed altre molte castella in vai di Taro. — Portò 
il titolo di conte, marchese e principe, secondo i 
luoghi; e in Bardi ebbe il privilegio di batter 
moneta. — Guglielmo podestà di Vicenza, di Mi- 
lano e nel 1235 di Piacenza; Obizzo valente ca- 
pitano; Agostino ambasciatore del duca Pier-Lui- 
gi Farnese a Venezia; Manfredo governatore dello 
Stato di Milano eletto da Filippo li. — Altri fu- 
rono ambasciatori, magistrati e capitani. — Ar- 
ma: Inquartato; nel 1.» e 4.» palato d'oro e d'az- 
zurro, alla fascia d' argento attraversante sul 
tutto; nel l.« e 3.° fasciato ondato d'oro e d'az- 
zurro. 

LANDI di Sanseverino (Marche). — Arma: 
Spaccato; nel 1.» d'oro, all'aquila di nero, coro- 
nata del campo; nel 2.» d'azzurro, a due delfini 
al naturale affrontati in palo, e moventi da onde 
marine. 

LANDI di Siena. — Furono dei nove, risie- 
duti dal 1391. — Cornelio Arcivescovo di 0- 
tranto; Lorenzo ambasciatore a Sisto IV, ed An- 
giolo a Carlo V; Carlo cavallerizzo reale. — Ar- 
ma: Di rosso, a due burelle d'oro, la prima delle 
quali abbassata sotto il capo d.*ftzzurro caricato 



LAN 



— 7 — 



LAN 



di una colomba avente nel becco un ramo di o- 
livo al naturale. 

LANDI di Velletri. — Arma: Spaccato, d'ar- 
gento e di rosso, al monte di tre cime di verde 
movente dalla punta, sormontata da un albero 
al naturale accompagnato in capo da tre stelle 
di otto raggi d'oro. 

LANDI o LANDÒ di Venezia. — Originaria 
di Jesolo, ottenne la nobiltà nel 1297 al serrar 
del maggior Consiglio. — Pietro eletto da Gre- 
gorio XII Patriarca di Grado nel 1 408, trasfe- 
rito poi da Alessandro V nel 1409 al patriarcato 
di Costantinopoli, e nel 1411 promosso da Gio- 
vanni XXIII al cardinalato. — Marino nel 1432 
era del Consiglio dei X, e fu uno dei senatori 
che dannarono nel capo il famoso generale Car- 
magnola. — Vitale, figlio del precedente, pode- 
stà e capitano di Ravenna nel 1461, consigliere 
nel 1466, e l'anno seguente capitano a Brescia; 
quindi podestà a Verona nel 1 468 e luogotenente 
a Udine nel 1474-1475. — Luigi, altro figlio di 
Marino, podestà di Torcello nel 1464, sindaco e 
provveditore in Levante nel 1475, savio di Ter- 
raferma nel 1476, provveditore del Friuli nel 
1478 e podestà a Brescia nel 1482. — Pietro di 
Giovanni di Marino, dopo essere stato giudice 
alle petizioni, savio agli Ordini, savio di Terra- 
ferma, provveditore in Romagna, podestà a Pado- 
va e procuratore di S. Marco, nel 1 538 fu eletto 
doge della Repubblica che governò fino al 1545. 
— Antonio di Girolamo nell'età di 18 anni tro- 
vossi alla battaglia delle Curzolari contro i Tur- 
chi e vi rimase ferito; fu podestà di Padova nel 
1605, provveditore generale sopra i viveri in Ter- 
raferma nel 1607, capitano di Brescia nel 1609- 
1610, procuratore di S. Marco nel 1613, e nel 
1617 provveditore generale nel Friuli nella guer- 
ra contro gl'imperiali, nel qual tempo piantò un 
forte presso Gradisca che fu chiamato Landò dal 
suo cognome. — Giovanni figlio di Antonio di 
Girolamo fu uno dei più grandi uomini di stato 
e dei più famosi oratori che abbia avuto la Re- 
pubblica. Diverse ambascierie onorevolmente, so- 
stenne, fra cui quella di Roma, ove più di sette 
anni stette presso i pontefici Innocenzo XI ed 
Alessandro Vili, e tanto si fece da essi stimare 
che potè pienamente riuscire in tutte le sue com- 
missioni. Coprì le primarie magistrature della Re- 
pubblica ed ebbe la veste procuratoria de Ultra 
nel 1694. — Arma antica: Di rosso, a tre mani 
d'argento. — Arma moderna: Inquartato d' ar- 
gento e di nero. 

LANDI di Venezia. — Oltre la famiglia pa- 
trizia di questo nome, di cui si è superiormente 
parlato, il cognome Landi era portato da altre 
famiglie cittadine di Venezia, e più cose noi tro- 
viamo registrate nelle cronache. — Alcuni, di- 
cesi, originari di Milano e trapiantati in Vene- 



zia nel 1490, e di questi essere stato Simone 
Landò cavaliere e segretario veneto, il quale per 
decreto del Senato 25 Sett. 1559, in vista de' 
buoni servigi resi alla Repubblica, essendo se- 
gretario presso la Cesarea Maestà, ebbe in dono 
150 ducati; altri vennero da Lucca, e se ne à 
memoria fin dal 1351 in uno Stefano quondam 
Cristoforo, e dal 1362 in un Francesco di Cri- 
stoforo : ed altri di Romagna, ed avevan case 
nella contrada di S. Raffaele. — Notari, avvo- 
cati, pievani e canonici sono usciti da queste fa- 
miglie, ma il più noto fu il conte Antonio-Giro- 
lamo Landò, nobile cretense, che recitò la fune- 
bre orazione per la morte di Monsignor Melezio 
Tipaldi Arciv. e primate di Filadelfia, stampata 
in Venezia nel 1713. — Arma? 

LANDINI in Firenze. — Originaria di Pra- 
tovecchio. — Cristoforo di Bartolomeo notaro 
della signoria nel 1494 ed eccellente poeta e fi- 
losofo. — Jacopo tanto si distinse nella musica 
che il Re di Cipro volle in Venezia coronarlo so- 
lennemente d'alloro. — Bernardo priore nel 1532. 
(Estinta). — Arma: D'azzurro, al monte di "sei 
cime d' oro, sormontato da tre rami d'albero al 
naturale. 

LANDINI di Firenze. Omonima ma distinta 
dalla precedente, originaria di Acone. — Landi- 
no si segnalò a Campaldino. — Arma: D'argento, 
al gatto rampante di nero accompagnato in capo 
da un lambello di rosso. 

LANDINI DEI PESCI di Firenze. — Origi- 
naria di S. Lorenzo a Vicchio nel piviere di Ri- 
poli, conseguì la cittadinanza fiorentina durante 
il principato. — Arma : D' azzurro, a tre pesci 
d'oro chiusi dentro un cerchio dello stesso. 

LANDÒ di Venezia, vedi Landi. 

LANDÒ di Verona. — Fu ammessa al nobile 
Consiglio di Verona nel 1486 e diede celebri me- 
dici, cancellieri, giudici di collegio e podestà di 
Peschiera. L'anno 1792 ebbe il titolo comitale 
dalla Repubblica Veneta sopra una porzione della 
così detta Podestaria dei Lissini. — Ottenne la 
conferma dell'avita sua nobiltà con sovrana riso- 
luzione 29 Mar. 1823.— Arma: Eguale a quella 
dei Landi di Venezia. 

LANDOLINA di Sicilia. — Famiglia che si 
vuole originata da Landolo conte di Absburgo e 
figliuolo di Guntramo principe normanno, e sta- 
bilita in Sicilia da Rolando Landolina commilito- 
ne del conte Ruggero. — Ebbe nobiltà in Sira- 
cusa ed in Noto, e fu signora di quarantasei feu- 
di, di tre marchesati, di sei ducati e del princi- 
pato di Caba cambiato poi con quello di Torre- 
bruna nel 1744. — Il l.° Lug. 1809 Pietro Lan- 
dolina fu riconosciuto nel titolo di marchese di 
Sant'Alfano. — Luigi milite e castellano di Noto 
pel Re Carlo l d'Angiò ; Giovanni valoroso capi- 
tano; Rinaldo consigliere e familiare del Re Mar- 



LAN — 

tino; Giuseppe sonatore di Palermo; Saverio ce- 
lebre archeolago ed autore di più opere. — Ar- 
ma : Partito d' argento e di nero incoppato del- 
l'uno nell'altro; col capo del secondo caricato da 
tre gigli d'argento. — Motto: ne me tangas. 

LANDRIANI di Milano. — Annoverata fra 
le nobili e principali famiglie milanesi, e molto 
potente fino dal secolo XII vivendo a tal epoca 
un Guido Landriano che sottoscrisse come primo 
plenipotenziario della Repubblica milanese la pa- 
ce tra Federigo Barbarossa e le città lombarde. 
Si divise in varie linee, e fiorì in Napoli ov' eb- 
be nobiltà al seggio di Porto, in Palermo, in Co- 
mo, in Piacenza ed in Parma. Fu per qualche 
tempo signora del castello di S. Colombano nel 
territorio di Lodi, fu capitanea di Landriano, ed 
ebbe molti altri feudi con ampia giurisdizione. — 
Diede molti podestà, castellani, generali di ordini 
religiosi. — Gerardo Landriano. Vescovo di Co- 
mo, fu creato cardinale dal papa Eugenio IV; 
Antonio celebre guerriero, sostenne valorosamente 
la guerra contro i Veneziani; Pietro ottenne il 
governo di Milano con Giovan-Giacomo Trivul- 
zio; Ambrogio, pei servigi prestati a Francesco- 
Maria, duca di Urbino, ebbe in dono il feudo di 
San Costanzo. — È fregiata del titolo comitale. 

— Arma: D'oro, al mastio di fortezza d'azzurro, 
merlato di due pezzi dello stesso, aperto del cam- 
po, fabbricato di nero e sormontato dall' aquila 
spiegata dello stesso. 

LANDRIANO di Sicilia. — È un ramo della 
precedente il cui capostipite governò V isola di 
Sicilia col carico di presidente. Giuseppe-Fran- 
cesco conte di Landriano fu straticò di Messina 
nel 1570. — Arma: Uguale alla precedente. 

LANDUCCI di Siena. — Del popolo, originari 
di Montefollonico risieduti nel 1395.— Ebbero: 
il B. Cristoforo Olivetano noli 461; Fra Bernar- 
dino di Pietro lettore in Siena e generale del- 
l'Ordine Carmelitano nel 1509; Fr. Ambrogio sa- 
crista di Alessandro VII e Vescovo di Ponfirio, a 
cui spese fu innalzata la facciata di S. Martino; 
Andrea valoroso difensore della patria nell'assedio 
del 1726; Landuccio capo della Repubblica sotto 
Pietro Strozzi ; e Panfilo colonnello d' infanteria. 

— Arma: D' argento, al monte di dieci cime di 
rosso, accompagnato da tre dadi dello stesso. 

LANFRANCHl di Chieri (Piemonte). — Conti 
di Ron secco. — Aggregata all'albergo dei Balbi; un 
Francesco-Antonio segretario di guerra e di ga- 
binetto ed il di lui figlio omonimo, nel 1789 fu- 
rono guardasigilli. — Con lui si spense la famiglia 
Lanfranchi. — Arma: D oro a cinque bande d'az- 
zurro. — Cimiero: Un braccio destro armato, im- 
pugnante una lancia d'oro. — Motto: omne so- 

Lt'l FORTI PATRIA. 

LANFRANCHl di riso. — Una delle sette 
primarie famiglie pisane, di origine tedesca, che 



8 - LAN 

si fermarono in Pisa circa il 980 sotto l'impera- 
tore Ottone II e composero il prim'ordine del pa- 
triziato della Repubblica. Tenne a parte ghibel- 
lina e fu spesso cacciata e rimessa in città, se- 
condo il trionfo delle fazioni. Ha dato alla patria 
quaranta priori dal 1434 al 1595 e parecchi an- 
ziani. Ebbe molti uomini celebri. — Uberto Lan- 
franchi Cardinale e Arciv. di Pisa nel 1132; 0- 
nofrio ambasciatore dei Pisani al Re Federico in 
Lombardia nel 1154. — Lanfranco e Lamberto 
consoli della patria. — Benedetto podestà di Pec- 
cioli. (Estinta). — Arma: Spaccato d'argento e 
di rosso. 

LANFRANCHl di Palermo. — Un ramo della 
precedente trapiantato in Palermo da un Ber- 
nardino Lanfranchi nel 1515. — Arma: Uguale 
alla precedente. 

LANFRANCHl di Vicenza. — Originaria di 
Pisa, trapiantata in Vicenza da un Varizeno vi- 
cario di questa città per l'imperatore Enrico VII. 
Ebbe giureconsulti preclarissimi e fu aggregata 
alla nobiltà cittadina. (Estinta). — Arma? 

LANFRANCH1NI di Verona. — Fiorente fino 
dal secolo XII, nel qual tempo viveva un Caval- 
casore Lanfranchini che Federico Barbarossa creò 
custode della porta alla residenza imperiale. Nei 
secoli successivi Cristoforo fu oratore alla Veneta 
Repubblica e consigliere dell' Imp. Federico III 
che fregiollo del titolo di conte palatino e cav. 
del S. Palazzo Lateranense. — Andrea ed Otta- 
vio celebri giureconsulti. — Nel 1407 i Lan- 
franchini vennero aggregati al patrio Consiglio; 
e nel secolo XVII ebbero dalla Veneta Repub- 
blica l'investitura feudale di Bagnol di Nogarole. 
Fu confermata nell'avita sua nobiltà con sovrana 
risoluzione 14 Lug. 1820. — Arma: D'oro, al- 
l' aquila bicipite spiegata di nero, coronata del 
campo e tenente fra gli artigli un listello di az- 
zurro col Motto: VIRTl'TE duce. 

LANFREDINI di Firenze. — Originari di 
Roma e onorati diciotto volte del priorato e cin- 
que del gonfalonierato tra il 1334 e il 1520. 
Sotto il governo dei Medici conseguirono per tre 
volte la dignità senatoria. — Giovanni di Ghe- 
rardo si distinse nel governo della Repubblica e 
per decreto deila signoria fu armato solennemente 
cavaliere nel 1359; Lanfredino di Jacopo amba- 
sciatore di obbedienza a Leone X; Bartolomeo 
Vescovo di Fiesole nel 1605; e Giacomo Cardi- 
nale nel 1734. (Estinta nel 1741). — 'Arma: 
D'argento, a due anelletti concentrici di rosso, e 
una torta dello stesso in cuore racchiusa dentro 
gli anelletti. 

LANFREDUCCI di Pimi — Ha dato cinque 
priori alla patria, il primo de' quali fu Giambat- 
tista nel I46C, e l'ultimo Lanfreduccio nel 1579. 
— Arma: D'oro, al leone di rosso. 

LANGHl di Novara. — Nobile famiglia insi- 



LAN 



— 9 — 



LAN 



gnita del titolo comitale nella porsona di Antonio 
Langhi nel secolo XVIII. — - Matteo Cardinale di 
S. R. C. creato dal Papa Giulio li; Flaminio, 
religioso barnabita fu oratore, poeta, filosofo e 
teologo e autore di opere stimabili; Carlo-Antonio 
membro del Collegio dei dottori; altro Carlo- 
Antonio appartenne ai LX decurioni. — Arma: 
D'argento, al leone fasciato di rosso e di verde, 
coronato d'oro, con la fascia d'azzurro attraver- 
sante caricata di tre crescenti rivolti d' argento. 

— Cimiero: Il leone uscente dello scudo. — 

Motto: DE ORE LEONIS NEMO EST REDIMAT IMPERIUM. 

LANGOSCO del Piemonte, Conti di Langcsco 
e di Stroppiana. (Estinta). — Arma: Spaccato di 
rosso e di azzurro; col capo d'oro, all'aquila di 
nero coronata dello stesso. 

LANNOY o NOYA DELLA NOYA di Napoli. 

— Originaria di Fiandra, prese il nome del ca- 
stello di Lannoy che possedeva in feudo. Passò 
nel regno di Napoli, ed un ramo si trapiantò nel 
Barese. — Ha goduto nobiltà in Napoli al seggio 
di Nido, à vestito l'abito di Malta e ottenne 
l'Ordine del Toson d'oro. — Fu signora di 17 
feudi, di tre contee, del ducato di Boiano e del 
principato di Sulmona. — Francesco Lannoy vice- 
rè di Sardegna; Carlo gran scudiere di Carlo V, 
viceré gran capitano del regno; Rodolfo gran 
cancelliere del regno di Napoli per il Re Luigi 
XII. — Arma: D'azzurro, a tre leoni d'oro, coro- 
nati dello stesso e linguati di rosso. — Alias: 
D'argento a tre leoni coronati di verde 2 e 1. — 
Cimiero: Un leone uscente e coronato di verde. 

LANTANA di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
D' azzurro, a varie piante di lantana, moventi 
dalla punta, caricate di pomelli di rosso e fioriti 
d' oro. 

LANTE-MONTEFELTRO di Roma, — Di 
origine pisana, trapiantata in Roma da Pietro 
Lante all'epoca della decadenza delle Repubblica 
di Pisa. Fu dichiarata nobile e marchesa sovrana 
di Massa in Lunigiana da Venceslao imperatore; 
ed ebbe il ducato di Bomarzo nel 1631, e il prin- 
cipato di Cantalupo in Sabina. Vanta molti uomini 
illustri nelle armi, nelle lettere, e nella gerarchia 
ecclesiastica, e fra questi quattro Cardinali, Mar- 
cello, Federico, Antonio, Alessandro. — Arma: 
Di rosso, a tre aquile d'argento coronate d'oro, 
2 e 1: Spaccato d'azzurro alla quercia ghiandata 
d'oro in quattro rami passati in doppia croce 
di S. Andrea. 

LANTERI del Piemonte. — Conti — Arma: 
Bandato d'azzurro e d'oro. 

LANTERIO di Brescia, — Provenienti da 
Lanterio marchese dell'Istria, e detti anticamente 
Paratico da un castello di loro signoria. Tennero 
per molti anni la parte dei Guelfi, e quindi si 
schierarono tra i Ghibellini. — Lanterio nel 1192 
fu fatto conte della Romagna dall' imperatore 



Arrigo VI; altro Lanterio Podestà di Piacenza; 
Giovanni dottor di legge; Vincenzo Arcivesco- 
vo di Ragusa. — Un ramo di questa casa fiorì 
in Ventimiglia. — Arma antica: D'azzurro, al 
crescente rivolto d' argento sormontato da una 
stella di rosso. — Arma moderna: Spaccato; nel 
1.o d'oro, all'aquila di nero; nel 2.° d'azzurro, 
al crescente rivolto d' argento, accompagnato da 
due stelle di rosso, una in capo e l' altra in 
punta. 

LANTI di Pisa. — Ha dato alla patria undici 
priori, il primo de'quali fu Michele nel 1436, c 
i' ultimo Agostino nel 1568. — Arma: Di rosso, 
a tre aquilotti d'argento, posti 2 e 1. 

LANTI di Siena. — Furono del popolo, ri- 
sieduti fino dal 1423. — Arma: D'oro, al gallo 
di nero crestato e barbato di rosso. 

LANUVIO di Velletri. — Arma: D'azzurro, 
all'albero al naturale movente dalla punta, su 
cui posa un' uccello di 

LANZA di Molfetta (Terra di Bari). — (Estin- 
ta). — Arma : Di alla banda d' argento cari- 
cata di due file di losanghe accollate di nero, e 
sormontata da una lancia d'argento posta in palo. 

LANZA di Mondovì. Conti. — Arma: D'az- 
zurro, a tre lancie d'oro, banderuolate verso sini- 
stra di rosso, in tre pali; col capo del secondo, 
all'aquila di nero, coronata dello stesso, linguata 
di rosso. — Motto-, virtute duce, comite for- 
tuna. 

LANZA di Sicilia vedi Lancia. 

LANZAROTTI di Padova. — Arma: D'az- 
zurro, a tre picche d'oro, armate d'argento, poste 
ciascuna in banda, disposte in sbarra. 

LANZAVECCHIA di Alessandria. Originaria 
di Oviglio, e trapiantata in Alessandria quando 
quella terra concorse alla edificazione di essa. — 
Fu ricca e potente, e fin dai primi anni acquistò 
grande autorità nella nuova patria. — Con altre 
nobili famiglie alessandrine prese parte alla Cro- 
ciata del 1 288 e fu tra le ghibelline del Comune e ne 
capitanò il partito in tutte le discordie civili. — 
I Lanzavecchia furono i rivali costanti dei Gua- 
sco, e per sostenersi di fronte a questi dovettero 
spesso ricorrere all' intervento straniero, ed in 
particolar modo a quello dei marchesi del Mon- 
ferrato. Nel 1310 cooperarono efficacemente a dar 
la patria in mano a Re Roberto, e molti di loro 
furono uccisi nella sconfitta data dagli Alessan- 
sandrini a Raimondo Cardona nel 1313. — Vis- 
sero molti anni in esiglio, per cui diedero origine 
ad altre famiglie, segnatamente nel Monferrato. 
— Nel 1447 presero efficace e gloriosa parte alla 
vittoria del Bosco contro lo armi di Francia, nel 
qual combattimento molti di loro, combattendo 
da eroi, rimasero sul campo. — Ebbe valorosi 
guerrieri e famosi legisti. — Ottone podestà di 
Savigliano nel 1251 ed Accursio di Genova nel 



LAN 



- 10 — 



LAP 



4 ìli; Giacomo fu capitano del popolo a Bologna 
nel 1273; Galeazzo nel 1420 otteneva in feudo 
dal marchese Giovan-Giacomo di Monferrato la 
terra di Rivalta, dove la sua famiglia dimorò lun- 
gamente. Nel 1513 Giovanni fu consigl. segreto 
di Massimiliano Sforza duca di Milano. — Fra 
gli uomini d' armi meritano essere ricordati un 
Camillo prode capitano che nel 1556 sostenne 
valorosamente la difesa di Vignale contro le armi 
di Francia e vi rimase ucciso, ed Odoardo che 
scgnalossi grandemente nel 1557 nella guerra 
del Piemonte, nel 1560 all'impresa di Tripoli, e 
nel 1586 nelle guerre di Fiandra a Breda di cui 
era governatore. — Questa famiglia è fregiata 
del titolo di conti di Buri. — Arma: D' azzurro, 
a tre lancie d'oro banderuolate dello stesso verso 
destra in tre pali; col capo del secondo, all'aquila 
bicipite di nero. 

LANZE (delle) del Piemonte. — Conti di Sale. 

— Arma: D'azzurro, inquartato da un filetto 
d'oro, a tre lancie da torneo d'oro, banderuolate 
dello stesso a sinistra, in tre pali, in ciascuno 
dei cantoni, primo e quarto. — Cimiero: Una 
donna alata con una lancia in mano. — Motto: 

URGENDA OCCASIO. 

LANZE di Vicenza. — Arma: D'azzurro, ad 
una freccia senza stile, di rosso, armata d'argento, 
impennata dello stesso, posta .in banda. 

LANZENIGHI di Treviso. — Arma: Di rosso, 
a tre lancie da torneo d' oro, poste in palo, i 
ferri in basso, alternati con quattro rose del 
secondo poste in fascia. 

LANZI di Bergamo. — Antica ed illustre 
famiglia detta anche de Lanciis, de Lantiis o de 
Lanzis — Guiscardo fu podestà di Milano, di Ge- 
nova, Cremona e Piacenza. — Arma? 

LANZI di Forlii. — (Estinta). — Nel 1419 
fioriva Tomaso Lanzi abate e generale dei Ca- 
maldolesi, e nel 1500 Gaspare guerriero e coman- 
dante di truppe. — Arma: D'azzurro, alla banda 
d'oro accompagnata da tre stelle, di sei raggi 
dello stesso, due in capo, ed una in punta. 

LANZI di Reggio Emilia. — Originaria di 
Casteldaldo e trapiantata in Reggio negli ultimi 
anni del 1300, figurò sempre fra le famiglie nobili 
e ricche. Fu signora di molte possessioni di cui 
una frazione é chiamata pure oggidì Cà de'Lanzi. 

— Camillo, dopo essere stato degli anziani in 
patria, podestà di Minozzo, fu podestà di Sassuolo 
nel 1619. (Estinta). — Arma: D'azzurro, al leone 
di quattro pezzi: il |.« di rosso, il 2.» e 3.» del 
campo; il 4.° d'oro, tenente il gonfalone sviluppato 
l sinistra d'argento, e caricato della croce di rosso. 

LANZ1NA V ULLOA di Napoli. — Origina- 
ria di Spagna, trapiantata nel regno di Napoli 
nella metà del secolo XVII. È fregiata dei titoli 
di duca di Lauria e di marchese di Favate c 
RotondHla. — Arma: Smaccato d'argento e di 



rosso; tutti gli scacchi rossi sono caricati da due 
fascette di nero. 

LANZINI-GUANASSONI di Mantova. — Ar- 
ma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, ad una mascella 
inferiore umana d'argento posta in fascia; nel 2.° 
d'argento, a tre bande di rosso. 

LANZIROTTI di Sicilia, vedi Lancellotti. 

LANZONI di Firenze. — Arma: D'oro, all'al- 
bero sradicato di verde con due mazzi d'armi di 
nero sospese ai rami; col capo d' Angiò. 

LANZUOLI o LANZUDI di Venezia. — Ori- 
ginaria di Torcello, ottenne la nobiltà al serrar 
del maggior Consiglio. (Estinta nel 1438). — Ar- 
ma: D'azzurro a sei losanghe d'oro. 

LAPARELLI di Cortona. — Veronica, mo- 
naca benedettina, illustre per santità; Marcan- 
cantonio, poeta, autore del poema la Cristeide; 
altro Marcantonio Cav. di S. Stefano nel 1682 e 
Giambattista creato dal Pontefice Pio IX Vescovo 
di Cortona il 23 Feb. 1872. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° partito d'azzurro e d'oro, al giglio del- 
l'uno all'altro; nel 2.° palato d'oro e d'azzurro 
di quattro pezzi. 

LAPI di Bologna. — Se ne à menzione nelle 
Cronache del secolo XIV per un Berto Lapi, uno 
dei capitani bolognesi mandati a dare il guasto 
a Frignano. Poco dopo si veggono del Consiglio 
generale e tra gli anziani. — Francesco procu- 
ratore dei Fiorentini alla pace conchiusa col mar- 
chese di Ferrara nel 1390; Giovanni giureconsulto 
di grido e dei dodici di balia nel 1394; Pietro 
priore generale dei Gaudenti. — Arma? 

LAPI-RINALDI di Firenze. — Questa casa 
dal 1 303 al 1390 ebbe dieci priori ed un gonfa- 
loniere di giustizia, e mancò durante il secolo XV. 
— Arma: Spaccato d'azzurro e d'oro, a due 
gigli gambuti passati in croce di S. Andrea, 
dell' uno nell' altro. 

LAPI di Firenze. — Omonima ma distinta 
famiglia che ottenne nove volte il priorato tra il 
1374 e il 1508. (Estinta nel 1717). — Arma: Di 
rosso, alla fascia d' argento caricata di un leone 
illeopardito di nero. 

LAPl-FICOZZI di Firenze. — Conseguirono 
venti volte il priorato ed una volta il gonfalo- 
nierato, e furono illustrati da Silvestro illustre 
giureconsulto , e dal famoso architetto Filippo 
Brunellesco. — Arma: D'oro, a tre fascie ondate 
d'azzurro, accompagnate in capo da due foglie 
di fico di verde. 

LAPI di Pesaro. — (Estinta). — Arma: D'ar- 
gento, alla fascia di rosso, accompagnata da tre 
api al naturale, 2 in capo, ed 1 in punta. 

LAPI di Pisa. — Ila dato al Comune sei 
anziani dal 1349 al 1406, ed un priore nella per- 
sona di Pietro nel 1488. — Arma: Di rosso, al 
capriolo d'oro accostato da tre trifogli d'argento, 
due in capo ed uno in punta. 



LAS 



1 — 



LAT 



LAPIS di Messina. — Arma : D' azzurro, al- 
l' albero sradicato al naturale, attraversato nel 
tronco da una trangla scorciata d' oro, caricata 
dalla parola Lapis di nero. 

LARDI (de) di Adria e di Ferrara. — Assai 
devota ai duchi Estensi, ne fu da questi onorata 
delle principali cariche della loro corte. — Co- 
stantino segretario del duca Ercole I e capo dei 
magnifici cancellieri della città di Ferrara; Lo- 
dovico suo figlio, visconte nella città di Adria 
nel 1476; Vincenzo segretario di Eleonora d'Ara- 
gona duchessa di Ferrara, cancelliere del duca 
Ercole, e primo della famiglia ad essere aggre- 
gato alla cittadinanza Adriese nel 1473; e Fran- 
cesco, camerario del duca Ercole da cui fu inve- 
stito nel 1496 di un feudo nel Polesine. — Nel 
1750 questa famiglia si trapiantò nella città di 
Adria e fu aggregata a quel Consiglio nobile. 
L'imperat. d'Austria, con sovrana risoluzione 29 
Mar. 1823 le confermava la sua antica nobiltà. — 
Arma? 

LAREDO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, al 
castello di due torri d'oro merlate di tre pezzi 
banderuolate d' argento svolazzanti a sinistra, 
accompagnato da un leone coronato d'oro a guardia 
della porta, chiusa di nero; con la bordura d' oro 
caricata da otto crocette di S. Andrea di nero. 

LARGHI di Sicilia. — Arma: D'azzurro, al 
leone d'oro. 

LARGÌ di Venezia. — Originaria dell'isola 
di Candia, ebbe parte nel Consiglio. (Estinta nel 
1396). — Arma? 

LARI (de) di Pisa. — Tra il 1405 ed il 1527 
à dato sette priori alla patria, il primo de' quali 
fu Francesco di Martino nel 1462 e 1463, e l'ulti- 
mo Giuliano di Lodovico nel 1527. — Arma: Di 
rosso, al cane saliente d' argento. 

LARIONI di Firenze. — Ottennero per due 
volte il priorato, la prima nel 1 460, e V altra 
nel 1524. — Fra Cesareo Larioni, carmelitano 
scalzo, fondò in patria il convento di S. Paolino. 
(Estinta nel 1741). — Arma: Spaccato inchia- 
vato d' oro e di rosso. 

LA ROCCA di Messina. — D'argento, alla 
croce del Calvario di rosso, piantata sopra un 
monte di tre cime dello stesso, movente dalla 
punta. 

LARSIA di Sicilia. — Arma: Scaccato d'az- 
zurro e d'argento di sei file; con la bordura del 
secondo. 

LASAGNA di Genova, vedi Lazagna. 

LASBIANCA d'Ivrea. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° di rosso, alla torre d'argento accostata 
da due teste di leone d'oro affrontate; nel 2.° 
d'azzurro, alla fascia d'argento accompagnata da 
quattro stelle d'oro, due sopra e due sotto. — 
Cimiero: Un cigno d'argento. — Motto: candida 

NE INFICIAS. 



LASCARIS di Ventimiglia. — Celebre fami- 
glia greca dell'impero d'Oriente, il cui lustro 
incomincia con quello di Teodoro che fondò l'im- 
pero di Nicea. Riparata in Italia dopo la caduta 
di Costantinopoli in mano dei Turchi, si diramò 
in varie città e specialmente in Ventimiglia in cui 
fiorì decorata del titolo di marchese di Ventimiglia. 
Fu capo-stipite di questo ramo un Pietro signore 
della Briga e di Castellar. — Bartolomeo addot- 
torato in leggi a Pisa nel 1600; Francesco con- 
sigliere e senatore, e poi avvocato generale fiscale 
nel senato di Nizza; Giulio-Cesare governatore e 
prefetto di Oneglia, ambasciatore alla Corte di 
Spagna nel 1718; il marchese Giuseppe-Maria- 
Vincenzo cavaliere dell'Ordine supremo della SS. 
Annunziata nel 1780. (Estinta nel 1838). — Ar- 
ma: Inquartato; nel 1.» e 4." d'oro, all'aquila 
bicipite di nero coronata dello stesso; nel 2.° e 
3.° di rosso, al capo d'oro. — Lo scudo accollato 
all' aquila bicipite di nero, membrata, rostrata e 
coronata d'oro. — Motto: nec me fulgura. 

LASCHETTI di Pisa. — (Estinta). — Arma: 
D'oro, alla testa muliebre al naturale posta in 
profilo, tenente in bocca un ramo di ulivo di 
verde. 

LASPRO di — Valerio Vescovo di Lecce 

nel 1856, quindi Arciv. di Salerno. — Arma: 
D'azzurro, al leone al naturale tenente un ramo 
di olivo dello stesso, addestrato da un monte di 
tre cime di verde movente dalla punta e sormon- 
tato da tre stelle di sei raggi d'argento; col 
capo di rosso, alla croce piena d' argento. 

LATINI di Firenze. — Nobile famiglia origi- 
naria di Scarniano, dette alla letteratura il cele- 
bre Sor Brunetto maestro di Guido Cavalcanti e 
di Dante Alighieri. — Arma: D'azzurro, a tre 
rose d'oro; col capo d' Angiò. 

LATOUR DE GRESSAN di Aosta. — Appar- 
tiene a questa famiglia feudataria di Gressan 
Sant'Anselmo Arciv. di Chantorbery, il quale 
nacque in Aosta nel 1033. — Arma: Di nero, al 
leone d'oro. — Divisa: precibus et operibus. 

LATRI di Napoli. — Arma: Losangato d'ar- 
gento e di rosso. 

LATTANZl di Fossombronc. — È un ramo 
della famiglia omonima di Orvieto (Marche) fre- 
giata del titolo comitale. — Anticamente era 
detta dei Lupicini. — Da Fiesole si diramò in 
Orvieto dove godè i primi onori fin dal XI secolo, 
e possedette quindi i feudi di Bagno, Prado e 
Frattuccia. Diramossi pure in Firenze, cui dette 
due gonfalonieri di giustizia in Gherardo e Gu- 
glielmo Lupicini, il quale ultimo fu anche de' si- 
gnori e senatore. Celebre fu nel XVI secolo Atti- 
lio Lupicini astronomo, idraulico ed architetto 
civile e militare. — Lattanzio Lattanzi, del ramo 
di Orvieto, disposatosi con Orsola del Monte, 
nipote di Giulio HI, fu da Gregorio XIII creato 



LAU — 1 

senatore di Roma nel 1472. — Un suo figlio, 
Cristoforo, sposata Antonia-Caterina di Middel- 
burgo, nipote di Paolo di Middelburgo Vescovo 
di Fossombrone, trasferissi colla moglie in questa 
città, e così quivi si trapiantò un ramo della 
famiglia Lattanzi; Giambattista Lattanzi Vescovo 
di Città di Castello, morto nel 1783. — Arma: 
D' oro, alla lupa di nero , colla testa rivolta, 
passante su campagna di rosso. 

LATTANZI di Orvieto. — Le prime memorie 
di questa famiglia rimontano al XVI secolo, in 
cui troviamo un Lattanzio che si addottorò in 
legge nell'Università di Padova, sostenne in patria 
i primari uflicL fu capitano di giustizia a Siena 
nel 1599, ambasciatore a Pio IV, più tardi sena- 
tore di Roma, e poco appresso tenne il governo 
di Bologna e di Ravenna. Rimasto vedovo nel 1575 
di Orsola di Baldovino del Monte marchese di 
S. Savino, Gregorio XIII lo creò Vescovo di Pi- 
stoia. — Cinque di questa casa, dal 1570 al 1712 
vestirono l'abito dell'Ordine militare di S. Ste- 
lano. Ha goduto nobiltà in Orvieto, Ravenna, Roma 
e Perugia ed à avuto giurisdizione feudale sul 
castello di Monte Rubiaglio. — Arma: D'oro, 
alla lupa di nero passante sopra la campagna di 
rosso. 

LATTISANA di Udine. — Arma: D'vzzurr- 
ro, alla fascia d'argento. — Alias: D'azzurro 
alla banda cucita di rosso, accompagnata in capo 
da una stella d'oro, e in punta da un crescente 
dello stesso. 

LAUCCIA di Sicilia. — • Arma: D'oro, all'albe- 
ro di palma di verde, accostato da due uccelli 
al naturale. 

LAUDAMO di Messina. — Famiglia dell'Or- 
dine Senatorio. — Arma: Di rosso, al monte d'oro, 
movente dalla punta, cimato da una croce del 
Calvario, sinistrato del leone saliente sul monte, 
e sormontato nel capo da un angelo volante, il 
tuttto dello stesso. 

LAUDATO di Gaeta. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e d'oro, al leone dell'uno nell'altro. 

LAUDISIO di Napoli. — Arma: D'azzurro, 
a due leoni di rosso controrampanti e affrontati 
;id un maschio di castello, accompagnato in capo 
da due stelle d' argento. 

LAUGIER di Torino. — Fregiata del titolo 
baronale da Re Carlo-Alberto. — Ann A: D'ar- 
gento, al leone di rosso. — Motto: non fortumi 
ALTER. 

LAURE ANI di Nuoterà. — (Calabria). — 
Arma: D'azzurro, all'albero d'alloro d'oro, ter- 
razzato di verde, con due leoni controrampanti 
e affrontati al tronco, sormontato da tre stelle 
ordinate nel enfio, il tutto del secondo. 

LAURFNTI di Serrasawiuirico (Marche). — 
Appartenne a questa famiglia Scipione giurecon- 
sulto e podestà e vicoprctnro straordinario di 



- LAV 

Serrasanquirico nel 1636. — Francesco notaro 
vissuto nel 1423. (Estinta). — Arma: Un monte 
di tre cime, sormontato da una corona di alloro, 
e questa sormontata da una cometa. 

LAURENTIS (de) di Sessa (Principati). — Ar- 
ma: Partito; nel 1.» d'azzurro, all'albero al natu- 
rale, terrazzato dello stesso, sormontato nel capo 
da un sole d'oro; nel 2.° spaccato; nel 1.» di 
rosso, alla rovere d'oro passata coi rami in croce 
di S. Andrea; nel 2.° semipartito d'azzurro a 
quattro pali d'oro, e dello stesso all'aquila bici- 
pite di nero, coronata d'oro. 

LAURENZANO di Calabria. — Arma: D'oro, 
al leone di rosso tenente un ramo d' alloro di 
verde. 

LAURENZI di Perugia. — Carlo creato Car- 
dinale di S. R. Chiesa dal Pontefice Leone XIII 
nel Concistoro dell' 1 1 Die. 1884. — Arma: Trin- 
ciato di rosso e d' azzurro, alla banda d' argento 
caricata da tre foglie di lauro al naturale poste 
nel senso della banda. 

LAURENZI di Roma. — Arma: Spaccato d'oro 
e d'azzurro, a tre croci trifogliate dell'uno al- 
l' altro. 

LAURI di Macerata e di Sanseverino (Marche). 

— Arma: Inquartato; nel 1.° e 4.° di rosso, a 
tre fascie ondate d'oro; nel 2.° e 3.° d'azzurro, 
al delfino d'oro posto in palo; i due delfini affron- 
tati. — Alias: D'azzurro, all'albero di verde 
terrazzato dello stesso. 

LAURIA o LORIA del Napoletano. — Nobile 
famiglia di Basilicata che prese il cognome dalla 
terra di Lauria di sua signoria. Si stabilì in Sici- 
lia nel 1292 con Ruggiero Laura grande almi- 
rante. — Antonio fu ai servigi militari del re 
Ludovico. — Arma: D'argento, a tre bande d'az- 
zurro. — Alias: D'oro, a quattro fasce di verde. 

LAURO (di) di Amantca (Calabria). — È un 
ramo della illustre casa Sanseverino, originato da 
Roberto signor di Lauro, dal quale feudo presero 
nome i suoi discendenti. — Ebbe nobiltà in Tro- 
pea, Catanzaro, Amantea nel seggio di S. Basilio 
in Castellamare e in Seminara; e fu signora di 
diciotto feudi. — Giovanni di Lauro gran proto- 
notario del regno nel 1220; Antonio Vescovo di 
Stabia e cappellano maggiore nel 1534; Scipione 
famigliare e domestico di Carlo V, conte palatino 
e nobile del S. R. I.; Mario Vescovo di Campania 
e Satriano; Vincenzo Cardinale di S. R. C. nel 
1583; Antonio Vescovo di Belcastro. (Estinta). — 
Arma: D'oro, all'albero d'alloro sradicato di verde 
dal quale pende uno scudetto d'azzurro seminato 
di gigli d'oro, col capriolo di tre pendenti di 
rosso nel capo. 

LAVAGGI di Lavaggio nel Trevigiano, vedi 
Volpati. 

LA VAGGI di Mazzara (Sicilia). — Origina- 
ria di Genova, trapiantata in Mazzara nel 1575 



LAV 



— 43 — 



LAX 



da Giambattista e Girolamo zio e nipote La 
Vaggi, i quali accasatisi con due sorelle della 
nobile famiglia Adamo, divennero progenitori di 
parecchi illustri gentiluomini. — Arma: D'oro, 
al leone di rosso rampante ad un albero di faggio 
al naturale. 

LAVAGGI di Roma. — Originaria di Pisa, 
quivi incominciata da un Orlando di Pietro-Gua- 
lando che per il dominio di grosso potere chia- 
mato La Vaggio fu cognominato Orlando del Vag- 
gio. — Giovanni-Antonio suo fratello trapiantò 
la propria famiglia in Genova nel 1328, mentre 
nel 1575 altro ramosi stabiliva in Sicilia. Final- 
mente Michele Lavaggi prese stanza in Roma 
ove acquistò il marchesato di Montebello, e col 
senatus consulto del 27 Giù. 1843 fu ascritto al 
patriziato romano. — Arma: D'azzurro, ad un 
pino sradicato di verde, fruttifero d'oro, sinistrato 
da un leone di rosso, e sormontato da tre stelle 
d'oro ordinate in capo. 

LAVAGLI di Treviso. — Originaria di Selva, 
anteriormente al 1300 chiamata dei Volpati. (E- 
stinta). — Arma? 

LAVAGNA (Conti di) della Liguria, vedi 
Bianchi di Taggia (Liguria). 

LAVAGNA di Verona. — Famiglia ricordata 
in un elenco di case antiche, alcune anche nobili, 
ma non ascritte al nobile consiglio. — Arma: 
D' argento, a quattro bande di nero. 

LAVAGNOLI di Verona. — Famiglia sassone 
assai nobile ed antica poiché sino dal 1048 si à 
memoria di un conte Raimondo commissario di 
Sassonia. — Pare che questa famiglia si stabilisse 
in Verona nel XIV secolo. — Nel XV Giacomo 
fu creato cavaliere dall'imperat. Sigismondo, sena- 
tore di Roma e podestà di Bologna dal Pontefice; 
Gregorio oratore al doge di Venezia ottenne pure 
il cavalierato, ed altri dopo di lui ebbero la stessa 
dignità. — Fu aggregata al nobile Consiglio nel 
1421, ed insignita del titolo comitale nel 1630. 
— Arma: Spaccato; nel 1. n d'oro, al monte di 
sei cime di verde movente dalla partizione; nel 
2.» di rosso pieno. 

LAVELLONGO di Brescia. — Federigo pode- 
stà di Firenze nel 1364-65. (Estinta). — Arma: 
D'oro, ad una banda di nero. — Cimiero: Una 
testa di vecchio cornuta posta sul collo di un 
drago. 

LAVEZZOLA di Verona. — Giov.-Francesco 
giudice di collegio, poi vicario della Casa de'mer- 
canti nel 1533. — Nel 1409 Nicolò fu il primo 
di questa casa ad entrare nel nobile Consiglio, e 
l'ultimo fu Tiberio nel 1687. (Estinta). — Arma: 
Di rosso, alla croce di S. Andrea d'argento accan- 
tonata da quattro stelle d'oro; col capo dello 
stesso caricato di un'aquila di nero imbeccata e 
membrata di rosso, coronata d'oro. — Cimiero: 
Un' aquila uscente. 



LAVEZZOLI di Ferrara. — Detti anche Le- 
becci o Laverzi. — Antichissima famiglia nota 
fin dai primordi della dominazione Estense: fu 
copiosa di soggetti di gran valore come fanno 
testimonianza le antiche memorie di Ferrara. — 
Giacomo nel 1549 abate generale dei Canonici 
lateranensi del SS. Salvatore: Nicolò notaio di 
corte nel 1540; Cesare guerriero valoroso del 
secolo XVI. (Estinta). — Arma: D'argento, alla 
banda di nero accompagnata da due caldaie sopra 
i tripodi dello stesso. 

LAVEZZOLI di Padova. — Arma: Fasciato 
d'azzurro e d'oro; l'ultima fascia d'oro caricata 
di una cesta manicata di rosso; con la banda di 
rosso attraversante sul tutto. 

LA VIA di Sicilia. — Originaria di Francia 
e trapiantata in Italia nel principio del secolo XIII 
da un Gottiero La Via, il quale fu castellano di 
Catania e quindi di San Filippo d'Argirò nel 1295. 
— Ebbe questa famiglia le baronie di S. Agrip- 
pina e di Ficilino, oltre i feudi di S. Basile e 
Malpertuso, e di Erbita oggi Nicosia. — Con 
R. rescritto del 5 Feb. 1 855, Nicola La Via otten- 
ne per sè e suoi discendenti il marchesato di 
Villarena; Giacomo e Arnaldo Cardinali di S. R. 
C; Filippo e Giacomo militi e familiari della Corte 
di Carlo V. — Arma: D'azzurro, alla banda d'ar- 
gento, accompagnata in capo da due stelle, e in 
punta da una cometa ondeggiante in banda, il 
tutto dello stesso. 

LAVIANI di Pisa. — Ha dato alla patria tre 
priori, nelle pessone di Ivo nel 1464, di Giovanni 
nel 1488 e di un altro Ivo nel 1516, 1519, 4 529, 
1533 e 1535 e parecchi anziani. — Arma: D'az- 
zurro, alla sbarra d'oro caricata di tre rose d'ar- 
gento. 

LAVINJ di Sanseverino (Marche). — Arma: 
D' azzurro, all' albero al naturale piantato sopra 
un monte di sei cime d'oro. 

LAVISON in Firenze. — Vittorio-Emanuele 
II Re d'Italia con moto-proprio 27 Mar. 1870 
concesse al commend. Edoardo Lavison, console 
in Egitto dell' imperat. di Russia, il titolo di 
barone trasmissibile per primogenitura maschile, 
e con altro moto-proprio 1 9 Mag. 1 870 e lettere 
patenti 26 Mar. 1871 gli concesse il titolo di 
conte per primogenitura maschile. — I Lavison 
ànno innalzato un magnifico palazzo in Firenze 
di fronte al Palazzo Vecchio. — Arma: Partito 
di rosso e d'oro, a due leoni affrontati dell'uno 
nell' altro. 

LAXI1ANA di Messina. — Arma: D'azzurro, 
alla fascia cucita di rosso, accompagnata nel capo 
da tre stelle ordinate d'oro, e nella punta da 
una testa di carnagione, crinita di verde, posta 
in profilo. 

LAY di Sardegna. — Arma: Inquartato; nel 
1.« e 4.o d'azzurro, al monte di tre cime al na- 



LAZ — 1 

turale caricato di cinque armelliui d'argento pas- 
santi, ordinati in croce di S. Andrea col motto: 
potiis Moni qijam rei- DA iti scritto di nero tutto 
all'intorno; nel 2.° e 3.» d'argento, a cinque 
stelle d'oro, per inchiesta, ordinate in croce di 
S. Andrea. 

LAZAGNA di Genova. — Originaria di Ar- 
quata, donde venne Bartolomeo, il quale ottenne 
la cittadinanza genovese nel 1450. — Giambat- 
tista, ambasciatore nel 1514 a Leone X, fu uno 
dei riformatori della Repubblica nel 1528, poi 
ambasciatore a Carlo V imperatore nel 1536. Fu 
ascritto co' suoi figli nei Cattaneo nel 1228. — 
Vari senatori, il più antico de' quali fu Barto r 
lomco q.m Girolamo nel 1576; Stefano amba- 
sciatore a Sisto V nel 1585; c Giambattista 
giuniore ad Urbano Vili nel 1624. — Arma: 
D'oro, alla banda scaccata di nero e d'argento 
di tre file, accompagnata in capo da un'aquila, 
col volo abbassato, di nero, posta in banda. 

LAZ ARA (de) di Padova. — Di origine fran- 
cese, e trapiantata in Padova nel 948 da Pietro 
Lanscier, valoroso capitano di Ludovico IV. — 
Ebbe signoria su Conselvc, Castelnuovo, Pistoia, 
Castel Alfano; e nel 1613 fu con ducale del 10 
Mag. del doge Antonio Mommo investita della 
contea del Polii in premio delle benemerenze 
acquistatesi in guerra. — Conta questa famiglia 
molti dottori in giurisprudenza, letterati distinti, 
giudici, anziani e ambasciatori. — Danielje dei 
Lazara comandante la cavalleria dell' imperatore 
Federigo II; Daniele e Palamede capitani di Filip- 
po Re di Francia nel 1318. — Arma: Inquartato: 
nel 1.» d'oro, all'aquila bicipite di nero, mem- 
brata imbeccata e coronata del primo; nel 2.° 
d'azzurro, a tre gigli d'oro; nel 3.» di rosso, alla 
torre d'oro; nel 4.° d'azzurro, a cinque palle 
d'oro ed una del primo nel capo. Sopra il tutto 
partito d'oro e d'azzurro, al scmivolo rialzato 
dell' uno Dell' altro. 

LAZARINI di ìiimini. — Nicolò Lazarini nel 
1431 consigliere di Galeotto Roberto; Lazza- 
rino commissario generale di truppe creato da 
Cesare Borgia. — Arma? 

LAZ ARIO (de) o LAZZARO di Genova. — 
Dal Bisagno, donde a Genova nel XIV secolo. — 
Nicolò consigliere della Repubblica nel 1368; 
Giacomo podestà di Varazze nel 1411; Tobia 
ambasciatore al duca di Savoja nel 1448; Obcrto 
Cattaneo-Lazzaro doge nel 1529-1531. — Ascrit- 
ti noi Cattaneo nel 1528. — Arma: Di rosso, 
alla banda d' azzurro per inchiesta, caricata di 
tre steli»; di sei raggi d'oro. 

LAZIOSI di Forlì. — (Estinta). — Famiglia 
illustrata d;i San Pellegrina canonizzato da Bene- 
detto XIII. — Antonio protonotario apostolico, 
e letterato illustre; Paolo nel 1442 castellano 
della Rocca di liavaldino; Pellegrino pretore in | 



4 - LAZ 

Perugia nel 1522. — l Laziosi nel 1790 furono 
creati conti dell' Impero. — Un ramo di questa 
famiglia, fregiata del titolo comitale, fiorì pure 
in Ferrara. — Arma: Inquartato; nel 1.» d'argen- 
to, all'aquila di nero, coronata dello stesso; nel 
2.° e 3.» di rosso alla stella di sei raggi d'argento; 
nel 4.» d'argento, alla stella di sei raggi di rosso. 

LAZISE di Verona. — Il castello di Lancis 
in Baviera diede il nome all' antica famiglia dei 
Lancisi stabilitasi in Verona nel XI secolo. — 
Antonio barone di Lancis e Landem cameriere 
d' onore dell' imperatore Enrico II; dal quale nel 
1014 fu creato signore del castello di Lazise 
con diritto di sangue per sè e discendenti e go- 
vernatore del Benaco. Questi non bevendo vino, 
fu detto Bevilacqua di Lancis, e poi dal luo- 
go della sua giurisdizione fu chiamato Lazise; 
Altripace fu comandante delle guardie imperiali 
di Federico Barbarossa. — Il suddetto Pace o 
Altripace fu come un secondo capo della fami- 
glia Bevilacqua (v. q. n.) Lazise. — Michele nel 
1408 fu del nobile Consiglio veronese. — Arma: 
Eguale a quella dei Bevilacqua. 

LAZIZA-BEVIL ACQUA di Verona. — Arma: 
Losangato di rosso e d'argento; col capo d'oro, 
caricato di una testa c collo d'aquila di nero 
coronata d'oro. 

LAZZARA di Sicilia. --• Originaria di Mode- 
na, di cui fu capo-stipite Fcramondo Lazzara 
signore del castello di Lazzara nel 902. — Tra- 
piantata in Sicilia nel 1440 in circa, ottenne la 
castellala di Marsala, e diversi feudi col titolo 
di barone. — Arma: D'azzurro, a tre fasce ondate 
d' argento ; col capo d' azzurro, caricato da tre 
stelle d'oro e sostenuto da una riga d'argento. 

LAZZARELLl di San Severino (Marche). — 
Originaria di Gubbio, à dato alla patria un'insi- 
gne poeta latino nella persona di Lodovico che 
fioriva nel 1474. (Estinta). — Arma: D'azzurro, 
alla torre al naturale, aperta e finestrata del 
campo, piantata sopra un monte di tre cime 
d' oro, ed accostata da due leoni affrontati e 
controrampanti dello stesso. 

LAZZARI di Alessandria. — Arma: Bandato 
d'argento e di rosso; col capo d'oro, all'aquila 
di nero coronata dello stesso. 

LAZZARI (de) di Brescia (Estinta). — Arma: 
Spaccato d' argento e di verde , al volo di 
nero movente dalla punta, dal mezzo del quale 
sorge un braccio al naturale volto a destra, im- 
pugnante una palma di verde. 

LAZZARI di Messina. — Originaria di Milano 
e di Genova, si sparse anche in Sicilia prendendo 
stanza in Messina, ove fu aggregata a quella ma- 
stra dei nobili nel 1584. — Arma: Spaccato; 
nel 1.» d'oro, all'aquila di nero; nel 2. 8 d'oro, 
a tre bande di rosso. 

LAZZARI di Pistoia. — Nobile famiglia pi- 



LEB — 15 — 

stoiese, fiorente fino dal 4 204, nella qual epoca 
si trova Lazzaro di Rustichello console in patria; 
M. Lanfranco di Lazzaro console dei soldati nel 
1222; Angiolo di Datuccio podestà di Arezzo nel 
1384; Sinibaldo podestà di Viterbo nel secolo 
XVI; Filippo insigne legista. — Arma? 

LAZZARI di Venezia. — Originari di Vicen- 
za e ricchi mercanti; avendo offerto per la guerrra 
di Candia cento mila ducati, ebbero in premio la 
nobiltà dal senato nel 1660. — Arma: D'argento, 
al leone di rosso coronato d'oro, tenente tre 
spighe fogliate dello stesso. 

LAZZARINI di Pesaro. — Giannandrea ca- 
nonico, eccellente pittore ed architetto morto nei 
primi anni del XIX secolo. — Arma: D'azzurro, 
alla faccia cucita di rosso, caricata di tre stelle 
d'oro, accompagnata in capo dal leone dello stesso 
uscente da essa fascia, ed in punta da un monte 
di tre cime di verde dal quale emergono, a destra 
un giglio e a sinistra una palma, ambedue al 
naturale. 

LAZZARONI di Roma. — Umberto I Re 
d'Italia, con moto-proprio 20 Apr. 1 879 concesse 
a Michele Lazzaroni il titolo di barone trasmis- 
sibile per primogenitura maschile. — Arma? 
■j BZZI di Assisi. — Nominata nelle pubbliche 
/riformanze, fino dal 1493, diede il suo nome alla 
Torre di Lazzi, vocabolo antico del territorio as- 
sisiano in balìa Bentignano. (Estinta). — Arma? 

LEA del Piemonte. — Conti e signori di 
Castelnuovo. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, 
coronato dello stesso guardante una stella pur 
d'oro posta nel canton destro del capo. 

LEALI di Acquapendente o di Ronciglione. — 
Fregiata del titolo comitale. — Arma: Partito; 
a destra di rosso, all'aquila bicipite di nero, coro- 
nata d'oro; a sinistra d'azzurro, al cipresso al 
naturale, movente da una terrazza di verde. 

LEALI di Udine. — Arma: Partito, di uno 
spaccato di verde e di rosso e d'argento pieno: 
a due zampe d'aquila d'oro passate in croce di 
S. Andrea, gli artigli in alto attraversanti in 
capo sulla partizione, e sormontate da una testa 
di leopardo d'oro: e in punta una coscia e zampa 
d' aquila d' oro, il ginocchio a destra, gli artigli 
in basso, attraversanti sul partito e sostenute 
da una terrazza di verde. 

LEARDI di Genova. — Arma: Bandato d'az- 
zurro e d'argento, alla sbarra di rosso attraver- 
sante; col capo d'oro, all'aquila nascente di nero 
coronata del campo. 

LE-BRUN di Parma. — L' arciduchessa Maria 
Luigia duchessa di Parma, con diploma 17 Feb. 
1840 creò nobile questa famigiia concedendole la 
seguente Arma: Spaccato; nel 1." d'azzurro, al 
sole d'oro; nel 2.° d'oro, al capriolo di rosso, 
accompagnato da tre rotelle di sperone dello 
stesso. 



LED 



LECCA (da) di Genova e della Corsica. — 
Dal feudo omonimo in Corsica, donde si trapiantò 
in Genova nel XV secolo, ed ascritta per fini 
politici alla cittadinanza genovese. Ma tornata 
presto all' isola natia, si ribellò e perdette la 
suddetta cittadinanza. — Arma: Inquartato di 
rosso e di verde, al mastio d'argento torricellato 
di un pezzo, questo sinistrato da altra torre più 
piccola, il tutto merlato alla guelfa, attraversante; 
la torre principale sostenente un' aquila al na- 
turale. 

LECCAVELA o LECCAVELLA di Genova. 
■ — Opizzino console dei placiti nel 1148 e 1183; 
Ansaldo ebbe la stessa carica nel 1205 e 1215; 
Simone anziano nel 1265; ed altri della sua casa 
dopo di lui; Giacomo, patrone di una grossa nave, 
partecipò alja vittoria dei Genovesi contro il Re 
d'Aragona nel 1420. — Ascritti nei Cattaneo 
nel 1528. — Arma: D'azzurro, a tre vele d'ar- 
gento, 2 e 1. 

LECHI di Brescia. — Ebbero titolo comitale 
nel 1795 dalla veneta Repubblica per compera 
fatta di beni feudali a Bagnolo nel veronese ed 
alla Mcduna nel Friuli. — Con diploma 11 Apr. 
1810 Napoleone I concedeva il titolo di barone 
a Teodoro Lechi generale di brigata. (Estinta). 

— Arma: D'azzurro, a due leoni d'oro affrontati 
che si appoggiano ad una pianta di verde, ter- 
razzata dello stesso, portante tre cedri al natu- 
rale, sormontati da tre aquilotti spiegati di nero. 

— Arma accordata da Napoleone al generale 
Lechi: Inquartato; nel 1.» d'argento, all'elmo di 
profilo di nero, ornato d' oro con pennacchio di 
rosso; nel 2." dei baroni dell' armata; nel 3.» 
d'azzurro, all'albero d'oro, accompagnato da due 
torri quadrate d'argento, il tutto sostenuto dello 
stesso, e sormontato da tre stelle d'oro poste in 
fascia; nel 4." d'argento, a tre bande ondate di 
rosso. 

LECHI di Milano. — Arma: Partito; nel 1." 
spaccato; a) d'oro, all'aquila di nero coronata 
del campo; b) d'argento, al leone d'oro soste- 
nente con la branca destra un castello sormontato 
da due torri di rosso; con la banda d'azzurro, 
attraversante sopra il leone; nel 2." di rosso, al 
leone d'argento. 

LECINI di Bergamo e di Zara. — Arma: 
D'azzurro, al lupo rampante al naturale tenente 
nella zampa destra un'accetta d'argento manicata 
d'oro, e nella sinistra un giglio d'argento: il 
detto lupo sormontato da una stella di otto raggi 
d' oro. 

LEDÀ-SIMÒ-CARILLO di Cagliari. — Fre- 
giata della contea di Bonorva, di cui nel 1630 
fu investito Girolamo Leda, e delle baronie d'U- 
teri e d'Uri. — Antonio Leda gentiluomo di Ca- 
mera di S. M. il Re Carlo-Alberto. — Arma: 
D'argento, ad un guerriero armato di tutte pezze, 



LEG 



- 16 - 



LEM 



al naturalo, rivolto, in atto di trafiggere un 
leone di rosso ad esso affrontato. 

LEGGE di Milano. — Amia: Spaccato; nel 
1. a d'azzurro, all'aquila di nero coronata d'oro, 
posta dietro un libro aperto, ciascuna pagina 
caricata del motto: lex tre volte ripetuto l'uno 
sull'altro; nel 2.» di rosso, al leone d'oro, coro- 
nato dello stesso, tenente un bastone in banda 
con la cima terminata in trifoglio d'argento. 

LEGGE (da) di Venezia. — Arma: Partito 
d'azzurro e d'argento, alla banda ondata dell'uno 
nell' altro. 

LEGGIO di Sicilia. — Arma: D' azzurro, 
alla fiamma d'oro e di rosso movente .dalia punta, 
accompagnata nel capo da tre stelle d' oro, alli- 
neate in fascia. 

LEGISTIS (de) di Aquila. — Antica famiglia 
patrizia, che vanta parecchi uomini chiari nelle 
armi, nelle lettere, ed in giurisprudenza. — Leo- 
nardo regio giustiziere in Abruzzo sotto Re Fer- 
dinando I d'Aragona; Giambattista protonotaro 
apost. e conte palatino visse alla corte di Papa 
Urbano Vili. (Estinta nel XVII secolo). — Arma: 
Spaccato; nel 1.° d'argento, all'aquila di nero 
tenente cogli artigli due spade al naturale attor- 
niate da due nastri bianchi col motto viva maria; 
nel 2.» d'azzurro, a tre pali d'argento; colla 
fascia dello stesso attraversante sulla partizione. 

LEGNAME (dal) di Padova. — Arma: Inquar- 
tato; nel 1.° e 4.° partito: a) d'oro alla mezz'aquila 
di nero, coronata d'oro movente dalla partizione; 
b) di rosso, alla banda d'argento; nel 2.° e 3.° 
d'argento al grifo d'oro. — Alias: D'azzurro, 
al capriolo d'oro, accompagnato da tre crescenti 
dello stesso; due nel campo affrontati; quello in 
punta montante. 

LEGNANI o LIGNANI di Milano. — Origi- 
naria di Francia e trapiantata in Lombardia da 
remotissimo tempo, e fregiata del titolo comitale. 
— Ebbe le signorie della Valle d'Oldrendo, di 
Legnano, Legnarello e Cerro. — Francesco Lcgna- 
ni uno dei dottori del Collegio dei giudici di 
Milano ; Giovanni, distinto giureconsulto, creato 
da Carlo IV conte palatino; Pietro dei consoli di 
Milano nel 1385; Antonio decurione; Guarncrio 
podestà e governatore della contea di Biandrate 
per il duca Francesco II. — Arma: Interzato in 
fascia; nel 1.» d'oro, all'aquila di nero coronata 
del campo; nel 2.° d'azzurro, al leone [lassante 
d'oro; nel 3.° d'argento, al tronco d'albero sra- 
dicato al naturale. 

LEGNANI di Traviso. — Arma: Partito d'ar- 
gento e d' azzurro, a due bande ondato dell' uno 
nell'altro. 

LEGNAZZI <li Brescia. — Originaria di Or- 
zinovi. — Aiima: Spaccato; nel 1." d'argento, 
ad una pianta al naturale terrazzata di verde; 
nel 2." d' azzurro, a tre stirile d'oro inalo ordi- 



nate. — Alias: Inquartato; nel 1.<> d'azzurro, a 
tre stelle d'argento, 2 e 1 ; nel 2.» di verde, ad 

un tronco di albero piantato su terreno di ; 

nel 3.° d'oro, alla sbarra d'argento caricata di 
tre elmi: nel 4.° di rosso, all'aquila dal volo 
abbassato di nero. 

LEGOLI o LEOLI di Pisa. — Ha dato tre 
priori alla patria: Gian-Maria nel 1521, Bello 
nel 1546 e Gaspare nel 1579, ed otto anziani. 

— Arma: Di rosso, alla banda d'oro, accostata 
in capo da uno scudetto rotondo d'argento cari- 
cato di un' aquila di nero. 

LEGRENZI di Venezia. — Dell'Ordine dei 
segretari veneti, aggregato al Consiglio nobile di 
Padova nel 1789, fu confermata nella sua nobiltà 
con sovrana risoluzione 9 Die. 1819. — Arma? 

LEI di Pisa. — Furono consorti degli Upez- 
zinghi e signori dell'isola di Pianosa. — Arma? 

LEI DE' MARI di Sassuolo nel Modenese. — 
Oriunda di Fiorano, e stabilita, in Sassuolo nel 
1461. Se ne anno però memorie dal 1380 in cui 
viveva un Pietro Lei; Giacomo notaro nel 1433; 
Girolamo notaro e luogotenente del podestà in 
Sassuolo nel 1519. (Estinta sul principio del secolo 
XVIII). — Arma: D'azzurro, a tre aquile spiegate 
di nero, disposte 1 2. 

LEIDI di Vallestrona. — Antica e nobile 
famiglia alleata ai Torri di Crosinallo. — Si dira- 
mò in Omegna, Crosinallo, Domo d' Ossola, della 
di cui chiesa Cattedrale fu prevosto Giovanili 
Leidi nel 1680. — Arma: D'argento, alla sbarra 
d'azzurro, col leone d'oro attraversante; col capo 
d'oro caricato di un'aquila di nero. 

LELIO o LEE di Savigliano. — Arma: D'ar- 
mellino, al leone di rosso armato e linguato d'oro, 
colla coda dello stesso. 

LELLl di Assisi. — Famiglia assai antica ed 
estinta. — Eresse od acquistò nella chiesa infe- 
riore di S. Francesco la cappella di S. Antonio 
di Padova, verso i primi anni del secolo XIV, co- 
me da iscrizione ivi esistente, in cui si nomina 
un Fra Simone ivi deposto, morto verso il 1360 
che fu uomo assai insigne ed anche custode del 
Sacro Convento. — Arma : Di rosso, al capriolo 
d'argento, accompagnato da tre gigli d' oro, due 
in capo e l'altro in punta. 

LELLI di Cherasco. — Arma: Inquartato; 
nel 1 .o e 4.» d' azzurro, a tre L d' oro, 2 e 1 ; 
quelle del capo affrontate; nel 2.° e 3." palato 
di nero e d' argento. 

LEMICI di Padova. — Famiglia nobile e con- 
solare, e già di Consiglio in Padova nel 1081. 

— Lemizzo Lernici nel 1117 ebbe il titolo di 
conte, quale passò ai suoi discendenti; Lemizzone 
era dei consoli nel 1142. — Arma: D'oro, al- 
l' aquila di nero. 

LENCI di Spello (Umbria). — Cola nello sta- 
tuto del 1300; Caterinangelo governatore per la 



LEN 



— 17 — 



LFO 



Sacra Consulta di Cannara, Bcttona, Città della 
Pieve, Civitacastellana, Sutri, Gualdo, Ronciglio- 
ne, Visso, Trevi ed Amelia. — Arma: D'azzurro, 
all'avambraccio destro vestito d'azzurro, colla 
mano di carnagione impugnante un'asta a due 
punte d'argento. 

LENDINARA di Verona. — Antichissima in 
quella città, ove prese molta parte nelle fazioni 
dei San Bonifacio e dei Montccclii. — Il più antico 
individuo conosciuto della famiglia è un Uberto, 
nobile veronese, vivente nell'870; Adelardo Car- 
dinale nel 1184 e Vescovo in patria dal 1188 al 
1212. — Ebbero i Lendinara giurisdizione sulla 
terra omonima nella provincia di Rovigo. — Ar- 
ma: Spaccato; nel 1.° di rosso; nel 2.° squamato 
d' argento. 

LENGUAZZA di Padova. — Ascritta al Con- 
siglio nobile di Padova fin dal 1653, fu confer- 
mata nobile con sovrana risoluzione 4 Sett. 1818. 
— Arma: D'oro, all'aquila di nero, imbeccata e 
membrata di rosso. 

LENGUEGLIA (della) di Genova, vedi Lin- 
gueglia (della). 

LENI di Modena. (Estinta). — Arma: Di 
rosso, a due caprioli rovesciati d' argento, uno 
sull' altro; col capo d' azzurro, caricato di tre 
stelle di otto raggi d' oro male ordinate. 

LENI di Roma. — Arma: Di rosso, a tre 
ceppi d'argento posti in banda, disposti in sbarra, 
la parte inferiore sgrossata a forma di manico. 

LENTA di Rovigo. — Ascritta al Consiglio 
nobile di Rovigo nel 1743, fu confermata nobile 
con sovrana risoluzione 16 Giù. 1821. — Arma? 

LENT1NI di Sicilia, vedi Leontini. 

LENZl di Firenze. — Ebbero cinque gonfa- 
lonieri e venti priori, l'ultimo dei quali nel 1528 
nella persona di Antonio di Piero. — Lorenzo 
Lenzi Vescovo di Fermo nel 1544 e vice-legato 
in Avignone nel 1562. — Arma: D'azzurro, ad 
una testa di toro al naturale. 

LENZI di Firenze. — Altra famiglia addetta 
all'arte dei corazzai, la quale diede alla patria 
cinque priori. — Arma: D'argento, ad un toro 
saltante di rosso, caricate di tre gigli d'oro. 

LENZI di Siena. — Furono dei Riformatori 
risieduti nel 1403. — Arma: D'azzurro, alla 
banda d'oro accompagnata da quattro rombi dello 
stesso, due per parte, posti nel senso della banda. 

LENZONI di Firenze. — Originaria di Legri, 
castello nella Val di Marino, e ascritta all'arte 
dei galigai. Cominciò a godere del priorato nel 
1442, e da quell'epoca al 1521 l'ottenne per 
diciassette volte. — Carlo di Simone fu uno dei 
più letterati cittadini di Firenze nel secolo XVI 
ed uno degl' institutori dell' Accademia fiorentina 
della quale fu il sesto console pel 1543. — Fran- 
cesco di Girolamo senatore; Girolamo ambascia- 
tore alle repubbliche di Lucca e di Genova; Ca- 



millo poeta accreditato del suo secolo. — Arma: 
D'oro, al pino sradicato di verde, con due mazze 
ferrate sospese ai rami; col capo d'Angiò. 

LENZUOLI di Venezia. — Arma: Fasciato 
d'oro e di rosso. 

LEO o DI LEO di Palermo. — Oriunda di 
Pisa, e fregiata in Palermo della baronia della 
Scala. — In Messina fu ascritta alla mastra dei 
nobili. — Arma: D'argento, al leone di rosso, 
tenente nella destra una mezza ruota dello 
stesso. 

LEO o LEONI di Trieste. — Fregiata del 
titolo comitale. — Zerobabelc fu della balìa nel 
1400; Giov-Antonio compagno a Domenico Burli 
per ottenere da Papa Pio II la salvezza di Trieste 
nel 1463. — Arma: Spaccato di rosso e d'argento, 
all' aquila di nero, coronata d' oro, attraversante 
sul tutto. 

LEOCATA o LICATA di Sicilia. — Origina- 
ria di Malta ove fioriva fino dal 1404. La trapiantò 
in Sicilia un Filippo, ed ebbe colà, per ragione 
di matrimonio, i principati di Casteltcrminc, e 
di Santacolomba. — Fabrineo e Franchino Licata 
giurati in Malta nel 1404; Giosuè decano e vi- 
cario capitolare di Girgenti; Biagio provveditore 
dell'esercito regio. — Arma: Di rosso, al leone 
sormontato da una cometa ondeggiante in palo, 
accostata da due stelle, il tutto d' oro. 

LEOFANTE di Sicilia. — Oriunda francese, 
fu trapiantata in Sicilia da un Alferio Leofante 
nel 1431. — Vanta cinque maestri razionali del 
r. patrimonio, tre tesorieri generali del regno, 
cinque pretori, un vescovo, un poeta. Nel 1604 
fu investita del ducato della Verdura. — Ar- 
ma: D'oro, all'elefante di rosso. 

LEOGNANI di Aquila. — Antica famiglia 
abruzzese, il cui nome trasse dal castello di Leo- 
gnano sua patria di origine. — Si estinsero in essa 
la famiglia Ferramosca ed un ramo della Castriota 
Schanderbech, i cui nomi vennero aggiunti a 
quello di Leognani. — Ha posseduto vari feudi, 
fra'quali la contea di Mignano in Terra di Lavoro, 
e le baronie di Civitaquana e di Poggio-Piccnse 
in Abruzzo, e fu ascritta al patriziato aquilano 
nella prima metà del XVII secolo. — Marco-An- 
tonio uno degli ambasciatori spediti da Alfonso I 
d'Aragona a Papa Eugenio IV nel 1443 a fine di 
ottenere l'investitura del regno di Napoli acqui- 
stato già per adozione di Giovanna IL — Arma: 
D'argento, ad una lama di sega al naturale posta 
in fascia, accompagnata da tre pali di verde, e 
sormontata da un leone passante al naturale. 

LEOLl di Pisa, vedi Legoli. 

LEON di Barletta. — Fregiata del titolo ba- 
ronale di Lancusi e Mentace. Bartolomeo de Leon 
cantore della Cattedrale della città di Barletta, 
fu eletto Vescovo di Troia nel 1380. — Carlo let- 
tore nel pubblico studio di Napoli nel 1488; Ani- 



LEO 



8 — 



LEO 



brosio filosofo e medico riputatissimo; Urso Ve- 
scovo di Ariano. — Arma : D' azzurro, al leone 
d'oro linguato di rosso. 

LEONARDELL1 di Rimini. — Accorso gover- 
natore di Rieti; Benedetto Olivetano letterato; 
Bilioro podestà di Rimini. — Arma : D' oro, al 
monte di tre cime di verde movente dalla punta, 
accostato da due leoni affrontati di rosso, e so- 
stenente un'asta' cimata da un giglio d'azzurro; 
colla bordura spinata di rosso. 

LEONARDI d'Amelia (Umbria). — Discende 
da un Leonardo di Monaldo conte di Baschi; fu 
ascritta al patriziato orvietano, ed ebbe il titolo 
di conte da Benedetto XIII nel 1727. (Estinta). 
— Arma: D'azzurro, a tre fascio d'oro, caricate 
di sci crescenti di rosso, tre nella prima in alto, 
due nella seconda, uno nella terza; col capo d'ar- 
gento, alla croce guelfa di rosso. 

LEONARDI di Borgotaro nel Parmigiano. — 
L' arciduchessa Maria-Luigia duchessa di Parma, 
con diploma 28 Ag. 1827 creò i Leonardi cava- 
lieri con quest' Arma : Partito addentellato di 
rosso e d' oro; caricato il 1.» di un leopardo il- 
leonito d'oro tenente colla branca anteriore de- 
stra un ramo di cinque ciriegie in fascia al na- 
turale; il 2.» di una barchetta al naturale a vele 
gonfie verso sinistra. 

LEONARDI di Fossombrone. — Famiglia pa- 
trizia di Pesaro e di Urbania, cui appartiene 
Monsignor Lodovico Vescovo di Bertinoro creato 
dal Pontefice Leone XIII nel Concistoro 3 Lug. 
1882. — Arma : D'azzurro, al monte di tre cime 
d'argento movente dalla punta, cimato di un pi- 
no di verde e sinistrato da un leone d' argento 
rampante contro il fusto, accostato in capo da 
tre stelle di. ... — Motto: fortiter suaviter. 

LEONARDI (de) di Genova. — Antichi ge- 
novesi originari dal luogo di Levanto nella ri- 
viera Orientale. — Furono ascritti nel 1528 alla 
nobiltà genovese ed aggregati all' albergo dei 
Giustiniani. — Giovanni de Leonardi, speziale, 
consigliere della repubblica nel 1395; Giov. Bat- 
tista anziano nel 1421 ed uno dei 24 cittadini 
inviati a Milano per giurar fedeltà al duca Fi- 
lippo-Maria Visconti; altro Giov.-fìattista nel 
Consiglio degli Anziani nel 1515. — Arma: Par- 
tito di nero e d'oro, al capriolo di rosso, piegato 
in arco di cerchio, abbassato. 

LEONARDI di Milano. — Originaria di No- 
vara, ed ascritta a quel nobile Consiglio fino dal 
1370. Si trapiantò quindi in Milano, e venne fre- 
giata del titolo comitale. — Arma : Di rosso, al 
leone coronato d'oro. — Cimiero: Un leone u- 
sccnte. — Motto: soli deo gloria. 

LEONARDI DELLA ROVERE di Pesaro.. - 
Capostipite conosciuto di quest'antica famiglia ò 
un Angelo che vivea nella prima metà del XIV 
secolo. — Camillo pronipote di lui, fiorito nella 



seconda metà del XV secolo, fu filosofo, medico 
ed astrologo celebrato per il suo trattato Spe- 
culum Lapidum. — Gian-Giacomo, nipote ex fra- 
tre di Camillo, giureconsulto e matematico egre- 
gio, fu oratore in Venezia per i duchi della Ro- 
vere, e nel 1540 ottenne dal duca Guidobaldo II 
l'investitura col titolo di conte del feudo di Mon- 
telabate per sè e suoi discendenti in perpetuo, il 
privilegio d'inquartare alla propria l'arma della 
Rovere e di portare anche il nome di questa fa- 
miglia. — Antenore ed Ascanio, fratelli di Gian- 
giacomo, e Francesco-Maria figlio di Antenore 
furono distinti guerrieri. Anche un Giulio si 
distinse assai nelle armi servendo 1' Imperatore, 
e prese parte alla difesa di Vienna e a quella dì 
Buda contro i Turchi. — Ultimo di questa illu- 
stre famiglia fu il conte Francesco-Antonio morto 
in Moravia nel 1804. — Arma: Inquartato; nel 
1.o e 4.» dei della Rovere; nel 2.° e 3.° di ros- 
so, al capriolo d' argento, accompagnato da tre 
crescenti dello stesso, 2 in capo, ed 1 in punta. 

LEONARDI di Sciacca e di Licata (Sicilia). — 
Arma: Di rosso, al capriolo d'argento, accompa- 
gnato da tre crescenti montanti dello stesso. 

LEONARDI di Torino. — Conti di Miglian- 
dolo. — Arma: Spaccato; nel 1.» d' argento, al 
leone di rosso nascente dalla partizione; nel 2.° 
d'azzurro, a tre spighe di nardo d'oro, impugna- 
te, legate d'argento. — Cimiero : Un leone na- 
scente. 

LEONCILLI di Cingoli (Marche). — Arma: 
D'azzurro, alla banda d'argento, accostata da tre 
stelle d'oro, una in capo e due in punta. 

LEONCILLI di Spoleto. — Fu capostipite di 
questa nobile e potente famiglia un Giovanni-An- 
tonio vivente nel 1130. In patria sostenne le più 
eminenti cariche ed ebbe parecchi feudi, tra i 
quali quello di Collepiccolo in Sabina. Molti di 
questa casa appartennero al Consiglio dei priori 
ed a quello dei 3G. Altri furono podestà in Aquila, 
in Fermo, in Montesanto, in Rimini, in Firenze 
ecc. — Giovanni Leoncini ambasciatore al Papa 
Giovanni XIII; Giovanni-Antonio milite e am- 
basciatore al Papa Callisto III ; Ortensio capitano 
di 200 fanti nelle galere venete nella guerra del 
1571 ; Carlo capitano nel 1590 nel regno di Can- 
dia. — Arma : D'azzurro, alla banda d' argento 
accompagnata da due leoni passanti d'oro. 

LEONCINI di Venezia. — Fu dell'ordine sc- 
gretaresco. — Nicolò Leoncini letterato di nome. 
— Arma : Un leone rampante. 

LEONE (de) di Barletta. — Originaria di 
Spagna e trapiantata in Italia sotto Ferdinando 
il Cattolico nel 1314. — Nel 1657 Donato-An- 
tonio de Leone stabilì la sua famiglia in Barlet- 
ta ove fiorì per uomini egregi nelle ecclesiastiche 
e civili discipline. — Marco vicario generale di 
Aversa, poi Vescovo di Satriano e Campagna; 



LEO 



— 19 — 



LEO 



Antonio general sindaco della Piazza nobile di 
Barletta. — Francesco-Saverio tenente corazziere 
di Napoleone I. — Giuseppe presidente del con- 
siglio distrettuale. — Questa famiglia à posse- 
duto inoltre vari feudi, fra' quali quello nobile di 
Casolla-Valenzano in terra di Lavoro posseduto 
da Nardo-Andrea de Leone, il quale possedè pu- 
re per breve tempo il contado di Avellino, e 
l'altro del Casale di Ranza di cui fu barone e 
possessore Giacomo de Leone nel XVI secolo. — 
Arma: D'argento, a due leoni affrontati al natu- 
rale sostenenti insieme un calice di rosso, accom- 
pagnato in capo da un crescente d'azzurro, sor- 
montato da tre stelle di sei raggi dello stes- 
so. — Alias: Partito; nel I.» di De Leone; nel 
2.o d'azzurro, al leone d'oro, accompagnato in capo 
da tre caprioli dello stesso, uno sull'altro. 

LEONE di Rivarolo nel Canavese. — Gu- 
glielmo Leone conte di Zumaglia fu primo pre- 
sidente dell'antico senato del Piemonte nel XVIII 
secolo. — Arma : D'azzurro, al leone d'oro, arma- 
to, linguato e immaschito di rosso. — Cimiero: 
Un leone simile. — Motto: in somnis vigilans. 

LEONE di Saluzzo. — Conti di Ostuna e di 
Beinasco. — Arma: Inquartato; nel 1.» e 4.° di 
rosso, al leone d' oro, colla banda attraversante 
dell' uno nell'altro; nel 2.» e 3.» bandato d' ar- 
gento e di rosso. — Cimiero: Una fanciulla na- 
scente tenente colla sinistra una catena sorreg- 
gente lo scudo. — Motto: ferendo omnis forti- 

TUDO V1NCITUR. 

LEONE di Sicilia. — Originaria di Aragona 
e trapiantata in Sicilia da Guglielmo Guerrao 
De Leone nel 1282. Giovanni ebbe dal Re Fede- 
rico II nel 1329 la castellala di Lentini. — 
Arma: D'oro, al leone di nero. 

LEONELLI di Assisi. — Bartolommeo, con- 
sigliere nella compilazione dello statuto munici- 
pale nel 1469, edito poi nel 1454; Girolamo, no- 
bilis vir, priore nella confraternita di S. France- 
sco nel 1532, poscia con Franceschino Zampa, 
architetto e scultore della porta dell'Oratorio di 
S. Bernardino da Siena, assai adorna di fogliami 
e bassi rilievi. — Ebbe questa famiglia parecchi 
canonici del Duomo, giureconsulti e letterati, e 
si divise in più rami oggi estinti. — Arma : D'az- 
zurro, al monte di tre cime d'oro, sormontato da 
un leone tenente colla branca anteriore destra 
un giglio pur d'oro. — Alias: D'azzurro, a due 
mani di carnagione che si stringono e s' impal- 
mano insieme, accompagnate in capo da un mon- 
te di tre cime d' oro ed in punta da un giglio 
dello stesso. — Alias: D'azzurro, al monte di tre 
cime d'oro sormontato da un giglio dello stesso e 
sinistrato da un leone al naturale, sostenente 
colle branche anteriori il suddetto giglio. 

LEONELLI. di Fossombrone (Marche). — 0- 
rigiuaria di Ferrara. — Lodovico cav. de' SS. 



Maur. e Lazz. ; Giulio governatore di Torino e 
uditore in Avignone nel 1614; Malatesta, ca- 
valiere, residente e negoziatore in Roma di Fran- 
cesco-Maria lì duca d'Urbino, scrisse e pubblicò 
opere drammatiche. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, al leone d'oro, sormontato da tre crescenti 
d'argento ordinati in fascia. 

LEONESSA di Napoli. — Di origine gotica, 
fu detta prima Lagonessa o La Gonessa. — Ha 
goduto nobiltà in Napoli al seggio di Capuana, 
in Benevento ed in Capua, e fu molto potente in 
tempo della dominazione sveva. Ebbe la signoria 
di settantasei baronie, di tre contee, di due du- 
cati, e del principato di Sepino. — Guglielmo 
cavaliere e familiare di Re Carlo I d'Angiò, ma- 
resciallo del regno e viceré in Potenza; Carlo, 
capitano generale dei Presidii e provveditore delle 
fortezze nel 1292; Domenico Arciv. di Rossano 
nel 1457; Fabio Arciv. di Conza, patriarca di 
Antiochia e nunzio apostolico in Fiandra nel 1627. 
(Estinta). — Arma: Cinque punti di rosso equi- 
pollenti a quattro d'argento: i punti rossi cari- 
cati ciascuno da un giglio d'oro. 

LEONESSA di Padova. — Ascritta al Con- 
siglio nobile di Padova noi 1673, e fregiata del 
titolo di conte del Sacro Palazzo Lateranense e 
di cavaliere aurato accordatole dalla S. Sede nel 
1690, fu confermata nobile con sovrane risoluzioni 
12 Ott. 1818 e 1 Ag. 1819. — Arma? 

LEONI di Bologna. — Furono geremei e si 
trovano fra le famiglie che nel 1279 giurarono 
la pace con la parte Lambertazza. — Nicolò tri- 
buno della plebe nel 1258. — Dal secolo XIV in 
poi parteciparono 95 volte al magistrato degli 
anziani. — Ludovico e Galeazzo lessero in Bolo- 
gna filosofia e medicina; Clemente c Catalano 
professori di legge. (Estinta nel 1709). — Arma: 
Spaccato; nel 1.° di rosso, al leone uscente d'oro, 
impugnante colla destra una spada dello stesso; 
nel 2.« d'azzurro, a tre spade d'oro, appuntate 
verso la punta dello scudo; col capo d'Angiò. 

LEONI di Ceneda (Treviso). — Ha comune la 
origine colla omonima di Padova, e trovasi aggre- 
gata al Consiglio nobile di Ceneda da tempo re- 
moto. — Il duca Francesco di Parma la insignì 
del titolo di conte con diploma del i.« Giù. 1722, 
e l'Imperat. d'Austria le confermò l'avita nobiltà 
con sovrana risoluzione 28 Ott. 1823. — Arma: 
D' azzurro, al leone d' argento coronato d' oro. 

LEONI di Padova. — Aggregata al Consiglio 
nobile di Padova nel 1635, fu altresì insignita 
del titolo di conte concesso ad uno de'suoi mag- 
giori dal Senato veneto, e riconfermata nobile 
con sovrana risoluzione 9 Die. 1819. — Arma? 

LEONI di Rimini. — Carlo esimio pittore; 
Giuseppe colonnello in Spagna. — Arma: Spac- 
cato; nel 1.° d'oro, all'aquila di nero; nel 2.° di 
nci*^ al leone d'oro. 



LKO 



— 20 — 



LEO 



LEONI di Venezia. — Il titolo di marchese, 
di cui ò fregiata questa famiglia le pervenne 
coli' acquisto fatto dell' abbazia di S. Gallo di 
Maggio nel Friuli, di cui, in unione alla famiglia 
Mangilli, venne investita con decreto del Senato 
veneto 4 Feb. 1777 in ragione di feudo nobile, 
gentile, retto e legale col titolo di marchese che 
le fu confermato con sovrana risoluzione 28 Nov. 
1826. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, con 
la banda dello stesso, attraversante sul leone e 
caricata di tre rose di rosso. 

LEONI di Verona. — Jacopo e Giovanni nel 
1337 diedero denaro a mutuo all'Università ve- 
ronese. — Sotto la signoria dd Carrarese nel 
1 404 Jacopo fu suo generale sotto Peschiera, ed 
il Cav. Gregorio suo figlio ne fu consigliere. — 
Bartolomeo nel 1 i06, Jacopo nel 1436, Leonello 
nel 1517 appartennero al nobile Consiglio. — 
Arma: D'argento, al leone d'oro, con la fascia 
di rosso attraversanto sul tutto e caricata di tre 
stelle d'oro. 

LEONI-CAVAZZA di Venezia. — Arma: In- 
terzato in palo; nel 1.° d'argento, a tre teste di 
leone rivolte di rosso, poste in palo; nel 2.° d'ar- 
gento, alla fascia d' azzurro, e al leone 'nascente 
d'oro, coronato dello stesso, movente dalla fascia; 
nel 3.» di rosso, a tre teste di leone d' argento, 
poste in palo. 

LEONI-MONTANARI di Vicenza. — Arma: 
Partito; nel l.° d'azzurro, ad un albero di varde 
accostato da due leoni controrampanti e affrontati 
d'oro; il tutto sostenuto da una terrazza del 
secondo; nel 2.» ripartito a) d'oro, alla mez- 
z'aquila di nero coronata del campo, movente 
dalla ripartizione; b) d'oro, a quattro fascie ondate 
di nero. 

LEONICO (de) di Vicenza. — Antichissima e 
nobile. — Un Giordanino nel 1180 cavaliere la- 
sciò per testamento alla chiesa di Gerusalemme 
il proprio scudo e la sella. (Estinta). — Arma: 
D'oro, a tre caprioli doppio merlati di nero. 

LEONINI di Homa. — Arma: D'azzurro, al 
leone d'oro, il collo ed il petto caricati di fiocchi 
di pelliccia di rosso, esso leone tenente fra le 
branche anteriori un ceppo di verde piegato a 
destra. 

LEONINO di Casal-Monferrato. — Arma: Di 
verde, al leone d'oro, linguato ed armato di rosso, 
tenente colla branca anteriore destra una mano 
destra di carnagione, appalmata, in palo. — Ci- 
miero: Un leone al naturale nascente e tenente 
colla branca anteriore destra una mano come nello 
scudo. 

LEONINO di Genova. — Vittorio-Emanuele II 
Re d'Italia, con decreto 14 Gcn. 1864 concesse 
a David Leonino il titolo di barone trasmissibile 
per primogenitura maschile, e con altro decreto 
6 Dicembre 1876 concesse a Giuseppe Leonino lo 



stesso titolo trasmissibile come sopra. — Arma? 

LEONTINI o LENTINI di Sicilia. — Deri- 
vata da un Lanfranco distinto cavaliere che fiorì 
nell'anno 813 e che per aver difeso valorosamente 
la città di Lentini sua patria, da essa prese il 
nome che lasciò alla sua posterità. — Si diffuse 
in Messina e in Catania, e fu signora dei castelli 
di Militello, di Ossino e d' Idra, di Buccherio, di 
Palazzolo e della baronia di S. Basilio. — Nicolò 
e Gerardo straticoti di Messina nel 1123; Gio- 
vanni viceré d'Abruzzo per l'Imperatore Carlo 
VI; Tommaso barone di Castelvetraro. — Arma: 
Di rosso, a cinque fuselli d' oro accollati in banda. 
— Arma: del ramo di Castelvetrano; spaccato; 
nel l.« di rosso, a cinque fuselli d'oro accollati 
in banda; nel 2.° d'azzurro, a due leoni d'oro 
affrontati e controrampanti ad una torre merlata 
dello stesso. 

LEOPARDI di Lendinara nella provincia di 
Rovigo. — Sin dal 1270 era in possesso di feudi 
nobili di cui fu Investita dai marchesi Estensi 
duchi di Ferrara, e fin dal 1413 trovasi ascritta 
al Consiglio nobile di Lendinara. — Fu confer- 
mata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 9 
Mag. 1829. — Arma? 

LEOPARDI-NOBILI di Osimo. — È forse la 
famiglia più antica di Osimo e discende da un 
Gattibaldo vissuto nef secolo XI che fu conte di 
Sinigaglia. — Pier-Domenico Leopardi fu com- 
missario generale d' Innocenzo VIII nella guerra 
contro Buccolino Guzzolini signore di Osimo; 
Leonetta sottrasse la patria al saccheggio delle 
truppe di Francesco Sforza. — Arma: D'oro, al 
leopardo rampante d'azzurro tenente con la destra 
una piccola croce latina di rosso. 

LEOPARDI di Recanoti (Marche). — Capo- 
stipite certo di questa famiglia fu un Attone che 
vivea in pieno secolo XII, e dal quale discese in 
quarta generazione quel Vanni che essendo stato 
uno dei capi di parte guelfa e cacciato da Reca- 
nati dai Ghibellini, vi ritornava nel 1322 coll'ar- 
mata della Chiesa che difese la città. Pietro, figlio 
del precedente, fu acclamato padre della patria 
per avere nel 1377 sventata la congiura dei Ghi- 
bellini che volevano rovesciare il governo statua- 
rio di Recanati, e fu quindi pennoniere, priore 
dei priori e revisore degli statuti nel 1405. — 
Vanta questa casa tre cavalieri gerosolimitani, 
il primo de'quali fu Pier-Antonio che vestì l'abito 
nel 1565 ed un Vescovo di Ancona nella persona 
di Monsignor Pietro-Niccolò morto nel 1807. — 
Il Pontefice Benedetto XIII con breve dell' 8 
Mag. 1726, concesse a Giacomo Leopardi e a'suoi 
discendenti il titolo di conte. Ma la gloria mag- 
giore di questa casa fu quel Giacomo, il più gran- 
de poeta e filosofo del XIX secolo, di cui il padre, 
Monaldo, fu anch'esso scrittore di bella fama e 
lasciò molte opere di storia, di erudizione, di 



LEP 



— 21 — 



LES 



letteratura e di politica. — Arma: D'argento, al 
leone di rosso; col capo d' Angiò. 

LEOTARDI di Nizza. — Pietro nel 1 435 era 
già signore del Poggetto ed Aspromonte; Barto- 
lomeo e Benedetto furono signori di S. Marghe- 
rita; Annibale giudice del Belvedere, consignore 
di Boion; Gian-Antonio cav. di giustizia de' SS. 
Maurizio e Lazzaro; Gian-Luigi senatore a Nizza. 
— Arma: D'azzurro, a tre stelle d'oro. 

LEPIDI di Aquila. — Antica famiglia patri- 
zia aquilana, à prodotto uomini illustri nelle armi 
e nelle lettere, fra' quali un Giambattista vissuto 
nella prima metà del XVI secolo, autore di vari 
poemetti latini. (Estinta nel XVII secolo). — Arma: 
D'argento, al leone scorticato di rosso. 

LEPORATI di Modena. — Arma: D'azzurro, 
al lepre fuggente al naturale sopra un poggio di 
verde movente dal fianco destro della punta; 
esso lepre preso alle reni da un artiglio d' avol- 
tojo ai naturale movente dal capo in palo. 

LEPORE di Aquila. — Antica famiglia patri- 
zia aquilana, ricevuta nell'Ordine Gerosolim. nel 
1594. (Estinta nel XVIII secolo). — Arma: In- 
quartato; nel 1.o e 4.° trinciato d'argento e di 
verde, alla lepre al naturale posta in banda sulla 
partizione; nel 2.° e 3.° scaccato di quattro per 
quattro d' azzurro e d' argento. 

LEPORE di Molfetta. — (Estinta). — Arma: 
D'azzurro, alla fascia d'argento, accompagnata 
in capo da un giglio d' oro, ed in punta da una 
rosa di rosso. 

LEPORE di Trani. — Famiglia di origine 
longobarda. Passata da prima in Conversano e 
quindi nel 1360 in Molfetta, venne aggregata a 
quella nobiltà. Trasferitasi da ultimo in Trani ne 
ottenne il patriziato nel seggio del Campo dei 
Longobardi e fu inoltre ascritta al Registro delle 
Piazze chiuse. — Arma: Di verde, alla banda 
d'argento accompagnata nel capo da un giglio 
d'oro e nella punta da una rosa di rosso. 

LEPOROTTI o LEPROTTI di Correggio nel 
Modenese. — Monsignor Antonio ed il canonico 
Giovanni, fratelli, viventi nel XVIII secolo, sono 
citati con lode dal Tiraboschi, il primo come 
medico dei pontefici Clemente XII e Benedetto 
XIV, l'altro come poeta. — Arma: D'azzurro, 
alla terrazza di verde, con un lepre al naturale 
seduto in atto di mangiare le foglie di un arbu- 
sto al naturale posto a destra, e con tre stelle 
d' oro male ordinate in capo. 

LEPRI di Roma. — Originaria di Milano, o 
trapiantata in Roma sul finire del secolo XVII. 
— Ebbe il titolo di marchese da Clemente XIII 
nella persona di Carlo-Ambrogio Lepri, e Pio VI 
con chirografo del Feb. 1789 conferì al marchese 
Giuseppe Ambrogio il titolo di marchese di Rota; 
e nel 1843 Carlo Lepri fu ascritto con tutta la 
famiglia al patriziato romano. — Arma: D'azzurro, 



al lepre fuggente al naturale in una campagna 
di verde, e all'aquila spiegata e coronata di nero. 

LEPROTTI di Carmagnuola (Piemonte). — 
Furono signori delle regioni di Fontanetto con 
Mossi e Mossatti, di cui Gian-Giacomo fu inve- 
stito in contado nel 1742. — Carlo-Felice nel 
1736 venne aggregato alla facoltà di giurispru- 
denza dell'Università di Torino. — Arma: Di rosso, 
al lepre d'argento, corrente sulla pianura erbosa 
al naturale; col capo cucito d'azzurro, a tre stelle 
d'oro. — Motto: lumen et auxilium. 

LERCARI di Genova e di Palermo. — Fre- 
giata in Genova del titolo di marchese di Carosio, 
fu originaria di Moneglia nella riviera di Levante. 
Fu famiglia consolare e si gloria di valorosi am- 
miragli e di dieci dogi della repubblica. — Dette 
il nome ad uno dei 28 alberghi. — Nicola-Maria 
Lercari Cardinale creato nel 1726. — Un ramo 
di questa famiglia, oggi estinta nei Franzoni di 
Genova, fu trapiantato in Palermo da Ivone conte 
di S. Carlo e senatore. — Arma: Fasciato di 
rosso e d'oro di sei pezzi. 

LERICl o de ILICE di Genova. — Del borgo 
e castello omonimo nella riviera di Levante, donde 
si trapiantò a Genova circa il 1400. — Alaonc 
sindaco del Collegio dei giurisperiti nel 1446; 
Giovanni ambasciatore a Luigi XII di Francia nel 
1507 e al Cardinal di Sion nel 1512, sindaco nel 
1513. — Ascritti nei Centurioni nel 1528. — 
Arma: Spaccato di verde e d'azzurro, alla fascia 
di rosso attraversante sulle partizioni. 

LERMO DE RERA di Sicilia. — Originaria 
di Spagna e trapiantata in Palermo da un Ber- 
nardo di Lermo sullo scorcio del secolo XVI. — 
Fu fregiata del titolo di marchese di Santa Ninfa, 
ed ebbe capitani e senatori. — Arma: D'azzurro, 
al guerriero armato di lancia, tenente ai fianchi 
legati due cani d' argento, accompagnato da una 
croce patente d' oro posta nel canton destro del 
capo, da due serpenti d'oro inalberati, combattenti, 
posti nel canton destro della punta, e da un 
albero al naturale nel canton sinistro della stessa. 

LERRI di Forlì. — Famiglia patrizia. — Ar- 
ma: D'oro, a quattro bande di rosso. 

LESIGNANI di Modena. (Estinta). — Arma: 
D' oro, a tre uccelli di nero, posti di profilo, 
2 e 1. 

LESNA del Piemonte. — Giovan-Pietro nel 
1614 fu creato nobile; Giuseppe-Antonio nel 1771 
ottenne la dignità comitale su Lessolo. — Arma: 
D' azzurro, alla fascia d' argento caricata di tre 
rose di rosso, bottonate d* oro, e accompagnata 
in capo da tre stelle d'oro ordinate in fascia, e 
in punta da due bande dello stesso. — Cimiero: 
Due rami d' alloro passati in croce di S. Andrea, 
gettanti fiamme. — Motto: flammescit uterque. 

LETI o dal LEUTO di Ferrara. — Conosciuta 
fino dal secolo X. — Angelo Leuti patriarca di 



LEV 



— 22 — 



LIA 



Grado nel 1310; Antonio consigliere degli Estensi 
c ambasciatore nel secolo XVI; Alberto giurecon- 
sulto di vaglia. — Arma: Spaccato; nel l.« d'az- 
zurro, al leone illeopardito d'oro; nel 2.° di nero, 
a tre bisanti d'oro. — Alias: D'azzurro, al ca- 
priolo di rosso accompagnato in punta da un leo- 
ne illeopardito d'oro; col capo di Francia. 

LETO di Castrogiovanni (Sicilia). — Fre- 
giata della baronia di Capodarso. — Gualterio 
Leto castellano di Catania nel 1298 e ambascia- 
tore presso re Federigo II. — Arma: Di rosso, 
alla gru d'argento in atto di bere ad una fonte 
dello stesso, posta a destra. 

LETTO o ALITTO degli Abruzzi, vedi Alitto. 

LEUCHARI di Venezia. — Originari di Aqui- 
leia, furono tribuni antichi e amanti della loro 
patria. (Estinta nel 12861 — Arma: Spaccato; 
nel I." d'argento, ad una rosa d'oro; nel 2.° d'oro, 
ad una rosa di rosso. 

LEVALI di Rimini. — Gabriele capitano di 
Sigismondo Malatesta contro i Turchi. — Arma: 
D'azzurro, a due levrieri controrampanti d'argento 
collarinati di rosso. 

LEVALOSSI di Reggio- Emilia. — Sagacio 
de' Levalossi compilatore di una cronaca ed uno 
dei sapienti e difensori del Comune di Reggio 
nel 4 315, assai bene accolto ed onorato alla 
Corte di Can Grande della Scala signore di Ve- 
rona. 11 di lui figlio, Alberto, fu Abbate del mo- 
nastero di S. Prospero di Roggio. Albertino Ve- 
scovo di Corone in Grecia nel 1306. (Estinta). 

— Arma? 

LEVANTO di Genova e di Lecce. — La pri- 
ma memoria di questa famiglia in Genova risale 
al 1180. Fu essa illustrata da una lunga serie di 
capitani, consiglieri, governatori, e ambasciatori. 

— Nicolò Levanto si stabilì in Lecce nel 1631 
ed acquistò i feudi di Galugnano, Specchiarasa e 
S. Elena. — Nel 1758 fu con dispaccio regio 
aggregata alla nobiltà leccese. — Arma: Partito 
di nero e di rosso, al palo formato da cinque 
rombi d'oro appuntati, attraversante. 

LEVANTO di Genova. — Arma: D'azzurro, 
alla quercia nudrita sulla pianura erbosa, il tutto 
al naturale, e un liocorno d' argento passante 
sulla pianura, attraversante sul tronco. — Alias: 
D' azzurro al grifo d' argento senz' ali. 

LE VERONI di Fossano. — Il colonnello Ora- 
zio, governatore di Bene, fece acquisto di due 
terzi dei feudi di Ossone e Vinadio e Pont S. 
Bernardo colla dignità comitale avuta nel 1665. 

— AMA: Trinciato; nel l.« d'oro, al lepre di 
nero passante; nel 2." bandato di nero e d'oro. 

LEVI di Venezia. — Vittorio-Emanuele JI 
Re d'Italia, con decreto 10 Apr. 1864, concesse 
ai fratelli Giacomo-Giorgio ed Angelo-Adolfo Levi 
(isdraejiti) il titolo di baroni trasmissibile per 
primogenitura maschile nei discendenti di ambe- 



due le linee di ciascuno di essi fratelli. — Arma: 
Inquartato; nel 1.» di rosso, ad una coppa d'ar- 
gento, sormontata da due avambracci vestiti di 
verde, moventi dal fianco sinistro ed in atto di 
ricevere nelle mani di carnagione dell'acqua ver- 
sata su di esse da un avambraccio simile movente 
dal canton destro del capo e sostenente un bron- 
zetto d'argento da cui esce l'acqua al naturale; 
nel 3.° d'azzurro, ad una piramide d'argento 
piantata sopra un terreno al naturale; nel 4.° di 
rosso, alla nave al naturale, vogante sopra un 
mare dello stesso, ed armata di due alberi, aventi 
ciascuno tre vele spiegate d'argento. — Motto: 

OMNIA VINCIT CONSTANTIA. 

LEVIS di Aqui (Piemonte). — Giambattista 
nel 1564 fu investito del castelletto di Erro. — 
Arma: D'oro, a tre caprioli di nero sormontati da 
un lambello composto d' argento e di rosso. — 
Cimiero: Un drago di nero. — Motto: diev Aide 

AV SECOND CHRESTIEN. 

LEVIZZANI o LIVIZZANI di Modena. — 
Una delle più antiche, nobili e potenti famiglie 
di Modena fautrice degli Estensi. — Ebbe in 
feudo i marchesati di Baiso e di Gottano in quel 
di Reggio. — Orazio podestà di Reggio nel 1611 ; 
Giambattista poeta, letterato e pittore di bella 
fama nel XVII secolo; Giuseppe e Carlo cardi- 
nali di S. R. Chiesa, creati il primo il 26 Nov. 
1753 dal pontefice Benedetto XIV, e l'altro il 
14 Feb. 1785 da Pio VI. Un marchese Livizzani 
fu primo ministro del duca di Modena France- 
sco III d' Este, ed il march. Ippolito fu podestà 
di Modena nel XIX secolo. — Divisa in due ra- 
mi, uno de' quaii fregiati del titolo di marchese, 
si spensero ambedue nella prima metà di detto 
secolo, 1' uno cioè, non titolato, nel 1 838, e l'al- 
tro marchionale nel 1845. — Arma: D' azzurro, 
al monte di sei cime di rosso su cui sta arram- 
picato un leone d' oro. 

LEVORATI di Padova. — Aggregata al Con- 
siglio nobile di Padova il 4 Mag. 1790, fu con- 
fermata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 
4 Lug. e 10 Ott. 1819. — Arma? 

LEZE di Venezia. — Originari di Ravenna, 
furono antichi tribuni, e vennero ascritti nel Con- 
siglio veneto l'anno 1250. — Arma: Partito 
d'argento e d'azzurro, ad una trangla ondata in 
sbarra dall'uno all'altro. 

LIAGES di Palermo. — Arma: D'argento, a 
tre bande d' azzurro. 

LIATO di Andorno nel Novarese. — Signori 
di Castelletto. — Arma: Spaccato; nel !.• par- 
tito: a destra d'argento, sparso di plinti di nero, 
al leone dello stesso armato e linguato di rosso, 
nascente dalla partizione del secondo punto; a 
sinistra, partito d'argento e di rosso, alla torre 
dell'uno nell'altro nascente dalla stessa partizione; 
noi 2.» fasciato d'azzurro c di rosso, al cigno 



LIB 



— 23 — 



LIC 



d'argento, memorato di nero attraversante. — 
Cimiero: Una donna ignuda tenente colla destra 
un ramoscello di persico con un frutto ed una foglia 
sola, e con la sinistra il Motto: fide et robore. 

LIAZARO di Vicenza. — Assai antica e po- 
tente. — Nel 1310 Andrea, desideroso di liberare 
la patria dalla tirannia di Can Grande della Scala, 
ordì contro questo una congiura, ma scoperto fu 
mandato a morte con molti altri cittadini, e con 
lui si estinse la famiglia. — Arma? 

LIBANORI di Ferrara. — Antichissima e 
nobile, ascritta da Clemente X al prim' ordine 
della nobiltà, ed ammessa nel 1672 fra le 27 
nobili ferraresi di perpetuo Consiglio. — Ippolita 
Libanori meritò l' onor degli altari col titolo di 
beata; Martino Vescovo d' Adria nel 1 470; Andrea, 
Sante, Libanoro e Francesco cancellieri dei mar- 
chesi e duchi di Ferrara; Antonio, autore del- 
l' opera Ferrara d' oro; Girolamo letterato insi- 
gne. — Arma: D'azzurro, al capriolo d'argento 
accompagnato da tre L. dello steso, 2 e 1. 

LIBELLI di Città di Castello. — Emerse da 
questa famiglia Giacinto Libelli, religioso dome^ 
nicano e Arciv. di Avignone creato nel 1673. — 
Arma: Spaccato d'azzurro e d'oro, al leone ram- 
pante dell'uno nell'altro; con la fascia di rosso 
caricata di tre stelle di sei raggi d' oro attra- 
versante sul tutto. 

LIBERATI di Parma e di Roma. — Di antica 
origine e feudataria, fino dal secolo XIV, di grandi 
terre con castello nel contado di Camerino nelle 
Marche. Nel secolo XVI alcuni di questa famiglia 
si stabilirono in Parma, ed altri in Roma avve- 
nuta F elezione a Pontefice di Paolo III Farnese. 
I Liberati di Parma ebbero il feudo di Pizzano 
con titolo marchionale, e più tardi furono creati 
conti e ascritti al patriziato. — I Liberati di 
Roma ottennero anch'essi gli onori di quel patri- 
ziato nel 1519 e creati marchesi del S. R. I. — 
Giambattista ministro delle finanze ducali in Par- 
ma; Pietro e Amato marescialli del popolo romano; 
Francesco Arciv. di Efeso; Antonio nunzio pon- 
tificio alla Corte di Spagna. — Arma: Partito; 
nel 1.° di rosso, a due spade d'argento guarnite 
d'oro passate in croce di S. Andrea, le punte 
all' ingiù: nel 2.° d'azzurro, alla fascia di rosso 
accompagnata in capo da una stella di otto raggi 
d'oro, e in punta da un compasso aperto dello 
stesso, le punte rivolte verso il capo. 

LIBRERIS (de) di Castroreale (Sicilia). — 
Arma: Di porpora, alla colonna d'argento, la 
base e il capitello d'oro, trattenuta da due levrieri 
controrarnpanti dello stesso, armati di nero, lin- 
gua ti di rosso, con la coda forcata. 

LIBRI di Firenze. — Originaria di Somma, 
castello del Valdarno supcriore, e trapiantata in 
Firenze da Francesco di Feo di Laco che vi eser- 
citava il notariato nel secolo XIV. — Maffeo suo 



figlio esercitò la professione di copiatore di codici 
e fu dei più gentili e purgati rimatori del suo 
secolo; Leonardo di Andrea ottenne il priorato 
nel 1531; Giulio di Paolo profondo filosofo e legi- 
sta. — Arma: D'argento, a tre libri di rosso 
chiusi e bullettati d'oro. — Alias: Tagliato d'ar- 
gento e di rosso, al leone dell' uno nelF altro 
tencMite fra le branche una rosa di rosso gambuta 
e fogliata di verde. 

LICARI di Randazzo (Sicilia). — Arma: D'az- 
zurro, al monte di tre cime d'oro, battuto da 
un mare d' argento, fluttuoso di nero, movente 
dalla punta. 

LICATA di Sicilia, vedi Leocata. 

LICIA da Borgo d'Ale nel Novarese — Arma: 
D' azzurro, a due lucci d' argento, ombrati di 
nero, posti in croce di S. Andrea, con una stella 
d'oro nel punto del capo. — Cimiero: Un leone 
illeopardito nascente tenente alto con la destra 
un ramo d'alloro fruttato d'oro. — Motto: lux 

INTENEBRIS LUCET. 

LICORI di Sicilia. — Antica e nobile Cata- 
lana trapiantata in Sicilia dal cavaliere Sanchio 
Ruix de Licori sotto il re Martino. — Ebbe i 
feudi di Mistretta, di Capizzi, di Franciuolo, di 
Canneto e di Ragalbuono, e il contado di Gagliano. 
— Arma: Di rosso, al leone d'oro tenente fra 
le branche una scure d' argento. 

LICUDI di Venezia. — Questa nobilissima 
famiglia, di cui una linea è fiorente oggi in Ve- 
nezia, discende dall' antica e principesca dei Li- 
chudis di Costantinopoli, e fu imparentata coi 
Paleologi. Caduto l'impero greco nel 1455, Gre- 
gorio e Matteo Licudi si ricoverarono in una delle 
Cicladi, e poscia nel 1456 a Cefalonia, ove otten- 
nero una signoria con un feudo nel Zante. — Fu 
aggregata ai Consigli nobili di Corfù, Cefalonia 
e Vonizza e ascritta alla prima nobiltà di Pie- 
troburgo e al cavalierato ereditario Austro-Un- 
garico. — Ebbe inoltre per vario tempo il prin- 
cipato di Bulgaria. — Molti uomini illustri emer- 
sero dai Licudi. — Nicolò, detto il mistico, primo 
ministro e segretario dell' imperatore Basilio, e 
patriarca di Costantinopoli nel 901 ; Costantino 
generale e primo ministro di quattro imperatori, 
e principe del senato; Gioannico precettore degli 
Czari di Russia Ivan e Pietro il Grande; Giorgio 
di Marco ammiraglio generalizie della città e for- 
tezza di Corfù nel 1795; Pietro ammiraglio della 
veneta marina, e presidente del tribunale supremo 
criminale a Corfù nel 1801; Vettore, capitano di 
vascello, comandante divisionale in Dalmazia e 
Albania nel 1816. — Arma: Inquartato; nel 1.° 
e 4.° dell'impero greco; nel 2.° di Bulgaria, o 
nel 3.° d'Armenia: sul tutto d'argento, alla quer- 
cia di verde terrazzata dello stesso, sormon- 
tata da una donna nuda uscente dalle sue frondi, 
sinistrata da un lupo rampante al naturale e Un- 



LIG 



— 24 — 



L1N 



guato di rosso. — Alias: D'azzurro, alla colonna 
d'argento terrazzata di verde, sormontata da un 
sole d' oro, e sinistrata da un lupo rampante al 
naturale. — Cimiero: Un lupo uscente da una 
corona d'oro, tenente nella destra una croce bi- 
santina pur d'oro. — Divisa: en touto mka. 

INDONNICI di Polistcna (Calabria). — Amia: 
D'azzurro, al castello d'argento, aperto o murato 
di nero, movente dal fianco destro e sostenuto da 
una terrazza di verde, sinistrato in capo da un 
sole d' oro, e in punta da un uccello d' argento. 

L1GAPASSERI di Bologna. — Di origine co- 
mune con i Tcncarari. — Due membri di questa 
famiglia andarono crociati nel 1188 e nel 1217. 

— Filippo governatore di Forlì. — I Ligapasseri 
erano lambcrtazzi c tra i capi parte: giurarono 
la pace nel 1279. (Estinta nel secolo XIV). — 
Arma? 

UGNANE (la) DELLA ROVERE di Messina. 

— Fu portata da Palermo a Messina da un cava- 
liere comandante il castello di Roccaguelfonea nel 
XII secolo. — Andrea senatore nel 1 439; Enrico 
nel 1447; Giovati-Filippo fu tra i primi a portare 
l'arte della stampa a Roma. — Arma: Partito; 
nel 1.° d'azzurro, alla rovere passata coi rami in 
doppia croce di S. Andrea, ghiandifera e sradi- 
cata d'oro; nel 2.° d'azzurro, alla fascia d'ar- 
gento. 

UGNANA del Piemonte. — Signori di Set- 
timo Torinese. Arma: D'azzurro, inquartato da 
un filetto d'argento; nel l.° e i.° due leoni 
d'oro, armati e linguati di rosso, affrontati; nel 
2.° e 3.° un' aquila bicipite d' argento coronata 
dello stesso. — Cimiero: Un uomo selvaggio 
tenente con ambe le mani in alto una clava in 
atto di battere. — Motto: sans doirter. 

LIGNAXI di Bologna. — Famiglia senatoria, 
oriunda di Milano, e trapiantata in Bologna nel 
1368 da Giovanni di Conte di Oldrando da Ligna- 
no, dottore in legge e conte palatino creato da 
Carlo IV imperatore insieme ai suoi discendenti. 
Ebbe un buon numero di anziani, di senatori, di 
tribuni della plebe e di valorosi capitani. — Mar- 
tino di Antonio Vescovo di Siponte in Puglia e 
poi di Cosenza creato da Alessandro IV. — Sforza 
d'Alessandro luogotenente d'uomini d'arme nella 
repubblica di Venezia. Antonio di Giovanni amba- 
sciatore a Roma nel 1590. — Arma: Inquartato; 
nel 1.» e 4.° di rosso, all'aquila spiegata di nero, 
coronata dello stesso; nel 2.° e 3.° spaccato; nel 
1.° di rosso, al leopardo passante d'oro; nel 2.° 
d' argento, a una radice di corallo al naturale. 

L1GUORO o LIGUORI (de) di Napoli. — Fa- 
miglia patrizia e feudataria che si vuole originaria 
della Grecia. Fioriva in Napoli fino dal secolo XII, 
e fu da remoto tempo ascritta al patriziato nel 
seggio di Portanuova, e godette nobiltà nella città 
di Eboli. — Fu signora di molti feudi e decorata 



dei titoli di principe, duca, conte e barone. — 
Marco de Liguoro uno dei governanti di Napoli 
nel 1190; Lisolo mastro nazionale; Florimonte 
ciambellano del Re Roberto; Filippo capitano 
delle armi della regina Giovanna I; Alfonso-Maria 
Vescovo di S. Agata dei Goti fu innalzato da 
Gregorio XVI col titolo di santo all'onore degli 
altari. — Arma: Spaccato d'azzurro e d'oro, al 
leone dell'uno nell'altro; con la fascia d'argento 
attraversante sul tutto. 

LIMENA (de) di Padova. — Arma: Scaccato 
di rosso e d'argento. 

LIN di Venezia. — Originaria delle valli di 
Bergamo. — Girolamo Lin avendo offerto alla re- 
pubblica centomila ducati per la guerra di Mo- 
rea fu creato nobile nel 1681. — Arma? 

L1NARES di Reggio Calabria. — Originaria 
di Aragona e trapiantata nel regno delle Due Si- 
cilie nel 1 450 da Antonio Linares il quale fu 
castellano e capitano di Giojosa. — Arma: D'ar- 
gento, a tre fasci di grano al naturale posti in 
palo, e sormontati in palo da tre stelle di sei 
raggi d'azzurro. 

LINGUA di Cuneo. — Leandro dott. in leggi 
nel 1723 fu investito in contado di Mosso Santa 
Maria. — Arma: D'oro, al serpe macchiato d'ar- 
gento e di nero, con una seconda testa in luogo 
della coda, attorcigliato in tre giri ad un ba- 
stone nodoso di rosso; il tutto posto in banda. — 
Cimiero: Un gatto. — Motto: ad amplius et minus. 

LINGUEGLIA (della) di Genova. — Trae la 
propria origine da Bonifazio march, di Saluzzo. 
Anselmo figlio di Bonifacio, nominato dei Qua- 
ranta dal luogo di tal nome in valle di Stuva, 
ebbe il 13 Apr. 1153 da Odone Vescovo di Al- 
benga la investitura di decime in moltissimi luo- 
ghi, fra' quali quello di Lingueglia, di cui questa 
famiglia prese il nome, e nel 1162 Bonifacio figlio 
di Anselmo ricevè dall'Imperat. Federico I 1* in- 
vestitura del contado della Lingueglia con piena 
giurisdizione. — Per continuata successione la 
famiglia conservò ed aumentò que' feudi sino al 
declinare del XVIII secolo. — Dai duchi di Sa- 
voja aveva avuto il feudo di Somana r Monferrato. 
— Si divise in due rami, detto l'uno della valle 
di Lerone, e l'altro di Garlenda. — Molti cava- 
lieri fornì all' Ordine di Rodi; Anselmo fu nel 
1367 priore della commenda di S. Giovanni di 
Prè; Filippo nel 1400 ebbe un priorato >r Lom- 
bardia; Aleramo fu priore di Pisa nel 155»: .«rio, 
ammiraglio, ebbe nel secolo XVI la eot»ntonda di 
S. Giovanni di Savona; un altro Aleramo fu 
priore di Messina nello stesso secolo. — I Lin- 
gueglia furono aggregati all' Albergo Imperiali e 
vennero inscritti nel libro d'oro della Repubblica 
di Genova. — Arma: D'argento, a tre bande pie- 
gate di rosso ; Io scudo accollato all' aquila del- 
l' impero. — Motto: GOELO FT ARMIS. 



LIO 



— 25 — 



LIP 



LINI di Bologna. — Famiglia antica e nobile, 
à dato alla patria anziani, dottori capitani, uo- 
mini di consiglio ecc. — Giacomo fu gonfaloniere 
di giustizia nel 1457, e degli otto di balìa nel 
1467; un altro Giacomo nel 1503 fu senatore; 
così pure Antonio nel 1589. — Arma? 

LINI di Correggio nel Modenese. — Gian- 
nantonio, Sigismondo e Giuseppe letterati e poeti 
citati dal Tiraboschi. — Arma: Inquartato; nel 1.» 
e 4.° d'oro; nel 2.° e 3.» d'argento, al leone d'oro. 

LINI di Modena. — Giambattista esimio poeta 
del XVI secolo. (Estinta). — Arma: Trinciato 
d' azzurro e d' oro, alla banda ondata d' argento, 
bordata di rosso, accompagnata da sei stelle di 
otto raggi dell' uno nelF altro, tre in capo, e tre 
in punta disposte nel senso della banda. 

LINI di Venezia. — Arma: Interzato in fa- 
scia; nel 1.o d' azzurro, alla stella d' oro, Alias 
d' argento; nel 2.° d' argento; nel 3.° di verde, 
alla mano d'argento posta in fascia e accennante 
a destra. 

LIO-DUREGHELLO di Venezia. — Dell'Or- 
dine dei segretari del veneto senato, la sua no- 
biltà deriva dal Consiglio nobile di Padova cui 
fu aggregata nel 1752, e le fu confermata con 
sovrana risoluzione 16 Sett. 1826. — Era altresì 
fregiata del titolo di conte ottenuto dal senato 
veneto con decreto 5 Gen. 1780 insieme colla 
giurisdizione civile sopra beni e le persone del 
vicariato di Villa di Gamandon nel territorio ve- 
ronese. — Arma? 

LION di Padova. — Quattro famiglie di que- 
sto cognome anno fiorito in Padova, tutte ag- 
gregate a quel Consiglio nobile. — Una era an- 
che fregiata del titolo comitale che fin dal 20 
Mar. 1548 era stato conferito dal doge di Vene- 
zia a Girolamo con tutta la sua discendenza di 
ambo i sessi, e col predicato di Sanguinetto, della 
cui giurisdizione e beni possedeva essa sette ca- 
rati e mezzo. Tutte le famiglie Lion furono con- 
fermate nobili con sovrane risoluzioni 14 Mag. 
1818, 23 Mar. e 10 Ott. 1819. — Arma? 

LIONESSA (dalla) di Venezia, vedi Dalla 
Lionessa. 

LIONI di Firenze. — Originaria della Val di 
Pesa e proveniente da Leone di Simone che nel 
1326 fu il primo dei 24 priori dati da questa fa- 
miglia alla Repubblica. — Roberto di Francesco 
gonfaloniere di giustizia nel 1460; Carlo di Ro- 
berto cavaliere dell'Ordine di S. Stefano perì alla 
battaglia di Lepanto nel 1571. (Estinta nel 1596). 
— Arma: D'oro, alla banda di rosso, accompa- 
gnata da due leoni dello stesso. 

LIONI DEI SERLEONI di Firenze. — Arma: 
D' azzurro, al leone d' argento tenente un gìglio 
d'oro e accostato da due stelle dello stesso. 

LIONI DA PISTOIA di Firenze. — (Estinta 
nel 1700). — Arma: Spaccato; nel 1 .° d'azzurro, 



ad un leone illeopardito d'oro; nel 2.» d'oro, ad 
un giglio di rosso, accostato da due corone di 
lauro di verde, e accompagnato in punta da una 
corona simile. 

LIORI di Sicilia. — Arma : D'oro, alla croce 
gigliata di rosso. 

LIORSI di Verona. — Famiglia antica de- 
scritta nel campione dell'estimo fino dal 1 409. — 
Fu aggregata al nobile Consiglio patrio nel 1 422, 
e dette uomini di merito, tra i quali tiene il pri- 
mo posto Girolamo celebre medico e grecista, 
rettore nel 1538 dell' Università di Padova. — 
Fu confermata nella sua nobiltà con sovrana ri- 
soluzione 4 sett. 1818. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e d' argento, ad un orso rampante di nero 
attraversante sulla partizione. 

LIPAMANO o LIPPOMANI di Venezia. — 
Originaria di Negroponte e ascritta al nobile Con- 
siglio nel 1381. — Marco, patrizio veneto, pode- 
stà di Belluno, provveditore a Ravenna e reg- 
gente di Zara; Luigi, Vescovo di Verona e poi di 
Bergamo, presiedette al Concilio di Trento e fu 
segretario di Giulio III; Girolamo conte e capi- 
tano di Sebenico nel 1611. — Ottenne la con- 
ferma della sua nobiltà con sovrana risoluzione 
22 Nov. 1817. — Arma: Di rosso, alla banda 
d'argento, accostata da due teste di leone dello 
stesso. 

LIPOLDI di Udine. — Arma: D' argento, al 
capriolo di nero, accostato da tre comete d' oro, 
le due del capo nella direzione del capriolo, e 
quella in punta in palo, le còde in basso. 

LIPPI di Firenze. — Fu squittinata nel 1411 
e dette alle belle arti tre insigni pittori, Lippo, 
Fr. Filippo Carmelitano e Filippo suo figlio. — 
Arma: D'argento, a tre teste di drago di verde. 

LIPPI DI GHINO di Firenze. — Ascritti al- 
l' arte dei corazzai, conseguirono per nove volte 
il priorato tra il 1374 e il 1455. — Arma: D'az- 
zurro, al monte di sei cime sormontato da due 
tralci di vite fruttiferi acccollati ai loro pali, il 
tutto d'oro; accompagnato in capo da un lam- 
bello di quattro pendenti di rosso. 

LIPPI-ALBERDI di Firenze. — Dettero sei 
priori al comune tra il 1378 e il 1451. (Estinta 
nel secolo XV). — Arma : D'oro, a tre bande di 
rosso; con la fascia d'azzurro attraversante. 

LIPPI-NERl di Firenze. — Originaria della 
Val di Pesa. Cominciò a godere del priorato nella 
persona di Lippo di Neri nel 1350, e da quell'e- 
poca al 1528 lo conseguì per 24 volte; e giunse 
per due volte al gonfalonierato. — Dinozzo di 
Stefano ambasciatore a S. Severino nel 1384; Ma- 
riotto oratore ai Veneziani nel 1435. — Arma: 
D'argento, seminato di stelle di rosso, col leone 
dello stesso attraversante. 

LIPPI-GUARDI di Firenze. — A questa fa- 
miglia, che ottenne per tre volte il priorato, ap- 



LIS 



— 26 — 



LIT 



partenne il celebre pittore e poeta Lorenzo Lippi 
autore del poema burlesco il Malmantile riac- 
quistato. (Estinta nel 4724). — Arma: Spaccato; 
nel 1 .° di vaio; nel 2.° d' azzurro, ad un cre- 
scente d'oro. 

LIPPI di Lucca. — Originaria di Arezzo e 
fregiata della croce dell' Ordine militare di S. 
Stefano. — Arma : Partito di rosso e di verde, 
alla fascia d'oro caricata da cinque bisanti d'ar- 
gento. 

LIPPI di Modena. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, al cane rampante d' argento, collarinato 
di rosso, accompagnato in capo da una stella di 
otto raggi d' oro, accostata da due frantumi di 
pietra d' argento. 

LISCA (da) di Verona. — Capostipite di que- 
sta famiglia fu quel Guglielmo da Lisca generale 
dei Visconti signori di Verona, il quale nel 1390 
perdette la vita in difesa del principe contro i 
Carraresi. In premio de'suoi servigi furono con- 
cessi alla sua discendenza maschile in feudo no- 
bile, gentile e legale i beni di Formighedo e le 
decime di Caldiero. — Dionisio cavaliere, nel 
1405, epoca della dedizione della città di Verona 
alla Repubblica veneta, fu uno degli oratori che 
presentarono le chiavi della città ai generali ve- 
neti. -- Nel 1421 fu questa famiglia aggregata 
al Consiglio nobile di Verona, ed essendosi resa 
benemerita del governo, il senato veneto eresse 
in contea il feudo suddetto, concedendole il titolo 
di conte trasmissibile a tutti i maschi legittimi. 

— Fu confermata nobile con sovrana risoluzione 
1 Mar. 1 820. — Arma : D' argento, all' albero 
di verde piantato sopra un monte di tre cime 
dello stesso, movente dalla punta; col capo d'oro, 
all' aquila di nero, coronata del campo. 

LISCII di Modena. — Arma: Fasciato di 
verde e di rosso di sei pezzi ; col capo del se- 
condo, caricato di una crocetta del primo. 

LISI di Milazzo. — Arma: D' azzurro, a due 
leoni coronati d' oro, affrontati al tronco di un 
albero al naturale; il tutto sostenuto da una ter- 
razza dello stesso. 

LISIADO di Venezia. — Originaria di Aiti- 
no. — Si dove a Lisiado la fabbricazione della 
prima nave che fu fatta in Venezia. (Estinta nel 
1348). — Arma: Fasciato d'argento e d'oro. 

LISNARUI di Carpi nel Modenese. — Detta 
anticamente Carpucci, era una delle primarie fa- 
miglie di Carpi nel XVI secolo. — Giovanni 
commissario generale in Sassuolo nel 1507; un 
altro Giovanni podestà di Reggio-Emilia nel 4533. 

— Arma: Trinciato merlato d' argento e di ros- 
so, a due rami di tre foglie di verde posti' in 
banda; col capo dell' impero. 

LISONI di Udine. — Arma : Spaccato d' oro 
c di verde, a quattro catene d'argento passate in 
- rfj * i<?r^;> noventi da vii anelletto dello 



stesso attraversanti sullo spaccato, e confinanti 
negli angoli dello scudo. 

LITOLFA di Vicenza. — Credesi originaria 
di Padova dove dicevasi di S. Andrea. — Mar- 
zio di Vitale canepario del Comune nel tempo 
che l'imperatore Ottone venne in Italia per re- 
carsi a Roma, e vendè alcuni beni del Comune ; 
Ricardino pretore in patria nel 1260, poi pode- 
stà, fece riedificare il palazzo comunale che era 
stato incendiato da Federico II imperatore, (fi- 
stinta). — Arma? 

LITTA di Milano. — Di origine repubblica- 
na, si rese potente col rafforzarsi del Comune. — 
Giovanni nel 1046 era auditore al tribunale di 
Arioaldo per Enrico III redi Germania; nel 1171 
la famiglia era vassalla dcll'Arciv. di Milano; nel 
1195 Giordano giura come rettore per la città 
di Milano nel congresso di S. Damiano raccolto 
a riannodare la lega lombarda contro 1' impero. 
— Messasi fra gli adepti del partito dei nobili, 
ne fornisce valenti campioni, si batte contro la 
fazione torriana in armi, movente da Lodi, e Bal- 
zarino, il suo eroe, cade gloriosamente sul cam- 
po di S. Donato. — Inscritti nella matricola del- 
l' Arciv. Ottone Visconti, si mantennero guelfi 
anche sotto il dominio dei Visconti ghibellini. — 
Banchieri sotto gli Sforza, feudatari, marchesi, 
conti, grandi di Spagna, magnati d'Ungheria in- 
vestiti dei più eminenti gradi militari, i Litta 
raccolgono le eredità di altre famiglie, di cui 
prendono i cognomi. — Questa casa formò quindi 
tre diramazioni, di cui la ducale è messa Jsopra 
le altre. Con Giovanni-Battista Litta, che abita- 
va in Porta Orientale nella parrocchia di S. Ma- 
ria della Passarella, ebbe principio nel 1506 la 
diramazione che in seguito aggiunse al proprio il 
cognome Modignani (marchesi nel 1715); con Gio- 
vanni-Stefano, nel 1550 ebbe origine la seconda 
che aggiungeva i cognomi di Biumi-Resta. — Fra 
i Cardinali di S. R. Chiesa è annoverato Lorenzo 
Litta creato da Pio VII il 23 Feb. 1801. — Pom- 
peo di questa famiglia autore della grandiosa o- 
pera: Le famiglie celebri italiane ; Girolamo Litta 
Modignani, che fu per tre volte vicario di prov- 
visione di Milano, ebbe per figli Alessandro Ve- 
scovo di Cremona e Camillo creato marchese e 
feudatario di Menzago e Vinago nella pieve di 
Somma con li suoi primogeniti maschi in infi- 
nito dall'Imperat. Carlo VI con diploma 22 Mag. 
474 7. — Detto titolo venne confermato a Giam- 
battista Litta Modignani nel 1816 dall' Imperat. 
Francesco I d'Austria. — Arma comune a tutti 
i rami : Scaecato d' oro e di nero. — Cimiero : 
Un' aquila nascente di nero, coronata d' oro. — 
Arma dei Litta- Arese-Visconti: Scaecato d'oro e 
di nero, al franco quartiere di verde caricato di 
un capriolo d' oro, sormontato da cinque stelle 
dello stesso, 3 o 2; col capo di rosso caricato 



LOC 



- 27 - 



LOC 



di api d'oro. — Arma dei Litta-Modignani: Par- 
tito; nel 1.» scaccato di nero e d' oro; nel 2.° 
spaccato d'argento, al leone nascente di rosso so- 
pra un fasciato di rosso e d'argento, ed al capo 
d'oro caricato di un' aquila di nero. 

LIUZZI o LUZZI o DAL LUZZO di Bologna. 
— Se ne à memoria fino dal 972 nella qual epo- 
ca un Liuzzo era vescovo di Cremona. — Fu di 
parte lambertazza, e nel 4279 giurò la pace ai 
Geremei. — Si rinviene tra gli anziani nel de- 
clinare del secolo XV. Ebbe distinti medici, e 
insigni filosofi. (Estinta). — Arma ? 

LIVELLI di Padova. — Arma: Inquartato; 
nel l.° capriolato d' argento e di rosso di sei 
pezzi; nel 2.° partito; a destra d'oro, a tre gi- 
gli d'azzurro posti in palo; a sinistra capriolato 
d'argento e di rosso di sei pezzi; nel 3.° partito; 
a destra, capriolato rovesciato di rosso e d'ar- 
gento di sei pezzi; a sinistra d' oro a tre gigli 
d'azzurro posti in palo ; nel 4.° controinquartato; 
a) d) baridato di rosso e d'argento, b) e) d'azzur- 
ro, a tre gigli d'oro. 

LIVIZZANI di Modena, vedi Levizzani. 

LIXANDRANO di Catania. — Arma: D' az- 
zurro, all' aquila spiegata e coronata d' oro vo- 
lante sul mare nella punta. 

LIZZARI di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
D'azzurro, a sei monti d' oro, tre sopra tre, ac- 
compagnati da tre stelle dello stesso; col capo 
d' oro all' aquila di nero. 

LIZZARI di Verona. — Si trova inscritta 
nel can. pione dell'estimo all' anno 4 433. — Nel 
1558 fu aggregata al nobile Consiglio veronese 
ed ebbe giurisdizione sopra Asparedo. — Frair- 
cesco Lizzari medico distinto; Nicolò giudice di 
Collegio. — Altri provveditori di Comuni e po- 
destà di Peschiera. — Fu confermata nella sua 
nobiltà con sovrana risoluzione 4 Sett. 4 84 8. • — 
Arma : D'azzurro, alla fascia d'argento, accompa- 
gnata in capo da un leone nascente d'oro, movente 
dalla fascia e in punta da una stella dello stesso. 

LOBETTI di Torino. — Carlo-Emanuele I 
infeudava al cav. mauriz. Claudio ed al suo fra- 
tello Maurizio i luoghi di Monastero di Vasca e 
S. Biagio col titolo comitale. — Arma: D'oro, al 
lupo di nero, armato d' argento, rampante. 

LOBIA di Venezia. — Aggregata al patriziato 
veneto nel 1646 in premio dei servigi prestati 
alla Repubblica. — Arma? 

LOBRANO di Napoli. — Arma: D' argento, 
al leone d'azzurro.' 

LOCADELLI di Sicilia. — Originaria di Ber- 
gamo e trapiantata in Sicilia sotto il re Alfonso 
da un Corleone Locadelli giudice della corte stra- 
ticoziale di Messina. — Francesco governatore di 
Patti. — Arma : D' azzurro, alla civetta d'oro, ac- 
compagnata da tre stelle dello stesso, due in ca- 
po ed una in punta. 



LOCATELLI di Bassano. — Appartenne al 
corpo nobile della città di Bassano, fu compresa 
nell'elenco dei nobili formato ed approvato nel 
4726 dal senato veneto, ed era ascritta a quel 
Consiglio nobile. — Ottenne la conferma della 
sua nobiltà con sovrana risoluzione 20 Ott. 4822. 
— Ariha? 

LOCATELLI di Bologna. — Originaria di 
Bergamo. — Vincenzo dottore di leggi fu gover- 
natore di Narni nel 4558; Giovanni-Antonio ve- 
scovo di Venosa nel 4566; Eustachio vescovo di 
Reggio e confessore di Pio V; Agostino nel sud- 
detto anno fu degli anziani e dopo lui Lodovico 
nel 4628 e Girolamo nel 4651. — Quest'ultimo 
fu fregiato del titolo di marchese. — Arma: Un 
monte di tre cime sormontato da una civetta al 
naturale e accompagnato in capo da due stelle 
di sei raggi. 

LOCATELLI di Cesena. — Originaria di Ber- 
gamo e consorte dei Locatelli di Bologna trapian- 
tata in Cesena dal Cav. Antonio sui principii del 
secolo XV. — Arma: — Uguale alla precedente. 

LOCATELLI di Rovigo. — Originaria di Ber- 
gamo, donde trapiantatasi in Rovigo fu quivi ag- 
gregata nel 4 460 al Consiglio nobile, e la sua 
nobiltà fu confermata con sovrana risoluzione 8 
Lug. 4820. — Arma? 

LOCCATELLI di Assisi. — Originaria di Ber- 
gamo e trapiantata in Assisi in principio del 
secolo XVI, esercitò la mercatura e ne trasse 
grossi guadagni che la fecero ricca, per cui ven- 
nero ben presto ascritti alla nobiltà della nuova 
patria di cui ne esercitò, in ogni tempo, i più 
eminenti uffici. — Antonio, cav. gerosolim. e 
prode capitano, militò ai servigi dei re di Spa- 
gna e di Francia, del granduca di Toscana e della 
Repubblica di Venezia nelP Epiro contro 1 Tur- 
chi, morto il 7 ott. 4668; Francesco di Seriato 
di Bernardino, ascritto alla cittadinanza Peru- 
gina Pro porta Sancti Petri, insieme a' suoi di- 
scendenti il 23 Giù. 4 611, poi colonnello di mi- 
lizie per la Camera Apostolica nello stato di 
Bettona con diploma 10 Apr. 1644; Leonardo, 
morto gonfaloniere di Assisi nel 1793; Vincenzo, 
di Seriate di Francesco, prof, di belle lettere in 
Gubbio ed in patria ed autore di varii scritti 
letterari e poetici, pubblicati per le stampe, 
morto in Ravenna nel 1880. — Varii rami di 
questa famiglia emigrarono dalla patria, ed uno 
si trasferì in Cesena, altri in Terni, in Roma ed 
altrove. — Arma : D' azzurro, alla fascia d' oro, 
sostenente un allocco d' argento, sormontato da 
tre stelle di sei raggi d'oro, ordinate in fascia; 
essa fascia accompagnata in punta da un monte 
di tre cime d' oro. 

LOCCI di Narni. — Famiglia nobile e fio- 
rente fino dal secolo XV, venne con gli Eroli e 
con gli Alberti fregiata del titolo di barone dei 



LOD 



— 28 — 



LOD 



Castelli di Camartana e Marinata (Estinta). - Arma? 

LOCHIS di Bergamo. — Originaria di Spa- 
gna e trapiantata in Bergamo circa la metà del 
secolo XVI. — Fu fregiata da Ferdinando prin- 
cipe di Castiglione nel 4 64 i del titolo di cava- 
liere del S. R. I. e più tardi ottenne il titolo 
comitale della Crocetta. — Luigi podestà in Ber- 
gamo per molti anni. — Arma: Inquartato; nel 

4. » d'oro, al crescente d'argento; nel 2.° d'oro, 
al castello turrito e sormontato dall' aquila spie- 
gata di nero; nel 3.° d'azzurro, al monte di tre 
cime di verde sormontato da un allocco al natu- 
rale; nel 4.° scaccato di nero e d' argento. — 
Cimiero: l'aquila bicipite coronata d'oro. 

LOCO (de) di Genova. — Arma: D' azzurro, 
all'oca d'argento, beccata e membrata d'oro so- 
rante dalla pianura erbosa al naturale. 

LODI di Aquila. — Patrizia aquilana estinta 
nel XVIII secolo. — Carlo-Eustachio cavaliere di 
Calatrava nel 474 8. — Arma: D'argento, all' a- 
quila di nero reggente cogli artigli un nastro di 
rosso, caricata nel petto d'un nastro svolazzante 
d'argento con la scritta: Pax optima rerum nel 
campo, e due chiavi al naturale poste in croce di 

5. Andrea, legate da un nastro di rosso pen- 
dente e sormontate da una conchiglia di verde 
nella punta. 

LODI di Brescia, vedi Lande. 

LODI di Cremona. — Originaria di Lodi, tra- 
piantata in Cremona circa al 4 458 quando cioè 
i Milanesi distrussero la città di Lodi. Dette a 
Cremona 38 decurioni, il primo nel 4 4 46 e l'ul- 
timo nel 4784. — Con diploma del duca di Par- 
ma Francesco Farnese in data 25 Apr. 4746, ven- 
ne fregiata del titolo marchionale. — Arma: D'o- 
ro, al leone d'argento caricato nel centro da uno 
soudetto spaccato di nero e d'oro. 

LODI di Modena. — Bartolomeo autore di 
una cronaca di Modena tuttora inedita. — Luigi, 
dottissimo bibliografo e vicc-bibliotocario della 
Es-tcnsc di Modena, morto da non molti anni. — 
Aiima: D'azzurro, alla terrazza di verde su cui 
sta piantato un grande albero al naturale, sul 
tronco del quale sta arrampicata una lucertola 
alata di verde. 

LODI di Milano. — Tre sono i rami dei Lodi 
che fiorirono in Milano, oggi tutti estinti. — Il 
primo, il cui sepolcro si ammira tuttora in San- 
t'Eustorgio, e che ebbe un membro del Tribunale 
di provvisione finì nella casa Porro, ora detta 
Porro-Lodi; il secondo diede un fisico collegiato 
ed un canonico ordinario; il terzo, ed il più illu- 
stre, diede un giureconsulto collegiato e vicario 
di provvisione, un cavaliere di S. Stefano, ed K- 
manucle edebre storico, e si cstinse nel 4741.— 
Arma: Spaccato; nel 4.° d'oro, all'aquila di nero 
coronata del campo; nel 2." d'argento, alla banda 
di rosso accompagnata da duo L di nero. 



LODI del Piemonte. — Agostino, uditore ca- 
merale, nel 4620 ottenne l'infeudazione di S. Mar- 
zanotto in baronia. Paolo-Domenico fu presid. di 
Camera, Bernardino prof, di leggi a Torino. — 
Paolo-Gerolamo nel 4693 fu investito di Capri- 
glio; il conte Michelangelo divenne consigliere di 
stato e generale delle milizie e genti da guerra. 

— Arma: Partito ; a destra d' oro, a due rami 
d' alloro di verde passati in doppia croce di S. 
Andrea: a sinistra bandato d'azzurro e d'argento. 

— Cimiero: Uh braccio armato impugnante una 
spada d'argento. — Motto: Justo et sollicito. 

LODI di Vicenza. — Arma: Spaccato d' az- 
zurro e di verde, ad una stella d'oro; con la fa- 
scia d' oro attraversante sulla partizione e cari- 
cata di un leone illeopardito di nero. 

LODI o DE LODIS di Lombardia. — Arma: 
Inquartato d' azzurro e d' oro, il 4. n caricato di 
un'aquila di profilo sorante d' oro, rivolta, la te- 
sta posta verso destra. — Cimiero: Un' aquila 
uscente d'oro imbeccata di rosso. 

LODOVICI di Assisi. — Originaria dai Lo- 
dovici di Bologna e trapiantata in Assisi. Qui in 
ogni tempo diede uomini egregi in armi ed in 
toga, ed un gran numero di esimi giureconsulti. 
Il più celebre fu Giuseppe. laureato in diritto 
civile e canonico di anni 23 nel 4558, magi- 
strato per la S. Sede in varie città dell' Umbria 
e delle Marche, auditore generale dell' Umbria, 
auditario nella Rota di Firenze e di Siena e rese 
pure grandi servigi a Lucca, Genova, alla Ligu- 
ria. — Questa famiglia si estinse nel 4 658 nella 
persona del dottor Antonio. — Arma: Di rosso, 
a tre bande scorciate d' oro. — Cimiero: Un 
grifo tenente un castello col motto: lirertas. 

LODOVICI di Forlì. — Arma : Di rosso, a 
tre pali scorciati d' oro. 

LODOVICI di Venezia. — Arma : D'azzurro, 
alla metà di un quarto di una ruota d'argento; 
col capo dello stesso caricato di un leone illeo- 
pardito d' oro. 

LODOVISI di Bologna. — Senatoriale di Bo- 
logna conosciuta fino dal XIII secolo, e quindi 
patrizia romana. — Oltre diversi ambasciatori, 
dette alla patria 53 anziani dal 4 296 al 4617. — 
Giovanni conte di Arimonte era senator di Ro- 
ma nel 4 423, e Bertrando Monterenzi suo nipote 
o figlio adottivo fu il capo-stipite dei conti di 
Samoggia, feudo ottenuto da Leone X nel 4 314, 
e da cui sortì Alessandro, papa nel 4624, col 
nome di Gregorio XV; Orazio, fratello del papa, 
fu padro del card. Ludovico e di Nicolò generale 
di S. R. C. viceré di Aragona e Sardegna duca 
di Fiano o di Gallicano che arricchì la famiglia 
con tre matrimoni. — Dalla sua prima moglie 
Isabella Gapealdi ebbe il principato di Venosa; 
dalla seconda, Polissena Mendoza, lo stato di 
Piombino di cui comprò l'investitura dal re di 



LOF 



- 29 - 



LOL 



Spagna per un milione di ducati nel 1635. — 
La terza fu Costanza Panphili che non ebbe dote. 
Ma Innocenzo X lo fece prin. assistente, generale 
delle galere, e gli diede un giorno una cedola di 
centomila scudi. — Da Costanza ebbe Giambat- 
tista senatore di Bologna, viceré dell' Indie e di 
Sardegna, ultimo del nome, e Ippolita maritata 
nel 1681 a Gregorio Buoncompagni duca di Sora. 

— Arma: Inquartato nel 1.° e 4.° d'oro, ad una 
croce patente di rosso accompagnata da quattro 
torte dello stesso; col capo di rosso caricato di 
tre bande d'oro ; nel 2.° e 3.° d'azzurro, all'aquila 
d'argento imbeccata, membrata e coronata d'oro. 

— Cimiero: Un volo d' oro, ciascun ala caricata 
di una croce patente di rosso, accantonata da 
quattro torte dello stesso. 

LODRONE-LATERANO di Trento. — Si vuole 
originaria di Roma e da remoto tempo signora 
della valle di Vestino che comprendeva 12 vil- 
laggi. — Fu dichiarata nobile originaria veneta 
da quella potente Repubblica, e nel 1452 venne 
innalzata dall'imperatore Federico III al rango di 
conti dell'Impero e le sue possessioni di Lodron 
e Castel-Romano furono dichiarate contee impe- 
riali. — Molti capitani, generali e magistrati e- 
mersero da questa casa. — Paride, Arciv. di Sa- 
lisburgo; Sebastiano e Francesco Vescovi di Gurk; 
Lodrone Vescovo di Bressanone. — Arma: Di 
rosso, al leone d'argento con la coda tre volte in- 
trecciata a guisa di un nodo di amore. — Di- 
visa: FORT1TUDO. 

LOFASO o FASO di Sicilia. — Originaria 
di Milano e trapiantata in Sicilia da un Antonio 
Del Faso governatore della città di Caltanisetta 
sotto Federigo lì. — Ebbe la baronia di Condo- 
verno, il ducato di Serra di Falco, il marchesato 
dell'Ingegni e di S. Gabriele. — Lodovico Lofaso 
castellano della città di Termini ; Leonardo au- 
tore di molte opere importanti; Antonino abate 
di S. Anastasia morto in concetto di santità nel 
1572. — Arma: D'azzurro, all'albero di faggio al 
naturale sormontato da un'aquila nascente coro- 
nata di nero e portante nel rostro una face ac- 
cesa; e un braccio armato sporgente dal canton 
destro del capo, tenente una spada in mano po- 
sta in fascia, alla cui punta un giglio d'oro. 

LOFFREDO di Messina. — Di origine nor- 
manna, e da remotissimo tempo trapiantata in 
Sicilia. — Ebbe nobiltà in Napoli nei seggi di 
Capuana e Portanova, in Cava e in Messina. — 
Si divise in due rami: nei principi di Cardito e 
marchesi di Monteforte, e nei marchesi di Tri- 
vico e S. Agata e conti di Potenza. — Fu si- 
gnora di 46 feudi, di due contee, di 13 marche- 
sati, di tre ducati, e di sei principati. — Lof- 
fredo e Filippo presero parte alla guerra di Ter- 
ra Santa nel 1197 col re Guglielmo II il buono; 
Napoleuccio escalario di Arrigo VI nel 1196; 



Giovanni giustiziere di Otranto nel 1323; Camil- 
lo maresciallo di Luigi XII di Francia; Enrico 
Vescovo di Capaccio nel 1531; Gaspare Vescovo 
di Melfi; Carlo Arciv. di Capua nel 1701. — 
Arma: Di vaio pieno. — Cimiero: Una testa e 
collo di bufalo di rosso, alato d' un volo spiegato 
d'argento. 

LOGLII di Modena. (Estinta). — Arma: Spac- 
cato; nel 1.° d'azzurro, al leone nascente d'oro; 
nel 2.° d'azzurro, a tre stelle di otto raggi d'oro, 
poste 2 e 1. 

LOGETELA di Reggio-Calabria. — Arma: 
D' argento, a due bande scaccate di rosso e del 
campo, di due file, accompagnate nel capo da un 
giglio d'oro. 

LOIANI di Bologna. — Originaria della Ger- 
mania e trapiantata in Bologna, ebbe la signoria 
di molti castelli, tra i quali, Bisano, Pianoro, Ca- 
pretto, Piancaldo e Orsara. — Dette alla patria 
molti anziani e diversi senatori, ambasciatori e 
gonfalonieri di giustizia. — Giovanni di Leonar- 
do, Giovanni d' Antonio e Antonio di Jano dot- 
tori in legge. — Arma : D'argento, al grifo ram- 
pante di rosso. 

LOIRA del Piemonte. Conti di Mongrando. — 
Arma: Inquartato; nel 1.» e 4.» d'azzurro, alla 
fascia doppia addentellata d'oro, accompagnata da 
tre stelle dello stesso; 2 e 1; nel 2.° e 3.° d'ar- 
gento, all'aquila di nero. — Cimiero: Un' aquila 
nascente di nero, coronata di rosso. — Motto: 

AN Tmi QUOD ALTERI. 

LOJUCCO di Taranto. — Ascritta alla no- 
biltà tarantina nel 1791 e confermata tale con 
diploma di Ferdinando IV nel 1793. — Ebbe a 
capostipite Leone Lojucco vivente nel 1543. — 
Arma: D' azzurro, ad un fascio di giunchi al na- 
turale sormontato da un' aquila bicipite di nero 
coronata dello stesso. 

LOLI di Siena. — Furono dei nove, risieduti 
nel 1352. — Cosimo di Lolo il primo gonfalo- 
niere del 1355; Gregorio di Nicolò consobrino di 
Pio II e suo segretario, ottenne dal Papa il co- 
gnome Piccolomini e l'inquarto dell'arma ; Loren- 
zo, guardia nobile di Pietro Leopoldo e cav. di 
Malta. — Arma: Di rosso, alla banda d'argento 
caricata da due leoni passanti di nero sostenenti 
nelle branche anteriori un ramo di palma. 

LOLINI di Venezia. — Originaria di Aitino, 
à dato alla chiesa di Torcello un Vescovo nella 
persona di Stefano nel 1186, ed a quella- di Bel- 
luno un altro Vescovo che fu Luigi di Paolo 
creato nel 1596 da Clemente Vili. — Traspor- 
tatasi in Candia, fu poi trapiantata in Venezia 
da Angelo che nel 1438 fu ammesso al maggior 
Consiglio avendo provato che un suo antenato, 
Tommaso, era andato ad abitare in Candia con 
una delle colonie nel 1211. — Fuvvi pure un 
Pietro che nel 1276 era capo di contrada di S. 



LOM - a 

Maria Formosa. — All'assedio e presa di Costan- 
tinopoli, nel 1 453, si trovarono i fratelli Alessan- 
dro e Giovanni figli di Angelo Lolini. — Dome- 
nico di Marcantonio podestà e capitano di Feltre 
nel 1 573. — Questa casa si estinse nel 1633 in 
Zuanne del fu Paolo Lolin, ed il palazzo suo, po- 
sto in via S. Vitale, colle sue sostanze, passò nella 
famiglia Giustiniani che fu detta poi Giustinian- 
Lolin. — Arma: Losangato d' oro e di rosso; col 
capo d'argento caricato del giglio di Firenze di 
rosso. 

LOLLI o LOLLIO di Ferrara. — Antica e 
nobile ferrarese, divisa da lungo tempo in due 
rami, dei quali il primo ebbe la contea di Praz- 
zo, ed il secondo la signoria di Boccaleone. — 
Ippolito Lolli professor di legge nell'università di 
Ferrara; Francesco ambasciatore a Firenze pel 
duca Ercole I; Alberto uno dei letterati più di- 
stinti del secolo XVI. — Arma: Spaccato; nel 
1.° d'oro, al leone nascente al naturale (Alias di 
rosso); nel 2.° d'azzurro, a tre stelle d'oro, 2 e 4. 

LOLLI di Narni. — Nel 1513 apparteneva 
già al patriziato di Narni. — Arma: D\ azzurro, 
al gallo al naturale, barbato e crestato di rosso, 
tenente colle sue due zampe una spiga d'oro. 

LOLMO di Rergamo. — Arma : D'argento, al 
castello di rosso, fondato sulla pianura erbosa al 
naturale; sui merli della torre di sinistra un el- 
mo di ferro chiuso, in profilo al naturale, e, nel 
mezzo, fra le due torri, un bastone, movente dal 
muro e sostenente un basto, il tutto pure di rosso. 

LOMBARD d' Alessandria. — Carlo, direttore 
generale delle Poste, nel 1834 fu creato barone. 
— Di questa famiglia Francesco-Vincenzo, nato 
in Alessandria nel 1737, canonico, abate di S. 
Andrea di Savignano, nel 1824 fu creato Vescovo 
di Susa. — Arma : Di rosso, al leone d'argento ; col 
capo d'oro, all'aquila di nero coronata dello stesso. 

LOMBARDI di Bologna. — Originaria di Lucca, 
e trapiantata in Bologna nel 1340. — Bartolomeo 
francescano creato vescovo da Benedetto XII. — 
Andrea fu degli anziani nel 1361, e dopo lui al- 
tri della famiglia. — Arma? 

LOMBARDI di Lucerà. — Fregiati del titolo 
comitale di Gambatcsa. — Arma: Di rosso, al 
Icone d'argento. 

LOMBARDI da Manta (Piemonte). — Conti di 
Lorn borgo. — Arma: D'oro, alla croce di S. An- 
drea in divisa di nero, accantonata in capo e in 
punta da una stella d'azzurro; in ciascun fianco 
da un leone di rosso; col capo d'azzurro a tre 
gigli d'oro ordinati in fascia. — Motto: UPAVIDUH 
FEftJBJfT RUMAI. 

LOMBARDI di Modena. — Sono due fami- 
glie omonime ambedue fiorenti, ed una delle 
quali appartiene un Benedetto che nel 1417 era 
tra i conservatori di Modena. — Arma: Spac- 
I .mi * « «i; rosso nll' 'ilih- -'h ol Piturnlc 



— LOM 

di ferro nascente dalla partizione; nel 2.» scac- 
cato d' argento e d'azzurro. — Alias: D'azzur- 
ro, all' albero di verde, terrazzato dello stesso e 
diviso in due rami fogliati pure di verde. 

LOMBARDI di Napoli e di Palermo. — Ar- 
ma: Vaiato in punta di sette file d'oro e di rosso. 

LOMBARDI di Venezia. — Originari di Lom- 
bardia e furono ricchi mercanti. — Nel 1297 ot- 
tennero la veneta nobiltà al serrar del Consiglio. 

— Arma: Trinciato d'azzurro e d'argento, all'a- 
quila dell' uno Dell' altro. — Alias: Spaccato d'oro 
e d'azzurro, al leone illeopardito dell'ano nel- 
P altro. 

LOMBARDI di Verona. — Fregiata nel XVI 
secolo del titolo comitale. — Bernardo vicario 
della casa dei mercanti nel 1458; Agostino giu- 
dice collegiato nel 1522; Bartolomeo e Bernardo 
lettori nell' Università di Padova; Marcantonio 
vescovo di Crema nel 1752. — Aggregata nel 
1409 nel nobile Consiglio. — Ottavio nel 1790 fu 
l'ultimo di questa casa che vi appartenne. — 
Arma: D'argento; col capo ondato d'azzurro ca- 
ricato di tre stelle d'oro. 

LOMBARDINI di Forlì. — Di quest' antica 
famiglia fu celebre Bartolomeo Lombardini pro- 
fessore di medicina e rinomato anche fuori d' Italia. 

— Federico III imperatore lo ricolmava di ricchez- 
ze e di onori. (Estinta). — Arma: D'azzurro, alla 
pantera d' oro rampante, accompagnata in capo 
da tre stelle d'oro; con la fascia di rosso attra- 
versante. — Alias: Dazzurro, alla fascia di rosso, 
accompagnata in capo da tre stelle di sei raggi 
d'oro male ordinate, col cane saliente dello stesso 
attraversante sulla fascia. 

LOMBARDO di Monte San Giuliano (Sicilia}. 

— Arma: Vajato d' oro e di rosso di sette file. 
LOMBRIA di Venezia. — Originaria di Mi- 
lano, e da bassa fortuna levatasi a grandi ric- 
chezze, offerti cento mila ducati per la guerra di 
Candia, ottenne la nobiltà nel 1646. — Arma: 
Spaccato d'argento e d'azzurro, al leone d'argento 
avente tra le branche un triangolo dello stesso 
nel secondo. 

LOMBROSO di . — Vittorio-Emanuele II 

Re d'Italia, con decreto 21 Gen. 1866 concesse 
al dott. Abramo Lombroso il titolo di barone tra- 
smissibile per primogenitura maschile. — AnMA ? 

LOMELLINI di Genova. — Trae origine certa 
dal secolo XII ed ebbe a capo-stipite un Vassallo 
da Lumello, console dei Genovesi nel 1197. — 
Nelle fazioni che agitarono la patria seguitò sem- 
pre il partito degli Spinola, dei Doria e dei Fre- 
gosi ; ed oltre le primarie dignità in paese, ebbe 
spesso anche il comando di armate navali, amba- 
scerie ecc. e nel 1528 formò uno dei 28 alber- 
ghi. Nel 1533 Battista LomeJlini salì primo al 
trono dogale, dignità conseguita da altri cinque 
della famiglia, -^fifttt* hioJtre alla Chiesa molti 



LON 



— 31 — 



LON 



cardinali e vescovi, ed ebbe la signoria dell' isola 
di Tabarca che le fu tolta dai Turchi. — Arma : 
Spaccato di porpora e d'oro. — Motto: manet 

AVITA VIRTUS. 

LOMELLINl di Viterbo. — Arma: Spaccato 
di verde e d'oro. 

LOMENI di Lodi. — Arma : D' azzurro, al 
leone d' argento coronato d' oro, tenente tra le 
branche una ruota dello stesso. 

LOMENI di Milano. — Arma : Spaccato ; nel 
1.» di rosso, al leone illeopardito d'oro; nel 2.° 
d'argento, ad un rosaio gambuto e fogliato di 
verde, fiorito di nove rose di rosso, tre in alto, 
tre a destra, e tre a sinistra. — Cimiero: Una 
testa di leone d'oro. 

LOMIA o LALOMIA di Sicilia. — Giannicola 
Lalomia, gentiluomo di Piacenza, trapiantò nel 
4393 la sua famiglia in Sicilia, e fu castellano di 
Piazza e si diramò poi in Girgenti, in Cammarata 
e in Palermo. — Arma: Di verde, a cinque Io- 
mie d'oro ordinate in cinta. 

LONATI di Milano. — Marchesi di Vignole 
e signori del Barghetto. — Arma : Di rosso, a tre 
crescènti d'argento, 2 e 1; col capo d'oro, all'a- 
quila di nero. 

LONGHENA di Brescia. — (Estinta). — Ar- 
ma: D'azzurro, al pellicano d'argento. 

LONGHI di Modena. (Estinta). — Arma: 
D' argento, alla fascia di rosso, accompagnata in 
capo da due L di nero, ad in punta da un giglio 
di verde. 

LONGHI di Roma. — Le notizie più sicure 
di questa famiglia risalgono alla metà del seco- 
lo X in cui, i tre fratelli Giovan-Jacopo, Bona- 
ventura e Filippo, dividendosi in tre linee, si di- 
ramarono in Genova, in Adraria nel Bergamasco 
e in Anagni. Più tardi un nuovo ramo si stabilì 
in Napoli diviso anch' esso in due linee, nei mar- 
chesi cioè di San Giuliano e nei marchesi di Vin- 
chiaturo. — Ebbe inoltre la baronia di Fumone, 
elevata a marchesato dal Papa Innocenzo XII. 

— Gregorio Longhi patriarca di Aquileia e car- 
dinale; Guglielmo cardinale anch'esso nel 1294. 

— Nel 1586 furono i Longhi ascritti al patri- 
ziato romano, ed ebbero da remotissimo tempo 
la nobiltà di Anagni e di Frosinone, e vennero 
anche ascritti alla nobiltà polacca. — Arma: In- 
quartato: nel 1.° e 4.° d' argento, al leone di 
nero, senza lingua, coronato d' oro, alla banda 
partita d'oro e d'azzurro attraversante sul tutto: 
nel 2.» e 3.° d' azzurro, alla torre d' oro, merlata 
di quattro pezzi, aperta e finestrata di nero, e in 
cima una croce rossa raggiante d'oro. — Cimiero: 
Un leone uscente aATrontato in avanti. — Motto : 

LONGA FIDES ET LONGUS HONOR CUM SANGUINE LONGA. 

LONGIS di Savigliano. — Conti di Cereso- 
le. — Arma: Trinciato di verde e di rosso, alla 
banda trinciata e partita, i punti più alto e più 



basso d' oro, gli altri due scaccati d' argento c 
d'azzurro ; essa banda attraversante sulla parti- 
zione. — Cimiero : Una fanciulla selvatica corona- 
ta d'alloro tenente il motto: indulgente fortior. 

LONGO di Bergamo. — Guglielmo creato 
cardinale di S. R. Chiesa da Celestino V; Marco- 
Tullio, fratello del Cardinale, castellano e coman- 
dante la rocca di Fumone. — Arma: D'argento, 
al leone d'azzurro attraversato da una banda spac- 
cata di rosso e di verde. 

LONGO di Cagliari. — Arma: |Di rosso, a 
tre fascie contradoppio addentellate d'argento, c 
la banda d'azzurro caricata da un piede di gri- 
fo d'oro, attraversante; col capo d'oro, all' aquila 
di nero coronata dello stesso. 

LONGO di Genova. — Originaria di Vcdona, 
villa del distretto di Albenga. — Guglielmo con- 
sole del Comune nel 1174 e 1177; Nicola amba- 
sciatore al Re di Maiorca, col quale concluse un 
trattato di pace nel 1188; Ingo espugnò il ca- 
stello e borgo di Bonifacio tenuto dai pisani nel 
1195; Ido capitano di quattro galee contro i Mar - 
sigliesi nel 1211. — I Longo, nel 1362, uniti ad 
altre famiglie, formarono l'albergo dei Giustinia- 
ni. — Arma: D'oro, alla fascia scaccata di tre 
file di rosso e d* argento, accostata da due ge- 
melle di rosso. 

LONGO di Napoli. — Un ramo dei Longhi 
di Roma trapiantato in Napoli sotto Guglielmo IL 

— Ebbe nobiltà in Napoli fuori seggio, in Sa- 
lerno al seggio di Portauova, in Cava, Ravello, 
Benevento, Melfi, Cosenza e Mola, e vestì l'abito 
di Malta nel 1578. — Fu signora di otto feudi 
e di due marchesati. — Vespasiano Longo militò 
sotto l'imperatore Arrigo VI, nel 1197; Ranuc- 
cio dott. in legge e creato da Alfonso I custode 
della dogana di Vietri; Giovan-Berardino distinto 
letterato e medico; Domenico autore di più ope- 
re; Marino, olivetano, abate e procurator gene- 
rale del suo Ordine. — Arma : D'azzurro, alla fa- 
scia d'oro accompagnata da tre gigli dello stesso. 

— Alias: D'azzurro, alla fascia d'oro accompa- 
gnata da tre stelle dello stesso, due nel capo ed 
una in punta. — Cimiero: Una branca d' orso 
impugnante una cometa d'argento. — Motto: me- 
rito AD ASTRA SUIS. 

LONGO di Venezia. — Originaria di Rimini. 

— Gerardo nel 1268 supremo comandante degli 
eserciti della Repubblica veneta; Nicolò e Lo- 
renzo si segnalarono talmente per prove di valore 
nella guerra di Chioggia, che furono ristabiliti 
nel possesso della patrizia nobiltà veneta loro so- 
spesa alla serrata del maggior Consiglio nel 1297. 

— Questa famiglia ottenne la conferma di sua 
nobiltà con sovrana risoluzione 16 Nov. 1817. — 
Arma ? 

LONGO di Venezia. — Originaria veneta, e 
illustrata da una lunga serie di senatori, gover^ 



LOR 



— 32 - 



LOR 



Datori di provincie e distinti letterati. — Marco 
di Alvise nel 4563 conte e capitano di Sebenico; 
Nicolò di Lorenzo castellano a S. Nicolò. — Ebbe 
la nobiltà veneta nel 4 384. — Arma: D'argento 
al leone di nero, alla fascia d' azzurro attraver- 
sante. — Alias: D'argento, al leone di nero, alla 
banda d'azzurro attraversante. — Alias: D'ar- 
gento, al leone di nero corouato d'oro, avente fra 
le branche una corona dello stesso. 

LONGOBARDO di Sicilia. — Filippo Longo- 
bardo fu barone illustre in Siracusa nel 1365; 
Giovanni senatore nel 1402; Andrea castellano 
di Siracusa sotto il Re Alfonso. — Un ramo di 
questa famiglia fiorì pure in Caltagirone. — Ar- 
ma : D' oro, a due rami di palma di verde posti 
in palo, sormontati da una stella di rosso. 

LONGONI di Milano. — Cristoforo ed Anto- 
nio Longoni appartennero al Consiglio generale 
della Repubblica milanese; Giovanni prestò nel 
1470 il giuramento di fedeltà al primogenito di 
Galeazzo-Maria-Sforza, e sedè tra i nobili del 
Consiglio nel 1475; Pietr' Antonio segretario del 
Consiglio segreto di S. M. Cattolica nello stato di 
Milano, fondò nella sua patria un collegio chia- 
mato dal suo cognome nel 1615. — Arma: D'az- 
zurro, al leone d'argento. 

LON1GO di Lendinara (Provincia di Rovigo). 

— Originaria del castello omonimo di cui fu si- 
gnora in tempo assai remoto. — Fu aggregata al 
Consiglio nobile di Lendinara nel 1464, c si dif- 
fuse quindi in Vicenza e in Este, dove fu rite- 
nuta fra le famiglie nobili. — La sua nobiltà fu 
riconosciuta con sovrana risoluzione 27 Lug. 1819. 

— Arma? 

LONIGO di Verona. — Arma: Di verde, al 
capriolo partito d'argento e d'azzurro, accompa- 
gnato da tre stelle di otto raggi d'oro. 

LONIGO di Vicenza. — Arma: D'oro, a due 
caprioli merlati di nero, la sommità di ciascuno 
avente due merli in forma di capriolo rovesciato. 

LOPEX di Sicilia. — Arma: D'azzurro, a due 
lupi d'oro passanti l'uno sull'altro. 

LO PORTO di Sicilia, Vedi Porto. 

LOREDAN di Venezia. — Originaria di Bcr- 
tinoro e trapiantata in Venezia, fu ascritta a 
quella nobiltà nel 1297. Dette alla patria duo 
dogi, dodici procuratori di San Marco, molti ca- 
pitani generali, senatori e magistrati; furono inol- 
tre alcuni dei Loredan conti e capitani e castel- 
lani di Sebenico. — Ottennero la conferma della 
loro nobiltà con sovrana risoluzione 16 Nov. 1817, 
e la dignità e il titolo di conti dell' Impero Au- 
striaco con altra sovrana risoluzione 24 Lug. 1820. 

— Arma: Spaccato d'oro e d'azzurro, a sei rose 
forate dell' uno nell'altro, 3 ordinate in capo e 3 
poste 2 e 1 in punta. 

LOREFICE di Napoli. — Ebbe a capostipite 
Gualterio Lorefice valoroso generale ai servigi del 



Papa Gregorio VII. nel 1070, e dallo stesso ri- 
munerato di molte terre e castella. — Si diramò 
in Modica, in Palermo, in Siracusa, in Sciacca, 
in Trapani e in S. Giuliano. — Girolamo capi- 
tano d'armi di Modica. — Il 28 Mag. 1815 fu 
concesso al barone Romualdo-Maria Lorefice il ti- 
tolo di marchese. — Arma: D'azzurro, al leone 
d'oro, tenente fra le branche un ramoscello d'al- 
loro di verde ; con la sbarra d'oro attraversante. 

LORENZI di Firenze. — Originaria di Cin- 
toia, ottenne il priorato nella persona di Bernardo 
di Lorenzo nel 1 479, e più volte il notariato della 
signoria. — Arma: D'argento, al cane rampante 
di nero, tenente nella zampa destra un tulipa- 
no d'oro. 

LORENZI di Sanseverinc (Marche). — Arma: 

Inquartato; 1.» e 4.» di rosso, a ; nel 2.° 

e 3.° d'azzurro, all'albero al naturale. 

LORENZI di Trento. — Arma : Di porpora, a 
due palme d'olivo al naturale passate in croce di 
S. Andrea, accompagnate in capo da cinque pali 
scorciati di nero. 

LORENZO (di) di Sicilia. — Di origine in- 
glese, stabilita in Sicilia sotto il Re Ruggiero da 
un Silvestro di Lorenzo visconte di Antona nel 
ducato di Nottuberland. — Ebbe le baronie di 
Milocca, di S. Lorenzo, di San Marco, di Renda, 
di Granieri, di Ciurca e Conali, oltre il marche- 
sato di Castellucci, di cui fu investito nel 1803 
Lorenzo di Lorenzo. — Pietro segretario della Re- 
gina Costanza; Nicola segretario del Re Manfredi; 
Roberto esimio giureconsulto. — Arma: D'azzur- 
ro, all'albero di verde nudrito sopra un terreno 
al naturale, traversato in banda nel tronco da 
una spada d'oro, la punta in basso, sinistrato da 
una stella radiosa d'argento, e sormontato da una 
divisa d' oro caricata da una crocetta scorciata 
di rosso. 

LORENZO (de) di Venezia. — Arma: D' ar- 
gento, a tre rose di rosso; col capo dello stesso 
caricato di una stella di otto raggi d'oro. — A- 
lias : D'argento, a sei losanghe d'azzurro in sbar- 
ra, accompagnate da quattro gigli d'oro posti in 
banda; tre in capo ed uno In punta. 

LORENZO (di) di Siracusa. — Vittorio-Ema- 
nuele II Re d'Italia, con decreto 5 Mag. 1 867 con- 
cesso facoltà a Nicola di Lorenzo e ad Annetta Bor- 
gia, coniugi, di assumere il titolo di marchesi di 
Casale, rimasto estinto per la morte avvenuta il 
20 Die. 1861 Giuseppe Borgia zio della richie- 
dente e di trasmetterlo ai loro discendenti ma- 
schi per ordine di primogenitura. 

LORENZONI di Lendinara (Provincia di Ro- 
vigo). — Aggregata nel 1783 al Consiglio nobile 
di Lendinara, fu confermata nella sua nobiltà con 
sovrana rivoluzione 9 Mag. 1829. — Arma? 

LORENZOTTI di Castelnuovo di Garfagnana. 
— Famiglia nobile divisa in due rami; in quello 



LOR 



— 33 — 



LOR 



cioè di Pievcfosciana e nell'altro di Sillico, am- 
bedue estinti. — Rocco Lorenzotti ministro di 
Stato di Francesco li d' Estc duca di Modena, 
ottenne i feudi di Farneta e di Pieve Gusciola 
col titolo di conte. — Domenico nel 1652 pode- 
stà di Sassuolo. — Questa famiglia si estinse in 
una pronipote del suddetto Rocco maritata ad un 
conte Cassoli di Modena che no assunse il co- 
gnome aggiungendolo al proprio. — Arma : D'ar- 
gento, alla fronda d'alloro fratturata di rosso, 
posta in palo. 

LORETA di Ravenna. — Famiglia patrizia, 
originaria d'Imola e fregiata del titolo comitale. 
— Alessandro generale della congregazione del 
Buon Gesù quando venne soppressa nel 1666; 
Carlo di Paolo medico insigne; Don Calisto, ca- 
nonico regolare lateranense di Porto, eccellentis- 
simo miniatore. — Questa famiglia fu trapiantata 
in Bologna. — Arma: Spaccato; nel 1.» d' oro, 
all'aquila di nero; nel 2.» d'azzurro, al leone d'o- 
ro, tenente una mazza dello stesso. 

LORETO {Conti di). — Consorti dei conti di 
Aquino. Berardo di Cristoforo nel 1330 fu dal Re 
Roberto creato pel primo conte di Loreto, di cui 
Y ultimo fu Francesco-Antonio che unì le contee 
di Satriano, di Monderesi e il marchesato di Pe- 
scara. — Arma? 

LORETO di Genova. — Luca ascritto nei 
Lercari nel 1528. — Arma: Dazzurro, all'albero 
nudrito sulla pianura erbosa, il tutto al naturale; 
con la fascia di rosso, cucita, attraversante. 

LORIA di Castel franco-Veneto. — Originaria 
di Treviso, e trapiantata in Castelfranco fino dal 
1199. — Gianrinaldo, gran capitano nell'esercito 
degli Scaligeri, nel 1 500 si pose a servizio della 
Veneta Repubblica. — Arma? 

LORIA di Mantova. — Arma : Spaccato; nel 
1.° di rosso, a due colombe affrontate d'argento, 
poste sulla partizione; nel 2.° d'argento, ad un 
giglio d'oro. 

LORIA di Basilicata e di Sicilia. — Nobile 
famiglia di Basilicata, ascritta al patriziato di 
Cosenza, ed oggi estinta. Si trapiantò in Sicilia 
nel 1292 sotto Giacomo I di Aragona. — Ebbe 
le signorie di Abatemarco, di Lagonegro e di Ca- 
stelluccio di Calabria. — Arma : Fasciato d' ar- 
gento e d'azzurro. 

LORINI di Firenze. — Originaria di Monde- 
loro nel Mugello, di cui ebbe anticamente la si- 
gnoria, si stabili in Firenze nel secolo XIII. — 
Dal 1327 al 1512 dette al Comune quattro gon- 
falonieri e ventinove priori. — Filippo d'Antonio 
ambasciatore a Carlo Vili, re di Francia nel 1 495; 
Corrado canonico fiorentino sedè nel Consiglio del 
Re Luigi di Francia; Bonaiuto celebre matema- 
tico e il più famoso architetto militare del seco- 
lo XVI: questi per ordine della Repubblica Veneta 
edificò la fortezza di Palma. (Estinta nel 1714). 



— Arma: D'azzurro, al monte isolato di sei cime, 
sormontato da quattro rami di albero, il tutto 
d' oro. 

LORINI del Cavallone di Firenze. — Dettero 
due priori alla patria nelle persone di Bonaiuto 
e di Bartolomeo. (Estinta). — Arma : D' oro, al 
drago di verde, collarinato di rosso. 

LORZANO di Osimo. — Una delle più anti- 
che e potenti famiglie feudali del Piceno, stabi- 
lita primieramente in Lorzano, castello in quel di 
Cingoli, poi in Napoli nel 1 449, quindi in Roma, 
ove nel 1542 fu ascritta al patriziato, e final- 
mente in Osimo sul cominciare del secolo XVIII. 

— Fu signora delle baronie di Monte Parrano e 
di S. Giovanni negli Abruzzi, del ducato di S. 
Valentino, della contea di Santa Marta ; e venne 
inoltre fregiata del titolo di conte palatino nel 
1530 e nel 1711. — Roffredo e Lotario di Lor- 
zano seguirono le schiere del Buglione alla con- 
quista della Palestina. — Uguccione podestà di 
Cingoli, luogotenente generale della Marca, nel 
1237 Vescovo di Pesaro, Cardinale Vescovo di Jesi 
nel 1268. — Arma: Inquartato; nel 1.° partito; 
a destra d' azzurro al pero di verde sopra tre 
monti al naturale; a sinistra di rosso, al tasso 
di verde fra due cervi rampanti d'argento sopra 
tre monti d'oro. Nel 2.° gran quarto: inquartato, 
nel 1." e 4.° d'argento, all' aquila spiegata di nero 
e volta a destra, imbeccata di rosso, coronata 
d'oro; nel 2.° e 3.° di rosso, alla torre d'argento 
aperta e finestrata di nero e merlata di quattro 
pezzi. Nel 3.» gran quarto: d'azzurro alla fascia 
d'oro, accostata in capo da una cometa d'argen- 
to, fra due rose di rosso; in punta da tre monti 
d'oro, sormontati da due freccie d'argento poste 
in croce di S. Andrea, colla punta rivolta all'in- 
sù. Nel 4.° gran quarto: inquartato; nel 1.» e 4" 
d'oro, a tre pali di rosso; nel 2.° e 3.° di nero, 
alla banda d'argento, caricata nel mezzo di una 
croce greca di rosso — Sul tutto scudo inquar- 
tato; nel 1.° e 4.° d'azzurro, al lambello di quat- 
tro pendenti di rosso, soprastante a tre gigli 
d'oro ; nel 2.» e 3.° d' oro, a tre pali di posso. 
Sopra questo secondo scudo uno scudetto perale 
interzato in fascia; nel 1.» d'azzurro, a tre stelle 
di sei raggi d'oro; nel 2.° d'argento, all'aquila im- 
periale coronata d'oro e imbeccata di rosso; nel 
3.° d' oro, a due ali rivolte e spiegate di nero 
moventi dai due lati dello scudo. — Il gran scudo 
è accollato alla croce di Malta: — Cimieri: 1.° 
Una base piramidale di nero sormontata da tre 
palle d'oro. 2.° Un destrocherio uscente e tenente 
due treccie d'argento. 3.° Un semivolo spiegato 
di nero uscente. 4.° Un cavallo uscente e ram- 
pante al naturale. 5.° Una mezza torre d'argento 
uscente. — Motto: haec dederunt virits, amor, 

FIDES. 

LOSA di Saluzzol'i (Piemonte). — Conti di 



LOS 



— 34 — 



LOT 



Prarolo in quel di Vercelli. — Nicolò presidente 
capo a Nizza, ebbe nel 1621 il titolo comitale di 
Crissolo. — Arma: Inquartato; noi 1.° e i.» di 
rosso, a tre luose (pesci) d'argento, una siili' al- 
tra, ordinate in fascia; col capo cucito d'azzurro, 
a tre stelle d'oro ordinate in fascia ; nel 2.° e 3.° 
spaccato; nel 1.° d'oro, all'aquila di nero coro- 
nata del campo; nel 2.° d'argento, alla rosa fio- 
rita, gambuta e fogliata al naturale. — Cimiero: 
Un angelo nascente, tenente il motto: vanitas 

VANITATUM ET OMNIA VANITAS. 

LOSCHI di Vicenza. — Nobile vicentina, e 
già fiorente nel 1213. Fu sempre avversa agli Ec- 
celini, favorì gli Scaligeri e fu fedelissima alla 
Veneta Repubblica. Nel 1426 venne fregiata dal- 
l' imperator Sigismondo del titolo di conte del 
S. Palazzo Lateranense. — Antonio Loschi segre- 
tario del Papa Martino, elegante poeta e bene- 
merito filologo; Valerio senatore di Roma nel 
1460; Alfonso, distinto letterato. — Estinta nel 
18 ... . colla morte del conte Luigi. — Arma: 
Inquartato; nel 1.» e 4.° d'oro, alla fascia di rosso 
caricata di tre gigli d'argento e sopra un'aquila 
bicipite di nero coronata di rosso; nel 2.» e 3.° 
d'azzurro, alle stesse insegne. — Divisa : rigatum 

SANGUINE FLUXIT. 

LOSIGNAN di Venezia. — Originaria di Ra- 
venna, oggi estinta. — Amma: Inquartato; nel 1» 
d'argento, alla croce d'oro ; nel 2.» fasciato d'oro 
e d'argento di sei pezzi ; nel 3.° e 4.° d'argento, 
a due leoni di rosso affrontati. 

LOSSETTI-MANDELLI di Milano. - Ebbe 
a capo-stipite Giovanni Lossetti che verso la metà 
del XIII secolo godeva molta autorità in Vogo- 
gna capo-luogo della Val d'Ossola inferiore. Nel 
1558 ottenne la cittadinanza milanese, e un Giam- 
battista fu qualificato nobile da una bolla del 10 
Mag. 1641 dal Papa Urbano Vili. Fu signora dei 
feudi di Briga nel contado di Novara, di Doira- 
go, di Arconate, Bienate, Borsano, c Villa cor- 
tese. — Filippo IV re delle Spagne la fregiò del 
titolo marchionale di Busto Garofolo, cambiato 
poi con l'altro feudo d' Invcruno. Oltre a molti 
rettori, consoli e sindaci della propria patria, eb- 
bero i Lossetti un Luca ambasciatore a Madrid 
nel 1547. — Filippo Arciv. di Milano nel 1784. 
— Ignazio ministro generale dei Chierici Regolari 
di S. Paolo nel 1773. — Estinta la discendenza 
maschile dei Lossetti, e passata l'eredità nei di- 
scendenti di Olimpia figlia unica del marchese 
Carlo-Vittorio maritata a Pietro-Antonio Blon- 
doni, questi diventò il capo stipite dell'attuale 
casa dei Lossetti, la quale aggiunse al suo il co- 
gnome di Mandelli per ragione di eredità conse- 
guita e per autorizzazione del re Vittorio-Ema- 
nuele fatta con decreto del 1855. — Arma: Spac- 
cato- scmipartito; nel |.« d'oro, all'aquila di nero, 
linguata di rosso; nel 2.° d'azzurro, a due ossa | 



da morto passate in croce di S. Andrea, accanto- 
nate da quattro stelle d'oro; nel 3.° di rosso, a 
tre leopardi d'oro, uno sull' altro. — Motto: su - 

STINENT OSSA TRIUMPHUM. 

LOSTIA di Cagliari. - Conti di S. Sofia. — 
Arma: Spaccato; nel 1.» d'azzurro, al sole d'oro; 
nel 2.° d'argento, alla porta di rosso chiusa. 

LO SURDO di Messina. — Arma : D'azzurro, 
al leone d'oro guardante una cometa d' argento 
posta in banda al primo cantone. 

LOTTERINGHI DELLA STUFA di Firenze. 

— Originaria di Germania e trapiantata in Fi- 
renze con Lottieri capitano delle milizie di Ot- 
tone III. Nel governo della Repubblica ebbe per 
dodici volte il gonfalonierato di giustizia e per 
quaranta il priorato di libertà; e fu fregiata del 
titolo di marchese del Calcione, castello del con- 
tado di Arezzo dichiarato contea nel 1632. — 
Fu inoltre signora del castello di Bivigliano e del 
poggio e castellare di Monte Senario. — Aggiunse 
poi al proprio il cognome della Stufa per avere 
eretto in Firenze un palazzo sopra antiche stufe, 
in vicinanza di San Lorenzo. — Lotteringo di 
Rinaldo cavaliere dello Speron d'oro; Andrea di 
Cambio capitano di galera nell'armata dei Pisani 
nel 1284; Lotteringo e Girolamo, beati. — Ar- 
ma: D'argento, alla croce latina di rosso, soste- 
nuta da due leoni controrampanti d'oro. 

LOTTERINGHI di Siena. — Dei grandi, di 
torre, signori del Belagaio, derivati dai Codenacci. 

— Uguccione camerlengo del Comune di Siena 
nel 1123. — Ebbe podestà, commissari e com- 
mendatori di S. Stefano. — Arma: D'azzurro, al 
leone d'argento coronato dello stesso. 

LOTTI di Ceneda. — Aggregata da tempo 
assai remoto al Consiglio nobile di Ceneda, fu 
confermata nella sua nobiltà con sovrana risolu- 
zione 1 5 Mag. 1 825. — Arma: D'azzurro inquar- 
tato; nel 1.° tré stelle d'argento in piramide; 
nel 2.° due spade nude passate in croce di S. 
Andrea con le punte in alto; nel 3.° un castello 
torricellato di due pezzi, accostato da due leoni 
affrontati; nel 4.° l'agnello pasquale con bandiera 
di rosso; sul tutto una fascia di verde attraver- 
sante sulle partizioni. 

LOTTI di Ravenna. — Patrizia ravennate ora 
estinta e illustrata da parecchi egregi uomini nel 
secolo XVI. — Stefano di Paolo preposto della 
metropolitana di Ravenna e protonotaro aposto- 
lico; Gaspare dottor di legge. — Arma? 

LOTTI di Sassuolo nel Modenese. — Origi- 
naria di S. Andrea Pelago nel Frignano, si tra- 
sferì in Sassuolo nella prima metà del XVIII se- 
colo, nel qual tempo Giambattista vi fungeva 
l' ufficio di commissario. Più tardi fu giudice in 
Modena, alle cui nobiltà venne aggregato, e fi- 
nalmente passò luogotenente del governo in Reg- 
gio-Emilia, mentre la sua famiglia nel /1785 ot- 



LOV 



— 35 — 



LUC 



teneva la cittadinanza nobile di Sassuolo. — Giu- 
seppe-Antonio, suo figlio, canonico, vicario gene- 
rale e poi capitolare di Modena, fu professore di 
diritto canonico in queir Università. — Monsi- 
gnor Marc' Antonio presidente in Roma degli uf- 
fici della Sacra Rota. — Domenico, canonico, fu 
incaricato d' affari del duca di Modena presso la 
S. Sede. — Nella prima metà del XIX secolo 
questa famiglia si divise in tre rami, il primo 
de' quali rimase in Sassuolo dove tuttora fiorisce; 
il secondo si trapiantò in Formigine dove vive 
in bassa condizione; ed il terzo fissò il suo do- 
micilio in Modena ed à dato alla patria il famoso 
architetto prof. Giovanni che conseguì la nobiltà 
ereditaria di Reggio-Emilia. — Arma: D'azzurro, 
alla fede di carnagione nuda a destra e vestita a 
sinistra di rosso, sormontata da una stella di otto 
raggi d'oro. 

LOTTICI di Cremona. — Dette alla patria 
due decurioni; Giacomo nel 1517, Anton-Maria 
nel 1602. — Arma? 

LOTTIERI di Firenze e di Napoli. •— Arma; 
D'oro, alla croce trifogliata d'azzurro. 

LOVARI di Udine. — Arma: D'azzurro, ad 
un asino passante di nero. 

LOVATELLI di Ravenna. — Famiglia patri- 
zia che ebbe da principio il nome dei Colombi, 
cangiato in quello di Lupi terrae per la vastità 
delle sue possessioni. Da Lupi terrae ne venne 
Lupatelli e poi Lovatelli. — Un Dionisio di Bar- 
tolomeo conseguì da San Carlo Borromeo nel 1564 
i titoli di conte e di cavaliere; e Augusto Re di 
Polonia, creava conte con tutti i suoi discendenti 
Ippolito di Alberto Lovatelli. — Si divise da re- 
moto tempo in due rami, uno dei quali aggiunse 
al proprio cognome quello di Dal Corno, e si di- 
stinse per uomini letterati e per dottori di leg- 
ge.. — Arma: D'oro, alla banda trinciata di rosso 
e d' azzurro sostenente una colomba d' argento 
membrata e imbeccata di rosso. 

LOVATI, o LUPATI o LUPI di Padova. — 
Antica e nobile famiglia che, oltre il patriziato 
di Padova, ebbe la nobiltà di Adria e fu ricono- 
sciuta nobile nel 1780 del veneto senato. Prese 
pur parte al nobile Consiglio di Rovigo. — Si- 
meone Lovati presidente di Padova nel 1 385. — 
Dette inoltre molti uomini valorosi nella carriera 
militare per lo più a servigio dei Veneziani, per 
cui ottenne da questi in ricompensa il titolo co- 
mitale. — Arma : D'oro, al lupo rompante d'az- 
zurro. 

LOVATI di Adria, vedi Lupati. 

LO VER A del Piemonte. — Aimone de Lu- 
jnriis compare già nell'atto del 1259 di dedi- 
zione! di Cuneo a Carlo I d'Angiò; Gian-Ludovico 
fu ambasciatore di Emanuele-Filiberto in Fian- 
dra; Curio ottenne nel 1599 la nobiltà da Carlo- 
Emanuolo 1 ; Francesco-Maria fu gentiluomo di 



camera e cav. mauriz. sotto lo stesso duca ; Giu- 
seppe-Filippo-Ascanio nel 1722 fu creato conte 
di Maria nel Nizzardo. — Ebbe pure il titolo co- 
mitale di Piato. — Arma: Spaccato d'argento e 
di rosso, al lupo d'azzurro, linguato di rosso, del- 
l'uno nell'altro. — Cimiero: Un lupo nascento 
fra due voli, l'uno d' argento, 1' altro di rosso e 
impugnante una spada. — Divisa: loyal ou 

RIEN. 

LOVERA del Piemonte. — Conti di Utelle. 

— Arma: Spaccato d'uzzurro e d'argento al lupo 
rampante dall'uno all'altro, e dell'uno nell' altro 
armato d' oro. — Cimiero : Un lupo d' argento, 
linguato d' azzurro, nascente. — Motto : intre- 
pidi^ incedo. 

LOZZO di CASTELNUOVO di Vicenza. — 
Arma: D'argento, alla fascia di verde. 

LOZZO (Conti di) di Padova. — Fu un nu*> 
della nobile famiglia dei Maltraversi, che prese 
il nome di Lozzo da un antico castello, di cui fu 
signora con titolo di conte, posto nel territorio 
Estense. — Arma? 

LUBELLI di Lecce. — Originaria di Borgo- 
gna e appellata anticamente Bello, si trova fio- 
rente in Italia fino dal secolo XII., nella qual 
epoca un Evangelista Bello fu creato da Tancre- 
di re di Sicilia, cavaliere e barone dei feudi di 
Maglie e di Sanarica. Fu signora inoltre questa 
famiglia di molti altri feudi, delle baronie di Ser- 
rano e di S. Cassiano e fregiata del titolo di duca. 

— Lupo Bello conte palatino creato dall' Impe- 
ratore Carlo V.; Formoso e Fulco Vescovi di Lec- 
ce. — Altri dei Lubelli furono valorosi guerrieri. 

— Arma: D'azzurro, a tre bande abbassate d'oro, 
sormontate in capo da tre gigli dello stesso in- 
clinati in sbarra e disposti nel senso della banda. 

LUCA (de) di Barletta. — Antica e nobile di 
questa città. — Ludovico governatore di Bar- 
letta nel 1340; Francesco-Antonio Arciv. di Na- 
zaret. (Estinta). — Arma? 

LUCA (de) di Foggia. — Vittorio-Emanue- 
le II Re d'Italia, con decreto 14 Apr. 1869 e 
lettere patenti 25 Ag. 1870 concesse al Nob. 
Giuseppe de Luca il titolo di marchese, trasmis- 
sibile per primogenitura maschile, autorizzandolo 
a far uso di quest' Arma: D'azzurro, al leone d'o- 
ro movente colla zampa posteriore sinistra da un 
colle di tre vette erboso al naturale, e addestrato 
nell'angolo del capo da una cometa d'argento on- 
deggiante in palo; con la fascia cucita di rosso 
attraversante. 

LUCA (de) o DI LUCO di Molfetta e di A- 
mantea. — Ebbe a capo-stipite un Bernardo si- 
gnore del castello di Luco nell'Umbria, dal quale 
discese un Sinibaldo console di Roma, e conte di 
Luco nel 1586. Divisa in vari rami, si propagò 
nel reame di Napoli dove un Gionata di Luco 
ebbe in custodia dall' Imperatore Federico II Gc- 



LUC 



— 30 — 



•LIT 



rardo di Piacenza preso in ostaggio nella guerra 
di Lombardia. Ila goduto nobiltà in Napoli fuori 
seggio nel 1475, in Chieti, in Lecce, in Barletta, 
in Molfctta, in Capua, in Amantea ed in Aquila; 
e oltre il castello di Luco ebbe la signoria di 
molti altri feudi c dei marchesati di Lizzano c 
di Melpignano. Vanta parecchi regi famigliari, un 
giustiziere, tre capitani e un Arcivescovo di Na- 
zaret. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, lam- 
passato di rosso, sormontato nel capo da una 
croce d' argento, e attraversato da una banda 
dello stesso, caricata di tre rose di rosso. — Alias: 
D'azzurro, al castello d'oro merlato alla guelfa, 
aperto c fincstrato del campo, cimato da un' a- 
quila d'argento, coronata d'oro. 

LUCA di Venezia. — Arma: Spaccato; nel 
1.° d'azzurro, ad una pantera passante al natu- 
rale; nel 2.° d'argento pieno. 

LUCADELLI di Castelfranco (Veneto). — 0- 
riginaria di Bergamo, trapiantata in Castelfranco 
circa al 1328. — Ebbe assessori e notari. (E- 
stinta nel 1670). — Arma: D' azzurro, alla ci- 
vetta d' argento, rivolta, guardante e posata so- 
pra un monte di tre cime di verde, accompagnata 
da tre stelle d'oro. 

LUCALBERTI di Firma* — Ebbe due gon- 
falonieri di giustizia e nove priori di libertà. — 
Arma: D'azzurro, a due ali d'oro. 

LUCANIO di Messina. — Arma: D'azzurro, 
al massacro di cervo d'oro. 

LUCARELLI di Velletri. — Leonardo Luca- 
relli rettore della città alla morte del Card, del 
Giudice nel 1723. — Arma: D'azzurro, alla torre 
d'argento merlata di tre pezzi alla guelfa, sulla 
sommità di ciascuno de' quali posa una colomba 
dello stesso, avente un ramo d'olivo nel becco, le 
due laterali affrontate, e quella di mezzo posta 
di fronte. — Alias: D'azzurro, al monte di tre 
cime d'argento, terrazzato al naturale, sulla cui 
cima posa una cicogna pur d'argento, sostenente 
colla zampa destra una palla di rosso, ed altra 
simile avente nel becco, accompagnata in capo da 
tre stelle di otto raggi d'oro male ordinate. 

LUCARI di Venezia. — Arma: Spaccato; nel 
1 d' argento, ad una rosa d' oro, bottonata di 
rosso; nel 2.° d'oro, ad una rosa di rosso botto- 
nata del campo. 

LUCARINI di Siena. — Del popolo, di cui 
Alcibiade conte palatino, lettore nell' Università 
di Siena e autore di varie opere. — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia d'oro sormontata da una colomba 
al naturale. 

LUCCA di Venezia. — Furono in origine 
mercanti di droglio, e si dissero Lucca da Luca 
capo-stipite della famiglia. — Divenuti assai ric- 
chi col loro commercio ed offerti alla Repubblica 
cento mila ducati per la guerra di Candia, otten- 
nero la nobiltà nel 16o4. — Arma? 



LUCCHESCIII di Serravallc nel Veneto. — 
La nobiltà di questa famiglia procede dal Consi- 
glio nobile di Oderzo, cui fu ascritta fin dal 1620, 
e ne ottenne la conferma con sovrana risoluzione 
24 Lug. 1820. — Arma? 

LUCCHESI-PALLI di Sicilia. — Originaria 
di Lucca, e proveniente da Adinolfo signore del 
castello di Tre Palli, fu trapiantata in Sicilia nel 
1067 da Andrea Lucchesi-Palli per contese avute 
con la famiglia Ubaldi. Ebbe nobiltà in Palermo, 
in Sciacca, in Naro, in Noto e in Messina, e si 
divise in vari rami ; e fu signora di molti feudi 
e baronie, di due contee, di sei marchesati, di 
sei ducati e di tre principati. — Oltre un Car- 
dinale di S. R. Chiesa, Ubaldo nel 1134, e due 
Vescovi, vanta' una serie di uomini illustri tra i 
quali Luigi-Antonio gran prefetto in Sicilia per 
l' Imperai Federico Svevo; Salvatore e Giacomo 
senatori di Palermo; Nicolò giustiziere di Val di 
Mazzara nel 1300; Domenico tenente generale ne- 
gli eserciti di Spagna; Giuseppe, voloroso mili- 
tare e uno dei primi generali dell'esercito del- 
l' Imperai di Austria; Alessandro maresciallo di 
campo dell'esercito delle Due Sicilie. — Arma : 
Di rosso, a tre palle d'oro, poste 2 e 1 . Lo scudo 
accollato da un' aquila bicipite di nero armata e 
beccata d'oro, e linguata di rosso. 

LUCCHESINI di Lucca. — Ha posseduto ne- 
gli stati Estensi i feudi di Bismantova, Campo- 
longo, Froscinetolo, Garfagnolo e Cerato di Bi- 
smantova, ed è fregiata del titolo marchionale. 

— Nicolò governatore del ducato della Mirandola 
nel I724 e nel 1736. — Arma? 

LUCCIII (de) di Brescia. — Capostipite di 
questa famiglia fu un Giovanni Lucas, il cui co- 
gnome fu da' suoi discendenti convertito in quello 
di Lucchi. Il detto Giovanni fu dall' Imperai Fer- 
dinando III, con diploma 14 Nov. 1644, innalzato 
al primo grado della nobiltà austriaca col predi- 
cato di Windegg. — La famiglia de Lucchi ot- 
tenne il titolo comitale coli' investitura conse- 
guita nella linea mascolina con decreto ducale 7 
Apr. 1786 del feudo giurisdizionale di Norveggia 
nel territorio veronese. — Un ramo di questa 
famiglia si è estinto in Venezia nei primi anni 
del XIX secolo. — Arma? 

LUCCHI di Salto (Comune di Montese nella 
provincia di Modena). — Giambattista, dottore in 
giurisprudenza, fu successivamente podestà di Bu- 
sana, di Minozzo, di Monteborsore e di Sassuolo 
nella seconda metà del XVIII secolo, e quindi 
consigliere al supremo Consiglio del tribunale di 
giustizia di Modena e procuratore fiscale dello 
stesso tribunale. — Carlo di lui figlio, fu sindaco 
di Montese, di Formigine e di Modena, e cav. 
Mauriziano. — Con lui si spense questa famiglia. 

— Arma : Di .... a due fascie di rosso, cimata 
la prima da un pegaso di ... . 



LUC 

LUCCHINI di Modena. (Estinta). — Arma : 
D' oro, alla banda di rosso, caricata di tre stelle 
d' otto raggi del campo. 

LUCCI di Modena. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, a due lucci d' argento ordinati in palo, 
accompagnati in punta da una stella di otto raggi 
d' oro. 

LUCCI di Velletri. — Arma : Semipartito 
spaccato; nel 1.« di rosso, caricato da una co- 
lomba d'argento movente dalla punta; nel 2.° 
d'azzurro, a cinque stelle di otto raggi d'oro, po- 
ste 2, 1 e 2; nel 3.° d' azzurro, caricato da due 
lucci posti in palo, colla testa in alto. — Alias: 
D'azzurro, a due lucci d'argento, posti in palo, 
colla testa in alto, accompagnati in capo da una 
stella di otto raggi d'oro. 

LUCCONI di Ravenna. — Arma : D' azzurro, 
alla fascia scaccata d' argento e di nero di due 
file, sostenente un' oca d'argento e accompagnata 
da tre chiodi dello stesso appuntati nella punta 
dello scudo. 

LUCENTINl di Aquila. — Antica famiglia 
patrizia aquilana, vanta parecchi uomini illustri 
nelle armi, nelle scienze e nelle lettere. Per al- 
leanza contratta colla famiglia Piccolomini, ag- 
giunse ai propri il cognome e l'arma di essa. — 
Nicola Vescovo di Penne ed Atri dal 1502 al 
1503. (Estinta nel XVII secolo). — Arma : Spac- 
cato; nel 1.o d'argento, all'aquila nascente di 
nero; nel 2.» d'argento, alla croce d'azzurro, cari- 
cata di cinque crescenti del campo. 

LUCE (de) di Sicilia. — Conti di Butera e 
di Paterno. — Arma : D' oro, al leone d'azzurro. 

LUCERNA di Pinerolo. — Signori di S. Mar- 
tino. — Riccardo castellano di Pinerolo nel 1246; 
Giovanni, dottor di legge, primo presidente nel 
senato di Torino ; Carlo-Francesco ambasciatore 
in Alemagna, e decorato del supremo Ordine della 
SS. Annunziata nel 1602; altro Giovanni regio 
consigliere nel marchesato di Saluzzo. — Arma: 
Bandato d'argento e di rosso. 

LUCHIARl di Castelfranco-Veneto. — Origi- 
naria di Germania e stabilita in Castelfranco al 
tempo della lega di Carabrai. Di questa casa u- 
scirono dei provveditori alla Comunità. (Estinta 
nel 1578). — Arma? 

LUCHINI di Pesaro. — Paolo generale del- 
l' Ordine agostiniano, fiorito nel XVII secolo. (E- 
stinta). — Arma: D'azzurro, al toro alato ram- 
pante e rivolto di , legato con fune al 

naturale ad una pietra posta sulla pianura di 
verde, e sinistrato in capo da una stella d'oro. 

LUCI di Firenze. — Arma: D'azzurro, alla 
banda d'oro, accompagnata da tre pampani di 
vite di verde, posto ciascuno in banda, i due del 
capo costeggianti la banda. 

LUCI di Urbino. — Antica famiglia urbinate, 
trapiantata in Reggio-Emilia nel XVII secolo. — 



LUC 

Arma : D'azzurro, all'aquila di nero coronata d'oro 
premente cogli artigli un basilisco di vorde cir- 
condato da fiamme al naturale. 

LUCIACI di Modena. (Estinta). — Arma: 
D' oro, all' asino passante al naturale. 

LUCIANI di Acquapendente. — Arma: D'ar- 
gento, al leopardo illeonito di rosso. 

LUCIANI di Genova. — Ascritta all'albergo 
dei Franchi nel 1528. — Da Vernazza, donde a 
Genova circa il 1300. — Leonardo anziano nel 
1352; Paolo uno dei sei provveditori della città 
nel 1480. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, 
al luccio d' argento in banda; nel 2.° partito 
d'azzurro e d'argento, l'azzurro a due pali d'oro. 

LUCIANI di Massa-Carrara. — Arma: Di 
porpora, al sole radioso d'oro in capo, e al monte 
di tre cime d'argentn movente dalla punta. 

LUCIANO di Genova. — Ascritta all'albergo 
Pinelli. — Arma: D'azzurro, al palo d'oro, ac- 
costato da due rami di verde, ciascuno fiorito alla 
sommità di un quadrifoglio di rosso ; col capo 
d' argento, alla croce di rosso. 

LUCIANO di Sicilia. — Arma: D'oro, al 
braccio vestito di verde movente dal fianco sini- 
stro dello scudo, impugnante un cero d'argento 
acceso di rosso posto in banda. 

LUCIFERO di Cotrone e di Milazzo. — No- 
bile famiglia fregiata in Cotrone di Calabria del 
titolo marchionale di Aprignanello e baronale di 
Zinga, Belvedere, Malapezza ed Annero. — Gio- 
vannello Lucifero, patrizio di Cotrone, si stabili 
in Milazzo di Sicilia e fu decorato del titolo di 
barone del feudo di S. Nicolò. — Arma: Spac- 
cato d' azzurro e di rosso, alla fascia in divisa 
d'argento; nel 1.° due stelle d' oro ordinate in 
fascia; nel 2.° un crescente montante d'argento. 

LUCII (de) di Colle. — Arma: D'azzurro, alla 
banda d'oro, accompagnata da tre foglie di vite 
dello stesso, due nel capo, una in punta. 

LUCINI di Crema. — Comincia a figurare tra le 
case patrizie di Crema l'anno 1540. (Estinta). — 
Arma ? 

LUCINI di Milano e di Como. — I rami prin- 
cipali di questa nobile famiglia sono: 1.» i mar- 
chesi di Besate (1627) e feudatari di Osnago (1651) 
che diedero giureconsulti collegiati e decurioni, e 
si estinsero nel 1763 lasciando il nome e la for- 
tuna agli Arese; 2.» i conti di S. Perone (1739) 
originari di Pavia estinti in principio del XIX 
secolo ; 3.° i conti e marchesi creati da Carlo IV 
nel 1710, che diedero un generale, un cardinale, 
un vescovo, un senatore e un dottore di collegio, 
questore e capitano di giustizia, anch' essi ora 
estinti; e 4. n i nobili Lucioi tuttora fiorenti, di 
cui un ramo finisce in casa dei marchesi Mera- 
viglia-Mantegazza. — Arma: Partito; nel 1.» di 
rosso, a tre lucci nuotanti d'argento, l'uno sull'al- 
tro; col capo d' oro caricato di un'aquila di nero, 



— 37 — 



LUG 



— 38 — 



LUI 



coronata del campo; nel 2.° di rosso, al leone d'ar- 
gento. 

LUCINI-PASSALAQUA di Milano. Conti — 
Arma: Partito; nel 1.» d'azzurro, a tre lucci 
nuotanti al naturale, l'uno sull'altro; col capo 
d' oro caricato di un' aquila di nero coronata del 
campo; nel 2.» d' "azzurro, ad un' aquila di nero 
coronata d' oro, entro un' aureola raggiante dello 
stesso. 

LUCIO di Vicenza. — Arma: Di rosso, alla 
fascia d'argento. 

LUCIOLI di Legnago. — Arma: Spaccato 
d' azzurro e di acqua al naturale ; l' azzurro ca- 
ricato di tre stelle di rosso, e 1' acqua di due 
pesci d'azzurro squammati d'oro, posti ciascuno 
in sbarra, accostati. 

LUCO (de) di Amantea e di Molfetta, vedi 
Luca (di). 

LUCONI di Ravenna. — Famiglia patrizia 
che ebbe a capo-stipite Luca di Venezia nel 1659. 

— Cleto uno dei più distinti professori di medi- 
cina del suo tempo. — Luca consigliere nel 1741. 

— Arma? 

LUDA di Carmagnola (Piemonte). — Conti 
di Cortemiglia. — Arma: D' oro, al mastio di 
rosso, aperto del campo e torricellato di tre torri, 
quella di mezzo più alta ; col capo, di rosso al 
leone illeopardito d'oro. 

LUDOLFO di Napoli. — Arma: Di rosso, alla 
banda d' oro, accostata da due trifogli di verde. 

LUDOVICI di Toscanella. — Famiglia antica 
e nobile che vanta uomini illustri, fra' quali Lo- 
dovico dottore in legge, gonfaloniere della patria 
e sindaco generale del Comune, e Paolo avvocato 
concistoriale vissuto nella seconda metà del XV 
secolo. — Arma? 

LUGIANI di Treviso. — Arma: Spaccato 
d'argento c d'azzurro, a due rose dell'uno nel- 
1' altro. 

LUGNANI di Venezia. — Originaria di Ra- 
venna. (Estinta nel 1228). — Arma: Bandato 
d'argento e di rosso; col capo del primo cari- 
cato di una testa di drago d'oro. 

LUGO di Bassano (Veneto). — Da remoto 
tempo questa famiglia appartiene alla corpora- 
zione nobile di Bassano, ascritta a quel Consiglio, 
cui apparteneva un Giovanni nel 1744. — Fu 
confermata nobile con sovrana risoluzione 3 Mar. 
1822. — Arma? 

LUGO (de) di Cremona. — Ebbe a capo-sti- 
pite un Giovanni de Lugo cameriere del duca di 
Milano Francesco Sforza; Coriolano di Guerriero 
di Giovanni si stabilì in Cremona nel secolo XVI; 
Paolo de Lugo fu ascritto nel Collegio dei Notai 
Cremonesi nel 1589; Giovan-Battista giurecon- 
sulto e causidico nel 1608; Anton-Maria buon 
teologo, oratore, biografo e archeologo c rettore 
in Roma del Collegio dementino. — Questa fa- 



miglia riconfermata nell' antica nobiltà da Fran- 
cesco I Imper. d' Austria con sovrana risoluzione 
del 1825, si stabilì in Milano nel 1853. — Arma: 
Inquartato; nel 1.» e 4.» d'argento, aliamela al 
naturale gambuta e fogliata di verde ; nel 2.° e 
3.° di rosso, a due fascie ondate d'argento. 

LUGO (da) di Forlì. — Famìglia patrizia e- 
stinta. — Arma: D' oro, a tre monti isolati di 
verde, cimati ciascuno di un ramo di ulivo dello 
stesso, e moventi da acque al naturale. 

LUGO di Roma. — Arma: D' oro, a tre monti 
d' argento, moventi da un' acqua dello stesso in 
punta, sormontati ciascuno da un ramo di ulivo 
di verde; col capo d'azzurro in forma di un 
quadrante, caricato di tre api d'oro, 2 e 1. 

LUGUIA di Sardegna. — Arma : D' argento, 
al braccio armato impugnante una fiaccola, il 
tutto al naturale, e sormontato da una cometa 
di rosso ondeggiante in fascia. — Motto : Scritto 
di nero, sopra una lista: docet et ducit: ab 

ORIGINE FULGET: JGNIBUS AETHEREIS FAX HAEC SUA 
LUMINA DUCIT: CASTORIS HUGLUCIS NOS DOCET ESSE 
GENUS. 

LUINEI di Udine. — Arma: D'azzurrp, ad 
un crescente d'argento, sormontato da una stella 
d' oro. 

LUIN1 di Milano. — Originaria di Luvino e 
antichissima, si trova registrata nella matricola 
degli Ordinari della cattredrale di Milano, e chia- 
mavasi anticamente Valvassori Luini. — Vanta 
il B. Anselmo Arcivescovo Milanese nel 1096. — 
Arma: Spaccato; nel 1.» d' oro, all' aquila di nero 
coronata del campo; nel 2.<» di rosso, al castello 
sormontato da due torri d' argento, accompagnato 
in punta da una colomba dello stesso imbeccata 
e membrata d' oro. 

LUINI di Varallo. — Derivata dai Conti di 
Malpaga di Luino sul Lago Maggiore, e trapian- 
tata in Varallo nel 1419 allorché assediati quei 
Conti dalle armi di Filippo-Maria Visconti do- 
vettero salvarsi colla fuga e cambiar nome adot- 
tando quello della patria diletta che furono co- 
stretti di abbandonare. — Da questa famiglia 
sortiva i natali il celebre pittore Giulio-Cesare 
Luini, scolaro di Gaudenzio Ferrari, nel 1512. — 
Arma ? 

LUINI di Verona. — Jacopo, del quale si 
trova memoria nel 1399, faceva le veci di vica- 
rio e presidente della Camera dei mercanti, e 
nel 1406 fu costituito avvocato del Comune di 
Verona, e nel 1408 fu ascritto fra i nobili con- 
siglieri, e fu anche giudice di collegio. — Arma : 
Spaccato; nel 1.» d' oro, all' aquila di nero im- 
beccata e membrata di rosso; nel 2.° di rosso, a 
due fascie ordinate d' argento ; con la fascia d'az- 
zurro attraversante sulla partizione e caricata 
di tre stelle d' argento. 

LUISINI di Udine. — Partito; ne? 1.» d'oro, 



LUN 



— 39 — 



LUN 



alla mezz'aquila di nero, movente dalla partizio- 
ne; nel 2.o d'azzurro, ad un lupo rampante d'oro. 

LUISINO di Reggio-Emilia. — Grassedonio 
podestà di Parma nel 4278. Nell'anno prece- 
dente era stato capitano generale del popolo di 
Ravenna contro Obizzo d' Este. — Guidone ca- 
pitano dei Parmigiani nel 4286. (Estinta). — 
Arma? 

LUMBROSO di Livorno. — Famiglia israe- 
litica, originaria di Spagna, e fregiata dal re 
Vittorio-Emanuele II del titolo baronale concesso 
ad Abramo Lumbroso nel 1866 trasmissibile per 
primogenitura. — Arma: Spaccato di verde e di 
rosso, al cavallo inalberato di bianco, con la fa- 
scia d' argento caricata a destra di una stella di 
sei raggi di rosso, e a sinistra da un crescente 
rivolto dello stesso attraversante sul tutto. — 

Motto: LABOR AC VIRTUS. 

LUNA (della) di Firenze. — Furono speziali, 
e conseguirono dal 1372 al 1530 la dignità di 
priore per dieci volte. — Francesco della Luna 
fu gonfaloniere nel 4 418 e dei dieci di Balìa. (E- 
stinta nel 4645). — Arma: D'oro, alla croce di 
S. Andrea d' azzurro. 

LUNA (de) di Napoli. — Di origine spagnuola, 
portata nel reame di Napoli nel 4 282 da Lopez 
de Luna cavaliere di gran credito ed autorità 
presso il Re Pietro d' Aragona, ascese ben pre- 
sto a non mediocre grandezza per feudali signo- 
rie e per eminenti ulìici esercitati nello stato, 
fra quali quello di grande Abiurante nel 4 423. 
Decorata dei titoli di conte, di marchese, di duca 
e di principe, à goduto nobiltà in Napoli nel 
seggio di Nido. — Arma: Spaccato; nel 1.o di 
di rosso, ad un crescente rovesciato d'argento; 
nel 2.° d' argento pieno. 

LUNA di Sicilia. — Originaria di Spagna, e 
trapiantata in Sicilia da un Artalc di Luna con- 
sanguineo del Re Martino nel 4 386. — Fu si- 
gnora della contea di Caltabellotta, della contea 
di Sclafani, e del ducato di Bivona per conces- 
sione di Carlo V imperatore. — Gian-Vincenzo 
straticò di Messina nel 4 54 4, presidente e viceré 
del regno nel 4 54 6 e 4547; Pietro straticò di 
Messina e vicario generale del regno per difen- 
derlo dalle invasioni turchesche nel 4 573, nel di 
cui figlio Giovanni si spense questa nobilissima 
famiglia che tanta parte aveva avuto nel famoso 
caso di Sciacca. — Arma: Spaccato; nel 4.° d'ar- 
gento, ad un crescente riversato di due file o 
scacchi d'argento e di nero; nel 2.° scacca to del 
primo e del secondo di quattro file. 

LUNA (dalla) di Verona. — Famiglia regi- 
strata in un elenco di case antiche, alcune anche 
nobili, ma non ascritte al nobile consiglio. — 
Arma: Partito di rosso e d'oro, a due gigli del- 
l' uno all'altro; col palo d'argento attraversante 
sulla partizione. 



LUN ADORI di Siena. — Dei Riformatori, o- 
riginaria di Jesi e risieduta nel 4 825. — Scipione 
Lunadori Vescovo di Nocera. — Arma . D' azzur- 
zurro, al crescente d'oro, accompagnato da tre 
stelle di sei raggi dello stesso; col capo d'oro, 
caricato dell'aquila di nero. 

LUNARDI di Ravenna. — Fiorente fino dal 
secolo XI, nel qual tempo viveva un Brizzone 
Lunardi famoso capitano; fu signora di molti fondi 
e specialmente delle terre di Montiano e Ronco- 
freddo. — Ponzio Lunardi consigliere del Re Ro- 
berto di Napoli; Girolamo, valoroso soldato, servì 
in tutte le guerre Ludovico re di Francia, e nel 
4 312 era consigliere in patria; Ursicino membro 
del magistrato di giustizia nel 4 547 (Estinta). — 
Arma: D'argento, a due fascie di rosso caricate 
di due crescenti montanti d' argento. 

LUNATA del Piemonte. — Arma: D'azzurro, 
ad una colonna d' argento con la base e capi- 
tello d' oro, sormontata da un crescente del se- 
condo, e attorcigliata da un serpente di verde, la 
testa rivolta. 

LUNATI di Milano e di Pavia. — Da Ber- 
nardo che ebbe in feudo la valle de'Ratti nel 4 386 
discendono: 4.° i Limati-Crivelli che diedero de- 
curioni alla patria e che si estinsero nel 4737 
lasciando credi i Casati ; 2.° i Limati-Visconti 
marchesi di Carbonara nel 4 603, eredi del Car- 
dinale Federico Visconti areiv. di Milano, che 
diedero senatori, decurioni, dottori di Collegio ecc. 
e si estinsero nel 4758, e ne raccolsero l'eredità 
i conti Taverna; 3.° i Lunati marchesi di Bignolo 
tortonese che diedero decurioni a Pavia, ciambel- 
lani, cavalieri di Malta ecc. Oltre questa, altra 
famiglia Lunati fiorì in Milano, e diede sindaci 
fiscali, membri del tribunale di provvisione, ca- 
nonici ordinari ed un Giuseppe gran cerimoniere 
di corte nel 4730. — Arma comune a tutti i rami: 
Spaccato; nel 4.° d'oro, all'aquila di nero coronata 
del campo; nel 2.° di rosso, a tre crescenti d' ar- 
gento. — Cimiero: Tre crescenti accostati d'ar- 
gento. — Arma dei Lunati- Visconti: Inquartato; 
nel 4.° e i.° spaccato: a) d'oro, all'aquila di nero 
coronata del campo; b) di rosso, a tre crescenti 
d'argento; nel 2." e 3. n d' argento, ad un serpe 
ondeggiante in palo d' azzurro, coronato d'oro in— 
gelante un fanciullo di carnagione. 

LUNCI11NA di Venezia. — Arma: Spaccato 
d'azzurro o d'oro, a due rose dell'uno nell'altro. 

LUNKL di Chcrasco. - Patrizi di Cherasco 
ove fiorivano fin dal 1273. — Carlo-Antonio fu 
cav. Gcrosolim. nel 1607, e gentiluomo di ca- 
mera di Carlo-Emanuele I nel 1621. — Ebbero 
signoria in Cortemiglia. — Arma: D'azzurro, a 
tre crescenti d'argento, 2 e I; col capo d'oro, 
all' aquila di nero coronata dello stesso. 

LUN1 di Modena. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia cucita di rosso, accompagnata 



LUP - i 

da tre crescenti montanti dello stesso, 1 in capo 
e 2 in punta. 

LUOSI della Mirandola nel Modenese. — A- 
scritta alla nobiltà della Mirandola fin dal 1775. 
— Il conte Giuseppe Luosi membro di difesa 
della Repubblica Cispadana e governatore delle 
Romagne nel 1796 c 1797, fu senatore, gran 
giudice e ministro della giustizia del primo re- 
gno italico. — Giovanni, avvocato mirandolcse, 
fu sottoprefetto del dipartimento del Panaro du- 
rante il primo regno d' Italia ; e Luigi fu capo 
della prima divisione del ministero di giustizia, e 
decorato della Corona Ferrea. — Arma? 

LUPANIGI di Venezia. — Originaria di A- 
quilcia ed estinta nel 1088. — Arma: Spaccato 
d' argento e d' azzurro con la rosa d' oro dall' uno 
all' altro. 

LUPARDO o LEOPARDO di Pisa. — Ha dato 
quattro anziani al Comune di Pisa tra il 1299 
ed il 1380. — Amia: Di rosso, al leopardo d'oro 
macchiato di nero. 

LUPARELLI di Sicilia. — Arma : D' oro, al 
lupo passante di nero. 

LUPARELLO di Koma. — Arma: Di rosso, 
alla lupa d'oro coricata e allattante tre lupicini 
dello stesso; il tutto sulla campagna di verde. 

LUPATI, o LUPI, o LO VATI di Adria. — 
Derivata dagli antichi marchesi di Soragna, era 
da remoto tempo annoverata fra le nobili della 
città di Adria, e risulta compresa fra quelle ri- 
conosciute nobili noli' elenco formato ed appro- 
vato dal Sonato Veneto nel 1780. — In passato 
fu distinta nelle città di Padova e di Rovigo ai 
cui nobili Consigli era ascritta. Molti di questa 
famiglia si segnalarono nello armi in Terraferma 
e contro i Turchi combattendo per la Repubblica 
Veneta che li onorò di decreti amplissimi, di pen- 
sioni, del cavalierato e del titolo di conti. — La 
loro nobiltà fu confermata con sovrane risoluzioni 
29 Mar. 1823 e 5 gcn. I82Ì. — Arma? 

LUPATI di Padova, vedi Lovati. 

LUPATIXI di Brescia. — Arma: D' oro, al 
lupo di nero volto a sinistra. 

LUPI di Acqui. — Antica famiglia patrizia di 
Acqui-Alberto-Nicolò nel 1710 fu creato conte 
di Moirano in contado. Il conte Alberto nel 1843 
fu ministro sardo negli Stati-Uniti d'America. 
Nel 1837 ebbe il titolo di conte di Montalto per 
successione ad una cugina. — Arma: D' oro, al 
lupo al naturale, linguato di rosso, rampante. 

LUPI di Adria, vedi Lupati. 

LUPI di Bergamo. — Originata da Lupo dei 
Lupi, maresciallo del Re Giovanni di Boemia e 
trapiantata in Bergamo da un Gherardo di Cor- 
rado. — Diotisalvo Lupi, valoroso capitano, di- 
fese la città di Brescia dall'esercito dei Visconti. 
— Altro Gherardo ricuperò due volte Bergamo 
alla signoria di Venezia, ed ebbe in ricompensa 



— LUP 

il dominio della valle Gandino; Giovanni Antonio 
Vescovo di Treviso nel 1 645. — Arma: D' argento, 
al lupo rampante d'azzurro; col capo dell'Impero. 

LUPI di Chiavenna. — Arma: Interzato in 
fascia; nel 1.° un'aquila; nel 2.» un lupo pas- 
sante; nel 3.° tre fascie increspate. 

LUPI di Parma. — Arma: d'argento, al lu- 
po rampante di nero. 

LUPI di Pisa. — Arma: Partito; a destra 
d' oro, alla mezz'aquila di nero, movente dalla par- 
tizione; a sinistra d' oro, a tre fascie d' azzurro, 
colla banda di rosso, caricata di tre rose d' ar- 
gento, attraversante sul tutto. 

LUPI di Reggio-Emilia. — Guido podestà in 
patria nel 1206; Antonio capitano del popolo di 
Reggio nel 1329; Tommaso, letterato di bella 
fama, e maestro pubblico di grammatica della 
Cattedrale di Reggio nel 1602. — Arma? 

LUPICINI di Orvieto. — Quest'antica famiglia 
trovasi scritta fra le cento nobili famiglie orvie- 
tane fin dal 1025. Ha dato alla patria cinque 
consoli, il primo de' quali fu Attilio nel 1026 e 
l'ultimo Piero nel 1188. Un altro Piero nel 1201 
fu tra i quaranta nobili scelti a combattere quan- 
do dagli Orvietani fu fondato Orbetello, e nel 
1241 fu capitano del popolo. Prodenzano, figlio 
del precedente, nel 1240 fu podestà di Orvieto. 
Da lui nacque Ranuccio che fu uno dei capi d'uffi- 
cio creato da Martino IV nel 1282. (Estinta nei 
Lattanzi che ne ereditarono, insieme alle sostanze, 
il nome e lo stemma). — (Vedi Lattanzi di Fos- 
sombronc). — Arma: D'oro, alla lupa di nero 
passante sopra la campagna di rosso. 

LUPIS di Molfetta. — (Estinta). — D'azzurro, 
al leone al naturale nascente da tre monti pure 
al naturale e tenente colla branca destra una 
rosa di rosso. 

LUPORI di Lucca. — Varie omonime famiglie 
fiorirono in Lucca, delle quali la più antica ebbe 
un Luporo Buonomo nel 1316, signore di Casoli, 
Vico e Menabbio, castelli che gli furono tolti da 
Castruccio Castracane di cui era maggiordomo. 

— Arma: Spaccato d'argento e di rosso, a due 
branche di lupo al naturale, attraversanti in palo; 
col capo d' azzurro caricato di tre gigli d' oro 
divisi da due verghette di rosso. — Alias: Fa- 
sciato ondato d' argento e d' azzurro, al lambello 
di quattro pendenti di rosso, accompagnato da 
tre gigli d'oro attraversante sul tutto. 

LUPORI di Bologna. — Luporo Bonomo di 
Lucca caduto in disgrazia di Castruccio si riparò 
a Bologua, ove la sua casa ottenne in breve la 
dignità senatoria. — Ovidio Vescovo di Teano. 

— Arma: Uguale alla precedente. 

LUPP1NO di Monte S. Giuliano (Sicilia). — 
Antica e nobile famiglia che sin dal principio del 
XV secolo à dato molti giurati alla patria. — 
Arma: Un albero con un lupo passante. 



LUT 



— 41 _ 



LUZ 



LUSARDI di Piacenza. — Arma: Bandato 
d'argento e di rosso. 

LUSARDO di Genova. — Originari di Por- 
tovenere nella riviera orientale. — Antonio Lu- 
sardo fu dei consiglieri della Repubblica nel 4 368 
e ufliciale di Balia; Battista, Giovanni, Gabriele, 
tutti Lusardi, furono degP istitutori dell'Albergo 
dei Franchi. — Arma: Interzato in fascia; nel 
1.° d'argento, alla croce di rosso; nel 2. e d'oro, 
all'aquila di nero nascente dalla partizione; nel 

3. ° bandato di rosso e d'azzurro di quattro pezzi. 

LUSERNA del Piemonte. — Degli antichi 
conti del Piemonte, e si distinsero in Manfredi, 
Biglioni e Rorenghi. Ebbero in feudo la valle di 
Luserna, Angrogna, Villar Bobbio, Torre, Rorà, 
Bibiana, Campiglione ecc. — Molti si segnalarono 
nelle armi e nella toga. — Carlo-Giovanni-Fran- 
ccsco, nato nel 1 551 , fu ciambellano di Carlo-Ema- 
nuele I, governatore strenuo di Cuneo, poi di 
Torino, e nel 1602 ebbe la collana dell'Annun- 
ziata. Nel 1620 Filippo ottenne in marchesato 
Angrogna. Carlo-Amedeo, march, di Angrogna 
divenne gran maestro di cerimonie di Carlo-Ema- 
nuele III. — Arma: Bandato d'argento e di rosso. 

— Cimiero: Un leone d'oro coronato dello stesso, 
nascente. — Motto: lux in tenerris lucet. 

LUSERNA-MANFREDI del Piemonte. (Conti). 

— Arma: Inquartato; nel 1.° spaccato; sopra: di 
rosso, al mastio d'oro, torricellato di tre torri 
merlate; .sotto: di rosso, alla fascia d'argento; 
nel 2.° e 3.° bandato d'argento e di rosso; nel 

4. ° di rosso all' aquila d' argento ; sul tutto, di 
rosso alla croce d'argento. — Cimiero: Un leone 
d'oro coronato dello stesso, nascente. — Motto: 

LUX IN TENERRIS LUCET. 

LUSIO di Genova. — Derivata da Guglielmo 
Spinola soprannominato Lusio, il quale fu console 
otto volte dal 1134 al 1155. In quest'ultimo an- 
no andò ambasciatore a Federico Barbarossa. — 
Ansaldo e Oberto giurarono la pace con Pisa nel 
1188; Ansaldo giuniore fu degli Otto Nobili del 
podestà nel 1264. — Nel XIV secolo i Lusii s'i- 
nalbergarono, parte nei Di Negro; e parte nei De 
Franchi. — Arma: D'azzurro, mareggiato d'argen- 
to, al luccio del secondo, squamato di nero, nuo- 
tante in banda; col capo d'oro, all'aquila di ne- 
ro, coronata dello stesso. 

LUSIGNANI di Modena. (Estinta). — Arma : 
Sbarrato di rosso e d' argento di sei pezzi ; col 
capo d' azzurro, al sole d' oro posto a destra, ed 
al crescente rivolto d' argento a sinistra. 

LUSITANO di Messina. — Arma: D'azzurro, 
alla torre d'oro, trattenuta da due leoni contro 
lampanti e coronati dello stesso. 

LUTI di Siena. — Dei grandi e dei riforma- 
tori, risieduti nel 1362. — Beato-Gregorio nel 
1 491 ; Bernardino Vescovo di Penna creato da 
Giovanni XXII; Matteo Vescovo di Calccdonia. 



Il Cav. Francesco podestà di Orvieto nel 1 450 e 
ambasciatore alla Repubblica di Venezia, a Pio II, 
a Paolo III e alla Repubblica di Firenze; Giorgio 
podestà di Ancona nel 1456 e ambasciatore al 
Re di Napoli; Francesco senatore di Roma. — 
Arma: D'azzurro, a due gemelle d'oro poste in 
fascia, accompagnate da tre bisanti dello stesso. 

LUTTI (de) di Riva. — Di Trento — Antica 
famiglia trapiantata dalla Toscana nel Trentino, 
annovera fin dal XV secolo un Giovanni primo de- 
curione nelle armate imperiali, ed un Timoteo capo 
di mille militi. DalI'Imp. Mattia, con diploma 15 
Apr. 1 61 4, fu aggregata alla nobiltà del S. R. I. 
e stati ereditarj austriaci. Di poi fu iscritta nelle 
tavole dei cavalieri patrizi degli stati del Tirolo, 
e confermata con sovr. risoluz. 10 Die. 1816. 

— Il ramo primogenito è fregiato del titolo di 
barone. — Altro ramo ha fiorito pure in Verona. 

— Arma: Inquartato, con la fascia d'azzurro 
attraversante sulP inquartatura; nel 4.° e 4.° di 
rosso, al leone d'oro coronato dello stesso; nel 2.° 
e 3.° partito; a destra d'oro, all'aquila di rosso 
coronata dello stesso; a sinistra di rosso, a tre 
colonne accostate d'argento; sul tutto sbarrato 
d'argento e d'azzurro di sei pezzi. 

LUVARÀ di Messina. — Arma: Spaccato con 
la fascia in divisa d'argento; nel 1.° d'azzurro; 
alla rupe al naturale, posta al fianco destro sopra 
un terrazzo dello stesso, sormontata nel capo da 
una stella d'argento, e s nistrata da un uccello 
del suo colore, posato sul terrazzo, guardante la 
stella; nel 2.° di rosso, a tre bande d'argento. 

LUVATI di Cannobio. — Antica e patrizia 
diramata in Milano, in Mantova, in Pavia, in No- 
vara e in Arona. — Bartolomeo Luvati professore 
di lettere greche e latine; Galeazzo guardaroba 
maggiore del sovrano di Mantova; Carlo capitano 
delle guardie. — Arma: D'argento, al lupo di 
nero armato e lampassato di rosso tenente fra le 
zampe una croce del Calvario di rosso; col capo 
d' oro, all' aquila bicipite di nero. 

LUXORO di Genova. — Da Lusuolo, feudo 
dei Malaspina in Liguria. — Stefano consigliere 
della Repubblica nel 1368; Antonio anziano nel 
1369 e 1382. — Ascritti nei Calvi. — Ultimo 
ascritto al Libro d'oro: Ottavio q. m Antonio- 
Maria nel 1627. - - Arma: D'azzurro, al Icone 
d'oro; con la sbarra in divisa di rosso, attraver- 
sante. 

LUZI di Sanseverino (Marche). — Arma: Di 
rosso, alla torre d'argento, aperta e finestrata 
dal campo, movente da una terrazza di verde. 

LUZZAGO di Brescia. — A una: D'oro, a 
due fascio; la prima di rosso sostiene un'aquila 
di nero; — altra di nero sostenente duo gambo 
di verde, accompagnata in punta da una terza, 
tutte tre di verde. — Cimiero: Un pellegrino. 

— Molto: PAT1ENTIA ET AUST1NENTIA. 



MAC 



— 42 - 



MAC 



LUZZI di Taranto. — Originaria di Spagna 
e trapiantata nel reame di Napoli verso il 1250, 
dette il nome alla terra di Luzzi, villaggio presso 
Cosenza nella Calabria Citeriore. Fu inoltre signo- 



ra di molti feudi. — Stabilita nel 1649 in Taran- 
to, vi fiorì fino al 1685, e da quest'epoca prese 
sua stanza in Monopoli. — Arma? 



IMI. 



MACACARI-TRAMARINA di Verona. — Ar- 
ma: D'argento, al cane rampante d'oro, collari- 
nato di rosso, il collare attaccato per una catena 
d'oro al fusto di una colonna di rosso posta a 
destra; il tutto sostenuto da una terrazza di 
verde. 

MACAGNI di Modena. — (Estinta). — Arma: 
Di rosso, al monte, di tre cime di verde, movente 
dalla punta, cimato da un cane d'argento, seduto 
e posto di profilo, colla zampa anteriore destra 
alzata, con due palme di verde uscenti dai due 
monti laterali. 

MACARELLI di Venezia. — Giovanni e Giov. 
Battista Macarelli ricchi negoziante di panni di 
lana furono nel 1648 ammessi al veneto patri- 
ziato. — Arma? 

MACARI di Verona. — Arma: Inquartato: 
nel 1 .« e 4.° d'argento, ad una rosa di rosso; nel 
2.° e 3.» d'azzurro, ad una stella d'oro; con la 
croce di rosso attraversante sull' inquartatura. 

MACARONE di Carinola in Terra di Lavoro. — 
Francesco creato Vescovo di Boiano dal Pontefice 
Leone XIII il 18 Feb. 4 879. — Arma: Partito; 
nel 1.° d'azzurro, alla fascia, superiormente arcua- 
ta di due pezzi, d'argento, accostata da un sole 
radioso d'oro posto nel canton destro del capo, ed 
in punta da tre dischi d' argento e di nero, po- 
sti 2 e 1; nel 2.° d'azzurro, al giglio di giardino 
fiorito di tre pezzi al naturale movente dalla cam- 
pagna d'argento. 

MACARUFFI di Padova. — Arma: Fasciato 
d'oro e di nero. 

MACCAGNANI di Bologna. — Nobili di parte 
Lambertazza da prima, e poi Gercmei. Tennero 
cinque volte il consolato dal 1197 al 1231. — 
Gualterio Maccagnani crociato nel 11 88, e Guido 
podestà d'Imola nel 1253. — - Arma? 

MACCAGNl di Cremona. — Dette alla patria 
dodici decurioni, dei quali il primo fu Cesare elet- 
to nel 1136 e l'ultimo altro Cesare eletto nel 
1603. — Arma? 

MACCAGNONE di Sicilia. — Per concessione 
di Filippo IV Re di Spagna Francesco Maccagnone 
fu investito nel 1710 del principato di Granatelli; 
e Franco-Maria-Giaimo ebbe la baronia del Piano 
di S. Carlo. — Arma: D'azzurro, alla banda d'oro 
sormontata da una stella dello stesso; con la 
sbarra di rosso attraversante. 

MACCARANI di Roma. — Arma: Di rosso, 



rose d'argento, sei delle quali costeggiano la ban- 
da, 3 e 3; due poste in banda nel canton sinistro 
del capo, e le due ultime in banda nel cantone 
destro della punta. 

MACCARELLI di Spello (Umbria). — Matteo 
creato conte palatino nel 1210. Arma: D'argento, 
a tre bande di rosso. 

MACCASPELLI di Padova. — Arma: Trin- 
ciato di rosso e d'argento, al leone dell'uno nel- 
1' altro. 

MACCHI di Cremona. — Arma: Spaccato; nel 
1.» d'azzurro, alla mano appalmata al naturale 
col pollice e l'indice alzati, con mezzo avambraccio 
vestito di manica nera e di camicia bianca, mo- 
vente in palo dalla partizione; nel 2.° scaccato 
d' argento e di rosso. 

MACCHIA di Teramo. — Di origine longo- 
barda e di antica nobiltà. Se ne à memoria in 
Teramo, ove possedeva il castello di Macchia fino 
dal secolo XII. — Nicola Sindaco. — Arma? 

MACCHIAVELLI di Firenze. — Vuoisi pro- 
veniente da Ugo marchese di Toscana nell' anno 
850, e per conseguita eredità fu nei primi tempi 
della repubblica signore di Montespertoli. In Fi- 
renze ottenne tredici volte il gonfalonierato e 
cinquantatrè il priorato. — Francesco-Maria Car- 
dinale nel 1641; Nicolò, conosciuto anche sotto 
il nome di Segretario Fiorentino, ambasciatore 
per ben ventiquattro volte e autore di pregiatis- 
sime opere. — Arma: D'argento, alla croce d'az- 
zurro angolata da quattro chiodi dello stesso. 

MACCHIAVELLI di Bologna. — Un ramo del- 
la precedente trapiantato in Bologna da Gabriello 
Macchiavelli nel 1264. — Fu illustato da un Luca 
profondo ed erudito teologo. — Alessandro dotto 
giureconsulto e filosofo, professore nell'Università 
di Bologna. — Arma: 'Uguale alla precedente. 

MACHIAVELLI o MALCHIAVELLI di Mode- 
na. — È un ramo della famiglia omonima fioren- 
tina, rifugiatosi in Modena per sottrarsi ai peri- 
coli delle fazioni. — Francesco nel 1417 era dei 
conservatori del Comune di Modena. (Estinta nel 
XVII secolo in casa Fogliarli). — Arma: Di rosso, 
a tre pali scaecati d'azzurro e d'argento di due 
file; col capo d'argento, alla croco d'azzurro, an 
golata da quattro chiodi dello stesso. 

MACCHIONI di Sassuolo Mmfetiim — Il 
dottor Giovanni Maria Macchioni fu nominalo vi 
m commissario con lettera ducale del \ M». 17 IO, 
f„ fttrineb Itala. Ntffl 1707 utUmn Iti 



MAC 



— 43 — 



MAD 



cittadinanza di Modena. — Arma: Un leone ram- 
pante. 

MACCI di Firenze. — Potentissima nella città 
e seguace costante del partito ghibellino. — Bin- 
do Macci priore nel 1286. — ArmA: Di rosso, 
seminato di gigli d' oro. 

MACCI di Firenze. — Originaria di Signa, 
ebbe un priore nel 1386 nella persona di Ser 
Andrea. — Arma: D'azzurro, al bue d'oro gia- 
cente sopra una campagna di verde. 

MACCOL1NI di Bagnacavallo. — Originari 
di Vallèmone con uomini d'arme valenti e fieri. 
— Arma: D'azzurro, alla banda d'oro caricata 
di tre rose a cinque foglie di rosso, accompagnata 
al di sopra da una cometa d'oro; col capo d'Angiò. 

MACEDONI o MACEDONIO di Napoli. — 
Originaria di Macedonia, da cui trasse il cognome. 
Ebbe nobili à in Napoli al seggio di Porto, in 
Salerno al seggio di Campo, in Aversa, in Capua, 
in Benevento, in Brindisi e in Foligno; e fu signora 
di diciassette feudi, di quattro marchesati, e del 
ducato di Grottolellc nel 1646. — Teseo Mace- 
donio cameriere e familiare dei Re Carlo I e 
Carlo II d'Angiò; Arrigo giustiziere di Napoli 
nel 1292; Bernardo ambasciatore presso il Re di 
Cipro; Pietro o Pedrillo maresciallo del regno e 
maggiordomo del Re Ladislao; G. Vincenzo insigne 
giureconsulto; Pietro governatore di Ariano nel 
1612. (Estinta). — Arma: Vaiato d'argento e 
d'azzurro, col leone d'oro attraversante sul tutto. 
— A lias: Vaiato d'argento e d'azzurro con la banda 
d'oro attraversante, caricata del leone di rosso. 

MACHELLI di Modena. — Nicolò celebre 
medico del XVI secolo, lodato dal Tiraboschi. — 
Questa famiglia fu ammessa alla cittadinanza no- 
bile modenese nel 1444 in persona di Francesco 
di Nicolò Machelli. (Estinta). — Arma: D'azzurro, 
alla fascia di rosso, accompagnata in capo da una 
stella di otto raggi d' oro posta a destra, e da 
un crescente d'argento posto a sinistra, ed in 
punta da un bue d'argento passante sopra una 
pianura erbosa di verde, movente dalla punta. 

MACHIRELLI d'Imola. — Arma: Spaccato; 
nel 1.» di rosso, a due aquile dal volo abbassato 
d'argento, uscenti e affrontate; nel 2.» partito 
d'azzurro e d'argento, alla stella di otto raggi 
leir uno nelP altro. 

MACINGHI di Firenze. — Credesi derivata 
dall'antica famiglia dei Razzanti. — Guiduccio di 
Macigno intervenne alla battaglia dell' Arbia nel 
1260. — Dette alla patria nove priori tra il 1305 
ed il 1524 e si spense 1*1 4 Mar. 1800 per morte 
di Francesco-Manfredi del Cav. Alberto. — Arma: 
Di rosso, a tre crescenti d'oro, 2 e 1, divisi dalla 
banda d' azzurro, caricata di tre gigli d' oro. 

MACIOTTI di Vellctri. - Se ne à memoria 
fino dal 1347, epoca" nella quale un Bello Maciotti 
fu consigliere del Comune, e poi uno dei nove 



Bon Uomini. — Altri componenti questa famiglia 
conseguirono le prime cariche cittadine. — Pru- 
denzio, carmelitano scalzo, morì in odore di san- 
tità; Alessandro, Arcivescovo di Colossi. — Arma: 
Fasciato di rosso e d'argento; col capo d'oro, 
caricato da un' aquila d' argento. 

MACINARA di Perugia. — Arma: D'oro, alla 
fascia accompagnata da due pietre di macina 
d' argento. 

MACOLA di Padova. — Originaria di Atene e 
fregiata del titolo comitale. — Dopo che la repub- 
blica veneta perdette la Morea, la famiglia Macola, 
fuggendo le vendette ottomane si trasferì a Ve- 
nezia e quindi a Padova. L'Imperatore Francesco 
Giuseppe I confermò nel 1865 l'ereditario titolo 
di conte a Giovanni Macola. — Arma: D'azzurro, 
all'aquila d'oro, tenente nell'artiglio destro un 
colubro al naturale coronato d'oro. 

MACOLINI di Chiavenna. — Arma: Di rosso, 
al leone d'oro tenente colle branche anteriori una 
clava di verde in palo movente da una terrazza 
dello stesso. 

MACOPPE di Padova. — Nel 1791 i fratelli 
Alessandro, celebre medico, e Francesco Knyps- 
Macoppe furono aggregati al Consiglio nobile di 
Padova, e conseguirono con ciò la nobiltà che 
venne confermata con sovrana risoluzione 4 Sett. 
1818. — Arma? 

MACRÌ di Messina, — Se ne à memoria fino 
dal secolo XV in cui fioriva uno Stefano Macri, 
segretario del regno di Sicilia. — Nel 1707 ebbe 
la baronia di Lamia; Francesco-Maria egregio 
giurista e giudice della Corte stratigoziale di Mes- 
sina nel 1618; Letterio sopraintendente o custode 
del porto di Messina; Antonio, dottore in legge, 
ottenne la conferma della propria nobiltà. — Ar- 
ma: Partito; nel 1 .° d'azzurro, al monte al naturale, 
movento dalla punta, caricato dalla banda centrata 
d'oro, sormontata da cinque uccelli volanti di 
nero, 1, 2 e 2, con tre stelle d'argento, ordinate 
nel capo; nel 2.° d'argento, al pesce dello stesso, 
nuotante nel mare d' azzurro fluttuoso di nero, 
movente dalla punta. 

MACRIS di Napoli. — È una diramazione 
della nobile famiglia Montefuscolo, della quale Al- 
giazio nel 1 492 fu detto de Macris, e fu signore 
di dieci baronie. — Arma: Spaccato; nel 1. n di 
rosso, al leone uscente d'oro; nel 2.° d'oro, a tre 
rose di rosso poste 2 e 1. 

MACROPODI di Calabria. — Arma: Di nero, 
al porco spino d' oro. 

MADALENI di Sicilia. — Antichissima fami- 
glia illustrata da Santa Epifania e da un Rodippo 
Vescovo di Lcntini. — Guido Maddaleni gover- 
natore di Messina ai tempi dell'esarca Giorgio 
Maniacci; Giovanni castellano (li Lcntini; Nicolò 
castellano di Girgenti al tempo di Federico impe- 
ratore. — Arma: Di verdó, al castello torriccllato 



MAD - 44 — 

di due torri merlate di tre pezzi d'oro, aperto 
e fincstrato del campo, sormontato dall' imagine 
di S. Maria Maddalena d'oro. — Alias: Di rosso, 
al bue d'oro sormontato da un'aquila di nero. 

MADAU di Sardegna. — Arma: Inquartato; 
nel 4.» d'argento, alla vite fogliata e fruttata al 
naturale; nel 2.° d'azzurro, al destrocherio vestito 
di porpora, movente dal fianco sinistro dello scu- 
do, la mano di carnagione, con tre dadi d'argento, 
male ordinati, quasi in atto di cadere, il superiore 
tenuto ancora dalla mano; nel 3.° di rosso, al 
carro campestre d'oro, sormontato da un crescente 
d'argento; nel 4.» di verde, al destrocherio di 
carnagione tenente un falcone al naturale. 

MADDALENA (de) di Genova. — Arma: Par- 
tito; nel 1.o di rosso, a sei coste umane d'oro 
poste 2, 2 e 2 addossate; nel 2.° d'argento, a 
tre fedi di carnagione manicate di bianco, vestite 
d' azzurro, poste in capriolo rovesciato, una sul- 
1" altra. 

MA DD A LENI di Roma. — Arma: D'argento, 
al bue passante di rosso, accornato del campo. 

MADERNA di Milano. — Arma: Partito; nel 
l.o spaecato: a) d'oro, all'aquila di nero coronata 
del campo: b) d'argento, a due palme di verde, 
passate dentro una corona d'oro, ciascuna palma 
tenuta da una mano di carnagione, vestita d'az- 
zurro, la mano a sinistra rivoltata; nel 2.° d'az- 
zurro, ad un sole d'oro, caricata di un'aquila di 
nero coronata del campo — Cimiero: Un' aquila 
uscente di nero coronata d' oro. 

MADESA o MADICE di Verona. — Arma: 
Di rosso, ad un S. rovesciato ($) di nero; l'estre- 
mità in forma di un ferro di freccia ; il detto $ 
accostato da tre stelle d'oro, due in capo, ed una 
in basso dentro la curvatura della lettera; con 
la fascia ondata d'argento attraversante sul tutto. 

MADIA di Verona. — Arma: Partito d'azzurro 
e di nero, all'albero sradicato d'argento, fustato 
d'oro, attraversante sulla partizione. 

MADONINI di Modena. — Lodovico era tra 
i conservatori della Comunità pel 1417, e Fran- 
cesco fu distinto pittore del scc. XVI (Estinta). — 
Arma: Spaccato; nel 1.° scacca to di nero e d'oro; 
nel 2.° bandato di quattro pezzi di nero e d'oro. 

MADOT dello Marcite. — Arma: D'azzurro, 
alla fascia d'oro caricata di una freccia di nero, 
posta in fascia, ed accompagnata in capo da un 
crescente d'argento e in punta da un Icone na- 
scente d' oro. 

MADKISIO di Udine. — Aggregata al Con- 
siglio nobile di Udina fin dal 1082, ed insignita 
del titolo comitale dal Re di Polonia Augusto II 
con diploma 45 Ag. 1722, fu confermata nobile 
con sovrana risoluzione 4 4 Kob. 4 824. — Arma? 

MADRUZZO (Signori di) di Trento. — Due 
potenti famiglie, distinte l'ima dall'altra, ebbero 
la signoria del castello di Madruzzo da cui tras- 



MAF 

sero il nome. La prima, originaria dello stesso 
castello, riconobbe per capo-stipite certo un Gum- 
pone, che si trova firmato in due documenti, l'uno 
del 4 459 e l'altro del 4 460, e tenne il possesso 
di Madruzzo fino al secolo XIV ne! cader del quale 
si estinse. — La seconda famiglia, estinta anch'es- 
sa nel 1658, fu una diramazione dei Signori di 
Denno e di Nano, ed ebbe per fondatore della 
sua grandezza Cristoforo Vescovo e principe di 
Trento nel 1539 e poi cardinale nel 1544; Ludo- 
vico e Carlo-Gaudenzio vestirono anch' essi la 
sacra porpora, il primo nel 1561 e il secondo 
nel 1604. — Oltre il feudo di Madruzzo, ebbe 
questa nobile famiglia assai ampia giurisdizione 
con titolo baronale nei quattro vicariati della Val 
Lagarina, e la contea di Challant. — Arma: In- 
quartato; nel 1.o e 4.° bandato d'azzurro e d'ar- 
gento; nel 2.° e 3.° di nero, a cinque monti uniti 
d'argento, caricati di un capriolo di rosso; sul 
tutto di rosso, spaccato dello stesso, a due pali 
d' argento. 

MAELLO di Bassano (Veneto). — Aggregata 
nel 1 801 al Consiglio nobile di Bassano, fu con- 
fermata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 

3 Mar. 1822. — Arma? 
MAESTRI di Milano. — Arma: D'azzurro, 

al leone d'oro, coronato dello stesso, tenente una 
spada d'argento guarnita d'oro. 

MAESTRI di Sicilia. — Nobile palermitana 
di cui fu ceppo un Simeone Maestri ed Aiutami- 
cristo nel 1 405. Ebbe il feudo di Giancandora con 
titolo baronale. — Arma: D'oro, al braccio di 
carnagione impugnante un mazzo di fiori. 

MAFEI-BERGAMASCHA di Verona. - Ar- 
ma: Fasciato d'argento e di rosso di otto pezzi; 
ad un ramo di ulivo sradicato, di verde, posto 
in palo, attraversante sul tutto. 

MAFFEI di Firenze. — Conosciuta fino dal 
secolo XIII essendo Ruggero di Maffeo intervenuto 
alla battaglia di Montaperti nel 1260. — Ebbe 
un gonfaloniere e cinque priori tra il 4 314 e il 

4 342. (Estinta nel secolo XV). — Arma: Di rosso, 
alla banda d' argento accompagnata in capo da 
un C gotico dello stesso. 

MAFFEI di Roma. — È nn ramo dei Maffei 
di Volterra, trapiantato in Roma da un Benedetto 
circa al 4488 e in tal anno ascritto al patriziato 
romano. — Da questo ramo uscirono tre emi- 
ncntissimi Cardinali: Bernardino creato nel 4549; 
Marc' Antonio nel 4 570; Orazio nel 1606; ed Ascanio 
governatore d'Imola, di Loreto e di Fano e quindi 
Arciv. di Urbino. — Arma: Spaccato; nel 4.° 
d'azzurro, al cervo nascente d'oro; nel 2.» bau- 
dato d'oro e d'azzurro di sei pezzi; colla fascia 
d'argento attraversante sulla partizione. 

MAFFEI di Torino. — Carlo-Emanuele I, Duca 
di Savoja, con patenti 45 Nov. 4670 concesse a 
Giovanni di Francesco Maffei il titolo di conte 



MAF 



- 45 — 



MAG 



trasmissibile per primogenitura maschile. — 11 
Re di Sardegna, Vittorio-Amedeo III, con patenti 
11 Giù. 1779 investì il conte Carlo-Giuseppé-Vit- 
torio Maflei dei feudi di Peona e Boglio con titolo 
comitale. — Il Ministro dell'Interno del Regno 
d' Italia dichiarò con suo decreto competere a 
Carlo-Alberto-Ferdinando Maflei i titoli di conte 
Maflei e di conte di Peona e Boglio. — Umberto I 
Re d'Italia, di motu-proprio, concesse al suddetto 
Carlo-Alberto il titolo di marchese Maflei trasmis- 
sibile per primogenitura maschile. — Arma: Ban- 
dato d'argento e d'azzurro; col capo del secondo, 
al cervo nascente del primo. 

MAFFEI di Verona. — Ascritta al Consiglio 
nobile di Verona nel 1 405. — Giovanni-Francesco 
nel 1650 ottenne da Carlo-Emanuele Duca di 
Savoja per sè e suoi discendenti il titolo di mar- 
chese, che gli fu confermato nel 1655 dal Doge 
Francesco Molin, il quale lo investì pure del feudo 
nobile e gentile di Cavalcasene. — Lo stesso 
titolo marchionale nel 1718 fu pure conferito 
dalla Repubblica ai fratelli Antonio-Alessandro e 
Scipione. — Con sovrana risoluzione 26 Nov. 1824 
l'Imperat. d'Austria confermò alla famiglia Maflei 
l'avita nobiltà ed il titolo marchionale. — Altre 
due nobili famiglie omonime ànno fiorito in Ve- 
rona, la prima decorata del titolo comitale con- 
ferito a tutti i maschi dall' imperat. Sigismondo 
con diploma 31 Lug. 1423; l'altra, ascritta fin 
dal 1 480 al Consiglio nobile veronese, era egual- 
mente insignita del titolo di conte conferitole nel 
1618 dalla Repubblica Veneta. — Arma? 

MAFFEI di Volterra. — Antichissima e nobile 
famiglia di cui fu capo-stipite Umberto di Maffeo 
vissuto nel 1030. — Maffeo e Mastino consoli della 
patria, l'uno nel 1050, e l'altro nel 1117; Raffaele, 
conosciuto sotto il nome di Volterrano, autore 
di pregiate opere, fiorì nel secolo XV; Paolo- Ales- 
sandro dotto archeologo e letterato. — Questa 
famiglia costretta ad esular dalla patria all'epoca 
delle fazioni si diramò in molte città d'Italia. 
— Arma: Spaccato; nel 1.» d'azzurro, al cervo 
uscente ramoso d'oro; nel 2." bandato d'azzurro 
e d'oro di sette pezzi. 

MAFFEI di Vicenza. — Arma: Spaccato; nel 
1.° d'azzurro, al cervo uscente d'oro; nel 2.° 
d'oro, a tre gigli d'azzurro, 2 e 1. 

MAFFETTI di Brescia. — Ebbe comune l'ori- 
gine con la famiglia Federici. (Estinta). — Arma: 
D'oro, a tre bande scaccate d'azzurro e d'argento 
di due file; col capo dell'impero. 

MAFFETTI di Venezia. — Originaria di So- 
vere, comune della provincia di Bergamo, e tra- 
piantata da un Marcantonio in Venezia. — Avendo 
offerto per la guerra di Candia cento mila ducati 
fu ascritta alla nobiltà nel 1654. — Arma: Uguale 
alla precedente. 

MAFFI di Cremona. — Dette alla patria sei 



decurioni, dei quali il primo fu Maflino eletto nel 
1307, e l'ultimo altro Maflino nel 1529. — Arma: 
D'azzurro, al barbio d'argento posto in banda e 
accompagnato nel canton sinistro del capo e nel 
destro della punta da un M d'oro. 

MAFFIORETTI di Brissàgo. — Produsse di- 
stinti avvocati, medici, militari ed operosi indu- 
striali. — Arma: D'argento, alla fascia d'azzurro, 
accompagnata nel canton destro del capo da una 
rosa di rosso, e nel canton sinistro della punta 
da un castello torricellato di due pezzi, merlato, 
aperto e finestrato de! campo; sopra il tutto una 
sbarra di rosso. 

MAGAGNINI di Jesi. — Rambaldo creato 
Vescovo di Jesi dal Pontefice Pio IX il 1 Mag. 
1872. — Arma: D'azzurro, alla fenice sulla sua 
immortalità, accompagnata in capo, a destra da 
un sole, e a sinistra da un crescente d'argento. 

MAGALLI del Piemonte. — Arma: D'azzurro, 
al mastio merlato, torricellato di una grossa torre 
pure merlata, il tutto d'oro, murato di nero, con 
una porta difesa da una saracinesca anche di nero. 

— Cimiero: Un gallo bianco. — Motto: mea 

GALLIA. 

MAGALOCCI di Assisi (Umbria). - Nominati 
nell'Archivio di quella Cattedrale fin dal 1228, 
ed estinti verso la metà del XVII secolo, ono- 
rati spesso dei maggiori incarichi municipali. — 
Arma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, ad un albero 
di verde; nel 2.° d' oro, a tre sbarre di rosso; 
colla fascia d'oro caricata di una cotissa ondata 
e scorciata di rosso, attraversante sulla parti- 
zione. 

MAGALOTTI di Firenze. — Originaria di 
Orvieto, e trapiantata in Firenze dette alla re- 
pubblica trentaquattro priori e tre gonfalonieri. 

— Filippo oratore a Carlo re dei Romani nel 
1 352; Giovanni del magistrato degli Otto di guer- 
ra quando si mossere le armi contro Gregorio XI; 
Lorenzo Cardinale nel 1625 e Vescovo di Ferrara; 
altro Lorenzo uno dei più dotti ed eleganti scrit- 
tori del secolo XVII. — Arma: Fasciato d'oro e 
di nero; col capo di rosso caricato del Motto: 
libertas in lettere d'oro, posto in banda. ' 

MAGALOTTI di Orvieto. — Questa casa à da- 
to alla patria gonfalonieri, camerlenghi e capitani, 
senatori a Roma e vescovi alla Chiesa. — Scipione 
vestì l'abito dei cavalieri di S. Stefano nel 1605. 

— Arma: D'argento a tre rastrelli di rosso posti 
in banda. — Cimiero: Un cavallo nascente di 
nero. 

MAGANESI di Venezia. — Furono molto 
potenti in maro e benemeriti della repubblica. 
(Estinta nel 1361). — Arma: Partito; nel 1.° 
d'oro, alla fascia di rosso; nel 2.° d'azzurro, alla 
fascia d' oro. 

MAGANIA di Lombardia. ■ — D'azzurro, a 
un uomo vestito di rosso, posto sopra una ter- 



MAG 



— 46 — 



MAG 



razza di verde, tenente nella sua mano destra 
un crescente d'oro e nella sinistra un cappello 
d' azzurro. — Cimiero: Un uomo uscente. 

MAGAWLY-CERATI di Parma, vedi Cerati. 

MAGENTA o MAGGENTA di Milano. — 
Trasse il proprio cognome da Magenta, grosso 
borgo del Milanese, di cui fu signora. — Guidotto 
1 ° e 2.° Magenta furono medici e consiglieri duca- 
li — Giacomo e Rodolfo ebbero parte nel Consi- 
glio generale di Milano. — È fregiata del titolo 
marchionale. — Arma: Inquartato; nel 1.° di 
vajo pieno; nel 2.° d'azzurro, ed un agnello pas- 
sante d'argento in un cerchio coricato dello stesso, 
sormontato da un listello d'argento colla divisa: 
sine labe in lettere majuscole di nero; nel 3.» 
di rosso, al leone d'argento, coronato d'oro, soste- 
nente colla branca destra un castello cimato di 
due torri dello stesso; nel 4.° d'argento, ad una 
torre di rosso, accollata da due rami di alloro 
di verde, coi Cambi passati in croce di S. Andrea. 

— Cimiero: Un angelo nascente, vestito di rosso 
tenente colle mani un listello d'argento flottante 
al di sopra della sua testa e portante la scritta: 

SINE LABE. 

MAGGI di Bologna. — Famiglia ascritta al- 
l' ordine senatorio. — Alessandro di Lucio dottor 
di legge, vicelegato di Perugia e governatore di 
Fano; Lucio fu degli Anziani. — Arma? 

MAGGI o MAGGI-VIA di Brescia. — Arma: 
Fasciato d'azzurro e d'argento di sei pezzi. — 
Alias: Partito; a destra fasciato d'azzurro e d'ar- 
gento; a sinistra spaccato d'oro e di verde, al- 
l' aquila coronata di nero. 

MAGGI di Cremona. — Dette alla patria dal 
1096 al 1791 cinquantasette decurioni. — Filip- 
po IV re di Spagna con diploma 25 Giù. 1648, 
investi Nicolò Maggi del feudo di Pescarolo, nel 
Cremonese, con titolo marchionale. — Arma: In- 
quartato; nel 1.» e 4.° di nero, a due fascio ondate 
d'argento; nel 2.» e 3.° di verde pieno. Sul tutto 
spaccato: a) d'azzurro, a due' passeri d'oro, l'uno 
soprapposto all'altro in atto di accoppiarsi; b) di 
nero, a due fascie d'argento. — Cimiero: Una donna 
nascente, vestita di rosso, avente due ali da pipi- 
strello di verde posta in terza. — Alias: Di rosso, 
al leone d' oro tenente con le branche anteriori 
un ramoscello fogliato e gambuto di verde; col 
capo d'oro, all'aquila di nero coronata del campo. 

— Cimiero: Un leone d'oro nascente e impu- 
gnante con la branca anteriore destra una spada 
armata d'argento, guarnita d'oro, alta, in palo. 

— Motto: te deum laudamus in lettere romane 
maiuscole di nero. 

MAGGI di Milano. — Si disse anticamente 
Maddius e fu annoverata fra le sei casate godenti 
i! diritto di presentare ogni anno alla Metropo- 
litana di Milano l'oblazione offerta dai cittadini 
dei sestieri. Parecchi componenti questa famiglia 



furono decurioni in patria. — Giovando familiare 
di Barnabò Visconti; Bartolomeo ambasciatore 
dei Milanesi a Francesco Sforza; Altro Bartolomeo 
tesoriere generale; Ludovico giureconsulto e am- 
basciatore a Carlo V; altro Ludovico Vescovo di 
Nocera dei Pagani nel 1609; Carlo-Maria soprain- 
tendente della Università di Pavia; — Arma: In- 
terzato in fascia; nel 1.» d'argento, alla croce bi- 
forcata di rosso; nel 2.° d'azzurro, al leone passante 
d'oro accostato da due anelli dello stesso; nel 3.» 
d'argento, a tre bande di rosso. 

MAGGI di Napoli. — Arma: D'argento, all'a- 
sta sostenuta da due grifi affrontati di rosso; col 
capo dell' impero. 

MAGGIO di Muro-Leccese. — (Estinta). — 
Arma: Un cervo d'oro corrente verso una fon- 
tana. 

MAGGIO (de) di Sicilia. — Baroni del Campo. 
— Arma: D'azzurro, alla torre merlata di tre 
pezzi d'oro, chiusa e finestrata di nero, sinistrata 
da un leone del secondo, rampante contro la torre. 

MAGGIO di Verona. — Arma: Partito d'ar- 
gento e d'azzurro, ad un palmizio sradicato di 
verde attraversante sulla partizione. 

MAGGIOLINI del Piemonte. — Conti di Mom- 
bercelli e di Belvedere. — Arma: Inquartato; nel 

1. ° e 4.° d'azzurro, a due bande d'oro; nel 2.° e 
3.o di rosso, all'aquila d'oro coronata dello stesso. 

MAGGIOLO di Genova. — Arma: D'azzurro, 
al leone coronato e tenente con la branca ante- 
riore destra un giglio, il tutto d'oro; con la banda 
d' argento attraversante, caricata in tutta la sua 
lunghezza di un ramo di foglie di vite al naturale. 

MAGGIONI di Mantova. — Arma: Interzato 
in fascia; nel 1.° d'oro, all'aquila di nero; nel 

2. ° di rosso, ad una torre d' argento aperta e 
finestrata del campo, accostata da due leoni affron- 
tati d'oro; nel 3.» d'argento, a tre bande d'az- 
zurro. 

MAGGIONI di Padova. — Aggregata nel 
1739 al Consiglio nobile di Padova, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 23 Mar. 
1819. — Arma? 

MAGGIORE di Messina. — Antica famiglia 
diramata in Vizzini, in Caltagirone, in Mineo, in 
Chiaramonte, e in Palermo, e fregiata fin dal 1637 
del titolo di barone di Bagnerà, e dal 1730 di 
quello di marchese di S. Barbara. — Arma: D'az- 
zurro, al leone saliente sopra un albero inclinato 
in banda. 

MAGGIULINI di Pisa. — Arma: Inquartato; 
nel 1.° e 4.° d'oro, all'aquila di nero; nel 2.° e 

3. ° di rosso, a due fascie d' argento. 

MAGGIULLI di Muro-Leccese. — Giuseppe- 
Antonio valoroso soldato sotto il comando di 
Pietro Castriota nel 1528. — Mario-Antonio Vi- 
cario di Nuccio de Nucci vescovo di Ugcnto. — 
Arma: D'azzurro, ad un mazzo di spighe d'oro. 



MAG 



— 47 — 



MAG 



M AGHETTI di Assisi (Umbria). - Una delle 
più nobili ed antiche della serafica città, feconda 
in ogni tempo di uomini illustri. — Baldassarre 
medico assai reputato in patria e fuori, oratore 
della sua città al Papa Alessandro VI, poi al 
signore di Pesaro ed al duca di Camerino; Bene- 
detto protomedico in Ancona ed in Fuligno, assai 
versato in matematica, su cui scrisse e stampò 
un'apologia in Ancona nel 1640; Giuseppe capi- 
tano di corazze per la S. Sede nel 1640; Girola- 
mo creato co' figli conte Palatino dall' imperai 
Carlo VI nel 1723. — Arma: D'oro, alla fascia 
d'azzurro, accompagnata da tre teste di bue di 
rosso, due in capo ed una in punta. — Cimiero: 
Un crescente d'argento accostato da una moneta 
d' oro. 

MAGIS (de) di Fratta (Umbertide) nell' Um- 
bria. — Arma: Di verde, a due bracci vestiti di 
rosso moventi dai lati dello scudo, con le mani 
al naturale in fede, e sormontati da una cometa 
d'oro in palo. 

MAGIO di Cremona. — Antica e decurionale 
di Cremona, fregiata fino dal 1586 del titolo comi- 
tale concesso a Lodovico Magio, senatore, per sè 
e suoi successori dall' imperatore Rodolfo II con 
diploma del 3 Agosto di detto anno. Ranuccio 
Fan. se, duca di Parma, con diploma del 4 Giu- 
gno 1676, conferiva a Giov.-Paolo Magio il titolo 
di marchese trasmissibile ai suoi discendenti ma- 
schi. Egidio, Enea, Nicolò senatori; Properzio 
eccellente fisico nel 1340; Bartolomeo distinto 
giureconsulto nel 1390; Giorgio protonotario apo- 
stolico sotto Leone X; Ludovico podestà di Pavia 
nel 1390.— Francesco I imp. d'Austria con sovra- 
na risoluzione del 21 Nov. 1816 confermava l'anti- 
ca nobiltà di questa famiglia — Arma? 

MAGIO di Venezia. Famiglia estinta nel 
1403. — Arma: Palato d'argento e di rosso di 
sei pezzi. 

MAGIOCCO di Genova. — Arma: D'azzurro, 
alla fede di carnagione vestita d'oro, sormontata 
da un giglio dello stesso, e questo da tre stelle 
di sei raggi pur d'oro ordinate ih fascia nel capo 
dello scudo. 

MAGISTERNA di Velletri. — D'azzurro, alla 
fascia di rosso, accompagnata in capo da un fregio 
raffaellesco d'oro, sormontato da una stella di 
otto raggi dello stesso. . 

MAGISTRA di Cremona. — Dette alla patria 
quattro decurioni,- il primo dei quali fu Vincenzo 
nel 1530 e l'ultimo Ottavio nel 1622. — Arma? 

MAGISTRY di Sanseveritio (Marche), — Arma: 
Trinciato di rosso e d'azzurro, alla banda d'argen- 
to attraversante sulla partfzione, accompagnata 
in punta da un monte di trq cime d' oro, dal 
quale emergono tre papàveri al naturale. 

MAGISTRIS o DEI MAGISTRIS di Cannobio. 
— Originaria di Ossola, 6 dette diversi ìiotai ed 



ecclesiastici. — Arma: D'azzurro, al destrocherio 
vestito d'argento, movente dal fianco destro dello 
scudo, la mano di carnagione tenente un mazzo 
di rose rosse gambute e fogliate di verde, accom- 
pagnato in capo da una stella di sei raggi d'oro. 

MAGISTRIS (de) di Asti. — Ebbero lettere 
di nobiltà da Carlo V nel 1536. — Nel XVII 
secolo furono conti di Belvedere. — Carlo-Giacinto 
nel 1750 acquistò Castella. — Due referendari, 
o intendenti di Alba, vari colonnelli e senatori. 
— Arma: Inpuartato; nel 1.» e 4.» d'azzurro, al 
leone d'argento, impugnante con la branca destra 
una scure dello stesso; nel 2.° e 3.° d'oro, a due 
fascie d'azzurro. — Cimiero: Un grifo nascente, 
tenente con la zampa destra il Motto: juste ju- 

DICA PROX1MO. 

MAGISTRIS (de) di Muro-Leccese. — Tom- 
maso segretario di Gerardo Cardinal di Parma, 
Legate di Papa Martino IV, seguì Roberto conte 
di Artois nel 1284; Pandolfello fu della corte di 
Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco del regno 
nel 1427. (Estinta). — Arma: D'argento, alla 
banda di nero caricata da un serpente d'oro, 
coronato dello stesso. 

MAGLI di Pisa. (Estinta). — AnMA: Di rosso, 
al cane saliente d' argento, collarinato di nero. 

MAGLI ANO di Asti. — Arma: Di verde, al 
cane barbetto passante d' argento. — Cimiero: 
Una ruota. — Motto: sic volvenda fides. 

MAGNAGUTI di Mantova. — Ottenne la cit- 
tadinanza mantovana nel 1632 con decreto del 
duca Carlo Gonzaga; e nel 1699 fu fregiata del 
titolo comitale. — Alcuni di questa famiglia furono 
distinti giureconsulti. — Ludovico vicepodestà di 
Mantova nel sedo XVII e consigliere del supremo 
Consiglio di giustizia. — Arma: D'azzurro, ad 
una cicogna al naturale posta sopra una pianura 
di verde, accompagnata in capo da tre gigli d'oro 
posti in fasci?.. 

MAGNANI di Bologna. — Di parte geremea 
nel 1228. — Dal 1223 in poi fu per centot- 
tantasette volte del magistrato degli Anziani, e 
dopo il 1590 ebbe il grado senatorio. — Fu inol- 
tre fregiata del titolo comitale di Teti, e mar- 
chionale di Cavagna nel ducato di Mantova. — 
Vincenzo Magnani generale delle armi pontificie 
nel sècolo XVI; Andrea si distinse nelle lettere 
greche e latine; Enea professor di legge sul finire 
del cinquecento e poi viceduca della Mirandola; 
Giacomo, senatore, morto nel 1797 fu l'ultimo 
di sua famiglia. — Arma : Spaccato d' argento e 
di rosso, al palo di riero nel primo; col capo d'oro, 
caricato dall' aquila bicipite di nero, membrata, 
imbeccata e coronata del campo. 

MAGNANI di Legnago. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° d'argento, ad un braccio armato di nero, 
movente dallo spaccato, impugnante una scimi- 
tarra; nel 2." sbarrato d'oro e di rosso. 



MAG 



— 48 - 



MAG 



MAGNANI di Modena. — Ha goduto il feudo 
di Trignano nel Frignano con titolo comitale. 
— Arma: D'argento, alla fascia di rosso, accom- 
pagnata da tre stelle di otto raggi dello stesso, 
poste una in capo e due nella punta. 

MAGNANI di Modena. — Nulla à di comune 
con la precedente, sebbene appartenga anch'essa 
alla nobiltà modenese. — Arma: D'azzurro, al 
mare al naturale movente dalla punta, al delfino 
nuotante di verde sostenente col dorso, ritta in 
piedi, una donna nuda di carnagione, tenente colla 
destra un drappo d'argento che dalle spalle le 
viene tolto da un sinistrocherio di carnagione, 
vestito d'argento e movente dall'angolo sinistro 
del capo. 

MAGNANI di Pescia. — Lorenzo Magnani 
priore dell'Ordine di S. Stefano e senatore della 
Toscana nominato dal granduca Leopoldo II; An- 
tonio consigliere della suprema Corte di Cassa- 
zione. — Arma: Spaccato ; nel M d'oro, all'aquila 
d'argento, per inchiesta, coronata del campo; 
nel 2.° di verde, al castello d'argento merlato 
alla ghibellina, aperto e finestrato di bianco ed 
accompagnato in ciascun fianco, verso il capo, di 
una stella di sei raggi d'oro, ed in punta da un 
monte di tre cime dello stesso. 

MAGNANI di Spello (Umbria). — Trinciato 
di rosso e di nero, alla banda d'argento attra- 
versante. 

MAGNANI di Torino. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° di rosso, al palo d'argento; nel 2.° di 
nero, al leone illeopardito d' oro. — Cimiero: 
Due rami, uno di ulivo, l'altro di palma al natu- 
rale posti in capriolo e caricati di una biscia 
d'azzurro, ondeggiante in palo, ingolantc la metà 
inferiore di un bambino di carnagione. — Motto: 

MAGNAM DET DEUS. 

MAGNANINI di Fratta (Umbertide nell'Um- 
bria). — Arma: Di verde, al dcstrocherio vestito 
dello stesso, la mano di carnagione impugnante un 
martello di nero, accompagnato in capo da una 
stella di otto raggi d'oro. 

MAGNANO del Napoletano. — Nobile origi- 
naria di Livenza, ed ascritta nel 1686 al patri- 
ziato romano, fu riconosciuta nello sua nobiltà 
nel 1835. — Aiima? 

MAGNANO di Sicilia. — Originaria di Bolo- 
gna, trapiantata in Sicilia sotto Ferdinando il 
Cattolico da un Nicolò Magnano capitano di Cata- 
nia nel H22, c fregiata del titolo baronale sul 
feudo di San Cono. — Giorgio ambasciatore del 
re Filippo II alla repubblica di Genova. — Aiima: 
Di rosso, al Icone d' oro tcnonto con le branche 
anteriori una lancia dello stesso. 

MAGNASCO di Genova. — l'ietro-Francosco- 
Ignazio Magnasco venne ascritto alla nobiltà della 
repubblica il 13 Die 1787. — A Luigi-Maria, 
suo figli», il Ministro dell'Interno del Regno d'Ita- 



lia, con decreto 17 Mag. 1873 dichiarò competere 
la dignità di nobile trasmissibile ai discendenti 
di ambo i sessi. — Arma: D'oro, alla quercia 
nudrita sulla pianura erbosa, il tutto al naturale; 
il tronco della quercia sostenuto da due leoni di 
rosso affrontati, coronati dello stesso. 

MAGNASCO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
all' albero al naturale, sormontato da tre stelle 
d'oro e sinistrato da un leone dello stesso. 

MAGNAVACCA di Sicilia. — Famiglia antica 
e feudataria di Messina; ebbe le baronie del Ca- 
sale d'Asterio, di Crimasta, e del Casale di Gra- 
niti. — Arma: D'oro, al monte di verde, sormon- 
tato da una rocca di rosso. 

MAGNERRl di Genova. — Originaria della 
villa di Magnerri in Polcevera, e ascritta in Ge- 
nova all'Albergo dei Franchi. — Nicolò capitano 
di quattordici galee genovesi; Giovanni, generale 
per la repubblica in Corsica, e governatore di 
essa nel 1369; Giuliano capitano a Chiavari. — 
Arma: D'oro, al leone di nero. 

MAGNETTA di Vercelli. — Arma: Di nero, 
ad una fontana d'oro, posta in un bacino con 
due getti d'argento; col capo d'azzurro, caricato 
di una crocetta d'oro, angolata da quattro raggi 
dello stesso. 

MAGNI di Como. — Famiglia fregiata del 
titolo comitale. Lazaro Magni capitano dei Coma- 
schi sotto la signoria degli Spagnuoli; Costantino 
commensale perpetuo e famigliare di Massimilia- 
no III, e ambasciatore ad Enrico III Re di Fran- 
cia; e Pietro-Antonio, minore osservante, Vescovo 
in partibus restò prigione a Pechino trovandosi 
colà missionario. — Altri individui di questa casa 
furono pretori in Valvassina. — Arma: Interzato 
in fascia: nel 1.° d'oro, all'aquila bicipite di nero 
sormontata da una corona; nel 2.° d'argento, alla 
mano destra appalmata di carnagione, posta in 
palo; nel 3.° d'argento, a tre bande di rosso. — 
Cimiero: Due aquile accostate di nero, coronate 
d'oro. 

MAGNI di Mantova. — Conti. — Arma: D'az- 
zurro, al leone d'oro addestrato da un poggio 
di verde, sormontato da una rosa d'argento gam- 
buta e fogliata di verde, ed accostato nel canton 
sinistro del capo da una stella d'oro. 

M AGNINI di Verona. — Arma: Partito; nel 

1. ° d'argento, alla mezz'aquila di rosso imbeccata 
e membrata d' oro movente dalla partizione ; nel 

2. ° trinciato di rosso e di verde, colla banda 
d' argento attraversante. 

MAGNO di Venezia. — Originaria di Oderzo, 
si trapiantò in Venezia allorquando la sua patria 
di origine fu distrutta dai Longobardi, e fu am- 
messa al tribunato che esercitò in varie epoche, 
e quindi ritenuta fra le patrizie alla serrata del 
maggior Consiglio nel 1297. — Con sovrana riso- 
luzione 1 Gen. 1818 fu confermata nella sua antica 



MAI 



— 49 — 



MAI 



nobiltà. — Michele valoroso soldato, provveditore 
e capitano a Legnago; Stefano console dei mer- 
canti nel 1549; Alessandro uno dei fondatori della 
celebre accademia della Fama. — Arma: Di verde, 
alla banda d'argento caricata in alto da un leone 
di S. Marco di rosso. — Alias: Spaccato; nel 1.° 
di verde, alla banda d'argento; nel 2.° di rosso 
pieno. 

MAGNOCAVALLl di Casale- Monferrato. — 
Feudatari di Lazzarone, conti di Varengo e signori 
di Monromeo. — Nicolino Magnocavallo, distinto 
giureconsulto e uno dei compilatori degli statuti 
del Comune di Casale nel 1341. — Arma: Partito; 
nel 1.° di rosso, al cavallo imbrigliato e sellato, 
rivolto d'argento passante sulla campagna dello 
stesso; al 2.° spaccato d'azzurro e d'oro, al leone 
dall'uno all'altro, e dell'uno nell'altro. — Divisa: 

ADSQl'E LABORE Nili IL. 

MAGNONE di Verzuolo (Piemonte). — Arma: 
Spaccato; nel 1.° d'argento, sparso di tortelli di 
rosso, al leone d'azzurro; nel 2.° d'oro, alla croce 
scorciata di rosso. — Cimiero: Una mano d'oro, 
in atto di scrivere, uscente da una nuvola d'ar- 
gento. — Motto: LADORIS FORTUNA COMES. 

MAGNONI di Milano. (Conti). — Arma: Spac- 
cato; nel 1 .° di rosso, ad un avambraccio in palo, 
movente dalla partizione, vestito d'azzurro, tenente 
un ramo fogliato di verde, in fascia, fiorito di 
quattro cinquefoglie d'argento; nel 2.° partito 
d'argento e d'azzurro, al palo di nero attraver- 
sante sulla partizione. — Cimiero: Un putto 
ignudo di carnagione, cinto di una zona d'azzur- 
ro, le man: distese e levate. — Divisa: faven- 

TE DEO. 

MAGONI di Orvieto. — Trasse il proprio 
nome da un Buzio Buzi detto Magone, del quale 
si trovano memorie nel 1330. Buzio, nepote di 
lui, fu fatto castellano della rocca della Pieve di 
Bologna dal Pontefice Martino V. I suoi figli Gio- 
vanni e Gaspare maneggiarono la cosa pubblica, 
ed il secondo in ispecie fu ben dieci volte am- 
basciatore del Comune ai Pontefici, ed uno dei 
capi della fazione Muffata che a quel tempo te- 
neva il primato della città. — Antonio cavaliere 
di S. Stefano nel 1682. — Arma: Di rosso, al 
leone d'oro, appoggiato ad un tronco di verde. 

MAGRÉ (da; di Vicenza. — Arma : Di rosso, 
alla banda cucita d'azzurro, caricata di tre stelle 
di sei raggi d'oro. 

MAGUDEZl di Venezia. — Originari di Mon- 
teleone, furono antichi tribuni. (Estinta nel 1361), 
— Arma: Spaccato d'oro e di verde, alla banda 
d'argento attraversante. 

MAI di Modena. (Estinta). — Arma : D'azzur- 
ro, al majo di verde, accostato da due speronette 
d'oro, e nudrito sopra una terrazza di verde. 

MAI di Schilpario in Valle di Scalve (Ber- 
gamo). — Questa famiglia fu resa celebre nella 



storia da Angelo Mai che da segretario della Con- 
gregazione di Propaganda fu promosso al Cardi- 
nalato il 19 Mag. 1837. — Arma antica: Spac- 
cato ; nel 1 .° di bronzo carico ; nel 2.° di bronzo 
chiaro, al destrocherio vestito di rosso, manicato 
di nero, con la mano di carnagione impugnante 
il fusto di un albero di verde, movente dalla pun- 
ta, attraversante sullo spaccato, e accostato nel 
1.° da due gigli di verde. — Arma moderna: 
D'azzurro, al capriolo di bronzo dorato, attraver- 
sato da un cerchio d'oro entro il quale una testa 
di moro al naturale con la benda e gli orecchini 
d'argento, accompagnato in capo da tre stelle di 
sei raggi d'oro, e in punta da una rosa al natu- 
rale su cui poggia un' ape d'oro movente dalla 
punta. 

MAIDA di Palermo. — Emersero da questa 
famiglia capitani, pretori e senatori sotto Federi- 
go II l'Aragonese. — Arma: D'azzurro, a tre fa- 
scie d'oro, sormontate da cinque monti dello stesso 
posti tre sulla prima e due sulla seconda. 

MA1DALCIIINI di Roma. — Arma: D'azzur- 
ro, ad un muro d' argento, mattonato di nero, 
occupante la metà inferiore dello scudo, sormon- 
tato da tre merli intagliati d'argento, il tutto 
accompagnato da tre stelle d' oro poste in capo. 

MAINA di Poirino (Piemonte). — Ebbero il 
feudo della Cassa, e diedero onorati capitani e 
dottori di legge. — Oliviero capitano di Ludo- 
vico II Re di Francia; Francesco auditore della 
Camera dei Conti; Filiberto, consignor di Canale, 
luogotenente di cavalleria; Girolamo giudice di 
Asti e di Vercelli. — Arma? 

MAINAN di Venezia. — Arma : Di rosso, al 
capriolo d'oro, accostato da tre mani sinistre ap- 
palmate d'argento. 

MAINARDI di Cremona. — Arma: D'azzur- 
ro, alla mano al naturale; col capo di rosso ca- 
ricato di una croce piena d'oro. 

MAINARDI di Ferrara. — Una delle più no- 
bili ed antiche case di Ferrara, ebbe a capo-sti- 
pite un Mainardo vivente nel secolo X, e dette 
parecchi illustri guerrieri, capi-parte e magistrati. 
L'anno 1100 questa famiglia era già tra le no- 
bili. — Giovanni celebre medico del XVI secolo 
servì parecchie corti. — Arma: Di rosso, a tre 
mani appalmate d'argento 2 e 1 ; le due in capo 
affrontate, la terza destra. 

MAINARDI di Fivizzano (Lunigiana). — Ori- 
ginaria di Pisa. Francesco Mainardi fu capo fazione 
in Toscana. — Arma: Di rosso; inquartato; nel l.o 
e 4.° due fascie d'oro, nel 2.° e 3.° un destroche- 
rio, vestito d'argento movente dal fianco sinistro, 
impugnante con la mano una mazza al naturale. 

— Cimiero: Due mazze passate in croce di S. 
Andrea. 

MAINARDI del Piemonte. — Conti dr Baio. 

— Arma : Palato d'oro e d'azzurro. 



MAI 



— 50 — 



MAI 



MAINARDI o MAN ARDI di Sicilia. — Ori- 
ginaria di Firenze e trapiantata in Sicilia sotto 
il re Federico II da un Pietro Mainardi senatore 
di Palermo nel 1334. Ebbe la baronia del Bar- 
chino. — Arma : D' azzurro, ad un braccio mo- 
vente dal fianco sinistro, impugnante un crescente 
sormontato da una stella, il tutto d'argento. 

MAINENTI di Vicenza. — Aggregata da 
tempo assai remoto al Consiglio nobile di Vicen- 
za, fu confermata nobile con sovrane risoluzioni 
4 Giù. e 8 Lug. 1820. — Arma: Di rosso, a tre 
sbarre d'argento; col capo d'oro caricato di un' 
aquila di nero, coronata del campo. 

MAINERI di Cremona, di Genova, di Lodi, 
di Milano e di Pinerolo, vedi Mayneri. 

MAINO del Piemonte. — Conti di Pettinen- 
go. — Arma : Inquartato di rosso e d' argento, 
alla bordura inquartata dell' uno nell'altro. — Ci- 
miero: Una giovane nascente tenente con la si- 
nistra tre gigli di giardino al naturale, e con la 
destra il motto humilitas. 

MAINO (del) di Pavia. — Signori di Borgo- 
franco in Lomellina. — Arma: Bandato di nero 
e d'argento, le bande d' argento caricate di sei 
rose di rosso, 1, 2 c 3. 

MAINO (del) di Cremona. — È un ramo della 
precedente trapiantato in Cremona nella metà dei 
secolo XIV e fregiato, del titolo marchionale. — 
Giambattista Maino fu ascritto nel 1528 al no- 
bile Collegio dèi Notai, e Andreotto Maino cava- 
liere fioriva nel 1 450. — Arma : Uguale alla pre- 
cedente. 

MAINOLDI di Cremona. — Fregiata da Car- 
lo II re di Spagna, con suo diploma del 1688, 
del titolo comitale, dette alla patria dal 1263 al 
1745 venticinque decurioni. — AnMA: D'argento, 
alla volpe di rosso rampante e tenente una vite 
di verde con tre delle quattro zampe. 

MAINOLDI di Mantova. — Antica famiglia 
mantovana ricordata fino dal 1 450. Il Duca Carlo 
Gonzaga donò a Ludovico-Scipione Mainoldi il 
feudo di Moranzengo nel Monferrato con titolo di 
marchese. (Estinta). — Arma: D'argento, al leone 
di rosso tenente una vite di verde con tre delle 
quattro branche; col capo dell'impero. 

MAINONI di Milano. — Originaria della Lo- 
rena, e trapiantata primieramente sul Lago di 
Como circa al 1300. — Prima del 1400 un Ber- 
nardo Mainoni era signore d'Intignano e posses- 
sore di Volesio. Acquistarono più tardi i Mainoni 
altri feudi e il dominio delle così dette Alpi d'In- 
tignano. Nel 1793 furono inscritti fra i patrizi 
milanesi; e nel 1818 ebbero la nobiltà dal go- 
verno austriaco nella persona di Stefano-Bernardo 
col privilegio di aggiungere al cognome 1' avito 
predicato d'Intignano. — Vanta questa famiglia un 
Commend. della Lcgion d'onore, duo- cavalieri della 
Corona di ferro, uno dell'Ordine prussiano del 



Merito militare, e un Commend. dell' Aquila rossa 
di Prussia. — Arma: Semipartito di rosso, alla 
mano appalmata di carnagione, e di verde, alla 
stella d'oro caricata di una croce patente di ros- 
so : spaccato d' azzurro al leone passante d' oro, 
1 inguato di rosso. — Cimiero. Un' aquila spie- 
gata di nero, coronata d' oro. — Motto: sidera 
tangam. 

MAIO o DE MAJO di Napoli. — Originaria 
di Tramonti presso Amalfi, e fino dai tempi dei 
Re Svevi signora di molti feudi. — Nel 1565 
ebbe la contea di Annone, e nel 1718 il ducato 
di San Pietro. — Ha goduto nobiltà in Napoli 
al Seggio di Montagna, in Tramonti, in Capua, 
in Benevento ed in altre città. — Giovanni ra- 
zionale della zecca e presidente della regia Córte 
della Sommaria nel 1402; altro Giovanni ebbe il 
titolo di barone nel 1813; Martino vescovo di 
Bisaccia e poi di Bisceglie nel 1494. — Arma: 
D'oro, al pino di verde nudrito sopra tre monti 
dello stesso moventi dalla punta, e tre calderini 
d'argento annidati sulla cima, 1 e 2; col capo 
d'azzurro seminato di gigli d'oro col lambello di 
rosso. 

MAIO di Sicilia. — Giuseppe di Maio rettore 
dell'Ospedale di S. Bartolomeo nel 1723. — Ar- 
ma: D'azzurro, al leone d ? oro, tenente con le bran- 
che anteriori tre gigli dello stesso. 

M AIOLI o MAJOLI di Padova. — Arma: 
D' argento, a tre mazzapicchi di rosso. 

MAJOLI di Modena. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e d'argento, al majuolo al naturale, fo- 
gliato di verde e fruttato di nero di un sol pez- 
zo, attraversante sulla partizione. 

MAIOLI di Ravenna. — Originari di Faenza. 

— Giuseppe tesoriere di Romagna; Giovanni-Ma- 
ria creato Vescovo di Urbania e S. Angelo in 
Vado dal Pontefice Pio IX nel Concistoro 20 Lug. 
1872. — Arma: Spaccato; nel 1° d'oro, all'aquila 
bicipite di nero, coronata in ambedue le teste 
del campo; nel 2.° d'azzurro, a tre gigli d' ar- 
gento. 

MAIOLINO di Sicilia. — Nobile catalana tra- 
piantata in Sicilia sotto il re Martino da un Pe- 
rez Maiolino gentiluomo di Catalogna, che fu poi 
castellano di Termini. — Francesco governatore 
di Caccamo. — Arma: D'oro, a tre bande d'az- 
zurro. 

MAIORANA di Monte S. Giuliano (Sicilia). 

— Giovanni creato r. milite del Re Pietro lì 
d'Aragona. Nel 1335 egli fondava in patria la 
chiesa di S. Caterina. — Arma: Un vaso mani- 
cato colla pianta di maiorana. 

MAIORANA di Reggio-Calabria. — Ila pos- 
seduto fino dal 1640 la baronia di Villiidiniare, e 
nel 1751 il marchesato di Lconv:i^o. — Pietro 
giudice delle appellazioni nel 1694; Agostiifo ca- 
pitano di fanteria, senatore di Palermo nel 175H. 



MAL 



— 54 - 



MAL 



— Arma: D'azzurro, a due colonne a base e ca- 
pitelli d'argento passate in croce di S. Andrea, 
accompagnate nel capo da un giglio d'oro, ed ac- 
costate da due, rosette d'argento. 

MAIORGA di Napoli. — Arma: D' argento, 
alla bordura di rosso, caricata da otto caldaie 
d' oro. 

MAIORSINI di S. Agata (Principati). — Fran- 
cesco creato Vescovo di Amalfi il 27 ott. 4 871 . 

— Arma: Partito; nel 4.° d'azzurro, ad un'asta 
sostenente un disco a triangolo di verde movente 
dalla pianura erbosa ed accostato da due leoni 
affrontati e controrampanti al naturale; nel 2.° 
d'azzurro, alla fascia cucita di rosso, accompagnata 
in capo da una stella d'argento, ed in punta da un 
leone dello stesso movente dalla, pianura erbosa. 

MAIRANl di Brescia, vedi Girelli. 

MAISTRA di Verona. — Arma: D'azzurro, 
ad una mano di carnagione posta in fascia im- 
pugnante le aste di un compasso semi-aperto d'o- 
ro, posto in banda, le dette aste d'argento. 

MAISTRO-PIERO di Venezia. — Originaria 
di Torcello, dette un doge alla Repubblica nella 
persona di Auro Maistro-Piero. (Estinta). — Ar- 
ma: Partito, d'argento e d'azzurro a due gigli 
dell' uno nell' altro. 

MAISTROLO di Venezia. — Originaria di A- 
quileia. (Estinta nel 4 287). — Arma: Spaccato 
d'azzurro e d'oro, al leone dell' uno nell'altro. 

MAIURI o MAGGIORE di Messina. — Arma : 
D'azzurro, all'albero al naturale, movente dall'an- 
golo sinistro della punta, posto in banda, soste- 
nente col tronco un leone illeoparditò d'oro. 

MAJAVACCA di Busseto nel Parmigiano. — 
Originaria di Parma, ove fino dal XIV secolo go- 
deva di molta stima, trapiantata nel secolo XVI 
in Busseto. — Gian-Martino Majavacca, dottore 
in legge, ambasciatore a Milano nel 1 51 G e an- 
ziano del patrio Comune nel 1525; Giovanni, An- 
tonio e Cornelio distinti teologi ed oratori. — 
Altri furono presidenti dell'annona, delle pubbliche 
vie e delle pie amministrazioni. — Arma? 

MAJNERI di Cremona, di Genova, di Lodi, 
di Milano e di Pincrolo, vedi Mayneiu. 

MAJNONI di Castrorcale. — Arma: Di rosso, 
al pino sradicato al naturale, accostato da due 
gatti d' argento, contro-rampanti e affrontati al 
tronco, e sormontato nel capo da una saetta dello 
stesso, posta in fascia. — Divisa : sagittj; in manu 

POTENTIS. 

MAJORA di Molfetla. — Arma : Di rosso, al 
monte di sci cime di verde, sormontato da un 
lupo passante d'argento. 

MALABAILA di Asti. — Vuoisi originaria di 
Piacenza e della Consorteria della famiglia An- 
guissola e fu fregiata del titolo comitale di Anti- 
gnano e di Canale. — Rolando di Corrado Mala- 



baila valoroso guerriero nel 4 322 condusse e man- 
tenne una truppa di cavalleria per difendere la 
Chiesa Romana nella crociata intimata da Gio- 
vanni XXII contro Matteo Visconti signor di Mi- 
lano; Emanuele dotto gjureconsulto nel 1447; 
Baldracco signore di Pocapaglia vescovo di Asti 
nel 4 473; Vasino vescovo di Piacenza. — Altri 
furono ambasciatori e valenti diplomatici. — Ar- 
ma: Spaccato inchiavato d'argento e di rosso. — 
Cimiero: Un leone nascente di' rosso. — Motto: 

FORTITUDINE AC PRUDENTIA. 

MAL ABARBA di Milano. — Arma: Fasciato 
d'oro e di nero, ad un castello sormontato da due 
torri di rosso, attraversante sul tutto. 

MALABARBE di Lombardia. — Arma : D'az- 
zurro, al castello d'oro. 

MALABITTI di Genova. — Arma: Di rosso, 
alla banda d'argento. 

MALABOTTA di Cremona. — Dall'anno 4126 
al 1441 comparisce fra le famiglie decurionali 
avendo dato in questo volger di tempo dodici de- 
curioni alla patria. — Arma? 

MALABRANCA di Boma. — Giovanni creato 
cardinale di S. R. Chiesa da Urbano III. — Ar- 
ma: Partito; nel 1.° d'argènto, a due bande di 
rosso; nel 2.° d'argento, alla banda di rosso, nel 
destrocherio dello stesso movente da essa banda. 
— Alias: Di rosso, alla branca di leone d'argento, 
posta in sbarra, movente dall'angolo sinistro del 
capo; le unghie in basso. 

MALACAPELLA di Vicenza e di Verona, — 
Assai potenti in queste due città e signori di Co- 
lonia, derivarono dai Maltraversi conti di Monte- 
bello. — Arma: D'argento, alla fascia di rosso. 

MAL ACREDA di Vicenza. — Arma: D'oro, 
a due pali di verde; col capo di rosso caricalo a 
destra da un leone d'oro coronato dello stesso, 
tenente una spada al naturale, e a sinistra da 
un castello sormontato da due torrette d'argento, 
quella a destra merlata, e quella a sinistra sormon- 
tata da una cupola. — Cimiero: Un leone uscente. 

MALACR1DA di Como. — Originaria di Mus- 
so, e trapiantata in Como cui dette parecchi de- 
curioni. — Si diramò nella Valtellina, nello Stato 
di Milano 'e in Palermo, ed ebbo i feudi di Po- 
schiavo, di Traona e di Colico e la terra di Musso 
erotta in marchesato da Francesco Sforza duca di 
Milano. Il primo ad esserne investito col titolo di 
marchese fu Giuseppe Malaerida per privilegio di 
Carlo V imperatore nel 1530. — Elena Malaeri- 
da, Agostiniana, morta in odore di santità; Gian- 
nandrea valente filosofo c distinto medico ; Pom- 
peo giureconsulto, console di giustizia al segno 
del Leone nella squadra di Traona; Gabriele od 
Emanuele fratelli, familiari e domestici del duca 
Filippo-Maria Visconti: Daniele capitano dei Co- 
maschi nello lotte contro i Rusconi; Paolo giù- 



MAL — 

risperito e console di giustizia; Ascanio luogote- 
nente generale del governo della Valtellina. — 
Arma: Spaccato; nel 1.<> d'oro, al leone d'azzurro 
impugnante colla branca anteriore destra una 
sciabola al naturale, e colla sinistra un castello di 
rosso torricellato di due pezzi aperto del campo; 
nel 2.° bandato d'oro e di rosso. 

MALAGOLA d' Imola — È un ramo della 
famiglia omonima che fioriva da più secoli in Ca- 
stcllararo, dove fece la cospicua eredità dei Za- 
noli, e che nel XIX secolo passò a Modena. Sta- 
bilita dal 1 852 in Imola, fu ascritta a quel pa- 
triziato. Appartiene ad essa Monsignor Amilcare 
arciv. e princ. di Fermo. — Arma : D'azzurro, alla 
colonna ritondata d' argonto, con base, zoccolo e 
capitello dello stesso, poggiata di verde, sormon- 
tata da un gallo al naturale, cantante e ardito, 
accostata da due rose gambute e fogliate al na- 
turale, il tutto accompagnato in capo da due 
stelle di sei raggi d'oro. 

MALAGOLA o MALAGOLI di Modena. - 
Molti rami della famiglia Malagola o Malagoli (co- 
me si chiamarono dopo il secolo XVI) si trovano 
in Modena senza interruzione dal 1472 in poi. — 
Vanta uomini assai valenti nelle discipline milita- 
ri, nelle giuridiche, e nelle arti. — Ebbe il pa- 
triziato modenese fino dal XVII secolo, e la sua 
arma si trova negli antichi blasoni modenesi del 
Fontana e dello Spaccini. — Arma: Di rosso, alla 
testa umana di carnagione, recisa, rivoltata, crinita 
e barbuta di color biondo, colla fascia di argento 
abbassata sotto un capo d'azzurro, caricata da un 
crescente rivolto d'argento, accostato da due stelle 
di otto raggi dello stesso. 

MALAGOLA di Ravenna. — Le prime me- 
morie di questa famiglia risalgono al II 73, nel 
qual anno un Pietro Malagola di Modena, ricor- 
dato dal Muratori, assisteva ad un parlamento te- 
nuto in quella città dai Rettori della Lega Lom- 
barda. Un suo discendente, Zanne, morto innanzi 
il 1299, fu il capostipite dei molti rami dei Ma- 
lagola dei secoli XIII e XIV, che per fuggire gli 
odii delle fazioni si stabilirono in molti luoghi 
del modenese, dove avevano vastissime possiden- 
ze. — Gristoforo e Giampaolo da Albareto, che 
nel 1472 furono fatti cittadini di Modena, appar- 
tenevano ad uno di quei rami, i quali, tornati 
in Modena, sul declinare del XV secolo, vi si ar- 
ricchirono di nuovo colla mercatura ed il nota- 
riato. Un Zanetto, detto il Magnifico, figlio di 
Antonio di Cristoforo succitato, fu valoroso capi- 
tano d'armi, e portatosi in Francia, stette qual- 
che anno alla Corte della Regina Catterina de' 
Medici col suo parente Giambattista Seghizzo che 
ne era maggiordomo, e vi ottenne la nobiltà. Ge- 
miniano, figlio di Zanetto, trasferì la famiglia da 
Modena a Ravenna circa il 1538, e vi ebbe, fra 

f»lì litri. Hnn fip-li ninvmni o Rinvio, Dal primo 



52 — MAL 

discese un ramo che si estinsc nella seconda metà 
del XVII secolo, e dal secondo tutti quelli che 
vi esistono attualmente, dai quali uscirono non 
pochi uomini illustri per dottrina e per alte ca- 
riche sostenute in patria. Il ramo primogenito 
della famiglia è ora stabilito in Bologna. — Essa 
fu inscritta nel libro d'oro della nobiltà raven- 
nate dopo il i 29. — Arma: D'oro, alla mezza 
figura di cava..v«-e in punta, armato d' argento, 
col capo coperto da un elmo dello stesso, tenente 
nella sinistra un calice d'oro in atto di bere, colla 
fascia di rosso abbassata sotto un capo d'azzurro 
caricato di tre stelle di sei raggi d'oro. 

MALAGUCCINI di Morbegno (Valtellina). — 
Arma: Interzato in fascia; nel 1.° d'oro, all'aquila 
di nero, coronata del campo; nel 2." di rosso, al 
capriolo d'argento; nel 3.° d'argento, a tre bande 
d'azzurro. 

MALAGUGINI di Rovigo. — Ascritta fin dal 
1 485 al Consiglio nobile di Rovigo, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 8 lug. 
1820. — Arma? 

MALAGUZZI di Reggio-Emilia. — Primo di 
questa nobile famiglia e da cui derivò il cogno- 
me, fu un Malaguzza vivente nel 1144. Seguì in 
ogni tempo la parte guelfa, ed ebbe la signoria 
di vari feudi, fra i quali di Vologno, di Bisman- 
tova, di Monte-Obizzo, di Busanella, di Gova e 
Cerrè Marabino. — Giacobino, Rolandino ed Al- 
berto notari e segretari del Comune in patria nel 
secolo XIII; Enrichettogiud.ee dei mercanti nel 
1282; Sigismondo podestà di Carpi nel 1518; Al- 
fonso podestà di Sassuolo nel 1620. — Arsia: 
Partito di rosso e di azzurro, al capriolo d' ar- 
gento. — Cimiero: Un cane alato d'argento, li.;- 
guato di rosso, collarinato a punte di chiodi, so- 
stenente l'arma di Francia. 

MALAMOCIIESI di Padova. — Arma: Fa- 
sciato d'oro e di nero (alias d'argento e di nero) 
di sei pezzi. 

MALANOTTE di Padova, Venezia e Cone- 
gliano. — La famiglia Malanotte, proveniente dai 
Conti di Marsi, fiorì dapprima nella città di Be- 
nevento, e fu signora di Malanotte, dt S. Gior- 
gio, di Monterone e di oltre terre negli Abruzzi 
e nel contado di Molise. In progresso di tempo 
si diramò in Cremona, quindi in Padova, in Ve- 
nezia e Conegliano; e fu nel 1612 creata nobile 
del S. R. I. col predicato di Caldes, ottenendo 
poi nel 1820 dall' Imperai Francesco I d'Austria 
la conferma dell'antica nobiltà. — Enrico Mala- 
notte console di Cremona nel 1172; Tomaso po- 
destà di Siena; Gian-Giacomo vicario generale a 
Trento ; Girolamo consigliere del S. R. I. — Ar-^ 
ma: Partito; nel 1." di rosso, fasciato d'argento; 
nel 2.° terrazzato di verde, all'orso di nero, lan- 
passato di rosso, e saliente un abete di verde : 
cielo di tramonto. 



MAL 



— 53 — 



MAL 



MALAPRESl di Reggio-Emilia. — Antica e 
potente famiglia, la quale diede il proprio nome 
ad un castello delle montagne reggiane posto 
presso Scandiano detto Gesso do' Malaprcsi. — 
Alberto di Gherardaccio de' Malapresi ottenne nel 
1134 da Adelelmo Vescovo di Reggio l'investi- 
tura di Gesso, della metà del castello di Arccto 
e di altri beni, e nel 1142 vendette al Comune 
di Reggio la corte e il castello dell' Argine e la 
Corte Mantovana. L' investitura di Gesso fu rin- 
novata ai Malaprcsi dai Vescovi di Reggio nel 
1210 c 1211; ma in seguito essendosi quelli ri- 
fiutati a dimandare di nuovo l'investitura di quel 
castello al Vescovo Guglielmo da Fogliano, ne 
furono da questo spogliati nel 1283. — Nel 1320 
questa famiglia, dichiarata nemica del Comune 
di Reggio, fu probabilmente bandita dalla patria. 
— Ultima di essa fu Antonia, moglie di Luccliino 
da Lucca notajo reggiano, la quale nel 1422 volle 
far atto di padronanza del castello di Gesso e 
della Rocca Timberga, donando l' uno e P altra 
al March. Nicolò III d' Este, il quale 1' anno ap- 
presso ne fece dono, insieme a Scandiano, a Fel- 
trino Bojardo. — Arma? 

MALASPINA di Lucca. — Azzone di Adal- 
berto, vivente neli' 860, nacque in Lucca in Corte 
Regia che era presso la chiesa di S. Giusto, chia- 
mata contrada del Pino, dove abitarono pure Bo- 
nifazio padre della contessa Matilde, Sigifredo 
avo e Tedaldo padre di esso Bonifazio. Sigifredo e 
Sigiberto, figli di Azzone, presero il nome di Ma- 
laspina perchè il loro padre uccise il Duca Eri- 
berto il Gobbo con una spina mentre dormiva in 
un bosco. — Arma: Spaccato d'argento e di 
rosso, ad una spina d'oro attraversante sul tutto. 

MALASPINA della Lunigiana. — Antica ed 
illustre famiglia italiana, feudataria immediata 
dell' impero, signora della Lunigiana fino dal se- 
colo IX e sovrana per qualche tempo del mar- 
chesato di Massa-Carrara. Verso la fine del XII 
secolo Morello ed Obizzone Malaspina divisero la 
propria stirpe in due grandi linee che si dissero, 
per distinguersi, 1' una dello spino fiorito e l'altra 
dello spino secco. La prima si divise a sua volta 
in tre rami producendo i Malaspina marchesi di 
Verucola e Fivizzano, i Malaspina marchesi di Fi- 
lattiera, e i Malaspina marchesi di Olivola. Altro 
ramo produsse i marchesi di Varzi e di Pietra- 
gavina ambedue tuttora fiorenti. Dal ramo dei 
marchesi di Massa e Fosdinovo derivarono i mar- 
chesi di Sannazaro, di Scaldasole e di Verona. 
La linea dei Malaspina dello spino secco ebbe an- 
ch' essa parecchie diramazioni conosciute sotto il 
nome dei marchesi di Val di Trebbia, di Mulaz- 
zo, di Giovangallo, di Villafianca. di Bastia, di 
Pontebosio e di Terrarossa. Alcuni di questi ra- 
mi fiorirono in Pisa, in Pavia, in Reggio-Emilia, 
in Villa-Franca di Lunigiana ed in Padova. — 



Di questa nobilissima casa si commendano il 
march. Alberico che intervenne nell' 876 al Con- 
cilio di Pavia; Obizzo, il qualo tenne onorevole 
grado nella Lega Lombarda, e fu compreso nella 
pace di Costanza ; Alberto, che fiorì sul finirò del 
XII secolo, cominciò dietro l'esempio dei Proven- 
zali a poetare in lingua volgare o romanza; Spi- 
netta, spogliato nel 1320 da Castruccio Castra- 
cani dei suoi feudi nella Lunigiana, quali poscia 
ricuperò nel 1328; Luigi, direttore dell' ospedal 
di Pavia ed autore di pregiate opere. — Arma 
dei Malaspina dello spino fiorito : Spaccato d'oro 
e di rosso, ad uno spino di verde fiorito d'argen- 
to, di cinque pezzi, attraversante sul tutto. Lo 
scudo accollato dall'aquila dell' impero. — Arma 
dei Malaspina dello spino secco: Di rosso, al 
leone rampante coronato d' oro sostenente uno 
spino secco di nero. Lo scudo accollato come 
sopra. 

MALASPINA DELLA PORTA di Milano. — 
Fregiata del titolo marchionale. — Arma: Partito ; 
nel 1.° inquartato a e d spaccato d'argento al 
crescente d'azzurro sull'oro pieno; b e c d'azzur- 
ro, al leone d'argento, quello del quarto c rivol- 
to ; ad un ramo di spino di verde posto in palo, 
attraversante stili' inquartato, sostenuto da un 
poggio di tre cime in punta, attraversante sul- 
l'inquartato; i leoni dei quarti b e c rampanti 
contro il detto ramo di spino; nel 2.° spaccato; 
a d'oro, all' aquila di nero, coronata del campo; 
b d'argento, ad un portico di rosso, i battenti 
della porta aperti. — Lo scudo accollato ad un' 
aquila bicipite spiegata di nero, imbeccata e raem- 
brata d' oro, coi colli passati entro una corona 
dello stesso, tenente con l' artiglio destro una 
spada e col sinistro uno scettro; l'aquila sormon- 
tata da una corona imperiale. 

MALASPINA di Verona. — È un ramo della 
Lunigianese ascritto al nobile Consiglio Veroneso 
nel 4 408, e confermato nell'antico titolo marchio- 
nale nel 1821. — Arma: D'oro, all'aquila bici- 
pite di nero, ciascuna testa coronata d'oro, sor- 
montata da una corona imperiale e sostenente sul 
ventre uno scudo di rosso caricato di un leone 
doro, coronato dello stesso, tenente nelle branche 
un ramo di spino di verde fiorito di cinque gi- 
gli d'argento, 1, 2 e 2. 

MALATACCA di Napoli. — Bandato d' ar- 
gento e di nero. 

MALATESTA di Bologna. — Arma: Bandato 
di sei pezzi; il 4°, 3» e S n scaccato d'oro e di 
rosso; il 2°, 4° e 6° d'argento; colla bordura in- 
chiavata d'oro e di nero. 

MALATESTA di Rimini. — Fu dello stesso 
sangue dei Conti di Carpegna dai quali discesero 
i signori di Montefeltro duchi di Urbino. Uno di 
quei conti sopranominato Mala Testa, trasmise 
il nome a tutta la discendenza che per circa tre 



MAL 



4 — 



MAL 



secoli dominò Rimini, cui dette ben 14 principi, 
che verso la fine del XIV secolo furono per breve 
tempo signori di Brescia e Bergamo e che ai tanti 
loro possedimenti aggiunsero Cesena, Bertinoro, 
Cervia, Pesaro, Fano e Fossombrone. Dai Malate- 
sta uscirono prodi capitani e valenti letterati, tra 
i quali donna Battista che arringò in latino di- 
nanzi a Sigismondo imperatore e a Papa Marti- 
no V e insegnò pubblicamente filosofia; Domenico 
o Malatesta novello fondò in Cesena la biblioteca 
della città. — Questa potente famiglia per la 
estinsione dei diversi rami in cui erasi divisa de- 
cadde rapidamente dalla sua potenza, non restando 
superstite se non il ramo dei Conti di Giaggio- 
lo. I Malatesta Conti di Sogliano, tuttora fiorenti, 
si stabilirono in Roma e furono ascritti nel 1814 
al patriziato romano. — Arma: Inquartato; nel 
1.o e 4.° di verde, a tre teste di donna di car- 
nagione, crinite d'oro, 2 e 1 ; nel 2.° e 3.» d'ar- 
gento, a tre sbarre scaccatc di nero e d'oro di due 
file ; e la bordura dello scudo inchiavata d'argento 
e di nero. — Cimiero: Una testa di elefante. 

MALATESTA di Padova. — Arma : Di verde, 
alla fascia di rosso caricata di tre stelle d'oro, e 
accompagnata da tre teste d'uomo di carnagione, 
poste in profilo, le due del capo affrontate. 

MALAVASI di Finale di Modena. — Origi- 
naria di Disvetro, villa del comune di Cavezzo, 
donde si diramò in Mirandola, in Modena, in Fer- 
rara ed in altri luoghi. Da Mirandola portossi al 
Finale nel 1560, e quivi nel 1689 fu ascritta fra 
le- conservatorie. Ebbe inoltre la cittadinanza di 
Modena nel 1675 e quella di Sassuolo. — Il dott. 
Eugenio Malavasi podestà di Sassuolo nel 1794. 
— Arma: D'azzurro, al vaso a due anse d'argen- 
to, cimato da sette biscie uscenti di rosso, di- 
sposte a ventaglio, le quattro ultime rivolte, e 
posto sopra un terrazzo di verde. 

MALAVOLTI di Siena. — Furono dei grandi, 
di torre e di loggia, signori di Gavorrano, Prata, 
Montorgiali, Pari, Poggio e Castel di Ciliano, 
Scorgiano, Scivoli Ravi e Torniellaj emuli dei Pic- 
colomini e dei Salimbeni. — Ebbero quattro ve- 
scovi di Siena, diversi ambasciatori a principi, a 
papi, senatori di Roma, podestà e governatori- di 
città, generali di esercito, cavalieri gaudenti, di 
Malta e di S. Stefano, scrittori illustri fra cui 
Orlando, lo storico più accreditato della Repub- 
blica. — Arma: D'oro, alla saracinesca compòsta 
d'argento e di rosso; col capo d'Angiò. 

MALAZA di Venezia. — Arma: D'oro, ad 
otto losanghe accostate in banda d'azzurro, ac- 
compagnate in capo -dalle lettere A R di rosso, 
sormontate da una croce ricrocettata col piede 
piantato dello stesso. 

MALAZIDA di Sicilia. — Arma: D'argento, 
al leone di nero tenente cqn le branche un'asta 
dello stesso. 



MALCESINE (da) di Verona, vedi Bentivogia. 

MALCHIA VELLI o MACCHIA VELLI di Vi- 
cenza. — Originaria di Modena e di parte ghi- 
bellina, à prodotto parecchi uomini egregi per 
ingegno e per sapere. — Arma: Di rosso, a tre 
pali scaccati d'azzurro e d'argento di due file; 
col capo dell' Impero. 

MALCONSIGLI o BONCONSIGLI di Bologna. 
— Di parte lambertazza, giurarono la pace nel 
1279. Utalrico nel 1169 assisteva l'abate di 
Porto contro quello di Pomposa, nelle quistioni 
che fra loro si agitavano. (Estinta]. — Arma? 

MALDACCHINI di Roma. — Arma : D'azzur- 
ro, al muro merlato d'argento, fabbricato di ne- 
ro, movènte dalla punta e dai fianchi dello scudo, 
■sormontato da tre stelle d'oro, ordinate nel capo. 

MÀLDENTI di Forlì. — Famiglia patrizia 
estinta. — Maso Maldenti cavaliere e dottore in 
legge e ambasciatore di Checco Ordelafiì a Gio- 
vanni Maria Visconti duca di Milano; Manfredo 
nel 1473 consigliere di giustizia presso Ercole 
duca di Ferrarsi; Nicolò capitano di gran merito 
presso Luigi XIII di Francia. — Arma: Di rosso, 
a tre fascie d'argento, la superiore sostenente tre 
denti dello stesso volti a sinistra. 

MALDOTTI di Cremona. — Antica e nobile 
cremonese estinta nel secolo XV. — Arma: Un 
leone in predi avente le branche anteriori confor- 
mate a guisa di mani da uomo. 

MALDURA di Bergamo e di Padova. — Fio- 
rente fine dal secolo XIII e signora del castello 
di Maldore. Fu ascritta nel 1307 al patriziato di 
Bergamo, e nel 1680 si trapiantò in Padova/^iel 
cui notjile Consiglio fece parte. Nel 1693 venne 
fregiata da papa Innocenzo XII della milizia au- 
rata e del titolo ereditario di Conte del Sacro Pa- 
lazzo Lateranense. Nel 1773 Massimiliano-Giu- 
seppe duca di Baviera conferirai Maldura il titolo 
ereditario di Conti del S. R. I. riconosciuto dalla 
Veneta Repubblica. L' imperatore d'Austria Fran- 
cesco I con sovrana risoluzione del 15 ag. 1820 
accordava a questa famiglia il titolo ereditario di 
Conti dell' Impero Austriaco. — Arma : Spaccato 
merlato d'oro e di rosso.; nel 1.° all'aquila di ne- 
ro, posata sui tre merli di mezzo; nel 2." alla 
ruota d' oro accompagnata da tre stelle di sei 
raggi dello stesso, 2 ai fianchi e 1 .in punta. 

MÀLEBRANCA di ..... — Arma: D'azzur- 
ro, alla branca di leone strappata d' oro, posta 
in banda. 

MALÉGI o MALIZIA di Padova. — Arma: 
Fasciato di nero e d'argento. 

MALEGONELLE di Firenze. — Originaria di 
Lucca, o consorte dei Castracani, dette alla Re- 
pubblica fiorentina dicci gonfalonieri di giustizia, 
dei quali il primo fu Nella nel 1304. — Guido- 
buono valoroso capitano; Alessandro e Antonio 
distinti giureconsulti. — Arma : Palato d' oro e 



MAL 



— 55 - 



MAL 



d'azzurro, alla fascia d'argento attraversante sul 
tutto. 

MALENO di Rossano (Calabria). — Arma: 
D'azzurro, al grifo d'oro, tenente nella destra ,una 
coppa dello stesso. 

MALERBA del Piemonte. — Fregiati del ti- 
tolo comitale. — Arma: Spaccato; nel 1.« di 
rosso, al sole d'oro nascente dalla partizione ; nel 
2.° d'argento, al girasole al naturale; con la fa- 
scia in divisa d'azzurro, caricata di tre stelle 
d'oro, attraversante sulla partizione. 

MALERBA di Verona. — Fu illustrata dal 
beato Filippo Malerba di S. Agata generale del- 
l' ordine di S. Girolamo della Congregazione del 
B. Pietro da Pisa, morto nel 1498. — Arma: In- 
quartato; nel 1." e 4.° d'azzurro, ad una stella 
d'argento; nel 2.» e 3.» d'oro, ad un cespuglio 
d'erba di verde. 

MALETTA di Sicilia. — Antichissima famiglia 
fiorente fino dal tempo dei Normanni. — Federigo 
Maletta conte di Mineo e Pettineo governò la Sici- 
lia sotto il Re Manfredo nel 1256. — Un ramo 
di questa casa fiorì nella città di Piazza. — Ar- 
ma : D'oro, a tre fascie di nero; lo scudo accol- 
lato all'aquila spiegata di nero. 

MALETTI del Piemonte, Consignori di Bros- 
so. — Arma: D'oro, al leone di nero, coronato, 
armato e linguato di rosso. 

MALEVOLTI di Siena, vedi Malavolti. 
MALFATA di Verona. — Arma : Partito; nel 
1."> di rosso, alla fascia d'argento; nel 2.° d'ar- 
gento pieno. 

MALFATTI di Padova. — Aggregata nel 
1805 al Consiglio nobile di Padova, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrane risoluzioni 1 feb. 
1821 e 13 mag. 1825. — Arma? 

MALFATTI di Rovereto. Baroni dal 1 436. — 
Arma: Inquartato; nel 1.« e 4.° partito d'azzurro 
e d'argento; caricato il primo da una fascia del 
secondo accompagnata da due stelle d'oro; nel 2.° 
e 3.° di rosso, al leone d'oro; e sopra il tutto un 
portico d'argento, aperto del campo. 

MALFATTI di Trento. — Signori di Kricgs- 
fcld, Stiepcrbcrg e Biichelgrund, nobili dell' Im- 
pero 31 Mag. 1530. cavalieri ereditarli 28 Nov. 
1716, e conti dell'Impero 24 sett. 1790. (Estin- 
ta). — Arma: Partito; nel 1° d' argento, alla fa- 
scia di rosso, accompagnata da due stelle di otto 
raggi dello stesso, una in capo ed una in punta; 
nel 2.° di rosso, al leone d' oro ed un riccio dello 
stesso uscente per metà dalla gola del leone. 

MALFATTI di Verona. — Originaria di Pe- 
saro e trapiantata primieramente in Padova nella 
seconda metà del X secolo. Nel 1 162 Bartolomeo 
Malfatti si stabili in Verona e divenne il capo- 
stipite del ramo dei Malfatti Veronesi. Nel 1530 
ottenne dall' Impcrat. Carlo V il titolo di conte 
palatiuo e nobile del S. 11. I.; e nel 1721 fu a- 



scritta al Consiglio nobile di Verona. Ebbe inol- 
tre la nobiltà in Venezia, confermata insieme 
al titolo comitale da Francesco I nel 1822. — 
Pietro vescovo di Venezia dal 971 al 981 ; Camillo 
valoroso capitano dei Veneti; Francesco capitano 
generale dell' Imperai Carlo V. — Arma : Inquar- 
tato ; ncM .* e 3.° d'argento incassato di rosso a 
destra con due stelle dello stesso, poste una in 
capo e l'altra in punta nel campo d'argento; nel 
2. n e 4.° partito; a destra d'azzurro alla mezz'a- 
quila d' oro, coronata dello stesso, uscente dalla 
partizione: a sinistra fasciato di sci pezzi d'oro 
e d'azzurro. — Cimiero: Un leone rampante di 
rosso. — Motto: deus dat, deus aufert. 

MALFATTO di Venezia. — Originaria di Pa- 
dova, estinta nel 1208. — Arma: Partito; a de- 
stra, spaccato d'argento e di rosso; a sinistra 
bandato di rosso e d'argento di quattro pezzi. 

MALGRAN1 Baroni di Montenovo. — Arma: 
Partito; nel 1.» spaccato d'oro, alla civetta al na- 
turale, posata sopra un libro legato di nero, e 
di rosso, alla nave a tre alberi d'oro sostenuta dal 
mare al naturale ; nel 2.° d' azzurro, al leone d'ar- 
gento, rampante contro l'albero di verde, terraz- 
zato dello stesso. 

MALINES del Piemonte, Conti di Braino. — 
Arma: D'oro, a tre pali di rosso; col quartier 
franco d'argento, a tre magli di nero, 2 e 1, cia- 
scuno in banda. — Cimiero : Un drago, nascente, 
di fronte. 

MALINGEGNI di Milano, vedi Melzi. 

MALINGRI di Bagnolo (Piemonte). — Origi- 
naria di Savoia, signora di S. Genisio nella dio- 
cesi di Belley e consignora di Bagnolo. — Ame- 
deo, capo-stipite di questa famiglia, fu ambascia- 
tore a diversi potentati e valoroso soldato ; altro 
Amedeo scudiero del B. Amedeo duca di Savoia; 
Filippo governatore di Fossano nel 1519; Cristo- 
foro, militare di fama, si distinse nelle guerre del 
Monferrato contro gli Spagnoli; Gian-Bartolomeo 
governò con lode la valle di Luserna; Antonio 
Arciv. di Arborea (Oristano) in Sardegna. — Ar- 
ma: Di rosso, alla banda d'argento, e il cantone 
sinistro, in capo, dello stesso. — Cimiero'. Una 
torre d' argento ardente di rosso. — Motto : de 
jour en JOUR. 

MALIPIERO di Venezia. — Originaria della 
Germania, si stabilì in Venezia fin dall'epoca della 
fondazione di questa città. Ebbe due dogi, Orio 
nel 1178 e Pasquale, nel 1457, diversi ambascia- 
tori, senatori, avogadori di comune, podestà e ge- 
nerali di armata. — Angelo-Benedetto Malipiero 
fu confermato nell'antica nobiltà con sovrana ri- 
soluzione del 1.°gen. 1818. — Arma: D'argento, 
al semivolo destro spiegato di nero, sostenuto da 
un artiglio dello stesso. 

MALISPINI di Firenze. — Originaria del Mu- 
gello, e consorto dei Tcbalducci e dei Guirlial- 



MAL 



— 56 — 



MAL 



ferri. Fu potentissima nei primi tempi della Re- 
pubblica, essendo M. Spinello stato console di Fi- 
renze nel 4 4 97 e M. Gianni e Uguccione nel 1215. 

— Come magnatizia fu esclusa dal governo nel 
1292 e nuovamente nella riforma di Baldo d' A- 
guglione nel 4311. — Ricordano Malispini, il più 
antico storico italiano, appartenne a questa casa. 

— Arma : Di rosso, alla banda d'oro. 

MALLI ANO di Fossano. — Arma: Trinciato, 
gradinato di quattro pezzi d'argento e di rosso, 
a tre crescenti d' argento ordinati in banda sul 
secondo. — Cimiero: Un putto ignudo tenente 
con la mano destra il motto: spero in dio. 

MALLIANO DE ROMA di Sardegna. — È 
un ramo della precedente fregiato del titolo mar- 
chionale di Santa Maria. — Arma: Partito, a de- 
stra, trinciato, gradinato di quattro pezzi d' ar- 
gento e di rosso a tre crescenti d'argento ordi- 
nati in banda sul rosso; a sinistra, di rosso, alla 
banda d'oro accompagnata da due torri d'argento. 

MALLONE di Messina. — Arma : D'argento, 
alla pianticella di giglio di tre steli al naturale, 
fioriti dello stesso, movente dalla punta, accollata 
dalla vito di verde, fruttifera di nero. 

MALLONI del Piemonte, Conti di Caravaglio. 

— Arma : D'azzurro, a tre fascie d'argento. — Ci- 
miero: Una giovine nascente vestita d'oro, d'argento 
e d' azzurro. — Motto : memorare novissima tua. 

MALLOXI di Vicenza. — Giovanni-Tommaso 
Malloni, della Congregazione Somasca, fu Vescovo 
di Sebenico dal 1628 al 4634. — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia d'oro caricata di un'aquila bi- 
cipite d' argento, coronata dello stesso, e accom- 
pagnata in capo da tre bulbi gambuti d'oro, e 
in punta da tre torri merlate d'argento, soste- 
nute da una campagna di verde. 

MALLONY di Sassari. — Arma: Spaccato ; 
nel 1.° d'azzurro, a due rami di palma d'argento 
posti in capriolo, sormontati da tre stelle d' oro, 
2 e 1 ; nel 2.° di rosso, al braccio umano d' ar- 
gento impugnante un pestello d'oro in atto di 
pestare una testa umana uscente da un mortaio 
di bronzo, e in punta una lista bianca svolaz- 
zante all' intorno collo scritto: anaxarcim ne tun- 
das; con una fascia in divisa d'oro attraversante 
sulla partizione. 

MALMIGNATI di Lcndinara. - Fu aggre- 
gata il 9 gen. 1717 al Consiglio nobile di Lendi- 
nara, e con bolla 17 Apr. 1706 ottenne da Cle- 
mente XI il titolo di conte palatino nelle persone 
dei fratelli Giambattista, Galeazzo e Vincenzo e 
loro discendenti maschi. L' Imperat. d'Austria con 
sovrana risoluzione 5 Apr. 4 830 le confermò la 
sua nobiltà ed il titolo comitale. — Arma? 

MALMIGNATI di Padova. — Arma: Semi- 
partito spaccato, nel 1.° di rosso, nel 2.° d'ar- 
gento, nel 3.° di verde, alla lucertola al naturale 
rivolta sul verde. 



MALMUSI di Modena. — Appertengono a 
questa famiglia il P. Giulio dell' Ordine dei Mi- 
nimi, teologo mentissimo, e segretario generale 
della sua religione, ed il sacerdote Dott. Giu- 
seppe della Congregazione di S. Carlo, lettore di 
filosofia scolastica nell'Università di Modena, am- 
bedue vissuti nel XVII secolo. — Sono inoltre 
da notare nel XIX i fratelli Cav. dott. Carlo, 
morto nel 4 874, e Cav. Giuseppe, anch' esso c- 
stinto, i quali si segnalarono, il primo nella let- 
teratura e nella storia, e l'altro come presidente 
dei governi provvisorii di Modena nel 4 848 e nel 
1859. — I Malmusi furono aggregati alla nobiltà 
modenese nel 1858. — Arma: Inquartato; nel 1.» 
e 4.° d' azzurro, al leone d' oro movente da un 
monticcllo di verde, tenente colla branca ante- 
riore destra una penna da scrivere d' argento, 
accompagnato in capo, a destra da una stella 
d' oro, e a sinistra da una cometa dello stesso ; 
col capo di nero, a quattro pali di rosso; nel 2.° 
e 4.° d' argento, ad un albero di verde, cimato 
da tre grandi foglie dello stesso, che è dei Fo- 
gliari, un ramo dei quali si estinse nel|XVIII se- 
colo nella famiglia Malmusi. 

MALNIPOTE di Cremona. — Fiorì in Cre- 
mona nei secoli XV e XVI; e fu originaria di 
Piacenza ove nei secoli anteriori compariva tra 
le consolari. — Ebbs dai Visconti l' investitura 
di Corte-Maggiore nel territorio piacentino. — 
In Cremona venne elevata alla dignità decurio- 
naie ed ascritta nel patrio Collegio dei nobili giu- 
reconsulti. — Massimiliano Malnipote filosofo ed 
astronomo riputato. — Arma? 

MALOMBRA di Cremona. — Arma : D'azzur- 
ro, a due fascie ondate d'oro. 

MALOPERA del Piemonte, Consignori di San 
Michele. — Arma: D' azzurro, a due bande d'ar- 
gento; col capo d'oro, all'aquila di nero, coro- 
nata d'oro. — Cimiero: Una corona all'antica 
d'oro sormontata da un' aquila simile a quella 
dello scudo. — Motto: desiderium vince. 

MALOSSI di Cremona. — Originaria del Borgo 
di Soresina, e stabilita verso la fine del sec. XVI 
in Cremona, alla cui nobiltà fu ascritta. — Arma? 

MALOXELO o MAROGELO di Genova. — 
Lancillotto, celebre viaggiatore, il quale tra il 
XII e il XIII secolo visitò l' isola di Lanzarote, 
una delle Canarie, cui sembra abbia dato il pro- 
prio nome e nella quale fabbricò un castello per 
sicurezza del suo commercio. — Questa famiglia 
sostenne in patria le più eminenti cariche. — 
Nel Giù. 1231 un individuo di essa mandò una 
squadra di dieci galere e di cinque navi in soc- 
corso del Sultano di Marocco per difendere Sebthak. 
contro un attacco di Reyzuelo moro di Murcia. 
— Arma? 

MALPAGATA di Genova. — Arma : D'azzur- 
ro, al leone d' oro. 



MAL 



— 57 — 



MAL 



MALPASSUTI del Monferrato. — Nel XII 
secolo questa famiglia era già fiorente in Torto- 
na. Malpassuto dei Malpassuti, console di quella 
città, veniva da lei mandato ambasciatore ai Ge- 
novesi nel 1199; Robaudo, console anch' esso di 
Tortona nel 1208, fu deputato da que' cittadini 
a stabilire la pace tra i Comuni di Genova, Alba 
ed Alessandria nel 1 227 ; Uberto signore di Mon- 
tigli nel 1228 si sottomise al principe del Mon- 
ferrato, il quale lo investì dei feudi della sua 
casa, fra' quali, oltre Montiglio; si contano quelli 
di Calcabio, di Rinco e di Castelvetro. — Arma: 
D'argento, col capo d'azzurro. 

MALPELI di Bagnacavallo. — (Estinta). — 
Famiglia distintissima di cui è lo storico di Ba- 
gnacavallo. — Arma: D'azzurro, alla testa di moro 
al naturale, bendata e accompagnata da due 
stelle d'argento ; col capo d'Angiò sostenuto da 
una fascia di rosso. 

MALPELI di San Marino. — Arma: D'azzur- 
ro, alla testa di Medusa d'argento. 

MALPENGA di Biella. — Arma : D'oro, alla 
banda d'azzurro, caricata di tre bacche di malva 
di verde, fogliate d'argento. — Motto: festina 

LENTE. 

MALPIGLI di Firenze e di Lucca. — Famiglia 
consolare, della consorteria dei Guadagnoli. Da 
essa Andrea di Ghino vescovo di Tournai, poi 
arciv. di Ragusi e quindi cardinale di S. R. Chiesa 
nel 1342. — Arma: Bandato d'oro e di vaio. 

MALPII di Modena. — Arma : Spaccato d'oro 
e di rosso, a tre stelle dell' uno nell'altro. 

MALTA o MALTESE di Sicilia. — Nobile 
famiglia di Castrogiovanni, originaria francese e 
fregiata del titolo baronale di Casba. — Remi- 
gio Maltese castellano di Lentini; Paolino ebbe 
nel 1230 da Federico imperatore il Casale di Sta- 
fenda in contrada Spaccaforno; Adriano castellano 
di Castrogiovanni sotto Federico li. — Arma: Di 
rosso, al leone d'argento rampante ad una colonna 
a base e capitello dello stesso. 

MALTEMPI di Assisi (Umbria). — Fin dal 
principio del XVI secolo figura tra le nobili. — 
Messer Galasso Maltempi medico assai accreditato 
in Venezia dove morì nel 1586. — Arma: D'az- 
zurro, al mare al naturale movente dalla punta, 
col delfino del suo colore in esso notante, e con 
un uccello di nero volante dal cantone sinistro 
del capo verso il mare. 

MALTOSELLI di Cesena. — Ebbe a capo- 
stipite Maltosello figliuolo naturale di Galeazzo 
Malatesta principe di Pesaro, e fu considerata in 
ogni tempo per una delle più cospicue e nobili 
famiglie di Cesena. — Arma ? 

MALTRA VERSI di Padova. — Famiglia di 
origine longobarda, e verso il secolo undecimo si- 
gnora di Vicenza e Carturo. Divisa in varie linee, 
dette origine a diverse famiglie le quali si deno- 



minarono dai feudi di loro pertinenza, come i 
conti di Vicenza, i conti di Lucio, i conti di Ca- 
stelnuovo, i conti di Montebello o i conti di Sal- 
vazzari. 11 ramo primordiale dei Maltraversi di 
Padova si estinse nel 1363 in un Alberto signor 
di Boccone. — Arma : D'oro, alla fascia di verde. 

MALTRAVERSI di Milano. — Arma : D'oro, 
alla fascia di verde accompagnata in capo da un' 
aquila di nero coronata del campo. — Cimiero: 
Un braccio armato al naturale, il gomito a sini- 
stra, impugnante una chiave di' nero in sbarra, 
l'ingegno in alto a sinistra. — Divisa: forti- 

TUDO MEA IN BRACHIO. 

MALUPI di Padova. — Arma: D'azzurro, al 
leone fasciato d'oro e di rosso. 

MALVAGIA (delle) di Firenze. — Dette alla 
repubblica un priore nella persona di Cristoforo- 
Francesco, nel 1387. — Arma: Spaccato d'azzurro 
e d'oro, a tre rose dell'uno all'altro. 

MALVASIA di Bologna. — Originaria di Gub- 
bio, e denominata anticamente dei signori della 
Serra, si trapiantò in Bologna verso il 1 330, ove 
fu ascritta all'ordine senatorio. Diversi furono 
anziani ed altri senatori. — Antonio-Galeazzo 
Malvasia, insigne giureconsulto, governatore d'I- 
mola; Cesare di Antonio conte palatino nel 1577; 
Innocenzo di Cornelio, governatore di Perugia e 
dell'Umbria; Carlo-Cesare, canonico della catte- 
drale bolognese, autore di pregiatissime opere; 
Alessandro cardinale creato nel 1816. — Arma: 
Inquartato; nel 1.» e 4.° d'oro, all'aquila spiegata 
di nero, membrata, imbeccata e coronata del 
campo; nel 2.° e 3.° d'azzurro, con mezzo drago 
d'oro, sostenuto da un monte di tre cime dello 
stesso, movente dalla punta; col capo d'Angiò. 
— Cimiero: Un drago alato d'oro. 

MALVETO di Sicilia. — Originaria di Len- 
tini. — Arma: Di rosso, alle catene d'oro poste 
in doppia cinta in croce, e in croce di S. Andrea. 

MALVEZZI di Bologna. — Una delle più il- 
lustri ed antiche d' Italia, le di cui certe memo- 
rie incominciano dal 1176 quando prese parte alle 
discordie che agitarono Bologna per le fazioni dei 
Lambertazzi e dei Geremei. Molte furono le si- 
gnorie e le giurisdizioni territoriali di questa fa- 
miglia, tra le quali le contee della Selva e di 
Todorano, le baronie di Taranta e di Quadri, ed 
il marchesato di Castelguelfo — Giuliano Mal- 
vezzi capitano generale dei Pisani nel 1326; Ga- 
spero senator bolognese, governatore di varie città 
dello stato della Chiesa, parteggiatore in Bologna 
dei Bentivoglio contro i Canetoli, e condottiero 
di 350 cavalli nel 1446 al servigio dei Venezia- 
ni ; Virgilio, suo figlio, successore nella dignità 
senatoria, fu ascritto alla cittadinanza della re- 
pubblica fiorentina; Luzio, famoso capitano, servì 
la repubblica di Venezia e i Pisani contro i Fio- 
rentini al tempo di Carlo Vili; Pirro militò nelle 



MAL 



— 58 — 



MAN 



guerre di Francia contro i Calvinisti ; il march. 
Virgilio si fece chiaro nelle lettere e si distinse 
per dotte pubblicazioni; Vincenzo, cardinale nel 
i753 e arciv. di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
alla banda d'oro attraversata nel cuore dallo scu- 
detto dello stesso, caricato dall' aquila di nero, 
membrata, imbeccata e coronata d'oro; col capo 
d' Angiò. — Cimiero: Un cinghiale del suo co- 
lore. 

MALVEZZI di Brescia. — (Estinta). — Ar- 
ma : D'argento, allo stambecco rampante di nero, 
con le corna rovesciate, accompagnato da due 
rose di rosso. 

MALVEZZI di Ferrara. — È un ramo del- 
l'antica ed illustre casa omonima di Bologna, e 
trovasi ascritta al Consiglio nobile di Ferrara. — 
L' Imperatrice Maria-Teresa, decorò questa fami- 
glia, per linea primogenita mascolina, del titolo di 
conte di Lombardia, titolo che le fu confermato 
dall' Imperat. Francesco I con sovrana risoluzione 
5 ott. 1819. — Arma? 

MALVEZZI d'ALBERTONI di Cremona. — È 
un ramo della famiglia Malvezzi di Bologna che 
a motivo di pingue eredità assunse il cognome di 
Albertoni. Francesco I imperat. di Austria con 
sua risoluzione data a Baden il 29 Ag. 1818 in- 
nalzò Giuseppe-Ignazio Malvezzi Albertoni con 
tutti i suoi discendenti al rango di nobili dell'im- 
pero austriaco. — Arma: D'azzurro, all'albero al 
naturale, accompagnato da quattro stelle di sei 
raggi d' oro e nudrito sulla campagna di verde 
attraversata in fascia da un fiume carico di un pe- 
sce tonno, il tutto al naturale. 

MALVICA di Sicilia. — Arma : D'azzuro, al 
leone d' oro, sormontato da tre stelle d' argento 
poste in fascia. 

MALVICINI di Bagnacavallo e di Bologna. 
— Famiglia estinta e già fregiata dal secolo X al 
1293 del titolo di conte di Bagnacavallo. Ebbe 
molti uomini famosi nelle armi, e capi dei Ghi- 
bellini di Romagna, e fu accolta fra le civiche an- 
che in Bologna. — Arma: Un leone rampante. — 
Cimiero: L'aquila sveva. 

MALVICINI di Venezia. — Arma: Di rosso, 
alla croce scaccata d'azzurro e d'argento. 

MALVINDI «li Muterà (Basilicata). — Ebbe a 
capo-stipite un Luigi, ed esercitò molte cariche 
nobili. - Arma: Spaccato d'azzurro e di rosso, 
alla fascia inclinata d'oro, accompagnata in capo 
da un lambcllo di tre pendenti dello stesso, ca- 
ricato di tre gigli del medesimo; ed in punta da 
un capriolo d'argento, accostato da tre croci bi- 
forcate dello stesso, 2 e 1 : con lo scudetto di 
rosso, bordato d'oro, all'aquila d'argento attra- 
versante sulla lancia, 

MALVISI di CODA-LONGA di Padova. — 
Arma : sparuto; d'azzurro- piono sopra un palato 
(forvi <• di T***m di quattro pezzi alla fascia di 



rosso attraversante sulla partizione e caricata di 
una fascia ondata d'oro. 

MALVOLTI di Conegliano. — Aggregata fin 
dal 1581 al nobile Consiglio di Conegliano, fu 
i confermata nobile con sovrana, risoluzione 5 Mag. 
1820. — Arma? 

MAMBILLA di Genova. — Arma: D'azzurro, 
al destrocherio movente dal fianco sinistro, ve- 
sito di rosso, manicato di bianco al naturale, im- 
pugnante colla mano di carnagione una spada 
d'argento, alta, in palo. 

MAMMONE di Assisi (Umbria). — Conti di 
Armenzano, castello al nord di Assisi, a piè del 
Subasio, e signori del Piano di Gualdo e di Tor- 
re Mammone. — Napoleone di Ubertino testimone 
alla solenne consacrazione di Santa Maria degli 
Angeli (Porziuncula) e della pubblicazione della 
celebre indulgenza del Perdono nel 1223. Uber- 
tino e Conte, suoi figli, vendettero l'avito castello 
di Armenzano al Comune di Assisi nel 1271. (E- 
stinta). — Arma : D' azzurro, a due gatti mam- 
moni al naturale, affrontati e sostenenti un ca- 
stello turrito d'argento. — Gli Alvigi, in cui en- 
trò sposa nel 1437 una Giacoma Mammone, as- 
sunsero quest' arma, aggiungendovi, sotto il ca- 
stello, fra i due gatti, una ruota. 

MAMIANI DELLA ROVERE di Pesaro. — 
Originaria di Parma e trapiantata in Pesaro nel 
1580, fu accettissima ai Duchi di Urbino che la 
onorarono del proprio cognome e dello stemma 
ducale, infeudandola inoltre della contea di S. An- 
gelo. — Girolamo, maggiordomo maggiore di Fran- 
cesco-Maria ultimo duca di Urbino. — Altro Gi- 
rolamo comandante di un reggimento nelle milizie 
francesi. — Terenzio, filosofo illustre e senatore 
del regno d'Italia, morto nel 1885. — Arma: D'az- 
zurro, spaccato, nel 1.» alla rovere d'oro coi rami 
passati in doppia croce di S. Andrea; nel 2.» al- 
l' orso al naturalo seduto. 

MAMO di Malta. — Arma: Di rosso, a tre 
bande d'oro, col capo d' azzurro caricato di tre 
stelle d'argento, 2 e 1. 

MA MOLI di Modena. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e d'oro, al leone dall'uno all'altro. 

MANAFRIA di Sicilia. — Originaria di Spa- 
gna e trapiantata in Sicilia da un Ruggiero Ma- 
nafres cavaliere Aragonese ai servigi del Re Mar- 
tino, da cui ottenne molti feudi, e il castello e 
la città di Licata nel 1395.— Ebbe le signorie 
di Favarotta e Bifora col titolo di barone. — Gi- 
rolamo senatore di Palermo; Ottavio patrizio e 
senatore di Catania. — Arma : Di verde, a tro 
fascie d' argento, la prima sormontata da una 
branca di leone d'oro posta in fascia. 

MANARA di Bologna. — Achille creato dal 
Pontefice Leone XIII Vescovo di Ancona il 12 
Mag. 1879. — Arma: D'azzurro, al collo di pozzo 
d'argento piantato sulla pianura erbosa, accostato 



MAN 



— 59 — 



MAN 



da un destrocherio vestito di rosso, movente dal 
fianco sinistro, colla mano di carnagione stesa so- 
pra l'imboccatura del pozzo; col capo d'Angiò. 

MANARA di Cremona. — Famiglia consolare 
e decurionale di Cremona, di origine francese e 
trapiantata in Italia sui primordi del secolo un- 
decimo. Oltre due consoli, dette alla patria «ven- 
tidue decurioni, il primo dei quali Rolando nel 
1110, e l'ultimo Giuseppe nel 1772. — Ebbe la 
signoria della terra di Grumello, e giurisdizione 
in Canserio. — Tra i molti uomini illustri che 
ne emersero, si ricordano : on Manara Vescovo 
di Acernia in Campagna Felice ; Ildefonso Vesco- 
vo di Bobbio; Manarino Vescovo di Fondi; Ot- 
tolino governatore di Pizzighettone ; Mercurio, 
valoroso soldato e governatore di Castelleone; 
Delfino ambasciatore a Giovanni XXIII e a Sigi- 
smondo Imperatore. Nel 1 81 6* ottenne la conferma 
della nobiltà con sovrana risoluzione dell' Impe- 
ratore Francesco I. — Arma : D'azzurro, alla fa- 
scia d' oro abbassata, sormontata da sette gigli 
d'argento ordinati 3 e 4, i tre del capo divisi 
dal lambello di quattro pendenti d'argeiito, e la 
campagna dello stesso caricata da un ascia al na- 
turale, posta in fascia col ferro in giù. 

MANARDl di Sicilia, vedi Mainàrdi. 

MANARI di Verona. — Arma : Spaccato; nel 
1» d'azzurro, a tre gigli male ordinati d'oro; nel 
2° d'argento, ad un' ascia d' azzurro manicata di 
nero, posta in fascia, col ferro in basso; colla fa- 
scia d'oro caricata di tre bande di rosso, e at- 
traversante sullo Impaccato. 

MANARINI di Serravalle (Veneto). — Ascritta 
nel 1762 al Consiglio nobile di Serravalle, fu con- 
fermata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 
4 Ag. 1820. — Arma ? 

MANAROLLO (del) di Verona, — Arma: Spa- 
cato d'azzurro e di verde, alla torre d' argento 
aperta e finestrata di rosso attraversante sulla 
partizione. 

MANASSEI di Narni. — Sin dal 1394 tro- 
vasi inscritta nella nobiltà di Narni. — Arma: 
Interzato in fascia; nel 1.° al capo d'Angiò; nel 
2° partito: a) d'argento, alla navicella d'incenso 
d'oro sormontata da un giglio di porpora ; b) d'ar- 
gento, alla cotissa di rosso sostenente un leone 
dello stesso ; nel 3.° d'argento, a tre correggie di 
rosso, in fascia, una sopra l'altra. 

MANASSERO del Piemonte. — Conti di Co- 
stigliele. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'argento 
pieno; nel 2.° d'azzurro, al crescente d'argento, 
sormontato da una stella di sei raggi d' oro. — 
Cimiero: Una stella corno nel campo. — Motto: 

MAiNE SEROQUE LUCESCIT. 

MANCA di Sardegna. — Fiorente fino dal 
1237, si trovava tra le primarie famiglie dell' i- 
sola quando i Re di Afagona se ne resero padro- 
ni. Ebbe da questi i feudi di Riesi, Quezemulc, 



Bessude, Ossi, Usini, Tissi, Mores, Ardara e Monti 
coi titoli annessi di marchesi, conti e baroni. — 
Dalla succeduta casa di Savoia fu decorata del 
titolo di duca dell' Asinara e Vallombrosa, e fu 
inoltre ascritta alla nobiltà aragonese con diplo- 
ma del Re Alfonso V nel 1444. — Vanta questa 
famiglia illustri capitani, e valorosi guerrieri, go- 
vernatori di città, due arcivescovi, dieci vescovi, 
molti cavalieri, ed uno dell' Ordine supremo della 
SS. Annunziata. — Arma : Di rosso, al sinistro- 
cherio armato d'argento, movente dal fianco de- 
stro e impugnante una spada al naturale alta in 
palo; in punta dello scudo: un elmo d'argento 
di fronte, semiaperto, ornato di tre penne di 
struzzo d' azzurro. — Motto : labor omnia vincit. 

MANCASOLA di Vicenza. — Arma: D'azzur- 
ro, a due uomini affrontati, la testa calva, dan- 
dosi le mani, e posti sopra uqa terrazza di ver- 
de; quello a destra vestito di una cotta d'arme 
d'oro e calzato d' argento ; quello a sinistra ve- 
stito di una cotta d'arme di rosso e calzato d'o- 
ro ; col capo d'argento caricato di tre caprioli di 
rosso, di cui i due primi" si perdono nella bor- 
dura superiore dello scudo. 

MANCASSOLA-PUSTERLA di Piacenza. — 
Ascritta alla nobiltà di Modena. — Arma: Spac- 
cato; nel 1.' d'oro, all'aquila bicipite di nero 
coronata del campo ; nei 2.° bandato d' oro e di 
rosso di otto pezzi. 

MANCELLI dt Napoli. — Arma: D'oro, a 
tre bande d'azzurro. 

MANCI di Trento. — Oriunda di Roma tra- 
sferita a Trento nel secolo XVI per ragion di 
commercio ed ascritta in detto secolo a quel patri- 
ziato. Diede alla patria vari consoli, savi muni- 
cipali e podestà. — Ottenne il cavalierato del- 
l' Impero nel 12 Lug. 1660 ed il titolo di conte 
da Maria-Teresa come Duchessa di Mantova nel 
6 Apr. 1770 col predicato di Ebenheim. — Arma: 
D'azzurro, al monte al naturale di verde movente 
dalla punta sormontato da due bracci uscenti dai 
fianchi, vestiti di rosso e sostenenti insieme colle 
mani di carnagione un fascio di spighe d'oro. — 
Cimiero: Un destrocherio in palo vestito di rosso 
e sostenente un fascio di spighe d'oro. 

MANCINELLI di Narni (Umbria). — Una delle 
più antiche famiglie di quell'antica città, signora 
di vari feudi,, fregiata del titolo marchionale 
di Lauri, passato dipoi nei Lancellotti, e del 
titolo di conte del S. Palazzo. — Si divise in due 
rami, uno dei quali rimase in Narni e l'altro si 
trapiantò in Nola ed in Lauro, da dove passò poi 
in Napoli. — Molti di questa casa sostennero le 
primarie cariche del Comune, come quelle di capi 
dei priori, di priori, di gonfalonieri e di anziani. 
Scipione Mancinelli commensale dell'imperatore 
Carlo V; Domenico Arciv. di Cosenza nel 1818. 
— Arma: Interzato in fascia; nel 1.° d'azzurro, 



MAN 



— 60 — 



MAN 



all' aquila bicipite al naturale coronata d* oro; nel 
2.o di verde, al leone rampante d'oro tenente 
una rosa al naturale, attraversato da una tran- 
cia centrata d' oro ; nel 3.° di rosso, alla croce 
centrata d'argento. — Alias: Inquartato; nel 1° 
d'azzurro, all' aquila spiegata di nero coronata da 
una corona antica d'oro; nel 2.° d'argento, a tre 
bande di rosso, al leone d'oro nascente dalla par- 
tizione e attraversante sul tutto; col capo di rosso 
crociato d' argento ; nel 3.° d' azzurro, al leone 
d'oro sopra una terrazza di verde tenente una 
rosa di rosso fogliata di verde ; nel 4.» partito : 
a) d'azzurro, all'albero sradicato al naturale, ac- 
compagnato da tre stelle di otto raggi d'oro, una 
in capo, due a fianchi ; 6) inquartato in croce di 
S. Andrea d'azzurro e d'oro; il 1." caricato di un 
uccello d'argento posto sopra un monte d'oro; il 
i.o caricato da due monti d'oro, alla croce di S. 
Andrea d'argento attraversante sull' inquartatura 
(Archivio munic. di Narni). 

MANCINELLI di Velletri. — Arma : Partito; 
a destra d'argento, al pino sradicato al naturale, 
cimato da una colomba al naturalo avente nel 
becco un ramo d'olivo di verde; a sinistra d'oro, 
al destrocherio di carnagione posto in sbarra e 
movente dal fianco sinistro. 

MANCINFORTE di Assisi (Umbria), vedi Spe- 
relli. 

MANCINFORTI di Ancona. — Famiglia no- 
bile e ragguardevole, che à dato alla città di 
Gubbio un illustre vescovo nella persona di Fa- 
bio nel 1707. — I suoi nipoti furono ascritti fra 
i nobili di Gubbio dove esercitavano le principali 
cariche, cioè di gonfaloniere di giustizia e di con- 
testabile. — Arma : D' azzurro, alla fascia ondata 
d'oro, accompagnata in capo da tre stelle di otto 
raggi d' argento, ed in punta da un delfino al 
naturale, notante sopra un mare dello stesso. 

MANCINI di Firenze. — Provenienti da Or- 
vieto, alla qual città dettero un vescovo per no- 
me Leonardo nel 1295. — Conseguirono per ben 
quarantasei volte il priorato della Repubblica fio- 
rentina e per nove volte il gonfalonierato. — 
Guidalotto di Guido Mancini intervenne alla bat- 
taglia di Montcapcrti in qualità di commissario 
dei viveri; Duccino ambasciatore al Re di Sicilia 
nel 1406 ed al Papa nel 1408 e più volte com- 
missario di guerra; Giuseppo arciv. di Siena. — 
Arma: Fasciato d'oro e di nero. 

MANCINI di Frulla (Umbertide noli* Umbria). 
— Arma: D'azzurro, alla fascia d'oro, accompa- 
gnata in capo da due leoni dello stesso contro- 
ranpanti sostenenti un giglio d'oro, o il simile 
in^punta. 

MANCINI di Milano. — Arma: Inquartato; 
nel 1." e 4.« d'azzurro, a due pesci nuotanti ai 
naturale, l'uno sull'altro; nel 2." e 3." d'argento, 
a due caprioli di rosso; colla fascia d'oro attra- 



versante sulP inquartatura e caricata di un'aquila 
di nero. — Cimiero: Un'aquila uscente di nero. 

MANCINI di Napoli. — Originaria di Roma, 
fu trapiantata in Napoli nel 1527 da un Dome- 
nico-Nicola che da Francesco d' Este ebbe il ti- 
tolo onorario di marchese di Fusignano trasmis- 
sibile a tutta la sua discendenza maschile. — 
Uomini preclari nelle armi e nella magistratura, 
ed illustri giureconsulti à dato questa famiglia 
in ogni tempo alla patria, non ultimo dei quali 
è il vivente Pasquale-Stanislao, stato ministro 
della pubblica istruzione e quindi ministro degli 
affari esteri del regno d' Italia, autore assai pre- 
giato di opere di giurisprudenza e letterarie. — 
Nel 1745 la famiglia Mancini fu reintegrata in 
tutti i suoi diritti al patriziato romano come di- 
scendente da quella nobilissima che da Roma a- 
veva tratta l'origine. — Arma: Partito; nel 1.» 
di rosso, al leone al naturale, linguato di rosso, 
e sostenente colle branche anteriori una spada 
nuda in palo ; nel secondo d'azzurro, a due pesci 
al naturale posti in palo, e colla testa volta verso 
il capo. 

MANCINI di Rimini. — Famiglia consolare. 
— Arma: D'argento, all'albero di verde, tenuto 
da un sinistrocherio movente dal fianco sinistro, 
e cimato da un'aquila di nero. 

MANCINI di Roma. — Arma : D' azzurro, a 
due pesci in palo d'argento. 

MANCINI di Spello (Umbria). — Albino ca- 
pitano di Malatesta Baglioni e generale delle ar- 
mi fiorentine nel 1529. — Arma: D'azzurro, a 
due mani di carnagione stringenti fra loro cin- 
que rami di verde fioriti di cinque fiori d' ar- 
gento. 

MANCINO di Sicilia. — È un ramo dei Man- 
cini di Roma trapiantato in Sicilia nel 1256 e 
stabilito in Siracusa, da dove poi si propagò in 
Lcntini, in Catania, e in Palermo. — Antonio 
consigliere del Re Martino nel 1402; Mario con- 
sigliere nel 1470; Marco ottenne la baronia della 
terra di Ogliastro e il feudo di Tammini. — Ar- 
ma : Partito; nel 1.» d'oro, a due bande d'azzur- 
ro; nel 2.° d'azzurro, a due pesci mancini d'ar- 
gento posti in palo. 

MANCUSO di Sicilia. — Famiglia feudataria 
di Taormina, e signora delle baronie di Fiume- 
freddo e San Basile. — Girolamo Mancuso regio 
cavaliere dell' imperatore Carlo V; Gian-France- 
sco giudice straticoziale di Messina nel 1595. — 
Arma : D'oro, a due pesci d' argento nuotanti in 
un maro d'azzurro. 

MANDELLA di Verona. — Arma : Bandato 
d'azzurro o d'oro ; col capo cucito del primo ca- 
ricato di un Icone d'oro a destra, e di un casteHa 
fiancheggiato da due torri di rosso a sinistra* 

MANNELLI di Milano. — Famiglia fregffta 
del titolo comitale di Macagno e di Pioverà e si- 



MAN 



— 61 — 



MAN 



gnora di molti altri feudi con mero e misto im- 
pero. Tazio Mandello pretore a Milano nel 1154; 
Anselmo console; Otto pretore di Firenze nel 
1218; Alberto pretore di Genova nel 1246; di- 
versi furono ambasciatori ; Nicolao capitano e 
luogotenente delle milizie nella città di Novara; 
Raffaello governatore della città di Savona; il 
conte Bernardino cameriere maggiore di Alessan- 
dro Farnese. — Arma : Di rosso, a tre leopardi 
d'oro, collarinati d' azzurro, l'uno sopra l' altro; 
con la campagna d'argento caricata di un semi- 
volo di nero, accompagnata in alto dalla lette- 
ra L, e in punta dalle lettere P T di nero. 

MANDELLI di Verona. — Arma: Trinciato 
d'oro e d'azzurro, ad un albero sradicato, il fusto 
accollato da un serpente, il tutto al naturale e 
attraversante sulla partizione. 

MANDELLO di — Arma: D' azzurro, 

al leene d' oro, accompagnato da tre stelle dello 
stesso, poste in capo. 

MANDILLO di Genova. — Arma: Palato d'oro 
e d'azzurro ; col capo cucito del primo, all' aquila 
nascente di nero. 

MANDINI di Modena. — (Estinta). — Arma: 
D'azzurro, alla fede di carnagione, coi bracci ve- 
stiti di rosso, posta in fascia, accompagnata da 
un mezzo sole nascente dal capo, e da un monte 
di tre cime di verde movente dalla punta. — 
Alias: D'azzurro, a due colonne di marmo bianco 
poste in croce di S. Andrea, accompagnate in 
capo da una stella di otto raggi d'oro. 

MANDOLI di Crema. ~ Ne fu capo-stipite 
uno dei fondatori della Casa di Dio, ossia dello 
spedale di Porta Ripalta di Crema l'anno 1351. 
— Fu di parte guelfa ed ebbe la signoria della 
villa di Ripaldella detta un tempo dei Mandoli. 
(Estinta). — Arma? 

MANDOSI di Roma. — Originaria di Ame- 
lia. — Ruggiero vescovo della sua patria nel 
1444; Giacomo prosenatore di Roma sotto il pon- 
tificato d'Innocenzo Vili; Antonio protonotario 
apostolico e familiare carissimo del Papa Leo- 
ne X; Nicolò, autore di molte e pregiate opere; 
Tiberio vescovo di Montalto nel 1606; Marc'-An- 
tonio di Giovan-Battista vescovo di Nicastro nel 
1636. — Arma: Partito; nel 1.» di rosso, all'a- 
quila di nero, coronata d'oro, e una scala di quat- 
tro pioli d'oro posta in banda, attraversante sul- 
1' aquila; nel 2.» d'azzurro, al cavallo inalberato 
d'argento. 

MANDUCA di Malta. — Arma: D' azzurro, 
a due bande d'oro, caricate ciascuna da tre pani 
o torte di rosso, la prima sostenente un cagno- 
lino d'argento, afferrante con la bocca un uccello 
dello stesso. 

MANENTE di Vicenza. — Antica famiglia 
originaria di Verona e trapiantata in Vicenza al 
tempo degli Scaligeri. — Armai Spaccato; nel 



1.o d'oro, ad una piramide di .... ; nel 2.» d'ar- 
gento, a due bande di rosso. 

MANENTI di Mantova. — Arma : D'argento, 
ad una fede di carnagione vestita di rosso u- 
scente da una nuvola d'argento movente dai fian- 
chi ; con un' altra nuvola d' argento movente dal 
capo dalla quale si spiccano tre fiamme di rosso 
verso la fede. 

MA NERBA di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
Di rosso, alla torre d'oro movente da un terreno 
di verde, e sormontata da un' aquila d'oro. 

MANERBA di Mantova. — Arma : D' argento, 
ad un avanbraccio posto in banda, vestito di ros- 
so, rimboccato d'argento, la mano inguantata te- 
nente un mazzo di fiori in palo, composto di un 
giglio di giardino d'oro e di una rosa di rosso, 
il tutto gambuto e fogliato di verde. 

MANERI di Sicilia. — Arma: D'argento, al 
braccio al naturale, vestito di verde, movente dal 
fianco sinistro, impugnante un ramo di gigli d'oro 
gambuti e fogliati di verde, accompagnato da tre 
stelle d'azzurro, poste 2 in capo ed una in punta. 

MANESTRA di Cremona. — Dette alla pa- 
tria sette decurioni, dei quali il primo fu Degoldo 
eletto nel 1295, e l'ultimo Girolamo eletto nel 
1560. — Arma? 

MANETTI di Firenze. — Detta in antico dei 
Benettini, e ammessa dal 1337 agli onori della 
repubblica, cui dette diciannove priori. — Gian- 
nozzo Manetti segretario in Roma dei Pontefici 
Niccolò V, Callisto III e Pio II. — Arma : D'ar- 
gento, alla banda d'azzurro caricata di tre crescenti 
d' oro, le corna dirette verso il canton destro 
del capo. 

MANETTI del quartier di S. Croce di Fi- 
renze. — Dette al Comune cinque priori tra il 
1441 e il 1501 e fu illustrata dal B. Bonagiun- 
ta, uno dei 7 beati fondatori dei Servi di Maria. 

— Arma: Di rosso, alla banda d'oro, accompa- 
gnata da due F dello stesso. 

MANETTI di Modena. — Nel 1 306 i Manetti 
furono esclusi dall'elenco delle famiglie nobili c 
potenti di Modena perchè avversari degli Estensi. 

— Bernardino esimio letterato e poeta del XVI 
secolo citato dal Tiraboschi. — Arma: D'argen- 
to, alla banda d'azzurro, caricata di tre crescenti 
d'oro. — Alias: D'azzurro, a due bracci di car- 
nagione, vestiti di rosso, posti in fascia, e tenenti 
insieme un anello d'oro con perla; col capo di 
rosso, a tre anelli d'oro con perla, ordinati in 
fascia. 

MANFREDI di Bologna. — È un ramo dei 
Manfredi di Faenza trapiantato in Bologna nel 
secolo XIII. — Dette alla patria diversi anziani, 
ed un canonico e San Petronio. — Arma? 

MANFREDI di Cremona. — Fiorente in Cre- 
mona fino dal 1112, dette alla patria tredici de- 
curioni, dei quali il primo fu il giureconsulto 



MAN — 

Francesco nel 1153, e l'ultimo il marchese Gio- 
van-Battista nel 1772.— Amia? 

MANFREDI di Faenza. - Famiglia illustre 
di Romagna, la quale ebbe la signoria di Faenza 
sua patria. Ricciardo dei Manfredi nel 1334, 
quando la sede pontificia trovavasi in Avignone, 
occupò, armata mano, Faenza ed Imola, e se ne 
fece dichiarare signore. I suoi discendenti ne ten- 
nero il dominio ma non sempre pacificamente. — 
Astorrc I regnò dal 1377 al 1405. Aveva fatto 
accordo col Cardinale Baldassarre Costa legato di 
Bologna di vendergli Faenza, ma il Cardinale an- 
ziché pagargliene il prezzo, s' impadronì a tradi- 
mento della persona di lui e gli fe' mozzare il 
capo. — Giovanni-Galeazzo, figlio di Astorre, ri- 
pigliò di sorpresa Faenza, e nel 1410 ne fu sa- 
lutato principe. — Cosi i Manfredi continuarono 
il loro dominio fino al 1500, nella quaP epoca ne 
furono spogliati dal duca Valentino. — Arma: 
Inquartato d'oro e d'azzurro. 

MANFREDI di Monopoli. — È un ramo di quel- 
la di Taranto trapiantato in Monopoli nel 1456 da 
un Sebastiano. — Ebbe la proprietà del vasto 
potere detto Lama-Lunga, comperato dal vescovo 
Alessandro Manfredi, patrizio tarantino. — Ar- 
ma : Uguale a quella dei Manfredi di Taranto. 

MANFREDI di Padova. — Vuoisi un ramo 
dei Manfredi di Faenza, e lino dal 1081 era in 
Padova ricco e potente e ascritto al nobile Con- 
siglio. — Guido di Pietro podestà di Bassano nel 
1299. — Manfredo dottore in legge, e ambascia- 
tore ai Trevigiani nel 1318. — Arma: D'oro, al- 
l'aquila fasciata d'argento e d'azzurro di sei pez- 
zi. — Alias: D'argento, all'aquila di rosso; con 
tre fascie d'azzurro attraversanti sul tutto. 

MANFREDI di Reggio-Emilia. — Vuoisi de- 
rivata dallo stesso ceppo dei figli di Manfredo 
che produsse i Pico, i Pio ed i Papazzoni origi- 
nari della Mirandola. — Capostipite dei Manfredi 
di Reggio fu un Alberto da Borzano, i cui di- 
scendenti furono infeudati di Borzano, Pojano, 
Montericcio, Albinea e Mozzadella, luoghi tutti 
del Reggiano, ora con titolo comitale, ed ora 
marchionale. — Picco podestà di Reggio nel 11 59; 
Azzo e Erancesco capitani di detta città, il pri- 
mo nel 1331, e I" altro nel 1390; un altro Azzo 
podestà di Parma nel 1276; Teodoro podestà di 
Brescia nel 1307; Dccio, dopo essere stato capi- 
tano di cavalli in Fiandra, divenne governatore 
di Garfagnana nel 1608; Paolo, cavaliere di S. 
Jago, governatore di Sassuolo nel 1620 ascritto 
a quella nobile cittadinanza. — Arma: Inquartato 
di nero e d'argento; col capo dell' Impero. 

MANFREDI di Sicilia. — Arma: D'oro, alla 
croce trifogliata d'azzurro. 

MANFREDI di Taranto. — Originaria di 
Faenza e trapiantata in Taranto prima che il 
eoftte Galeazzo Manfredi fosse proditoriamente uc- 



— MAN 

ciso da sua moglie, figlia di Giovanni Bentivoglio. 

— Questo ramo dette a sua volta uomini valo- 
rosi, e godette in Taranto degli onori supremi 
del magistrato. — Alessandro Manfredi Vescovo 
di Monopoli. — Arma: D'azzurro, alla rovere al 
naturale terrazzata di verde, accompagnata da 
due gigli d'oro in capo e dal leone passante al 
naturale nella punta. 

MANFREDI di Treviso. — Inquartato d' az- 
zurro e d'argento; col capo d'Angiò. 

MANFREDI di Venezia. — Inquartato d'ar- 
gento e d'azzurro; col capo d'argento caricato di 
raggi di rosso, moventi dalla bordura superiore. 

MANFREDI di Verona. — Arma: Partito; 
nel 1.o di rosso pieno; nel 2.° spaccato d'argento 
sopra un partito di verde e di rosso. 

MANFREDINI di Bologna. — Si à memoria 
di un solo Zilio Manfredini consigliere del Co- 
mune nel 1216. — Arma? 

MANFREDINI di Ferrara. — È un ramo 
della famiglia omonima di Rovigo stabilito in Fer- 
rara nel XVIII secolo e decorato del titolo di 
Marchesi di Concadirame. — Arma: D'oro, al leone 
d'azzurro. 

MANFREDINI di Modena. — Originaria di 
Monte Magno, una delle nobili e potenti di Mo- 
dena che furono scacciate nel 1306. — Arma: 
D'oro, al leone al naturale linguato di rosso. 

MANFREDINI di Rovigo. — Antica famiglia 
che fin dal 1228 trovasi investita di feudi nobili 
concessi dai Duchi Estensi e successivamente con- 
fermati dalla Repubblica Veneta. Nel 1484 fu a- 
scritta al nobile Consiglio di Rovigo, ed in se- 
guito venne fregiata del titolo di marchese con- 
cessole dal Re Giovanni III di Polonia con diplo- 
ma 30 Apr. 1683 e da Francesco IH Duca di 
Modena con diploma 12 Giù. 1772. Il Pontefice 
Benedetto XIV, con breve 23 Lug. 1742, concesse 
a Francesco Manfredini e sua discendenza ma- 
schile il titolo di conte del Sacro Palazzo Latc- 
ranense. — Il march. Federico verso la fine del 
XVIII secolo era I. R. tenente maresciallo e ma- 
gnate d'Ungheria. — Fu confermata nella sua an- 
tica nobiltà con sovrane risoluzioni 14 Lug. 1810, 
24 Ag., 8 Lug. e 19 Nov. 1820, e 13 Apr. 1829. 

— Arma : Uguale alla precedente. 
MANFR1N di Venezia. — Proveniente dalla 

famiglia Manfroni di Orvieto, e stabilita da re- 
moto tempo in Venezia ove fu ascritta alla no- 
biltà. — Un ramo di questa famiglia ebbe il ti- 
tolo marchionale conferito a Girolamo Manfrin 
dal Papa Pio VII il 12 Giù. 1801. — Arma: In- 
quartato; nel 1." e 4.° d'azzurro, al leone d'oro; 
nel %.* e 3." di rosso, alla banda d'oro, accompa- 
gnata da due rose dello stesso. 

MANFRONI di Roma. — Arma: IV azzurro, 
al leone d' oro ; con la banda ondata d' argento 
attraversante sul tutto. 



MAN 



— 63 — 



MAN 



MÀNFRONI di Vicenza. — Arma : Inquarta- 
to ; nel. 1.°e 4.° d'azzurro, ad un liocorno nascente 
d'argento, cornato e crinito d'oro, movente da un 
poggio di rosso; il liocorno del 1.° rivolto; nel 

2. ° e 3.» fasciato ondato d'argento e d'azzurro di 
sei pezzi. 

MANFRONI di - Arma : Inquartato ; 

nel 1.° e L° d'azzurro, al cavaliere armato di 
tutto punto d'argento, posto di fronte sopra una 
terrazza di verde, la visiera levata, il bonetto va- 
riopinto, tenente nella mano destra una sciabola 
e nella sinistra una targa; nel 2.p d'azzurro, ad 
una colomba d' argento volante in banda, la te- 
sta in basso, accompagnata da una nuvola d'ar- 
gento movente dal canton sinistro del capo ; nel 

3. ° d' azzurro, ad un sole d' oro ; con la corona 
d'oro attraversante sali* inquartatura in abisso. 

MANFROTTI di Venezia, — Originaria di 
Padova. Avendo offerto alla Repubblica Veneta pei 
bisogni della guerra di Morea cento mila ducati, 
n'ebbe in ricompensa la nobiltà nel 1698. — 
Arma ? 

MANGANA di Verona. — Arma: D'azzurro, 
ad una mano destra appalmata di carnagione, giu- 
rante, posta in palo, uscente da una nube d'ar- 
gento movente della punta, il quarto e quinto 
dito tenente un listello d'argento ondeggiante in 
semicerchio attorno alla mano; il detto listello 
caricato del motto: Laus deo. 

MANGANARI di Salerno. — Arma : Bandato 
d'oro e d'azzurro. 

MANGANELLI di Gaeta. — Arma: Inquar- 
tato d'argento e di rosso. 

MANGANELLO di Marsala, vedi Bavara. 

MÀNGANO di Verona. — Arma : Inquartato 
in croco di S. Andrea d'azzurro e d'argento, ad 
una stella d'oro attraversante in abisso. 

MANGARDA di Mondovl — Conti di San 
Giuseppe. — Arma: Partito; nel 1. n palato di 
rosso e d'argento; nel 2.° d'argento, a tre stelle 
d'azzurro ordinate in palo; il tutto sotto un capo 
d'argento, nascente di rosso, impugnante con la 
branca destra una spada alta in palo. 

MANGELLI di Forlì — Fregiata del titolo 
di conte del S. R. I. dall' Imperator Ferdinando 
nel secolo XVII. — Orazio, creato cónte latera- 
nense e cavaliere da Clemente Vili, fu colonnello 
delle armi della casa Farnese ; Paolo cardinale 
creato dal Papa Gregorio XVI. — Arma: D'az- 
zurro, al gelso al naturale nudrito sopra un ter- 
reno di verde, il tutto attraversato da un manzo 
d'oro passante. 

MANGERUVA di Sinopli (Calabria). — Ba- 
roni di Melicucco. — Francesco-Saverio creato 
Vescovo di Gerace dal Pontefice Pio IX nel Con- 
cistoro 6 Mag. 1872- — Arma: D'azzurro, alla 
banda d'oro, accompagnata in capo, a sinistra da 
una stella di sei raggi d'argento, ed in punta a 



destra da un sinistrocherio vestito di .... te- 
nente uu grappolo d'uva al naturale, e movente 
dal fiance destro. 

MANGI ANTE di Messina. — Arma: D'argen- 
gento, a tre sbarre di nero; con una banda di 
rosso trinciata di nero attraversante sul tutto. 

MANGIANTI di Forlì. — Famiglia patrizia 
estinta. — Arma: Di rosso, al leone passante 
d'oro, movente da un terreno di verde ; col capo 
d'Angiò. 

MANGIARDI di Verzuolo (Piemonte). — Ba- 
roni. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, a 
tre stelle d'oro male ordinate; nel 2.° di rosso, 
alla banda d'argento. 

MANGIÀRUVA di Messina. — Originaria di 
Calabria e fregiata del titolo baronale di Melicuc- 
co. — Arma: D'azzurro, al ramo di ruca al na- 
turale, accollante una colonna d'argento terraz- 
zata di verde, sinistrata dal leone d'oro, rampante 
contro la medesima, cimata da un' aquila di nero. 

MANGIATROIE di Firenze. — Arma : D'ar- 
gento, a due bande d' azzurro e a due porci al 
naturale. 

MANGI A VACCA di Genova. — Arma: D'ar- 
gento, a tre fascie doppio addentellate di rosso. 

MANGI A VACCA di Messina. — Originaria 
di Lombardia e fregiata del titolo baronale di A- 
sterio, di Camastra, di Francavilla e Graniti. — 
Arma: D'oro, alla vacca di rosso, sostenuta da 
un monte di verde movente dalla punta. 

MANGIA VACCHI o MAGNAVACCA di Mo- 
dena. — Arma: D' azzarro, alla vacca al natu- 
rale in atto dj mangiar erba sopra una terrazza 
di verde. 

MANGILI o MAGRINI di Gravedona (Lom- 
bardia). — Di origine padovana, trapiantata in 
Gravedona nel 1130, esiliata da Padova perchè 
di parte guelfa. — Per eredità aggiunse al pro- 
prio nome quello dell'estinta famiglia Curti. — 
ÀnMA: Di rosso, al sinistrocherio al naturale ve- 
stito d' azzurro, movente dal fianco sinistro ed 
impugnante un fiore al naturale. 

MANGILLI di Udine. — Aggregata al Con- 
siglio nobile della città di Udine, fu fregiata del 
titolo di marchese di S. Gallo di Moggio confe- 
ritole dal Senato Veneto nel 1777 accordandole 
voce e fede nel parlamento friulano, con giuri- 
sdizione civile di prima istanza e con tutte le 
prerogative dei feudatari. — Con sovrane risolu- 
zioni 9 Nov. 1819 e 9 Mag. 1829 fu riconosciuta 
nella sua nobiltà e nel titolo di marchese. — 
Arma ? 

MANGILLI di Venezia. — Originaria di Pal- 
manova, e nel 1760 fregiata dal Senato Veneto 
del titolo comitale. — Giuseppe Mangilli fu a- 
scritto nel 1779 al nobile Consiglio della città di 
Crema. — AnMA? 

MANGINI di Matera (Basilicata). — Arma: 



MAN 



— 64 — 



MAN 



D'azzurro, à due fascie nebulose abbassate d'ar- 
gento, la prima sormontata da tre stelle d' oro, 
e la seconda da una mano di carnagione uscente 
dalla fascia. 

MANGINO o MANZINO di Bologna. — An- 
tica e doviziosa famiglia bolognese illustrata da 
uomini letterati, valorosi nelle armi e distinti 
artefici. — Un Manzino fu capo d' infanteria con 
Bartolomeo Alviano nella guerra dei Pisani con- 
tro i Fiorentini; Carlo-Antonio, conte, seppe di 
matematica a di astronomia. — Arma ? 

MANGIONE di Sicilia. — Famiglia di antica 
nobiltà aragonese, trapiantata in Sicilia da un 
Gianguglielmo Mangione o Mangioni familiare del 
re Ferdinando il Cattolico. — Alfonso e Timoteo 
militi; Guglielmo generale delle piazze della came- 
ra regia nel 4 500. — Arma: D'azzurro, ad un 
calice d'oro contenente tre gigli al naturale, uno 
aperto e due laterali chiusi. 

MANGO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, alla 
banda d'oro caricata da un leone di rosso, sor- 
montato da una cometa dello stesso. 

MANGOLl di Venezia. — Si dissero prima 
dei Menegatti, ed essendo molto amatori della pa- 
tria vennero ascritti al Consiglio al tempo di 
Bajamonte Tiepolo. (Estinta nel 1401). — Arma: 
Di rosso, a due pali d' argento. 

MANGONI di Caravaggio e di Milano. — 
Famiglia divisa in vari rami contraddistinti dai 
nomi di Mangoni-Finatti, Mangoni-Sessata, Man- 
goni-Vicenzi e Mangoni-Majetti. I primi godet- 
tero elevata condizione, ed un ramo di essi si sta- 
bilì verso il XV secolo a Milano, e produsse un 
Giambattista egregio ingegnere militare che si 
distinse nei fatti di Gattinara, alla Sesia e a 
Vercelli nel 1616 e 1618, e come architetto fu 
addetto alla fabbrica del Duomo di Milano dal 
1590 al 1614, ed un Fabio, figlio del precedente, 
illustre architetto, cui sono dovute le più belle 
fabbriche erette nel XVII secolo nella metropoli 
lombarda. — Arma? 

MANGRADO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
ad una gru d' oro, la testa rivolta, mirante tre 
cuori dello stesso, posti 2 e 1 nel fianco sinistro 
dello scudo. 

MANIAGO del Friuli. — Una delle più anti- 
che ed illustri del Friuli fregiata del titolo di 
Conte di Maniago, feudo di sua giurisdizione. Fino 
dal 1448 era divisa nei rami di Maniago, di Ci- 
vidale, e di Udine; e dopo il 1512 si suddivise 
novellamente in tre rami, tutti stabiliti in Mania- 
go. Il ramo tuttor fiorente ottenne nel 1844 il 
titolo baronale dell'impero austriaco. — Con so- 
vrana risoluzione 4 Mag. 1825 venne confermata 
ai Maniago l'antica nobiltà ed il titok» di Conte. 
Galvano, governatore di Corfù nel 1675; Leonardo, 
canonico di Cividale, è autore di una storia f dei 
suoi tempi. — Il conte Fabio autore della pre- 



giata storia delle belle arti friulane e di altri 
importanti lavori. — Arma: Fasciato di verde e 
di argento di quattro pezzi. 

MANICA RDI di — Arma: Partito; nel 1.° 

d'azzurro, ad un destrocherio vestito d'oro, rim- 
boccato d'argento, la mano di carnagione, impu- 
gnante un cuore di rosso: il tutto accompagnato 
da due stelle d'oro, una in capo e una in punta; 
nel 2.° di rosso, al leone d'oro. — Cimiero: Un 
braccio uscente dalla corona entro un volo di 
rosso e d'azzurro, ciascun' ala caricata da una 
stella d'oro. 

MANIERI di Aquila. — Antica famiglia pa- 
trizia aquilana illustrata da non pochi uomini 
d'arme e di toga. Giovanni presid. della R. Ca- 
mera di S. Chiara in Napoli sotto Alfonso I d'Ara- 
gona; Carlo senatore romano nel 1486; Girolamo 
vescovo di Aquila dal 1818 al 1844. — Arma: 
Spaccato; nel 1.» d'oro, a mezz'aquila di nero 
uscente; nel 2.° d'azzurro, a tre pali d'argento; 
colla fascia dello stesso, caricata di tre stelle di 
rosso, attraversante sulla partizione. 

MANIN di Firenze. — Antichissima e nobi- 
lissima famiglia fiorentina, à dato alla patria sei 
priori, sette gonfalonieri, dieci membri del Con- 
siglio dei buoniuomini, cinque dell'ufficio dei 200, 
uno degli otto di custodia e balia, e tre podestà 
di provincia. — Uno morì combattendo come ge- 
nerale del re Giovanni d'Ungheria contro i Turchi; 
due sostennero ambasciate all'estero; Giacomo dal 
re d' Ungheria ed Odoardo III d' Inghilterra, dal 
quale fu insignito per sè, successori e consangui- 
nei della nobiltà inglese, col privilegio d'inquar- 
tare nella propria arma la divisa di quel regno, 
ed Antonio ambasciatore del re Riccardo d'Inghil- 
terra a papa Bonifacio IV. (Estinta nel 1630). 
Un ramo di questa casa si trapiantò nel Friuli 
dove fiorisce tuttora. — Arma: Partito; a destra 
d' azzurro pieno, a sinistra d' argento, alla fascia 
d' azzurro, col drago rivolto di rosso in palo, 
coronato d'oro attraversante sul tutto. 

MANIN di Venezia. — Proveniente dalla fami- 
glia nobile dei Maoin di Ravenna e Firenze, di 
cui fu capo-stipite Francesco Manin, cavaliere 
dello Speron d'oro, ed uno dei dodici anziani del 
Papa Innocenzo IV. Trapiantata nel Friuli acqui- 
stò i feudi di Chiasasco, di Landro, e di Gradi- 
sca, di Polceniga e Fanna, ed ottenne il titolo 
comitale confermato dalla repubblica veneta nel 
1607. — Nel 1520 fu creata nobile del S. R. 
Impero dall'imperatore Carlo V. — Odoardo-Maria 
generale di Giovanni re di Ungheria Dell' anno 
1476; Camillo colonnello al servizio dell'Imperat. 
Ferdinando III; Ludovico, ultimo doge della Re- 
pubblica di Venezia. — Nell'Ott. del 1817, e nel 
Giù. 1818 con sovrane risoluzioni di S. M. A. i 
Manin ebbero la conferma della nobiltà e il titolo 
di conti dell' Impero Austriaco. — Arma: Inquar- 



MAN 



— 6i 



MAN 



tato: nel 1.°e 4.° d'oro, n! Icone rivolto di rosso; 
nel 2.° e 3.° partito: a) d'azzurro pieno: lì d'ar- 
gento, alla fascia d' azzurro col drago rivolto 
di rosso in palo, coronato d' oro attraversante 
sul partito. 

MANINE di Venezia. — Originaria di Padova, 
appartenne in Venezia all' ordine tribunizio. (E- 
stinta). — Aiima: Di rosso, al capriolo d' oro 
accompagnato da tre mani appalmate d'argento, 
due in capo ed una in punta. 

MANIN! di Udine. — Nobile feudataria del 
Friuli, ebbe sede e voto nel parlamento friulano co- 
me rappresentante i nobili di Fagagna, essendo sta- 
ta investita di un carato di quel feudo con titolo di 
conti. — Con sovrana risoluzione 16 Giù. 1821 
le fu confermata la sua antica nobiltà. — Arma: 
D'azzurro, a due cantoni sinistri d'argento, uno 
in capo, e I' altro nella punta. 

MANISCALCO di Messina, vedi MANISCALCO. 

MANNA di Cremona. — Fiorente fino dal 
1037 ed ascritta al civico decurionato nel 1134. 
— Ferdinando insigne teologo nel 1 243; Cataldo 
nel loto valente fisico e professore di lingue; Tom- 
maso esimio giureconsulto nel 1564 e capitano di 
giustizia di Guglielmo Gonzaga duca di Mantova. I 
Manna aggiunsero sul finire del 1600 al proprio 
cognome quello di Roncadelli per ragione di ma- 
trimonio. — Arma: D'azzurro, al grifo d'oro. 

MANNA di Messina. — Arma: D'azzurro, alla 
manna d'argento piovente dal capo e cadente in 
un vaso d'oro in forma di calice, tenuto da un 
destrocherio vestito di rosso, la mano di carna- 
gione. 

MANNAMO di Messina. — Di rosso, all'albero 
manna d'argento nudrito sopra una zolla dello 
stesso, movente dalla punta. 

MANNATI (l'Induno-Olona nella provincia di 
Como. — Francesco-Giuseppe I, Imperat. d'Austria 
innalzò al cavalierato dell'impero austriaco Pietro 
Mannati coi discendenti d' ambo i sessi per con- 
tinuata linea retta mascolina concedendo loro I'Ar- 
ma : D'azzurro, a due leoni d'oro, lampassati di 
rosso, affrontati, guardanti una stella di sei raggi 
d'oro, posta nel punto del capo; col capo d'oro, 
all'aquila bicipite di n^ro. — Cimiero: A destra 
tre penne di struzzo d'oro, a sinistra, un volo 
di nero. — Motto: fidf.litcr. 

MANNA TORPvlCCl di Calabria. - Arma: D'o- 
ro, alla fascia d'azzurro. 

MANNELLI di Firenze. — Antica e cospicua, 
denominata in antico dei l'ontigiani, e divisa in 
molti rami. — Dette dieci priori alla repubblica 
fiorentina. — Luca, dell' Ordine dei Predicatori, 
Vescovo di Osimo nel 13 io; Francesco, amicissimo 
del Boccaccio, ricopiò fedelmente tutto il Deca- 
merone; Jacopo podestà di Montecatini e di tutta 
la Val di Nievole nel 1344; Amaretto, uomo di 
guerra; Ugolino uditor di Rota in Roma. — Arma: 



Di rosso, a tre pugnali d'argento posti in banda, 
uno sopra P altro. 

MANNELLI di Pistoia. — Famiglia nobile o 
delle più antiche, come apparisce dai pubblici 
documenti. — Nosilico, console dei mercanti nel 
1212; Rinforzato, Ranuccio, Guidotto e Bastiano, 
di Consiglio. — Arma? 

MANNI di Assisi (Umbria). — Manno canonico 
del Duomo fin dal 1186. — Il Dott. Mariano 
fisico assai riputato in patria nel 1471. Il capitano 
Gaetano di Battista militò con lode nel 1551 sotto 
il generale Giambattista del Monte, e sotto il 
march. Alessandro Vitelli nella guerra della Mi- 
randola, Siena ecc. — Arma: D'azzurro, alla torre 
sormontata da altra più piccola e merlata d'ar- 
gento; col capo d' Angiò. — Cimiero: Un giglio 
d' oro. 

MANNI o MANINI di Modena. — Ascritta 
al patriziato modenese, cui apparteneva il testò 
defunto maestro di musica Professore Ignazio 
Manni. — Vanta inoltre tre valenti pittori: Er- 
cole vivente nel XVI secolo ; Giovan-Battista nel 
XVII: e Paolo in principio del XVIII secolo. — 
Arma: D'azzurro, al destrocherio di carnagione 
vestito di rosso, tenente una frasca di verde, frut- 
tata di rosso; il tutto accompagnato da un giglio 
d' oro posto nel cantone sinistro del capo. 

MANNINA di Monte S. Giuliano (Sicilia).— 
Arma: Una fascia centrata posta nella punta dello 
scudo, sostenente un monte di tre cime, con due 
stelle di otto raggi nel capo. 

MANNINGHI di Pisa. — (Estinta). — Arma: 
Spaccato di rosso e d'argento, alla banda di verde 
attraversante. 

MANNO di Sicilia. — Vuoisi proveniente da 
un Corradino Manno di Firenze, il quale era con- 
dottiero di armi di Re Carlo I D' Angiò contro 
Federigo II Re di Sicilia, e che passato ai servigi 
di questo re, fu ricompensato con molte ricchezze, 
ed ebbe per residenza la città di Sciacca con la 
carica di vicario generale di Val di Mazzara. — 
Questa famiglia à goduto nobiltà in Sicilia, e la 
signoria delle baronie di Caddia, di Lazzarino, di 
Caganaro, di Mitilabesi, di Cusiano, di S. Pietro so- 
pra Patti, e di Scirinda. — Puccio Manno senatore 
di Palermo nel 1368; Mariano Vescovo di Tribuna. 
— Arma: Di rosso, alla croce di S. Andrea d'oro, 
accantonata da quattro stelle di sei raggi dello 
stesso. 

MANNO di Sardegna e di Torino. — È un 
ramo della precedente trapiantato noli' isola di 
Sardegna assai prima della dispersione per il caso 
famoso di Sciacca. Nel secolo XV già teneva nobile 
stato in Sassari e parecchie signorie, tra le quali 
il feudo di Bonarcado, la contea di Villanova 
Montesanto, coi luoghi di Loi, Bannari, Siligo e 
Tcrquiddo. Nei primi del cinquecento si trasferi 
in Alghero. — Cristoforo, Elia e Bartolomeo Man- 



MAN 



— 66 — 



MAN 



no armati cavalieri nel 1442; Michele notaio apo- 
stolico nel 1515; altro Michele connestabile nel 
1595; Giuseppe, distinto storico, letterato c giu- 
reconsulto, ottenne dal Re Carlo-Alberto il titolo 
e la dignità di barone nell' isola di Sardegna. — 
Arma: D'azzurro, alla banda d'argento, accom- 
pagnata in capo da un destrocherio armato, im- 
pugnante un trafiere, il tutto al naturale, esso 
braccio movente dall'angolo sinistro, ed in punta, 
da una stella d'argento. — Cimiero: Una pianta 
di corallo fra due mezzi voli, destro e sinistro, 
spaccati, il 1.° d'argento e d'azzurro; il 2.° al- 
l'opposto. — Motto: AD FORTIA. 

MANNU di Ozieri (Sardegna). — Arma: Par- 
tito: nel 1.° d'argento, all'albero nudrito sulla 
pianura erbosa e addestrato da un leone contro- 
rampante al fusto, il tutto al naturale; nel 2.° 
d'azzurro, al puledro, spaventato, d'argento, sulla 
campagna di verde, guardante un sole d'oro nel- 
l' angolo destro del capo. 

MANNUCCI Firenze. — Originaria di S. Fe- 
lice a Ema e denominata dei Cori. — Dette di- 
versi priori alla repubblica. — Lorenzo di Jacopo 
fu creato conte palatino da Leone X; altro Ja- 
copo maggiordomo di Cosimo I; Cosimo Vescovo 
di Terni nel 1632. — Arma: D'azzurro, a due 
caprioli d'oro, accompagnati in cuore da una stella 
dello stesso entro i caprioli. 

MANNUCCI di Firenze. — Della stessa con- 
sorteria dei precedenti, ottenne otto volte il prio- 
rato tra il 1379 e il 1457. — Arma: D'argento, 
a due caprioli di nero. 

MANNUZZINI di Sanseverino (Marche). — 
Arma: D'azzurro, alla fascia scaccata d'argento 
e di rosso di tre file, accostata da tre rose al na- 
turale, 2 in capo, ed 1 in punta. 

MANODORI di Reggio- Emilia. — Iscritta nel 
libro d' oro della nobiltà reggiana. — È tradi- 
zione che un individuo di questa famiglia, abi- 
tante in una delle più alte montagne del Reg- 
giano, chiamata Valestra, trovasse quivi in una 
grotta un tesoro, che alcuni vogliono consistesse 
in una mano d' oro, e che questa scoperta fosse 
la sorgente delle richezze di questa famiglia sta- 
bilita da assai remoto tempo in Reggio col nome 
che la pubblica credenza le aveva appropriato. — 
Arma ? 

MANOLESSO di Venezia e di Treviso. — 
Dall'isola di Torcello, in cui si orano rifugiati al 
tempo dell'invasione dei Barbari, nel 790 si tra- 
piantarono in Venezia, dove alla serrata del mag- 
gior Consiglio furono compresi tra i patrizi, — 
Acquistato dalla Repubblica il regno di Candia, 
eglino si portarono colà come colonne mobili, e 
vi si mantennero fino alla caduta di quell'isola in 
potere dei Turchi, nel qual tempo si restituirono 
a Venezia dove sostennero le più eminenti cari- 
che di quella Repubblica. — Furono conformati 



nobili con sovrana risoluzione 1 Gen. 1818. — 
Arma: Partito; nel 1.» d'azzurro, alla fascia d'oro; 
nel 2.° d'argento. — Alias: Spaccato di rosso 
e di verde con la banda d'oro attraversante. — 
Alias: D'argento, a due bande d'azzurro. — 
Alias: Partito; nel 1.° d'azzurro, alla fascia d'oro; 
nel 2.° di rosso. — Alias: Partito; nel 1." d'ar- 
gento; nel 2.° d'azzurro, alla fascia d'oro. — 
A lias: Spaccato d'argento e d'azzurro ; con la banda 
di rosso attravessante. — Alias: D'azzurro, a 
due bande d'argento. — Alias: Partito; nel 1.° 
di rosso, alla fascia d'argento; nel 2.° d'azzurro. 

— Alias: D'azzurro, a due fascie ondate d'argento. 

— Alias: Di rosso; col capo d'argento caricato da 
un leone passante di rosso. 

MANOVELLI di Firenze. — Arma: D'oro; col 
capo di rosso caricato di tre stelle di otto raggi 
del campo. 

MANRIQUEX di Sicilia. — Originaria di Spa- 
gna, trapiantata in Sicilia da Don Alfonso Man- 
riquex de Montesa governatore della contea di 
Modica e signore dei feudi di Pergola, Gurgo 
e Scala. (Estinta nella famiglia Lagrua). — Arma: 
Di rosso, a due caldaie d' oro fasciate di nero, e 
due teste di vipere uscenti al naturale. 

MANSI di Castelfranco (Veneto). — Da Tre- 
viso si stabilirono a Castelfranco nella spedizione 
del 1199 e si estinsero nel 1500. — Arma: Di 
rosso, a cinque bisonti d' oro, 2, 1 e 2. 

MANSI di Lucca. — Nobile famiglia, fregiata 
del titolo di marchese, originaria della Germania 
e trapiantata in Lucca da un Gherardo circa 
l'anno 999. — Divenuta ricca e potente, fu pro- 
scritta dal popolo nel 1308, onde esulò per 23 
anni, e fe' ritorno in patria nel 1331. — Ammessa 
agli onori cittadini, dette diversi anziani e scs- 
santacinque gonfalonieri, consoli e podestà e molli 
ambasciatori. — Domenico Mansi, dotto teologo, 
Arciv. della sua patria. — Il marchese Ascanio 
Mansi ministro segretario di stato. — Arma: 
D'azzurro, a sei torte d'oro poste in giro. — 

Motto: OMNES ARIERUNT ET EGO SOLUS MANSI. 

MANSO di Amalfi. — Derivata da Manso o 
Mansone doge della Repubblica Amalfitana, à 
goduto nobiltà in Napoli ed in Ischia. Ebbe le 
baronie di Casal S. Aitore e di Bisaccia e il 
marchesato di Villa. — Antonio Manso famigliare 
di Federigo II imperatore; Giovan-Battista con- 
sigliere di S. Chiara e del viceré duca di Alba; 
altro Giovan-Battista principe dell' Accademia 
dogli Oziosi in Napoli. — Arma: D'argento, alla 
scala d'oro in palo: — Alias: Inquartato in croce 
di S. Andrea d' argento e di azzurro, o sopra il 
tutto la scala d' oro posta in palo. 

MANTACI1ELI di Bologna. — Ebbe nel 1250 
a capo-stipite un Zaccaria dottore in filosofia e 
medico insigne. — Dette alla patria diversi anziani. 

— Arma: Di rosso, a duo spade d'argento imp'u- 



MAN 



— 67 — 



MAN 



gnate d'oro, passate in croce di S. Andrea con 
le punte al basso, accantonate da quattro mani 
appalmate di carnagione. 

MANTAZNl di Vicenza. — Spaccato; nel 1." 
d'argento, all'aquila bicipite di nero, sormontata 
da una corona imperiale; nel 2.° di rosso, a una 
mano sinistra appalmata di carnagione, in palo, 
l'indice levato in alto. 

MANTEGAZZA di Milano. — La più antica 
memoria di questa illustre famiglia rimonta al 
962 in cui vivea Boschino Mantegacio famigliare 

scudiere di quel Tazio Mandello che l'Imperat. 
Ottone I fece signore di Maccagno. Da lui discen- 
dono Giovanolo-Boscliino che fu condottiero di 
genti alemanne nel 1080 e 4 081; Michele-Boschino 
capitano generale de' Pavesi collegati, nel 1124, 
a molte migliaia di altri lombardi per recarsi in ' 
Terrasanta a combattere gl'infedeli; Boschino VII 
supremo duce dei Milanesi, allorché questi si 
azzuffarono, il 24 Mag. 1061, co' Pavesi in gior- 
nata campale presso l'Olona, detta di Campomorto; 
Giovanni, figlio del precedente che combattè an- 
ch' egli a Campomorto, e nel 1119 figurò fra i 
treniacinque nobili che firmarono il decreto, onde 

1 Milanesi, ad istanza del monaco Bernardo, con- 
cedettero P esenzione di ogni balzello alla chiesa 
di S. Giacomo da essi edificata in Pontida; Paolo 
partigiano dei signori della Torre e del march, 
di Monferrato, implicato nella trama ordita da 
Rogerio Damiano contro l'Arciv. Ottone, per cui 
venne espulso da Milano e rilegato a Bobbio; Gio- 
vanni Boschino cav. gerosolim., commend. a Na- 
poli, capitano di terra e di mare, il quale armò 
a proprie spese diverse navi destinate contro il 
Turco, e difese nel 1405 lungamente e col mas- 
simo valore la cittadella di Pisa dove la sorella 
Agnese erasi col proprio figlio rinchiusa per sot- 
trarsi al furore del popolo per opporsi alla ven- 
dita della città ai Francesi ed ai Fiorentini che 
la stessa Agnese aveva contrattato; Giovanni fu 
tra i primi ad essere eletto al governo della Re- 
pubblica Ambrosiana. — Molti di questa celebre 
famiglia furono decurioni, dei dodici di provvisione, 
questori delle pubbliche entrate, podestà, fami- 
gliari e consiglieri ducali ecc. Hanno infine pos- 
seduto molti feudi, fra'quali le terre di Lugagnano 
e di Solbiate, non che Settimo e Liscate. — Un 
ramo di questa famiglia si spense nel X Vili secolo 
in quella dei Meraviglia che ne ereditò il nome, 
i titoli c le sostanze. — Arma: Sbarrato d' oro 
e d'azzurro, col capo del primo, caricato di un'a- 
quila di nero, coronata dello stesso. 

MANTEGAZZA di Piacenza. — Discendono 
da Michele-Boschino capitano generale dei Pavesi 
nel 1121, e per circa un secolo governarono in 
qualità di consoli la città di Piacenza. — Si spen- 
sero nel Xlll secolo. — Aiima: Bandato d'oro 
o d'azzurro; col capo del primo caricato di un'aqui- 



la di nero, coronata dello stesso. — Cimiero: 
Tre piume di struzzo di nero, d'oro e d'azzurro. 

— Motto: NUL B1EN SANS PEINE. 

MANTEGNA di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
a due braccia di carnagione moventi dai fianchi 
dello scudo, impugnanti una spada ed una palma 
d' oro, il tutto accompagnato da sei stelle dello 
stesso, poste tre in capo e tre in punta. 

MANTELLA di Padova. — Registrata nel 
Consiglio del 1081. — Gottifredo console nel 1099, 
e Mantello giudice nel 1180; Alberto e Fabiano 
ascritti al Collegio dei giudici nel 1275. — Ar- 
ma: D'argento, al mantello di piume alternate 
d' argento e d' azzurro, bordato in alto da un 
cordone di rosso. 

MANTELLI di Alessandria. — Originaria di 
Milano, e stabilita in Alessandria fino dai primordi 
di quella repubblica. — Fu tra le guelfe del 
popolo ed ebbe il titolo comitale di Quattordio. 

— Emilio Mantelli conte palatino e cavaliere aura- 
to, giureconsulto di grido, e nel 1560 podestà di 
Varese; Barnabò podestà di Brà nel Piemonte; 
Cristoforo giureconsulto e letterato. — Arma: 
D'azzurro, alla croce piena d'argento. — Cimiero: 
Un drago alato di verde. — Motto: me ipsum vinco. 

MANTELLI di Canobbio. — Fu sempre fre- 
giata di soggetti illustri nelle scienze; e nel secolo 
XVI ebbe Sebastiano proposto della sua patria. 
Altro Sebastiano avvocato nella città di Milano. 

— Nel secolo XVII fiorì Pio monaco Olivetano 
regio lettore primario della università di Napoli. 

— Arma: D'argento, al leone al naturale, lam- 
passato ed armato di rosso, coronato d'oro avente 
sul dorso un mantello d'azzurro bordato d'oro, 
rampante sopra un monte di tre cime di verde 
movente dalla punta. 

MANTELLI di... — Arma: Di rosso, al leone 
d' argento. 

MANTICA di Forlì. — Famiglia patrizia e- 
stinta. — Arma: Di rosso, a tre bande d'oro; 
col capo d'azzurro, abbassato sotto un altro capo 
d'argento caricato di un' aquila di nero, coronata 
d' oro. 

MANTICA di Reggio-Calabria. — Originaria 
di Roma; e fregiata del titolo baronale di Falla- 
scoso, Buonanotte e Penna d'uomo negli Abruzzi. 

— Pietro-Paolo Mantica priore dei Caporioni in 
Roma nel 1565 e conservatore: Virginio, capi- 
tano delle milizie napoletane; Antonio appartenne 
ai Sindaci dei nobili di Reggio. — Arma: Spac- 
cato; nel 1.° rispaccato: a: d'azzurro, ad un olivo 
sradicato di verde, di due rami passati in croce 
di S. Andrea; 6: scaccato di rosso e d' argento 
di tre file; nel 2.° fasciato d'azzurro e d'argento 
di quattro pezzi. 

MANTICA di Udine. — Originaria di Como 
e trapiantata in Friuli nel XV secolo, nel 1561 
fu abrogata al nobile Consiglio di Udine. — Nel 



MAN 



— G8 



MAN 



4610 fece acquisto del castello di Fontanabuona, 
e nel 1650 della giurisdizione civile e criminale 
di detto castello col titolo di conte e voce in 
parlamento. Fu confermata nella sua nobiltà con 
sovrane risoluzioni 9 Die. 4 819 e 2i Lug. 4 820. 
— Arma: D'argento, a tre podestali d'azzurro, 
sostenenti un Icone illeopardito di rosso; col capo 
d'oro, all'aquila bicipite di nero, inombrata, im- 
beccata e coronata del campo. 

MANTICI di Bologna. — Arma: Spaccato; 
nel 4.° rispaccato d' argento e d'azzurro; nel 2,° 
scaccato d'azzurro e d'argento. 

MONTIGIIELLI di Bologna. — Popolani Lam- 
bertazzi nel 4228. — Nel secolo XIII contarono 
tre professori, Marsiglio di Manno giureconsulto; 
Mantighcllo professore di medicina, e Giovanni 
professor di leggi. — Ebbero inoltre un anziano 
nel secolo XIV. — Amia? 

MANT1LERI del Piemonte. — Consignori di 
Salto. — AnMA: Inquartato; nel 4.° e i.° d'oro, 
all'aquila di nero diademata dello stesso; nel 
2.° e 3.° d'argento, al pino di tre rami di verde 
sradicato, il tutto sotto un capo d'azzurro a tre 
stelle di otto raggi d' oro. 

MANTO A detti BENAVITI di Padova. — 
Arma: Spaccato d'argento e di rosso, ad un tronco 
di vite spaccato d'oro sull'azzurro, accollato ad 
una pertica sradicata spaccata d'azzurro sull'oro; 
il detto tronco pampinoso di verde e fruttato di 
rosso: il tutto attraversante sulla partizione — 
Alias: Inquartato; nel l.° e i.° d'oro, all'aquila 
bicipite di nero, imbeccata e inombrata di rosso, 
sormontata da una corona imperiale; nel 2.o e 3.» 
le armi sopradescritte. 

MANTOANI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
al bue rampante di nero, sostenuto da un monte 
di tre cime d'oro, movente dalla punta, accom- 
pagnato in capo da tre stelle d' oro, oriiinate in 
fascia. 

MANTOVANI di Modena. — Ascritta al pa- 
triziato modenese. — Arma: D'oro, al destro- 
eberio di carnagione, vestito di rosso, impugnante 
una spada d' argento, avente infilato sulla punta 
un cuore fiammante di rosso. 

MANUEL di Dronero (Piemonte). — Baroni 
di San Giovanni. — Arma: D'azzurro, al capo 
d'argento e colla mano destra di carnagione, alata 
d'argento, tenente un albero di palma al naturale, 
attraversante sul tutto. 

MANUELLI di Messina, e Caslroreale. — 
Arma: Di rosso, a tre spade d' argento poste in 
fascia. 

MANUELLI di Verona. — Arma: Partito; nel 
4.° spaccato: a: fasciato ondato d'argento e di 
verde: 6: ripartito di verde e d'argento; nel 2.° 
di rosso pieno. 

MANUSSO di Livorno. — Arma: Spaccato 
inchiavato d'oro e di porpora. 



MANVERTI o MARVERTI di Modena. - 
Arma : D'oro, alla mano destra di carnagione ap- 
pannata, col polso vestito di rosso, posta in palo 
e movente dalla punta, accompagnata in capo da 
tre stelle di otto raggi di rosso male ordinate ; 
col capo d' azzurro, a tre gigli d' oro, ordinati 
in fascia. 

MANZANO (di) del Friuli. — Originaria della 
Baviera e venuta nel Friuli col Patriarca di Aqui- 
leia Volserico nel 4 085. — Quivi salì ben presto 
in grande autorità e potenza, ed ebbe in feudo 
nel 14 06 il castello di Attems con tutte le sue 
adiacenze e pertinenze, e nel 4166 i villaggi di 
Tissano, S. Stefano, Perseriano, Magred e Grisi- 
nan. — Più tardi venne in possesso di altri feudi, 
e nel 4212 noi troviamo che un Cianciano era 
già signore del castello di Manzano e di quello di 
Fagagna; poi altri di questa casa li vediamo in- 
vestiti della signoria di Villanova, del castello di 
Tolmino e di quello di Stricca, e finalmente della 
giurisdizione feudale con mero e misto impero di 
Orsaria, Obeneto e Combai. — Marcantonio, ca- 
pitano di corazze al servizio della Repubblica di 
Venezia, morì da prode combattendo a Ferrara 
contro gli Austriaci, e dal Senato Veneto nel 
4616 gli fu eretta una statua equestre nel Duomo 
di Cividale. — Fin dal 1569 i Manzano trovavansi 
ascritti agli stati provinciali della principesca- 
contea di Gorizia, e nel 1623 un Leonardo otte- 
neva il patriziato di quella città. — In seguito 
furono ascritti al Consiglio nobile di Cividale, 
mentre fin da quando eransi stabiliti nel Friuli 
entrarono a far parte del parlamento friulano. 
Ebbero inoltre l'avvocazia della Chiesa di Aqui- 
leja, e nel 1267 un Corrado fu vicedomino del 
patriarcato e governatore dello stato friulano. — 
L'Imperat. Ferdinando I, con sovrana risoluzione 
6 Mar. 1835, confermò ai fratelli Sigismondo, 
Francesco ed Ottavio l'avita nobiltà, ed il regnan- 
te imperat. Francesco-Giuseppe il 23 Ag. 4 857 
riconobbe e confermò ai summenzionati fratelli 
Francesco ed Ottavio il titolo di conti, ed il si- 
mile fece in favore di Sigismondo con sovrana 
risoluzione 26 Feb. 1858. — Arma: Di rosso, 
alla fascia dello stesso, dentata d'argento, supe- 
riormente di quattro pezzi, e di tre inferiormente, 
colla bordura d'oro. — Cimiero: Tre penne di 
struzzo, una d'argento fra due di rosso. 

MANZELLl di Napoli. — Arma: Bandato 
d' argento e d' azzurro. 

MANZI di Bologna. — Arma: Partito; nel 
l.o di rosso, ad una torre d'argento, aperta e fi- 
nestrata di nero, posta sopra una terrazza di 
verde, con due banderuole d'argento, moventi 
dai lati della torre; nel 2.° d'azzurro, ad un bue 
rampante d' argento ; col capo d' Angiò. 

MANZI di Longiano (Romagna). — Francesco 
Areiv. di Avignone nel 1756; quindi vicelegatn 



MAN 



— 69 — 



MAN 



nel 1760 e nel 1766. — Arma: Inquartato; nel 
1.o e 4.° d'argento, alla banda d'azzurro, caricata 
di una stella di sei raggi del campo; nel 2.° e 3.° 
di rosso, alla vacca passante d'oro, la zampa ante- 
riore destra levata; sul tutto d'azzurro, al castello 
di tre torri d' argento, quella di mezzo più alta. 

MANZI di Milano. — Amia: Interzato in la- 
scia, di rosso, d'argento e d'azzurro, l'azzurro 
caricato di un leone illeopardito d'oro, coronato 
dello stesso. 

MANZINA di Verona. — Arma: D'azzurro, 
ad una colonna di rosso accostata da due mezzi 
buoi passanti e addossati d'oro, moventi dalla 
detta colonna; il tutto sostenuto da una terrazza 
di verde. 

MANZINI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
al leone d'oro tenente una tosta di bue d'argento; 
col capo d'Angiò. — Alias: D'azzurro, al bue 
passante d'argento sopra una pianura erbosa; col 
capo d'Angiò. — Alias: D'azzurro chiaro, al bue 
rampante d'argento colla sbarra d'azzurro carico 
attraversante; col capo d'Angiò. 

MANZINI di Mantova. — Arma: Inquartato; 
nel 1.o d'argento, ad una collina di tre cime di 
verde movente dalla punta, accompagnata in capo 
a sinistra da una stella di rosso; nel 2.° d'azzurro, 
al sinistrocherio vestito di rosso, movente dal 
fianco, la mano di carnagione tenente una rosa 
di rosso gambuta e fogliata di verde; il tutto 
accompagnato nel cantone sinistro del capo da 
una stella d'oro; nel 3.° d'argento, a due fascie 
d'azzurro; nel 4.o d'argento, a due pali di rosso. 

MANZINI di Modena. — Una delle potenti 
famiglie modenesi del medioevo. Pietro e Girar- 
dino della cinquantina di S. Agata furono scac- 
ciati da Modena nel 1311 con altri trecento cospi- 
cui cittadini perchè fautori degli Estensi. — 
Arma: Di rosso, al monte di tre cime di verde 
movente dalla punta, sul quale poggia un leone 
d'oro, tenente colle branche anteriori una testa 
di bue al naturale; col capo d'azzurro caricato 
di tre gigli d'oro. 

MANZINI di Ravenna. — Famiglia patrizia, 
originaria di Massalombarda, stabilita in Ravenna 
sui primi del XVIII secolo. — Cristoforo impalmò 
Taddea Perendoli di Ferrara la quale nel 1750 
rimase erede di tutte le sostanza del padre, e 
poco dopo i Manzini si trasferirono a Ferrara. 
Nello stesso anno morì in Ptavenna Lamberto assai 
lodato per le doti doll'animo, e fu sepolto in San 
Domenico con iscrizione lapidaria. — Arma? 

MANZO di Napoli. — Arma: Di rosso, alla 
banda doppiomerlata d'oro. 

MANZOLI di Bologna. — Originaria di Fi- 
renze, e consanguinea della famiglia, omonima di 
Modena. — Arma: Fasciato d'argento e di nero 
di due pezzi, abbassato sotto un capo di rosso. 
— Alias: D'azzurro, al bue rampante d'oro; 



col capo d'Angiò. — Alias: Partito; a destra d'ar- 
gento pieno; a sinistra di nero, alla fascia d'ar- 
gento caricata da un bue passante d' oro. 

MANZOLI DEL MONTE di Modena. — Ori- 
ginaria della Toscana dal castello di Pontormo 
posto tra Firenze e Pisa. — Trasferitasi a Firenze 
nel XIII secolo, due rami di essa, per le lotte 
de'Guelfi e Ghibellini furono costretti ad esulare 
prendendo stanza, uno in Bologna e l' altro in 
Modena. — A questa la casa Manzoli à dato molti 
conservatori di reggenza, ed uno di questi, Giro- 
lamo, nel 1542 firmò il celebre Formulario della 
Fede che il pontefice Paolo III pretese dagl'Acca- 
demici di Modena accusati di essere sostenitori 
dell'eresia di Lutero. — L'imperat. Carlo V, con 
diploma 4 Mar. 1530 concesse a Giovanni-Andrea 
il titolo di conte trasmissibile a'suoi discendenti 
in infinito. — Nel 1417 questa famiglia fu ascritta 
al patriziato modenese, e nel XVII secolo alla 
nobiltà di Bologna e a quella di Ferrara. — Con 
diploma 24 Feb. 1753, Francesco III Duca di 
Modena dichiarò conti ereditari, coi loro discen- 
denti in infinito, i fratelli Giovanni-Andrea, Fran- 
cesco, Andrea e Benedetto, e Grozio figlio del 
primo. Un Giovanni-Andrea, generale delle poste 
del Duca di Modena 1656) per l'eredità con- 
seguita dalla madre sua Lucrezia del Monte, ulti- 
ma della sua casa, aggiunse al proprio il cognome 
del Monte. — Arma: Partito; a destra spaccato 
di rosso e d'azzurro, al bue rampante d'argento, 
col capo dell'impero, che è dei Manzoli; a sini- 
stra d'azzurro, a tre stelle d'oro ordinate in capo; 
la punta di verde, a tre monti di rosso, nel mezzo 
de'quali l'apertura di una caverna di nero nella 
quale riposa un leone d'oro; col capo d'oro, cari- 
cato di un' aquila spiegata di nero, coronata del 
campo, che è dei del Monte. — Cimiero: Un'aqui- 
la di nero, coronata d'oro. 

MANZOLINI di Bologna. — Arma: D'oro, al 
grifo d'azzurro, alias di verde, colla banda di rosso 
attraversante, caricata da tre zagaglie d'argento ; 
col capo d' Angiò. 

MANZOLINO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
al monte d'oro, movente dalla punta, accostato 
da due bandiere spiegate di rosso e sormontato 
da una rosa al naturale. 

MANZONE di Pisa. — Torpé di Federico del 
Mansone fu priore del Comune di Pisa negli anni 
1427, 1435, 1441, 1448, 1449 e 1450, e dopo lui 
il figlio Lodovico nel 1494. — Arma: Di verde, 
a tre pali d' oro. 

MANZONE di Sicilia. — È un ramo della 
precedente trapiantata in Sicilia al tempo del Re 
Alfonso da un Torpé, il quale fu capitano d'armi 
della valle di Mazzara sotto il re Giovanni. — 
Il 24 Nov. 1812 fu concesso a Federico Manzone 
il titolo di conte. — Arma: D'argento, a tre pali 
d' azzurro. 



MAR 



- 70 — 



MAR 



MANZONI di Belluno. — Con sovrana riso- 
luzione 31 Ott. 1820 fu conferita ai fratelli Gio- 
vanni-Antonio e Girolamo fu Giuseppe ed ai loro 
discendenti la nobiltà dell' Impero Austriaco. — 
Arma? 

MANZONI di Milano. — Originaria di Barzo 
in Valsassina. — Ne fu capostipite Giovanni- Ma- 
ria, di cui il figlio Giacomo era decorato del titolo 
di conte, milite e cav. aurato del Sacro Palazzo 
od aula lateranense, ed ascritto fra i nobili cit- 
tadini di Ravenna nel 1570. — Un altro Giacomo, 
per concessione dell' Imperat. Leopoldo I del 13 
Die. 1681 fu creato barone del S. R. I., grande 
di Boemia e magnate d'Ungheria coi discendenti 
d' ambo i sessi, col predicato di Monteferro in 
Bosnia; Pietro-Antonio regio feudatario di Mon- 
cucco nel basso Novarese per concessione di Car- 
lo II re di Spagna 23 Feb. 1691. — La nobiltà 
di questa famiglia fu riconfermata dal Tribunale 
araldico di Milano con sentenza 13 Giù. 1771. 
— Appartiene a questa casa il celebre autore 
dei Promessi Sposi. — Arma: Interzato in fascia; 
nel 1." d'oro, all'aquila di nero, coronata del 
campo; nel 2.° di rosso, al manzo passante d'ar- 
gento; nel 3.° bandato d' argento e di rosso. 

MANZONI di Padova e di Venezia. — Antica 
e nobile di Padova, insignita nel 1682 del titolo 
marchionale da Giovanni III Re di Polonia. — 
Per aver poi nella guerra di Candia somministrati 
vistosi sussidi alla Repubblica di Venezia, questa 
nel 1688 la fregiò del veneto patriziato, dopo 
averla riconosciuta nel suo titolo marchionale. — 
Fu riconfermata nell' antica sua nobiltà e nel 
suddetto titolo con sovrane risoluzioni 4 Sett. 
1818 e 9 Mag. 1829. — Arma: Inquartato; nel 
1.» e 4.» d'oro, all'aquila bicipite spiegata di 
nero, membrata, imbeccata e coronata in ambo 
le teste del campo; nel 2." c 3.° di rosso, all'aquila 
d'argento, coronata d'oro; sopra il tutto d'ar- 
gento, al bue di nero. 

MAONA (di) del Lucchese. — I nobili di Maona 
furono investiti della giurisdizione di questo luogo 
dai Vescovi di Lucca, e ne presero il nome. — 
Furono chiamati anche Lambardi, e poi si dissero 
di Montecatini dalla signoria che tenevano di 
quel castello. — Sismondo e Vido, figli di Sigi- 
fredo, edificarono nel 1038 la badia di Buggiano. 
Arma? 

MARABOTTI di Prato. — Vittorio-Emanuele 
li Re d'Italia con decreto 12 Feb. 1855 concesse 
che Giuseppe Marabotti venisse ascritto alla no- 
biltà di Prato. — Arma? 

MARA BOTTINI di Firenze. — Derivati dai 
Tornaquinci. — Un Zanobi di Marabottino volle 
così chiamarsi ed i suoi discendenti si dissero 
Marabottini. — Arma: D'oro, alla palla d'argento 
circondata da due cerchi, uno di nero e 1' altro 
di verde; colla bordura di verde. — Alias: In- 



quartato in croce di S. Andrea d'oro e di rosso, 
ovvero d' azzurro e d' oro. 

MARABOTTINI di Orvieto. — Antica ed 
illustre famiglia, fregiata del titolo marchionale, 
che à data alla patria sei camerlenghi, il primo 
de'quali fu Guidetto di Vanne nel 1354 e 1360, 
e nel 1369 fu uno dei Reggenti, quattordici con- 
servatori, di cui il primo fu Guidotto di Ugolino 
nel 1402 e 1406, e l'ultimo Cherubino nel 1553, 
e sette gonfalonieri: Tradito nel 1563, Francesco 
nel 1575, Felice nel 1578 e 1 583, Filippo nel 
1597, 1600 e 1601, Sebastiano nel 1606 e 1618, 
Sforza nel 1616, e Fisimbo nel 1622, 1626 e 1631, 
e molti ambasciatori e capitani; Vespignano, co- 
lonnello di un reggimento italiano in Francia nel 
1576, fu decorato da Enrico III nel 1581 dell'ordi- 
ne di S. Michele. — Furono cavalieri di S. Ste- 
fano Francesco di Giuseppe nel 1618, Marcantonio 
di Guido nel 1641. — Frossimbo Cardinale di S. 
R. Chiesa e Legato di Romagna dal 1710 al 1713. 
— Arma: Di rosso, alla gemella ondata posta in 
banda d'oro. — Cimiero: Una nave al naturale. 

MARABOTTO di Genova. — Arma: D'oro, 
all'aquila di rosso sormontata da tre tortelli dello 
stesso ordinati in fascia. 

MARALDI di Cesena: — Proveniente dalla 
parrocchia di S. Marnante nel contado di Cesena, 
venne aggregata alla nobiltà nel 1599. — Marco- 
Aurelio Maraldi, insigne giureconsulto, eresse nel- 
1' Università di Cesena la cattedra di diritto ca- 
nonico dotandola del suo con un capitale di 1220 
scudi. — Arma: D'argento, ad una mano di car- 
nagione impugnante un' alabarda al naturale, ac- 
costata da due lucertole di verde, poste in palo, 
nei fianchi. 

MARALDI di Perinaldo (Liguria). — Origi- 
naria di Candeasco nella valle di Oneglia, trapian- 
tata in Perinaldo da un Francesco che vi sposò 
la sorella del grande astronomo Gian-Domenico 
Cassini. — Da questa unione nacque Giacomo- 
Filippo che fu direttore dell' osservatorio astro- 
nomico di Parigi, e dopo lui occupò quel posto 
il nipote Gian-Domenico che pubblicò molte opere 
e morì nel 1788. — Arma: D'azzurro, alla fascia 
d'oro, con un giglio accostato da due stelle dello 
stesso in capo, ed un delfino coronato dello stesso 
in punta. 

MARAMALDI di Barletta. — Proveniente da 
Napoli, dove aveva goduto gli onori del seggio 
di Nido, un ramo di quest'antica ed illustre fa- 
miglia' si stabilì in Barletta al tempo di Re Al- 
fonso I d'Aragona, il quale, coin'ebbe da un 
Landolfo Maramaldi quindicimila ducati in pre- 
stanza, lo fece suo consigliere, gli concesse l'ufficio 
di maestro portolano tesoriere e commissario regio 
delle Puglie, e lo creò castellano proprietario di 
Barletta e feudatario della terra di Mola. — Lo 
stesso Landolfo s'insignorì pure di tutti i demauii 



— 71 — 



MAH 



e fu da ultimo creato dallo stesso sovrano viceré 
di Terra di Bari nel 1439. (Estinta). — Arma: 
Bandato d'argento e di rosso, con una fascia del 
primo attraversante sul tutto. 

MARAMALDO di Sardegna. — Conti della 
Minerva. — Arma: D'argento, alla montagna di 
verde, movente dall' angolo sinistro della punta, 
sormontata da una Minerva di carnagione, vestita 
d'azzurro con mantello di rosso svolazzante, elmo 
d'acciaio al naturale in testa, e tenente una lan- 
cia d'oro in banda in atto di percuotere la vetta 
della montagna. 

MARAMAURI di Napoli. — Rodolfo creato 
Cardinale di S. R. Chiesa da Urbano VI. — Arma: 
D'argento, a tre sbarre d'azzurro. 

MARAMONTE o MARAMONTI di Lecce. — 
Ha goduto nobiltà in patria e si trova in pos- 
sesso di 25 feudi in Terra d'Otranto fin dal tempo 
di Federico II. — Ha inoltre posseduto le contee 
di Chieti e di Molise; il marchesato di Botrugn 
ed il principato di Campi. — Ila vestito l'abito 
di Malta nel 1791 nella persona di Scipione. (E- 
stinta nel 1854). — Arma: D'azzurro, a tre faseie 
ondate d'argento; col capo cucito del campo, 
caricato di un monte di tre cime d'oro. 

MARANA o MARANI di Verona. — Famiglia 
antichissima. — Scanzone fu uno dei veronesi 
Consiglieri che intervennero alla nota pace del 
1279. — Pietro, figlio di Guglielmo, fu caro allo 
Scaligero Alberto, il quale gli confermò i privi- 
legi in altri tempi avuti, e gli donò una casa ed 
un orto. L'anno 1527 Giovanni e Bonifacio die- 
dero danari a mutuo alla veronese Università. Il 
Cav. Giambattista fu nel 1545 giudice di Colle- 
gio, e gli fu dato il titolo di conte. Nel 1434 
questa casa fu ammessa al nobile Consiglio di 
Verona, al quata cessò di appartenere dopo il 
1638. — Arma: D'argento, incappato di rosso; 
col capo del primo caricato di due rose del secondo 
bottonate d'oro. 

MARANDONO di Torino. — Consignori di 
Valle e Baratonia. — Arma: D'argento, colla 
campagna d'azzurro, alla fascia d'oro; sul 1.° un 
melo (marena) di verde fruttato al naturale, con 
un'aquila di nero coronata dello stesso posata 
sulla sommità. 

MARANESI di Bologna. — Arma : D'azzurro, 
al capriolo d'argento, caricato di tre rose di 
rosso, ed accompagnato in capo da un leone d'oro. 

MARANGI di Venezia. — Originaria di Ai- 
tino, si spense noi 1376 nella persona di Jacopo 
avvogadore del Comune. — Arma: Fasciato d'oro 
e d'azzurro, di quattro pezzi. — Alias: Trinciato 
d'argento e di rosso, alla banda d'oro attraver- 
sante, accompagnata da un giglio dello stesso 
sull'argento, e da una rosa d'argento sul rosso. 

MARANGO di Corfà. — Di origine italiana. 
— Appartiene a questa famiglia l'attuale Arci- 



vescovo di Atene. — Arma: D'argento, al cigno 
al naturale nuotante sopra un lago increspato 
d'azzurro; col capo d'azzurro, alla stella d'ar- 
gento. 

MARANGONI di Adria. — Ascritta nel 1731 
alla cittadinanza di Adria e ritenuta fra le fami- 
glie nobili di quella cittià nell'elenco formato ed 
approvato dal Senato Veneto nel 1780, ottenne 
la conferma della sua nobiltà con sovrane risolu- 
zioni 29 Mar. e 28 Ott. 1823. — Arma: D'oro, 
al braccio di carnagione, vestito di rosso, impu- 
gnante un compasso aperto di nero; col capo d'az- 
zurro, sostenuto da una divisa cucita di rosso, cari- 
cato da tre gigli d'oro. 

MARANGONI di Bassano (Veneto). — Aggre- 
gata nel 1727 al Consiglio nobile di Bassano, fu 
confermata nella sua nobiltà con sovrana riso- 
luzione 21 Sett. 1821. — Arma? 

MARANGONI di Napoli. — Arma: Spaccato; 
in capo d'oro; in punta (usato di nero e d'oro. 

MARANI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
al vascello a tre vele d'argento, vogante a sini- 
stra sopra un mare al naturale, portante una 
bandiera di rosso sulla poppa, il tutto accompa- 
gnato in capo da una cometa d' oro, posta in fa- 
scia, colla coda a sinistra. 

MARANI di Modena. — Derivati dal castello 
di Marano sito nelle montagne modenesi sul Pa- 
naro presso Guiglia e Campiglio. — Rainero e 
Rambertino di Tancredo da Marano sono nomi- 
nati in una carta dell' archivio del Capitolo di 
Modena del 1046. Giannetto e Giulio erano della 
Cinquantina di S. Barnaba nel 1314. Andrea da 
Marano era capitano di Reggio-Emilia nel 1289. 
— Arma: Spaccato d' argento e d' azzurro; col 
capo dell' Impero. 

MARANINI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
alla testa di cervo ramosa d'oro posta in maestà; 
col capo d'Angiò. 

MARANO (da) di Bologna. — Ugolino cava- 
liere gaudente nel 1260; Marco giureconsulto, 
scolaro d' Irnio, e Francesco leggeva logica in 
patria nel 1390; Domenico-Maria dottore colle- 
giate di filosofia e medicina nel 1441. — Arma: 
Un capriolo d' azzurro, rovesciato, accostato da 
tre gigli d'oro e sormontato da una* stella dello 
stesso ; col mare al naturale nella punta. 

MARANO del Friuli. — Arma.: Partito; nel 
1.» d'argento, ed un albero di verde movente 
dalla partizione, addestrato da un porco passante 
al naturalo; nel 2.° di verde, alla mezz'aquila 
di nero movente dalla partizione. 

MARANO di Napoli. — Verso la fino del XVII 
secolo questa famiglia di basso stato fu elevata 
a nobile condizione da un Gian-Domenico, il quale 
arricchì coll'csercizio di cassiere di alcuni Banchi 
e con quello di procuratore dei fiscali, e mercè 
il suo matrimonio con gentildonna napoletana ven- 



.MAR 



MAR 



ne in possesso della baronia di Pctruro ehe fu 
ereditata dal loro figlio Rodolfo. Questi fu dottore 
in leggi o senatore dell'alino Collegio napoletano. 

— Arma? 

MARANO (da) di Vicenza. — Originaria tede- 
sca, e venuta in Italia coli* Imperat. Enrico III 
nel 1150 che la decorò di molti privilegi ed onori. 

— Pietro-Nano, uomo autorevole c potente, nel 
1 29 i, fu fatto cavaliere aurato da Alberto della 
Scala. (Estinta). — Arma: Di rosso, al leone d'ar- 
gento. 

MA RAS o MARRAS di Ohai di Sardegna. — 
Arma: Di rosso, al leone doro tenente colle branche 
anteriori un àncora d'argento. 

MARASCHINI di Vicenza. — Arma: Inquar- 
tato d'azzurro e di rosso; i quarti d'azzurro ca- 
ricati ciascuno di tre ciliege di rosso, coi steli e 
foglie di verde; i steli in alto: i quarti divisi 
da un filetto d'oro in croce. 

MARASSI di Palermo. — Originaria della 
Germania, passata in Italia e stabilita in Vicenza 
ed in Genova col titolo di conti di Sa l'ego dal 
castello di tal nome. Da Genova venne portata 
a Palermo nel 1656 da un Giambattista primo 
barone di Fontanasalsa discendente da Umberto 
anziano e consigliere della Repubblica di Genova; 
Girolamo fu primo duca delle Pietretagliate nel 
1703, ed acquistò il feudo baronale di Cametrici 
nel 1708. — Ultimo di questa casa fu un Giam- 
battista la cui figlia Moria-Cirilla sposò Luigi 
Albata de' principi di Villafranca, trasferendo in 
questa famiglia tutti i titoli e beni della casa 
Marassi. — Arma: Partito; nel 1.« d'oro, all'aquila 
posata e coronata di nero, diviso d' oro, con un 
albero di verde nudrito sopra una zolla al natu- 
rale; nel 2. n di rosso, a tre spade d'oro, poste 2 e 1. 

MARASTONI di Modena. — Girolamo pode- 
stà di Reggio-Emilia nel 1543. — Arma: D'az- 
zurro, alla montagna di verde, movente dalla 
punta, alle cui sommità laterali sono radicati due 
tronchi d' albero di verde con innesti e foglie 
dello stesso; sormontata in capo da una cometa 
di rosso. La detta montagna è caricata nel cen- 
tro da una pianta di tre foglie larghe di verde. 

MARA ZANI di Monte S. Giuliano (Sicilia). — 
Originaria di Napoli, vanta parecchi capitani giu- 
stizieri, fra' quali Giovanni nel 1589, Giuseppe 
nel 1599, Antonio nel 1617 e 1622. — Arma: 
Una banda accompagnata in capo da una stella di 
sette raggi, ed in punta da un uccello dal volo 
spiegato, la testa rivolta sul mare movente dalla 
punta. 

MARAZZI di Crema. — Antica famiglia pa- 
trizia che à dato alla patria parecchi provveditori, 
dei quali uno, Antonio, à ottenuto per ben sette 
volte quest'ufiicio intorno alla metà del XV secolo. 

— Ottenne il titolo comitale dal Duca Francesco 
Farnese con diploma 23 sett. 1710. — Il Ministro 



dell'Interno del regno d'Italia con decreto del 1 876 
dichiarava competere il titolo e la dignità di conte 
a Paolo di Vincenzo Marazzi trasmissibili ai di lui 
discendenti maschi per continuata linea retta ma- 
schile. — Arma: D' azzurro, ad un astore bianco 
al naturale, volante, tenente nel becco un ramo 
d'alloro di verde in isbarra, ed impugnante cogli 
artigli una scimitarra d'argento manicata d'oro po- 
sta in fascia, tenendola perla costa. — Motto: 0- 

IttUH NEC FELLEUS INQUINAI ARDOR. 

MARAZZANl di filmini c di Piacenza. — De- 
rivata dalla stirpe Marzano di Napoli, c trapian- 
tata in Rimini libila prima metà del XI secolo da 
un Lanfranco di Rinaldo feudatario del castello di 
Misciano in terra d'Otranto. — I Fratelli Mara- 
zano I c Paolo nel 1 120 fabbricarono in Romagna 
un castello cui dettero il nome della propria fa- 
miglia, e del quale ottennero la investitura feudale 
dall'imperat. Lotario II il lo Maggio 1125. — I 
Marazzani salirono ben presto nella nuova patria 
in grande autorità e potenza sostenendovi le più 
eminenti cariche, fra le quali quella di pretori e 
governatori imperiali di Rimini, alìidata nel 1119 
al sunnominato Paolo, e nel 1162 ad un Drudo. 
— Nel XV secolo un ramo trasferi vasi da Rimini 
a Piacenza, di cui nel 1496 ottenne la cittadi- 
nanza Melchiorce IH cavaliere aurato e condottiero 
d'uomini d'arnie di Filippo-Maria Visconti. — Un 
Francesco, colonnello cesareo di cavalleria, con 
privilegio dell'Imperat. Ferdinando 11 del 17 Giù. 
I629, fu creato insieme a' suoi discendenti baro- 
ne del S. R. 1., e più tardi un Lodovico otteneva 
dal Duca Ranuccio li il 3 Giù. 1689 1' erezione 
in contea del castello e beni di Paderna con pie- 
na giurisdizione e col titolo di conte trasmissi- 
bile a tutti i maschi in infinito. — Claudio Ve- 
scovo di Senigaglia nel 1659; e Pietro Vescovo di 
Parma nel 1711. — Oltre il castello Marazzano 
nel Riminese, ebbe questa famiglia il possesso feu- 
dale di S. Lorenzo nel Piacentino, dei castelli di 
S. Giulio e Mergiano, poi di Castelnuovo e Fa- 
biano in Valtidone, e il castello di Montechiaro 
e Valconasso, e le case del Rivo Monticelli e Mon- 
ticelli Piacentino. — Arma: Inquartato; nel ).-> 
d'argento, alla torre torricellata d'azzurro, aperta 
e finestrata dal campo, piantata su tre cime di 
monti d'oro, e sormontata da tre stelle di otto 
raggi male ordinate dello stesso; nel 2.° d'argento, 
alla banda d'azzurro; nel 3.° d'argento, alla bi- 
scia ondeggiante in palo d'azzurro, squamata e 
coronata d'oro, divorante un uomo nudo di car- 
nagione; nel 4.° d'oro, alla fascia abbassata di ros- 
so, sormontata dall' aquila dell'impero; sul tutto 
uno scudetto sannitico inclinato d' argento, alla 
croce potenziata di nero. — Cimiero: Tre vul- 
cani d' oro infiammati e fumanti al naturale. — 
Motto: Emicat inde magis. 

MARCA o DE MARCHI di Milano e di Traf- 



MAR 



— 73 — 



MAR 



fiume nel circondario di Pallanza. — Famiglia no- 
bile milanese, la quale imparentata coi Gabrini 
ebbe frequente dimora in Trafliume, ove nac- 
cquero: nel 1579 un Giovan-Donato che fu no- 
taro e causidico collegiato di Milano; un Gio- 
vanni parimenti notaio e causidico, il quale con 
istromento 1.° Feb. 1645 fondò e dotò la cap- 
pellata di S. Giovan-Battista nella parrocchia di 
Trafliume con padronato per la sua discendenza. 
— Arma? 

MARCACCI di Locamo. — Fin dalla prima 
metà del XIV secolo fioriva in Locamo questa no- 
bile famiglia, di cui un Francesco, con atto 1 Nov. 
1349, instituiva un jus padronato nella cappella 
di S. Antonio di Padova alla collegiata di S. Vit- 
tore in Muralto. — Essa fu sempre delle prime 
del paese, ascritta alla corporazine dei Borghesi 
esercitò jus padronato nella Collegiata, alla Ma- 
donna del Sasso, ed in S. Antonio. — Tennero 
quasi sempre i Marcacci la carica di fiscale di 
Locamo, e furono confermati a podestà di Gam- 
barogno e Verzasca. — Dalla città di Soletta ot- 
tennero il titolo di patrizie conferma di nobiltà 
nel 1665, dal Re augusto III di Polonia nel 1677 
grado di barone e di ambasciatore presso gli 
Svizzeri. — Giovanni-Antonio, dopo vari impie- 
ghi onorifici sostenuti in patria, nel 1804 fu de- 
stinato incaricato d'affari per la Svizzera in Mi- 
lano presso quel governo, e proseguì in quell'uf- 
ficio anche presso il governo austriaco fino al 1." 
Apr. 1854 nel qual dì mancò di vita. — Fu l'ul- 
timo della sua famiglia e lasciò gran parte delle 
sue sostanze al Comune di Locamo. — Arma: 
Inquartato; nel 1.» e 4.° d'azzurro, ad un cam- 
panile di rosso, aperto e fincstrato di nero, colla 
campana dello stesso nel piano superiore, ci- 
mato da un tetto accuminato; nel 2.» e 3.° di 
rosso all' albero terrazzato di verde ; sul tutto 
d'oro, all' aquila di nero, coronata del campo, ac- 
compagnata in punta da tre plinti coricati di 
rosso, 2 e 1. 

MARCEGALIA o MARCEGAGLIA di Vero- 
na. — Famiglia potente che nel 1227, dopo la 
morte di Mastino della Scala, ebbe gran parte 
nell'elezione del fratello di lui Alberto a capita- 
no del popolo veronese. Nel 1584 Domenico ot- 
tenne l'aggregazione al Consiglio nobile di Vero- 
na; un Mareegaglia fu maestro di Antonio della 
Scala. — Arma: Spaccato d'azzurro, ad una stella 
d'oro e di verde pieno, alla fascia increspata, 
spaccata increspata di rosso su argento attra- 
versante sulla partizione. — Alias: IT azzurro, 
alla fascia increspata, spaccata d'argento su rosso, 
ed accompagnata in capo da una stella d'oro. 

MARCELLESI di Fuligno. — Arma. — In- 
terzato in fascia, d'azzurro, di rosso c d' azzurro, 
a sei rose d' argento, 2, 2, 2; col capo di rosso, 
al palo d'azzurro, abbassato sotto un altro capo 



d'oro, a tre gigli d'azzurro ordinati in fascia. 

MARCELLI di Cagli (Umbria). — Arma: Spac- 
cato d'azzurro e d'argento con la divisa di rosso; 
nel 1.o due leoni uscenti d'argento, affrontati e 
combattenti; nel 2." tre rose di rosso gambute 
di verde, nudrite sopra una zolla dello stesso, 
movente dalla punta. 

MARCELLI di Fuligno. — Antonio Marcelli 
priore della Collegiata di S. Salvatore, insigne 
teologo ed istoriografo, morto nel 1815. — Ar- 
ma : D'oro, a due sbarre di verde, caricate la pri- 
ma di un crescente montante d'argento, e la se- 
conda di due gigli d'oro. 

MARCELLINI di Roma. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° di rosso, all'aquila di nero; nel 2.° d'az- 
zurro, a sei rose di rosso, 3, 2 e 1 ; colla fascia 
d'oro attraversante sulla partizione e burellata- 
ondata di nero. 

MARCELLINI di Serrasanquirico (Marche). — 
Originaria di Fabriano. — Brizio uditore del tri- 
bunale del Torrone a Bologna nel 1644; e Silve- 
stro monaco silvestrino dotto naturalista del XVIII 
secolo. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'argento, alla 
rosa di rosso gambuta e fogliata di verde ; nel 2.° 
d'argento, a tre sbarre di rosso; colla fascia d'o- 
ro caricata di una biscia ondeggiante in fascia al 
naturale attraversante sulla partizione. 

MARCELLO di Venezia. — Capostipite di 
quest' antica ed illustre famiglia fu un Giovanni 
di Piero detto Belletto, il quale' fu uno di coloro 
che facendo parte dei consigli annuali anteriori al 
1297, alla serrata del Maggior Consiglio venne 
considerato nobile veneziano con tutta la sua di- 
scendenza. — Nicoiò eletto doge di Venezia nel 
1 473. — Cinque furono procuratori di S. Marco. 
— Molti ambasciatori, elettori di dogi ecc. — 
Giovanni di Andrea, essendo dei capi del Consi- 
glio dei X. molto si adoperò nel reprimere la con- 
giura del doge Marin Faliero; Andrea di Vettore 
capitano e poi duca di Candia morì nel 1404 vit- 
tima del suo zelo nel soccorrere que'cittadini ber- 
sagliati dalla peste; Pietro di Jacopo-Antonio fu 
viceré di Cipro., reggente di Candia e otto volte 
provveditore generale, conquistò il Polesine nel 
1482 e fece molte altre militari imprese; Loren- 
zo di Andrea, il maggior capitano di mare della 
famiglia, dopo molte imprese militari, fu eletto 
nel 1655 generalissimo disila flotta e morì nell' an- 
no seguente vincendo contro i Turchi la famosa 
battaglia dei Dardanelli. — Molti arcivescovi c 
vescovi, letterari ed artisti di merito. — Fin dai 
primi anni del XVI secolo i Marcello ebbero l'in- 
vestitura della baronia di Viaro, della signoria 
di Canacades, Sirades, Poleca, Rappa, Giunadcs, 
Liapadcs, e di altri sedici villaggi. — Arma: D'az- 
zurro, alla banda ondata d'oro. 

MARCHE (du) di Villannva (Aosta). — Ar- 
ma: Partito d'azzurro e d'argento, al sole dall'u- 



MAR 



— 74 — 



MAR 



no all'altro, d'oro sull'azzurro, di rosso sull'argen- 
to. — Cimiero: un braccio armato impugnante 
una lancia. — Molto: forti fide. 

MARCHELL1 di Alessandria. — Era delle 
guelfe del Comune e possedeva nel quartiere di 
Rovereto una piazza. Aveva inoltre il padronato 
di nomina del primicerio della cattedrale, la qual 
carica era stata instituita dal Can. Giovanni nel 
1499. — Arma? 

MARCHIENTI di Verona. — Arma: Di azzurro, 
al capriolo d' oro, accompagnato da tre archi dello 
stesso, i due del capo costeggianti il capriolo. 

MARCI1ESAN del Piemonte — Baroni di Roc- 
casparviera — Arma: Inquartato; nel l.o e 4.° 
partito di rosso e d'oro; nel 2.* e 3.» partito 
d'oro e di nero, il primo ad un leone coronato, 
il secondo ad una stella, dell'uno nell'altro. 

MARCHESANA di Sicilia — Capostipite di 
questa famiglia in Sicilia fu un Pietro castellano 
di Catania sotto re Martino; Giovanni, di lui fi- 
glio, castellano di Jaci sotto re Alfonso; Giacomo 
regio cavaliere e senatore di Catania nel 1475; 
altro Giovanni senatore della stessa città nel 1571. 
— Arma: Spaccato innestato, merlato d' oro e di 
nero di sei passi. 

MARCHESE o MARCHESI di Genova — Ori- 
ginaria di Forlì, trapiantata in Liguria dai fra- 
telli Andrea e Giovanni, i quali si stabilirono poi 
in Genova nel 1420. Quivi furono ammessi nel 
numero dei patrizi, ed Andrea ebbe seggio fra 
gli anziani nel 1 337 e 1339 — Francesco, figlio 
di Giovanni che fu capo della celebre ambasceria 
mandata dai Genovesi a Giovan-Galcazzo Duca 
di Milano quando lo riconobbero per sovrano, ed 
andò quindi legato a Ferdinando re di Castiglia 
nel 1472, a Luigi XI re di Francia nel 1475 ed 
al Pontefice IV. (Estinta nella famiglia Pasqua). — 
Arma: Partito d' azzurro e d'argento, colla ban- 
da di rosso attraversante. 

MARCHESE di Messina. — Famiglia nobile 
antica originaria della Lombardia. — Furono suoi 
progenitori in Sicilia Alberico ed Ugo ne capitani 
di Giorgio Maniaca esarca di Sicilia nei 1000, e 
da essi derivò un Riccardo che fu ai servigi del 
buon Guglielmo e castellano di Taormina — Ra- 
ulo suo fratello si stabili in Napoli dando origine 
ad un altro ramo della famiglia — Salimbene, fi- 
glio di Riccardo, fu valente dottore, segretario e 
consultore dei re Ludovico o Federico III, da cui 
ottenne nel 1360 e 1360 i feudi di Malgini, Bi- 
miaini e Biniscari. Altro Salimbene fu signore 
della Scaletta nel 1399, poi straticò di Messina, 
maestro razionale nel 1415, protonota ro del re- 
gno nel 1422; Giovanni Vescovo di Patti nel 1494; 
Francesco fu il primo principe della Scaletta nel 
1014, la cui linea si estinse con Felicita moglie 
di Giovanni Vcntiuiigliii marcii, di Geracc. — Il 
raiaa tuttora forcute gode del titolo di March. 



di Granatello pervenutogli da casa Ruffo e quello 
di Barone di Pietrogoliti. — Arma: D' oro, alla 
fascia d'azzurro, caricata da una stella di otto 
raggi del campo. 

MARCHESE di Palermo. — È un ramo della 
precedente derivato da Carlo, uno dei figli del 
primo principe della Scaletta. Cotesto Carlo passò 
prima in Licata è quindi si stabilì in Palermo. 
— Altra famiglia omonima à pur fiorito in que- 
sta città, proveniente da Napoli, congiunta per 
matrimoni coll'altra dei baroni della Scaletta. — 
Arma: D' azzurro, ad un braccio armato impu- 
gnante una palma di verde, sormontato da due 
stelle d'oro. 

MARCHESE di Napoli.' — Di origine longo- 
barda, discesa dalla famiglia di Molise e propria- 
mente dal Conte Alfano detto Marchese. Ha pos- 
seduto 43 feudi, due marchesati, un ducato e tre 
principati, ed à goduto nobiltà in Napoli fuori 
seggio, in Capua, in Roma ecc. ed à vestito l'a- 
bito del S. M. O. Gerosolim. nel 1581. — Arma: 
D'argento, a tre pali ondati d'azzurro, colla ban- 
da d' argento, caricata di tre leoni passanti di 
rosso, attraversante. — Alias: D' argento, a due 
fascio ondate d'azzurro, accompagnate nella punta 
da due voli spiegati di nero. 

MARCHESE di Salerno. — È un ramo della 
precedente ascritta al seggio di Portaretese in 
Salerno. — Andrea regio consigliere e castellano 
di Salerno nel 1322. — Arma: D'azzurro, al leo- 
ne d'oro. 

MARCIIESELLl di Ferrara. — Assai antica 
e potente famiglia che a capo dei Guelfi fu emula 
dei Torelli. — Si estinse alla fino del XII secolo 
passandone il dovizioso retaggio ed il primato 
della fazione negli Estensi. ( Vedi Adelardi). — 
Arma ? 

MARCIIESELLl di Bologna, — È un ramo 
della precedente. — Jacopino nel 1257, Rodolfo 
nel 1315 e Michele nel 1 336 furono degli anziani, 
ed il primo di essi, mentre sosteneva quella ca- 
rica, ricevette consegne di terreni per la fabbrica 
del ponte sul Reno. — Arma: D'azzurro, al monte 
di sei cime d'argento movente dalla punta, sor- 
montato da un leone d'oro tenente una clava di 
nero ; col capo d'Angiò. 

MARCHESI di Bologna. — Arma: Spaccato 
di rosso e di verde, colla fascia d' oro attraver- 
sante sulla partizione; col capo d' oro, caricato 
dell' aquila di nero, coronata del campo. 

MARCHESI di Cremona. — Un Cristoforo 
Marchesi, nel 1626 venne ascritto al Collegio dei 
notati di Cremona. — Arma? 

MARCHESI di Forlì. — Un Marchese, il quale 
viveva nei primi anni «lei XIII secolo fu il capo- 
stipite di quest' antica e nobile famiglia che da 
lui prese il nome. — i Figlio di Marchese fu Ni- 
colò dal quale provenne Marchese II padre di Già- 



MAR 



MAR 



comò che fu cav. aurato nel 1401, di Taddeo co- 
lonnello della cavalleria milanese per Filippo-Ma- 
ria Visconti alla liberazione di Fano nel 1433, e 
di Francesco che continuò in patria la propria di- 
scendenza. — Nicolò, dotto giureconsulto, governò 
parecchie provincie dello stato pontificio, e fu in- 
ternunzio apostolico di Clemente Vili presso il 
Duca di Savoia; Giambattista cav. aurato, conte 
latcranense e giureconsulto; Michele Vescovo di 
Sarsina nel 1682; Sigismondo Cav. di S. Stefano 
segnalossi nella' guerra di Candia e risiedette per 
più anni fra i 12 cavalieri del supremo Consiglio; 
Giulio-Cesare aggregato alla nobiltà ferrarese nel 
1719; ed Antonio in questo stesso anno vestì l'a- 
bito del S. M. 0. Gerosolim. — Un ramo di que- 
sta casa à pur fiorito in Ferrara. (Estinta). — 
Arma: D'oro, al capo-palo d' azzurro caricato da 
sette stelle d'oro, 5 in palo e due nei cantoni del 
capo. — Un ramo di questa casa usava 1' arma 
seguente: Spaccato, nel 1 .° d'azzurro, ad un gatto 
nascente d' argento, movente dallo spaccato, te- 
nente fra le sue zampe un giglio d'oro, ed ac- 
compagnato in capo da tre gigli dello stesso po- 
sti frà i quattro pendenti di un lambello di ros- 
so ; nel 2.° fasciato di rosso e d'argento di quat- 
ro pezzi. 

MARCHESI di Mantova. — Originaria di Can- 
neto, fu nobilitata dal Duca Ferdinando-Carlo di 
Mantova con diploma 20 Gennaio 1667. — Gio- 
vanni-Battista fu creato conte da Carlo Vi Im- 
peratore il 7 mar. 1739. — Un ramo di questa 
famiglia fiorisce tuttora in Ungheria. — Arma? 

MARCHESI di Modena. — Originaria di Car- 
pi, ed ascritta al patriziato modenese prima del 
1306. — Arma: Di nero, a tre bande d'argento; 
col capo del secondo, caricato dalla lettera M 
maiuscola di nero. 

MARCHESI del Monferrato. - Arma: Spac- 
cato di rosso c d'argento. — Cimiero: Un brac- 
cio d'argento impugnante una spada fra le corna 
di cervo. 

MARCHESINI di Bologna. — Arma: D' az- 
zurro, a due caprioli d' oro, il primo sostenente 
un leone dello stesso. 

MARCHESINI di Lcgnago.— Arma: Di nero, 
ad uno scoglio d'oro movente da un mare d'ar- 
gento, accompagnato in capo da tre stelle male 
ordinate del secondo. 

MARCHESINI di Vicenza. — Confermati nella 
loro nobiltà il 13 Giù. 1852. — Arma: Di rosso, 
alla bilancia d'oro; col capo dello stesso caricalo 
di un palo d'azzurro sopraccaricato di una stella 
d'oro. — Alias: Partito; nel 1.° spaccato d' ar- 
gento e di rosso; nel 2." d'azzurro pieno; ad un 
albero di verde terrazzato dello stesso attraver- 
sante sulla partizione, e sinistrato da un leone 
d'oro sull'azzurro, rampante contro il busto. 

MARCHETTANI di Udine. — Ascritta nel 



1762 al Consiglio nobile di Udine, ottenne la con- 
ferma di sua nobiltà per sovrana risoluzione 9 
Die. 1819. — Arma ? 

MARCHETTI di Brescia. - Carlo VI Impe- 
ratore, con diploma 17 Giù. 1737 concesse il ti- 
tolo comitale a Giambattista Marchetti col diritto 
di trasmetterlo ai nipoti (Estinta). — Arma : Di 
rosso, alla fascia d'argento. 

MARCHETTI d'Ivrea. — Originari di Stram- 
bino, e trapiantati in Romano furono nobilitati il 
17 Mar. 1548 nella persona di Marchetto citta- 
dino d' Ivrea procurat. fiscale generale in Pie- 
monte. Lo stesso Marchetto nel 1573 fu aggre- 
gato al consorzio di S. Martino ed ebbe investi- 
tura della valle di Castelnuovo e di Baio il 24 
Mar. 1579. Marco-Emilio Marchetti de' conti di 
S. Martino per atto 3 Lug. 1599 aveva cessione 
per sè e compagno eligendo da un nobile S. Mar- 
tino, della giurisdizione di Muraglio, Campo e di 
altre terre della valle di Castelnuovo, di Chy e 
di Brosso. — Egli elesse a compagno, nel 1601 
Marco-Antonio Marchetti suo cugino residente in 
Muraglio. — Arma: Spaccato; nel 1° di rosso, al 
leone d'oro; nel 2.° rombato d'oro e di rosso. — 
Cimiero: Un leone tenente colla branca destra una 
mazza d'armi, il tutto d'oro. — Motto: virtute, 

GLORIA PARTA. 

MARCHETTI di Mantova. — Arma: Di ros- 
so, all'aquila d'argento. 

MARCHETTI di Padova. — Aggregata nel 
1670 al Consiglio nobile di Padova, ottenne la 
conferma di sua nobiltà con sovrana risoluzione 
9 Die. 1819. — Arma? 

MARCHETTI di Trento. — Creati nobili ba- 
varesi il 14 Giù. 1808. — Arma: D' azzurro, ad 
un albero di pomi d'oro, fruttato di cinque pezzi 
dello stesso, 2, 1 e 2, posto sopra un poggio di 
tre cime di verde, il fusto sostenuto a destra da 
un leone rivolto d'oro, e a sinistra da un grifo 
dello stesso; il detto albero attraversante <ySopra 
un capriolo alzato d'argento. 

MARCHI di Conegliano. — Antica famiglia 
che dopo dr aver appartenuto, dal I42I ni 1 450, 
al Consiglio nobile di Conegliano, si trasferì in 
Serravalle, ove fu pure ascritta a quel Consiglio, 
e che essendo nel 1799 ritornata a Conegliano fu 
nuovamente ammessa al detto Consiglio. — Ot- 
tenne la conferma di sua nobiltà con sovrana riso- 
luzione 30 Lug. 1820. — Arma? 

MARCHI di Ci •ema. — Capostipite di questa 
famiglia fu un Giovanni-Antonio che nel 1402 ap- 
postata una spingarda nella chiesa della SS. Tri- 
nità, ferì Gentilino Soardo sul castello d'Ombriano, 
e nello stesso anno capitanando i guelfi di Cre- 
mona prese Castnlleone di cui fu fatto governa- 
tore da Ugolino Cavalcabò signore di Cremona. 
— Questa casa à prodotto parecchi ingegneri mi- 
litari. Un Antonio cominciò la costruzione delle 



MAR 



— 76 - 



MAR 



nuove mura di Crema nel 1488; un Lodovico fu 
ingegnere del March, di Mantova, ed è molto ce- 
lebrato nella storia come ingegnere militare il 
famoso Francesco Marchi. — Arma? 

MARCHI di Ferrara. — Appartiene a questa 
casa il Padre Bartolomeo dell'Ordine de'predica- 
tori, insigne teologo che occupò la prima catte- 
dra di teologia in patria dove morì nel 1664. — 
Arma: Un leone tenente colle branche anteriori 
un marco da stadera. 

MARCHI di Milano. — Arma: D'argento, al 
leone di rosso tenente una picca d'argento fustata 
al naturale in palo, sinistrato da un secchiello 
d'oro; col capo cucito d'oro, all'aquila di nero co- 
ronata del campo. 

MARCHI del Napoletano. — Investita prima 
dell'anno 1732 dei feudi di Turri e Modio in A- 
bruzzo, e riconosciuta nella sua nobiltà dalla R. 
Commissione dei titoli nel 1843. — Arma? 

MARCHI (de) del Piemonte. — Consignori di 
Piverone. — Arma: D'argento, alla banda d'az- 
zurro, accostata da sei stelle di rosso, tre per 
parte, ordinate in banda. — Cimiero: Una co- 
lomba d'argento tenente nel becco un ramo d'o- 
livo al naturale. — Motto: innocenti A. 

MARCHI di Sanseveriìio (Marche) Arma : Di 
rosso, al monte di sei cime d'oro, sormontato da 
una cometa dello stesso posta in palo. 

MARCHI di Serravallc (Veneti»). — Aggre- 
gata nel 1590 al Consiglio nobile di Serravallc, 
ottenne la conferma di sua nobiltà con sovrane 
risoluzioni 4 Ag. 1820 e 6 Mag. 1821. — Arma? 

MARCHI di Toscana. — Arma : Di rosso, allo 
scudetto d'argento, caricato di una fascia di nero. 

MARCHI di Verona. — Famiglia antica, la 
quale nel 1522 fu aggregata al nobile Consiglio 
di Verona. — Alessandro celebro avvocato nel 
4 486. — Arma: Inquartato; nel 1." c 4.» d' ar- 
gento, al leone d'azzurro, armato e lampassato di 
rosso, quello del 4." rivolto; nel 2.° c 3.° di ros- 
so, alla fascia d' azzurro bordata d' argento. — 
Alias: Di verde, all'aquila d'argento rostrata e 
membrata di rosso. 

MARCHIASSI o MARCIOSA di Verona. — 
Famiglia registrata in un elenco di case antiche, 
alcune anche nobili, ma non ascritte al nobile 
Consiglio, che formano la seconda parte di un 
blasone veronese. — Arma: Partito; nel 1.° d'oro, 
alla mezz'aquila di nero rostrata c membrata di 
rosso coronata d' oro, movente dalla partizione; 
nel 2.° bandato innestato d'oro e di russo di otto 
pezzi. 

MARCHIO di Lurm. — Arma: D'azzurro, 
alla ruota di otto raggi d* oro, accostata da tre 
stelle di otto raggi dello stesso, 2 in capo ed una 
in punta. 

MARCIIIONI di Genova. — Arma: Inquar- 
tato, dentato d'oro e d'azzurro [alia* di rosso). 



MARCHIONI di Modena. (Estinta). — Arma: 
Inquartato; nel l.° e 4.° d' oro, alla lettera M 
majuscola di nero; nel 2.° e 3.° d' azzurro, a due 
sbarre d' oro, caricate ciascuna di una palma di 
verde posta in palo; sul tutto di rosso, all'ancora 
di nero, posta in palo. 

MARCHIONNESCHI di Guardistallo (Toscana). 

— Originaria di Torino. — Un Tommaso nel 
1359, per aver prestato rilevanti servigi ad Odo- 
ardo III re d'Inghilterra, fu da questo decorato 
dell'Ordine della Giarrettiera. — Verso , la metà 
XVIII secolo questa famiglia si trapiantò in To- 
scana e fissò sua stabile sede in Guardistallo nella 
provincia di Pisa, ove si è resa benemerita per 
istituzioni industriali e di beneficenza. — Arma: 
D'azzurro, al leone passante e rivolto al naturale 
movente dalla pianura erbosa e sostenente col 
dorso uno scudetto di rosso, al sinistrocherio ve- 
stito di verde guarnito di bianco movente dal 
fianco sinistro ed impugnante colla mano di car- 
nagione una spada in alto sormontato da tre gi- 
gli male ordinati d'argento; caricato di tr<» stelle 
di otto raggi d'azzurro. — Motto: Enlis Thomas. 

MARCHISIO di Modena. — Originaria di Pa- 
lermo, donde il conto Giambattisaa si trasferì in 
Torino, e quindi a Modena, ove nel 1750 era 
chiamato dal Duca Francesco HI d' Este, che 
conferiva a lui e a'suoì discendenti la qualifica 
di cittadino modenese con tutte le prerogative 
dei nobili originari. — Il conte Filippo-Giuseppe, 
figlio del precedente, fu ambasciatore del Duca 
di Modena a varie Corti di Europa, poi ministro 
di stato del suddetto Duca nel 1780, quindi sotto 
il Duca Ercole HI ministro di gabinetto per gli 
affari esteri. Giuliano suo fratello fu inviato re- 
sidente alla corte di Vienna. — Questa famiglia 
è stata feudataria del castello di Massa di Mon- 
tefiorino nelle montagne del Modenese. — Arma: 
D' azzurro, alla sbarra di rosso, sormontata da 
un leone d' argento rivoltato e passante, ed ac- 
compagnata da tre stelle dello stesso male or- 
dinate. 

MARCHISIO del Piemonte. — Da un certifi- 
cato dato da Torino 26 Sett. 1687, sottoscritto 
Horgonio, risulta che è stato consegnato il seguente 
stemma dal capitano Tomaso Marchisio ed ammesso 
dai delegati del Duca di Savoja. — Arma: Partito 
di rosso e di nero, ad una banda d'oro. — Cimiero : 
Un uomo armato con elmo e spada d'argento. — 

Molto: FACTA ET FATA FAVERUNT. 

MARCHISIO del Piemonte, Conti di Salber- 
trand. — Arma: D'oro, al pino di verde, frutta- 
to al naturale, sradicato, accostato da due stelle 
di rosso. — Motto: in larore quies. 

MARCHISIO di Torino, Conti di Pallières. — 
Arma : D'azzurro, al compasso d'oro, aperto in ca- 
priolo, accompagnato da tre stelle dello stesso. 

— Cimiero: Una fanciulla ignuda, tenente colla 



MAR 



- 77 — 



MAR 



destra un compasso e colla sinistra una bilancia 
d'oro. — Motto: tempore et mensura. 

MARCIANESI di Forlì — Questa famiglia 
appartenne al Consiglio nobile della sua patria, 
e ne fu capostipite un Antonio che nel 1443 eb- 
be la cestellania di Forlimpopoli da Antonio Or- 
delaffi signore di Forlì. — Giambattista egregio 
giureconsulto podestà di Sassuolo nel 1598. (E- 
stinta). — Arma: D'oro, al fiume in banda al na- 
turale scorrente sopra uno scaccato di rosso e del 
campo, e cimato in capo da un'aquila coronata 
di nero. 

MARCIANO di Napoli. — Originaria della ter- 
ra di Durazzano, fu portata in Napoli nei primi 
anni del XVII secolo, da un Marcello che il Re creò 
nel 1623 r. consiglieredel Consiglio di S. Chiara. — 
Per eredità ebbe questa casa il ducato di Mirabello. 

— Marciano fu viceconsole e nel 1655 reggente 
la r. cancelleria. — Andrea vestì l'abito del S. 
M. 0. Oerosolim. — Giov. Francesco fu avvo- 
cato fiscale della r. Camera della Sommaria, e 
quindi reggente del Consiglio d'Italia in Spagna. 
Francesco, figlio del precedente, fu giudice di Vi- 
caria, r. commensale e reggente del Consiglio d'I- 
talia nella corte di Spagna. — Arma? 

MARCIPAGANI di Venezia. — Arma: Fa- 
sciato d'argento e d'azzurro di quattro pezzi; le 
fascie d' argento caricate di tre croci ricrociate 
di rosso, 2 e 1. 

MARCO di Comiso (Sicilia). — Con diploma 
22 Mar. 1643, il re Filippo IV di Spagna e III 
di Sicilia concesse in feudo al Dott. Giovanni 
Marco di Comiso per sè e suoi in perpetuo la 
terra di Corallo con titolo di barone e con tutti 
i diritti, privilegi ed onorificenze della nobiltà. — 
(Estinta). — Arma? 

MARCO (de) di Genova. — Arma : D'azzurro, 
alla banda d'argento dentata, caricata di un leo- 
ne d'oro, per inchiesta, tenente colle branche an- 
teriori un ramo di canna di verde in palo. 

MARCO o DI MARCO di Messina. — Origi- 
naria di Spagna, à fiorito fra la nobiltà di Mes- 
sina nei secoli XV, XVI e XVII: — Arma: Spac- 
cato; nel i.o di rosso pieno; nel 2.° d' argento, 
a tre fusi d'azzurro, accollati in fascia. 

MARCO (de) di Nola. — Aggregata nel 1798 
al patriziato della città di Nola, fu riconosciuta 
nella sua nobiltà nel 1837. — Arma? 

MARCOALDO di Moncalieri (Piemonte). — 
Arma: D' argento, alla banda di rosso, — Ci- 
miero: Una mano di carnagione impugnante una 
spada al naturale in sbarra. — Motto : della ment. 

MARCOBRUNI o MARCABRUNI di Verona. 

— Famiglia molto antica che nel 1279 diede il 
notaio Brando consigliere di Verona. — Forse di- 
scese da essa il giureconsulto Girolamo. — Un 
altro Girolamo nel 1560 fu vicario pretorio a 
Belluno. — Marco nel 1582 ebbe posto nel Con- 



siglio nobile veronese. — Arma: Spaccato di ros- 
so e d'argento, alla fascia d'oro attraversante sullo 
spaccato, ed al levriero rampante d'argento, col- 
larinato d' oro, attraversante sul tutto. 

MARCO LINI di Fano — Antica ed illustre 
famiglia, che ebbe molta autorità in patria e ne 
occupò in ogni tempo le primarie cariche — Gio- 
vanni creato Vescovo di Nocera nel 1444. — Ha 
vestito l'abito del S. M. 0. Gerosolim. nel 17.... 
nella persona di Giuseppe figlio del Bali dell' Or- 
dine Milit. di S. Stefano, il quale per ben due 
volte sostenne la gran prioria del convento nel 
1602 e 1620, e si rese benemerito dell'Ordine 
fondando, insieme al fratello Matteo, il baliaggio 
di Fano, cui assegnò ne' suoi beni una ricca dote 
con atto 19 Mag. 1599. — Questa famiglia è fre- 
giata del titolo comitale, ed un ramo di essa fiori- 
sce tuttora in Austria. — Arma: D' argento, alla 
rosa fiorita di rosso, bottonata d'oro, gambuta e 
fogliata di verde; col capo d'azzurro, sostenuto 
dalla riga di rosso caricato da cinque gigli d'oro. 

— Alias: D'argento, ad una fascia d'azzurro, ca- 
ricata di tre gigli accostati d'argento; il bordo 
superiore della fascia consiste in un lambello di 
quattro pendenti di rosso, e l' inferiore in un bu- 
rellato dello stesso; la fascia accompagnata in 
punta da un ramo di rose posto in fascia, fustato 
e fogliato di verde, fiorito di un sol pezzo di rosso. 

MARCUCCl di LÒcca. — Arma : D' azzurro, 
alla banda d' oro, accompagnata da due stelle di 
otto raggi dello stesso, una in capo ed una in 
punta; con un libro chiuso di rosso, i margini 
d' azzurro, ed i fermagli d' argento, attraversante 
sulla banda. 

MARDERI di Udine. — Arma: D'argento, al 
gallo al naturale. 

MARE (da) di Venezia. — Arma : Inquartato; 
nel 1» e 4° di rosso, a tre bande d'oro; nel 2° 
e 3° d'oro, ad un poggio di tre cime d' azzurro, 
movente dalla punta. — Alias: Di rosso, alla 
banda d'azzurro bordata d'argento, con due col- 
line di tre cime d'oro moventi dai fianchi destro 
e sinistro della banda. 

MARELLI e MARELLO di Maglione (Piemon- 
te). Conti di Verde e Conti di Baio. — Arma: 
Spaccato; nel l.« d'azzurro, alla, stella d'oro; 
nel 2.o mareggiato d' argento e di verde. — Ci- 
miero: Un drago colle ali aperte. — - Motto: In- 
nocua vigila. 

MAREMONTI di Lecce. — Illustri patrizi lec- 
cesi che ebbero grande autorità in patria. — 
Francesco avendo sposato Violante de Laha figlia 
di Giovanni castellano nel castello di Lecce, la 
quale gli portò in dote nel 1423 once 400 per 
le quali il marito obbligò il casale Botranco. — 
Roggero e Tommaso nel 1288 furono chiamati 
prò scrvitio Curiae tra i baroni della provincia. 

— I,o stesso Ru?goro nel 1335 otteneva il rpgio 



MAR 



— 78 — 



MAR 



assenso per la donazione dei feudagli di Poggiardo 
fatta a suo figlio Adinetto dalla sua ava Mabilia 
de Baro. — Lodovico, nel 1378 difese la città di 
Lecce contro i Brettoni della Compagnia bianca 
capitanata da Giovanni llawckwood, e le bandiere 
da lui guadagnate in quel fatto d'armi furono de- 
positate nella chiesa di S. Eligio. — A Campi- 
Salentino, die fu uno dei feudi di questa fami- 
glia, sorge un monumento sepolcrale, nella chiesa 
collegiata con statua e colla seguente iscrizione: 
B. C. 0. U. Bellisario AJarcmontio Proceri Cam- 
piarum nobilitate, armis et fide praestanti obiit 
A. a Cr. Nat. MDXV1II, id. Mart. — Arma? 

MARENCO di tossano. — Furono antichi si- 
gnori di Trezzo e di altre terre e castelli vicini 
ad Alba, di Bivo e di Romanisio, investiti di feudi 
dagl' imperatori Federico I, Federico li e Roberto 
re di Sicilia. Si stabilirono in Fossano allora 
quando venne fondato questo Comune e furono 
una delle dodici nobili famiglie di quella città, 
dette di platea. Un Pietro Marenco, nel 1247 fu 
uno degli arbitri tra Fossano e gli Operti consi- 
signori di Salinoli!', Villamairona e Ricrosio, e tra 
Fossano e i Bolleri, altri signori delle stesse ter- 
re. — I Marenco, da Fossano si diramarono in 
Mondovì, Dogliani, Bra, e nel contado di Borgo- 
gna. — Quei rimasti in Possano furono potenti 
per modo che verso il 1335 collegatisi coi Costa- 
forte e cogli Ancina potettero tener testa alla 
potente famiglia Santa Giulia contro la quale so- 
stenne molti fatti d'armi; ma per la mediazione di 
Caterina di Vienna vedova del Prin. Filippo di 
Acaia riconciliaronsi coi rivali. — Arma: Di ros- 
so, al leone d'oro attraversato da tre cotisse d'az- 
zurro poste in banda. — Cimiero : Un moro in 
ricco giubbetto a striscio dei colori dell'arma, iscol- 
lato, dalle maniche corte, che non raggiungono 
il gomito, fatte a campana, serrato alla vita con 
una cintura d'azzurro; il quale Moro à la fronte 
cinta di rosso, colla mano destra brandisce un 
troncone d'oro, e colla sinistra tiene un nastro 
su cui sta scritto il Motto : Tal se me pensa ra- 

TER CHE SE REPENT. 

MARENCO di Bra (Piemonte). — È un ra- 
mo della precedente, che si trova stabilito in Bra 
verso la fine del XIV secolo, ed un Marenco Ma- 
renco si trova fra i Consiglieri di quel Comune 
nel 1392, e dopo lui molti altri della famiglia e- 
sercitarono In stesso ufficio e le cariche più emi- 
nenti. — Antonio, senatore, avendo sposato Anna- 
Elia-Rosalia del Capitano Giorgio Falletti venne 
in possesso della quarta parte del feudo e giuri- 
sdizione di Monomio di cui fu investito, insieme 
alla moglie il 31 Lun. 1773. — ,ll toro primoge- 
nito, Giulio-Cesare, portò il titolo di Conte di 
.Monomio, fu dott. di le^i e sindaco di Torino 
nel 1810. — Aiima: eguale alla precedente. 

MARENGO di IMìffliani (Pittinoli te). — « Dome- 



nico nel 1588 era in Torino chirurgo ed aiutante 
di camera del principe figlio del Duca Carlo-Ema- 
nuele I; Giovan-Battista Cav. Mauriz., nel 1653 
fondò una commenda sopra di un podere situato 
nel territorio di Dogliani, fu custode del castello 
di Moncalieri, comprò dai Capris parte del feudo 
di Castellamonte nel 1673 e se ne intitolò conte. 
— Il conte Vincenzo fu insigne letterato e poe- 
ta, ed il suo poema latino de Phtysi gli procac- 
ciò a buon diritto la fama di uno dei più felici 
imitatori di Virgilio. — Arma eguale alla pre- 
cedente. 

MARENCO di Mondovì. — Appartiene al più 
antico patriziato di Mondovì, alla cui amministra- 
zione comunale ebbe sempre precipua parte. Fu- 
rono baroni della Turbia, conti di Roccaforte, di 
Prea e di Baracco, e marchesi della Bottega. — 
Sul finire del XIV secolo un'altra famiglia Ma- 
renco, e. probabilmente agliata della precedente, 
si stabiliva in Mondovì nella persona di Costanzo 
che veniva tosto ammesso tra gli amministratori 
del Comune, ed al quale furono affidati uffici, che 
furono pure esercitati da' suoi discendenti. — Nel 
1483. Costantino Vescovo di Acqui; e Giacomino 
Vescovo prima di Saluzzo nel 1627, quindi nel 
1635, trasferito al vescovato di Nizza. — Arma: 
eguale alla precedente. 

MARENE di Bairo (Piemonte). — L' avvoca- 
cato Giovanni.-Enrico il 10 Ag. 1722 acquistò il 
feudo di Crova con titolo comitale, e poco dopo 
quello di Pecello. — Arma: D'azzurro, alla croce 
di S. Andrea d' oro, accompagnata in capo e in 
ambedue i fianchi da una conchiglia d' argento, 
e in punta da un giglio d' oro. 

MARENGHI di Parma. — Originaria di So- 
ragna. — Appartiene a questa famiglia il famoso 
Riccio da Parma uno dei tredici combattenti ita- 
liani alla sfida di Barletta, per nome Domenico, 
ma appellato col nome del padre Biccio, che fu 
allievo nell'arte della guerra del celebre Colleoni 
e da ultimo milite di Ludovico Sforza, pel quale 
diede la vita nella battaglia del Taro. (Estinta 
nel XVI secolo). — Arma: D'azzurro, alla croco 
piena d'argento, caricata nel centro da un riccio 
al naturale. 

MARENZl di Lombardia. — Arma antica : 
D'oro all'aquila di nero, coronata del campo. — 
Alias: Inquartato; nel 1° e io d'oro, all'aquila 
di nero, coronata del campo; nel 2° e 3° d' oro, 
a tre bande scaccate d' azzurro e d'argento. — 
Divisa: Virtute, iiau'> fatis. 

MARENZl di Trieste. — Originaria di Ber- 
gamo, trapiantata in Trieste verso il 1560 da 
Luigi che ebbe la carica di luogot. cesareo, e 
quella di consigliere dell'Arciduca Carlo, e fu 
capitano di cento soldati, co' quali andò in Cro- 
azia per combattere contro i Turchi. — Giov.- 
Paolo e Cesare vestirono l'abito del S. M. O. Ge- 



MAR 



— 79 — 



MAR 



rosolino., il primo nel 1636 e l'altro nel 1660. — 
Antonio Vescovo di Pedina e quindi di Trieste. 
— Con diploma 15 Sett. 1654 i Marenzi furono 
creati baroni del S. R. I., e con altro diploma 4 
Giù. 1864 furono confermati marchesi di Valle 
Oliola, conti di Tagliuno e Talgate e baroni di 
Marenzfeld, di Schoneck e del S. R. I. — Arma: 
Inquartato; nel 1° e 4° d'azzurro, ad una palla 
alata d' argento ; nel 2° e 3° di rosso ad una bi- 
scia ondeggiante d'argento in palo, coronata d'o- 
ro. Sul tutto uno scudetto inquartato e timbrato 
da una corona; nel 1° e 4° d' oro, all' aquila di 
nero; nel 2° e 3° d'oro, a tre bande scaccate 
d'azzurro e d'argento. — Cimieri: 1° la palla 
alata; 2» l'aquila; 3 n la biscia. 

MARERI o MARIERl (di) Aquila. — Antica 
famiglia che prese il nome dal castello di Mareri in 
Abruzzo Ultra, da lei posseduto in feudo da tempo 
assai remoto ed elevato a contea prima del regno 
di Giovanna IL Di poi ebbe anche la contea di 
Corbaro o Corvaro non molto lungi da Mareri per 
eredità della famiglia Bonagiunta di Pappleto. — 
Giovanni servì T Imperat. Carlo V, dal quale fu 
fatto governatore di Abruzzo. (Estinta nel secolo 
XVII). — Arma: Di rosso, a tre piramidi d'ar- 
gento, accompagnate in capo da tre rose dello 
stesso ordinate in fascia. 

MARERI di Napoli e di Roma. — Arma: Di 
rosso, a tre gheroni accostati d'argento, cimati 
ciascuno di una rosa dello stesso, bottonata d'oro. 

MARESCA di Napoli. — Decorata di alti uf- 
fici ed investita nel 1733 del feudo di Castellam- 
mare della Braga, e posteriormente di altri feudi 
e titoli, fu riconosciuta nella sua nobiltà nel 1840. 
Arma ? 

MARESCA di Sorrento. — Antichissima in 
Sorrento, fra i cui sindaci dell' anno 1274 si trova 
il milite Bartolomeo Marescà. — Arma : D' ar- 
gento, a due fascie di rosso accompagnate in capo 
da tre stelle di sei raggi d'oro, colla punta ma- 
reggiata, ad un pesce uscente per metà dalle onde 
e che addenta l'esca movente dalla fascia in- 
feriore. 

MARESCALCHI di Bologna. — Il primo di 
questa casa di cui le antiche carte facciano men- 
zione é un Riceputo che nel 1279 maritò Toma- 
sina sua figliuola a Gherardo da Sampicro. — 
Nello stesso secolo troviamo ricordati Pizzncarino 
uno dei Savii della compagnia militare de' Lom- 
bardi nel 1291, e Guerino d' Azzone che fu degli 
anziani nel 1299, e dopo lui altri della famiglia 
sostennero la stessa carica. — Nel 1347 Giovanni 
di Gualtiero era del Consiglio generale, e Barto- 
lomeo di Bonaventura e Luigi di Giacomo furono 
del Consiglio dei 400, il primo nel 1376, e l'altro 
nel 1387. — Matteo di Nicolò nel 1416 fu dei 
sedici riformatori, l'anno appresso gonfaloniere di 
giustizia, e nel 1418 fu uno dei dieci conserva- 



tori della libertà. Ebbe inoltre questa famiglia 
parecchi senatori, ambasciatori, dottori ecc. — 
Arma: D'azzurro, al leone d'oro tenente colle 
branche anteriori un ferro da cavallo d'argento; 
col capo d' Angiò. 

MARESCALCHI di Vicenza, — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia di rosso caricata di cinque gi- 
gli d'oro, accompagnata iu capo da un'aquila di 
nero rostrata e membrata di rosso, ed in punta 
da un leone d'oro tenente fra le sue branche un 
ferro da cavallo d' argento. 

MARESCALLI di Lecce. — Detti pure Ma- 
niscalchi e Mariscalchi. — Roberto ed Anastasio 
furono militi di Aicardo Conte di Lecce dal 1119 
al 1133; Guglielmo, Tomaso, Ruggero e Nicolò 
offrirono al re Tancredi dieci uomini d' arme a 
cavallo per la spedizione di Terrasanta ; Ladislao- 
Francesco fu barone di Lequile, mastro di casa 
della regina Maria d'Enguien che ajutò a fuggire 
dal carcere di Napoli e per la quale aveva com- 
battuto sotto Taranto contro il re Ladislao; Gu- 
glielmo fu ciambellano dello stesso re, e prima 
camerario e maestro giurato della città di Lecce; 
Fra Guglielmo vestì l'abito del S. M. 0. Geroso- 
lim. e nel 1455 fu ambasciatore della sua Reli- 
gione al Gran Sultano dei Turchi; un Achille 
fondò in patria 1' Ospitale dei Pellegrini. — I Ma- 
rescalli ebbero il marchesato di Arnesano ed i 
feudi di Lequile, Pisanello, Pisignano, Ripacandi- 
da, Strudà, Maglie, Surano, Vanze, Castrignano. 
— Arma : Scacci» to d' oro e d'azzurro. 

MARESCOTT1 di Bologna. — Fin dal 1379 
fioriva questa famiglia in Bologna ed apparteneva 
alla fazione ghibellina. Un Nicolò di Pietro nel 
1379 fu ammesso al Consiglio di quella repubblica, 
ed i di lui discendenti fin verso la metà del XVI 
secolo coprirono di padre il figlio le cariche pri- 
marie di senatore e di gonfaloniere. Fu una delle 
quaranta famiglie senatorie di Bologna e quivi 
si cstinse nel 1690. — Arma: Fasciato di rosso 
e d'argento di sei pezzi, alla pantera rampante 
al naturale attraversante sul fasciato. — Cimie- 
ro: Un leopardo alato. — Divisa: Loialement 

SANS DOUTER. 

MARESCOTTI di Modena. — È un ramo 
della precedente trapiantato in Modena prima del 
XV secolo. — Bartolomeo dott. e leggista repu- 
tatissimo, nel 1 530 eletto pretore di Parma, 
fu uno dei revisori degli statuti di Modena, e 
come sindaco generale di quel Comune firmò il 3 
Sett. 1542, Unitamente ai Cardinali Giacomo Sa- 
doleto, Gregorio Cortese e Giovanni Moroni, non 
che i conservatori del Comune e gli accademici 
modenesi, il celebre Formulario della Fede in- 
posto ai Modenesi del Papa Paolo III perchè so- 
spetti fautori dell'eresia di Lutero. — Estinta 
verso la fine del secolo XVIII nella persona di Ma- 
ria figlia d<»l protomedico Errtneps^p eh» pq«on- 



MAR 



— 80 — 



MAR 



dosi maritata al nob. Antonio Vecchi ebbe due 
figlie di cui la secondogenita, Isabella, che fu e- 
rede testamentaria dell'avo materno Dott. France- 
sco e che essendosi maritata col nob. Pietro Ab- 
bati di Modena, portò nella famiglia del marito 
il nome dei Marescotti. — Arma: eguale alla pre- 
cedente. 

MARESCOTTI di Roma. — È un altro ramo 
della famiglia bolognese trapiantato in Roma da 
Sforza Marescotti per ingiunzione del pontefice 
Paolo III. Alfonso, figlio di Sforza fu fatto princ. 
di Parrano da Clemente Vili; Clarice monaca 
francescana sotto il nome di Giacinta fu innalzata 
all' onore degli altari da Benedetto XIII col ti- 
tolo di beata e da Pio VII con quello di santa. 
— Essendosi estinta la famiglia Ruspoli, il Conte 
Francesco Marescotti, erede della medesima, ne 
assunse il cognome, ed un di lui nepote di nome 
pure Francesco ottenne da Papa Clemente XI il 
5 Feb. 1709 il titolo di princ. di Cerveteri, e 
quindi nel 4721 l'altro di princ. della Santa Se- 
de. Da lui discesero un Bartolomeo Cardinale e 
Gran Priore di Malta nel 4730; un Alessandro 
Cav. del Toson d' Oro morto nel 4779; un Fran- 
cesco che fu Ciainbcrlano dell' Imp. Giuseppe II, 
ambasciat. alla Corte di Napoli, Cav. del Toson d'oro 
ed ambasciat. per Francesco 1 al Conclave di Ve- 
nezia nel 4799; ed un Camillo Grande di Spagna 
che entrò in possesso della contea di Chincon per 
diritti della moglie Carlotta di Goder figlia del 
Princ. della Pace erede delle molte ricchezze della 
propria madre Maria-Teresa di Bourbon. — (Vedi 
Ruspoli). — Arma: eguale alla precedente. 

MARESI di Treviso. — ArmA: D'argento, alla 
banda di nero. 

MARETTI di Ravenna. — Famiglia patrizia 
originaria di Siena, la quale venne ammessa il 
19 Ott. 4630 nel rango senatorio. — Il primo 
di questa famiglia che fu ammesso al Consiglio 
nobile fu Giovanni-Battista, il quale, appartenne 
al magistrato dei Savj. (Estinta nel 4708). — 
Arma : Di rosso, alla fascia d'oro, accompagnata 
in capo da un cane d' argento, ed in punta da 
foglie di vigna d'oro. 

MARGARIA di Cuneo. — Arma: Di rosso, 
a sette pali d'argento ; col capo del secondo ca- 
ricato di due porcospini di nero, linguati di ros- 
so, affrontati in difesa. — Cimiero: Una giovane 
bionda scapigliata, vestita di bianco, colle brac- 
cia ignude, tenente sopra il capo un nastro col 
motto: Deo sit i.aus. 

MARGARUCCl di Sansevcrino (Marche). — 
Arma: D'azzurro, alla fascia cucita di rosso, ca- 
ricata di tre stelle di otto raggi d'oro, accompa- 
gnata in capo da un sole dolio stesso, ed in punta 
da un crescente d'argento. 

MAKGHEKIO del Piemonte. — Conti di Ca- 
mnnrinna. __ Arma : D'argento, alla torre di ros- 



so. — Cimiero: Un braccio vestito di verde, im- 
pugnante un ramo d'alloro. — Motto: Fortittdo 

ET DECOR. 

MARGHERITA (de) di Torino. — Luigi, in- 
signe professore di diritto, fu creato barone nel 
1844, e fu quindi ministro e senatore. — Arma: 
Partito ; nel 4<> d'azzurro, alla pianta di marghe- 
rita fogliata e fiorita di tre pezzi al naturale, 
sradicata ; nel 2° spaccato, sopra d' azzurro, al 
gallo ardito e cantante al naturale, sormontafo 
da tre stelle d'oro ordinate in fascia; sotto, di 
rosso, a tre fascie contra doppio addentellate d'o- 
ro. — Cimiero: Una testa di leopardo d'oro. 

MARI (de) di Genova. — È una delle più il- 
lustri famiglie di Genova, la quale fin dai primi 
tempi della repubblica godette grande autorità, 
ed è noto che un Enrico di questa stirpe fu am- 
miraglio genovese e vinse l'armata navale dei Pi- 
sani. — Oltre molti consiglieri, consoli ed an- 
ziani della repubblica, à dato alla patria due ca- 
pitani generali, cinque capitani di galera, quat- 
tro dogi, che furono Stefano nel I660, Girolamo 
nel 4699, Domenico-Maro nel 4707 e Lorenzo nel 
4744 e due arcivescovi di Genova, ambedue per 
nome Berlingero, creato il primo da Papa Nico- 
lò II, e l'altro dall' antipapa Nicolò V. — I De 
Mari furono ascritti all' Albergo Usodemari, ed 
ebbero la Corsica in contea ed il feudo di Capo- 
rosso. — Arma: D'oro, a quattro bande ondate 
nebulose di nero. 

MARI (de) di Messina. — È un ramo della 
precedente, la cui nobiltà fu provata presso l'Or- 
dine Gerosolim. nel 4 669. — Arma: D'azzurro, 
alla sirena coronata d'argento, uscente dal mare 
dello stesso, fluttuoso di nero, movente dalla punta, 
sormontata da tre stelle d'oro ordinate nel capo. 

MARI (de) di Napoli. — È un altro ramo 
della famiglia omonima genovese trapiantata nel 
4576 da uno Stefano nel regno di Napoli, la quale 
fu aggregata al seggio di Capuana. Lo stesso Ste- 
fano fece acquisto del feudo di Assigliano o Tor- 
repenta in Terru d'Otranto, e suo figlio Giam- 
battista ne ottenne da Filippo IV il titolo mar- 
chionale con diploma 23 Apr. 1641. — Più tardi 
Carlo, figlio del precedente, otteneva da Carlo II 
il titolo di princ. di Acquavi va con diploma 31 
Mar. 4 666. — Oltre il marchesato di Assigliano, 
à posseduto questa famiglia i feudi di Castelpa- 
gano, Castelvetere, Caviglia, Lariuo, Passoterre- 
goso, Provido, Sala, Sancolombano, Sanleucio e 
Tolese, non che la contea di Gioia, il ducato di 
Castellanota ed il principato di Acquaviva, ed à 
goduto nobiltà in Napoli ai seggi di Capuana e 
di Porto, in Messina, in Reggio, in Tropea, e in 
San Pietro in Galatina. — Lorenzo Arcivescovo 
di Benevento creato Cardinale da Papa Innocen- 
zo Vili. — Arma: Di nero, a cinque bande ne- 
bulose d'oro. 



MAR 



— 84 — 



MAR 



MARI di Milano. — Arma: D'oro, a sei bande 
nebulose di nero. 

MARI di Reggio-Calabria. — Diego de Mari, 
dotto giureconsulto, fu sindaco dei nobili nel 4 654; 
Giuseppe protopapa delle Chiesa greca di Reggio 
nel 1635. — Arma: D' azzurro, alla sirena al na- 
turale, coronata d ; argento, natante sopra un 
mare fluttuoso al naturale; con tre stelle d'oro 
ordinate in fascia nel capo. 

MARIA (de) di Monte San Giuliano (Sicilia). 
— Arma: Un mare d'argento e d'azzurro sor- 
montato da una stella di otto raggi d'oro. 

MARIA (de) di Palermo, vedi De Maria. 

MARIANI di Aquila. — Antica famiglia pa- 
trizia estinta nel X Vili secolo. — Arma: D'ar- 
gento, alla fascia di rosso sostenente due mani 
appalmate di carnagione, ed accompagnata in 
punta da tre bande di rosso. 
^- MARIANI di Assisi (Umbria). — Le più an- 
tiche memorie di questa nobile famiglia rimon- 
tano all' anno 1441. — Il Dott. Giacomo vicario 
di Fuligno per Corrado Trinci nel 4 433 e 4 434, 
quindi podestà della stessa città nel 4 436 ed o- 
ratore del patrio Comune per la venuta del pon- 
tefice Nicolò V. — Giambattista podestà di Fa- 
briano e poi di Montefalco, uno dei correttori 
dello Statuto municipale di Assisi nel 4 469. — 
Ottaviano medico in patria, quindi in Narni, Spo- 
leto e Nocera, pubblicò nel 1599 in Perugia uno 
scritto De Acqua Albula seu de balneo Nuce- 
riae. — Ludovico scrisse e pubblicò nel 4 637 un 
opuscolo delle Chiese di Assisi. — Arma: Spac- 
cato; nel 4° d' argento, alla branca di leone di 
rosso movente dal fianco sinistro ; nel 2° d' ar- 
mellino. — Cimiero: Un' aquila di nero, coro- 
nata d' oro. 

MARIANI di Lucca. — Arma : Trinciato d'ar- 
gento e di rosso, alla banda d' azzurro, caricata 
di tre stelle di otto raggi d' oro, attraversante 
sulla partizione. 

MARIANIXI di Mortara e di Modena. — 
Stefano Marianini nato nel 1790 a Zeme presso 
Mortara, e morto in Modena nel 4 866, occupò 
per moltissimi anni la cattedra di fìsica nell'Uni- 
versità modenese, e fu ascritto a quella nobiltà 
insieme a' suoi discendenti stabiliti definitivamente 
in Modena. — Arma: D' azzurro, alla fascia di 
rosso caricata del motto Me Piiysica in lettere 
majuscole d' oro, accompagnata in capo da un' a- 
quila dal volo abbassato di nero, ed in punta da 
due folgori d'oro discendenti da detta fascia e 
passate in croce di S. Andrea. 

MARIGNOLI di Spoleto. — Umberto I Re 
d' Italia, con motuproprio 4 7 Mar. 1878, concesse 
al Commend. Filippo Marignoli, senatore del re- 
gno, il titolo di marchese di Montecorona tra- 
smissibile per primogenitura maschile, e con al- 
tro decreto del 1879 gli concesse la seguente 



Arma: Spaccato d'oro e d'azzurro, il secondo alla 
montagna ardente alla sommità, il tutto al na- 
turale; essa montagna uscente dal mare di verde 
fluttuoso d'argento ; con una fascia in divisa di 
rosso attraversante sulla partizione. — Motto: 
Innocuo mi avversi. 

MARIGNOLLI di Firenze. — Discesa da Ma- 
rignolle, fu tra le famiglie di primo cerchio, si- 
gnora di torre e loggia, e si trova nel Consiglio 
del Comune fino dal 14 99. — Fu di parte guel- 
fa, e per valore militare si distinse Rustico pe- 
rito in una zuffa coi Ghibellini nel 4 245. — Du- 
rante il governo popolare, dette alla patria cinque 
gonfalonieri di giustizia e ventitre priori tra il 
4285 ed il 4 512. — I Marignolli concorsero coi 
Medici e con altre sei famiglie fiorentine all' edi- 
ficazione della basilica di S. Lorenzo, e mancarono 
in Curzio poeta assai accetto a Maria de' Medici 
regina di Francia, nella di cui Corte morì nel 
4 606. — Arma: D'oro, alla fascia di nero. 

MARIN di Venezia. — Vennero da Giesolo 
ed erano grossi mercanti che possedevano molti 
vascelli da traffico. — Furono inclusi nella nobiltà 
veneta nel 4 279 al serrar del Consiglio. — Ar- 
ma: Di rosso, alla fascia d'argento caricata di al- 
tra fascia increspata d'azzurro. — Alias: D'oro, 
a quattro cotisse increspate d'azzurro ; col capo 
di rosso. 

MARINA di Verona. — Antonio nel 4 550 ed 
Alberto nel 4 629 si trovano ascritti al nobile 
Consiglio veronese. — Arma: Spaccato; nel 4" di 
rosso, ad una colomba d'argento tenente colla sua 
zampa destra levata un ramo di olivo di verde; 
nel 2° piumettato d'argento ; colla fascia di nero 
attraversante sullo spaccato. 

MARINANGELI di Aquila. — Famiglia no- 
bile estinta tra la fine del XVI ed il principio 
del XVII secolo. — Arma: D'argento, alla banda 
d'azzurro. 

MARINATA di Narni. — Originaria di Sie- 
na, dove un Andrea fu capo dei Nove, prese il 
nome del feudo di sua proprietà detto Marinata 
che ora è posseduto dalla famiglia Patrizi di Ro- 
ma. — Arma ? 

MARINCOLA di Calabria. — Di origine spa- 
gnuola, fu trapiantata in Italia da un Leonardo 
che seguì Federico III di Aragoua nel 4 291. Egli 
era provveditore delle armi per l'acquisto della 
Sicilia ove suo figlio, Rigo o Ricco, ottenne il feudo 
di Martina nel 4 300. — Per la donazione di al- 
tri feudi si trasse in Calabria e propriamente in 
Bompignano, oggi Taverna, del cui patriziato fece 
parte, e quindi ammessa nel sedile chiuso di Ca- 
tanzaro. — Oltre il feudo i Martina, i Marincola 
anno posseduto le signorie di Falaga, Magliacane, 
Lochicello, le baronie di Argusto, Sellia, S. Ca- 
logero, S. Floro e Soverato, ed il ducato di Pe- 
trizzi. — Annibale Vescovo di Pescara nel 4523; 



MAR 



— 82 - 



MAR 



Giovanni-Paolo Vescovo di Teano nel 1580; Lelio 
Generale dei Celestini nel 1700. — Arma: D'ar- 
gento, all'ancora di ferro posta in palo, sormon- 
tata nel capo da due stelle d'azzurro» 

MARINELLI di Sanseverino (Marche). — Ar- 
ma: D'azzurro, al leone d'oro, movente dalla punta 
e sostenente una stella di otto raggi dello stesso, 
accompagnato in capo da tre gigli pure d' oro, 
ordinati in fascia ; colla banda di rosso attraver- 
sante sul leone. 

MARINELLI di Sassuolo nel Modenese. — 0- 
riginaria di Formigine, trapiantata in Sassuolo 
verso la la metà dei XVI secolo ed ascritta a 
quella cittadinanza il 31 Ag. 1573. — Sebastiano, 
Canonico e Protonot. Apost. podestà in patria nel 
1643. (Estinta sui primi del XVIII secolo). — 
Arma: D'azzurro, alla barca fornita al naturale, 
avente Y albero fiaccato da una folgore lanciata 
di rosso, e sulla poppa un uomo di carnagione, 
vestito con una sciarpa del campo, in atto di te- 
ner ferma la vela. 

MAR1NETTI di Genova. — Arma: D'oro, a 
due bande ondate nebulose d' azzurro. 

MARINI di Altare nel Savonese. — Arma: 
D'argento, a tre bande d' azzurro, caricate la 1 a 

e 3 a ciascuna di tre d'oro, e la seconda di 

quattro dello stesso. 

MARINI di Assisi (Umbria). — Originaria di 
Napoli, trapiantata prima in Casagastalda su quel 
di Gubbio, e quindi in Assisi dal capitano Otta- 
viano Marini, di cui il figlio Francesco-Antonio 
nel 1664 da Ferdinando Duca di Mantova fu fre- 
giato del titolo di conte estensivo ai fratelli e 
discendenti. (Estinta nella famiglia Bonacquisti). 
— (V. q. n.) — Arsia : D' azzurro, al mare al na- 
turale movente dalla punta, con una cometa d'oro 
nel capo. 

MARINI di Brescia. — (Estinta). Appartiene 
a questa casa il P. Marco dei canonici regolari 
di S. Salvatore, celebre conoscitore e pratico e- 
spositore delle lingue greca, ebraica, caldea ed 
araba. — Arma: D'oro, con una punta rovesciata 
del capo di rosso, ad una pianta di tre rose ver- 
miglie e bianche. 

MARINI della Dalmazia. — Originaria di Je- 
solo, ascritta alla nobiltà di Trau fin dal 1212, 
ed al patriziato di Venezia fin dal 1297. — Ar- 
ma: Di rosso, alla fascia d* argento, caricata da 
un'altra fascia increspata d' azzurro. 

MARINI di Genova. — Assai nobile e antica, 
à goduto le primarie cariche della Repubblica. — 
Bocmondo fu uno dei consoli nel 1146; Pileo e 
Domenico furono Arcivescovi in patria, il pri- 
mo nel XV secolo ed il secondo ncj susseguente; 
Claudio ambasciatore della corona di Francia presso 
il Duca di Savnja; Giovan-Paolo fu capo di 24 
ambasciatori che nel 1499 i Genovesi spedirono 
a Luigi XII re di Francia; e Giovanni fu uno 



dei riformatori eletti nel 1528 quando per opera 
del Capitano Doria si scacciarono i Francesi da 
Genova. — Arma : D' argento, a tre sbarre on- 
date nebulose di nero. 

MARINI d' Ivrea. — È un ramo della prece- 
dente. — 11 March. Claudio, per benemerenze 
ebbe dal Duca Carlo-Emanuele di Savoja con pa- 
tenti 8 Gen. 1623 il feudo di Borgofranco nel cui 
ricinto fece fabbricare un palazzo che fu abitato 
da lui e -dalla sua famiglia fino all' estinzione di 
questa nel 172Ó. — Signori di Baio. — Arma: 
D'argento, al capriolo di nero accompagnato da 
tre conchiglie di rosso. — Cimiero: Un pelle- 
grino con una "fascia di rosso caricata di bizan- 
tini d'argento ad armacollo, e tenente colla de- 
stra una clava, colla sinistra un nastro col mot- 
to : Sat V1D1SSE lUVAT. 

MARINI di Messina. — È un ramo dell'omo- 
nima famiglia genovese trapiantata in Messina da 
Uberto Marini. — Ha posseduto il ducato di Gual- 
tieri e le baronie di Tipi, Protonotaro, Muxani, 
Gibellina, Guastarella, Saponara, Longarini, Bur- 
gilli, Lumpido ecc. — Buongiovanni, frate dome- 
nicano, ambasciatore del regno di Sicilia al Re 
Carlo d' Angiò nel 1281 per esporgli le vessa- 
zioni e gli aggravi che da' suoi Francesi si eser- 
citavano sui Siciliani ; Pietro ambasciatore del Re 
Giacomo al Re Alfonso per trattare la pace nel 
1289; Antonino stratigò di Messina nel 1457; 
Costantino principe dell' Ordine militare della 
Stalla nel 1660, e Piero, figlio, del precedente, 
uno dei comandanti le milizie della città di Mes- 
sina nelle guerre contro gli Spagnuoli del 1672- 
78, che subì da parte dei Merli 1' incendio del 
proprio palazzo e la confisca de' beni. — Arma : 
D' azzurro, a tre fascie ondate d' argento attra- 
versate da un leone coronato d'oro, alla campa- 
gna scaccata d'azzurro e d'oro di tre file. 

MARINI di Noto. — Da Antonio, che passò 
a stabilirsi in Noto, nacque Nicolò, il quale ebbe 
once 12 d'oro di rendita, e da costui discese Giov- 
Antonio padre di un altro Nicolò che acquistò 
nel 1364 dal re Federico III le gabelle dell'olio, 
dell'arco e del cotone di Noto, ed altre estese 
possessioni. — Arma: eguale alla precedente. 

MARINI di Orvieto. — Ugolino Marini con- 
sole nel 1068. — Arma? 

MARINI di Padova. — Aggregata al Consi- 
glio nobile di Padova nel 1794, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione del 1 
Ag. 1819. — Arma : D' azzurro, ad un fiore di 
giglio aperto d'argento. 

MARINI di Palermo. — Capo-stipite di que- 
sto ramo, fu Alessio da cui nacquero Filippo, 
Gian-Simone e Pirro, i quali militarono molti 
anni in favore di Re Manfredi. Da Filippo nacquero 
Giosuè, ed Alessio che servirono i Re Federico II 
e Pietro II. Un secondo Filippo, figlio di Gio- 



MAR 



— 83 — 



MAR 



suè, nel 1398 ottenne il castello e feudo della 
Gibellina ed i feudi di Musciara e Guastanella. 

— Ubertino, dopo essere stato gran cancelliere 
del regno di Sicilia, fa creato Arciv. di Palermo 
nel 1414 dal pontefice Giovanni XXII. — Ahma: 
eguale alla precedente. 

MARINI di Pesaro. — Originaria di S. Leo. 

— Ha dato alla Chiesa due esimj prelati: Saverio 
Vescovo di Rieti, e Calisto segretario delle let- 
tere latine di Pio VI. (Estinta). — Arma : D'az- 
zurro, al mare al naturale sul quale una nave ad 
una vela spiegata, pure al naturale, sormontata 
da una cometa d'oro, e sinistrata in capo da una 
testa di putto di carnagione soffiante contro la nave. 

MARINI di Termini- Imerese (Sicilia). — È 
un ramo della famiglia omonima di Palermo por- 
tato a Termini da un Andrea che fu padre di Pie- 
tro sindaco in patria nel 1457. — Da lui discese 
Nicolò che ebbe dal Re Cattolico once 60 d' oro 
di rendita in ricompensa de' suoi militari servigi 
nel 1485. — Questo ramo ebbe la baronia di 
Vallelunga acquistata da Michelangelo collo sborso 
di 28.000 once. — Arma: D'azzurro, a tre fascie 
ondate d'argentò, con una stella d'oro in capo. 

MARINI di Taranto. — Famiglia illustre e 
signora di Roccaforzata, spenta nel 1755 nella 
persona di Emanuele-Giuseppe. — Arma? 

MARINI di Venezia. — Originaria di Ge- 
nova, e trapiantata nel 1227 in Venezia, ove fu 
ascritta all' ordine della ducale cancelleria sino 
dal 1351 ed aggregata al Consiglio nobile della 
città di Padova. La sua nobiltà fu confermata dal- 
l'Imperat. d'Austria con sovrana risoluzione 5 Ag. 
1819. — Arma: D'azzurro, alla banda d'oro ca- 
ricata di una banda ondata del primo — Alias: 
D'oro, alla banda di nero, caricata di una banda 
ondata del campo. — Alias: D' argento, a due 
fascie increspate d'azzurro ; col capo di rosso. — 
Alias: Spaccato; nel 1<> d'argento; nel 2° d'az- 
zurro, a due fascie increspate d'oro. — Alias: 
Spaccato; nel 1» d'oro; nel 2° d'azzurro, a due 
fascie ondate d'argento. — Alias: D'oro, alla fa- 
scia di nero caricata di una fascia del campo. — 
Alias: Di rosso, alla banda d'oro, caricata di una 
banda ondata di verde. — Alias: D'argento, alla 
fascia d'oro, caricata di due cotisse ondate d'az- 
zurro. 

MARINO 4i Messina. — Un Michele Marino 
nel 1806 pagò il R. Donativo pel titolo di barone 
sopra i Censuali del R. Demanio di Messina. — 
Arma: D'azzurro, alla sbarra d'argento, caricata 
da una stella di nero. 

MARINO di Venezia e di Padova. — Una delle 
più antiche e distinte fra l'ordine dei segretari 
del Sonato Veneto. La sua nobiltà deriva dal Con- 
siglio nobile di Padova cui era aggregata da quat- 
tro generazioni, c ne ottenne la conferma con so- 
vrana risoluzione 4 Sctt. 1818. — Arma? 



MARINONI di elusone nel Bergamasco. — 
Antichissima per nobiltà, conta personaggi illu- 
stri nelle armi e nelle lettere, ed un Beato Gio- 
vanni. — Arma : D' argento, alla fascia di rosso 
caricata di tre rose del campo, ed accompagnata 
in capo da un gallo crestato, tenente nella zampa 
destra due rose r il tutto di rosso ; ed in punta 
bandato di rosso e d'argento (alias d' argento, a 
tre bande di rosso). 

MARINONI di Milano. — Si trova nella ma- 
tricola delle nobili famiglie milanesi del 1377. — 
Artusio fu uno dei due sindaci mandati dai Mi- 
lanesi a Lodi nel 1251 per stabilirvi la pace fra 
i due partiti de' nobili e del popolo. — Guifredo 
Marinoni insieme a Belvillano da Busnate fu de- 
legato dal Comune di Milano ad assistere alla 
convenzione fra Milano e Como stipolata nel 1197 
che stabilì la concordia fra queste due città. — 
Uberto ultimo preposto di Sant' Eustorgio. — Fu 
confermata Dell' antica nobiltà con sovrana riso- 
luzione 11 Mag. 1818. — Arma: Inquartato; nel 
1° e 4° di rosso, alla croce di otto punte d'ar- 
gento ; nel 2° e 3» di verde, ad un lepriero fer- 
mo d'argento, collarinato di rosso; con una riviera 
in fascia al naturale attraversante sull'inquartato. 

MARIO di Lendinara. — Oriunda ed antica 
nobile di Ferrara, nel 1466 era stata investita 
dai Duchi d' Este di un generoso feudo nobile si- 
tuato nelle ville di Barbuglio e Sagusto. — Tale 
investitura fu riconosciuta dalla Repubblica Ve- 
neta con Ducale 27 Mag. 1773, e rinnovata nel 
'1816 sotto T impero austriaco. — Nel 1653 fu 
aggregata al Consiglio nobile di Lendinara, e nel 
1829 ottenne la conferma di sua nobiltà con so- 
vrana risoluzione del 26 Nov. — Arma ? 

MARIO di Padova. — Assai nobile ed antica 
famiglia, la quale à posseduto un feudo nel Po- 
lesine, di cui un Mario dell'Abbadia del fu cava- 
liere Uguccione era stato investito il 6 Mar. 1 466 
con titolo di nobile di Ferrara da Borso Duca 
d' Este e Ferrara; investitura che fu rinnovata 
dalla Repubblica Veneta nel 1761,1773 e 1791. 
— Aggregata nell'Apr. 1805 al Consiglio nobile 
di Padova, ottenne la conferma della sua nobiltà 
con sovrana risoluzione 1 Feb. 1821. — Arma? 

MARIOLA di Velletri. — Arma: Spaccato e 
semipartito, alla fascia palo d'oro attraversante 
sullo spaccato e sul semipartito: nel 1° d'argen- 
to, al giglio d''azzurro; nel 2° interzato in ca- 
priolo d'azzurro, d' oro e di rosso ; nel 3° d' az- 
zurro pieno. 

MARIONI di Cesena. — AnMA : Spaccato; nel 
1° d'oro, all'aquila di nero, coronata del campo; 
nel 2» fasciato increspato d' azzurro e d' argento 
di otto pezzi. 

MARION! di Gubbio. — Due case di questo 
nome ànno fiorito nella città di Gubbio, alle quali 
appartennero un Odelborto Arciv. di Milano nel- 



MAR 



— 84 — 



MAR 



r 81 5 ; un Gherardo Cardinale, Legato in Roma- 
gna nel 1147; un Pietro Vescovo di Feleso nel 
1662; un capitano Giulio ajutante generale del 
Duca di Panna; un Camillo colonnello nel 1650. 

— AnMA? 

MARION! di Venezia, — Famiglia patrizia, 
estinta nel 1391. — Arma: Di rosso, alla banda 
di verde, accostata da quattro cotisse ondate 
d'oro, poste nel senso della banda, due per parte. 

— Alias: Spaccato d'argento e di rosso, alla 
croce fioronata dell' uno nell'altro. 

MARIONI di Verona. — Ascritta nel 1484 
al nobile Consiglio di Verona ed estinta sul prin- 
cipio del XIX secolo nella persona del Conte Ce- 
sare. — 11 Conte Marco, patr. veronese, ascritto 
alla cittadinanza mantovana nell'Ott. 1782. — 
Arma: D'oro, al leone di rosso, armato e lampas- 
sato d'azzurro; colla banda dello stesso attra- 
versante sul leone e caricata di tre speroni d'ar- 
gento posti nel senso della banda, colle mollette 
al basso. 

MARIOTTI di Umbcrtide (Umbria). — Arma: 
Di verde, alla nave al naturale vogante sopra un 
mare d'azzurro, avente nell'albero la vela rac- 
colta d' argento, e sulla poppa un cane al natu- 
rale, sormontata in capo da tre stelle di otto 
raggi male ordinate d'oro. 

MA RI SCALCO o MANISCALCO di Unghia 
e di Heggio-Calabria. — Originari del Napole- 
tano, baroni di Furnari, S. Andrea e Gurafi, anno 
goduto nobiltà in Messina dal XII al XVI secolo. 

— Guglielmo, barone di S. Angelo nel contado 
d' Andria, mandò due soldati armati al servizio 
militare di Terrasanta sotto re Gugliemo il Buo- 
no. — Un ramo di questa famiglia si trapiantò in 
Reggio-Calabria, alla cui nobiltà venne ascritto, 
di cui un Paolo fu sindaco dei nobili nel 1638- 
39, e che si estinsc in Antonia, disposatasi con 
Girolamo Filocamo juniore. — Arma: D'azzurro, 
al mare d' argento, fluttuoso di nero, movente 
dalla punta, sormontato da tre stelle d' argento 
ordinate in capo. 

MARISO di Vicenza. — Arma : Spaccato on- 
dato; nel 1° d'argento, ad una collina di tre ci- 
me di verde, ciascuna delle due cime inferiori 
sormontata da un pioppo dello stesso; nel 2° 
d'azzurro, a tre fascio ondate d'argento. 

MARJ o MARIO di Pesaro. — Verso la metà 
del XVI secolo erano al servizio militare dei Si- 
gnori di Pesaro due di questo cognome; Matteo 
detto da Busseto e Giacometto originario di Ca- 
jazzo. Non si sa se fra essi vi fosse aflinità. — 

I fratelli Trajano e Paolo, figli di Giacometto, so- 
stennero cariche importanti sotto i Della Rovere. 

II secondo fu Vescovo di Cagli. (Estinta). — An- 
Ma: Inquartato; nel 1.» e 4.° d' argento, al leone 
al naturale; nel 2.° c 3.° d'argento, a tre bande 
doppio merlate di ... . 



MARLANI di Verona. — Famiglia, dalla quale 
uscì Nicolò aggregato nel 1497 al Collegio vero- 
nese dei giudici ed avvocati. — AnMA: Partito 
di verde e di rosso, al palo cucito di azzurro at- 
traversante sul partito, e caricato di tre rose 
d' oro. 

MARLIANI di Milano. — Questa casa vanta 
senatori, consiglieri ducali e capitani di molta ri- 
nomanza. — Pier-Antonio, consiglier aulico del- 
l' Impcrat. Carlo V e presidente del Magistrato 
ordinario, fu padre di Camillo che acquistò il feudo 
di Busto Maggiore; Raimondo, insigne giurecon- 
sulto, consigliere di Carlo Duca di Borgogna, au- 
tore di opere storiche e fondatore del Collegio Mar- 
liani in Pavia; Gaudenzio, assai prode capitano e 
comandante della fanteria di Giovan-Galeazzo Vi- 
sconti, nel 1300 riportò una segnalata vittoria 
sui Torriani ; Giovanni guerreggiò in Francia e 
in Albania, ed in assenza di Gabrio Serbelloni so- 
stenne il generalato dell' artiglieria spagnuola, e 
fece tali e tante prodezze a Tunisi che si meritò 
dal Re Filippo II di essere investito, per sè e suoi 
discendenti, d'Intelvi, Osteno, Cima ecc. con piena 
giurisdizione. — Nella gerarchia ecclesiastica, à 
dato tre Vescovi a Tortona, Giovanni creato nel 
1437, Michele, che fu poi traslatato alla sede di 
Piacenza nel 1475, e Fabbrizio, traslatato pure a 
Piacenza nel 1476; un Vescovo a Tuì creato da 
Leone X, ed un Generale dei Gerolamini nella 
persona di Angelico. — Un Gabriello fu Cav. di 
Rodi e Commend. di Faenza; Antonio e Giambat- 
tista furono ascritti olla stessa milizia, il primo 
nel 1589, e l'altro nel 1611. — Vestì l'abito 
dell' Ordine militare di S. Stefano Girolamo di 
Giov.-Paolo il 10 Ott. 1600. — Arma: Di nero, 
al leopardo illeonito d'oro, coronato dello stesso. 

MARLIANI di Modena. — Originaria di Ge- 
nova, al cui patriziato era ascritta, figura nel 
libro d' Oro della nobiltà di Modena. — Gio- 
vanni-Augusto, Vescovo di Mariana in Corsica, e 
quindi di Reggio-Emilia nel XVII secolo. — Era 
feudataria estense di Debbio nelle montagne del 
Reggiano con titolo comitale, e si estinse in casa 
dei marchesi Calori di Modena nel XVIII secolo. 
— Arma : D' azzurro, al leone d' oro. 

MARLIÀNICI di Sondrio. — Di origine mila- 
nese, erano anticamente signori del castello di 
Bellagio. — Di fazione guelfa, furono costretti 
spatriare e rifugiarsi in Sondrio verso il XII se- 
colo. — Divisi in tre rami, essi dettero alla nuova 
patria uomini distintissimi per sapere e pel ma- 
neggio de pubblici ulìici. — Un Viviano eccel- 
lente medico, scrisse sulla virtù delle acque del 
Masino; un dottore Bartolomeo, professore di leg- 
gi, fu podestà di Lecco, e quindi regio fiscale nel 
ducato di Milano; un altro Viviano fu inviato a 
Coirà pel disimpegno di difficile e delicato inca- 
rico nresso il governo grigione ; un dottor Gio- 



MAR 



— 85 — 



MAR 



vanni chiamato a Coirà por la compilazione de- 
gli statuti di Valtellina; un Fabio, capo-batta- 
glione nel reggimento Stoppa il giovane, lasciò la 
vita sul campo di battaglia a Nerwinden nel 1693. 

— Aiima: D'azzurro, ad una donzella di carnagione 

vestita di e tenente colla destra mano un 

rastello, e colla sinistra un giglio di 

MARMONO di Carcsana Vercellese. — Au- 
ma: D'azzurro, alla croce d'argento. — Cimiero: 
Un puttino nascente al naturale — Motto: In 
timori-: Domini. 

MARMORE di Venezia. — Originari di Acri, 
si trapiantarono in Venezia nel 1096 e furono a- 
scritti al Gran Consiglio. Si spensero nel 1416. 

— Arma: Bandato di verde e d'oro di otto pezzi; 
la prima banda a sinistra di nero. 

MARNATE (da) di Milano. — Originaria 
della terra omonima da lei posseduta in feudo 
come vassalla del monistero di S. Sempliciano. — 
Uberto, podestà di Ferrara nel 1230, quattro 
anni dopo giurava a nome del Comune di Milano 
fedeltà ad Enrico Re dei Romani figlio dcM' Ira- 
perat. Federico. — Trovasi descritta nella ma- 
tricola delle nobili famiglie milanesi del 1377. 
(Estinta). — Arma: D' argento, al capriolo d'az- 
zurro, caricato di cinque stelle d' oro, col capo 
cucito d' oro, all' aquila di nero, coronata del 
campo. 

MAROCELLI di Genova. — Assai antica ed 
illustre, investita fin dal IX secolo del castello 
di Ripalta di Trento. — Arma: Di rosso, a tre 
aquilotti spiegati d'oro. 

MAROCELLI di Ferrara. — È un ramo della 
precedente trapiantato in Ferrara sui primi del 
XIV secolo da un Rafì'etto che fu costretto a 
migrare dalla patria in causa delle discordie ci- 
vili. — Aggregata alla nobiltà ferrarese, ottenne 
dall' Imperat. Lodovico il Iiavaro la conferma della 
sua antica nobiltà. — Giliotto sposò Giacomina 
figlia del March. Rinaldo d'Este, e nel 1356 fu 
onorato di molti privilegi dall' Imperat. Carlo IV. 
— Luchino capitano di Modena e di Reggio nel 
1464, e nel 1461 commissario della Garfagnana 
e dei Reggiano. — Ludovico si trovò alla Lega 
di Cambrai, ed allestì a proprie spese una com- 
pagnia di cavalleggeri per la guerra di Alfonso I 
contro i Veneziani. — Annibale fu compreso dal 
governo pontificio fra i 27 nobili del perpetuo 
Consiglio. (Estinta). — AnMA: (eguale alla pre- 
cedente. 

MAROCHETTI di Biella (Piemonte). — Ba- 
roni. — Arma: Spaccato; nel 1° d'azzurro, alla 
stella d' argento ; nel 2° d' argento mareggiato 
d'azzurro; colla fascia d'oro caricata di tre leoni 
illeoparditi di rosso, attraversante sulla partizio- 
ne. — Alias: Di ros^o, alla fascia d'oro, caricata 
di tre leoni rivolti d'argento, sormontata da tre 
stelle dello stesso, colla campagna d'argento. 



MAROGNA di Verona. — Tra i ricchi cit- 
tadini che diedero denari a censo alla veronese 
università nel 1337, figura Bartolommeo Marogna 
notaro. — Nel 1409 questa famiglia fu aggregata 
al nobile Consiglio di Verona, e diede giudici di 
collegio, e cavalieri. — Nel 1773 fu dalla Ve- 
neta Repubblica fregiata del titolo comitale con 
parte della giurisdizione sopra Asparedo. — Bar- 
tolomeo tenente colonnello austriaco, cav. della 
Corona Ferra e della Legion d' Onore nella prima 
metà del XIX secolo. — Fu confermata nella sua 
antica nobiltà con sovrana risoluzione 1 Fcb. 1821. 

— Arma: Di rosso, ad un monte isolato di quin- 
dici cime d'argento, 1, 2, 3, 4 e 5. 

MAROLDI di Udine. - Arma: Di verde, al 
gallo d'oro, crestato e barbato di rosso, posato 
sopra un piccolo ceppo d'argento in banda. 

MARONA di Verona. — Famiglia ascritta al 
nobile Consiglio di Verona dal 1414 al 1796. — 
Arma: D'azzurro, ad un albero terrazzato di ver- 
de ; col capo d'oro, caricato dell'aquila di nero, 
rostrata e membrata di rosso e coronata d'oro. 

MARONGANI di Napoli. — Arma: Spaccato; 
nel 1° d'oro pieno; nel 2° fusato di nero e d'oro. 

MARONGIO di Sassari. — Tommaso Maron- 
gio, di famiglia ricca e potente, fu privilegiato 
degli onori della generosità. — Angelo ebbe lo 
stesso onore, ed essendo primo consigliere ottenne 
dal Re alcuni privilegi alla città. Nel 1478 in- 
tervenne con truppe sarde alla guerra contro l'A- 
lagon e fece buone prove. Nel 1 479 fu ucciso dai 
Gambclla nella chiesa di S. Nicolò. Stefano andò 
sindaco alla Corte nel 1560 e nel 1567, ed anche 
Gavino vi andò nella stessa qualifica nel 1600. 

— Arma? 

MARONGIU di Sardegna. — Arma: Spacca- 
to; nel 1<> di rosso, alla colonna toscana d' ar- 
gento, accostata da due torri dello stesso; nel 2° 
d'argento, al ramo di rosa fiorito e fogliato al 
naturale, posto in fascia. 

MARON1S di Torino. — Arma: D'azzurro, a 
tre castagne d'oro, 2 e 1. — Cimiero: Un ramo 
di castagno con tre ricci, uno chiuso, uno semia- 
perto, ed uno affatto allargato, con tre foglie, il 
tutto al naturale. — Molto: a saison. 

MARONO di Venezia. — Originari di Muse- 
stre, furono tribuni antichi e si spensero nel 1355. 

— Arma: D'argento, al capriolo d'azzurro, acco- 
stato da tre crocette patenti di rosso. 

MAROSTICA di Padova. — Famiglia di an- 
tichissima origine, che à dato alla patria un Ve- 
scovo nella persona di Gherardo il quale occupò 
quella sede nel 1165. — Antonio, nel 1275, fu 
ascritto al collegio dei giudici. — Estinta nel 
1606 nella persona di Bartolomeo che lasciò ere- 
de delle sue sostanze un Giacomo Ceriolo. — 
Arma ? 

MAROSTICA di Treviso. — Arma: Inquar- 



MAR 



- 86 — 



MAR 



tato d' azzurro, di nero, d'oro e d' argento, alla 
fascia d' argento attraversante sulP inquartato, 
caricata di un gatto passante al naturale, tenente 
fra' suoi denti un soreio. 

MAROTTA di Muro-Leccese. — Originaria 
di Capua. — Riconosciuta di nobiltà generosa 
dalla R. Commissione dei titoli, dalla quale fu 
riconfermata nel 1 847. — Arma : D'azzurro, a tre 
torri, accompagnate in capo da tre stelle e da un 
uccello, il tutto d' argento. 

MAROTTA di Sicilia, — Antica e nobile fa- 
miglia capuana, trapiantata in Sicilia da un Ric- 
cardo nel 1416 sotto re Alfonso, da cui ottenne 
la capitaneria di Randazzo. — Gian-Ludovico per 
tre volte giudice di Catania; Annibale giudice 
della R. Gran Corte, avvocato fiscale del R. Pa- 
trimonio e presid. del tribunale del R. Concisto- 
ro; e Gaspare procurator fiscale della R. Gran 
Corte. — Arma: Inquartato; nel 1° e 4" d'azzur- 
ro, al drago d'argento nuotante in un mare dello 
stesso e guardante una stella d'argento posta nel 
canton destro del capo ; nel 2° e 3° d' argento, 
a tre bande ondate d'azzurro. 
. MARQUETT di Messina. — Originari di Spa- 
gna, duchi di Belviso e baroni d'Ucria, anno goduto 
nobiltà in Messina dal XIV al XVIII sec. — Arma: 
Partito; nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso; nel 
2° d'argento, a tre plinti di rosso, caricati ciascu- 
no da un martello d'oro, i due del capo coricati. 

MARRA (della) di Barletta e di Napoli. — 
Di origine normanna, le cui prime memorie ri- 
salgono ad un Roberto potente barone al tempo 
di Ruggero Normanno duca di Puglia. Sua prima 
dimora fu in Ravello donde si trapiantò a Bar- 
letta, e quivi nel 1239 vivea Angelo padre di Gez- 
zolino e di Risone dai quali derivarono tutti i 
rami di questa casa illustre che à goduto nobiltà 
.in Napoli al seggio di Capuana, in Ravello, Bar- 
betta, Capua, Sessa, Somma e Messina, ed à ve- 
stito l'abito del S. M. 0. Gerosolim. nel 1381. — 
A posseduto inoltre ben 105 feudi, due contee, 
un marchesato e due ducati. — Roberto nel Sett. 
1137 giurò nel Duomo di Benevento all'Impera- 
trice Florida moglie di Lotario di non gravare 
la città con le riscossioni dei dazi. — Angelo 
viceré del regno per l' Imperat. Federico II e cu- 
stode dell'erario imperiale nel 1239. — Gezzo- 
lino maestro razionale, consigliere e famigliare di 
Carlo I d'Angiò; Risone tesoriere generale dello 
stesso re; Guglielmo reggente della Vicaria, ca- 
pit. della città di Napoli e familiare di Carlo II; 
Risone II viceré del regno per Roberto d'Angiò; 
Nicolò giustiziere di Calabria, vicario e capitano 
generale di Terra d'Otranto pel re Roberto e per 
la regina Giovanna I, dalla quale ottenne in feudo 
per sè e suoi discendenti la città di Barletta. — 
Dopo qualche tempo i Barlettani, non potendo 
più sopportare gli abusi dei Della Marra, ordi- 



vano una congiura a capo della quale fu la fami- 
glia de Nicastro, ed uccisero tutti gl' individui 
della casa Della Marra, e fu solo salvato dalla 
nutrice Eligio, il quale, fattosi adulto, entrò ar- 
mata mano in Barletta facendo aspra vendetta 
sui cittadini, molti de' quali fece morire. — Mat- 
teo capit. generale per Giovanna I, giustiziere 
di Principato e straticò di Salerno. — Alla ge- 
rarchia ecclesiastica appartennero Angelo Cardi- 
nale di SI R. C, il quale come Legato del Papa 
incoronò Re Ladislao, ed Alessandro Arciv. di 
Santaseverina creato net 1488. — Ma chi più di 
tutti illustrò questa famiglia fu Vincenzo assai 
prode capitano del XVII secolo, il quale fu ca- 
pitano generale dell' esercito pontificio, poi ge- 
nerale in capo dei Veneziani. Fece molte campa- 
gne gloriose-, in una delle quali contro i Turchi 
perde gloriosamente la vita. — Arma: D'azzurro, 
alla banda contro doppio merlata d'argento, ac- 
compagnata in capo da un lambello di tre pen- 
denti di rosso. 

MARRAGLIANO di Genova. — Arma: D'ar- 
gento, a tre pali d'azzurro, ed, in cuore, una ta- 
voletta d'oro inferriata di nero, con quattro croci 
scorciate dello stesso nei quattro angoli interstizii 
di mezzo. 

MARRAMALDO di Napoli. — Arma : D' ar- 
gento, a due "bande d'azzurro; colla bordura den- 
tata di rosso. 

MARRESE di Taranto. — Originaria di Fran- 
cia, fu feudataria di Maraggio. — Ragguardevole 
fin dal tempo di Roberto re di Napoli, Simonetto 
Marrese, figlio di Surresso, s'ebbe il protontinato 
di Taranto, ufficio che alla di lui morte passò nel 
1340 a Ruggero suo fratello minore, cui fin dal 
1333, per la morte della propria madre Cugnara 
baronessa di Rutigliano, era stata concessa l'in- 
vestitura di questo feudo. — Antonello Marrese, 
nel 1528, fu da Carlo V investito del casale di 
Puzzo Mauro nel Capo d' Otranto. — Un ramo 
di questa casa si estinse in Napoli, nel 1828. — 
Arma: D'azzurro, al leone al naturale nascente 
da un lambello di ... . 

MARRI di Busseto nel Parmigiano. — Sino 
dai primi del XV secolo s' incontra un Giovanni 
Marri che esercitava medicina in patria, e di cui 
fu figlio Antonio canonico della Cattedrale di Cre- 
mona, e quindi della Collegiata di Busseto. — 
Baldassarre, anziano della Comunità, accompagnò 
in Alessandria l' Imperat. Carlo V nel 1533, ed 
ottenne il diploma col quale Busseto veniva e- 
retto iti città. — Matteo vivente nel 1496, fu 
dottore collegiale in Cremona, capit. di giustizia 
dello stato di Milano, cavaliere e senatore ducale, 
e creato da Massimiliano Sforza suo vicario per 
Ahate in Valseriana ed Ameno nel Bergamasco. 
■ — Paolo creato nobile parmigiano nel 1585. (fi- 
stili ta nel 1609). — Arma? 



MAR 



— 87 — 



MAR 



M ARROCCHI di Spello (Umbria). — Ulisse 
segretario della provincia di Perugia nel 1600. 

— Estinta nel 1687 nella persona del dott. Fran- 
cesco-Maria figlio del precedente. — Arma: D'az- 
zurro, a tre fascie ondate d'oro, sormontate da 
una torre murata al naturale, aperta del campo. 

MARROCHINO di San Germano (Piemonte). 

— Arma : Di rosso, al leone d'argento ; col capo 
cucito d'azzurro, a tre gigli d'oro, 2 e 1. 

MARROCU di Sardegna. — Arma: Di verde, 
al motto solum credit quod videt scritto a let- 
tere majuscole romane d'oro; nella punta un' alta 
rupe al naturale, accostata da due mani di car- 
nagione in palo, appalmate, cadauna caricata di 
un occhio al naturale; essa rupe uscente da un 
mare d'azzurro ondato d'argento. — Motto: T'ur- 
genti firmata mari. 

MARRONE di Cortemiglia (Piemonte). — Gia- 
como acquistò parte della Torre d' Ussone dai Do- 
gli con titolo signorile. — Arma? 

MARRONE della Liguria. — Arma: D' oro, 
al castagno di verde, fruttifero del campo, e nu- 
drito sopra un monticello di verde, sostenente 
due ricci di castagno, aperti, d'argento, e cari- 
cato di due castagne di nero lineate d' oro. — 
Cimiero: Un grifo nascente di rosso. — Motto : 

FORTUNAE RUDIMENTA MEAE. 

MARRONI di Velletri. — Di origine bolo- 
gnese e trapiantata in Velletri nel 1704 dal cav. 
Antonio cognato del Card. Antonio-Andrea Galli. 
Il di lui figlio Giuseppe, conservatore nel Co- 
mune, fu ascritto alla nobiltà nel 1754. — Arma: 
Spaccato; nel 1° d'azzurro, a tre gigli d'oro; nel 
2° di rosso, al sinistrocherio di carnagione, ve- 
stito di rosso e tenente uno sperone d'oro; colla 
fascia d'argento attraversante sullo spaccato. 

MARSCIANI di Viterbo. — Arma: Di verde, 
a tre gigli d'argento; col capo d'oro sostenuto 
da una fascia d'azzurro, e caricato da un' aquila 
di nero coronata dello stesso. 

MARSCIANO di Orvieto e di Roma. — Di 
origine longobarda, ebbe l'antico ducato di Chiusi 
e vastissimi dominj nella Toscana, in Romagna e 
nell' Umbria fin dall' Vili secolo, e questa potenza 
conservava ancora nel 980 a' tempi del Conte Ka- 
dolo, dal quale sono discesi tutti i signori di Mar- 
sciano appartenenti a' diversi rami ne' quali la 
famiglia in appresso si divise. I discendenti di 
Kadolo, divisi in tre grandi famiglie dette di Par- 
rano, di Migliano e di Marsciano dai tre mag- 
giori feudi ad osse spettanti, vennero in seguito 
appclati unicamente Conti di Marsciano. — Con 
amplissimo privilegio a questi rilasciato da Lodo- 
vico VII il Davaro, nel 1 338, confcrmavasi la loro 
giurisdizione, con nuove prerogative, e da esso 
risulta che i Conti di Marsciano possedevano al- 
lora oltre a 50 feudi e che erano i più potenti 
baroni dell' Italia centrale. E questi feudi conser- 



vavano ancora quasi tutti nel 1513, anno in cui 
Leone X con nuovo privilegio ne confermava loro 
la sovranità. — Fu principal sede della famiglia 
Orvieto, in cui tennero sempre le prime cariche, 
mentre di Marsciano avevano venduto la giuri- 
sdizione al comune di Perugia fin dal 1682. — 
— Fra i grandi personaggi che in ogni tempo 
illustrarono questa celebre fami-lia, son da no- 
tare la Beata Angiolina vissuta nel secolo XIV, 
institutrice d<«lle suore del terz' Ordine di San 
Francesco, la Beata Isabella e la Venerabile suor 
Francesca* — Il Conte Antonio nella metà del 
XV secolo fu generale assai valente dei Fiorentini 
e dei Veneziani;. Ranuccio, suo figlio, condottiero 
generale delle armi di Federico d' Aragona re di 
Napoli, il quale per le sue onorate fazioni meritò 
di esser creato da esso Re duca di Gravina insie- 
me a' suoi discendenti; Marco-Antonio, generale 
delle milizie pontificie, creato da Innocenzo X mar- 
chese della Gorga. — La famiglia di Marsciano 
è stata ascritta al patriziato di Roma, Napoli, 
Perugia, Orvieto, Viterbo, Verona, Padova e di 
altre città italiane, ed aggregata al S. M. O. Ge- 
rosolim. ed a quello di S. Stefano di Toscana. — 
Arma: Interzato in fascia; nel 1° d'oro, all'aquila 
imperiale coronata del campo, imbeccata di ros- 
so ; nel 2° d'argento, a tre treccie militari di ne- 
ro ; nel 3 n di rosso, a tre gigli d'oro, 2 e 1. — 
Cimiero: Un cavallo uscente affrontato in avanti. 

MARSI (Conti de') di Aquila. — Arma: D'ar- 
gento, alla fascia di rosso. 

MARSICO di Napoli. Arma : D'oro, al monte 
di sei cime di verde. 

MARSIGLI o MARSILI di Bologna. — Della 
fazione lambertazza, si trovano nominati la prima 
volta del 1207. — Dal 1257 in poi furono 175 
volte degli anziani, cominciarono ad avere il grado 
senatorio nel 1483, sostennero ambascerie e mi- 
litarono con molta gloria. — Ebbero titolo di 
conte e di marchese nel XVII secolo, e tennero 
a lungo la rettoria dello spedale e del ponte di 
Reno, il qual ponte assunsero nello stemma gen- 
tilizio. — Neil' Apr. 1762 i marchesi Agostino e 
Ferdinando chiesero ed ottennero la cittadinanza 
mantovana. — Nel 1622, essendosi estinta nella 
loro la famiglia Duglioli, i Marsigli ne eredita- 
rono il nome e le sostanze. — Anno lasciato du- 
ratura memoria: Ippolito celebre professore di 
leggi nel XV secolo, vicario generale del Duca 
di Milano, governatore di Albcnga, e podestà di 
Cittadella; Cesare valente astronomo ed amico del 
Galilei; e Luigi-Ferdinando, assai prode guerrie- 
ro, e distinto scienziato, assai celebre nelle sto- 
rie per le sue militari imprese e per la sua av- 
venturosa vita. — Arma: D'azzurro, alla torre di 
di due piani d'argento, posta a destra, sinistrata 
da un muro merlato dello stesso cstcndentesi fino 
al fianco sinistro, ed aperto di tro porte di nero, 



MAR 



— 88 — 



MAR 



il tutto murato dello stesso, e movente da una 
corrente d'acqua al naturale ; col capo d'argento, 
a tre gigli d'oro divisi dal lambello di quattro 
pendenti di rosso. — Cimiero: Un drago na- 
scente d'argento. 

MARSIGLI di Parma. — Fu delle potenti e 
nobili di Parma nel Xll e XIII secolo. — Al- 
berto nel 1193 era avvocato dei Consoli del Co- 
mune. (Estinta). — Anna? 

MARSILI di Firenze. — Antica famiglia, nota 
fin dal XIII secolo. — Vagliente si trovò nel 1260 
tra le file de' Guelfi alla battaglia di Montapcrti, 
ed ebbe da' Ghibellini distrutte le case situate 
presso S. Jacopo Oltrarno. — I suoi discendenti 
dettero alla Repubblica un gonfaloniere e 15 priori 
tra il 1307 ed il 1528. — Filippo di Jacopo fu 
ambasciatore a Genova nel 1383; Sala fu pode- 
stà di Tisa nel 1 i 1 3 ; e Luigi suo figlio fu creato 
conte palatino dall' Imperai, di Costantinopoli al- 
lorché venne a Firenze per il Concilio del 1439. 
Un altro Luigi fu frate agostiniano, filosofo, teo- 
logo ed oratore sommo, avuto in molta conside- 
razione dalla Repubblica. Nel 1382 fu oratore 
a Ludovico Duca d'Angiò e morì nel 1394 e gli 
furono decretati dal Comune solenni funerali e 
sepoltura in Duomo. (Estinta nel 16501. — Arma. 
Di rosso, a sei rose d 1 argento poste in circolo. 

MARSILI detta FICINO di Firenze. — Ar- 
ma: D'azzurro, ad una spada d'argento, impugnata 
d'oro, accostata da due stelle dello stesso. 

MARSILI di Siena. — Originaria di Corsi- 
gnano, già castello, poi fatto città col nome di 
Pienza da Papa Pio IL — Il primo che si trova 
risieduto nel supremo magistrato fu Piccolo di 
Scotto, il quale fu dei Nove nel 1334. — Nel 
1345 acquistò dai conti Aldobrandeschi la signo- 
ria del Collechio con mero e misto impero. — 
Marsilio di Scotto nel 1352 fu uno degli amba- 
sciatori a Lodovico di Taranto marito di Giovanna 
regina di Napoli ; Camillo, servita, creato da Bo- 
nifacio IX Arciv. d'Otranto; Luca, francescano, 
Inquisitore generale di Siena nel 1427; e Leo- 
nardo creato Arciv. di Siena da Papa Innocen- 
zo XI. — Molti furono cavalieri di S. Stefano, 
e Ferdinando vestì l'abito del S. M. 0. Geroso- 
Iim. nel 1662. — Arma: Di rosso, a sei grappoli 
di vite d'oro pampinosi ciascuno di tre foglie dello 
stesso, disposti 3 e 3 in fascia; colla rosa d'ar- 
gento in capo. — Alias: Di rosso, a sei foglie di 
vite di verde, poste tre e tre in fascia ; colla 
rosa d'argento in capo. 

MARSILIA o MARSIGLIA di Bari. — Assai 
nobile ed antica, originaria della Provenza, e pre- 
cisamente di Marsiglia che tolse per nome nella 
nuova patria. (Estinta). — Arma : Spaccato di 
rosso e d'argento, a tre rose dell' uno nell'altro, 
2 nel primo ed una nel secondo. 

MARSUCCO di Roma. — Arma: D' azzurro, 



alla torre d' argento, movente dalla punta, sor- 
montata da un'aquila d'oro, coronata dello stesso 
attraversante sopra una fascia di rosso, accompa- 
gnata in capo da tre gigli male ordinati d' oro. 
— Divisa: Nec mors nec vincila terreni. 

MARSUPPINI di Arezzo. — Arma: D'argen- 
to, al monte di sci cime di rosso, posto nel cuo- 
re, accompagnato da tre stelle d'oro. 

MARTA di Castelfranco-Vencto. — Venuti 
di Germania con quo' baroni che furono detti poi 
i Tempesta, si stabilirono in Brusaporco, castello 
dei Tempesta nella Marca Trivigiana. — Distrutto 
questo castello dalle armi degli Scaligeri nel 1325, 
i Marta si trapiantarono in Castelfranco, e det- 
tero alla patria militari, letterati e notari. — Ar- 
ma: D'azzurro, al porco ardente al naturale. 

MARTE di Sorrento. — Arma: D'azzurro, alla 
banda merlata e contromerlata d'oro. 

MARTELA di Verona. — Arma: D'azzurro, 
al capriolo d ! oro, accompagnato in capo da 3 
stelle di otto raggi male ordinate, ed in punta, 
da un martello posto in palo, il tutto d'oro. 

MARTELLI di Bologna. — Arma : Spaccato ; 
nel 1.° d' azzurro, al leone nascente d' oro, mo- 
vente dalla partizione; nel 2.° d'oro, a tre bande 
d' azzurro ; col capo d' Angiò. 

MARTELLI di Firenze. — Originaria di Val 
di Selve, nel XIV secolo fu trapiantata in Fi- 
renze da Martello Ghetti, gentiluomo dovizioso, 
il quale per godere gli u(lici della Repubblica si 
ascrisse all'arte degli spadaj; mentre suo figlio 
Ugolino, nel 1373, si matricolava nelP arte della 
seta. D' allora in poi questa famiglia coprì per 
sette volte il seggio di gonfaloniere, e per qua- 
ranta volta quello de'priori. Nicolò, figlio del pre- 
cedente, fu di questi ultimi nel 4401. 1407, 1411 
1415, e morì nel 1423 lasciando 13 figli, otto 
j de' quali originarono altrettante famiglie. — U- 
i golino, nato nel 1400, fu uno de' più caldi par- 
tigiani di Cosimo de' Medici, col quale divise l'e- 
j si'io nel 1433, ma ritornato in patria con Cosi- 
mo nell' anno seguente, vi godette«molta potenza, 
ora come capitano di Pistoja, ed ora di Arezzo, 
quando come governatore di Pisa e quando come 
i gonfaloniere di Firenze. Nicolò, figlio di Ugolino, 
fu commissario dell' armata fiorentina contro i 
Genovesi, e Lorenzo, figlio di Ugolino, fu com- 
missario dell' esercito della Lega. — Molti sena- 
tori, consiglieri ducali e cavalieri. — Apparten- 
nero alla gerarchia ecclesiastica Braccio Vescovo 
di Fiesole, Francesco Cardinale di S. R. C. morto 
nel 1717, e Giuseppe Arciv. di Firenze. — Arma: 
Di rosso, al grifo rampante d' oro. 

MARTELLI di Firenze. — Diversa dalla pre- 
cedente, diede alla Repubblica Stefano di Michele 
Martelli segretario abilissimo negli anni 1397, 
1420 e 1 423. — Arma: D'azzurro, alla torre 
d' argento fiancheggiata da due martelli di nero. 



MAR 



- 89 — 



MAR 



MARTELLI di Messina. — Originaria di Fi- 
renze, à fiorito in Messina col titolo di baroni di 
Nicchiara dal XVI al XVIII secolo. — Arma: Di 
rosso, al grifo d'oro. 

MARTELLI o MARTELLO di Reggio-Emilia. 

— Appartiene a questa nobile famiglia Monsi- 
gnor Francesco che fu Vescovo di Reggio dal 
4575 al 1578. (Estinta). — Arma? 

MARTELLI di Umbertide (Umbria). — Arma: 
Spaccato; nel 1.» di verde, a due martelli di 
nero, manicali d' oro, passati in croce di S. An- 
drea; nel 2.° d'oro, ad una fiamma al naturale; 
colla fascia d'oro, caricata di tre sbarre di rosso. 

MARTELLI di Vellctri. — Arma : Di rosso, 
al grifo rivoltato d'oro, impugnante colla destra 
un martello dello stesso. — Alias: D'azzurro, al 
destrocherio di carnagione vestito di rosso, mo- 
vente dal fianco sinistro, ed impugnante un mar- 
tello di ferro, accompagnato in capo da una stella 
di otto raggi d'oro. 

•MARTELLI di Verona. — È un ramo della 
famiglia omonima fiorentina, le cui prime traccie 
in Verona rimontano al 1333, nel quale anno vi 
fioriva un Giovanni di Guglielmo notaro. — Un 
Cristoforo nel 1426 era canonico della Cattedrale 
di Verona, e nello stesso anno la famiglia Mar- 
telli fu aggregata a quel nobile Consiglio. — Ul- 
timo di essa fu Antonio aggregatovi nel 1782. — 
Arma ? 

MARTELLINA DELLA CERVA di Firenze. 

— Originaria di Sprugnano nel Casentino, ot- 
tenne il priorato nella persona di Antonio di Ber- 
nardo di Angolo nel 1520. — Esaù di Angelo 
commissario di guerra in Casentino nel 1425, ed 
Agnolo suo figlio gli successe nella stessa carica. 

— Bernardo di Esaù Vescovo di Cesena nel XIV 
secolo. — Fra Angiolo di Cosimo, Cav. di Malta, 
si segnalò per valore alla battaglia di Lepanto 
nel 1571. — Jacopo discepolo ed amico intimo 
del Galileo che accolse nella sua villa di Arcetri 
ove il grand' uomo morì. — Estinta nel 1762 
nella persona di Bernardo. — Arma : Di rosso, 
alla cerva rampante d' argento. 

MARTELLINI DEL FALCONE di Firenze. - 
Derivati da un Maestro Baldinaccio medico ori- 
ginario di Fronzola presso Bibbiena nel Casentino, 
il quale fu priore nel 1473. — Giovanni, di lui 
nipote, fu pure medico e conseguì il priorato nel 
1515. — Piero di Leonardo si distinse moltis- 
simo nella guerre germaniche del XVII secolo, e 
specialmente alla celebre battaglia di Lutzen nel 
1643. Eredi dei Pontanari di Fucecchio, anno go- 
duto il priorato di Pietrasanta noli' Ordine di 
S. Stefano, e per la eredità dei Della Rena eb- 
bero il titolo marchionale su Giovagallo. (Estinta 
verso la metà del XIX secolo). — Arma : Di ros- 
so, ai /alco d' argento posato sopra una piramide 
di sci monti d' oro, in atto di strapparsi il so- 



naglio che tiene legato ad una zampa, attraver- 
sato da una banda d' azzurro. 

MARTELLINI di Ravenna. — Famiglia pa- 
trizia ravennate, fiorente nel XVI secolo. — Ce- 
sare, assai dotto, fu priore dei Novanta Pacifici 
nel 1579. — Arma? 

MARTELLO di Fermo. — Originaria di Pe- 
triolo, avanti il XVI secolo si trapiantò nella città 
di Fermo al cui patriziato fu aggregata. — Mar- 
co, famoso giureconsulto, chiamato dalla Repub- 
blica di Venezia a riformare le sue leggi, fece 
colà stampare a sue spese per la prima volta nel 
1507 le leggi statutarie di Fermo, e fu aggregato, 
insieme a' suoi discendenti al patriziato veneto. 

— Dette altri illustri nelle scienze, lettere ed 
armi e conseguì il titolo comitale. — Arma: 
D' azzurro, al monte di tre cime d'oro, sormon- 
tato da un' aquila di nero, tenente coli' artiglio 
destro un martello dello stesso e posta fra i lati 
di un triangolo isoscele di verde, accompagnato 
in capo da tre stelle d' oro. 

MARTELLO di Nizza. — Arma: Di rosso, al 
grifo d'oro. — Cimiero: Un grifo d'oro nascente, 
tenente colle zampe anteriori una fiaccola ardente 
di nero. — Motto: Virtuti fortuna comes. 

MARTHOD di Ugine (Piemonte). — Arma: 
D' azzurro, a quattro fascie d' argento, la supe- 
riore rotta a sinistra, l'inferiore rotta a destra ; 
colla banda in divisa d'oro attraversante. — Ci- 
miero: Una pelle di martora a testa d' oro. — 
Motto : Exitus acta prorant. 

MARTI di Cagliari. — Originaria di Genova. 

— Arma: D'azzurro, partito da un filetto d'ar- 
gento; nel 1.° all'agnello pasquale d'argento, 
sormontato da una stella dello stesso, e sdrajato 
sopra la pianura di verde; nel 2.° a tre bande d'oro. 

MARTIGNAGHl di Treviso. — Originaria di 
Germania, trapiantata in Italia verso la metà 
del XIV secolo da un Giovanni, il quale avendo 
portato con sè molti danari fece acquisto di molti 
beni in Possagno sotto Asolo ed in Valdobiadenc, 
e perchè aveva fissato la sua abitazione in Mar- 
tignago, da questo luogo trasse il suo cognome 
che trasmise a'. suoi discendenti. Bianchino, di lui 
figlio, per essersi valorosamente adoperato in di- 
fesa del castello delle Coste contro le genti di 
Valmarino, meritò col padre, e con Bartolomeo, 
Taddeo e Rambaldo, suoi fratelli e loro discen- 
denti di essere dichiarati nobili rusticani. — Gi- 
rolamo provveditore c governatore delle macchine 
da guerra per S. M. Cesarea nel 1511. — Fu a- 
scritta al Consiglio nobile di Treviso nel 1410, 
e fu confermata nella sua nobiltà con sovrana 
risoluzione 5 Mag. 1820. — Arma: D'argento, al 
leone di rosso. — Alias: Inquartato d'argento, 
di nero, di rosso e d'argento, il primo quarto 
caricato di una fascia di verde. — Alias: Di 
rosso, al leone al naturale. 



MAR — 

MARTIGNONI di Milano. — Creati nobili il 
16 Sett. 1771 e confermati il 4 Gen. 1828. — 
Arma: D'oro, al castello torricellato di duepezzi 
di rosso, aperto del campo; col capo [d'argento, 
caricato di un grifo passante di rosso. — Cimie- 
ro: Quattro piume di struzzo alternate d'azzur- 
ro e d'oro. — Alias: D'oro, al castello di rosso, 
aperto del campo, sormontato da due torricelle 
del secondo, merlato alla ghibellina. — Cimieri: 
1.» il castello dello scudo; 2.« tre piùme di 
struzzo, una d'oro fra due di rosso. 

MARTIN di Cagliari, — Arma: Partito; nel 
1.» d'azzurro, all'agnello pasquale d' argento, il 
gonfalone di rosso, crociato d'oro; l'agnello sdra- 
jato sopra la campagna di verde e sormontato 
da una stella d' oro ; nel 2.° di rssso, a tre bande 
d'argento. — Cimiero: Un'aquila al naturale. 

MARTIN di Torino. — Originaria della Sa- 
voja, ebbe volta a volta stanza e possedimenti 
nei luoghi di Brcvières, Bonneville Chamoux, An- 
necy, S.' Martin de la Chambre, Sainte-Hólene 
du Lac, Montubeccaria, e Torino. Negli antichi 
tempi alcuni membri di questa famiglia furono 
mercanti di seta, altri coprirono pubblici impie- 
ghi in Savoja ed in Piemonte. — Verso la metà 
del XVIII secolo Melchiorre-Maria del fu Pietro- 
Enrico, fu decurione di Torino, ed ottenne il 
grado ed il titolo di nobile e quello di conte di 
Montubeccaria, del cui feudo era investito. — 
Oltre questo feudo, anno posseduto la contea 
d'Orfengo e la baronia di Saint-Martin de la 
Chambre. — Il Conte Luigi fu generale d' ar- 
mata, combattè contro l' esercito francese che 
invadeva il Piemonte, poi fece la campagna di 
Spagna, e quella del Dellìnato nel 1815, e fu 
comandante di Grenoble, di Pont-Beauvoisin c 
del Fort d'Essillon. — Giuseppe, di lui figlio, 
generale de' RR. Carabinieri, comandante della 
città e provincia di Torino, morto nel 1858. — 
Arma: Partito; a destra d'azzurro, alla torre 
d'argento, aperta e finestrata del campo; a si- 
nistra di verde, all' agnello passante d' argento, 
movente da una terrazza al naturale accompa- 
gnato in capo da tre stelle d'oro maleordinate ; 
col capo d' oro, a tre rose di rosso, gambute e 
fogliate di verde, poste in ventaglio e moventi 
dalla partizione. — Motto: Dominus videt. 

MARTINA di Cremona. — Ascritta al de- 
curionato di Cremona nel 1514 nella persona di 
Guglielmo. (Estinta). — Arma? 

MARTINA del Piemonti', Conti di Corncliano. 
— Arma: Spaccato; nel 1 .° d' argento, alla banda 
d' azzurro accostata da due filetti di nero, o da 
sei plinti del terzo, tre per parte, in banda, fra 
la banda ed i filetti; nel 2.» inquartato; al 1.» 
e 4." di rosso, all'aquila d'oro; al 2.» e 3." d'ar- 
gento, al castello di rosso. — Cimiero: Una ma- 
no di carnagione tenente un falco al naturale, le- 



— MAR 

gato di rosso. — Motto : Virtuti omnia parent. 

MART1NAZZI di Venezia. — Fu del Consi- 
glio, e si estinse nel 1347. — Arma: Palato d'o- 
ro e di verde di quattro pezzi, caricato il primo 
di una crocetta d' argento. 

MARTINE di Venezia. — Arma: Trinciato; 
d' argento, ad una rosa di rosso, e di rosso ad 
una crocetta d'argento; con la banda d'oro at- 
traversante sulla partizione. 

MARTINELLI di Assisi, vedi Angelini. 

MARTINELLI di Carpi nel Modenese. — A- 
scritta al libro d' oro della città di Carpi. — 
Stefano, distinto poeta, cantò le nozze di Fran- 
cesco I d'Este duca di Modena con Vittoria Far- 
nese, seguite nel 1648; Gian-Lorenzo sacerdote, 
prevosto della Congregazione dell'Oratorio in pa- 
tria, compose alcune Cantate Morali per musica, 
pubblicate nel 1712; Girolamo pittore plastico 
vivente verso la fine del XVII ed il principio 
del XVIII secolo. — Arma? 

MARTINELLI di Cesena. — Originaria di 
Fossombrone, si trapiantò in Cesena nel 1378 se- 
guendovi Galeotto Malatesta che ne era divenuto 
signore. Guido fu vice gerente di detto principe 
ed Andrea uditore. — Matteo pretore di Rimini; 
Francesco cavaliere e segretario di stato di Ma- 
latesta Novello esercitò la pretura di Bologna. — 
Tommaso-Maria vestì 1' abito dell' Ordine di S. 
Stefano nel 1645. — Estinta nel 1734 in persona 
di Guido conte della Piavola e cav. di Calatrava. 

— Arma: Partito d'argento e d'azzurro, caricato 
il primo di una stella di otto raggi del secondo 
in capo, e 1' altro di una stella di otto raggi 
d' argento nella punta. 

MARTINELLI di Lucca. — Tommaso-Maria 
creato Cardinale di S. R. Chiesa dal Pontefice 
Pio IX nel Concistoro 22 Die. 1873. — Arma; 
D'azzurro, al leone d'argento tenente colla branca 
anteriore destra una spada dello stesso levata in 
alto, ed accompagnata in capo da due gigli pure 
d' argento. 

MARTINELLI di Modena. — Antica e pa- 
trizia famiglia modenese, di cui Paolo, Pietro e 
Jacopo, appartenenti alla Cinquantina dell'Asino, 
vennero scacciati da Modena nel 1304 perchè 
fautori degli Estensi. — Arma: Spaccato d'oro e 
d'azzurro, al leone dell' uno all'altro, tenente colle 
branche anteriori un archipcn/.olo d' argento; col 
capo d'azzurro, caricato di tre stelle di otto punte 
d' oro, ordinate in fascia. 

MARTINELLI di Monopoli. — Di origine ve- 
neta, passata in Puglia e propriamente nella città 
di Mola dove se ne trovano memorie nel 1600, 
si diramò più tardi nella città di Monopoli, e si 
illustrò al punto da meritare l'aggregazione alla 
nobiltà salernitana e quindi I' ascrizione al regi- 
stro delle piazze chiuse del regno. — Ila vestito 
per giustizia l'abito del S. M. 0. Gerosolim. nel 



MAR 



— 91 — 



MAR 



4862. — Arma: D'argento, alla fenice al naturale 
uscente dal rogo e guardante il sole posto nel 
canton destro del capo, accompagnata nella punta 
da due spade passate in croce di S. Andrea. 

MARTINELLI di Padova. — Appartenne fin 
dal 1569 all' ordine dei cittadini originari veneti, 
e fu ascritta al nobile Consiglio di Padova nel 
1795. — Il Pontefice Pio VII, con breve 23 Feb. 
1802, conferì a Gaetano Martinelli ed alla sua 
legittima discendenza il titolo di conte del Sacro 
Palazzo Lateranensc. — La nobiltà di questa fa- 
miglia fu confermata con sovrana risoluzione 10 
Ott. 1819. — Arma? 

MARTINELLI di Ravenna. — Famiglia pa- 
trizia fiorente nel XVI secolo. — Cesare fu uno 
dei più celebri professori di legge del suo tempo; 
Andrea medico prestantissimo e Pier-Francesco 
medico anch' esso assai valente, il quale morì al 
servizio dell' Imperai Ferdinando. — Arma? 

MARTINELLI di Rimini. — Famiglia conso- 
lare. — Arma: Spaccato d'azzurro e d'oro, alla 
zampa (?) in palo al naturale tenente un crescente 
montante d' argento attraversante sul tutto. 

MARTINELLI di Venezia. — Originari di 
Bergamo, furono mercanti assai facoltosi, e per 
aver offerto alla Repubblica centomila ducati per 
la guerra di Candia furono creati nobili veneti 
il 21 Sett. 1640. — Cristino |provveditore e ca- i 
pitano a Legnago nel 1686-1688. (Estinta nel 
1772). — Arma: Spaccato; nel 1° d'azzurro, al 
giglio d'argento, accostato da due stelle di 8 raggi 
dello stesso; nel 2" d' oro, alla fascia di rosso; 
colla colonna d'argento, cimata da un gallo di ne- 
ro, posta in banda e attraversante sul tutto. — 
Alias: Spaccato; nel 1 n d'azzurro a due stelle 
d'oro nel capo e al giglio d'argento in punta; nel 
2° d' argento, alla fascia di rosso; colla colonna 
d'argento, posta in banda e attraversante sul tutto. 

MART1NENGO di Brescia e di Venezia. — 
Capostipite di questa celebre famiglia fu un Teo- 
baldo che vivea nel 930 e fu tanto caro all' I in - 
perat. Ottone I da meritare fosse da questo creato 
suo vicario imperiale in Italia e donato nel 953 
di quindici castelli nel Bresciano. — Tebaldo, suo 
figlio, passato con 12000 Bresciani in ajuto di 
Ottone li, in una battaglia data ai Greci, tal- 
mente si distinse che dal detto Impcrat., con di- 
ploma 13 Feb. 982 gli fu concesso di poter li- 
sa re l'aquila rossa coronata in campo d' oro. — 
Leopardo, figlio del precedente, fu signore di 60 
castelli nel Bresciano e Bergamasco, ed edificò il 
castello che dal nome della famiglia fu chiamato 
Martinengo. — Ebbe anche per alcun tempo l'as- 
soluto dominio delle città di Ventimiglia e di 
Brescia. — Quattro lince di questa grande fami- 
glia, per segnalate benemerenze in pubblico ser- 
vizio e per aver somministrato somme rilevanti 
alla Repubblica Veneta, furono incorporate negli 



anni 1448, 1449, 1499 e 1689 al patriziato di 
Venezia. — Uno dei principali rami di questa 
casata fin dal 1433 fu dal Doge Foscari investito 
di un vasto feudo e decorato del titolo di conte. 
— Un altro ramo, distinto col predicato di Bar- 
co, fu pure fregiato del titolo di conte derivante 
da concessione fatta dal Doge Agostino Barbari- 
go, il quale con ducale 15 Ag. 1487 decorò di 
tal titolo Francesco Martinengo e suoi discendenti, 
erigendo in contea la possessione chiamata Barco. 
I Martinengo ottennero la conferma di loro an- 
tica nobiltà con sovrane risoluzioni 16 Nov. 1817 
ed 8 Ott. 1818 ed ebbero il titolo di conti della 
Rep. Veneta per ducale 15 Ag. 1487, e furono 
ascritti alla nobiltà patrizia veneta per deliberaz. 
13 Ott. 1499 del maggior Consiglio. — Con de- 
creto della I. R. Commissione araldica veneta, in 
data 11 Lug. 1 826, ottennero ricognizione di an- 
tica nobiltà bresciana. — Ferdinando l Imperat. 
d'Austria, con diploma 24 Die. 1843 li creò conti 
dell' Impero Austriaco. — Il Ministro dell' In- 
terno del regno d' Italia con suo decreto dichiarò 
competere a Leopardo Martinengo, nato in Bre- 
scia 21 Die. 1805, i titoli di patr. veneto, di 
conte e di nobile bresciano trasmissibili ai di- 
scendenti legittimi, con facoltà di far uso del se- 
guente stemma gentilizio trasmessibile ai discen- 
i denti d' ambo i sessi per continuata linea retta 
mascolina: Arma: D'oro, all'aquila di rosso, co- 
ronata dello stesso, caricata nel petto d' uno scu- 
detto ovale d' azzurro, al leone illeopardito d'oro, 
alato e diademato dello stesso, accasciato sulla 
campagna di verde, e tenente colle zampe avanti 
al petto un libro d'argento, aperto, scritto delle 
parole Pax tiri Marce in tre linee nella pagina 
verso, ed Evangelista meus pure in tre linee 
nella pagina recto a lettere majuscole romane di 
nero. — Cimiero: Tre penne di struzzo; una in 
mezzo ,d' oro, addestrata da una d'azzurro e si- 
nistrata da altra di rosso. — Arma comune a 
tutti i rami: D' oro, all' aquila di rosso coronata 
del campo. — Arma dei Martinengo Conti Mal- 
paga: Inquartato; nel 1° d'oro, all'aquila di 
rosso coronata del campo ; nel 2.° di azzurro 
seminato di gigli d' oro : nel 3° di rosso, a due 
morsi di cavallo d'argento posti in banda; nel 4° 
spaccato di rosso e d'argento, a tre cuori rivol- 
tati, due d'argento nel primo ed uno di rosso nel 
secondo. — Arma dei Martinenghi di Villagana: 
D'oro, all' aquila di rosso, caricata nel petto di 
gigli d' oro e. dell' aquila estense. — Arma dei 
Martinengo da Barco (Estinti): D'oro, all'aquila 
di rosso coronata del campo, pertanto il S. Marco 
in gazella nel cuore. 

. MARTINENGHI di Crema. — E un ramo 
della celebre famiglia omonima bresciana, che si 
trova stabilita in Crema verso il 1200 nella per- 
sona di Odasio. Questa famiglia fu di parte guel- 



MAR 



— 92 — 



MAR 



fa, assai benefica a prò degli ospitali di quella 
città, al cui patriziato venne aggregata. Si e- 
stinse verso la metà del XVIII secolo. — Arma? 

MARTINENGHI o MARTINENGO di Venezia. 
— Antonio nobile cavaliere bresciano, nella guerra 
de' Veneziani contro Filippo-Maria Visconti, se- 
gnalatosi nel passaggio dell' Adda dell' esercito 
veneto, fu decorato, insieme alla sua discendenza, 
del patriziato della Repubblica e la sua persona 
delle insegne di cavaliere nel 1448. Il simile ot- 
tennero nel 4 449 i fratelli Vettore e Giovanni- 
Maria figli del Conte Giovanni-Francesco di un 
altro ramo, ma proveniente dallo stesso ceppo, per 
essersi diportati valorosamente nell' acquisto di 
Cremona e della Ghiara d'Adda. — Anche i fra- 
telli Giambattista e Paolo, agnati dei precedenti, 
ottennero il 29 Giù. 1689 il patriziato veneto 
per aver offerto al pubblico erario centomila du- 
cati per la guerra di Morea. — Arma : D' oro, 
all'aquila di rosso, coronata del campo, portante 
sul suo petto uno scudo d'argento caricato del 
leone di S. Marco di rosso. 

MARTINET di Aosta. — Arma: Di nero, a 
tre martelli d'oro, 2 e 1. 

MARTINEZ di Milano. — Arma: Di nero, 
al castello torricellato di due pezzi d'argento, a- 
perto del campo, merlato alla ghibcllliua; col 
leone nascente d'oro movente dal castello fra le 
due torri. 

MARTINEZ di Palermo. — Arma: Tagliato; 
nel 1° di rosso, al Icone rivolto d' oro, coronato 
dello stesso ; nel 2° d' azzurro, al crescente ri- 
volto d' argento, accompagnato fra le corna da 
una stella dello stesso. 

MARTINEZ del Piemonte, Marchesi di Mon- 
temuros. — Arma: Spaccato; nel 1° d' azzurro, 
all'agnello pasquale, sdrajato, d'argento, la testa 
di fronte, la banderuola di rosso ; nel 2° di ros- 
so, a tre foglie di fico al naturale, moventi, di- 
vergendo coi gambi, dalla punta dello scudo. 

MARTINEZ di Taranto. - Originaria di Spa- 
gna, trapiantata in Taranto da un Francesco ca- 
valiere nel 4 542 che fu tosto aggregato a quella 
nobiltà. (Estinta nel 1071). — Arma? 

MARTINI (de) di Asolo. — Aggregata nel 
4 802 al Consiglio nobile di Asolo, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 28 Ott. 
4 822. — Arma V 

MARTINI di fiohf/na. — Arma: Spaccato 
d' azzurro e di rosso, caricato il primo da un 
disco ovale d' argento, accostato da due becchi 
affrontati dello stesso, appoggiatiti una zampa sul 
disco, il tutto sostenuto dalla linea della parti- 
zione ; col capo d' Angiò. 

MARTINI di Croma. — Un Antonio vivente 
sul declinare del XVII secolo era follatore di 
carta straccia e suo figliti Andrea negoziava di 
bestie bovine ; ma verso la metà del secolo XVIII 



i Martini si procacciarono considerevole agiatezza 
perlochè potettero ottenere il titolo comitale me- 
diante il pagamento di lieve tassa. — Benché ti- 
tolati, il Consiglio di Crema rifiutò loro costan- 
mente l'accesso in esso. — Arma? 

MARTINI di Cremona e del Trentino. — 
Guglielmo decurione di Cremona nel 4 514. — 
Questa famiglia ottenne la nobiltà cavalleresca 
ereditaria austriaca nel 4566, confermatale dal 
Vescovo principe di Trento nel 4 746. — Carlo- 
Teodoro, elettore palatino e vicario imperiale, creò 
i Martini Conti del S. R. I. e conti bavaresi con 
diploma 24 Sett. 4790, e Francesco I imperat. 
d'Austria li confermò nella dignità di conti del- 
l'impero con sovrana risoluzione del 5 Ott. 4 835. 
— Arma: Inquartato; nel 4* e 4° di rosso, al- 
l' aquila d'oro, coronata dello stesso ; nel 2° e 3° 
d'oro, alla banda d' azzurro caricata di tre api 
d'oro poste nel verso della banda. Sul tutto in- 
terzato di verde, d'azzurro e di rosso, al capriolo 
d'argento, accostato da tre gigli d' oro, due in 
capo ed uno in punta. — Cimieri: 4° Un uomo 
d'armi uscente e rivolto, armato di una picca ; 
2° P aquila dello scudo ; 3" una torre a due piani 
d'argento fancheggiata da due muri dello stesso, 
aperta di rosso e cimata da una banderuola d'oro. 

MARTINI DALL'ALA di Firenze. — Era 
così chiamato dall' emblema del proprio scudo per 
distinguersi da altre famiglie omonime. — Ser 
Giovanni di Luca fu notaro della signoria nel 
4 417; Bartolomeo, suo fratello, ottenne il prio- 
rato nel 1428, e dopo lui ebbero la stessa cari- 
ca altri cinque della famiglia. Ser Martino fu 
cancelliere delle Riformagioni nel 4 414, ufficiale 
dello studio fiorentino e dei Dieci eletti per la 
guerra contro i Lucchesi nel 1429. — Estinta il 
21 Ott. 4 808 per morte di Zanobi di Francesco 
ultimo della casa, di cui fu erede la figlia Maria 
maritata al Maestro di Campo Generale Alessan- 
dro Passerini. — Arma: D'argento, al semivolo 
d'azzurro in palo. 

MARTINI-BECCAI di Firenze. — Cosi detti 
dalla professione che esercitavano, trassero la loro 
origine da Montevarchi, e per dieciotto volte con- 
seguirono la dignità di priori tra il 4 349 ed il 
4 455. — Estinta nella prima decade del XVI se- 
colo. — Arma: Di verde, al becco d'azzurro ca- 
ricato sull'omero di una croce di rosso, accostato 
da due coltelli a lama d' argento, manicati di 
nero; col capo d' Angiò. 

MARTINI-BONAJUTI di Firenze. — Arma: 
D' azzurro, a tre martelli di nero disposti in 
banda. 

MARTINI DICINO, o MARTINI-BONAJUTI 
di Firenze. — Dette alla patria nove priori, il 
primo de' quali fu Cino di Martino di Bonajuto 
nel 4 34 3 e 4314, gonfaloniere nel 1315. — E- 
stiuta noli' Ott. 4752 nella persona di Giambat- 



MAR 



- 93 - 



MAR 



tista di Francesco del Capitano Camillo. — Ar- 
ma : Di rosso, alla fascia d' oro caricata di tre 
croci d' azzurro. 

MARTINI GUCCIO di Firenze. — Originari 
di Cigoli, dettero alla Repubblica quattordici 
priori, primi de' quali furono Tommaso di Guc- 
cio nel 1383 e Giuliano di Tommaso nel 4511. 
— Rosso-Antonio, letterato di chiaro nome, ac- 
cademico della Crusca.cui prestò importanti ser- 
vigi. — Estinta nel 1800 nelle persona di Fran- 
cesco-Maria, figlio del precedente, e ne fu erede 
la famiglia Corboli. — Arma: Spaccato d'azzurro 
e d' oro, al leone dello stesso passante nel primo. 

MARTINI di Lucca. — Arma: Spaccato d'ar- 
gento e di rosso, caricato il secondo di un qua- 
drante d' argento, alla croce patente di rosso. 

MARTINI di Monsummano (Firenze). — Di- 
chiarati di antica nobiltà da Gian Gastone da" 
essi ospitato nel 1734, produssero Vincenzo ce- 
lebre giurista, governatore di Siena e consigliere 
di stato del Granduca Ferdinando III. — Arma: 
D' azzurro, al monte di sei cime di verde, sor- 
montato da una mano di carnagione, accostata da 
due stelle d' oro. 

MARTINI di ROFFO o da BROZZI di Fi- 
renze. — Così detti da uno de' loro progenitori 
e dal luogo di origine. — Roflb di Martino di 
Rodo di Doddo fu priore nel 1405, 1412 e 1422, 
e Lorenzo suo figlio conseguì la stessa dignità 
nel 1432. — Arma: Di verde, alla navicella d'oro 
col remo dello stesso. 

MARTINI di Modena. — Arma : D' azzurro, 
al destrocherio di carnagione, vestito di rosso, im- 
pugnante un martello d' argento, accompagnato 
in punta da una terrazza di verde, al capro d'ar- 
gento in essa passante. 

MARTINI (de) di Napoli. — Gabriele con r. 
decreto del 1722 ottenne il titolo di Duca di 
Faicchio. — Arma: Inquartato; nel 1° spaccato 
d' azzurro, a tre lancie d'argento, astate di nero 
e poste in palo, e d' argento, a tre bande di 
rosso; nel 2.° partito d'oro, al leone di nero, e 
d' argento, a tre fascie ondate di rosso ; nel 3.° 
d'oro, a 16 losanghe d'azzurro, disposte quattro 
per quattro; nel 4.° d'azzurro, a tre fascie di rosso. 

MARTINI Signori di Castelnuovo nel contado 
di Nizza. — Arma : Spaccato: nel 1 .° d'azzurro, 
all'agnello d'argento passante, sormontato da 
una stella d'oro; nel 2.° di verde, a due piante 
di rosa d' oro nudrite sopra una zolla dello stesso 
movente dalla punta. — Motto: Deus videt. 

MARTINI di Palermo. — Originaria di Fi- 
renze, trapiantata in Sicilia sotto il re Federi- 
co II, dal quale un Nicolò Martini ottenne la 
carica di capitano di Piazza, di Mineo e dell' i- 
sola di Malta — Guglielmo, di lui figlio, fu se- 
natore di Palermo nel 1335. — Arma: Di rosso, 
a tre corone d'oro, poste 2 e 1. 



MARTINI del Piemonte. — Melchiorre-Maria 
acquistò parte di Cocconato dai Radicati nel 
4 698. Carlo-Francesco, suo figlio, fu conservatore 
generale delle gabelle ed accrebbe con nuovi ac- 
quisti quel feudo. Giuseppe-Vittorio, figlio del 
precedente, acquistò nel 4758 il feudo di Cigola 
con titolo comitale. — Arma: Inquartato; nel 
4.° d' azzurro, all' agnello passante d' argento; nel 
2.° d' azzurro, a tre bisantini d' argento, 2 e 4 ; 
nel 3.° partito d'azzurro e d'argento, ad un bi- 
santino, un tortello, ed un bisantino tortello, po- 
sti 2 e 4 ; sul tutto i due primi dell' uno nel- 
1' altro, 1' ultimo dell' uno all' altro e dell' uno 
nelP altro ; nel 4.° di fosso, al liocorno furioso 
d' argente. 

MARTINI-RICCI di Siena. — Del popolo, o- 
riginari di Casole, risieduti nel 4 480. — Giovati- 
Battista, avvocato concistoriale di Clemente VII, 
trovossi al sacco di Roma. — Pietro-Paolo fu 
pure nello stesso tempo avvocato concistoriale. — 
Pietro arcidiacono della cattedrale. — Arma: 
Spaccato; nel 4.» di rosso, al riccio passante al 
naturale; nel 2.° d'argento pieno. 

MARTINI di Spello (Umbria). — Per chiro- 
grafo di S. Pio V 27 Lug. 164 0, Girolamo fu 
padrone di una delle torri del patrio borgo. — 
B. Pietro canonico di S. Lorenzo, morto nel 4691, 
fu P ultimo di sua famiglia. — Arma : D'azzurro, 
all' albero di verde, sostenuto da due mani di 
carnagione manicate di rosso, e sormontato da 
una cometa d' oro. 

MARTINI di Velletri. — Arma : Spaccato; di 
rosso, a due gigli d' argento, e d' azzurro, a due 
fascie partite d'argento e d'oro; la prima at- 
traversante sulla partizione. 

MARTINI di Venezia. — In forza dell'acqui- 
sto fatto nel 4 770 del vicariato di Pradelle e 
Cazzano nel Veronese, cui era annesso il titolo 
comitale, Giuseppe Martini, e quindi nel 4772 i 
di lui figli Giovanni ed Andrea vennero dal Se- 
nato Veneto, con tutta la loro discendenza ma- 
schile, decorati del titolo di conti. Questa fami- 
glia fu ascritta nel 4776 alla cittadinanza nobile 
di Bologna, e nel 1786 al Consiglio nobile di 
Crema. — Con sovrana risoluzione 1 Ag. 1819 
ottenne la conferma della sua nobiltà. — Arma? 

MARTINO di Cefalù. (Sicilia). — Decorata 
del titolo di Baroni di Rocca Valdina. — Arma: 
D' azzurro, a due leoni affrontati e controram- 
panti ad un monte piantato sopra un mare agi- 
tato d' argento, sormontato da tre stelle, il tutto 
d' oro. 

MARTINO (de) di Napoli. — Vuoisi origina- 
ria di Firenze, ma stabilita in Napoli fin dal 
XIII secolo, nel qual tempo un Gervasio de Mar- 
tino fu spedito ambasciatore dal Re Manfredi a 
Giordano Ruflb nel 1254. — Nei primi anni del 
XVI secolo si divise in tre rami; dei baroni di 



MAR — ! 

Faicchio, dei baroni di Puglianello e dei baroni 
di Silvi, così detti dai feudi che essi possedevano. 
— Un Francesco del terzo ramo comprò dalla R. 
Corte il feudo di Silvi negli Abruzzi con piena 
giurisdizione, e ne ottenne il sovrano assenso con 
decreto 18 iMag. 1550; il qual feudo fu posse- 
duto dai de Martino fino al 1695 in cui fu alie- 
nato. — Ottavio cav. Gerosolim. 24 Apr. 4625; 
Giacomo creato dal pontefice Martino V Vescovo 
di Sessa; e Nicolò fu prima Vescovo di Umbria- 
tico e quindi di Rossano. — Arma: Spaccato; 
nel 1." d' azzurro, a tre alabarde sormontate da 
tre stelle d'oro; nel 2.° fasciato d'azzurro e di 
rosso di otto pezzi. — Divisa : Tutor et ulci- 
scon. 

MART1NON di Napoli. — Originaria di Fran- 
cia, trapiantata prima ih Palermo e quindi in 
Napoli, dove tuttora fiorisce. — Arma: D'azzur- 
ro, alla torre, al naturale, movente da una ter- 
razza di verde, sostenuta da due leoni affrontati 
d' oro ed accostata in capo da due stelle di otto 
raggi dello stesso. 

MARTINOZZI di Fano. — Famiglia di chiaro 
sangue che in ogni tempo avea dato alla patria 
uomini insigni per scienza e valore, illustrata da 
due celebri dame, Anna-Maria la quale nel 1654 
si maritò con Armanno principe di Conty del 
sangue reale di Francia, e Laura che nel 1655 
fu impalmata da Alfonso IV d' Este, allora prin- 
cipe ereditario di Modena, del qual ducato fu 
essa reggente durante la minorità del figliuolo, 
Francesco li (Estinta). — Arma: D'argento, a 
sei losanghe di verde, addossate e disposte in, 
due fascie. 

MARTINOZZI di Sanseverino (Marche). — 
Arma: Spaccato d' argento e d' azzurro, a quat- 
tro gigli dell'uno nell'altro; colla fascia d'oro 
attraversante sulla partizione. 

MARTINOZZI di Siena. — Originaria di Mon- 
tepulciano, si trapiantò nel 1300 in Siena, dove 
un Ser Botto nel 1326 fu ascritto a quella no- 
biltà. — Agnolo cavaliere, nel 1395 fu inviato 
con altri ad assistere all' incoronazione di Gian- 
Galeazzo Visconti duca di Milano. — Esso fu il 
primo di sua famiglia a tenere il supremo magi- 
strato della città nel 1401. Nicolò di lui figlio fu 
ministro presso la Regina Giovanna II di Napoli, 
la quale con diploma 27 Apr. 1430 lo nominò 
conte di Castelluccio, titolo trasmissibile ai suoi 
figli e discendenti. — Giovanni nel 1454 fu uno 
degli eletti della Repubblica a dirigere le osti- 
lità contro i Conti di Pitigliano, e quindi inca- 
ricato con altri a compilare e riformare le leggi 
e le ordinanze della Repubblica. — Antonio-Ma- 
ria centurione nel Terzo di S. Martino nel 1553; 
Sertorio fu uno dei cento uomini d' arme del 
Granduca di Toscana nel 1591 sotto il nome di 
Cavaliere temperato; Ventura vestì l'abito del 



— MAR 

S. M. 0. Gerosolim. nel 1646. — La famiglia 
Martinozzi à dato illustri prelati alla Chiesa, fra' 
quali Lorenzo eletto Vescovo di Montalcino nel 
1656, e Federico innalzato nel 1661 dal Papa 
Alessandro VII alla sede vescovile di Sarsina. — 
Arma: Inquartato d' azzurro e d'oro, i primi due 
quarti caricati dell' aquilu bicipite coronata dal- 
l' uno all'altro; colla fascia d'azzurro, caricata 
di tre stelle d'oro, attraversante sull'inquartatura. 

MART1RAN0 o MARTORANO- di Salerno e 
di Calabria. — Si vuole sia una diramazione 
della casa Sanseverino e che abbia preso il nome 
dalla contea omonima che essa possedeva verso 
il 1200. — Da Cosenza un ramo fu portato a 
Tropea, ed un altro a' Lecce, donde ne uscì nel 
1465 e vi rientrò nel 1720. Un altro ramo si 
stabilì in Salerno, da dove si trapiantò in Napoli 
nel 1 800 ed un altro in Messina. — Gregorio 
governatore di Tropea e sindaco dei nobili nel 
1566; Giambattista cav. Gerosolim. e commen- 
datore di Cosenza nel 1535; Bernardino, dottis- 
simo in giurisprudenza, consigliere e segret. di 
stato per l' Imperat. Carlo V che fu suo ospite 
in una sua villa presso Napoli allorquando fu di 
ritorno dall' Africa, accompagnò il viceré Carlo 
di Lannoy il quale si recò in Lombardia per le 
contese tra Papa Clemente VII e le truppe ce- 
saree, e fu pure capitano delle armi imperiali in 
Italia e molto amico del principe d'Oranges. — 
Coriolano e Marzio segretari di stato del re- 
gno; Geronimo fu tra i patrizi di Cosenza a rap- 
presentare questa città ai parlamenti generali 
tenuti in Napoli. Questa casa à dato alla Chiesa 
tre vescovi : Fabio, Cassinese, eletto Vescovo di 
S. Agata nel 1282; Senatore, Vescovo di Marti- 
rano nel 1335; e Coricano Vescovo di S. Marco 
in Calabria, il quale intervenne al Concilio di 
Trento di cui fu segretario interinale. — I Mar- 
tirano ànno goduto nobiltà nalla città di Napoli 
al seggio di Capuana, ed in quelle di Cosenza, 
Tropea, Teramo e Lecce. — Arma dei Marti- 
rano di Calabria e di Messina: Interzato in fa- 
scia; nel 1.° d' azzurro, a tre stelle ordinate d'oro; 
nel 2.° d' azzurro, a tre fascie scaccato d'oro e 
di nero, di due file, attraversate dalla gemella 
di rosso posta in banda ; nel 3 ° di rosso, alla 
testa di leone d'oro, recisa e sanguinosa del cam- 
po. — Arma dei Martirani di Salerno e di 
Lecce: D'azzurro alla fascia scaccata d' oro e di 
nero, accompagnata nel capo da un lambello di 
tre pendenti di rosso. — Motto: Virtute domi- 
nio ET ARMIS. 

MAUTIS di Sardegna. — Arma: Di rosso, al 
cavallo d' argento, scalpitante, la coda e criniera 
irte, e la zampa destra anteriore alta sovra il 
mare al naturale nella punta dello scudo; col 
capo d' oro, caricato delle parole Mars Trux di 
nero. 



MAR 



— 95 - 



MAR 



MARTORELLI di Assisi (Umbria). — Figurò 
molto tra' nobili consiglieri e magistrati munici- 
pali dopo la metà del XV secolo. (Estinta) — 
Arma: D'azzurro, al capriolo d'argento, accom- 
pagnato da tre teste di martora dello stesso, 
due in capo, ed una nella punta. 

MARTUCCI di Altamura (Terra di Bari). — 
Di origine greca, e venuta in Italia seguendovi 
il Duca d'Atene. — Stabilitasi da prima in Con- 
versano, e riconosciuta sempre per una delle più 
nobili del luogo, si trapiantò più tardi in Alta- 
mura, alla cui nobiltà venne aggregata. Feuda- 
taria dal 1532, e chiara per dignità ecclesiastiche 
e militari, ottenne, per concessione del Pontefice 
Clemente VII, il diritto di aggiungere alla propria 
l'arma medicea, e fu ricevuta per giustizia negli 
Ordini Costant. e di Malta. — Arma: D'azzurro, 
terrazzato di verde, al leone al naturale, coro- 
nato d'oro. 

MARTUZZI di Bagnacavallo. — Originaria 
di Cotignola, trapiantata in Bagnacavallo nel 
4687. — Lodovico Sforza, detto il Moro, decorò 
i Martuzzi del titolo di nobili, e più tardi, nel . 
1835, furono aggregati alla nobiltà di Ascoli-Pi- 
ceno. — Pio IX, con breve del 29 Sett- 1856, 
conferì a Gaetano il .titolo di conte, trasmissibile 
in linea primogeniale maschile in infinito. — Un 
ramo di questa casa fu trapiantato in Napoli da 
un Martuzzi che vi seguì lo Sforza nelle sue im- 
prese, e si estinse verso la metà del XVIII secolo. 
— Arma: D'azzurro, al pino al naturale, sinistrato 
da una capra saliente d'argento, e addestrato da 
un cavallo fermo e sellato dello stesso; a pie di 
esso un cavaliere caduto di carnagione, vestito 
di rosso; il tutto movente da una terrazza di 
verde su cui striscia un ramarro al naturale; il 
tronco del pino attraversato da un cartello d'ar- 
gento portante il motto fidelitas di nero; in 
capo tre stelle d' argento. 

MARUCELLI di Firenze. — Originaria di 
Viteréta nel Mugello, à dato, a Firenze sette 
priori dal 4 438 al 1528, l'ultimo de' quali fu 
Rodolfo di Giulianq, che con Francesco suo /ra- 
teilo si trovò a difender la patria durante l'asse- 
dio. La posterità di Giuliano si estinse nel 1769 
nella persona di un Rodolfo la. cui unica "figlia 
erasi maritata nei Pierucci. — Francesco di Fran- 
cesco capitano di cavalleria in Francia sotto Pie- 
tro Strozzi, ed avo di Giuseppe e di Orazio se- 
natori; <jio.-Filippo ambasciatore per la Corte 
toscana in Francia, e quindi segretario di stato dei 
Granduchi Ferdinando II e Cosimo III. . — Estinta 
nel 1783 nella persona di. Francesco di Roberto, 
di cui i beni passarono a Jacopo Brunaccini figlio 
di una sua sorella. -7 Arma: D* uzzurro, alla 
banda d'oro, caricata da- tre stelle di otto ràggi 
del campo, ed accompagnata da due rose d'argen- 
to; col capo di rosso, caricato di tre aquile d'oro. 



MARUFFI di Genova. — Arma: Di rosso, 
alla rotella d' argento, caricata di una banda 
d' azzurro. 

MARULLI di Barletta. — Originaria greca, 
stabilita prima in Andria e poi in Barletta, dove 
le prime memorie di essa risalgono ad un Gu- 
glielmo che nel 1320 da Carlo Duca di Calabria 
fu inviato contestabile di Montelcone col comando 
delle milizie colà mandate contro gli Aragonesi 
di Sicilia. — A goduto i feudi di Casalsanmi- 
chcle, Casamassima, Crepacore, Gabella di Bisce- 
glie, Grottaglie, Mottabovalina, Mottabruzzana, 
Mottacaveria, Puzzoterragno e Torretagliata, il 
marchesato di Campomarino, i ducati di Ascoli, 
di Carosino e di Frisia, ed i principati di Fag- 
giano e di Santatigelo. — Ha goduto nobiltà in 
Barletta, Sessa, Bologna e Napoli al seggio di 
Portanova, ed. à vestito l'abito del S. M. 0. Ge- 
rosolim. fin dal 1557 nella persona di Scipione; 
e dopo questo ; molti altri individui della famiglia 
Marnili furono aggregati a quella sacra milizia. 
— L' Imperat. Carlo VI d' Austria decorò i Ma- 
rulli del titolo di Conti del S. R. I. — Arma: 
D' azzurro, al leone d' oro passante, sormontato 
da una croce greca d'argento. 

MARULLI di Bologna. — Arma: Partito; nel 
1.° d' argento, all' aquila bicipite di nero, ciascuna 
testa coronata d' oro, caricata in petto da uno 
scudo ovale d' argento, caricato di un leone d'oro; 
nel 2.° d' azzurro, ad una croce scorciata d' ar- 
gento in capo, e ad un leopardo passante d' oro, 
macchiato, di nero in punta. , 

MARULLQ ME RULLA di Messina. — Già 
chiara ed illustre fin dall'epoca normanna, in 
cui. fiorivano un Guglielmo rettore della città 
di Taormina' ed un Martino che fu uno dei più 
cospicui patrizi messinesi esiliati nel 1194 dal- 
l' Imperat. Arrigo di Svevia re di Sicilia perchè 
partigiani dei Normanni. — - I Marullo ànno soste- 
nuto in patria e fuori le cariche le più eminenti, 
quali di senatore, deputato, ambasciatore, stra- 
tigò, r. cpnsigliere ecc. — : Giacomo viceré di 
Sardegna per il re Martino; Francesco, Cav. di 
S. Giacomo della Spada, tesoriere generale di Sici- 
lia nel XY secolo;. Tommaso, anch' egli tesoriere 
nel 1550; Cesare, Arci v„ di Palermo, fondò quivi 
l'ospitale dei Fate-bene-fratelli.. — .1 Marulli ànno 
posseduto molti e cospicui, feudi, fra' quali Sapo- 
nara, Calvaruso, Bavuso, Casalnuovo, Mola S. Lo- 
renzo, S. Stefano, Calatabiano, Condojanni ed Au- 
gusta; Ignazio conte di Condojanni venne graziato 
.del titolo di marchese di Condagusta per privi- 
legio di Filippo IV del 20 Ag. 1626, e Placido, per 
eminenti servizi prestati alla Coróna ne fu rimu- 
nerato col titolo di Duca di Giovanpaolo il 28 
Ott. 4 648. — 11 ramo marchionale di Condagusta 
si spense nella casa Castelli verso il 1743 e. quello 
ducale di Giovanpaolo finì in sullo scorcio del 



MAR — ! 

XVII secolo. — Arma: Spaccato di rosso e d'oro, 
alla colomba, o merola d'argento nel primo, posata 
sulla partizione. 

MARUZZ1 di Venezia. — Di origine greca. 
L'Imperatrice Maria-Teresa, con diploma 21 Giù. 
1769 concesse il titolo di marchese ai fratelli 
Pano, Costantino e Lambro Maruzzi ed ai loro 
discendenti maschi primogeniti; titolo confermato 
con sovrana risoluzione 30 Mar. 1819. — Arma? 

MARZALOGLI di Bologna. — Arma: D' az- 
zurro, al leone d' oro, sostenuto dalla metà su- 
periore di una ruota dello stesso, movente dalla 
punta ; col capo d' Angiò. 

MARZANI di Villa Lagarina nel Trentino. — 
Le più antiche memorie di questa famiglia ri- 
salgono al XV secolo in cui vivea un Giovan- 
Lorenzo notajo in Rovereto, figlio del fu Giaco- 
mo de Marzanis inviato dalla patria oratore 
al doge di Venezia Cristoforo Moro nel 1460. 

— Giovan-Domenico, figlio di Giovan-Lorenzo, 
fu pure notajo, e nel 1472 rogava l'atto d'inter- 
detto pel Vescovo Inderbach contro i canonici di 
Trento. — Ambedue, Giovan-Lorenzo e Giovan- 
Domenico, favorirono i Castelbarco contro i Vene- 
ti, per cui furono dichiarati ribelli e i loro beni 
furono confiscati. — Questa famiglia fu decorata 
della nobiltà dell'Impero il 2 Feb. 1769, e fre- 
giata quindi del titolo comitale da Teodoro di 
Baviera vicario dell'Impero con diploma 3 Sctt. 
1790, confermato poi con sovrana risoluzione 
14 Mar. 1827. — Arma: Inquartato; nel 1.° e 
4.° d'azzurro, alla sirena al naturale natante sopra 
un' acqua d' argento, tenente la sua coda con la 
mano destra, e colla sinistra una croce latina 
bottonata di nero in sbarra; nel 2.° e 3.° di rosso 
a tre stelle d'oro. — Cimiero: Una colomba rivolta 
d' argento, colla testa rivoltata, il volo aperto, e 
tenente nel suo becco un ramo d'olivo di verde. 

— Arma del ramo comitale: Trinciato d'argento 
e di rosso, caricato il primo di due dadi di nero, 
posti in banda, gli angoli a contatto fra loro. 

MARZANO di Calabria. — Le storie del re- 
gno di Napoli cominciano a tener parola dei Mar- 
zano fin dai tempi dei principi normanni (1180), 
sotto il dominio dei quali Guglielmo di Garzano 
era signore di Marzano, da cui la famiglia trasse 
il proprio nome, S. Angiolo, Solviteli* e Cagia- 
no. Parecchi cavalieri di questa casa combatte- 
rono con Goffredo di Buglione pel conquisto di 
Terrasanta, e nel libro dell' Imperat. Federico 11 
i Marzano sono annoverati fra i potenti baroni 
del regno. Nel 1246 si ribellarono contro Fede- 
rico ed insieme coi Sanscverini e coi Fasanella. 
intervennero alla famosa congiura di Capaccio 
contro la persona o lo stato di detto imperato- 
re. Più tardi, nel 1244, cogli stessi Sanscverino 
e Fasanella, presero le armi in favore della Chiesa 
ed ardirono colle proprio forze venire contro Io 



— MAR 

stesso imperatore a battaglia sotto Canossa. — 
Sconfitti, molti di essi rimasero morti, ed i po- 
chi superstiti dovettero esulare dal regno e su- 
bire la confisca de' loro beni. Ma fattisi seguaci 
di Carlo d' Angiò, nel 1266 rimpatriarono, e dal 
nuovo re furono reintegrati nei loro stati. — 
Riccardo di Marzano e Raimondo di Cagiano, co- 
me baroni molto [potenti, non solo in Terra di 
Lavoro, ma anche in Terra d' Otranto, tennero 
colle loro forze a divozione di re Carlo quelle 
Provincie, e nel 1268, avendo Lecce innalzato lo 
stendardo di Svevia, furono essi di tanta auto- 
rità, che entrativi colle loro genti, costrinsero i 
Leccesi ad alzare quello d' Angiò; poscia raggiun- 
sero nelle vicinanze del lago di Celano l'esercito 
di Carlo, al cui fianco combatterono nella gior- 
nata in cui fu rotto e vinto Corradino. — Tom- 
maso Marzano, maresciallo del regno, nel 1313 fu 
creato dal re Roberto conte di Squillace e gran- 
de ammiraglio, carica questa che per più gene- 
razioni fu sostenuta dai membri di questa fami- 
glia. — Oltre i feudi suaccennati, altri molti ne 
à posseduti, fra' quali Sessa con titolo ducale con- 
ferito dalla regina Giovanna a Tommaso, che ebbe 
pure il titolo di conte di Alife e la carica di 
Gran Camerlengo del regno, ed il principato di 
Rossano pervenuto per eredità di Covella Ruffo 
che fu moglie di Giovanni-Antonio. — Ha go- 
duto nobiltà in Cotrone al sedile di S. Dionigi, 
in Tropea in quello di Porto Ercole, in Stilo, in 
Monteleone e in Seminara. — Arma: D'argento, 
alla croce potenziata di nero. — Cimiero' Una 
testa e collo di liocorno di nero. 

MARZARl di Vicenza. — Aggregata da tempo 
assai remoto al Consiglio nobile di Vicenza, fu 
confermata nella sua nobiltà con sovrana risolu- 
zione 1 3 Mag. 1 825. — Arma : D' azzurro, al 
sole d'oro. — Alias: D'azzurro, a due fascie 
d'oro; col capo del primo, caricato dell' aquila 
di nero, coronata d'oro, sostenuta da unajcollinetta 
dello stesso. 

MARZARI-PERCATTI di Vicenza. — Arma: 
Inquartato; nel 1° d' azzurro, all' aquila di nero, 
coronata d' oro, sostenuta da una collinetta dello 
stesso; nel 2° di verde, ad una crocetta patente 
d' argento ; nel 3° d'azzurro, a due fasce d' oro ; 
nel 4° di rosso, caricato da una gamba umana 
d'argento tagliata alla coscia ; col capo d'oro. 

MARZATI di Sorrento. — Famiglia antichis- 
sima e patrizia di Sorrento del sedile di Porta, 
che à pur goduto nobiltà in Mazzara del Vallo, 
e che fu signora della terra dr San Marzato, da 
cui forse trasse il proprio nome. — Stefano, alla 
morte di Carlo III nel 1385, fu uno degli eletti 
al buon governo della città di Napoli. — An- 
drea, governatore e capitano a guerra della città 
di Monopoli. — Claudio, cappuccino sotto il no- 
me di Anselmo, creato Cardinale di S. R. Chiesa 



MAR 



— 97 — 



MAR 



da Clemente Vili nel 1604. (Estinta nella se- 
conda metà del XVIII secolo). — Arma: Spac- 
cato; nel 1° d'azzurro, all'aquila d'oro, coronata 
dello stesso; nel 2* d'oro, a tre pali di rosso. 

MARZI- MEDICI di Firenze. — Angiolo di 
Michele Marzi, notaro, nativo di S. Gimignano, co- 
minciò la sua carriera come cancelliere di Pier 
Soderini, ma dopo la cacciata di questa famiglia 
si pose al servizio dei Medici, c nel 1519 fu a- 
scritto alla cittadinanza fiorentina coi figli di Scr 
Vincenzo suo fratello. Riinasto vedovo, si dedicò 
alla carriera ecclesiastica, e nel 1529 fu creato 
Vescovo di Assisi. Caduta la Repubblica, fu se- 
gretario del Duca Alessandro, indi di Cosimo I, 
che nel 1537 gli accordò di potere aggiungere al 
proprio cognome quello dei Medici, e di aggiun- 
gere nella sua arma gentilizia una delle palle 
medicee. — I discendenti di suo fratello furono 
onorati di tutte le primarie cariche civili e mi- 
litari dello stato, ed ebbero un Arciv. di Firen- 
ze, un generale, diversi senatori e cavalieri. — Il 
cognome dei Marzi-Medici si estinse nel Cav. A- 
merigo del Cav. Vincenzo morto nel 1824, benché sia 
di questa stessa famiglia il March. Tempi che la- 
sciò il proprio cognome per assumere quello del- 
l' adottante. — Arma: D' oro, al leone di rosso 
ed al becco di nero, affrontati e rampanti, sor- 
montati da una palla di rosso, ed accompa- 
gnati in capo da tre gigli d'azzurro posti fra i 
quattro pendenti di un lambello di rosso. 

MARZI di Pesaro. — Fiorirono due famiglie 
nobili di tal nome in Pesaro, ambedue estinte. 

— Arma I: Spaccato; nel l.° d'azzurro, al noce 
al naturale, accostato da un uccello color cenere 
rampicante sul fusto; nel 2.° d' argento, a tre 
bande di rosso. — Arma II : D' azzurro, alla ro- 
vere di verde movente dalla pianura erbosa coi 
rami passati in doppia croce di S. Andrea, ac- 
costata a sinistra da un uccello rampicante sul 
fusto. 

MARZI di Siena. — Dei Nove, risieduti nel 
1277. — Muzio referendario di Gregorio XIU, 
luogotenente del Cardinal Vicario, governatore 
di varie città dello stato pontificio. — Giovanni 
ambasciatore nel 1545; Dino podestà di Recanati 
nel 1449, e nel 1454 ambasciatore al Re di Na- 
poli e ad altri. — Arma : D' azzurro, alla fascia 
doppiomerlata d' oro, accompagnata da due M ma- 
juscoli all'antica d'oro, coronati dello stesso, uno 
in capo, ed uno in punta. 

MARZIALE di Sorrento. — Da tempo remoto 
trovasi ascritta al seggio Dominova di Sorrento. 

— Giovanni consigliere e segretario di Ferdi- 
nando il Cattolico, nominato reggente del supre- 
mo Consiglio del Collaterale dall' Imp. Carlo V. 

— Filippo e Vittorio prodi capitani. — Estinta 
in principio del XIX secolo. — Arma: D'azzurro, 
alla torre d'argento, piantata sopra onde al na- 



turale, accompagnata in capo da tre stelle d'oro. 

MARZIANI di Busseto nel Parmigiano. — 0- 
riginaria di Mantova, fu trapiantata in Russeto 
nel 1450 dal nobile Melchiorre che ne fu pode- 
stà. — Suo figlio, Francesco, dott. in medicina, 
nel 1533 si trova inscritto fra i cittadini di Uus- 
seto, e col giureconsulto Girolamo suo fratello, 
che fu podestà in S. Donnino nel 1523 ed audi- 
tore generale dello stato di Busseto, stava regi- 
strato nel libro d'oro. — Un altro Francesco no- 
bile di Parma nel 1680, e di Mantova nel 1688. 

— Giacinto figlio del precedente fu fregiato del 
titolo di conte dal Re di Napoli nel 1735 insie- 
me a suo figlio Sigismondo cavallerizzo di campo 
dell'Infante Duca di Parma, morto nel 1784 col 
quale si spense questa famiglia. — Arma? 

MARZIANI di Lombardia. — Nobilitati il 12 
Lug. 1812, e creati ^cavalieri di Sacile il 3 Ag. 
1818. — Arma: Spaccato; nel 1° partito, a) di 
rosso, al sinistrochei io armato d' argento, tenente 
una spada dello stesso, guarnita d'oro; b) d'oro, 
al leone, di rosso; nel 2 n d'azzurro, ad uno sco- 
glio di tre cime al naturale, ciascuna cima sor- 
montata da una stella d'oro. 

MARZIANI di Sicilia. — Originaria di Ca- 
pua, e trapiantata in Sicilia da un Guido genti- 
luomo capuano ai servigi della Regina bianca col 
carico di segretario e consigliere, poi con quello 
di maestro razionale della Camera Reginale, sta- 
bilendosi in Siracusa. — Picrantonio di lui figlio 
ebbe da re Alfonso la capitania di Castrogiovau- 
ni. — Un Antonio fu marchese di Motta Camastra 
nel 1633; un altro Antonio, primo principe di Fur- 
nari, acquistò la baronia della Roccella. — Questa 
famiglia à pur goduto nobiltà in Messina nei se- 
coli XVI e XVII. — Arma : Spaccato di rosso e 
di nero, al leone dell' uno Dell' altro, impugnante 
colla branca destra un martello d' oro. 

MARZICHI di Firenze. — Ebbe comune la 
origine coi Tedaldi e coi Lenzi. — Lorenzo d'An- 
frione commissario generale dell'armata fioren- 
tina in Valdichiana ed in Arezzo; Giovanni Ve- 
scovo di Gubbio; Lorenzo Vescovo e Principe di 
Fermo nel 1554. — Molti di questa casa ànno 
vestito l'abito dell'Ordine militare di S. Stefano. 

— Arma? 

MARZI MANO di Venezia. — Originari di 
Costantinopoli, furono tribuni antichi, ed edifica- 
rono il convento di Sant'Antonio. (Estinta nel 
1235). — Arma: Trinciato di verde e di rosso, 
alla banda d'oro attraversante sulla partizione. 

MARZIO di Nami (Umbria). — Famiglia anti- 
ca e nobile, famosa per quel Galeotto Marzio in- 
signe fisico e letterato, il quale vivea nel XV 
secolo. (Estinta). — Arma: D'azzurro, al grifo 
di rosso, coronato d' oro. 

. MARZIOTTA di Taranto. — Famiglia antica 
del ceto civile, ascritta alla nobiltà con decreto 

7 



MAS 



— 98 — 



MAS 



di re Ferdinando IV del 2 Giù. 1759 dietro l'an- 
nuenza dell'assemblea dei nobili. — Estinta nel 
1793 nella persona di Giovanni-Antonio figlio di 
Tommaso-Cataldo. — Arma? 

MARZIPAGANI di Venezia. — Originari della 
Marca d'Ancona, furono tribuni antichi e fecero 
edificare la chiesa di San Piero della Volta, (fi- 
stinta nel 1321). — Arma: Spaccato; nel 1.° 
d'argento, a due croci patenti di rosso; nel 2.° 
d'azzurro, alla fascia d r argento, caricata da una 
crocetta patente di rosso. 

MARZO di Sicilia. Arma: D'azzurro, a 

due leoni affrontati, tenenti colle branche ante- 
riori due martelli, sormontati da un sole, il tutto 
d' oro. 

MARZO AL, o MARZOLOdi Venezia. — Ori- 
ginaria di Aitino, si spense nel 1270 nella persona 
di Giovanni che era Signore di Notte. — Arma: 
Trinciato inchiavato d'oro d'azzurro. 

MARZOLI di Piacenza. — Nobilitata il 1 2 Feb. 
1686. — Arma: Partito; nel 1.° d' azzurro, al 
destrocherio armato di ferro al naturale, impu- 
gnante colla mano di carnagione un elitropio d'oro 
in palo, i petali di rosso, con una pianta od al- 
bero di palma al naturale nudrita sopra un mon- 
ticello erboso dello stesso in punta; nel 2.° spac- 
cato; a) fasciato d'azzurro e d'oro; b) d'argento, 
all' albero di palma nudrito sopra un monticello 
erboso, il tutto al naturale, l'albero sinistrato da 
un Icone di rosso controrampante al tronco. 

MARZO PPINI di Arezzo e di Firenze. — Pro- 
viene da Messer Marzuppino di Mino, il quale nel 
1244 era in- patria il capo della fazione guelfa. — 
Gregorio di Domenico nel 1 389 professore di diritto 
nell'università di Bologna, poi segret. di Carlo VI 
Re di Francia che nel 1396 lo mandò a governare 
la città di Genova. Ritornato dalla Francia, fissò 
il suo domicilio in Firenze, alla cui cittadinanza 
fu ascritto nel 1431. Carlo, suo figlio, fu eletto 
segretario della Repubblica. Cornelio, figlio del 
precedente, e Cristoforo suo fratello furono gon- 
falonieri di compagnia, il primo nel 1471, e l'altro 
nel 1506. — Ultimo di questa casa fu Girolamo 
del Cav. Lorenzo che morì ottuagenario nel 1720. 
— Arma: D'azzurro, al monte di tre cime d'oro, 
accostato da tre stelle dello stesso, due ai fianchi, 
ed una in punta. 

MAS di Polizzi (Sicilia). — Di origine spagnuo- 
la. — Guglielmo ambasciatore di Re Pietro I di 
Sicilia alla Repubblica di Genova, ove si stabilì 
e divenne il ceppo della famiglia Mas della Ligu- 
ria. — Nicolò capitano della città di Polizzi dove 
la di lui famiglia continuò ad occupare le cariche 
nobili di giurato e di capitano giustiziere. — 
Arma: D'azzurro, a due angioli di carnagione, 
vestiti di bianco e tenenti colle mani una mazza 
d' oro. 

M ASALA di Sardegna. — Arma: Spaccato 



d'azzurro e d'argento, al leone dall'uno all'altro 
e dell' uno noli' altro tenente colla zampa destra 
anteriore una mascella umana rivoltata, d'oro, 
in palo; colla fascia d'oro attraversante. 

MASBEL di Palermo. — Originaria di Cata- 
logna, fu trapiantata in Palermo da un Bartolo- 
meo capitano di fanteria sotto Carlo V nel 1535, 
indi senatore di detta città. — Bernardino capi- 
tano di re Filippo II. — Arma: D'arzurro, alla 
torre merlata di tre pezzi alla ghibellina d' oro, 
aperta e finestrata del campo. 

MASCA di Roma. — Arma: Spaccato nebu- 
loso di nero e d'argento. 

MASCALCHI di Modena (Estinta). — Arma: 
D'azzurro, alla banda d'oro, caricata da tre bisanti 
di rosso, accompagnata in capo da tre stelle di 
otto raggi d' oro male ordiuate, ed in punta da 
un crescente montante d' argento. 

MASCARDI di Genova. — Già signori e conti 
di Trebbiano e d' altre terre in Lunigiana, ma 
originar)' di Sardegna ed ivi aventi di poi il loro 
precipuo domicilio, benché si diramassero fino a 
Genova. — Antonio anziano in Genova, 1405. — 
Nicolò qm. Francesco ebbe fama per molta lette- 
ratura, per la perizia nelle leggi, per l'innocenza 
della vita, e fu carissimo a S. Carlo Borromeo. 
Nel 1579 fu eletto Vescovo di Brugnato. — Giu- 
seppe, fratello di Nicolò, dottore di leggi e pro- 
tonotaro apostolico, fu vicario generale dello stes- 
so S. Carlo, e nel 1587 venne designato Vescovo 
di Ajaccio. — Alderano, fratello di detti Nicolò 
e Giuseppe, fu valente giureconsulto, e uditore in 
molte Rote d' Italia. — Agostino figlio di Alde- 
rano, cameriere d' onore di Urbano Vili, lesse e- 
loquenza in Roma, e lasciò molte opere, fra le 
quali è tuttavia riputatissima quella dell 1 Arte 
Istorica.. Morì in Sardegna a 49 anni, nel 1640. 
Giovanni, altro figlio di Alderano, fu Vescovo di 
Nebbio, 1 621 -46. — Angelo, Vescovo di Noli, 1 61 6. 
— Nel 1680 Alberico di Carlo Mascardi sarza- 
nese, in età di anni 24, fu ascritto al libro d'oro; 
e nel 1692 fu parimente iscritto il figlio di lui 
Carlo Maria, il quale poscia entrò nei Barnabiti, 
e nel 1710 andò Vescovo a Ventimiglia ove morì 
nel 1741. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, ar- 
mato e lampassato di rosso; col capo cucito di ros- 
so, alla banda scaccata d'azzurro e d' argento di 
tre file. 

MASCAREL del Piemonte (Conti).. — Arma: 
Spaccato; nel 1." d'argento, al sinistrocherio di 
carnagione vestito d'oro, guernito d'argento, mo- 
vente dal fianco sinistro e tenente una spada 
d'argento, manicata d'oro in palo, sormontata 
da una tosta di Moro ed accostata da altre due 
teste simili, tutte tre tortigliate d'argento; nel 
2.° d' argento, alla torre di rosso aperta e fine- 
strata d'azzurro; col capo d'azzurro caricato di 
tpfl stollo d'argento. — Alias: Inquartato; nel 



MAS 



— 99 — 



MAS' 



1.° d'azzurro, al destrocherio di carnagione vestito 
d'oro, movente dal fianco destro, tenente una 
spada d'argento, impugnata d'oro, accompagnata 
da tre teste di moro rivolte, attortigliate d'argen- 
to, ordinate in capo; nel 2.° e 3.° d'argento, alla 
torre di rosso, aperta e finestrata di nero, adde- 
strata da un albero di verde e sinistrata da un 
bue giacente e rivolto al naturale, nascosto per 
metà dietro la torre; il tutto sostenuto da una 
terrazza di verde; nel 4.° inquartato: a e d d'oro, 
al leopardo illeonito rivolto di rosso, cinto d'ar- 
gento, brandente una spada dello stesso; 6 di 
nero, al sinistrocherio di carnagione, vestito d'oro, 
movente dal fianco sinistro, tenente una mazza 
d'arme d'argento in palo, accompagnata nel can- 
ton destro del capo da un crescente rivolto dello 
stesso; c di rosso, a due frecce d'oro, armate e 
impennate d'argento, passate in croce di S. An- 
drea, le punte al basso, fra un volo di nero; e 
col capo dello stesso caricato di tre stelle d'oro. 
Alla fascia diminuita d'azzurro, caricata a destra 
e a sinistra da tre stelle d'argento attraversante 
sull'inquartatura. Sul tutto uno scudo ovale d'ar- 
gento caricato di un' aquila di nero, beccata e 
membrata d'oro, sormontata da una corona im- 
periale al naturale, e caricata sul petto di un 
piccolo scudo ovale d'azzurro bordato d'oro e 
caricato di tre gigli male ordinati dello stesso. 

MASCARELLI o MASCHERELLl di Modena. 
— Arma: Di rosso, ad una testa umana, coperto 
il volto di rosso da una maschera di carnagione, 
con parrucca e pelliccia d'argento, sporgente da 
una base esagona d' oro. 

MASCARELLO di Vicenza. — Ascritta al 
Consiglio nobile di Vicenza ed insignita del titolo 
comitale, fu confermata nobile con sovrana risolu- 
zione 14 Lug. 1820. — I suoi sepolcri sono nelle 
chiese di S. Corona, di S. Lorenzo, e nella Cat- 
tedrale. — Arma: Di rosso, a tre pomi di pino 
d'oro; col capo d'azzurro, caricato di un leone 
illeopardito d'oro. 

MASCARI di Bologna, vedi Butrioli. 

MASCARO di Napoli. — Famiglia patrizia 
e feudataria, originaria della terra di Scigliano 
in Calabria. Illustratasi con alti urtici di magi- 
stratura e con eminenti gradi militari, e divenuta 
feudataria e titolata, fu aggregata al patriziato 
della città di Salerno. — Ila vestito l'abito di 
Malta nel 1798, e trovasi ascritta al Registro 
delle Piazze Chiuse del regno di Napoli. — Arma: 
D'azzurro, alla torre di tre piani d'argento, pian- 
tata sulla campagna di verde. 

MASCARONI di Bologna. — Arma: Partito; 
nel 1. n d'argento, alla mezz'aquila di nero, co- 
ronata d'oro, movente dalla partizione; nel 2.° 
d' azzuro, a tre gigli d' argento ordinati in palo. 

MASCELLl di Napoli. — Arma: Di rosso, 
alla sbarra d'azzurro alata a destra d'argento e a 



sinistra d'oro, e caricata di tre gigli dello stesso. 

MASCELLINI di Pesaro. (Eslinta). — Arma: 
D' azzurro, al destrocherio armato d'argento, mo- 
vente dal fianco sinistro ed impugnante colla 
mano di carnagione una mascella pure d'argento. 

MASCHI (de') di Rimini. — Originaria di S. 
Agata Feltria, fu trapiantata in Rimini da un 
Guglielmo [avvocato concistoriale, il quale fu pri- 
vilegiato da Martino V, assieme alla discendenza 
sua, da ogni dazio e gravezza, e creato conte di 
Portolo nel Sarsinate con Breve 25 Nov. 1419. 
Nel 1420 fu mandato da Firenze oratore di Carlo 
Malatesta ed in Rimini fu vicario di questo prin- 
cipe. Nel 1433 fu con Malatesta Novello ad ac- 
compagnare l' Imperat. Sigismondo a Ravenna, il 
quale creò Guglielmo co' suoi discendenti conte 
del S. Palazzo. — Figli di Guglielmo furono Ro- 
berto e Ranieri, ambedue illustri giureconsulti. 
Il primo fu segretario di Pandolfo Malatesta, che 
nel 1458 lo mandò a Milano a Francesco Sforza 
per sottomettergli le controversie sue col Re Al- 
fonso d' Aragona. Caduto in disgrazia dei Mala- 
testa, dovette emigrare dalla patria nel 1464 e 
riparare a Fano dove esercì 1' ulìicio di podestà. 
Ranieri, mandato nel 1457 a Pietro da Campo- 
fregoso Doge di Genova, seppe cattivarsi la stima 
e la benevolenza di questo per modo da essere 
nominato vicario. Fu quindi podestà di Firenze 
e successivamente creato da Pio 11 scudiere e 
capitano a Perugia, dove nei 1465 fu governatore, 
e l' anno appresso podestà. Poi nel 1 467 passò 
alla podesteria di Lucca, e l'anno seguente andò 
a quella di Bologna. Fu inoltre senatore di Roma 
tra il 1475 e 1476, ed in seguito podestà di Ascoli, 
di Foligno, di Todi, e di Rieti. Finalmente fu 
commissario generale delle genti d' armi dello 
Stato Pontificio, poi governatore di Benevento e 
successivamente di Osimo, e morì nel 1506 fun- 
gendo 1'uflieio di visconte di tutte le terre della 
Chiesa Ravennate nella Romagna e nella Marca. 
Guglielmo e Carlo figli di Roberto furono anch'essi 
esimi giurisperiti. Il primo fu capitano di Todi 
nel 1486, e l'altro occupò gradatamente le pode- 
sterie di Cesena, di Perugia e di Bologna. Fu 
anche senatore di Roma nel 1504 e decorato del 
titolo di conte del S. Palazzo, e nel 1507 gli fu 
adiclato 1' ullicio di tesoriere generale di tutta la 
Romagna. — Arma? 

MASCIA del Napoletano. — Nobilitata da 
Re Filippo 11 di Spagna con diploma 9 Die. 1586 
nella persona di (ìiovan-Leonardo, fu riconosciuta 
nella sua nobiltà nel 1817. — Arma? 

MASCIARKLLI di Aquila. — Famiglia feu- 
dataria ascritta al patriziato aquilani) nel 1668 
ed estinta in principio del \l\ secolo. — Sci- 
pione, poeta ed autore di alcune operette, fioriva 
nel secolo XVII. — Arma: D'azzurro, a due ca- 
prioli d' argento. 



MAS 



— 100 — 



MAS 



MASDONI di Reggio-Emilia. — Feudataria 
estense di Rebecco con titolo comitale. — Il 
conte Tiburzio fu plenipotenziario di Francesco I 
d' Este per la conclusione del trattato di pace 
col Duca di Parma nel 1636, poi ministro alla 
Corte di Roma, e finalmente governatore della 
Garfagnana. Monsignor Lodovico, di lui figlio, fu 
Vescovo di Modena dal 1692 al 1716. Il conto 
Marcello, nipote del precedente, fu gentiluomo del 
Duca Rinaldo e segretario della Duchessa Car- 
lotta di Brunswick, e letterato distinto, morto 
nel 1732. — Estinta nella casa dei Marchesi 
Cortesi di Modena. — AnMA: Inquartato; nel I.° 
e 4.° d' azzurro, all' aquila dal volo abbassato 
d' argento, coronata d' oro ; nel 2." e 3.° d' az- 
zurro, al calice d'oro, sormontato da una stella 
dello stesso. 

MASE (de) di Lucerà. — Arma: D'oro, ad 
una montagna di verde, movente dalla punta, ed 
una fascia in divisa alzata di nero, sormontata 
da tre ruote di sperone dello stesso. 

NASELLI di Modena. — Antica distinta fa- 
miglia modenese esclusa nel 1306 dal catalogo 
delle famiglie nobili e potenti perchè avversa alla 
casa d'Estc. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, 
tenente colle branche anteriori un compasso aperto 
dello stesso, colle punte in alto, accompagnato da 
tre stelle pur d'oro, malordinate, e poste nelcanton 
destro del capo; col capo dell'Impero sostenuto 
da una fascia di rosso. 

MASELLO di Venezia. — Originaria di Man- 
tova, si estinse ne! 1215. — Arma: Di rosso, 
alla fascia d'oro. 

MASERI di Fori). — Pellegrino prelato esi- 
mio della Curia romana, uditore di Rota sotto 
il pontificato di Clemente XI, e segretario della 
Congregazione Acque e Confini; Girolamo filosofo 
e astronomo nunzio al Re d'Ungheria nel 1505; 
Angelo e Baldassare cavalieri di S. Stefano nel 
XVIII secolo. (Estinta). - Arma: D'oro, alla 
fascia d'azzurro, bordata di nero, accompagnata in 
capo da un'aquila di nero, coronata dello stesso, 
ed in punta da un monte di tre cime di verde. 

MASERI di Udine. — Arma: Spaccato; nel 
l.° d'oro, ad una grù di nero, il collo curvo 
verso lo spaccato; nel 2.° di rosso, alla fascia 
d'argento. 

MASETTI della Mirandola nel Modenese. — 
Iscritti nel libro d' oro della nobiltà mirandolese, 
e provenienti da Modena, vantano il Padre Gio- 
van-Marsilio, Cisterciense, che nel 17 il era a- 
bate di San Cristoforo di Mantova, ed il tenente 
colonnello conte Giuseppe, il quale militò cogl'Im- 
periali in Italia, in Corsica e in Turchia e che 
morì nella seconda metà del XVIII secolo. — Fu- 
rono creati conti dai Duca di Mantova. — Arma: 
Inquartato; nel 1° e 4° una nave a vele spiegate ; 
nel 2." e 3.» un' aquila coronata. 



MASETTI di Modena. — Originaria di Pe- 
lago, divisa in due rami, il primo de' quali si 
trapiantò in tempo assai remoto in Firenze e si 
estinsc nel XIX secolo nella persona del conte 
Pietro, il quale per eredità dell' estinta illustre 
famiglia fiorentina Danielli da Bu^nasco conti di 
j Buonsolazzo ne aveva assunto il cognome e l'ar- 
ma; 1' altro passò a Modena, e produsse Monsi- 
! gnor Giulio che nel 1575 fu ambasciatore di ÀI- 
| fonso II d' Estc duca di Ferrara, e Vescovo di 
j Reggio-Emilia ove morì nal 1592; Nicolò che 
I fiorì nel XV secolo e che commentò il poema VA- 
I cerba di Cecco d' Ascoli ; e Tommaso e France- 
sco eleganti poeti vissuti nel XVII secolo. — 
Arma: D' oro, alla banda di rosso, caricata di 
tre rose del campo. 

MASETTI di Sicilia, vedi Mazzetti. 
MASI di Firenze e di Parma. — Originaria 
| di Montecatini, à dato alla Repubblica Fiorentina 
due gonfalonieri e 15 priori, ed alla Signoria tre 
Notari, Ser Tommaso di Francesco nel 1386, Ser 
Alberto suo figlio nel 1440, e Ser Lotto di Fran- 
cesco nel 1456. — Fu famiglia ricchissima e per 
proprio conto tenne in mare diverse galere. — 
Dopo l'assedio, si trapiantò in Parma ove ottenne 
la contea di S. Michele. A questo ramo appar- 
tiene l'infelice Conte Giambattista fatto decapi- 
I tare nel 1612 come complice della famosa con- 
| giura di Sala. — Giulio Vescovo di Giovinazzo e 
poi di Monopoli dove morì nel 1673, ed Alessandro 
Consigliere di Stato del Duca Odoardo Farnese 
e quindi Vescovo di Sulmona dove morì nel 1648. 
— Arma: D'azzurro, all' archipensolo d'argento, 
accompagnato nei lati da tre rose di rosso, ed 
attraversato da una fascia dello stesso. 

MASI di Firenze. — Famiglia che nulla à di 
comune colla precedente, e che à dato alla patria 
nel 1458 un priore nella persona di Giovanni di 
Andrea. — Arma: D'oro, alla doga cucita d'ar- 
gento, accostata da due fregi di nero. 

MASIN consignori di Castelnuovo nel contado 
di Xizza. — Arma: Mareggiato d'argento e di 
verde, a tre rupi d' argento male ordinate. — 
Cimiero: Un alcione. — Motto: tranquilli^ a 

U.YDIS. 

MASINI Conti del Canavese (Piemonte). — 
Dal castello di Masino nel Vercellese trasse il 
proprio nome questa famiglia originata dal conte 
Guglielmo terzogenito di Guidone conte del Ca- 
navese. Il conte Pietro, figlio di Guglielmo, seguì 
le bandiere dell'Imperat. Federico II nelle guerre 
che questi ebbe in Italia, ed a Capua fu investito 
da Federico del suo contado canavesano nel 1250; 
Giacomo, figlio di Pietro, servì anch'egli lo stesso 
imperatore, fu quindi podestà d'Ivrea nel 1265. 
e si mise infine qual capo dei Ghibellini sotto gli 
stendardi di Guglielmo March, di Monferrato che 
seguì nelle guerre che fece in Lombardia. Oddone, 



MAS 



— 401 — 



MAS 



fratello del precedente, fu anch'egli podestà d'Ivrea 
nel 1284 e venne eletto capitano generale di quel 
Comune in diverse occasioni. Oddonnino. figlio di 
Giacomo, fu governatore di Vercelli nel 1290. — 
Questa famiglia ebbe comune la origine coi Sam- 
martino e coi Valperga. (Vedi questi nomi). — 
Arma: Fasciato d'oro e di rosso, alla pianta di 
canapa d'argento, sradicata, attraversante. — 

Motto: FERME TOI. 

M ASINI di Cesena. — Originaria del Pie- 
monte, si trova già stabilita in Romagna fin dal 
13 iO, in cui vivea un Fabrizio, e la prima sua 
stanza fu la città di Sarsina dove si trattenne 
fino al 1379, nel qual anno si trapiantò in Cesena 
dove fu ammessa fra le 72 consolari destinate al 
regolamento e governo di quella città. Al tempo 
che le fazioni disastravano la patria, dei Nasini 
parte furono guelfi e parte ghibellini. Quelli che 
furono del partito guelfo ebbero su di questo 
grande autorità, e ne moderarono sempre le aspi- 
razioni, specialmente quando nel 1500 si voleva 
sottomettere iu città al Duca Valentino, per il 
che dovettero esulare; ma trattatasi e conclusa 
la pace fra le parti, potettero restituirsi in patria, 
la quale tornando di nuovo a tumultuare, provo- 
cata dai Ghibellini, accorsi i Guelfi guidati dai 
Masini e dai "liberti fecero dei nemici crudo ma- 
cello. Ma un manipolo di Ghibellini capitanati da 
Giacomo Masini tornarono alla riscossa uccidendo 
parecchi dei capitani guelfi, per lo chè questo 
partito, postosi in armi, pensò di farne aspra ven- 
detta, col cacciare fuori della città le principali 
famiglie ghibelline, di cui saccheggiarono ed in- 
cendiarono le case, fra le quali quelle di Giovanni, 
Taddeo e Nicolò padre e zìi rispettivamente di 
Giacomo Masini. Ripristinata nel 1505 la pace 
per opera del Commissario generale pontificio, 
Monsignor Angelo Leonino, i Masini guelfi strin- 
sero amicizia coi Masini ghibellini, e furono tutti 
indi in poi capi della fazione ghibellina contro i 
Tiberti e gli altri tutti che erano rimasti fedeli 
al partito guelfo. Massimo, figlio del capostipite 
Fabrizio, venne aggregato da Galeotto Malatesta 
al patriziato di Cesena, gli fu dato onorevole 
carico nella sua milizia, ed annoverato fra suoi 
domestici e familiari. I di lui successori servirono 
la patria e i principi propri e stranieri nel me- 
stiere delle armi, in cui furono eccellenti, ed 
ebbero i gradi di alfiere, di capitano, di colonnello 
ecc. — Un altro Masino fu creato da Papa Cle- 
mente VII conte palatino e cav. aurato; Vincenzo 
nel 1619 fece acquisto di una parte del castello 
e giurisdizione di Falcino con titolo comitale che 
lasciò a' suoi discendenti ; Francesco pittore ed 
architetto famoso del XVI secolo, di cui restano 
ancora in patria monumenti da lui eretti, la fon- 
tana della piazza, la torre del Porto Cesenatico 
ecc. — Arma: D'azzurro, al castello d'argento 



merlato alla ghibellina, aperto e fincstrato di nero. 

— Cimiero: due aquile nascenti addossate. 
MASINI di Vercelli. — Nulla à di comune 

colla precedente. — Arma: Di rosso, alla banda 
: scaccata di due file d'azzurro, e di arg-mto: col 
I capo dell' impero. 

MASIO del Piemonte. — Conti di Cai vignano. 

— Arma: D'azzurro, alla quercia al naturale, 
sradicata, addestrata da un leone d'oro rivoltato; 
colla fascia alzata dello stesso, attraversante sulla 
quercia. 

MASNAGO di Milano. — Arma: D'argento, 
a tre caprioli di rosso, col palo del campo attra- 
versante sui caprioli caricato di un ferro di freccia 
di nero, in palo; col capo d'oro attraversante 
sul primo capriolo, e caricato da un'aquila di 
nero, coronata d'oro. — Cimiero: V aquila na- 
scente di nero. 

MASOLA di Aversa. — Originaria di Genova, 
trapiantata in Aversa nel 1630, ed ascritta a 
quel patriziato. Ha posseduto vari feudi, e su 
quello di Trentola nel 1640 ottenne il titolo di 
marchese; titolo che più tardi ebbe pure su Mas- 
sambruno ereditato dalla famiglia Rotondo che in 
lei erasi estinta. — Domenico nel 1779 vestì per 
giustizia l'abito dei Cavalieri di Malta. — Arma: 
D'azzurro, al leone d'oro tenente colla branca 
destra una mazza ferrata dello stesso; col capo 
di rosso, alla croce piena d'argento. 

MASOLA di Genova. — Detta anticamente 
Magliola e Mazzola, à goduto nobiltà in patria 
all' albergo Usodimari, ed un ramo di essa, che 
prese il nome di Cornilinea, fu ascritto all' albergo 
dei Vivaldi. — Enrico, nel 1199, fu uno dei con- 
soli della Repubblica, riconfermato nel 1201; Be- 
nense, nel 1223, trovavasi fra i Signori di Vazzano 
che fecero il giuramento della campagna al Comu- 
ne di Genova; Giovanni capitano della Torre di 
Palazzo nel 1366; Antonio Consigliere della Casa 
di S. Giorgio ed elettore dei beneficii di Corsica 
nel 1373; Battista anziano della Repubblica nel 
1494; Francesco commissario e luogotenente in 
Chiavari nel 1507. — Arma: Di rosso, al sini- 
strocherio armato di ferro uscente da nubi d'ar- 
gento, impugnante colla mano di carnagione una 
mazzola; col capo d'oro caricato dell'aquila di 
nero. 

MASOLESSO di Venezia. — Arma: D'azzurro, 
a due bande d'argento. 

• MASOLO di Venezia. — Provenienti da Ma- 
lamocco vecchio, furono tribuni antichi, e nel 4 289 
disparvero da Venezia; ma nel 1437 un messer 
Pietro Masolo e suo figlio Lorenzo vi si recarono 
da Candia e furono ammessi al Consiglio della 
Repubblica. — Arma: D'argento, a due pali di 
rosso. 

MASONS di Sardegna. — Arma: Spaccato; 
nel 4.° partito, a destra d'azzurro, a tre stelle 



MAS 



— 102 — 



MAS 



d' argento ordinate in palo; a sinistra d'argento, 
alla mano di carnagione accompagnata da tre rose 
di rosso, 2 e 1; nel 2.° d'agento, a tre cuori di 
rosso, 2 e I. 

MASOTTI di Cividale (Friuli). — Ascritta 
nel 1763 al Consiglio nobile di Cividale, fu con- 
fermata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 
11 Mar. 1820. — Arma? 

MASOTTI (de) di Udine. — Giovan-France- 
scco fu nel 1717 dall' Imperat. Carlo VI elevato, 
colla sua discendenza di ambo i sessi, al grado 
di nobile del S. R. I. e degli stati ereditari, au- 
striaci. — Questa famiglia fu confermata nobile 
con sovrana risoluzione tO Ag. 1820. — Arma? 

MASPERONI di Brescia. — Arma: D'argento, 
a d'ie caprioli di rosso, attraversanti sopra un 
palo dello stesso; col capo di verde, caricato di 
uno sperone d' oro. 

MASSA di Cagliari. — Arma: D'azzurro, alla 
lettera majuscola M d'oro, fiorata, sostenente 
uno scudetto d'argento, alla clava o mazza di 
rosso, la pannocchia in alto, esso scudetto sovrap- 
posto a tre bandiere impugnate, una, in mezzo, 
di cavalleria, ossia guidone di rosso, al crescente 
d' argento, le altre, ai lati, di fanteria, bianche 
e rosse, tutte fustate d'argento; ed a quattro 
aste d'armi d'argento, decussate, due per parte; 
la lettera M sostenuta da due leoni d'oro, appog- 
giati con una delle zampe sulle volute delle sue 
aste esteriori. 

MASSA (della) BERNARDINI di Cesena. — 
Originaria di Arezzo e trapiantata in Cesena nel 
1410. — Prima di quest'epoca chiamavasi Tar- 
lazzi, come si rileva da una iscrizione posta nel 
sepolcro di un cardinale di questa famiglia esi- 
stente nella cattedrale di Assisi. — Il cronista 
cesenate, Mauro Verdoni, narra di un Martino 
de'Conti Bernardini Della Massa che sul principio 
del XV secolo, oltre essere stato uomo erudito 
e valoroso, per vigoria d'ingegno e d'animo cele- 
berrimo, ebbe le lodi del Principe Andrea Mala- 
testa mentre correva un torneo in Rimini, crean- 
dolo nel tempo stesso cavaliere. Guidobaldo della 
Rovere Duca d' Urbino gli diede in feudo i ter- 
ritori di Castro, Massa e Casalecchio. Servì anche 
la Repub. di Venezia come capitano e combattè 
valorosamente contro i Turehi. — I fratelli Fer- 
rante, Giuseppe e Giulio-Cesare presero parte 
all'espugnazione del castello di Bulgherfa tenuto 
dai Riminesi, ed il primo ebbe la dignità di se- 
natore degli Ottimati. — Un altro Ferrante e 
Pirro furono cavalieri di S. Stefano. — Arma: 
Inquartato; nel 1.° e 4. n d'oro, all'aquila di nero 
coronata del campo; nel 2.° e 3.° d'argento, alla 
quercia al naturale, sradicata e ghiandifera d'oro, 
coi rami passati in doppia croce di S. Andrea; 
colla fascia d'azzurro t caricata di tre stelle d'oro, 
attraversante sul tutto. 



MASSA di Finale (Liguria). — Originaria di 
Como. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, coro- 
nato dello stesso, impugnante colle branche ante- 
riori una clava d'argento, armata dello stesso: 

MASSA di Genova. — Originaria di Venti- 
miglia, dove apparteneva all'Ordine nobile dei 
Magnifici, nel 1528, trapiantatasi in Genova, fu 
ascritta all'Albergo Promontorio, più tardi venne 
in possesso della baronia di Vaglio, che per man- 
canza di successione passò alla famiglia Oli 
gnoni di Ventimiglia, e così si spense verso la 
metà del XVIII secolo. — Arma: Spaccate» d'oro 
e d'azzurro, alla mazza d' armi d' argento, alta 
in palo, colla sua coreggia, dall' uno all'altro. 

MASSA di Lecce, baroni di Galugnanó. — 
Appartiene à questa famiglia il famoso generale 
d' artiglieria che sotto la Repubblica Partenopea 
fu fucilato nel castello del Carmine a Napoli il 
14 Ag. 1799. — Arma? 

MASSA o . MASSI di Modena. — Pietrobono 
de Massa nel 1417 era dei conservatori della co- 
munità di Modena. — Arma: D'oro, a due tri- 
denti d'argento passati in croce di. S. Andrea 
volti in alto, accompagnati in capo dalla croce 
patente di rosso» e da tre torte o bisanti dello 
stesso, due poste nei fianchi dei tridenti ed una 
nella punta. ; f 

MASSA (de} di Napoli e di Sorrento. — Di 
origine spagnuola, la sua prima dimora in Italia 
fu nella città di Ventimiglia, da cui distaccavasi 
un ramo per trapiantarsi nel regno di Napoli al 
tempo di Carlo d' Angiò, il quale nel 1274 con- 
cesse ad un Restagno Massa il feudo di S. Gior- 
gio con titolo baronale. Oltre questo,, la famigliti 
de Massa à goduto altri feudi. Sappiamo difatto 
che nel 1555 Giacomo, nobile napoletano, era in 
possesso del feudo baronale dr Casavetere e Fran- 
cavilla, ed Agostino, dopo essere stato riconosciu- 
to nel 1715 cittadino e nobile napoletano, con- 
seguiva nel 1731 la nobiltà riminese, e l'anno 
seguente quella della Repubblica di S. Marino, 
nel 1750 otteneva il riconoscimento della nobiltà 
napoletana, e nel 1765 entrava in possesso del 
feudo di Pescasseroli col titolo di barone e col 
diritto del mero e misto impero. — In principio 
del XV secolo un ramo della famiglia napoletana 
Massa si trapiantò in Sorrento, e nel 1785 fu 
ricevuto nell'Ordine di' Malta. Bernardino, frate 
francescano, fu cappellano e familiare del Re Ro- 
berto nel 1339; Cesare, condottiero negli eserciti 
di Carlo V, si trovò alla presa 1 di Carmagnola 
•nel 1537, fu quindi consigliere di guerra, e nel 
1546 militò in Germania contro il Duca di Sas- 
sonia ed il Langravio di Assia; Carlo Vescovo di 
Venafro nel 1690; Renato Vescovo di Rimini nella 
prima metà del XVIII secolo. — Arma: D'azzur- 
ro, a tre monti d'.oro moventi dalla punta, sor- 
montati da un leone dello stesso, lampassato di 



MAS 



— 103 — 



MAS 



rosso, avente fra le branche anteriori una mazza 
armata di punte pure d' oro, accompagnato nel 
cnpo da una croce di rosso bordata d'oro ed acco- 
stata da due stelle di otto raggi dello stesso. — 
Cimiero: un busto di guerriero armato. 

MA6SA di Pesaro. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia di rosso, caricata di tre stelle 
di otto raggi d' oro, accompagnata in capo da un 
sinistrocherio vestito di bianco, impugnante colla 
mano di carnagione una mazza d'oro, ed in punta 
da un monte di tre cime, sormontato da un porco, 
il tutto d' oro. 

MASSA di Sardegna. — l baroni di questa 
famiglia pisana, dalla quale uscì il famoso Gugliel- 
mo di Massa giudice di Cagliari e d' Arborea, 
ottennero nel Logudoro alcuni feudi importanti, 
e soggiornarono in Torre e in Sassari. — Nel 
1325 si ribellarono contro gli Aragonesi in favore 
dei Pisani, e due anni dopo furono condannati 
per fellonia, ma essendosi sottomessi furono di 
nuovo ricevuti in grazia. — Arma? 

MASSA di Sicilia. — Originaria di Genova, 
fu molto nobile e feudataria. — Giannandrea fu 
primo conte di S. Giovanni La Punta nel 1645, 
deputato del regno, primo duca di Castel di Jaci 
per concessione di Carlo II nel 1667, signore e 
castellano perpetuo di detta città, avendo già 
arricchita la sua famiglia mercè gli acquisti delle 
terre di S. Gregorio, S. Giovanni La Punta, Tre- 
misteri, Trappetto, S. Agata e Mompelieri, acqui- 
stò altresì i feudi di Bonvicino, Cattari e Fanaco. 
— Giuseppe principe di Castelforte nel 1753. — 
Dopo la estinsione di questa famiglia, tutti i suoi 
titoli passarono per diritto ereditario ai principi 
di Comitini di casa Gravina. — Arma: Di rosso, 
il leone d' oro tenente colle branche anteriori 
una mazza armata di punte dello stesso. 

MASSA-SALUZZO di Milano. — Conti di 
Castelponzano — Arma: Inquartato; nel 1.» d'oro, 
all'aquila bicipite di nero, coronata del campo; 
nel 2,° d' azzurro, al leone d' argento, coronato 
dello stesso; nel 3.° di rosso, alla mazza, o vomero, 
d'argento in palo; nel 4.° d'argento pieno. 

MASSAINI di Siena. — Dei riformatori, si- 
gnori di Acian Guidi, risieduti nel 1374. — Beato 
Mario Osservante; Apollonio Vescovo di Savona 
nel 1439; Virginio capitano nell'assedio di Siena 
del 1526. — Arma: Di rosso, alla banda d'oro, 
accostata da sei rose dello stesso, tre per parte; 
col capo d'oro, all'aquila di nero. 

MASSARA DE PREVIDE del Piemonte. — 
Baroni. — Arma: Partito d'argento e di rosso, 
il primo alla mazza o clava di nero in palo; col 
capo d'oro, all'aquila di nero coronata dello stesso. 

MASSARELLI di Sanscvcrino (Marche). — 
Arma: Di rosso, al leone d'oro, accompagnato in 
capo da tre cotisse d' argento. 

MASSARI di Altare nel Savonese. — Arma: 



Spaccato, alla divisa di rosso sul tutto; nel 1.° 
d'azzurro, all'aquila di nero, coronata d'oro; nel 
2.° di verde, ad un ferro di lancia di.... 

MASSARI di Ferrara. — Famiglia assai do- 
viziosa, nobilitata dal Governo Pontificio per im- 
portanti servigi resi dal conte Milah Massari. — 
Riconfermata nella sua nobiltà dal Governo Ita- 
liano e decorata del titolo ducale di Fabriago nella 
persona del vivente conte Galeazzo. — L'Imperat. 
Napoleone I con lettere patenti 11 Ott. 1810 
aveva concesso a Luigi Massari, senatore dal regno 
d' Italia, il titolo di conte da trasmettersi ai di 
lui figli maschi e discendenti legittimi e naturali 
in ordine di primogenitura. — Arma: Inquartato; 
nel 1.» di verde, alla serpe al naturale attorti- 
gliata ad uno specchio d'oro; nel 2.° di porpora, 
ad una cicogna d'argento che beve in un vaso 
dello stesso; nel 3.° di rosso, ad una fede d'ar- 
gento; nel 4.° di verde, a due sbarre d'argento. 

MASSARI di Spello (Umbria). — Arma: D'ar- 
gento, all'albero di verde accostato da due leoni 
aJ naturale, affrontati e controrampanti. 

MASS ARIA di Vicenza. — Ascritta da remoto 
tempo al Consiglio nobile di Vicenza, fu confer- 
mata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 
22 Sett. 1820. — Arma: D'argento, al palo spi- 
nato di rosso; col capo d'azzurro, caricato di una 
stella di sei raggi di rosso nascente. 

MASSEI di Lucca. — Arma: D'oro, a tre 
mazze ferrate di nero, poste in palo. 

MASSEI di Montepulciano. — Bartolomeo 
Cardinale di S. R. Chiesa e Legato di Romagna 
nel 1730. — Arma: D'azzurro, a due mazze d'oro 
passate in croce di S. Andrea. 

MASSEI di Narni (Umbria). — Furono signori 
dei castelli Alvenino, Monte e Borgheria, ed ebbe- 
ro un senatore in Roma e personaggi illustri. 
(Estinta). Arma? 

MASSEI o MAZZEI di Pietrasanla e di Lucca. 

— Sono una diramazione dei Castrucci, e di essi 
si à certa memoria fin dal 1285 in cui un Mazzeo 
di Gerardo era sindaco del Comune di Pietrasanta. 

— Dettero alla patria tre priori degli anziani: 
Nicolao di Mazzeo nel 141"; Pietro di Jacopo nel 
1481; e Jacopo di Pietro nel 1506. — Un Mazzeo 
di Giuliano era capitano delle Cerne nel 1383; 
un Bindo di Mazzeo era degli anziani nel 1404; 
un Nicolò di Pietro fu capitano della banda sotto 
Cosimo I, militò nella guerra di Siena e servì il 
principe in varie circostanze. — Dopo la metà 
del XVI secolo i Massei si trapiantarono in Lucca, 
dove fioriscono tuttora. — Arma? 

MASSEI di Siena. — Arma: D'oro, alla banda 
di rosso caricata di tre mazze d' armi di nero 
poste nel senso della banda. 

MASSENA di Nizza. — Andrea Massena Duca 
di Rivoli e Principe di Essling, maresciallo di 
Francia, uno dei più grandi generali degli eser- 



MAS 



— 104 — 



MAS 



citi di Napoleone I. — Arma: D'oro, alla vittoria 
alata di carnagione, tenente colla destra una pal- 
ina di verde, e colla sinistra una corona d' ulivo 
dello stesso; col capo di rosso seminato di stelle 
d' argento. 

MASSENÀ del Piemonte. — Consignori di 
Cavagnolo. — D'azzurro, a tre basilischi d'oro; col 
capo d'argento, all'aquila di nero coronata dello 
stesso. 

MASSE RATI di Carignano (Piemonte). — 
Francesco Masscrati sindaco dei nobili nel 4564; 
Lodovico govcrnat. della piazza di Castel Delfino, 
poi comandante in Vercelli e governat. di Cavour 
e Possano; Giovan-Giacomo auditore generale di 
campo nel marchesato di Saluzzo, quindi 'consi- 
gliere e maestro auditore della Camera dei conti 
sotto il Duca Carlo-Emanuele; Gian-Domenico 
inviato straordinario di Filippo IV re di Spagna 
al Re di Portogallo; Gian-Francesco paggio e 
gentiluomo dell'Imperat. Ferdinando III, indi ca- 
pitano di corazzo in Catalogna al servizio di quel 
sovrano. — Arma: Inquartato; nel 1.° e 4.° di 
rosso, ad una pianta di grano con tre spighe d'oro; 
nel 2. n e 3.° d'azzurro, a sei stelle di sci raggi d'ar- 
gento poste in circolo. 

MASSETTI del Piemonte conti di Frinco. — 
Arma: Di nero, a tre magli d'argento. — Cimiero: 
tre cardi nascenti di verde, fioriti di porpora. — 
Motto: souvenir m'en non. 

MASSIDDA di S. Lvssurgiu (Sardegna). — 
Arma: Inquartato; nel 1.» di verde, alla torre 
d! argento, armata di quattro cannoni di bronzo 
al naturale; nel 2.° d'argento, al tonno nuotante 
sul mare, il tutto al naturale; nel 3.° d'argento, 
al pino di venie nudrito sulla campagna dolio 
stèsso, con vari uccelli di diversi colori in atto 
di volare sull'albero; nel 4.° di verde al sole 
d'oro. — Alias: Inquartato; nel l.° d'azzurro, 
alla torre aperta e torrieellata d'argento, murata 
di nero e sostenente tre cannoni d'oro fustati 
di rosso posti, due ai fianchi, ed uno in mezzo; 
nel 2.° d'argento, alla spada di rosso, guernita 
d'oro, alta, posta in sbarra, colla bordura di rosso; 
nel 3.° d'oro, al pugno destro di carnagione, chiu- 
so, coll'indiee disteso, esso pugno reciso di rosso 
e posto in sbarra; nel i.° d'azzurro, alla penna 
da seri^ore d'argento in palo. 

.MASSIDDA di Tempio (Sardegna). — Arma: 
D' argento, al girasole nudrito sulla pianura e 
volto verso il sole nel punto destro del capo; il 
tutto al naturale. 

MASSI LLI di Spello. — Girolamo fu l'ultimo 
di questa casa, e sua figlia Maria-Battista, monaca 
di S. Maria Maddalena, morì in odore di santità 
nel 171 8. — Arma: Spaccato d'azzurro e d'argen- 
to, alla fascia in divisa di rosso, attraversante sulla 

partizione, accompagnata in capo da ed in 

punta da un monte di cime di verde. 



MASSIMILLA di Bologna. — Arma : D'oro, a 
tre bande di rosso ; col capo d' azzurro. 

MASSIMINO di Centallo (Piemonte). — Mar- 
chesi Ceva di San Michele e Conti della Bastia. 

— Arma: D'oro, al destrocherio vestito d'azzurro, 
movente dal fianco sinistro, ed impugnante colla 
mano di carnagione un mazzo di tre fiori di mar- 
gherita, fogliati e fioriti al naturale; col capo di 
rosso, a due rami d'alloro al naturale, posti in 
croce di S. Andrea, accostati da due crocette 
d'argento. — Cimiero: un leone nascente impu- 
gnante un ramo d'alloro al naturale. — Motto: 

MAXIMA PRAESTANT. 

MASSIMO di Eoma. — Probabilmente deri- 
vata dall' antichissima stirpe dei Massimi, di cui 
Fabio Massimo fu la gloria maggiore. Si crede 
che il Pontefice Anastasio I, eletto nel 398, sia 
di questa famiglia, la quale vanta molti illustri 
personaggi nelle armi, in diplomazia e nella gerar- 
chia ecclesiastica. — Oltre, molti Vescovi, à dato 
alla Chiesa tre Cardinali, Sempronio ed Apollonio 
creati verso la metà del IX secolo dal Pontefice 
Leone IV, e Camillo creato da Clemente X nel 
1670; quindi Massimo Arci v. di Amalfi nel 1561. 

— I titoli di nobiltà della famiglia Massimo ri- 
montano al 999; quello di marchesi al 1544; quello 
principi al 1826; e quello di duchi al 1828. — 
Fra i molti suoi possessi sono considerevoli quelli 
del principato d'Arsoli nella Comarca, del prin- 
cipato di Roviano e del ducato d'Anticoli-Corrado 
acquistato il 3 Lug. 1872 della famiglia Colonna 
di Sciara. — Arma: Fasciato d'argento e d'azzurro 
di sei pezzi, alla banda d'oro attraversante sul 
tutto, semipartito d'argento, alla croce d'azzurro 
caricata di undici scudetti del campo, contornata 
da quattro leoncelli di rosso, armati, lampassati 
e coronati d'oro. — Cimiero: un leone uscente 
d'oro. — Divisa: cunctAndo restituii. 

MASSINl di Cesena. — Originaria di Ronco- 
freddo, si trapiantò in Cesena, alla cui cittadi- 
nanza fu ascritta, e quindi aggregata a quella 
nobiltà nel 1763. — Cesare, esimio giureconsuto, 
lettore di Pandette nell'Università di Cesena. — 
Carlo, prete dell' Oratorio in Roma, compose e 
pubblicò il Leggendario dei Santi in 4 volumi e 
morì in Roma nel 1791. — Ha pure fiorito in 
Cesena un' altra famiglia di questo nome, di cui 
molti membri appartennero al Consiglio comu- 
nale. — Arma: D'azzurro, alla torre d' argento, 
terrazzata di verde. 

MASSOLI di Sanscverino (Marche). — Arma: 
Spaccato d' azzurro e di rosso, al destrocherio al 
naturale, vestito d'argento, movente dal fianco 
sinistro del primo ed inclinato nel secondo, tenen- 
te la mano entro un mastello quadrato di legno 
al naturalo posto nel secondo. 

MASSOLO di Venezia. — D' argento, alla 
fascia di rosso, caricata di una stella d'oro. 



MAS 



— 405 — 



MAS 



MASSONE di Genova. — Dal canale di Re eco 
e da Diano. — Oberto, in giuramento pace Ge- 
nova-Pisa 4188. — Andrea podestà di Vernaz- 
za, 1461. — Francesco, Girolamo ed Antonio, in 
giuramento fedeltà al Duca di Milano, 1488. — 
Parte ascritti negli Spinola e parte nei Giusti- 
niani, 1528. — G.-B. Spinola, olim Massone, am- 
basciatore a D. Gio. d' Austria a Napoli, 1575. 
— Fra Marco Giustiniani, olim Massone, Vescovo 
di Scio, 1604. — Arma: D'azzurro, al leone co- 
ronato e tenente colla branca anteriore destra una 
mazza d'armi, il tutto d'oro; colla banda di nero 
attraversante. 

MASSONIO di Aquila. — Famiglia ascritta 
al patriziato aquilano nel 1596 ed estinta nel 
secolo XVIII. — Salvatore, istoriografo e poeta, 
scrisse varie opere riflettenti la storia della sua 
patria, e morì nel 1629. — Arma: D'argento, a 
tre monti di verde, posti in fascia, quel di mezzo 
cimato da un albero di quercia, e i due laterali 
da due ramoscelli pure di quercia al naturale. 

MASTALITI di Venezia. — Arma: Trinciato 
di rosso e d'oro, a due rose dall'uno all'altro, 
bottonata ciascuna del suo campo. 

MASTELLARI di Padova. — Arma: Spaccato 
d'argento e di nero, caricato il primo di tre 
stelle di rosso poste in fascia; colla bordura del- 
l' uno nell' altro. 

MASTAI FERRETTI di Senigaglia. — Ori- 
ginaria di Crema e trapiantata verso la metà 
del XVI secolo in Senigaglia, al cui nobile Con- 
siglio fu aggregata nel 1594. — Con diploma 
21 Sett. 1705 fu decorata del titolo di conte dal 
Duca di Parma Francesco Farnese confermatole 
da Gregorio XVI nel 1843. Il Consiglio comunale 
di Ancona nel 1764 le conferiva la nobiltà anco- 
nitana, e Pio IX onorò i propri fratelli della 
nobiltà romana. — Questa famiglia à sostenuto 
in ogni tempo le primarie cariche della sua patria, 
cui à dato tre gonfalonieri. — Andrea Vescovo 
di Pesaro morto nel 1 822. — Ma la gloria mag- 
giore di questa casa fu l'immortale Pio IX nato 
13 Mag. 4792, morto 7 Feb. 1878. — Il Conte 
Giovanni-Maria avendo sposato nel 1653 la con- 
tessa Margherita Ferretti di Ancona, unica erede 
del suo ramo, ereditò le sostanze, il cognome e 
l'arma di quella nobile famiglia. — Arma: In- 
quartato; nel 1.° e' 4.° d'azzurro, al leone coronato 
d'oro poggiante sopra una palla dello stesso; nel 
2.° e 3.» d'argento, a due bande di rosso. 

MASTELLIZl di Venezia. — Furono tribuni 
antichi, fecero edificare la chiesa di S. Maria delle 
Vergini e si spensero nel 1355. — Arma: Trin- 
ciato di rosso e d' oro, a due rose dell' uno nel- 
V altro bottonate d'argento. 

MASTELLONI di Sorrento. — Si anno me- 
morie di questa famiglia fin dal 1274 in cui vivea 
v^n Matteo milite e sindaco di Sorrento. — Parec- 



chi feudi à posseduto questa famiglia, la quale 
nel 1500 fu investita del nobile feudo e baronìa 
di S. Stefano in Calabria, nel 1696 acquistò quello 
di Capograssi, poi Serramezzana, S. Giovanni di 
Guarrazzano, Buonafede, Torre S. Angelo e Por- 
cili; più tardi, e cioè verso il 1700, quello di Mor- 
rone, e da ultimo il nobile feudo e magnifico ca- 
stello di Limatola con i suoi casali di Biancano 
e Casal-Annunziata, tutti con mero e misto im- 
pero. — Nel 1725 l'Imperat. Carlo VI elevò in 
marchesato la nobile baronìa di Capograssi, e nel 
1730 dichiarò ducato il feudo e castello di Lima- 
tola. — Il ramo dei duchi di Limatola si estinse 
verso la metà del XVIII secolo, ed il titolo ducale 
passò alla casa Pietrastornina Lettieri di Aquino, 
ma estinto il ramo primogenito di questa, fu di 
nuovo conceduto alla famiglia Mastelloni con de- 
creto del Re Ferdinando II. — Giovanni, dopo 
essere stato governatore della città di Massa-Lu- 
brense al tempo dei popolari sconvolgimenti del 
1 647, fu creato Vescovo di Viesti e morì in odore 
di santità. — Arma: D'azzurro, al monte di tre 
cime movente dalla punta, con un' asta piantata 
in quello di mezzo, avviticchiata da un serpente, 
e accompagnata da due leoni, il tutto al naturale. 

MASTIANI BRUNACC1 di Pisa. — Fin dal 
XIII secolo trovasi fiorente in patria, ed un Neri 
nel 1293 copriva le più eminenti cariche della 
Repubblica Pisana. — Per il matrimonio contratto 
nel 1720 da Giuseppe Mastiani con Anna-Rosa 
Brunacci, erede di tutte le sostanze di sua casa, 
la famiglia Mastiani, insieme alle ricchezze, ne 
ereditò il cognome e l'arma. Figli di Giuseppe fu- 
rono Luigi e Giulio. Questo secondo, morto celibe, 
lasciò la sua parte del patrimonio al March. Fer- 
dinando Sciamanna di Terni suo pronipote col- 
l'obbligo di assumerne il nome e l'arma. Giovan 
Francesco, figlio di Luigi e nipote del precedente, 
fu fregiato del titololo comitale da Napoleone I, 
e morto senza prole instituì erede della sua parte 
di patrimonio il Cav. Teodoro Tausch suo intimo 
amico, il quale nel 1839 entrò in possesso del 
cospicuo patrimonio lasciato dal defunto, ne assun- 
se lo stemma, e, lasciando il proprio, prese il co- 
gnome dei Mastiani Brunacci. — Arma: Partito; 
a destra spaccato, nel 4.° d'oro, all'aquila di nero; 
nel 2.° di rosso, al monte di sei cime di verde, 
sostenente la più alta tre spighe d'oro; a sinistra 
d'argento, a due branche di leone d'oro poste in 
croce di S. Andrea, accompagnate da tre cipolle 
al naturale, 2 in capo ed 4 in punta. 

MASTIANI di Palermo. — È un ramo della 
precedente trapiantato in Sicilia al tempo di Re 
Alfonso d'Aragona ed occupò in Palermo le più 
eminenti cariche. — Arma: Spaccato; nel 1.» 
d'oro, all'aquila di nero; nel 2.» di rosso, al mon- 
te di tre cime d'argento, con tre spighe di panico 
d'oro nudrite sulla sua sommità. 



MAS 



— 106 — 



MAT 



MASTINI di Mantova.— Arma: Spaccato; 
nel |.« d'argento, all'aquila di nero; nel 2." 
d'azzurro, al cane rampante d'argento. 

MASTINI di Udine. — Arma: Di nero, alla 
fascia d'argento, eoo un cane rampante dell'uno 
nell'altro attraversante sul tutto. 

MASTRACA di Venezia. — Originaria di 
Corfù, al cui ordine nobile trovasi ascritta, otten- 
ne la conferma di tale nobiltà con sovrana riso- 
luzione 29 Ag. 1821. — Arma? 

MASTRILLI di Nola e di Napoli. — Origi- 
naria di Francia, e portata nel regno di Napoli 
da un Teodoro Mastrello venuto al seguito di 
Carlo I d' Angiò. — Si stabilì in principio nella 
città Nola, alla cui nobiltà venne ascritta, e poi 
passata in Napoli fu aggregata al seggio di Por- 
tanova. — Ha goduto trenta fendi, due contee, 
Casmarciano e Roccarainola; sei marchesati, Gallo, 
Livardi, Schiava, Selice, S. Marzano e Turturice; 
e tre ducati, Gallo, Marigliano e S. Paolo. — 
Ebbe uomini illustri in armi ed in lettere, so- 
stenne eminenti uflìci di toga, e fu decorata dei 
titoli di conte, marchese e duca. — Vestì l'abito 
del S. ML 0. Gerosolim. nel 1559. — Arma- D'oro, 
alla banda d'azzurro caricata di un giglio del cam- 
po, accompagnata in capo da un lambello di tre 
pendenti di rosso, e nella punta da un leone dello 
stesso. 

MASTRILLO di Sicilia. — È un ramo della 
precedente portato in Sicilia da un Mario esimio 
giurisperito. — Garzia, giudice della Gran Corte 
e di altri supremi tribunali del regno di Sicilia, 
scrisse De ilagistratibus : Girolamo primo mar- 
chese di Turtureti; Andrea Arciv. di Messina. 
Parecchi cavalieri di Malta. — Arma: D'oro, alla 
banda d'azzurro, caricata da un giglio del campo, 
accompagnato in capo da un lambello di quattro 
pendenti di nero, ed in punta da un leone di rosso. 

MASTROGIL'DICE di Sorrento. — Originata 
da Barnaba maestro dei giudici figlio di Sergio 
doge e console della città di Sorrento nel 1071. 

— Investita di feudi fin dal 1260, molti ne à 
posteriormente posseduti, e fra gli altri quelli di 
Montorio e Santomango con titolo marchionale. 

— Ha goduto ulti uflici e dignità, e la nobiltà in 
Napoli al seggio Dominova, ed à vestito l'abito 
di Malta nel 1596. — Giovanni Arciv. di Sorrento 
nel 1278; Marino presidente della R. Camera ed 
avvocato fiscale, assai caro all'Imperat. Carlo V, 
dal quale ebbe in dono 1' isolctta dei Galli; Ga- 
spare ed Attilio cavalieri gerosolimitani, morto 
il primo gloriosamente combattendo contro i Tur- 
chi nel 1608, l'altro per valorose geste nell'asse- 
dio di Malta e per fortunate scorrerie a danno 
dei Mussulmani, fu elevato ad ammiraglio della 
veneranda lingua d'Italia ed a gran priore di 
Messina. — Arma: D'argento, a tre fascio di 
w m ; col etfM d' tf<t pieno 



MASTROGIOVANNl TASCA di — Um- 
berto I Re d'Italia, con decreto 10 Lug. 1879 
concesse a Pier-Antonio Mastrogiovanni Tasca il 
titolo di barone trasmissibile per primogenitura 
maschile. — Arma? 

MASTROPAOLO di Sicilia. — Derivata da 
un Maestro Paolo celebre medico dell' Imperat. 
Federico II, dal quale ottenne i tratti di Agri- 
gento e di Licata per dieci anni ed alquanti ter- 
ritori. — Ruggero e Corrado, suoi figli, presero 
cognome dal nome di lui e furono baroni; Nicolò 
notaro regio nel 1261. — Arma: D'azzurro, al- 
l'aquila coronata d'oro mirante un sole orizzon- 
tale a destra. 

MASTROSERIO del Napoletano. — Arma: 
D'azzurro, al monte di tre cime di verde, su cui 
poggia un leone d' oro, impugnante colla branca 
destra uno scettro dello stesso, addestrato in 
capo da una stella d' argento. 

MASCLLI di Vellelri. — Arma: D'azzurro, 
alla cometa d' oro. 

MATA (della; di Sardegna. — Arma: D'az- 
zurro, all'albero di alloro nudrito sulla pianura 
erbosa, il tutto al naturale, il tronco impugnato 
da un dertrocherio vestito di bianco al naturale, 
movente dai fianco destro dello scudo; con tre 
stelle di otto raggi d' oro, ordinate in fascia in 
capo. 

MAT APLANA di Sinlia. — Arma: Di rosso, 
a tre sbarre scorciate e nodose d'oro. 

MAT ARAZZI di Velletri. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° d'azzurro, alla rosa d'oro; nel 2. n di rossso, 
al capriolo rovesciato d'oro; colla fascia dello 
stesso attraversante sulla partizione. 

MATAS di Ancona. — Leopoldo II Granduca 
di Toscana, con diploma 11 Giù. 1850, concedeva 
la nobiltà della città di Fiesole a Nicolò-Luigi- 
Gaetano Matas ed ai di lui figli e discendenti 
per linea retta mascolina. Il Ministro dell'Interno 
del Regno d'Italia, con decreto 27 Lug. 1871, 
dichiarava competere al suddetto il titolo di no- 
bile di Fiesole colla facoltà di far uso di que- 
st' Arma: D'azzurro, alla pianura erbosa di verde, 
con due cipressi sradicati, posti in croce di S. 
Andrea, al naturale, dall'uno all'altro; col capriolo 
d'oro, caricato di tre cinquefoglie di rosso, attra- 
versante. 

MATERA di Napoli. — Arma: D'argento, 
alla fascia d' azzurro, caricata di tre conchiglie 
d' oro. 

MATERDONA di Taranto. — Originaria di 
Valenza in Ispagna, e trapiantata in Taranto il 
1502 da Giovan-Bcrnardo proveniente da Napoli, 
che fu la prima residenza di questa famiglia, il 
quale dall'Imperat. Carlo V nel 1518 ebbe il feudo 
di Massanuova in Sicilia e fu ascritta alla nobiltà 
tarantina. (Estinta nel 1 686). - Arma? 

MATHEIS (de) di Sulmona. — Antica fami- 



MAT 



— 107 — 



MAT 



glia patrizia di Sulmona, che à posseduto vari 
feudi e prodotto uomini insigni nelle scienze e 
nelle lettere. — Arma: D'oro, alla sbarra d'az- 
zurro, caricata di tre stello d'argento. 

MATHIS di Bra (Piemonte). — Mercè l'ope- 
rosa sua attitudine al lavoro e aHo studio, già a 
mezzo il secolo XVI era annoverata fra quelle 
degli ottimati in patria. — Divisa in parecchi 
rami, da uno di essi, procedente dal notajo Ste- 
fano, vissuto in principio di quel secolo, e padre 
del dottore in leggi Antonio-Andrea, discendeva 
P avvocato Carlo-Camillo giudice di S. Damiano 
d' Asti, poi vice uditore di guerra. Tommaso, fi- 
glio di quest' ultimo, ottenne regolarmente la 
nobiltà mercè V infeudazione del luogo di Cac- 
cierna, col titolo comitale, avuta nel 1720. — 
Carlo Mathis, di un altro ramo, per avere fatto 
acquisto di una porzione della giurisdizione di 
Cortemiglia intitolavasi conte di quel feudo. La 
sua unica figlia, Antonietta, si maritò al proprio 
cugino Tommaso di cui sopra, il quale continuò 
la propria famiglia fino a' giorni nostri. — Arma: 
D' oro, al cespuglio di avellano di verde in punta 
dello scudo, con due conigli al naturale entro il 
medesimo, colla fascia d' azzurro, caricata di tre 
stelle del campo, attraversante. — Cimiero : Un 
guerriero armato, tenente colla destra una spada 
nuda, alla quale è attorcigliato un serpe, e colla 
sinistra il Motto: Juncta prudentia destrae. 

MATI di Pistoja, vedi Amati. 

MATIOLI di Adria. — Compresa nell'elenco 
delle famiglie nobili della città di Adria appro- 
vato dal Senato Veneto nel 1780, ottenne la 
conferma della sua nobiltà con sovrana risoluzione 
19 Mar. 1823. — Arma? 

MATOLINI di Verona. — Nel 1404 il Car- 
rarese creò vicario di Valleggio Giovanni Matolini 
che nel 1421 venne ascritto al Consiglio .nobile 
di Verona. — Giorio nel 1423 fu arciprete di 
S. Paolo di Campo Marzo. — Arma: Spaccato 
d'azzurro e di rosso, alla fascia d'oro, attraver- 
sante sulla partizione, accompagnata da tre stelle 
dello stesso ordinate in capo; con un busto di 
donna di carnagione, crinito e vestito d'oro, posto 
di profilo ed attraversante sul tutto, e sostenuto da 
una collinetta di verde in punta. 

MATONA di Venezia. — Arma: Losanga to 
d'argento e di rosso. 

MATRACCA o MATRANCA di Castrogio- 
vanni (Sicilia). — Originaria dell' Epiro, portata 
in Sicilia da un Giovanni ai servigi di Re Martino, 
da cui ottenne il territorio di Morgana e l'ufficio 
di provveditore regio nella città di Castrogio- 
vanni, ove fondò la sua famiglia nel 1391; Gia- 
como, suo discendente, acquistò il feudo di Man- 
tica. (Estinta nel 1513). — Un altro ramo fu 
portato in Sicilia nel 1488 da Giorgio 'Matranca 
che si stabili prima in Piana e quindi in Palermo 



e dal quale provennero molti distinti personaggi. 
— Arma: Di verde, al sinistrocherio armato d'ar- 
getrto impugnante una spada alta in sbarra dello 
stesso, e movente dal fianco sinistro, accompa- 
gnato nel canton destro del capo da un crescente 
pure d' argento. 

MATRAINI di Lucca. (Estinta). — Arma: 
Spaccato; nel 1.» d'oro, all' aquila di nero, ro- 
strata, membrata e coronata del campo; nel 2.° 
palato di rosso e d' argento. 

MATROIANI di Verona. — Originaria di Fran- 
cia, lì primo di questa casa che prese stanza in Ve- 
rona fu Giovanni il quale ebbe un figlio di nome 
Bartolomeo, die con Domenico suo nipote nel 1530 
Vennero accettati nel nobile Consiglio Veronese. — 
Altri Matroiani anticamente si sabilirono in Vero- 
na provenienti da Lucca, altri da Erbé, ed altri 
ancora di «cui non si conosce l'origine. — Arma: 
D'azzurro, all'orso rampante di nero, tenente 
una spada d'argento guarnita d'oro. 

MATTA di Cagliari. — Arma: D'argento, 
all'albero nudrito sulla pianura erbosa, e caricato 
di un usignuolo; il tutto al naturale. 

MATTARELLI di Ravenna, — Famiglia pa- 
trizia ravennate originaria di Mantova ed estinta 
nel 1605. — Nicolò, famoso giureconsulto del 
XIV secolo, insegnò il diritto in Padova, Modena, 
Bologna e Pisa; Achille commissario sopra le 
acque di Ferrara e priore del Magistrato in patria; 
Annibale commissario di tutta la Romagna per 
il Cardinale Orsini nel 1613, indi podestà in 
diversi luoghi", creato in ultimo dal Duca di Man- 
tova capitano di giustizia, consultore della santa 
inquisizione, e dichiarato cittadino e senatore di 
Mantova nel 1637. — Arma: D'azzurro, alla 
croce d'oro, accompagnata da tre stelle dello 
stesso, una in capo e due nei fianchi, e da tre 
amandorle al naturale in punta. 

MATTARELLI di Vicenza. — Arma: Bandato 
di rosso e d'oro di sei pezzi; col capo d'azzurro, 
ad un uomo d' oro nascente e tenente colla sini- 
stra una freccia di nero, accompagnato da quattro 
stelle d'oro, una a destra, accostata da un cre- 
scente rivolto d' argento, e tre a sinistra, poste 
2 e 1. 

MATTASELANI di Bologna. — Famiglia an- 
tica che à dato alla patria vari anziani e sena- 
tori. — Lorenzo nel 1387 fu degli anziani e del 
Consiglio dei quattrocento e dei sedici riformatori 
della città, soprastante al Monte del Comune e 
sopra gli estimi della città e del contado. — 
Arma: Di rosso, al leone d'argento; colla fascia 
d'azzurro, caricata da tre stelle d'oro, e attra- 
varsante sul tutto; col capo d' Angiò. 

MATTEI di Avezzano (Abruzzi). — Giovanni 
Mattei generalo del Re Carlo I d'Angiò, dopo la 
vittoria riportata su Coi radino di Svevia nei 
piani salenttoi, stabilì la sua famiglia in Avezza- 



MAT 



— *08 — 



MAT 



no, ed i suoi discendenti furono riconosciuti dello 
stesso sangue dei Mattei di Roma e reintegrati 
nel patriziato romano. — Arma: Scaccato d'ar- 
gento e di nero di otto file, colla banda di rosso 
attraversante sul tutto; e col capo d'oro caricato 
dell'aquila di nero, membrata, imbeccata e coro- 
nata del campo. 

MATTEI di Calabria. — Paris Mattei del 
ramo di Avezzano portò la sua famiglia in Squil- 
lace dando origine ai Mattei di Calabria diramati 
in Montepavone, Santelia, Pizzo e Dezà. — I rami 
di Squillace e di Santelia si estinsero; e tutti 
ottennero dall' Imperai Carlo V il privilegio di 
poter usare nella propria arma il capo dell'impero. 
— Arma: Eguale alla precedente. 

MATTEI di Forlì. — Di origine bolognese e 
di parte lambertazza, espulsa dalla patria nel 
4 275 riparò a Forlì dove fissò la sua residenza 
e fu ascritta al ceto dei nobili, e dette alla nuova 
patria uomini egregi, fra' quali Francesco abate 
mitrato di S. Mercuriale nel 1442*, Fabrizio pro- 
fessor di leggi nell'Università di Pisa nel 1 625; 
Vincenzo professore di filosofia in quella di Padova 
nel 4 638; ed Antonio professore nelle università 
di Pavia e di Bologna. (Estinta). — Arma: Spac- 
cato; nel 4.° d'oro, all'aquila di nero coronata 
del campo; nel 2.° scaccato d'azzurro e d'argento 
di cinque file, alla banda d'oro attraversente sul 
tutto. 

MATTEI di Lecce. — È una diramazione dei 
Mattei di Roma, fregiata dei titoli di conte di 
Novoli e marchese di Trepuzzi, e si estinse con 
un Alessandro ultimo conte e marito di una 
signora di casa Invitti de' principi di Conca, e 
non avendo avuto figliuoli ne ereditò i beni la 
famiglia Acquaviva di Conversano. — I Mattei 
di Lecce, con le famiglie Paladini e Tufari, forma- 
vano il nucleo del partito che in quella porvincia 
favorì molto gli Aragonesi dopo la morte di Gio- 
vanni Orsino. — Giovanni fu uno dei custodi 
dei ribelli a Federico li nel 4 2G9; Filippo fu 
conte di Palmarigi nel 4578; ed Alessandro 
scrisse una Geografia della Terra a" Otranto ri- 
masta inedita. — Arma: Eguale a quella dei 
Mattei di Roma. 

MATTEI di Roma. — La famiglia Mattei è 
un ramo dei Papareschi di Roma, e da un Matteo 
di questa casata trasse I' origino ed il nome. — 
Aggregata al patriziato romano, si divise in tre 
rami; il primo fu quello di Trastevere estinto in 
tre maschi; il secondo fu quello di Pcscaria sud- 
diviso nei baroni e marchesi Mattei e nei duchi 
di Giovo estinti nella famiglia dei marchesi An- 
tici; il terzo fu quello originato da Muzio e Fabio, 
dal primo dc'quali discesero i marchesi Mattei o 
dal secondo i duchi di Pagali ica, principi romani, 
estinti nella casa Conti. — In tempo di Conciavo 
i duchi di Paganica e di Giove avevano il privi- 



legio o l'incarico di guardare i ponti del Tevere. 

— Molti illustri personaggi sono sortiti da que- 
sta casa, che anno lasciato chiarissimo nome per 
dottrina, valore, cariche civili e dignità eccle- 
siastiche, fra' quali sono da contare otto' Cardinali 
di S. R. Chiesa: Girolamo creato da Sisto V il 
47 Die. 4 586; Gaspare creato da Urbano VIII il 
4 3 Lug. 4 643; Orazio creato da Innocenzo IX il 
2 Sett. 4686; Luigi creato da Benedetto XIV il 
26 Nov. 4753; Alessandro creato da Pio VI il 
42 Lug. 4779; Mario da Pio VII nel 4792; un 
altro Mario creato da Gregorio XVI nel 4 832; 
e Lorenzo creato dallo stesso Pontefice il 4 5 
Àpr. 4 833. — Arma : Scaccato d' argento e d'az- 
zurro di otto file, alla banda d'oro attraversante 
sul tutto; col capo dello stesso caricato di un'a- 
quila di nero. 

MATTEI di Sicilia. — Detta anche Scanda- 
liato o Scandariato, di origine perugina, passò in 
Sicilia per un Lodovico di Matteo armigero di Re 
Lodovico, dopo la cui morte fu eletto dal Re Fe- 
derico III capitano di Siracusa ed indi maestro se- 
greto della Camera reginale. Nicolò, di lui figlio, 
per via di matrimonio, venne in possesso del feudo 
di Morbano; Muzio ebbe dal Re Alfonso la capita- 
neria di Girgenti; Giannicolò l'ufficio di portulano 
di Sciacca e Licata; e Pietro fu barone di Montana. 

— Arma: Spaccato; nel 4. n d'argento, all'aquila 
dal volo abbassato di nero; nel 2.° scaccato d'oro 
e di rosso di cinque file, alla banda d'argento 
attraversante sul tutto. 

MATTEO (da San) di Genova. — Bartolomeo 
sottoscrisse alla pace tra Genova e Pisa, 4 4 88. — 
Alberto fu abate del popolo in Genova, 4 332. — 
In seguito si inalbergarono nei D'Oria, e ne as- 
sunsero l' Arma : D'oro, all'aquila di nero mem- 
brata e rostrata di rosso. 

MATTEUCCI di Fermo. — L'origine di que- 
sta nobile famiglia fermana è assai remota, e ad 
un Alfonso di questa casa si attribuisce di aver 
liberato la patria dalla tirannia di Desiderio Re 
dei Longobardi. — I Matteucci erano doviziosis- 
simi e così teneri della patria che nelle urgenze 
di essa spesse fiate le fecero grazioso prestito di 
grosse somme di danaro. — Molti di essi furono 
ambasciatori a principi e sovrani per negozi gra- 
vissimi. — Giovanni nella solenne entrata in Fer- 
mo del conte Francesco Sforza nel 4 438 fu uno 
vessilliferi; Concetto sergente maggiore delle mi- 
lizie ecclesiastiche e luogotenente generale del- 
l' esercito pontificio in Francia morto gloriosa- 
mente in una battaglia contro gli Ugonotti; 
Saverio sergente maggiore anch'esso, morì nell'atto 
elio volle per il primo dare la scalata alle mura 
di Temeswar; Giacomo colonnello al servizio della 
S. Sede; Giulio-Cesare capitano fu il primo a 
piantare la bandiera cristiana sulle mura dell'espu- 
gnata Cipro; Mariano luogotenente prima del Ri; 



MAT 



— 109 — 



MAT 



di Spagna, poi generale di artiglieria. Ma chi 
superò la fama di tutti questi prodi, fu il celebre 
Vincenzo, detto Saporoso, uno dei più grandi con- 
dottieri del XVI secolo, il quale per prove di 
eroico valore e per aggiustatezza di comando si 
fece per ogni dove ammirare, sia in Dalmazia, 
sia nelle Fiandre, sia nel Parmigiano e nel Senese, 
sia nel contado di Avignone; e fu duce supremo 
delle milizie pontificie in quel possesso pontificio 
di Francia, e di quelle della Repubblica di Ra- 
gusa. — Per cariche ecclesiastiche molti di questa 
famiglia si resero insigni, e più d'ogni altro se- 
gnalossi un Girolamo che dopo essere stato con- 
sacrato Arciv. di Ragusa fu traslato alla chiesa 
vescovile di Viterbo, e Sisto V nel 1585 lo nominò 
governatore di Ancona, nel 1587 fu spedito nun- 
zio apostolico a Venezia, nel 1691 nominato com- 
misserio generale dell' esercito pontificio da spe- 
dirsi in Francia, e più tardi di quello che fu 
mandato contro Ferrara. — De' nostri giorni 
Antonio Matteucci fu da Pio IX fregiato della 
porpora cardinalizia. — La famiglia Matteucci fu 
insignita del titolo marchionale, ed un Cesare fu 
decorato del R. Ordine S. Michele di Francia. — 
Arma: D'oro, al monte di sei cime di verde, mo- 
vente dalla punta, sormontato da un colombo 
d'argento premente co' piedi una testa di leone 
dello stesso posto sulla cima più alta di detto 
monte. 

MATTEUCCI di Forlì. — Originaria di Bagno, 
nel XVII secolo si trapiantava in Forlì. — Cele- 
bre fu il professore Antonio carissimo al Granduca 
di Toscana; Sesto suo figlio scrisse nel 1843 le 
memorie storiche intorno ai Forlivesi benemeriti 
dell'umanità e degli studj ed altre opere pregiate, 
per le quali fu decorato del titolo di conte. — 
Ad altro ramo estinto di questa famiglia appar- 
teneva il celebre fisico Carlo, professore all' uni- 
versità di Pisa, ministro della pubblica istruzione 
ne! 1863 e senatore del regno. Domenico con- 
sanguineo dei precedenti, godè del titolo di conte 
palatino e fu institutore .in patria di opere pie. 
— Arma: D'oro, al braccio di carnagione mo- 
vente dal fianco sinistro e tenente in mano un 
grappolo d' uva fogliato al naturale; col capo 
d' azzurro caricato di tre gigli d' oro ordinati in 
fascia. 

MATTEUCCI o MATTIUCCI di Sanseverino 
(Marche). — Arma: D'azzurro, al monte di tre 
cime d'oro, sormontato da un falcone al naturale 
tenente fra gli artigli una testa di leone dello 
stesso, accompagnato in capo da un volto umano 
crinito e barbuto al naturale, posto di fronte. 

MATTEUZZI di Bologna. — Arma : Di rosso, 
a tre bande d' oro ; col capo d'azzurro, abbassato 
sotto un altro capo d' oro, caricato di un' aquila 
di nero, coronata del campo. 

MATTIAZZI di Maroslica e di Sebenico. — 



Originaria di Marostica nel Vicentino, la si trova 
stabilita in Sebenico fin dal 1554. — Marcantonio, 
cancelliere della Comunità nel 1567, fu aggregato 
a quella cittadinanza nel 1590; Cristoforo capi- 
tano e poi colonello dei terrieri fu nel 1744, 
insieme ai fratelli, ascritto al Consiglio nobile di 
Sebenico; Paolo e Giovanni addetti alla marina 
veneta col grado di alfiere nel 1764 e 1767. — 
Arma: Partito; a destra d'argento, ad un cane 
rampante d'oro, volto a sinistra, alla campagna 
di verde; a sinistra spaccato; nel 1.° d'azzurro, 
a tre stelle di sei raggi d'oro, poste in triangolo 
e addestrate da un crescente d' argento; nel 2.° 
di rosso, alla torre merlata d' argento, movente 
da una campagna di verde. 

MATTIJ di Spello (Umbria). — Arma: D'az- 
zurro, al destrocherio vestito d'argento, guernito 
di rosso, sostenente colla mano di carnagione un 
albero al naturale, sormontato da una cometa 
d' oro. 

MATTIOLI di Bologna. — Arma : D'azzurro, 
al levriero rampante d' argento, collarinato di 
rosso, colla banda dello stesso, attraversante sul 
tutto; col capo d' Angiò. 

MATTIOLI di Mantova. — Arma: Un leone 
accompagnato in capo da una banda e una sbarra 
scorciate poste in croce di S. Andrea con tre 
stelle di sei raggi, una in capo e le altre due nei 
fianchi di essa croce. 

MATTIOLI di Modena. — Originaria di Pe- 
lagano nel Frignano, nel 1306 fu annoverata tra 
le nobili e potenti di Modena. — Arma : D' az- 
zurro, a due leoni affrontati d' oro, tenenti in- 
sieme colle branche anteriori una palla dello stesso; 
col lambello di nero e tre gigli d' argento nel 
capo. 

MATTIOLI di Siena. — Del Popolo, di Buon- 
convento, ammessi alla cittadinanza senese nel 
1442, risieduti nel 1 481 . — Pier-Andrea medico 
di tre imperatori, autore di molte opere, fra cui 
il famoso Erbario; Camillo primo ingegnere del 
Re di Francia e commissario generale delie arti- 
glierie; Muzio sergente maggiore del 3.» reggi- 
mento greco di Candia. — Arma: Spaccato d'oro 
e d'azzurro al leone dell'uno all'altro, impugnante 
colla branca anteriore destra una spada in sbarra; 
col capo spaccato d' azzurro e d' oro, all' aquila 
bicipite dell'uno all'altro. 

MATTIOLI di Udine. — Originaria di Siena, 
al cui Ordine nobile apparteneva sin dal 1300, 
e cui trovasi tuttora ascritta in virtù di diploma 
rinnovativo ottenuto nel 1741, fu trapiantata nel 
1615 in Udine da un Vittorio, il quale fu aggre- 
gato a qu.;l Consiglio nobile. — Con decreto 14 
Mag. 1796 del Senato Veneto i fratelli Pietro- 
Andrea, Vittorio, Giulio ed Alessandro consegui- 
rono il titolo di conte o la giurisdizione della 
villa di Claviano, e con sovrana risoluzione 29 



MAU 



— 410 — 



MAU 



Mar. 1823 furono confermati nobili. — Arma? 

MATTONI del Piemonte. — Conti di Bene- 
vello. — Arma: Di rosso, a tre mattoni, ossieno 
plinti a tre l'acce d'argento, 2 e 1, ciascuno in 
fascia; col capo d'oro, all'aquila di nero. 

MATTUGLIAN1 di Bologna. — Originaria 
della Toscana e per tale descritta nello antiche 
matricole della compagnia militare dei Toschi. 

— Molti furono del Consiglio, altri degli anziani, 
ed un Filippo nel 1392 gonfaloniere di giustizia. 

— Arma: D'azzurro, a tre fascio scaccate d'ar- 
gento e del campo di due file. 

MATl'ZZl di Roma. — Arma: Di rosso, al leone 
fasciato nebuloso d'argento e d'azzurro, inombrato 
e colla testa d' oro. 

MATZEU di Gonnostramazza (Sardegna). — 
Arma: Di ciclo, ad uno scoglio nella punta nascen- 
te dal mare, i! tutto al naturale, lo scoglio soste- 
nente un manipolo di spighe di grano pure al na- 
turale, legato di rosso, e sormontato da una scia- 
bola anche al naturale, guernita d' oro, posta in 
banda. 

MAURELLO o MORELLO di Messina e di 
Caltanisetta. — Originaria di Milano, fu portata 
in Sicilia da un Gandolfo Morello nobile mila- 
nese nei primi anni del XIII secolo. — Stabilitasi 
in Messina, al cui patriziato fu ascritta e godette 
la baronia di Riesi, si diramò in altre città del- 
l'isola, e precipuamente in Caltanisetta, ove un 
Ferdinando Morello acquistò la baronia del Tra- 
bonello nel 1747. — Arma: Di rosso, al castello 
di tre torri d'oro, sinistrato da un leone dello 
stesso rampante contro la porta. — Cimiero: 
Un cavallo morello inalberato. 

MAURI di Fratta (Umbertide nell'Umbria). 

— Arma: Di verde, alla cotissa scorciata d'argen- 
to, accompagnata in capo da un lambello di cin- 
que pendenti di rosso, ed in punta da un giglio 
d' oro. 

MAURI di Milano. — Arma: Spaccato; nel 
1.° d'argento, al castello cimato di due torri di 
rosso, aperto del campo, accompagnato in capo 
da un corno da caccia al naturale, l'imboccatura 
a destra; nel 2. n bandato d'argento e di rosso. 

MAURI di Montefiascone. — Famiglia patrizia 
falisca, cui appartiene Monsignor Egidio creato 
Vescovo di Rieti dal Pontefice Pio IX nel Con- 
cistoro 21 Die. 1871. — ÀnMA: D'azzurro, alla 
fascia d' argento, accompagnata da quattro gigli 
d'oro, 3 in 'capo, ed uno in punta. 

MAURI di Spello (Umbria). — Mauro, del- 
l'Ordine de' Minori, autore del poema latino la 
Francisciadc, morto nel 1571. — Arma: D'az- 
zurro, a monti d'oro nel capo e sette stelle 

di otto raggi dello stesso nella punta. 

MAURI di Volterra. — AiimA: D'argento, al 
drago di rosso. 

MAURI-MORI di — Arma: Interzato in 



mantello; nel 1.<> di rosso, a tre fascie d'oro; 
nel 2." d'azzurro, al gelso al naturale nudrito 
sulla vetta di un monticello d'oro, e sormontato 
da tre stelle di sei raggi d'argento, male ordinate; 
nel 3." di rosso, all'antibraccio destro armato al 
naturale, movente dal fianco dello scudo ed im- 
pugnante una bandiera a fiamma d'oro, in banda, 
svolazzante verso sinistra e caricata del motto 
coeca fides scritto in lettere romane maiuscole 
di nero; il tutto sotto un capo d'oro, a due teste 
di Moro in profilo al naturale, bendate di bianco, 
ordinate in fascia. 

MAURIGl di Milano. — Ebbe la signoria di 
Monza, dette alla Chiesa un Cardinale nella per- 
sona di Giacomo-Antonio, che fu Arcivescovo di 
Firenze, e si estinse in principio del XIX secolo. 
— Arma: D'azzurro, al leone d'oro, coronato 
dello stesso. 

MAURIGl di Sicilia. — Originaria tedesca, 
e passata in Sicilia nel 1229 con Aurelio degli 
antichi liberi baroni di Castel Maurigi di Svevia 
capitano imperiale e creato dall' Imperat. Fede- 
rico II suo vicario generale in Sicilia. — Sua 
principale residenza fu nella città di Sciacca, da 
dove nel XVI secolo passò a Palermo e qui occupò 
le primarie cariche cittadine. — Un ramo cadetto 
fiorì pure con lustro nella città di Monte San 
Giuliano, dove si estinse nella metà del XVIII 
secolo. — Marco-Antonio e Giovanni-Federico 
capitani illustri nella guerra dei Vespri; Simone 
consigliere di S. M. Cattolica e regio secreto 
della città di Palermo nel 1675; Giovanni sul 
finire del XVI secolo fu quattro volte senatore 
di Palermo, ed Ignazio suo figlio ebbe per due 
volte la stessa carica nel secolo susseguente; altro 
Simone ebbe concesso in feudo l' ufficio di gran 
maestro della zecca del regno di Sicilia e fu mae- 
stro giurato nel 1728. — L' Imperat. Carlo VI, 
con diploma 14 Sett. 1726 elevò al rango di 
marchesi e conti dell' impero Giovanni Maurigi 
e suoi discendenti, e con altro diploma 28 Ott. 
1728 concesse a Simone, figlio primogenito del 
precedente, il titolo primogeniale di marchese di 
Castel Maurigi. — Arma: D'azzurro, al leone 
coronato d'oro; col capo cucito d'azzurro caricato 
di tre gigli d'oro. — Cimiero: Un'aquila di 
nero, coronata d' oro, afferrante cogli artigli un 
nastro d' azzurro, alla leggenda nil ferox fero 
in lettere majuscole di nero. 

MAUR1NI di Saluzzo. — Assai antica famiglia 
saluzzese, nella quale si distinsero un Oberto 
celebre medico fin dall'anno 1281, e Pietro di lui 
fratello giurisperito fin dal 1293. — Un Andrea 
fu ambasciatore al Marchese Tomaso li nel 1 317. — 
Arma? 

MAURIZZI di Bologna. — Arma : D'azzurro, 
alla banda d' oro, bordata d' argento, caricata da 
una farfalla al naturale, posta in palo, e accom- 



MAU 



— 111 — 



MAY 



pagnata in capo da un sinistrocherio, vestito di 
rosso, movente dal fianco sinistro, colla mano di 
carnagione; col capo d' Angiò. 

MAURO di Aversa. — Arma: Di azzurro, alla 
fascia di argento, accompagnata da quattro stelle 
d'oro, 3 nel capo, ed 1 in punta. 

MAURO di Messina. — Originari di Vene- 
zia, fiorirono nella nobiltà messinese dal XIV al 
XVIII secolo col titolo di marchesi di S. Biagio, 
trasferiti poi a Nizza-Sicilia dove la famiglia è 
tuttora degnamente rappresentata. — Arma : D' ar- 
gento, a tre fasce ondate di rosso, sormontate nel 
capo da un serpente alato volante dello stesso. 

MAUROLICO di Messina. — Di origine greca, 
baroni di S. Giorgio, anno fiorito nella nobiltà mes- 
sinese dal XV al XVIII secolo. — Arma: D'az- 
zurro, alla fascia in divisa d'oro, accompagnata 
nel capo da un cane d'argento passante sulla di- 
visa, guardante una stella dello stesso, posta nel 
primo cantone, e nella punta da tre losanghe d'oro, 
accollate in fascia. 

MAURUZI di Tolentino (Marche). — Fra le più 
antiche ed illustri d'Italia, à comune l'origine 
con le famiglie Varani ed Accoramboni. Le prime 
memorie certe di questa famiglia rimontano al 
XIV secolo in cui vive» un Giovanni che sostenne 
pubblici incarichi nel Municipio di Tolentino. Ot- 
tenne esso dalla patria molti privilegi ed onori, 
come quelli di avere il primo seggio, dopo il ma- 
gistrato, così nelle chiese come nei pubblici con- 
sigli, le loro cause non erano soggette al giudice 
ordinario del luogo, nè si eleggevano magistrati 
municipali senza la presenza di alcuno dei suoi 
membri, ed una delle chiavi delle reliquie di San 
Nicola era sempre a lei affidata. — Infine ebbe 
in dono dalla patria case e poderi, ed \ funerali 
di vari suoi soggetti furono celebrati a pubbli- 
che spese. — I Maurizi sostennero l' incarico di 
consiglieri municipali dal 1418 al 1719, durante 
il qual tempo se ne contano diciannove. — Pos- 
sedettero feudi nelle Marche, nell' Umbria, nella 
Romagna, negli Abruzzi, nel Piemonte e nel Lom- 
bardo-Veneto, e contrassero parentela con le case 
Sforza, Savoja, Estense, Paleologa, Medici ecc, 
coi re di Polonia, Danimarca e Francia e con la 
casa d'Austria. — I più celebri furono capitani 
di ventura che tenevano a'ioro stipendi buon nu- 
mero di soldati, fra quali è da segnalare il fa- 
moso Nicolò I che fu capitano generale dell' eser- 
cito fiorentino e che riportò le più strepitose vit- 
torie nella prima metà del XV secolo. — Questa 
illustre famiglia si divise in più rami: quello di 
Milano, originato da Giovanni figlio del summen- 
zionato Nicolò, si estinse con un altro Giovanni 
che morì in Pisa nella miseria nel 1838; quello 
di Fabriano che si spense nel 1741 ; l'altro di 
Urbino, di cui è discendente l'unica femmina su- 
perstite, contessa Agnese vedova Gherardi; e 



quello di Montenovo e di Fossombrone tuttora fio- 
rente. — Arma: Di rosso, al leone d'oro tenente 
una spada d'argento elevata in palo, ed accostata 
da una stella del secondo. 

MAUSONIO di Aquila. — Ascritta al patri- 
ziato aquilano, è tuttora fiorente in Napoli. — 
Florido, uditore della provincia di Capitanata e 
giudice di Vicaria, ed autore di pregiate opere 
legali. — Angelo Vescovo di Teramo dal 1659 al 
1665. — Arma: Spaccato; nel 1° d'oro, a mez- 
z'aquila uscente spiegata e coronata di nero; nel 
2° d'azzurro, e tre monti al naturale posti in ca- 
priolo, sormontati da un giglio d'oro; colla fascia 
di rosso attraversante sulla partizione. 

MAY (DE) di Villafranca presso Nizza. — 
Fregiata del titolo comitale. — Arma : D' argento, 
all'olivo di verde, ombrato d' oro; col capo d'az- 
zurro, a tré stelle di otto raggi d'oro — Cimiero: 
una rosa di rosso fiorita e fogliata al naturale — 

Motto: SEMPER HABET UNDE DONET. 

MAYNERI MAINERI di Cremona. - Ha 
dato alla patria sei decurioni, il primo de' quali 
fu Ruglerio nel 1138 e l'ultimo Tiberio nel 1314. 
— Signorino Maineri ascritto al collegio dei no- 
tari della città di Cremona nel 1200. — Gian- 
Andrea e Giovan-Battista ascritti alle matricole 
mercantili cremonesi nel 1545. — Arma? 

MAYNERI MAINERI di Genova. — Arma : 
Scaccato d'argento e d'azzurro; col capo di rosso, 
alla fede di carnagione manicata di bianco al na- 
turale, movente dai fianchi dello scudo; esso capo 
abbassato sotto un altro d'oro, all'aquila nascente 
di nero, coronata del campo. 

MAYNERI MAINERI di Lodi. — Originaria 
di Milano, d'onde fu esiliata nel secolo XII ai 
tempi dell' imperatore Barbarossa. Fu ascritta al 
decurionato della città di Lodi fino dal 1492 ed 
ammessa al collegio dei nobili giurisperiti di detta 
città nel 1596. — Barnaba Mainerio dottor col- 
legiate e regio potestà di Milano: Ignazio de- 
curione. — Francesco I Imperat. d'Austria, con 
sovrana risoluzione 20 Nov. 1816, confermò 
l'antica nobiltà a Gottifredo Maineri, ed il Mi- 
nistro dell' interno del regno d' Italia con suo de- 
creto dichiarò competere ad Annibale-Barnaba, fi- 
glio del precedente, il titolo di nobile e l'arma 
sotto descritta trasmissibili nei discendenti d'ambo 
i sessi legittimi e naturali per continuata linea 
retta mascolina. — Arma: Interzato in fascia: nel 1o. 
d'oro, all'aquila di nero coronata del campo; nel 
2o d'azzurro, ad una fede di carnagione vestita di 
rosso; nel 3u scaccato d'argento e d'azzurro. — Ci- 
miero: Un' aquila uscente di nero, coronata d'oro. 

MAYNERI MAINERI di Milano. — Gio- 
vanni Maynerio, insieme con Rancio da Casate, 
Ugo Visconti, Albertino da Carate, due Lanfran- 
chi, un Corte, un Croce e Rogero da Santa Ma- 
ria, si portò nel 1155 con 200 cavalli in soccorso 



MAZ 



— 11 



2 — 



MAZ 



dei Tortonesi assediati dalle armi di Federico Bar- 
barossa, e combattendo vi perdè gloriosamente la 
vita. — Pietro Mayneri milanese fu Vescovo di 
Piacenza dal 4 388 al 1404. Fu egli il settante- 
simo dei vescovi di Piacenza ed il quarto dei 
vescovi piacentini che si chiamasse Pietro, e 
figura sulla marmorea tavola cronologica dei 
vescovi che si vede nella Cattedrale di Piacenza, 
dove il di lui cognome è scritto coli' y. — Arma: 
Eguale alla precedente. È da osservare che nelle 
armi dei Mayneri di Lodi, di Genova e di Pine- 
rolo figurano gli scacchi, pezza principale; che 
quelli di Lodi provengono da Milano, che Cre- 
mona è vicina a Lodi ed a Milano, e che quindi 
è probabile che tutte le suddette famiglie ab- 
biano comune la origine primitiva. 

MAYNERI o MA1NERI di Pinerolo. — Ori- 
ginaria di Buriasco nei pressi di Pinerolo, tenuta 
quivi in grande considerazione. — Giacomo nel 
1455 membro del Consiglio ducale. — Il Re Carlo 
Alberto, con lettere patenti 10 maggio 1834 fre- 
giava Bartolomeo, presidente del Senato Piemon- 
tese, del titolo e dignità di conte trasmissibile per 
primogenitura maschile, e con altre lettere pa- 
tenti 9 giugno 1836 concedeva a Benedetto, fra- 
tello del precedente, il titolo e la dignità di ba- 
rone trasmissibile per primogenitura maschile. — 
Essendosi estinta con Lodovico presidente capo 
di regia corte d'appello, figlio del predetto Bar- 
tolomeo, la linea comitale, Re Umberto compia- 
cevasi concedere, con i decreti 30 luglio 1881 e 
27 novembre dello stesso anno e lettere patenti 
11 del successivo dicembre, a Teresa figlia pri- 
mogenita del suddetto Lodovico la facoltà di as- 
sumere il titolo comitale già appartenuto alla pro- 
pria famiglia e di trasmetterlo per primogenitura 
maschile ai discendenti suoi e del suo consorte 
Carlo Ceriana (Vedi q. n.) — Arma: Scaccato 
d'oro e di nero. 

MAYO (DE) di Napoli, vedi Maio. 

MAZA del Napoletano. — Patrizia della 
città di Salerno ed ascritta al Registro delle 
Piazze Chiuse. — Riconosciuta nella sua nobiltà 
dalla R. Commissiono dei titoli nel 1838. — 
Arma? 

MAZA (Madia o Mazo ?) di Verona. — Di ro- 
mana antichissima origine, trapiantata in Verona da 
più secoli, poiché si trova registrato nelle antiche 
cronache, sotto l'anno 1227 Giacopo Mazo ed altri, 
rei della morte di Mastino I della Scala essere 
stati banditi. Giovanni fu carissimo a Cansignorio, 
dal quale ebbe carichi onorevoli. — Nel 1411 
questa casa entrò nel nobile Consiglio veronese e 
fu feconda di uomini chiari. — Arma: Partito di 
azzurro e di nero, ad un albero sradicato d'argento 
attraversante sulla partizione. 

MAZACI di Modena. — Arma: Spaccato; nel 
4.° d' azzurro, ad una clava uscente d'oro in palo; 



nel 2.° palato d' orò e di rosso di quattro pezzi; 
colla fascia spaccata ondata di rosso e d'argento, 
attraversante sulla partizione. 

MAZADRI di Modena. — Detta pure de Ma- 
rini. Bartolomeo Mazadri nel 1417 era dei conser- 
vatori del Comune di Modena. — Arma : Di rosso, 
a due bracci di carnagione, vestiti d'argento e 
tenenti una mazza ferrata dello stesso posta in 
palo, accompagnata in capo da tre stelle di otto 
raggi d'oro male ordinate. 

MAZAMAN di Venezia. — Originari di Aqui- 
leia, furono tribuni antichi e si spensero nel 
1346. — Nel 1402 un Gabriele Mazaman di Candia 
si trapiantò in Venezia e fu del Consiglio. — 
Arma: Partito d'oro e d'azzurro, ad un fiore (?) 
di rosso attraversante sulla partizione. 

MAZANTE o MAZZANTI di Verona. — Fa- 
miglia illustre da cui discesero nel secolo XV Fran- 
cesco canonico ed arciprete e nel XVI Girolamo 
Pier-Francesco e Lodovico pure canonici; ed A- 
gostino giudice di Collegio. — Un altro Agostino 
fu valoroso capitano, ed un Giorgio fu canonico 
di S. Giorgio in Alga e scrittore. — Arma: D'az- 
zurro, al leone d'oro, armato e lampassato di rosso, 
sormontato da un lambello di quattro pendenti 
del secondo. 

MAZARA di Napoli. — Arma: Partito; a 
destra d'argento, alla punta di nero, sormontata 
da una riga dello stesso; a sinistra inquartato in 
croce di S. Andrea, nel 1° e io d'oro, a quattro 
pali di rosso; nel 2° e 3* d'argento, all'aquila 
di nero. 

MAZARA di Tropea (Calabria). — Arma: Di 
azzurro, al satiro al naturale, vestito d' armellino, 
impugnante con ambe le mani una mazza d'oro. 

MAZARA o MAZZARA di Sicilia, — Assai 
antica ed illustre, originaria della città omonima di 
cui prese il nome e da dove si diramò a Palermo, 
Modica, Scicli, Siracusa e Noto. — Tre volte si 
imparentò colla casa reale di Sicilia ed in ogni 
tempo esercitò i supremi carichi dello stato e 
molte amhescerie. — Giacomo cavaliere nel 1375, 
gran giustiziere del regno; Simone maestro razio- 
nale del regno dal 1430 al 4 450, consigliere del 
Re Alfonso e procuratore generale di Giovanni 
Caprera conte di Modica; Giovanni cav. del S. 
M. 0. Gerosolim. nel 1595. — Arma: Spaccato 
d'azzurro e d'oro, alla punta di nero. 

MAZARA di Sulmona (Abruzzi). — È un ramo 
della precedente stabilita prima in Napoli, nel 
1275, da Carlo Mazara che vi seguì Carlo Id'An- 
giò, e più tardi, cioè nel I332, fu trapian- 
tata in Sulmona da Gentile che ebbe I.' ono- 
revole uflicio di giustiziere degli Abruzzi e di 
cavaliere stipendiano del regno. I discendenti 
di Gentile fecero acquisto di feudi negli Abruzzi, 
fra i quali le baronie di Schienaforte, Vasto-A- 
loiso, Cerrano, Cartedino, Cervellino e Tocco. — 



MAZ 



— 44 



3 — 



MAZ 



Francesco ambasciatore nel 4628 a Leone X, il 
quale lo incaricò di una importante missione a 
Ragusa, e più tardi ebbe Io stesso mandato dal 
Re Alfonso e dalla Regina Giovanna; un altro 
Fraucesco molto si distinse nella celebre batta- 
glia di Famagosta, in cui figurò come ufficiale e 
morì prigioniero dei Turchi; Vincenzo nel 4636 
assessore di Teramo e di Capua, uditore negli A- 
bruzzi ed in Avellino, e quindi avvocato fiscale in 
Salerno, il quale pubblicò parecchie opere legali 
e una storia di Sulmona : un altro Vincenzo, ce- 
lebre criminalista, il quale ottenne da Carlo di 
Borbone Re delle due Sicilie un onorifico diploma 
in data 22 aprile 4744 con cui era creato presi- 
dente della R. C, maestro e soprintendente della 
zecca e marchese di Torre de'Passeri; Panfilantonio, 
fratello del precedente, che dal Pontefice Benedet- 
to XIV fu creato vescovo-principe diTeramo. — 
Arma: Inquartato, nel 1o e 4- spaccato d' azzurro 
e d'oro, alla punta di nero; nel 2« d'argento 
pieno; nel 3o di argento, al monte di cinque cime 
movente dalla punta e sostenente una rosa al na- 
turale ; colla bordura d' argento caricata dal motto : 
Malo mori qlam foedari di nero: sul tutto spac- 
cato d'azzurro e d'oro, alla punta di nero. 

MAZARD1 di Modena. — Arma: D'azzurro, al 
destrocherio di carnagione, vestito di rosso, impu- 
gnante una mazza d'oro, il tutto accompagnato 
in capo da tre stelle di otto raggi dello stesso, 
male ordinate. 

MAZARINI o MAZZARINI degli Abruzzi. — 
Pietro intendente dei domini del connestabile Co- 
lonna. — Da lui nacque in Pescina il celebre Car- 
dinale Giulio che illustrò il suo nome come ministro 
dei Re Luigi XIII e Luigi XIV di Francia. — 
Arma: D'azzurro, all'ascia consolare d'argento, to- 
stata d'oro, circondata da un fascio dello stesso 
legato d'argento, posto in palo, colla fascia di 
rosso, cararicate di tre stelle d* oro, attraversante 
sul tutto. 

MAZARINO di Sicilia. — Trasse il nome dalla 
terra omonima di cui fu signora, ed il primo di 
cui si abbia memoria fu Manfredo signore di Ma- 
zarino, dal quale discese una serie d' illustri per- 
sonaggi. — Marco servì per molti anni la Regina 
Bianca, dalla quale ebbe la carica di visitatore e vi- 
cario generale in Sardegna; il di lui figlio Giovanni 
passò a Pisa e a Firenze, dove i suoi posteri arricchi- 
rono, e fu un Girolamo che non molte mercanzie 
si recò in Sicilia e fermò sua residenza in Pa- 
lermo. (Estinta). — Arma: eguale alla precedente. 

MAZARUOL di Venezia. — Originaria di Mu- 
sestre, si estinse nel 4 4 21. — Arma: Palato di 
rosso e d'oro. — Alias: Palato di rosso e d'oro, 
alla banda di nero attraversante sul tutto. 

MAZ È DE LA ROCHE di Torino. — Origi- 
naria del Caria vese. Gustavo tenente generale 
comandante il primo corpo d'armata, senatore del 



regno d' Italia e già ministro della guerra morto 
in Torino nel 4 886. — Il Ministro dell'Interno 
del Regno d' Italia, con decreto 29 luglio 4875, 
dichiarò competere a questa famiglia il titolo co- 
mitale e la seguente Arma: Palato d'argento e 
d'azzurro; col capo del secondo caricato di due co- 
lombe del primo, imbeccate e membrate d'oro, 
ciascuna avente nel becco un ramo d' olivo al 
naturale. 

MAZEGA di Verona. — Un Antonio di questa 
famiglia fu ascritto al nobile Consiglio veronese 
nel 4430. — Arma: Inquartato d'argento e di 
nero, alla mano destra appalmata e giurante di 
carnagione, posta in palo, attraversante sull* in- 
quartato e vestita di rosso. 

MAZETA di Verona. — Famiglia facente parte 
di alcune case antiche, alcune anche nobili, ma 
non ascritte al nobile Consiglio, che formavano la 
seconda parte di un blasone veronese. — Arma : 
Spaccato d'argento e di rosso, a due alberi sra- 
dicati di verde, uno in capo ed uno in punta ; ad 
una fascia ondata spaccata ondata di nero e d'ar- 
gento attraversante sulla partizione. 

MAZIO di Roma. — Arma: Spaccato; nel 4» 
d'azzurro, al pino di verdi»; nel 2o d'azzurro, al 
globo imperiale d'oro, accostato da due stelle 
dello stesso. 

MAZIRONE di Cannobio. — Arma : Di rosso, 
ad una mazza d'argento, posta in banda; col 
capo d' oro, all' aquila di nero. 

MAZOUR di Sorso (Sardegna). — Arma: D'az- 
zurro, alla mano destra di carnagione, impugnante 
un mazzo di fiori al naturale. 

MAZUCHI di Modena. — (Estinta) — Arma : 
D'azzurro, al monte di tre cime di verde, mo- 
vente dalla punta e cimato da un albero di palma 
al naturale, fiancheggiato da due stelle di otto 
raggi d' oro, e sormontato da un listello d'argento 
caricato dal motto Piwerdocii in lettere romane 
di nero; col capo dell' Impero. 

MAZZA di Bologna, vedi Canorrio. 

MAZZA di Bologna. — Arma: D'azzurro, al 
sinistrocherio armato al naturale, movente dal 
fianco sinistro, e tenente una mazza d' armi in 
palo, al di sopra di un monte di tre cime d'ar- 
gento, movente dalla punta ; col capo d' Angiò. 

MAZZA DA CANNOBIO di Bologna. — Gian- 
francesco Vescovo di Forlì dal 4 580 al 4 586. — 
Arma: D'azzurro; a due artigli alati d'aquila al 
naturale, posti in palo, e moventi da una pia- 
nura erbosa. 

MAZZA di Forlì. — Famiglia patrizia estinta. 
— Arma: Partito di rosso e d'argento; col capo 
palato degli stessi colori di quattro pezzi, abbas- 
sato sotto un altro capo d'azzurro, caricato di 
un leone passante d'oro, tenente colla branca de- 
stra una mazza dolio stesso in isbarra. 

MAZZA di Messina. — Di origine aragonese, 



MAZ 



— 114 — 



MAZ 



di cui un Fortugno venne in Sicilia ai servigi 
del Re Pietro con trecento fanti armati di mazze, 
donde il cognome. — Un Blasco cavaliere con Re 
Giacomo d'Aragona nel 1287 passò rn Sicilia e si 
stabilì in Messina, da dove per breve tempo si 
trasferì in Napoli col detto re avendo ottenuto la 
baronia della Sellia. — Un Pietro nel 1399 ebbe 
dal Re Martino un gran casamento in Sciacca; 
un Dottor Angelo giudice della gran corte stra- 
tigoziale, ed un Filippo cavaliere gerosolimitano 
nel 1526. — Arma: D'azzurro, a due mazze or- 
nate di punte d'oro, passate in croce di S. Andrea, 
legate di rosso. — Alias: D'azzurro, a tre mazze 
d' armi d' oro, due passate in croce di S. Andrea, 
e la terza attraversante in palo; colla fascia d'oro 
attraversante sul tutto. 

MAZZA o MAZZI di Modena. — Famiglia 
patrizia ed assai potente in patria nel 1306. — 
Francesco podestà di Reggio-Emilia nel 1613. — 
Arma: D'oro, al leone di rosso, tenente colle 
branche anteriori una mazza di argento. 

MAZZA di Napoli. — Arma: D'azzurro, alla 
banda doppiomerlata d'argento, accompagnata da 
un lambello di rosso posto nel canton sinistro 
del capo. 

MAZZA di Pesaro. (Estinta). — Arma: In- 
terzato in fascia; nel 1.° d'oro, all' aquila , di 
nero; nel 2.° d'argento, al leone passante di rosso 
impugnante colla branca anteriore destra una 
mazza di .... ; nel 3.» d' argento, a tre pali 
di rosso. 

MAZZA di Reggio-Calabria. — Antichi ba- 
roni, originari di Spagna. — Nel 1522-23 Nicola 
Mazza figura fra i 33 patrizi confratelli fondatori 
dell' Annunziata di Reggio. — Arma : D'azzurro, 
a due mazze d'oro, passate in croce di S. An- 
drea, legate con nastro rosso, bordato d' oro. 

MAZZA del Trentino. — Arma: D'argento, 
alla banda di nero, caricata di un grifo d' oro te- 
nente un mazzapicchio dello stesso, essa banda 
accostata da due rose di rosso. — Cimiero: Una 
rosa di rosso posta fra un volo di nero. 

MAZZABELLA di Sicilia. — Arma: D'az- 
zurro, al destrocherio vestito di verde, movente 
dal fianco sinistro, ed impugnante colla mano di 
carnagione una mazza ornata di punte d' oro alta 
in sbarra. 

MAZZACANE di Salerno. — Fin dal 1348 
fioriva nel Cilento un Antonio Mazzacane suffeu- 
datario della casa Sanseverino e baronè di San 
Giacomo, Sassano e Santarsenio, il quale era fa- 
migliare della Regina Giovanna I. — Ha goduto 
nobiltà in Salerno, ed ora trovasi ascritta al re- 
gistro delle piazze chiuse. — Leonetto barone di 
Diano per aver sposato Porzia Capano venne in 
possesso dei feudi di Omignano e di Lustra, in- 
tervenne all' incoronazione dell' Imperat. Cari* V, 
e fu capitano nella guerra contro Paolo IV. — 



Fu esso cavaliere di S. Giacomo, prevedi I ore 
generale e comandante dell'esercito reale nelle 
guerre di Spagna; e Giulio Cesare nel 1649 ot- 
tenne dal Re Filippo III il titolo di principe sulla 
terra di Omignano. — Quattro di questa càsa ve- 
stirono l'abito di cavalieri gerosolimitani: An- 
tonio e Giovanni nel 1788, Luigi nel 1789, ed 
Antonio nel 1818. — Arma: D'azzurro, alla fascia 
arcuata d'oro sostenente un cane uscente al na- 
turale, accompagnata da quattro stelle d'oro; — 
Alias: D'azzurro, alla fascia d : oro accompagnata 
da quattro rotelle di sperone dello stesso, e cari- 
cata -di una celata di elmo di nero. 

MAZZACCARA o MAZZACHERA di Cosenza 
e di Bari. — Di antica origine calabrese, se ne 
anno notizie certe fin dal XV secolo in cui vi- 
veano Giambattista e Pietro, padre e figlio, il 
primo famigliare del Re Ferdinando I d' Aragona, 
e l'altro che nel 1463 ottenne dallo stesso Re 
nobiliare privilegio colla riconferma del proprio 
stemma. — Passata da Cosenza a Napoli, si di- 
vise in due rami, di cui il secondogenito fu de- 
corato del titolef marchionale, e per àyer poi 
acquistato i feudi di Celenza e Carlandino venne 
comunemente denominato dei marchesi di Celenza. 
— Il primogenito è quello che ebbe per caposti- 
pite Tommaso, il quale fu reggente del supremo 
laterale Consiglio e signore dei feudi di Castel- 
gragnone, Ripacandida e Ginestra, e decorato nel 
1720 del titolo dì duca di Castelgragnone. Pietro, 
di lui figlio, fu aggregato il 5 agosto 1746 alla 
nobiltà di Bari con tutta la sua legittima discen- 
denza, e Tommaso II, fratello di lui, nel 1792 fu 
ascritto alla nobiltà di Lucerà. — Estinta nella 
seconda- metà del XIX secolo. — Arma : D' az- 
zurro, al destrocherio armato, movente dal fianco 
sinistro, e tenente uno scettro, il tutto d'oro, col 
sole dello stesso ftosto nel canton destro del capo 
ed un monte di verde con sette spighe di grano 
d'oro, movente dalla punta. — Alias: Di rosso, 
al destrocherio tìiovente dal fiacco sinistro, ar- 
mato d' oro, impugnante uno scettro dello stesso, 
con una corona pur d'oro nella punta dello scudo, 
ed un raggio di sole movente dall'angolo destro 
del capo. 

MAZZACIUCOLI di Lucca. (Estinta). — Ar- 
ma : Di rosso, alla fascia d' azzurro, caricata di 
una stella di otto raggi d' oro, accostata da due 
delfini al naturale, affrontati e moventi dai fianchi. 

MAZZACORNI di Siena. — Dei Nove, risie- 
duti nel 1405. — Arma: Partito; a destra di 
rosso, al monte di tre cime d' azzurro, accompa- 
gnato in capo da una stella di otto raggi dello 
stesso; a sinistra d'oro, a tre caprioli scalinati 
d' azzurro. 

MAZZAFORTI di Umbertide (Umbria). — 
Arma: Di rosso, al sinistrocherio vestito di nero, 
movente dal fianco sinistro ed impugnante colla 



MAZ 



— 11 



5 — 



MAZ 



mano di carnagione una clava nodosa al naturale 
alta in palo. 

MAZZALI o MASSA LI di Reggio- Emilia. — 
Originaria di Villadolid nelle Spagne, fu trapian- 
tata nel 1289 in Reggio da un Mazzalino, il quale 
pochi anni dopo fu podestà di Parma. — L' Im- 
perat. Cariò IV, nel 1356, investiva questa fami- 
glia del feudo di Bibianello, e nel 1432 la Co- 
munità di Reggio 1' aggregava al suo patriziato. 

— Andrea di Domenico, giureconsulto e poeta 
del XVII secolo; Pietro-Antonio di altro Dome- 
nico podestà di Brescello nel 1729, poi capitano 
di ragione nella Garfagnana, e quindi sindaco fi- 
scale della ducal Camera Estense ; Francesco- 
Luigi, figlio del precedente, monaco e abbate 
cassinese, fu professore di teologia e di diritto 
canonico in varie Università, grecista, latinista e 
poeta, morto nel 1819. — Arma? 

MAZZANELLl o MEZZANELLI di Verona. 

— Famiglia doviziosa e fregiata del titolo comi- 
tale, la quale nel secolo XVIII diede un generale 
d'armata. — Arma: Spaccato; nel 1o d'argento 
pieno; nel 2° palato d'argento e di rosso di otto 
pezzi, al sinistrocherio armato al naturale, mo- 
vente dal fianco sinistro, attraversante sulla par- 
tizione, colla mano di carnagione tenente una mazza 
d'armi d'oro posta in^sbarra, attraversante sul 
tutto. 

MAZZANTE di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
a tre mazze armate di picchi d'oro, due delle 
quali passate in croce di S. Andrea, e l'altra 
posta in palo e attraversante sulle due prime, ac- 
costate a destra da una stella di sei raggi d'oro, 
e a sinistra da un crescente rivolto d' argento. 

MAZZANTI di Bologna. — Arma: D'oro, al 
sinistrocherio, vestito di rosso, movente dal fianco 
sinistro, colla mano di carnagione impugnante una 
mazza d'armi d'argento in palo; col capo d'Angiò. 

MAZZANTI di Modena. — Ascritta al pa- 
triziato modenese ed estinta. — Arma : D' az- 
zurro, al destrocherio di carnagione, vestito di 
rosso, guernito di argento, impugnante una mazza 
d' oro trattenuta da una catenella d'argento che 
partendo dal manico si avvolge all' avambraccio; 
il tutto accompagnato da due stelle di otto raggi 
d' oro poste nel capo. 

MAZZARA di Sicilia, Malta, Napoli e Sul- 
mona, vedi Mazara. 

MAZZARI di Reggio- Emilia. — Originaria di 
Parma, ed ascritta al patriziato di Reggio, fu tra- 
piantata in Modena dal conte colonnello Enrico, 
il quale coperse la carica di delegato ('governato- 
re) della provincia reggina. — Ultimo di questa 
nobile famiglia è la vivente contessa Amalia, fi- 
glia di Enrico, e vedova del conte Onorio Gia- 
cobazzi di Modena* — Arma? 

MAZZARI-FULCINI di Lucca. - Carlo-Lo- 
dovico Duca di Lueca, con diploma di moto-pro- 



prio 5 gennaio 1846, trascritto a Parma il 21 feb- 
braio 1851, concesse a questa famiglia il titolo 
comitale e la seguente Arma: Inquartato; nel 1o 
d'argento, a tre fascie d'azzurro, con un braccio 
umano vestito di verde, movente dal fianco si- 
nistro sotto la fascia inferiore ed impugnante colla 
mano di carnagione un fascio consolare di nero 
passato in palo sul tutto, attraversante sulla fascia 
inferiore e sulla superiore, ed attraversato da 
quella di mezzo; le tre fascie caricate dei motti 
Semper la superiore, Constantia quella di mezzo, 
e Victrix l' infsriore, il tutto con una stella nel 
punto destro del capo; nel 2° d'azzurro, al leone 
d' oro tenente, con le branche anteriori, e colla 
posteriore destra, una lancia da torneo banderuo- 
lata a fiamma verso sinistra, ondeggiante sopra 
la testa del leone, la banderuola o fiamma d'ar- 
gento, a tre stelle di otto raggi d'azzurro, ordi- 
nate in fascia; nel 3o d'azzurro, ad un gigante 
ignudo d'oro, di fronte, appoggiato ad una colonna 
d'argento in atto di sostenere sopra la testa un arco 
di muro dello stesso, caricato del motto: Fulsit; 
nel 4* d'argento, all' albero di melo di verde, nu- 
drito sovra una zolla dello stesso. 

MAZZARINI degli Abruzzi vedi Mazarini. 

MAZZARINO di Sicilia vedi Mazarino. 

MAZZAR0SA di Lucca. — Originaria del 
paese di Massarosa, da cui trasse il proprio no- 
me, verso la fine del XIV secolo si divise in tre 
rami, il primo de' quali fu originato da Bartolo- 
meo Del Povero da Massarosa vivente nel 1379. 
Mauro anziano della Repubblica per cinque volte 
dal 1529 al 1538 ed ascritto al libro d'oro. — 
Con Bartolomeo, figlio del precedente, morto senza 
prole, si spense questo ramo verso la fine del 
XV secolo, ed i suoi beni coi titoli di nobiltà 
furono strasferiti negli altri due rami. Il secondo 
ramo fu detto Bologna da Massarosa da un certo 
Bologna che ne fu il fondatore, e si spense con 
un Matteo verso la fine del XVI secolo. Stipite 
del terzo ramo fu un Cipriano che viveva nel 
1440, da cui discendono gli attuali Mazzarosa e- 
levati al grado di Marchesi da Carlo-Lodovico di 
Borbone Duca di Lucca con decreto 18 Nov. 1829. 
— Arma : Di rosso, a due mazze al naturale im- 
pugnate di rosso, poste in croce di S. Andrea, 
accostate da tre ricci al naturale, rivolti a sini- 
stra, posti due nei fianchi ed uno nella punta; 
le impugnature delle mazze emergenti nel capo 
d'argento, caricato da una rosa di rosso. — 
Motto: Vere novo. — Alias: Spaccato; nel 1." 
d' argento, alla rosa d' oro; nel 2." di rosso, a tre 
ricci d' oro, i primi due affrontati; con due inazze 
di nero passate in croce di S. Andrea, attraver- 
santi sulla partizione. 

MAZZANFLLl di V< 'rona. — Arma : Spaccato 
d' argento pieno sopra un palato d' argento o di 
rosso di otto pezzi, al sinistrocherio armato al 



MAZ 



— 416 — 



MAZ 



naturale, movente dal fianco sinistro, attraversante 
sulla partizione, tenente colla mano di carna- 
gione una mazza d' armi d'oro, posta in sbarra, 
attraversante sul tutto. 

MAZZARUOLI di Venezia. — Originaria di 
Trieste ed ascritta al Gran Consiglio. — Amia: 
Palato di rosso e d' oro di sei pezzi. — Alias: 
Palato di rosso e d' oro di sei pezzi, colla banda 
di nero. 

MAZZEI di Firenze. — Originaria di Prato, 
fu trapiantata in Firenze da un Ser Lapo di 
Mazzeo di Amerigo, e consegui per undici volte 
il priorato, incominciando nel 1404 da Leonardo 
di Mazzeo che esercitava I' arte del carrozzajo, e 
terminando in Raffaello di Mazzeo nel 4510. — 
Sotto il principato fu due volte fregiata della 
dignità senatoria, e Francesco-Maria cavalier di 
Malta fu ammiraglio della sua religione. — Nel 
4660 si divise in due rami, del primo de' quali 
fu capostipite Giovanni cavalier priore di Prato 
dell' Ordine di S. Stefano, e dell'altro il cavalier 
Mazzeo. — Arma : D'argento, alla banda di rosso, 
caricata di tre mazze d' armi d' oro. 

MAZZEI di Sicilia. — Derivata dall' antiea 
ed illustre famiglia dei Montefuscolo, un Mazzeo, 
da cui prese il nuovo cognome, nel 4260 seguì 
il Re Manfredi che si recava a Foggia e fondò 
nel Napoletano la propria famiglia. — Pietro fu 
segretario e famigliare della Regina Giovanna I. 

— Gian-Felice due volte ambasciatore del Re 
Ferdinando I a Mattia Corvino Re d' Ungheria; 
Francesco maestro razionale del regio patrimonio; 
Mazzeo e Lazzaro Cavalieri di S. Stefano nel 1644; 
Giovanni senatore di Messina nel 4 691. Un altro 
ramo si trapiantò in Barcellona Pozzo di Gotto 
dove tuttora fiorisce, e Francesco nel 1729 fu in- 
vestito del titolo di marchese di San Teodoro. — 
Questa famiglia, oltre il suddetto marchesato, à 
goduto i feudi di Castelluzzo e Santa-Maria-In- 
grisone. — Arma : D' azzurro, al guerriero ar- 
mato al naturale, le mani ed il volto di carna- 
gione, impugnante colla destra un bastone di nero 
in atto di percuotere un leone d' oro affrontato 
ad un albero di verde fustato d'oro, sormontato 
nel capo da una stella dello stesso, e terrazzato 
al naturale. — Alias: D'azzurro, al destrocherio 
vestito di ferro, tenente una mazza d' armi. — 
Alias: D'azzurro, al monte d'argento, sormon- 
tato da un leone dello stesso tenente una mazza. 

— Motto. HONOR VIRTUTIS PRAEMIUM. 

MAZZELLA di Vitulano nella provincia di 
Benevento. — Originaria dell' isola di Procida, 
ed ascritta al patriziato di Vitulano. — Arma: 
D'azzurro, al leone d'oro incatenato, passante su 
tre monti di verde, controrampante ad un brac- 
cio vestito di rosso tenente in pugno tre mazze, 
con in capo tre stelle di sci raggi d'argento or- 
dinate in fascia. 



MAZZENTA di Milano, vedi Maggenta. 

MAZZEO dei Marchesi di Fiume Nero del Na- 
poletano. — Riconosciuta nobile con reali dispacci 
del 4785, e riconfermata dalla R. Commissione dei 
titoli nel 4842. — Arma? 

MAZZETTI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
a due bracci opposti, moventi dai fianchi, vestiti 
di rosso, colle mani di carnagione, tenenti ciascuna 
una mazza d'armi d' argento, in banda, e in sbar- 
ra, le punte dei manichi passate in croce di S. 
Andrea; il tutto accompagnato in capo da una 
cometa d' oro, sormontata da tre gigli raaleordi- 
nati dello stesso. 

MAZZETTI o MASETTI di Sicilia. — Di o- 
rigine romana, dette in servizio di Papa Giulio II 
una serie di gentiluomini, tra' quali segnalossi il 
capitano Aurelio che abitava nella Mirandola. — 
Un Ippolito Mazzetti, figlio di Giulio reggente 
del patrimonio ducale, con molte ricchezze si recò 
in Sicilia dove fondò la sua famiglia. — Arma: 
D'azzurro, alla nave d'oro, con vele spiegate dello 
stesso, vogante sopra un mare fluttuoso d'argento. 

MAZZICHI di Assisi (Umbria). — Ebbe per 
capostipite un Mazzico di Ventura della porta 
di Perlasio nel 4 346. — Un altro Mazzico di Cri- 
stoforo giurisperito fu capitano di Norcia nel 1 435, 
podestà di Trevi nel 146f, di Todi nel 1465, ed 
uno dei quattro compilatori dello Statuto muni- 
cipale di Assisi nel 1469. — Girolamo di Ales- 
sandro fu gonfaloniere in patria e commendatore 
dell' Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro per ri- 
nuncia del Commend. Giuseppe Paolucci nel 1620. 
— Pietro-Paolo priore della Cattedrale di Assisi, 
nel 1817 eletto Vescovo di Montalto. — Arma: 
D' azzurro, alla fascia di rosso, caricata di tre 
stelle d'oro ed accompagnata da due leoni dello 
stesso, uno in capo e l' altro in punta. — Ci- 
miero: Un leone uscente d'oro, tenente una mazza 
dello stesso. 

MAZZINGHI di Firenze. — Anticamente si- 
gnora di Campi e di tale potenza che il Comune 
di Pistoja aveva I 1 obbligo di mandarle due bac- 
chetti ed uno sparviere ogni anno per la festa 
di S. Jacopo. — Molti di questa famiglia si tro- 
varono sul campo di battaglia a Montapertì, e 
Ruggero di Mazzingo e Durello segnarono la pace 
del Cardinale Latino nel 1280. — Ottenne quat- 
tro volte il gonfalonierato e ventuna il priorato 
tra il 1377 ed il 1528. — Si estinse nella per- 
sona di Tedice di Luigi-Domenico morto il 6 Apr. 
1814. — Arma: D'azzurro, a tre mazze ferrate 
d'argento, poste in palo, la testa al basso, i ma- 
nichi terminati in ricci di rosso. — Divisa: Chi 

LA FA L'ASPETTI. 

MAZZINGHI DI MAESTRO PARADISO di 
Firenze. — Originari di Signa, dettero alla Re- 
pubblica un priore nel 1523 in Mazzingo di Mae- 
stro Ugol ; ">o di Maestro Paradiso medico che fu 



MAZ 



— 11 



8 — 



MAZ 



naturale, passate in croce di S. Andrea, attra- 
versanti sulla fascia, le punte dei manichi riunite 
da una catena, il tutto accompagnato da tre stelle 
d' oro, ordinate in capo. 

MAZZOLINI di Forlì. — Famiglia patrizia 
originaria di Forlimpopoli, e trapiantata in Forlì 
nel XVIII secolo da un conte Giorgio. — Un 
Carlo nel 1710 era giudice del principato di Mo- 
naco, poi uditore di Rota in Lucca e luogote- 
nente civile della legazione di Romagna. — Ar- 
ma: Di rosso, al destrocherio vestito del campo, 
movente dal fianco sinistro, ed impugnante una 
mazza d' oro in palo ; col capo d' azzurro, all' a- 
quila di nero. 

MAZZONI di Bologna. — Arma: D' azzurro, 
a due bracci opposti, armati al naturale, moventi 
dai fianchi, tenenti ciascuno una mazza d' armi 
d' argento in banda e in sbarra, accompagnati in 
capo da una stella d' oro fra le teste delle dette 
due mazze, ed in punta da un monte di tre ci- 
me d' oro; col capo d' Angiò. 

MAZZONI di Cesena. — Originaria di Lamone 
in Lombardia, fu trapiantata in Cesena da Giam- 
battista Mazzoni nel 1482. — Il di lui figlio Bru- 
noro fu ascritto al Consiglio e alla Nobiltà di Ce- 
sena, ed in seguito parecchi altri della famiglia 
ebbero 1' onoro di sedere fra i capi della pubblica 
amministrazione. — Ma il maggior vanto della 
famiglia Mazzoni è senza dubbio Jacopo di Batti- 
sta cavaliere di S. Stefano in Toscana, il quale 
fu uno de' più insigni e dotti uomini del suo tem- 
po. Egli fu amico del Tasso; nel 1547 stampò un 
libro di 5197 questioni e per quattro giorni di- 
sputò intorno ad esse nella chiesa di S. Domenico 
di Bologna. — Gregorio XIII lo chiamò a Roma 
perchè con altri attendesse alla riforma del Ca- 
lendario. Tornato in patria, insegnò etica in quel- 
P Università, poi filosofia a Pisa, a Macerata ed 
à Roma, e morì in Cesena nel 1598, e con lui si 
spense questa nobile famiglia. — Arma: D'argento, 
a due mazze di verde, passate in croce di S.Andrea. 

MAZZONI di Forlì. — Famiglia patrizia. — 
Arma: Di rosso, a due mazze d'oro, passate in 
croce di S. Andrea, accostate in capo da una 
stella di sei raggi d'oro; col capo d' azzurro ca- 
ricato di tre stelle di sei raggi d' oro, ordinate 
in, fascia. 

MAZZONI di Lucca. — Arma: D'argento, al 
leone d' azzurro, tenente una mazza dello stesso. 

MAZZONI di Modena. — Il maggior vanto 
di quest' antica e nobile famiglia modenese fu il 
celebre plastico Guido, detto il Paganino e Mode- 
nino, che fiorì sullo scorcio del XV secolo e sui 
primi del XVI, e fu croato dal pontefice Leone X 
conte palatino e cavaliere aurato nel 1515. — 
Arma : D' azzurro, al destrocherio di carnagione 
vestito di rosso, impugnante una mazza d'oro, 
addestrata da un giglio dello stesso. 



MAZZONI di Velletri — Arma: Spaccato; 
nel 1.° d'azzurro, a tre gigli d' oro male ordi- 
nati; nel 2.° di rosso, al destrocherio di carna- 
gione, vestito di bigio, movente dallo spaccato a 
sinistra, ed impugnante una mazza ferrata di 
nero; colla fascia d' argento attraversante sulla 
partizione. 

MAZZONIS di Torino. — Umberto I Re d'I- 
talia, con motu-proprio 21 Mar. 1880, concesse 
a Paolo Mazzonis il titolo di barone col predi- 
cato di Prelafera, trasmissibile per primogenitura 
maschile. — Arma: D'oro, al leone di rosso, co- 
ronato all' antica d' argento e tenente colle bran- 
che anteriori una mazza d' armi pure d' argento 
posta in sbarra; col capo d'argento sostenuto 
da una fascia in divisa d' azzurro, e caricato di 
una pianta di cotone, sradicata, fogliata e fiorita 
al naturale. — Motto: Labor et honor. 

MAZZUCHELLI di Brescia. — Famiglia pa- 
trizia originaria di Zara, il cui capostipite cono- 
sciuto fu Cristoforo, il quale nel 1328 fu gene- 
rale di Luigi I Gonzaga signore di Mantova. — 
Fu innalzata alla dignità comitale dal Senato di 
Venezia nel 1511, riconfermata nel 1738, e fre- 
giata del titolo di Conti dell' impero austriaco 
dall' Imperat. Francesco I con sovrana risoluzione 
18 Giù. 1830. — Arma: Di rosso, al leone d'oro 
impugnante colla branca destra anteriore una 
mazza dello stesso. — Alias: Inquartato; nel 1.° 
e 3.° d' azzurro, nel 2.° e 4.° d' oro; sopra il tutto 
un leone d' argento tenente colla branca destra 
una mazza dello stesso ; la inquartatura abbas- 
sata sotto il capo di Venezia sostenuto da un 
filetto di rosso. — Alias: Tagliato; d'azzurro, 
al leone di Venezia, e scaccato d' azzurro e d'oro, 
al leone al naturale rivoltato sostenente una lan- 
cia d' argento sulla cui punta sta infissa una te- 
sta umana di carnagione. — Divisa: Hostibus 
versis. 

MAZZUCHELLI di Milano. — Arma : D' ar- 
gento, al cavaliere armato al naturale, coperto il 
capo da un elmo alla romana, colla cresta di 
rosso, tenente un mazzapicchio al naturale in 
banda, e montato sopra un cavallo bajo galop- 
pante, brigliato di rosso, gualdrappato d'oro. — 
Divisa: Unica virtus. 

MAZZUCHINI di Mantova. — Fregiati del 
titolo comitale. — Arma: Spaccato; nel 1.» d'az- 
zurro, ad un cavaliere armato di tutto punto, 
colla visiera alzata, tenente una spada alta, e 
montante sopra un cavallo galoppante, il tutto 
d' argento; nel 2.° d'oro, al leone di rosso; colla 
fascia diminuita di verde attraversante sulla par- 
tizione. 

MAZZUCKdi Gallipoli (Terra d' Otranto). — 
Antichissima famiglia, le cui prime memorie 
rimontano al XIII secolo. — Molti anno soste- 
nuto la carica di sindaco. — Nel 1528 Benedetto 



MED 



— 419 — 



MED 



fu mandato castellano nella terra di Parabita. — 
Arma ? 

MAZZUCONE di Milano, — Arma: Inquar- 
tato d' argento e di rosso, ad un avambraccio di 
carnagione, posto in fascia, vestito d' azzurro, 
movente dal fianco sinistro del quarto quartiere, 
tenente una mazza d'armi d'oro in palo, coperta 
di palle, attraversante sul partito. 

MAZZUOLI di Siena. — Francesco creato 
Vescovo di Sanseverino (Marche) dal Pontefice 
Leone XIII nel Concistoro 4 Ott. [1884. — Ar- 
ma : D' azzurro, alla fascia cucita di rosso, sor- 
montata da un' aquila d'oro, movente da essa fa- 
scia ed in atto di spiccare il volo verso il sole 
radioso a destra, ed accompagnata in punta da 
un monte di tre cime d' argento. 

MEAGLIA del Piemonte, Consignori di Ca- 
voretto. — Arma: D'azzurro, a tre medaglie 
d' oro, 2 e 1, cadauna figurata da una testa u- 
mana coronata d' alloro ; col capo cucito di rosso 
caricato di un puledro d' argento, nascente, spa- 
ventato e rivoltato. — Cimiero: Un leone di rosso, 
a fauci aperte, con api in atto di entrarvi e di 
uscirne. — Motto: Dulcia sic miscet amaris. 

MEDA di Milano. — Ascritta al Consiglio 
nobile di Milano, vanta il Beato Giovanni fon- 
datore degli Umiliati in Rondanerio presso Como, 
il quale morì in Milano nel 1169, ed è fregiata 
del titolo comitale. — Arma: D' oro, alla banda 
di vajo, il vajo disposto nella direzione della 
banda in due file; col capo del primo, caricato 
dell' aquila di nero, coronata del campo. — Ci- 
miero: Un semivolo caricato dell'arma dello scudo 
ma senza il capo. — Divisa: Genere et virtute. 

MEDA di Velletri. — Arma: Spaccato, alla 
fascia in divisa di rosso, attraversante; nel 1.° 
d'azzurro, all'aquila d'oro; nel 2.° di verde, 
alla banda scaccata di nero e d' argento, di 
quattro file. 

MEDAGLIO del Piemonte. — Consignori di 
Villarfochiardo. — Arma : Di rosso, alla banda 
d' azzurro bordata d' oro, e caricata di tre gigli 
dello stesso. — Cimiero; Una donna scapigliata, 
colle braccia aperte ed ignude di carnagione, te- 
nente colla sinistra un giglio di giardino, e colla 
destra un listino portante il Motto: Puritas a- 

NIMl NOBIL1TAS. 

MEDICI di Brescia. — Ebbero titolo di conti 
di Gavardo, ed un ramo si stabilì in Verona. — 
(Estinta). — Arma: D'argento, a tre bande cuci- 
te d' oro, col drago di verde attraversante sul 
tutto ; col capo d' azzurro, a tre palle d' oro, 1 
e 2. — Cristoforo de Medici ebbe, per diploma 
15 Feb. 1469, da Federico d' Austria il titolo di 
Conte Palatino ed il seguente stemma : Spaccato; 
nel 1.° d'argento, a due ali di aquila di nero; 
ne! 2.° d' azzurro, a tre stelle di otto raggi d'oro, 
poste 2 e 1. 



MEDICI di Crema. — Antichissima famiglia 
cremasca, di cui un Giovanni fu inviato dai suoi 
concittadini nel campo di Federico Barbarossa 
per trattarvi la resa di Crema. Egli era stato 
uno dei consoli della patria nel 1143. — Spinella 
de' Medici nel 1250 con una legione di Cremaschi 
andò in soccorso dei Milanesi contro i Lodigiani. 

— All' epoca del dominio dei Benzoni su Crema 
trovatisi nominati alcuni personaggi di questa 
famiglia, dopo il qual tempo non se ne à più 
memoria. (Estinta). — Arma ? 

MEDICI di Ferrara. — È un ramo della ce- 
lebre famiglia omonima fiorentina trapiantato in 
Ferrara da Francesco de' Medici di Lucca valo- 
roso capitano del XIV secolo, il quale fu uno dei 
capi dell' insurrezione contro i Catalan nel 1317. 

— Un altro Francesco, giurisperito di bella fama, 
andò ambasciatore per il March. Rinaldo IV alla 
Repubblica di Venezia nel 1321; un Galasso, si- 
gnore del castello di Maderio, fu valoroso guer- 
riero che al combattimento di Rivalta nel 1395 
rimase prigioniero di Filippo Gonzaga; un Sante 
podestà d'Imola nel XVI secolo. — Arma: D'oro, 
a sei palle di rosso poste in circolo. 

MEDICI di Firenze. — Famiglia illustre fio- 
rentina, famosissima tra le principesche italiane, 
originaria del Mugello, di cui fu capostipite un 
Giambono. — Chiarissimo, discendente di questo, 
fu tra quei che nel 1201 giurarono una lega coi 
Senesi in comune dei Fiorentini. — Da lui di- 
scendono gli otto principi che imperarono per 
due secoli la Toscana: Alessandro creato duca di 
Firenze nel 1530; Cosimo I Granduca di Toscana 
nel 1537; Francesco suo figlio, salito al trono 
nel 1574; Ferdinando Cardinale, fratello del pre- 
cedente e suo successore nel 1587; Cosimo II 
figlio e successore di Ferdinando nel 1609; Fer- 
dinando II figlio di Cosimo nel 1621; Cosimo III 
figlio e successore del precedente nel 1670; e 
Gian Castone ultimo Granduca morto nel 1737. 

— Ha dato questa famiglia due pontefici alla 
Chiesa: Leone X creato nel 151 3 e Clemente VII 
nel 1523 e molti Cardinali e Prelati distintissi- 
mi. — Arma: D'oro, a cinque palle di rosso, 2, 
2 e 1, accompagnate in capo da una palla più 
grossa d'azzurro, caricata di tre gigli d' oro, 2 
e 1. — Cimiero: Un falcone al naturale tenente 
nel suo becco d'oro un anello dello stesso, e nella 
sua zampa destra levata un listello d'argento in 
cui si legge la parola Semper in lettere maju- 
scole di nero. 

MEDICI DI CASTELLINA di Firenze. — È 
un ramo della precedente che fiorisce tuttora, c 
di cui fu capostipite un Giovenco che vivea nel 
1300, dal quale discendono un Giuliano che nel 
1476 fu del magistrato dei priori, nel 1487 gon- 
faloniere della Repubblica e nel 1 490 podestà di 
Prato; un Francesco, figlio del precedente, che 



MEL 



— 122 — 



MEL 



to, e sulla punta un leone fermo col capo reciso 
sanguinoso di rosso. — Cimiero: Il grifo ed il leone 
del secondo campo. 

MEDINA di Messina. — Originaria di Spa- 
gna, à fiorito nella nobiltà messinese nel XVI 
secolo. — Arma : D' azzurro, al giglio d'oro, sor- 
montato nel capo da due stelle dello stesso. 

MEDOLI di Treviso. — Arma : Spaccato d'ar- 
gento c di verde, al leone d' oro, attraversante 
sulla partizione. 

MEDUNO del Friuli. — Feudatari ab antico 
del vescovato di Concordia, i castellani di Me- 
duno nel 1312 vennero liberati da quel Vescovo 
dall' ignobile ministero di arrestare i ladri cui 
erano tenuti per debito del loro feudo. — Que- 
sti signori avevano il diritto d' insediare i Ve- 
scovi di Concordia il giorno del loro possesso, 
ed alla morte di ciascun vescovo il cavallo di 
questo era loro devoluto, il qual privilegio fu per 
lungo tempo loro contrastato dai signori di Cor- 
dovado (Estinta). — Arma : Di rosso, ad una M 
d' oro, sormontata da una corona dello stesso. 

M EGA L UZZI del Friuli. — Arma : Di rosso, 
al cavallo fuggente d' argento. 

MEGL1AVACHI di Modena (Estinta). — Ar- 
ma: Spaccato; nel 1.°d' oro, ad una torre matto- 
nata al naturale, aperta del campo, e cimata del- 
l' aquila bicipite nascente di nero, coronata del 
campo; nel 2.° d'azzurro, ad un albero di verde 
nudrito sulla pianura erbosa dello stesso, colla 
vacca al naturale, passante e attraversante sul- 
1' albero. 

MEGLYNA del Piemonte, vedi Melina. 

MEI di Lucca. (Estinta). — Arma: Spaccato 
d' oro e d' azzurro, caricato il primo di una testa 
di porco al naturale. 

MELANI di Pistoja. — Domenico, Cav. di 
S. Stefano nel 1600. — Atto 6egret. del Car- 
dinal Mazzarini, fu ascritto alla nobiltà veneta, 
autore di una storia della guerra che terminò 
colla pace dei Pirenei. — Iacopo, Alessandro, 
Bartolomeo ed Antonio maestri di musica ed au- 
tori di opere teatrali nel XVII secolo. — AnMA ? 

MELANO di Cuneo. — L'avvocato Giuseppe- 
Antonio Melano, discendente del medico Appol- 
lonio, archiatro di Madama Reale Cristina, il 7 
Mar. 1722 fece acquisto del feudo di Portula in 
quel di Biella con titolo comitale. — Arma: Di 
rosso, alla sbarra d' oro ; col capo cucito d' az- 
zurro, a due alveari, uno accanto all' altro, cir- 
condati di api entranti ed uscenti, il tutto d'oro. 

— Cimiero : Un leone d'oro nascente. — Motto : 

I FORTI GRRGE. 

MK LATINO di Teramo. — Trasse il nome 
dal castello omonimo presso Teramo che posse- 
deva fin dal XII secolo, e si stabilì in principio 
del XIII in quella città, di cui divenne signora. 

— La tremendi vendetta degli Acquaviva ridusse 



i Melatino a miserevole stato nella metà del XVI 
secolo perchè avevano fatto.uccidere Andrea Ac- 
quaviva Duca d' Atri e signore di Teramo nei 
primi anni del secolo XV. — Ha goduto questa 
famiglia ventotto baronie e si estinse nei Be- 
rarducci nobili di Teramo. — Matteo Cav. di 
Federico li nel 1225; Guglielmo famigliare di 
Re Roberto e suo podestà e vicario in Anagni 
nel 1335; Berardo capitano del popolo e podestà 
di Firenze nel 1347; Roberto, regio capitano di 
Campii, nel 1394 riuscì a farsi signore di Teramo; 
Corrado Vescovo di Teramo dal 1396 al 1405; 
Mariano bajulo reginale e giudice civile della 
città e diocesi di Aquila nel 1456. — Arma: 
D'argento, all'albero di mela di verde, sradicato 
e fruttato di rosso, con la filiera dello stesso. 

MELAZZO d' Alessandria. — Conti di San 
Bartolomeo. — Appartiene a questa nobile fami- 
glia il conte Pietro, poeta gentile e fecondo, tra- 
duttore delle Odi di Orazio e del libro del Prof. 
Martini sulla sapienza de' Greci che mandò alle 
stampe, e morì nel 1842. — Arma: Di rosso, al 
melo nudrito sulla pianura erbosa, il tutto al 
naturale; col capo d'oro, all' aquila di nero co- 
ronata dello stesso. 

MELCHIONI di Novara. — Fregiati del ti- 
tolo di baroni. — Arma: D'argento, al mastio 
di rosso, merlato, torricellato di due pezzi, pure 
merlati, fondato sulla pianura erbosa di verde, e 
sormontato da un' aquila di nero, rostrata c 
membrata di rosso, accostata da due spronelle 
d' azzurro. 

MELCHIORI di Lavesio nel Trentino. — Fa- 
miglia fregiata del titolo di conte del S. R. I. 
— Rodolfo dottore nell' Università di Bologna 
nel 1612. — Arma: Spaccato; nel 1." d'oro, al 
leone di rosso; nel 2.° di nero, alla stella d'oro. 

MELCHIORI di Oderzo. — Antica famiglia 
fregiata di nobiltà sin dal 1655 in cui fu ascritta 
al Consiglio nobile di Oderzo. — Esistono due 
rami della medesima, che ottennero la conferma 
della nobiltà con sovrane risoluzioni 26 Ott. e 1 
Die. 1822. — Arma? 

MELCHIORI di Roma, — Arma : Di rosso, 
ad un ceppo d' argento posto in banda ; col capo 
cucito di rosso, caricato di tre gigli d' azzurro. 

MELF di Monteleone (Calabria). — Arma : 
Spaccato di rosso e d' azzurro, al leone d' oro 
coronato dello stesso; colla fascia d'azzurro cari- 
cata di tre stelle d'argento attraversante sul tutto. 

MELE di Napoli. — Arma: Spaccato di rosso 
e d' argento, al leone dell' uno nell'altro; colla 
fascia d'azzurro, caricata di tre stelle d'oro at- 
traversante sulla partizione. 

MELEDIRI di Trento. — Giovanni dottore 
all'Università di Bologna nel 1579. (Estinta).— 
Arma: Spaccato; d'oro, al Icone al naturale pas- 
sante, e d' azzurro, alla cometa d' oro. 



MEL 



— 423 — 



MEL 



MELEGULI di Crema. — Famiglia patrizia 
che dette il nome ad una delle ventisette vici- 
nanze di Crema, e di parte ghibellina. — Pom- 
peo, lancia spezzata di Girolamo Martinengo, pu- 
gnò nella guerra dei Veneziani contro il Turco 
nel 1570. (Estinta). — Arma? 

MELI di Crema. — Appartiene a questa no- 
bile famiglia il Padre Giovanni-Antonio, agosti- 
niano, che fu dottore per otto anni e lettore nel 
Collegio della Sorbona a Parigi, poi confessore di 
Lucrezia Borgia a Ferrara, e morì a Crema nel 
1528 lasciando molte opere a stampa. (Estinta 
nel 1611). — Arma ? 

MELI o MELO di Cremona. — Arma ; Spac- 
cato; nel 1.° d'argento, ad un cervo slanciato 
al naturale; nel 2.°. di rosso, a due fascie d'oro. 

MELI-LUPI di Parma. — I Meli, patrizi 
cremonesi, per contratto parentado, ereditò le 
sostanze, il nome e- 1' arma dei Lupi di Parma, 
marchesi di Soragna che sul princio del XV se- 
colo spegnevansi. — L'Imperat. Giuseppe I nel 
1707 conferì il titolo di principe col predicato 
di Soragna, trasmissibile ai discendenti maschi 
per ordine di primogenitura al march. Giampaolo 
Meli-Lupi signore di Soragna. — Arma : Inquar- 
tato; nel 1.° e 4.o d' argento, al lupo rampante 
d' azzurro; col capo dell' impero; nel 2. n e 3.° 
bandato d' oro e di rosso di quattro pezzi. 

MELI-LUPI-TARASCONI di Parma. — In 
nome di Roberto I Duca di Parma, la Duchessa 
Luigia di lui tutrice, con diploma 12 feb. 1858, 
concesse a questa famiglia il titolo comitale con 
quest' Arma: Fasciato ondato innestato nuvoloso 
d'oro e di rosso, col capo d' azzurro, a tre gigli 
d' oro ordinati in fascia; in cuore uno scudetto 
coronato di corona da principe, inquartato ; nel 1.° 
d' oro, all' aquila bicipite di nero, coronata del 
campo su ciascuna testa; nel 2." d' argento, al 
cervo al naturale slanciato in banda ; nel 3. 
d'argento, al lupo d'azzurro rampante in banda; 
nel 4.* di rosso, a due bande d'oro. 

MELICA del Piemonte, consignori di Vaglie- 
rano e di Cella. — Arma: D'azzurro, all'alveare 
d'argento, fondato sopra un monticello di verde; 
esso alveare caricato di due api, accostato da 
altre due, e sormontato da una quinta, tutte 
d' oro. — Cimiero: Un puttino tenente il Motto: 

BlEN FAIRE LAISSER DIRE. 

MELINA o MEGLYNA del Piemonte. — Con- 
signori di Capriglio. — Arma : Di rosso, alla 
mano di carnagione impugnante un ramo di mi- 
glio d' oro ; col capo cucito d'azzurro, a tre stelle 
d'oro male ordinate. — Cimiero: Un armellino. 
— Motto: In melius spero. 

MELIORATI o MIGLIORATI di Roma. — 
Arma: D' azzurro, alla cometa d'oro. 

MELIORETTI di Villafranca. — Originaria 
di Pinerolo. — Ottone eccellente giureconsulto, 



giudice generale del Piemonte pel Principe Fi- 
lippo d' Acaja, ed impiegato più volte in affari 
politici di grande importanza, nel 1301 trattò la 
pace che fu stabilita dal suo signore col prin- 
cipe Umberto di Vienna. — Folchetto, nello stesso 
anno, fu arbitro delle differenze fra Filippo di 
Acaja ed i signori di Lucerna, i quali contende- 
vano per ragione dei feudi di Moretto e di Vii— 
lanova. — Arma ? 

MELISSARI di Reggio-Calabria. — Niccola, 
capostipite di questa famiglia, fu uno dei tre 
condottieri che nella metà del XV secolo conqui- 
starono colle armi l' intera Calabria agli Arago- 
nesi, ed in benemerenza de' suoi fedeli servizi fu 
dal Re Alfonso d'Aragona nobilitato e donato 
dalla ricca baronia de Proditoribus in Calabria. 
— Divenuta per cotal modo feudataria e poten- 
te, fu la di lui famiglia aggregata alia primaria 
nobiltà di Reggio. — Bertuccio fu uno dei 33 no- 
bili fondatori della Congregazione dell'Annunziata 
nella città di Reggio. — Giovanni, figlio di Ber- 
tuccio e di Faustina dell' illustre casa Filocamo, 
nel 1586 vestì 1' abito del S. M. 0. Gerosolim. e 
morì ai servigi di quella celebre religione. — Ar- 
ma: D' azzurro, alla rovere d' oro, sormontata da 
una stella dello stesso. 

MELISURGO di Bari. — Di origine greca, 
da Rettimo nell' isola di Creta, nel 1669 si tra- 
piantò in Italia, stabilendosi nella città di Bari, 
dove il 10 Feb. 1746, Spiridione Melisurgo ed i 
suoi discendenti furono aggregati al sedile fra i 
nobili della prima piazza della città. — Arma: 
D' azzurro, al sole raggiante d'oro posto nell'an- 
golo suporior»^ a destra, ed al monte di tre cime 
di verde- (fBóVente dalla punta, fiorito di tre mar- 
gh(U'i<W Con quattro api volanti intorno. 

M l'I. LA (dalla) di Ferrara. — Molto nobile e 
.antica. — Bartolomeo segretario e consigliere di 
Alberto III d' Este e del figlio Nicolò. — Giam- 
battista famoso giureconsulto e commissario di 
Gazolo per il Duca di Mantova nel 1526. (Estin- 
ta). — Arma? 

MELLA di Torino. — Originaria di S. Ger- 
mano Vercellese di cui un Giovan-Giacomo di 
Tommaso Mella era console nel 1598. — Verso 
il 1600 trovasi stabilita in Torino, dove il sud- 
detto Giovan-Giacomo fu governatore dei paggi 
dei principi figliuoli del Duca Carlo-Emanuele I 
e nel 1-616 fu nominato guardagioie e guarda- 
dame delle infanti figliuole di esso duca. — Giu- 
seppe-Amedeo segretario di guerra nel 1731 , 
seguì il quartier generale del Re nelle guerre 
dal 1733 al 1642, e si trovò alla battaglia di 
Guastalla. — Luigi-Guglielmo maggiore generale 
di artiglieria prese parte alle guerre dell' indi- 
pendenza italiana e andò colle milizie sarde in 
Crimea. — Arma : D' azzurro, ad un albero sra- 
dicato di pomo, fogliato e fruttato al naturale, 



MEL 



— 425 — 



MEL 



Antica e nobile famiglia, le cui prime memorie 
risalgono al 1252 per un rogito notarile nel quale 
trovasi segnati i nomi di Leone milite e sindaco 
di Altaraura e di Angelo uno degli eletti della 
piazza de' nobili di quella città. — Franchino Me- 
lodia con regio assenso del 47 Mar. 4590 faceva 
acquisto del feudo baronale di S. Pietro e Meli- 
cozzo in Calabria, feudo che rimase alla famiglia 
per oltre tre generazioni insieme al titolo di ba- 
rone. — Arma : D' azzurro, alla banda cucita di 
rosso, caricata di un leone passante al naturale, 
ed accompagnata in capo da una stella di sei 
raggi d'oro. 

MELONI di Carpi nel Modenese. — Ascritta 
alla nobiltà di Carpi. — Ercole di Simone fu eccel- 
lentissimo intarsiatore, ed è sua opera il coro della 
Chiesa di S. Nicolò che egli fece per ordine e conto 
del celebre Alberto Pio signore di Carpi nel 4518. 
Marco, detto il Meloncino, od il Carpigiano, fu e- 
gregio pittore del XVI secolo. — Arma? 

MELONI di Modena. — Arma: D'azzurro, al 
capriolo di rosso, accompagnato in capo da tre 
stelle maleordinate delio stesso, ed in punta da 
un melone con gambo e foglie al naturale. 

MELONI di Sardegna. — Arma: Spaccato; 
nel 4.» d'azzurro, al crescente montante d' ar- 
gento in mezzo a tre stelle dello stesso, 2 e 4 ; 
nel 2.° d' oro, al popone fogliato e posto sulla 
pianura erbosa, il tutto al naturale. — Motto : 

SUO TEMPORE PROSUNT. 

MELS ALBANA del Friuli. — Originaria 
della Germania e derivata dall'illustre e potente 
famiglia di Walsee, e trapiantata nel Friuli da 
un Liabordo di Walsee che aveva seguito in 
Italia P Imperat. Corrado II il Salico. Per gli e- 
minenti servigi da lui prestati a Popone Pa- 
triarca di Aquileja, si ebbe da questo in feudo il 
castello di Mels col titolo di visconte, titolo che 
passò alla sua famiglia insieme alla denomina- 
zione del feudo. — I discendenti di Liabordo 
acquistarono nel Friuli potenza e signoria di 
molti castelli, e dopo cinque generazioni si divi- 
sero in tre rami principali, i cui capostipiti fu- 
rono Enrico da cui discesero i Conti di Mels- 
Albana, Glisojo da cui derivarono i Conti di 
Colloredo (v. q. n.) ed Anzuto fondatore della casa 
dei signori di Prodolone. Al suddetto Enrico fu 
confermata dal Patriarca di Aquileia, Gregorio di 
Montelongo, 1' avita nobiltà ed investito del feudo 
di Forno e di altri beni feudali che possedeva in 
Pagnacco, Martignacco e Colloredo con diritto di 
giurisdizione civile e criminale competente alla 
casa di Mels sopra tutti i suoi beni. Questa fa- 
miglia, implicata nella uccisione del Patriarca 
Bertrando, fu costretta emigrare dal contado udi- 
nese e riparare nella contea di Gorizia, dove già 
possedeva ricchi beni feudali. — Un Federico di 
Giovanni di Mels nel 4504 fu ammesso alla no- 



biltà provinciale di Gorizia e Gradisca. — Gia- 
como e Federico per aver combattuto a prò del- 
l' Imperatore Massimiliano I contro i Veneti, ot- 
tennero da lui la signoria di Albana con mero e 
misto impero, e da quel castello s' intitolarono 
signori di Mels-Albàna, titolo che restò ai loro 
discendenti. — Altri feudi in progresso di tempo 
acquistò la famiglia nella contea di Gorizia e di 
Gradisca, quali Mercano, Medea, Chiopris, Versa 
ecc. — Reginaldo maresciallo sostituto della con- 
tea di Gradisca ; Giacomo deputato e vice-mare- 
sciallo della contea di Gorizia; Nicolò colonnello 
comandante i corazzieri Principe Emanuele di 
Portogallo, e nel 4758 generale; ed un altro Ni- 
colò, I. R. ciamberlano, tenente-maresciallo e 
comandante la città e fortezza di Olinùtz. — - I 
fratelli Pietro e Giacomo furono dall' Imperat. 
Leopoldo I, con diploma 2 Apr. 474 2, riconosciuti 
discendenti della stessa stirpe di Walsee e Col- 
loredo, e dichiarati per conseguenza conti di 
Mels-Colloredo e baroni di Walsee. — Giacomo- 
Antonio con diploma 4 5 Mag. 4 824 fu accettato, 
co' suoi discendenti maschi nel numero de' nobili 
provinciali della Stiria. — Arma: Inquartato; nel 
4.° di rosso, alla croce di S. Andrea d'argento 
caricata di cinque soli d'oro; nel 2.» e 3.° d'oro, 
alla testa umana di carnagione, crinita e barbuta 
di nero, coronata d' argento, posta in maestà ; 
nel 4.° d' argento, al covone legato al naturale. 
Sul tutto; partito; nel 4° di Walsee, cioè di 
nero alla fascia d'argento; nel 2.° palato d' oro 
e d'azzurro. 

MELS DI PRODOLONE del Friuli. — Lia- 
bordo IH di Mels, verso la metà del XII secolo, 
acquistò da un signore tedesco il feudo di Pro- 
dolone, il cui castello fu eretto poco dopo dal di 
lui fratello Enrico, ed i suoi discendenti si deno- 
minarono tutti signori di Prodolone. — Enrico II 
nel 4248 ambasciatore a Venezia del Patrianca 
Bertoldo d'Andech per trattare la pace con quella 
Repubblica; Nicolò di Duringo nel 4325 mare- 
sciallo della contea di Gorizia; un altro Nicolò 
ambasciatore ai Pontefice, spedito dal Parlamento 
por ottenere la remozione del Patriarca Filippo 
d'Ale neon, Gherardo di Duringhello, dopo essersi 
segnalato per valor militare in Germania, passò 
al servizio della Repubblica Veneta che lo mandò 
governatore alla Canea nei primi anni del XIII 
secolo. — Oltre il feado omonimo, i signori di 
Prodolone avevano acquistato anche il condominio 
del castello di Zoppola, una parte del quale ap- 
parteneva ai signori di Valvasone, con dominio che 
mantennero sino al 4 405 nel qual anno fu ven- 
duto ai fratelli Panciera. — La stirpe dei signori 
di Prodolone si propagò per quindici generazioni 
fin oltre la metà del XVIII secolo, cioè fino alla 
morte del Conte Carlo-Erasmo II che non lasciò 
discendenti. — AnMA: Di rosso, incassato d'ar- 



MEL 



— 426 — 



MEN 



gerito a sinistra, all' arco di rosso posto in palo 
a destra. 

IIBLS1 d' Udine. — Arma: D' argento, al ca- 
vallo bianco allegro, brigliato e gualdrappato di 
rosso, sostenuto da una terrazza di verde. 

MELSIO in Ceneda. — Da varii secoli tro- 
vasi fra le famiglie nobili di Ceneda aggregata a 
quel Consiglio ora cessato. Fu confermata nobile 
con sovrana risoluzione 28 Ott. 1823. — Arma: 
Spaccato; d'argento, all'albero fiorito attorniato 
da api, il tutto al naturale ; nel 2.° scaccato d'az- 
zurro e d'argento, alla banda di rosso, caricata 
di una catena di .... , attraversante. 

MELZl D'ERVL di Milano. — La prima me- 
moria certa di questa nobile famiglia, che antica- 
mente chiamavasi Lambcrgi, si riferisce ad un 
Jacomolo, detto il Magnifico, che fu uno dei cor- 
rettori dell'estimo di Milano nel 1391. — La 
famiglia di lui apparteneva al patriziato milanese 
da tempo immemorabile, ed i suoi membri anno 
sostenuto in ogni tempo le cariche più cospicue 
di quel Comune e dei vari governi che si sono 
succeduti in Milano. — Decurioni, questori del 
Magistrato, senatori, tesorieri, colonnelli, gene- 
rali ecc. — Francesco-Luigi-Gitiseppe vice-pre- 
sidente della Repubblica italiana nel 1802, can- 
celliere guardasigilli della corona nel 1805, creato 
duca di Lodi con decreto dell' Imperat. Napo- 
leone I 20 Die. 1 807. — L'Imperat. Federico III, 
con diploma 28 Die. 1468 aveva creato conte pa- 
latino Giovanni Melzi co' suoi discendenti; Giro- 
lamo nel 1588 ottenne per sè e suoi successori 
il patriziato romano; Egidio-Maria era onorato 
dall' Imperat. Leopoldo I dei titoli di marchese, 
conte, libero barone e cavaliere del S. R. I. tra- 
smissibili a' suoi discendenti, e dal Duca di Sa- 
voja fu creato marchese di Torricella con diplo- 
ma 14 Apr. 1676; Antonio-Maria, che fu regio 
economo generale della Lombardia austriaca, quindi 
reggente del supremo Consiglio d'Italia a Vienna, 
e da ultimo amministratore generale delle Poste, 
era creato principe nel regno di Napoli con di- 
ploma 30 Mar. 1726; e Giovanni Francesco ot- 
teneva il titolo di duca dall' Imperat. France- 
sco 1 con decreto 5 Sett. 1818. — Per il ma- 
trimonio contratto da Gaspare con Maria-Teresa 
unica figlia ed erede del conte Francesco d'Eryl, 
acquistò alla sua famiglia il cognome illustre di 
questa casa, un feudo in Ispagna, ed i titoli di 
conti d'Eryl,. di marchesi di Fonte-Sacrata, di 
signori di Colzedilla, di baroni di Orcar, e la di- 
gnità di grandi di Spagna di prima classe. — 
Akna: D'argento, alla corona d'alloro fiorita 
d'azzurro, legata di rosso; col capo dello stesso 
seminato di stelle d' oro. 

MELZI di Milano. — Fiorisce ancora in Mi- 
lano un' altra famigfta Melzi che anticamente era 
nomata Maliniregni, e che non meno della prece- 



dente può vantare titoli, benemerenze ed uomini 
egregi. — Divisa in due grandi linee, quella dei 
conti di Tenno che ebbe vari decurioni, e due 
Arcivescovi di Capua, l'un de' quali fu Cardinale 
di S. R. Chiesa nel 1657, si estinse nel 1739, e 
1' altra dei conti di Trebbiano fiorisce tuttora e 
fu fregiata di questo titolo per diploma 18 Ott. 
1693 da Carlo II di Spagna, e più tardi i suoi 
membri nel 4732 furono creati conti feudatari di 
Cusano. — Con sovrana risoluzione 27 Nov. 1817 
era confermata nella sua antica nobiltà, ed il ti- 
tolo di conte riserbato ai suoi primogeniti. — 
Arma: Trinciato d* oro e di rosso, all' aquila di 
nero, linguata di rosso, coronata d' oro, posta in 
sbarra nel primo. — Cimiero: Un' aquila di nero 
nascente. 

MEMO o MEMMO di Venezia. — Li Memo, 
anticamente denominati Monegari, si recarono a 
Venezia nei primordj della sua fondazione, ed uno 
di essi entrò nel numero degli elettori del pri- 
mo Doge. Domenico Memo o Monegario fu eletto 
anch' egli doge nel 756. Appresso Pietro e Tri- 
buno ottennero pei loro meriti la medesima su- 
prema dignità, ed infine Marco-Antonio fu pure 
eletto doge nel 1612. — Una rilevante serie di 
altri soggetti distinti nel valor militare, nelle am- 
ministrazioni interne e nella prelatura illustrò in 
ogni epoca questo nobilissimo casato. Un altro 
ramo di questa famiglia era rappresentato dal fu 
Andrea uomo celebrato da' suoi contemporanei 
per somma coltura e politica. A lui si deve la 
riduzione del Prato della Valle in Padova all'at- 
tuale brillante sua forma, da lui ideata e fatta 
eseguire allorché si trovava provveditore di quella 
città; in seguito poi fu mandato dalla Repub- 
blica bailo a Costantinopoli, poscia ambascia- 
tore alla Santa Sede e ritornato in patria venne 
decorato della Stola d' oro e della dignità di pro- 
curatore di S. Marco. Un Giudo fu Vescovo di 
Pola da cui fu traslatato alla sede vescovile 
di Verona dal Pontefice Alessandro V. — Ot- 
tenne la conferma di sua nobiltà con sovrana 
risoluzione 1 Gen. 1818. — Arma: Spaccato 
d' oro e d' azzurro, a sei pomi dell' uno all' altro, 
disposti in due fascie. 

MENABREA del Piemonte. — Originaria di 
Chàtillon nella valle d'Aosta, si trapiantò in Sa- 
voja, e quindi verso la metà del XIX secolo in 
Torino. — Carlo-Alberto Re di Sardegna, con 
lettere patenti 30 Die. 1843, concesse all' avvo- 
cato Leone ed al Capitano Luigi-Federico fratelli 
Manabrca il titolo, grado e qualità di nobile 
trasmissibile ai loro discendenti d' ambo i sessi 
per continuata linea retta mascolina in infinito; 
e Vittorio-Emanuele II Re d' Italia con motu- 
proprio 9 Nov. 1861 concesse al suddetto nobile 
Luigi-Federico, allora luogot. generale, il titolo 
di conte trasmissibile per primogenitura maschi- 



MEN 



— 427 — 



MEN 



le; e con altro motu-proprio 28 Feb. 1 875 con- 
cesse ad esso conte Luigi-Federico il titolo di 
marchese di Valdora trasmissibile per primoge- 
nitura mascolina, e gli confermò quest' Arma : 
Partito d'oro e di rosso, alla stella dell' uno al- 
tro, e dell' uno nell' altro, nel punto del capo, e 
tre altre stelle ordinate in fascia nella punta 
dello scudo, quella di mezzo dall' uno all'altro e 
dell' uno nell' altro, le laterali dell' uno nell' al- 
tro. — Motto: VlRTUS IN AKDUlS. 

MENABUOI di Ferrara. — Capostipite di 
questa famiglia fu un Menabue che vivea nel 
4192. — Francesco de' Menabuoi, capo di parte 
ghibellina, ipodestà di Modena nel 4 34 3, uccise 
di propria mano Raimondo marchese di Ancona. 
— Emanuele Menabuoi sposò nel 4 304 Giovanna 
d' Este sorella del marchese Azzo. — Marghe- 
rita Menabuoi ebbe per consorte un Oliviero E- 
stense. — Arma? 

MENADA di Valenza (Piemonte). — Salva- 
tore Menada ebbe lettere di nobiltà nel 4 827, e 
titolo di barone nel 4 832. — Arma: D'oro, a tre 
fascie di rosso, con un leone di nero attraver- 
sante; col capo d'azzurro, al sole raggiante d'oro. 

MENÀFOGLIO di Modena, di Milano, di Ro- 
magna e della Toscana. — Arma: D' azzurro, 
all' albero al naturale, nudrito sopra un terreno 
dello stesso, sormontato da tre stelle male ordi- 
nate d'oro; col capo dello stesso, caricato del- 
l' aquila di nero. 

MENCLOZZI di Milano. — Famiglia di A- 
delmano Arciv. di Milano nel 956, volgarmente 
L'omm de preja (P uomo di pietra). — Girolamo 
Menclozzi, abitante in Milano in stretta Bagutta, 
o fuori in Casirate nel circondario di Treviglio, 
aveva un suo figliuolo complice nella causa degli 
Untori, il quale aveva sposato una figlia del fi- 
scale Torniello. — Giuseppe Menclozzi il 3 Apr. 
4705 ascritto al patriziato milanese. — France- 
sco I Imperat. d' Austria con sovrana risoluzione 
4 3 Nov. 4 84 6 confermò a Teodoro Menclozzi ed 
ai suoi nepoti Antonio, Paolo ed Ercole l'antica 
nobiltà come ne godeva la loro famiglia prima del 
4796. — Arma: Partito di nero e d' argento. 

MENDESE o MIN DECE di Sicilia. — Di ori- 
gine portoghese, trapiantata in Sicilia da un gen- 
tiluomo' nomato Giovanni, il quale ricevette da 
Re Alfonso le due castellarne di Sanfilippo e Vil- 
lafranca, e nella prima di esse fermò il suo domi- 
cilio. — Un ramo passò in Cefalù, dove salì in 
grande dovizia per affìtti e baronie. — Fiorirono 
in Palermo un Pietro barone d' Antimini, ed un 
Michele barone delli Cuci nel 4 500. — Arma: 
D' azzurro, a quindici crescenti d' oro montanti, 
3, 2, 3, 2, 3 e 2. 

MENDOLA di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
al mandorlo fruttifero al naturale, sinistrato da 
un cane rampante d' argento, legato e colla testa 



rivolta, sormontato nel canton sinistro da una 
cometa d' oro. 

MENDOLIA (la) di Sicilia. — Originaria di 
S. Maria del Mela, fioriva nella nobiltà messinese 
nel XVII secolo. — Arma; D' argento, a due 
gemelle di rosso poste in fascia. 

MENDOZA o MENDOZZA di Reggio-Calabria. 
— Illustre famiglia spagnuola trapiantata nel 4 590 
in Reggio da un Arrigo che vi esercitò 1' ufficio 
di preside della R. Udienza di Calabria Ultra. — 
Giuseppe Mendoza nel 4688 fu regio governatore 
di Reggio. — Questa famiglia nel 4764 fu ag- 
gregata, insieme colle più illustri reggine, alla 
Congrega di S. Domenico. — Arma: Di rosso, alla 
croce di Calatrava d'oro, accompagnata dalle pa- 
role Ave e Maria d'azzurro in palo; colla bordura 
d' azzurro, caricata da otto crocette d' oro. 

MENDOZI o SAGR AMORO di Rimini. — Di 
origine milanese, trapiantata in Rimini da un 
Sagramoro nel XIV secolo. — Cristoforo cava- 
liere di Rodi fu in Corsica nel 4 465 tesoriere per 
la corte di Milano, poi ebbe il commissariato del 
mare e 1' ispezione delle primarie rocche dello 
stato pontifìcio. — Giovanni suo fratello fu te- 
soriere in Genova per la corte di Milano. — Sa- 
gromoro, fratello dei precedenti, creato Vescovo 
di Piacenza nel 4 475, e dopo due mesi traslato 
alla sede vescovile di Parma. — Filippo, nipote 
di Monsignor Sagromoro, fu oratore del Duca di 
Milano presso la Signoria di Firenze nel 4 475, 
nel qual anno ottenne la chiesa arcipretale di 
Sant'Arcangelo, e Fra Malatesta dell'Ordine Do- 
menicano intimo amico e fautore del famoso frate 
Girolamo Savonarola, per il quale si era offerto 
all' esperimento del fuoco contro i Francescani 
nel .4 498. — Arma ? 

MENDOZZA |D' ALARCONE di Napoli. — 
Arma: Partito; nel 4.» di rosso, alla croce di Ca- 
latrava d' oro; nel 2.° inquartato in croce di 
S. Andrea: 4.° e 3.° di verde alla banda di rosso 
bordata d'oro, 4.» d'oro con la parola Ave d'az- 
zurro, posta in palo, 2.» d' oro, con la parola 
Maria d' azzurro, pure in palo; e la bordura dello 
scudo d' azzurro, caricata di otto crocette di S. 
Andrea d' oro. 

MENEGALDI di Treviso, v. Menegoldi. 

MENEGARI di Padova. — Arma: Partito di 
due e spaccato di uno; nel 4.» e 5.» d'argento; 
nel 2.° e 6.o di verde ; nel 3.° e 4.° d' oro. 

MENGACCI o MENGAZZI di Gubbio. — An- 
tica e nobile, assai illustre per molti dotti giu- 
reconsulti. — Francesco podestà di Sassuolo nel 
4636. — Estinta verso la fine del XVIII secolo 
nella persona del Dott. Orazio che ebbe in mo- 
glie la famosa Susanna Lemaitre valorosa poetessa 
e profonda nelle lingue greca e latina. — Arma: 
D' azzurro, al capriolo accompagnato in capo da 
una fascia alzata, ed in punta da un crescento 



MEN — I 

montante, il tutto d' argento ; col capo d' oro, 
all' aquila di nero. 

MENGANO di Venezia. — Arma : Inquartato; 
nel 4.° e 4.° fasciato d' azzurro e d' agento; nel 
2.» e 3.» d' oro, alla lettera B di nero. — Alias: 
Inquartato; nel 4.» e 4.° d'argento pieno; nel 
2.» e 3.<> di nero, a due fascie d' argento. 

MENEGATO di Venezia. — Originari di Mu- 
sestre, furono tribuni antichi e si spensero nel 
4371. — Arma: Spaccato di uno, partito di due, 
formante sei quartieri; al 4.° e 5.° d'argento 
pieno; al 2.» e 6.» di verde pieno; al 3.° e 4.° 
d' oro pieno. 

MENEGAZZI di Padova, — Figurano nel 
Consiglio del 1084, e fra i giudici del Collegio 
instituito il 2 Apr. 1275 si trovano i nomi di 
Alessandro, Menegazzo di lui figlio e Giambonetto 
di Princivalle tutti della famiglia Menegazzi ed 
abitanti nel quartiere di Torricelle. — Arma: 
D' azzurro seminato di stelle d'oro, al leone dello 
stesso, attraversante sul tutto, tenente in bocca 
una stella d' oro. 

MENGAZZI di Urbino. — Nobile famiglia che 
da Urbino si propagò in Gubbio nel 1460. — 
Guido capitano generale del conte Guidati tonio di 
Montefeltro; Zaccaria maggiordomo di Francesco- 
Maria I duca d'Urbino. (Estinta). — Arma: vedi 
Mengacci di Gubbio. 

MENGENO di Scordio (Sicilia). — Arma: 
D' azzurro, al destrocherio armato d' argento, im- 
pugnante colla mano di carnagione un ramo di 
olivo al naturale. — Cimiero: Una testa di moro 
coperta da elmo. 

MENEGHINI di Castelfranco (Veneto). - Ori- 
ginari di Lucca, o, com' altri vogliono della Sa- 
voja, trapiantati in Castelfranco verso il 1300. 

— Si chiamavano dapprima Savoini, e più tardi 
anche Cerdoni, ed in fine presero il nome di Me- 
neghini da uno di loro che nomavasi Meneghino. 

— Furono signori di Godego nel Trivigiano. — 
Andrea nel 1509 salvò la patria dall' eccidio or- 
dinatone dall' Impe rat. Massimiliano; un altro An- 
drea creato cavaliere da Enrico III Re di Francia 
quando nel 4574 passò per Castelfranco recan- 
dosi a Venezia. (Estinta nel 4 878). — Arma: 
D' azzurro, alla quercia nudrita su terreno di 
verde; con una cotissa d' argento attraversante. 

MENEGHINI di Ceneda. — Arma : Spaccato; 
nel 4* d'azzurro, a tre stelle d'oro; nel 2» di 
rosso, a tre spade alzate in palo al naturale ; colla 
fascia d'oro attraversante sulla partizione. 

MENEGOLDO o MENEGALDO di Treviso. — 
Albertino, console del Comune di Treviso nel 
4246, ebbe l'incarico di riformare gli Statuti 
della città; Giove suo figlio nel 1223 era capi- 
tano della milizia all'assedio di Conegliano e vi 
rimase prigioniero; un altro Giove nel 4270 fu 
uno dei riformatori dei patrii statuti. — Un Gio- 



B — MEN 

vanni Menedoldo, che fu podestà di Conegliano, 
nel 4 300 cangiò il proprio nome in quello di 
Menegaldo confermato poi da' suoi discendenti. — 
Un Menegoldo proavo di Giovanni era stato po- 
destà di Vicenza nel 4 4 84. — Arma : Di rosso, 
a due fascio d'argento. 

MENGHI di Forlì. — Famiglia patrizia estinta 
— Arma: D'oro, a tre torte d'azzurro, 2 e 4. 

MENGOLI di Ravenna. — Famiglia patrizia 
ravennate chiamata ancora de' Lazzari. — Un 
Cesare, dotto matematico, compose un trattato 
sulla navigazione del Po di Primaro. — (Estinta 
verso la metà del secolo XVII). — Arma : D'az- 
zurro, a due colombe affrontate d'argento, posate 
sul mare agitato dello stesso, ombrato di nero, 
movente dalla punta, tenenti col becco una lista 
d' argento piegata in giro nel capo, caricata del 
Motto: io vo per fortuna, di nero. 

MENGOLO di Venezia. — Arma: Di rosso, 
a due pali d'argento, caricati ciascuno di tre 
forche smanicate d'azzurro. — Alias: Partito; 
nel 4° interzato in palo di rosso, d'oro a d' ar- 
gento, l'oro caricato di tre rose d'azzurro ordi- 
nate in palo ; nel 2° di rosso, al palo d'oro, ca- 
ricato di tre rose d' azzurro. 

MENGOTT1 di Feltre. — Nel 1798 questa 
famiglia conseguì il pregio di nobiltà colla sua 
aggregazione al Consiglio nobile di Feltro. Fu 
confermata in tale qualificazione con sovrana ri- 
soluzione 28 Ott. 4 822. — Arma? 

MENIA o MENU di Modena. — Raffaelle-Ma- 
ria seniore, insigne architetto, e Raffaele-Maria 
juniore egregio pittore, ambedue vissuti nel XVII 
secolo. (Estinta). — Arma: Fusato di nero e d'ar- 
gento, fiancheggiato d'azzurro, a due gigli dVo. 

MENICONI di Perugia. — Derivati dall'an- 
tica famiglia dei Mannoli, debbono la loro gran- 
dezza ai molti favori concessi alla famiglia dai 
Pontefici Leone X, Clemente VII, Paolo III e 
Pio V. — Hanno posseduto la Rocca del Faldo 
e beni annessi nel. territorio di Montone dati a 
Marcantonio e Girolamo Meniconi nel 4549 da 
Leone X, e confermati da Paolo III. — San Pio V 
nel 4566 li creò conti palatini con tutti i loro 
discendenti in perpetuo. — Ebbe la famiglia molti 
ambasciatori, e parecchi dediti alle armi. — li 
Commend. Menicone fu principale comandante 
militare in Avignone per la Santa Sede; un Er- 
cole difensore di Cuneo pel Duca di Savoja nel 
4557; un Girolamo si segnalò alla famosa batta- 
glia di Lepanto. — Giovanni-Paolo Meniconi fu 
Vescovo di Bagoorea. — Arma: D'azzurro, alla 
banda d' oro, accompagnata da due stelle dello 
stesso, una in capo ed una in punta. 

MENICOZZI di Viterbo. — Arma: Inquarta- 
to; nel 4° d'azzurro, al leone nascente d'oro; 
nel 2° d'oro all'aquila di nero; nel 3» di verde, 
alla palma al naturale piantata sopra un poggio 



MER 

dello stesso, e sinistrato da un palo d'argento ca- 
ricato di tre fascie di nero; nel 4° d'azzurro, al 
giglio d'oro, accostato in capo da due rose d'ar- 
gento; col capo di verde. 

MENTASCA di Cannotto. — Capostipite di 
questa famiglia fu Cornino q."' Beltrainino oriundo 
da Varese ed abitante ir. Cannobio nel 1360. — 
Fu ammessa a godere delle decime dei nobili, 
ossia vicini del borgo. — Arma: Di rosso, al 
leone d'oro, tenente nella branca destra un fa- 
scio di menta di verde; col capo d'oro, all' a- 
quila di nero. 

MENTO NE di Cherasco. — Conti di Torre 
d'Isola e consignori di Cavallermaggiore. — Ar- 
ma: Di rosso, alla fascia d'argento. — Cimiero: 
Un uomo selvaggio, tenente con ambedue le mani 
una mazza in atto di percuotere. — Motto: a 

MONA SPERANZA. 

MENTUATO di Piacenza. — Camillo, Vescovo 
di Satriano, fu vice-legato a Bologna nel 4 544 
e poi ad Avignone nel 4 547. — Arma: Spaccato 
d'azzurro e di rosso, alla losanga d'argento in 
cuore. 

MERATI di Milano. — Antica nella città di 
Milano è la famiglia Morati, e nel 4 224 un Mar- 
tino era, fra altri gentiluomini, testimonio ed al- 
cuni ordini e provvisioni emanate dalla Repub- 
blica Milanese. — Mazola de Merate trovasi com- 
preso nella scomunica lanciata nel 1314 da Cas- 
sano della Torre Arciv. di Milano contro Matteo 
Visconti i suoi figliuoli ed aderenti. — Giambat- 
tista ed Arrigo appartennero al Collegio dei dot- 
tori di Milano. — Arma? 

MERAVIGLIA-M ANTEGAZZA di Milano. — 
Descritta fra le famiglie più cospicue di Milano 
nel catalogo compilato nel 1278 al tempo dell'Ar- 
civ. Ottone Visconti, noverò successivamente un- 
dici decurioni incaricati di ardui negozi. Alberto 
segnò il 4 Apr. 1258, in favore della Motta e 
della Credenza, un atto di conciliazione coi Ca- 
pitani e Valvassori nella basilica di S. Ambrogio; 
Jacopo fu scelto fra gli ottimati milanesi aderenti 
ai Torriani, che nel 1311, auspice ed interme- 
diario 1' Imperai. Enrico VII, attutirono momen- 
taneamente le implacabili ire coi Visconti ; un 
altro Alberto ed Antonio furono famigliari del 
Duca Gian-Galeazzo Visconti ; Nicolò emerse fra 
gli undici capitani e difensori della libertà dopo 
la morte del Duca Filippo-Maria Visconti nei 
1449; Ambrogio sortì tre volte pretore di Cre- 
mona e di Novara, senatore di Roma nel 1491 e 
1493; Giovanni-Alberto gran scudiere di Fran- 
cesco I Re di Francia e suo inviato presso Fran- 
cesco II Sforza Duca di Milano; Angelo-Luigi 
dottore collegiato di Milano nel 1717, indi avvo- 
cato fiscale generale, senatore, presidente del Ma- 
gistrato ordinario e straordinario nel 1749, e fi- 
nalmente intimo consigliere di stato nel 1756. 



MER 

Mediante il matrimonio contratto con Costanza 
Mantegazza, fu istituito erede del March. Angelo- 
Maria Mantegazza, zio di sua moglie, col titolo 
di marchese feudatario di Liscate, accoppiando al 
proprio nome quello della consorte. — Oltre il 
suddetto feudo di Liscate, la famiglia Meraviglia 
à goduto quelli di Ghcmme, Ripalta e Casale No- 
seto. — Arma: Partito; nel 1° d'oro, a tre ca- 
prioli d'azzurro; nel 2° sbarrato d'oro e d'az- 
zurro; col capo d'oro, all'aquila di nero, coronata 
dello stesso. — Cimiero: Una sirena al naturale 
tenente nelle sue mani due steli.—- Divisa: nix 

RIEN SANS I>EINE. 

MERAVIGLIA di Treviso. — Arma: D'oro, 
a tre caprioli d'azzurro. — Cimiero : Un cavallo 
uscente d' argento. 

MERCADANTI di Verona. — Famiglia molto 
ragguardevole, ascritta, sul finire del secolo XIII, 
alla cittadinanza veneta. — Nel 1404 il Carra- 
rese conferì la carica di fattore della città di 
Verona a Francesco figlio di Baruggio, carica che 
esercitò anche negli anni 1405, 1406 e 1407 sotto 
il veneto dominio. Lodovico, figlio di Francesco, 
fu valente poeta. — Questa casa nel 1409 entrò 
col cognome Marchenti nel nobile Consiglio di 
Vorona, e si estinse dopo il 1 770. — Arma: 
D' azzurro, al capriolo d' oro, accompagnato da 
tre M di carattere antico d' oro, i primi due con 
le gambe trasformate in A a mezzo di una tra- 
versa. 

MERCANDINO del Piemonte, conti di Ruflia. 

— Arma: D'oro, a quattro fascie a spinapesce 
di rosso. 

MERCANDONA di Brescia. — (Estinta). - 
Partito; nel 1° d'argento; nel 2 n spaccato se- 
mipartito, di sopra di verde, di sotto di rosso e 
di verde; colla fascia di nero attraversante sullo 
spaccato. 

MERCANOVO di Verona. — Famiglia fa- 
faciente parte di parecchie case antiche, alcune 
anche nobili, ma non ascritte al nobile Consiglio, 
che formano la seconda parte di un blasone ve- 
ronese. — Arma: D'azzurro, ad un agnello pas- 
sante d' argento. 

MERCANTE di Genova. — Provenienti da va- 
ri luoghi della riviera orientale. — Gi'acmno po- 
destà di Falcinetto nel 1407; Simeone fu tra co- 
loro che intervennero al giuramento di fedeltà 
prestato dai Genovesi al duca di Milano nel 1488. 

— Ascritti nella famiglia Imperiale nel 4 528.— 
Gian-Carlo segretario della repubblica verso il 
1640; Giambattista q. m Bartolomeo senatore nel 
1639 e 1647; Giambattista q," Giulio-Cesare se- 
natore nel 4710. — Arma: D'argento, a tre ban- 
de di rosso; col capo d'oro, all' aquila nascente 
di nero. 

MERCATI di Firenze. — Originaria di San 
Miniato, dette un priore alla patria nel 1388 



— 129 — 



MER - 1 

nella persona di Giovanni di Lorenzo. — Si spense 
colla morte del Cav. Angiolo di Federigo il 2 
Feb. 1716, di cui furono eredi i Neroni. — Ar- 
ma: D'argento, alla tigre rampante al naturale, 
tenente una palma di verde. 

MERCATI di Ravenna. — Famiglia nobile, 
le cui più antiche memorie rimontano al 1371, 
ed alla quale appartenne un Vitale Can. Latera- 
nense che fu procuratore generale del suo Ordi- 
ne. — Estinta nel XVII secolo. — Arma ? 

MERC1ER d'Aosta. — Arma : D'oro, alla te- 
sta di moro al naturale, bendata d' argento, na- 
scente da un muro di rosso merlato alla ghibel- 
lina, innalzato sino al capo dello scudo. 

MERCORELLI di Spello (Umbria). — Arma: 
D'azzurro, alla fascia di rosso, bordata d'oro, ac- 
compagnata in capo da una cometa dello stesso, 
ed in punta da un monte di tre cime pur d'oro 
da cui si partono due rami di olivo al naturale. 

MERCURIALI di Forlì — Ha appartenuto a 
questa nobile famiglia un Girolamo, vissuto nel 
XVII secolo, celebre medico, carissimo ai Papi 
Gregorio XIII e XIV, non che all' Imperatore 
Massimiliano che lo fregiò del titolo di conte. In- 
segnò nelle Università di Bologna e di Pisa e 
morì nel 1606. — Arma: Partito; nel 1° d'az- 
zurro, a tre sbarre d'oro; nel 2° d'azzurro, a 
tre stelle di sei raggi d' oro, 2 e 1 ; col capo 
d' oro, caricato dell' aquila di nero, coronata del 
campo. 

MERCURIO di Sicilia. — Giovanni-Andrea 
creato Cardinale di S. R. Chiesa da Giulio IH.* 

— Arma: D'azzurro, al caduceo d'oro. 
MEREA di Genova. — Originaria di Levanto. 

— Simone anziano nel 1374, 76, 86 e 91; Bat- 
tista, Oberto, Bartolomeo, Andrea, Giacomo ri- 
cordati in giuramento di fedeltà de' Genovesi al 
Duca di Milano nel 1488 — Ascritta nei Pro- 
montorio ne! 1528. — Arma: D'azzurro, alla 
quercia nudrita sulla pianura erbosa, il tutto al 
naturale ; il tronco sostenuto da due grifi affron- 
tati d' oro. 

MEREGA di Genova. — Arma: D'azzurro, 
alla palma nudrita sulla pianura erbosa, il tutto 
al naturale, il tronco sostenuto da due leoni d'o- 
ro, coronati dello stesso, affrontati ; con tre stelle 
di sei raggi d'oro, ordinate in fascia, nel capo. 

MERELLI di Genova. — Da Rapallo, Zoagli 
e da altri luoghi della riviera, donde vennero a 
Genova circa il 1350. — Giovanni capitano di 
galere in Sardegna, 1393; commissario dell'Opera 
del porto e molo, 1 41 2. — Leonardo anziano, 1418. 

— Altro Leonardo capopopolo 1506. — VAscritti 
nei Negrone, 1528. Agostino, senatore, 1602. 

— Altri senatori dopo di lui. — Michele scrisse 
la storia delle rivoluzioni di Corsica (sec. XVII). 

— Raffaele, senatore anche lui, benemerito dello 
spedale di Pammatone e dell' albergo de' poveri. 



I — MER 

come da lapidi onorarie colà erette alla sua me- 
moria nel 1698 e 99. -- Il commend. Angelo Me- 
rello primo presidente emerito di Corte d'Appello, 
morto in Genova il 6 novembre 1886, fu uomo 
ornato di molte lettere, e somma religione. — 
Arma: D'azzurro, al leone d'oro coronato dello 
stesso, tenente con le branche anteriori un ramo 
di fragole al naturale in palo. 

MERELLO di Palermo. — Originaria di Ge- 
nova, trapiantata in Palermo da un Barnaba- 
Giacinto fatto marchese di Mompelleri e maestro 
razionale del regio patrimonio nel 1650 perchè 
segretario di stato e di guerra del viceré Car- 
dinal Doria fin dal 1639. — Arma eguale alla 
precedente. 

MERENDA di Cesena. — È un ramo della 
famiglia omonima di Forlì stabilito in Cesena nel 
1463 da un Jacopo, il quale venne ascritto al se- 
nato cesenate. — Ippolito egregio giureconsulto 
della curia romana, e Vincenzo avvocato conci- 
storiale. (Estinta nel 1764). — Arma: Spaccato 
in capriolo d'azzurro e di rosso, al capriolo d'oro, 
caricato di tre stelle del secondo, attraversante 
sulla partizione, ed accostato ne! campo rosso da 
un'altra stella d'oro. 

MERENDA di Forlì. - Capostipite di que- 
st' antica e nobile famiglia fu Tito Merenda se- 
gretario di S. Mercuriale II, Vescovo di Forlì. — 
Michele di Silvestro fu incaricato nel 1044 da 
Scarpetta Ordelafli di rifabbricare Forlimpopoli, 
e Merlino, suo figlio, fu commilitone di Faledro 
Ordelafli all'espugnazione di Terrasanta nel 1095. 
— Giuliano vicario generale dei Domenicani nelle 
Provincie della Stiria e della Carinzia nel 1616; 
Antonio, illustre giureconsulto, insegnò il diritto 
nelle Università di Bologna e di Pavia nel 1654; 
Fabrizio, commisario generale di tutte le milizie 
di Papa Clemente XI per il passo delle truppe 
imperiali, nel 1720 fu creato conte con tutti i 
suoi discendenti in infinito da Augusto II Re di 
Polonia; Giuseppe vestì l'abito del S. M. O. Ge- 
rosolim. nel 1710. — Arma: Diviso in capriolo 
d'azzurro e di rosso, al capriolo d' argento attra- 
versante sulla partizione, caricato di tre stello di 
rosso, sormontato da un quarto di luna dello 
stesso. — Cimiero: Un semivolo d'argento. 

MERENDINO di Sicilia. — Arma: D'oro, alla 
fascia d' azzurro, caricata da un sole del campo, 
sormontata da tre stelle d'azzurro, ed accompa- 
gnata in punta da un busto di re al naturale, 
colla testa coronata all' antica. 
i MEREU di Sassari. — Arma: Di rosso, al- 
l'albero nudrito sulla pianura erbosa, sostenente 
un' aquila (issante un sole orizzontale nell' angolo 
destro del capo, e tenente cogli artigli una lista 
svolazzante in fascia d'oro; l'albero sinistrato da 
un leone; il tutto al naturale. 

MERGANTI o MORGANTI di Fuligno. — 



MER 



431 — 



MER 



Messer Mergante e messer Contenaccio di m. U- 
golino Morganti priori della città nel 1289, ed 
Odorico di M. Morgante priore nel 1314. — Ar- 
ma: Partito d'argento e di nero, a due cicogne 
dell' uno nell' altro. 

MERI ANI d' Udine. — Arma: D' azzurro, alla 
sbarra d' oro, costeggiata da due comete dello 
stesso, le code a destra. 

MERIZZI di Valtellina. — Arma: Inquartato; 
nel 1° d'oro, all'aquila di nero; nel 2° d'azzur- 
ro, all'aquila bicipite di nero; nel 3° d'argento 
ad una torre rotonda antica al naturale, aperta 
e finestrata di nero; nel 4° di rosso, all' avam- 
braccio destro colla mano al naturale impugnante 
tre spighe d" oro ; esso avambraccio movente dal 
fianco sinistro dello scudo. 

MERLAMI & Alessandria. — Questa antica 
famiglia fu tra le ghibelline del Comune di Ales- 
sandria, e aveva due piazze per radunarsi e trat- 
tare delle cose sue secondo le usanze cittadine. 

— Coi Lanzavecchia e cogli altri del partito 
s' immischiò nelle fazioni civili e negP invocati 
interventi stranieri, e ne patì Pesiglio dalla pa- 
tria. Consono nel 1310 abbandonò Alessandria, 
anziché tradirla, nelle mani di Ugo del Balzo vi- 
cario di Roberto d' Angiò. Colle generose elargi- 
zioni di uno dei suoi membri edificò l'ospedale di 
S. Bartolomeo nel quartiere di Gamondio, e prese 
gloriosa parte alla vittoria del Bosco nel 1447. 

— Belengio, cavaliere di gran valore nel princi- 
pio del XIV sec., si rese celebre sotto il, governo 
di Matteo Visconti, il cui partito strenuamente 
sostenne, cosicché fu promosso al supremo gene- 
ralato dell' esercito ducale; Giorgio filologo e sto- 
rico valente conosciuto sotto il nome di Giorgio 
Menila; Niccolino ed'Oggero podestà, il primo 
di Milano nel 1291, e l'altro di Piacenza nel 
1297. — Arma: D'azzurro, a tre bande d'argen- 
to ; col capo d' oro, a tre merle di nero, mem- 
brate e beccate di rosso, ordinate in fascia. 

MERLASINI di Genova. — Originaria di A- 
lessandria. — Francesco anziano, 1 350-5 1 -53. — 
Giovanni id., 1360. — Francesco giuniore à la- 
pidi onorarie nel palazzo di S. Giorgio, con data 
1462. Nicolò anziano, 1490. — - Ascritti nei Cibo 
1528. — Arma: Partito; nel 1° di nero, al leone 
d'oro, tenente colle branche anteriori uno specchio 
d'argento; nel 2° d'oro, a tre merle al naturale, 
ferme, 2 e 1. 

MERLI di Bologna. — Arma: D' azzurro, alla 
fascia d' argento, caricata di tre merli al natu- 
rale, ed accompagnata da tre celate (elmi) d' ar- 
gento, 2 affrontato in capo ed 1 in punta. 

MERLI di Casale. — Arma: Spaccato di nero 
e di rosso, alla banda d' argento attraversante, 
caricata di tre merle di nero, membrate e bec- 
cate d' oro, nel verso della pezza. 

MERLI di Correggio nel Modenese. — Riccio, 



figlio di Merlo, celebre giureconsulto, fiorente nel 
XVI secolo, fu insignito della cittadinanza di 
Mantova, per sé e suoi discendenti, da quel duca, 
di cui era uditore, e servì i conti di Correggio 
come giudice arbitro nelle loro contese di fami- 
glia, ed avvocato con assegno di 400 scudi d'oro, 
e fu inoltre per due volte uditore di Rota a Ge- 
nova. Anche Ascanio, di lui padre, era stato in- 
signe giureconsulto e podestà di Mantova. Giam- 
pietro, fratello di Ascanio, esimio medico e filo- 
sofo, fu podestà di Lucca; Ippolito fu preposito 
di S. Quirino di Correggio, e segretario del cele- 
bre Cardinale Girolamo da Correggio; Borso, fra- 
tello d'Ippolito, fu Vescovo di Bobbio e canonico 
di S. Maria Maggiore di Roma. — Arma : Spac- 
cato merlato di rosso e d'argento. 

MERLI di Modena. (Estinta). - Arma: D'az- 
zurro, al monte di tre cime di verde, movente 
dalla punta, cimato da un merlo di nero rivoltato, 
accompagnato da tre stelle d' oro male ordinate. 

MERLINA di Verona. — Arma: Partito; nel 
1° d'argento, ad un albero di verde sormontato 
da un merlo rivoltato e posato sopra una ter- 
razza del secondo; nel 2" di rosso, alla banda 
trinciata d'azzurro e d' argento. 

MERLINI di Bologna. — Arma: D'azzurro, ad 
un muro al naturale, murato di nero, occupante 
i tre quarti dello scudo, e sormontato da tre 
merli intagliati, il 1.°e 3.° merlo cimati ciascu- 
no da un uccello d'argento, quello a destra ri- 
volto. 

MERLINI di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
D' azzurro, a due branche di leone d'oro passate 
in croce di S. Andrea, sormontate da un giglio 
dello stesso. 

MERLINI di Forlì. — Da un Zottino, vissuto 
nel 1140, si disse Zotti, che in progresso di tempo 
abbandonò per riprendere P antico nome di Mer- 
lini. — Un Merlino ajutò efficacemente Francesco 
Ordelaffi a conseguire il principato di Forlì, ed 
al figlio Cristoforo fu commessa la difesa di Forlì 
contro Cesare Borgia, detto il Valentino. — Cri- 
stoforo nel 1587 fu ascritto alla nobiltà ferrare- 
se ; Simone nel 1570 fu aggregato al patriziato 
romano; Gutdo-Antonio fu creato conto, di Fal- 
cino nel 1739 con tutta la sua discendenza dal 
Re di Sardegna; e Filippo nel 1747 ottenne dal 
Re di Polonia il titolo marchionale. — Questa 
famiglia à data due Cardinali alla S. R. Chiesa 
nelle persone di Camillo creato nel 1743, e di 
Lodovico creato nel 1759. — Pietro-Marti- 
re Merlin! sposò nel 1669 Angiola-Guerriera 
Paolucci de' Calboli, ultima superstite di un ra- 
mo di questa illustre famiglia, ed il Cardinal Fa- 
brizio Paolucci dispose a che i figli di detta sua 
sorella, Camillo c Cosimo, si facessero continua- 
tori della stirpe materna abbandonando il loro 
cognome. — Arma: D'oro, alla torre d' argento 



MER — 

merlata, fincstrata ed aporta di nero, sormontata 
da un'aquila coronata dello stesso. 

MERLIMI di Milano. — àmia: Spaccato; nel 
1» d'oro, all'aquila di nero, imbeccata, inombrata 
e coronata del campo; nel 2° d'azzurro, ad un ca- 
stello sormontato da due torricelle d'oro, aperte 
del campo. 

MERLO di Sicilia. — Di origine portoghese, 
trapiantata in Sicilia da un Corriglio de Merlo 
capitano di 200 fanti spagnuoli. — Giuseppe re- 
gio tesoriere delle finanze doganali e marchese di 
S. Elisabetta nel 1783; Domenico maresciallo di 
campo, direttore generale dei dazi indiretti, con- 
trollore generale delle olìicine militari; Carlo ca- 
pitano della regia marina e comandante del porto 
di Trapani ecc. — 11 22 Feb. 1785 fu concesso 
a Giuseppe Merlo e Ducei March, di S. Elisabetta 
il titolo di barone di Tagliavia; e Giuseppe Merlo 
e Splendore ebbe il permesso di far uso dello 
stesso titolo il 7 Giù. 1820. — Arma: Trinciato 
d'azzurro e d' oro, alla banda di rosso attraver- 
sante sulla partizione, sormontata da un merlo 
passante d' oro. 

NERONE di Milano. — Arma: D'azzurro, al 
leono d' oro, sostenente colle sue branche ante- 
riori un castello dello stesso. 

MERRA di Pesaro. (Estinta), — àmia: D'ar- 
gento, a tre uccelli fermi di ... . posti 2 e 1. 

MERSl del Trentino. — Arma : Inquartato; 
nel 1 U e 4° d'oro, all' aquila di nero, coronata 
del campo; nel 2° d' azzurro, al ceppo di vite fo- 
gliato di verde, fruttifero al naturale, posto in 
banda ; nel 3" palato d' argento e di rosso di 
quattro pezzi; e sopra il tutto» d' oro al porco 
spino di nero. — Cimiero: Un'aquila di nero, 
coronata d' oro. 

MERTEL di Allumiere (Provincia di Roma). 

— Teodolfo creato Cardinale di S. R. Chiesa dal 
Pontefice Pio IX nel Concistoro del 15 Mar. 1858. 

— Amia : D' azzurro, ad un fascio di spighe d'o- 
ro, legato dello stesso. 

MERULA di Verona. — Arma: Spaccato di 
rosso e piumettato d'argento; il rosso caricato 
di un uccello passante d'argento beccato e mem- 
brato d'oro; colla fascia di nero, attraversante 
sulla partizione. 

MERZARI di Modena. (Estinta). — Arma : 
D'azzurro, al pioppo di verde, nudrito sopra una 
terrazza dello stesso, coll'agnello d'argento, sdra- 
jato a piò del fusto e colla testa rivolta a si- 
nistra. 

MERZARI di Verona. — Domenico Merzari 
nel secolo XIV fece a sue spese fabbricare una 
parte della chiesa di S. Anastasia; Giovanni nel 
1343 ebbe luogo fra i giudici di Verona; Fran- 
cesco nel 1382 fu uno dei capi del torneo fatto 
in occasione delle nozze tra Antonio della Scala 
e Samaritana da Polenta; Cristoforo nel 1408, 



I32 — MES 

ed Aimcrico suo padre nel 1410 vennero ascritti 
al Consiglio nobile di Verona, ed il primo fu an- 
che sindaco e provveditor di Comun. — Arma : 
D'azzurro, ad una testa e collo d' aquila d'oro. 
, MESCOLI di Modena. — Arma: Spaccato 
! d' azzurro e di rosso, alla fascia in divisa d' ar- 
gento attraversante sulla partizione, sormontata 
da tre stelle di otto raggi d'oro, mal ordinate, ed 
abbassata da un leone dello stesso, tenente colle 
branche anteriori una mestola d'argento. 

MESI di Udine. — Arma: Partito, inchiavato 
d' argento e di rosso. 

MESIANI di Calabria. — Arma: D'azzurro, 
al leone d'oro, coronata dello stesso, sostenuto 
! da un monte di tre cime d' argento, movente 
j dalla punta. 

MESONI o MESSORI di Modena. — Arma: 
I Partito d' argento e d'azzurro, a due semivoli del- 
l'uno nell'altro, addossati; col capo d' azzurro, al 
destrocherin di carnagione, vestito d'argento, mo- 
vente dal lato sinistro della punta e sostenente 
una falce dello stesso. 

MESSANA di Sicilia. — Arma : Una colonna 
con base e capitello d'argento, alata d'oro. 

MESSANA di Taranto. — Assai antica e no- 
bile famiglia tarantina, di cui un Niccola nel 
1405 fu spedito dalla Principessa Maria d' En- 
I ghien vedova del Prin. Ramondello Orsini in Pro- 
venza per aver soccorsi dal Re di Sicilia contro 
il Re Ladislao di Durazzo. — Una Flora Messana 
nel 1447 donò ai Padri Celestini la Chiesa di 
Santa Maria dei Martiri. (Estinta). — Arma? 

MESSANELLI di Napoli. — Riconosciuta no- 
bile dalla R. Commissione dei titoli nel 1849. — 
Arma : D'azzurro, alla croce composta di cinque 
fusi d'argento. 

MESSEA di Finalborgo (Liguria). — Arma: 
Spaccato; nel 1° d' azzurro, alla banda doppio- 
addentellata di un sol pezzo, nel mezzo, di rosso, 
per inchiesta, accompagnata in capo da tre stello 
d'oro, mal ordinate, ed in punta da due cuori 
umani al naturale; nel 2 n di verde, a cinque 
torri di rosso, per inchiesta, ordinate in croce 
di S. Andrea; col capo d' oro, all' aquila di nero, 
coronata dello stesso. — Motto : medio tltissi- 

ML'S IBIS. 

MESSERATi di Carignano (Piemonte). — 
Conti di Casalborgone. — Arma : Inquartato ; 
nel 1° e 4° di rosso, alla pianta di frumento, con 
tre spighe, d'oro; nel 2 n e 3° d'azzurro, a sei 
stelle d'oro, 1, 2, 2 e 1. — Cimiero '. Un pelli- 
cano. — Motto: QUI SEMIXAT IN LACHRYMlS IN 
EXL'LTATIONE METET. 

MESSIA di Napoli. — Antica e molto illu- 
stre famiglia spagnuola, trapiantata in Napoli nel 
1581 da Ferdinando, che fu consigliere del col- 
j laterale Consiglio, familiare e continuo commen- 
i sale del Re Filippo IL — Giovanni consigliere 



MES - 133 - 

di stato e guerra, e gentiluomo di camera del 
Re Filippo IV; Giovanni-Alfonso luogotenente 
del Gran Camerario, e reggente della R. Can- 
celleria in Napoli nel 1 6 3 ; Rodrigo consigliere 
del Collaterale Consiglio e della Camera di S. 
Chiara in Napoli. — Insignita più volte del S. 
M. 0. Gerosolim. questa famiglia à posseduto 
parecchi feudi, ed è ora fregiata del titolo di 
principe di Carovigno, ottenuto nel 1856. — 
Arma : D'oro, a tre fascie d' azzurro. 
. MESSINA di Messina. — Famiglia antica e 
nobile diramata in varie città della Sicilia, fra 
le quali, Palermo, Noto e Palazzolo-Acreide. — 
Guglielmo ambasciatore al Re Pietro nel 1282; 
Chiriolo capitano di 500 balestrieri, co' quali di- 
fese Taormina contro i Francesi ; Oliviero seguace 
di Federico III nel 1360; fra Luca, Agostiniano, 
abate e r. cappellano di S. Lucia ai tempi dei 
Re Lodovico e Federico III, fu dottissimo inter- 
prete della divina Scrittura e facondo oratore; 
Corrado capo della guardia del Re Pietro II e 
suo figlio Agostino del Re Lodovico; Francesco 
della Compagnia di Gesù, missionario nelle Isole 
Filippine, morto a Manilla nel 1682; Jacopo va- 
lente incisore all' acqua forte ed architetto civile 
c militare del XVII secolo. — Questa famiglia à 
dato inoltre alla patria quattro senatori; Stefano 
nel 1551, Vincenzo nel 1554, Cesare nel 1578 ed 
Antonino nel 1651. — Giovanni, figlio del sum- 
menzionato Agostino, ebbe da Federico III la Ca- 
stel lanìa di Noto, propagò la sua stirpe in que- 
sta città, dove i suoi discendenti sostennero le 
cariche di giurati e di giudici. Nel ramo trapian- 
tatosi in Palermo figurano: Bernardo, nobile di 
quella città e segreto di Castiglione nel 1371 ; 
Giovan-Bernardo creato segreto del regno di Si- 
cilia dal Re Giovanni nel 1478; e Gian-Luca che 
ebbe la stessa carica nel 1528. (Estinta). — Ar- 
na dei Messina di Messina : Spaccato ; d'argento 
e di rosso, al leone di nero nel primo, e d' oro 
nel secondo, tenente colla branca anteriore destra 
un bisante dello stesso. — Arma dei Messina di 
Noto e di Palermo: Di rosso, alla croce d' oro, 
col mare in punta agitato d' argento. 

MESSINA di Malta. — È un ramo della pre- 
cedente. — Berto Messina intervenne fra i prin- 
cipali cittadini ad un Consiglio dell' università 
maltese nel 1420, e fu poi giurato di Malta nel 
4.131. — Antonio di Bartolomeo fu giurato della 
città Vittoriosa, e nel 1527 fondò la cappella del 
SS. Salvatore nella chiesa dell' Annunziata di 
detta città. — Un altro Antonio fu giurato ncl- 
l' isola di Gozo nel 1466. — Arma: eguale a 
quella dei Messina di Messina. 

MESSONERO del Piemonte. — Arma: Di 
rosso, a tre bande d'oro dentate; col capo cu- 
cito d'azzurro, a tre spighe di grano fogliati!, 
d' oro, impugnate, legate dello stesso. — ■ Cimie- 



MEZ 

ro: Un pegaso nascente. — Motto: ad sidbra. 

MESTIATIS del Piemonte. — Conti di Gra- 
glia, Consignori di Celle. — Arma: D'azzurro, 
alla banda d'argento, caricata di tre rose di ros- 
so. — Cimiero: Un leone nascente d' oro tenente 
colle branche una frisa. — Motto: patientia vin- 

C1T OMNIA. 

METADORI o METTADORI di Venezia. — 
Originaria di Mantova, spenta nel 1344. — Ar- 
ma: D'azzurro, ad una losanga d'oro. 

METELLI di Brescia. — Arma: Inquartato; 
nel 1° d'oro, al sinistrocherio vestito di nero 
movente dal fianco sinistro dello scudo, la mano 
di carnagione impugnante quattro foglie di verde 
cadenti in semicerchio disposte a modo di palma ; 
nel 4° eguale, ad eccezione del braccio che è de- 
stro ; nel 2° e 3° d' azzurro, alla quercia nudrita 
di verde, fustata al naturale. . 

METELLI di Pesaro. — Le prime memorie 
di questa famiglia risalgono al 1231 in cui vi- 
vea un Agolus capostipite conosciuto di essa. — 
Vanta la Beata Michelina comprotettrice della 
città di Pesaro. (Estinta in principio del XVI 
secolo). — Arma ? 

METTIFOGO di Verona. — Nel 1353 vivea 
Bonaventura Mettifogo, il quale fu giudice, ufli- 
ciale ed assessore di Alberto e Mastino della 
Scala. — Un'anteriore memoria ricorda Bartolo- 
meo Mettifogo di S. Benedetto deputato alla Ca- 
mera o Casa de' mercanti, insieme con altri, a 
riformare gli statuti. — Arma: D'argento, ad 
un monte di tre cime di verde, uscente da un 
mare d' azzurro e sormontato da una fiamma di 
rosso. 

METTOLA di Lecce. — Famiglia nobile lec- 
cese, che à goduto nobiltà anche a Napoli. — 
— Prodi guerrieri e famosi legisti uscirono dal 
suo seno. — Ruggero fu consigliere e familiare 
del R. Ospizio di re Corrado a Napoli, e Scipione 

10 fu di Federigo d'Aragona. — Nella chiesa del 
Carmine aveva la sua cappella gentilizia. — E- 
stinta verso il 1727. — Arma? 

MEZARA di Verona. — Arma: Trinciato; 
nel 1° d'azzurro, a due stelle accostate d'oro; 
nel 2° partito d' argento e di nero, ad una stella 
dell' uno noli' altro, colla banda di rosso attraver- 
sante sulla partizione. 

MEZZABARBA di Pavia. — Antichissima 
famiglia patrizia e decurionale riconosciuta fin 
dall' epoca di Carlo V ed insignita del titolo co- 
mitale. — Con privilegio 2 Apr. 1602 di Filip- 
po HI Re di Spagna, Alessandro Mezzabarba ebbe 

11 feudo e la terra di Corvino con piena giuri- 
sdizione con titolo comitale trasmissibile per pri- 
mogenitura maschile, il qual feudo, insieme a 
Scarampaccio e Squadra di Castignetto, era stato 
acquistato da Gian-Domenico Mezzabarba dalla 
famiglia Arcimboldi nel 1504. — Il Nob. Fran- 



MEZ 



— 134 — 



MEZ 



cesco Birago dei Signori di Mettono e Sizzano, 
avendo maritato P unica sua figlia Elena al Conte 
Francesco Mezzabarba nel 1642, fece a questo 
una donazione coli' obbligo di portare il cogno- 
me e 1' arma dei Birago. — Un altro Francesco 
Mezzabarba era uno dei componenti il Consiglio 
dei nobili signori decurioni di Pavia, di cui fu 
anche abate, e venne ammesso nel Collegio dei 
giureconsulti conti palatini e cavalieri aurati il 
6 Apr. 1784. — Allo stesso Francesco P Impe- 
rat. d'Austria, con sovrana risoluzione 19 Nov. 
1816, confermò l'antica nobiltà come ne godeva 
la di lui famiglia prima dell' anno 1796. — Ar- 
ma: Partito; nel 1« d' azzurro, a tre gigli d'oro 
mal ordinati, il superiore accostato da due rose 
al naturale, con altra rosa simile fra mezzo ai 
due inferiori, che è dei Mezzabarba; nel 2° d'ar- 
gento, a tre fascie doppio-addentellate di rosso, 
caricate ciascuna di cinque trifogli d' oro, che é 
dei Birago. 

MEZZACAPO di Napoli. — Famiglia feuda- 
taria originaria di Maiuri, ed annoverata fra le 
sei più importanti famiglie di quella città. — 
Diramatasi in Amalfi e in Scala, fu aggregata 
alla nobiltà dell' una nel 1657, e a quella dell'al- 
tra nel 1582. Per aver contratto parentela coi 
Conti Banner y Beck, ereditò nella prima metà 
del XVIII secolo il titolo di marchese di Monte- 
rosso, e fu ricevuta più volte per giustizia nel 
S. M. 0. Gerosolimitano. — Arma: Partito se- 
mispaccato; nel 1« di verde, alla banda di rosso, 
accostata da sei gigli d'oro; nel 2° d'argento, 
ad una testa di moro al naturale, bendata di ros- 
so ; nel 3° d' argento, a tre bande di rosso. 

MEZZAMICI di Bologna. — Arma: D'azzur- 
ro, a tre teste di liocorno d'argento, le due del 
capo affrontate. 

MEZZASALMA di Messina. — Nicolò-Maria 
deputato al Parlamento Siciliano nel 1815, segre- 
tario generale d' intendenza e funzionante da in- 
tendente, indi giudice del tribunale della R. Gran 
Corte. — Arma: Partito d'azzurro e d'argento, 
al leone dell' uno nell'altro; col capo d'oro, al- 
l' aquila di nero. 

MEZZA VACCA di Bologna. — Vacchino di 
Biagio nel 1351 fu degli anziani e soprastante 
alla bastìa di Coloreto; Bartolomeo di Guglielmo, 
Vescovo di Rieti, nel 1378 fu creato cardinale 
da Urbano VI; la Beata Paola morta nel 1492. 

— Furono proconsoli Andrea di Dino nel 1411; 
Biagio di Nicolò nel 1381 e 1385; e Bartolomeo 
nel 1479. — Arma: D'azzurro, ad una mezza 
vacca d'oro, accostata da otto gigli dello stesso, 
uno in capo, uno in punta e tre da ciascun latto». 

— Alias: D'azzurro, ad una testa e collo di vacca 
d'oro, accostata da novo gigli dello stesso, 4 in 
capo, 2 in ciascun fianco, uno sopra l'altro, ed 
1 in punta. 



MEZZO (de) di Venezia. — Francesco de 
Mezzo, nativo di Candia, ov' era di nobil sangue, 
di molta potenza e di gran seguito, essendo capo 
di partito, recatosi a Venezia nelP occasione della 
guerra di Chioggia, offerì la sua persona con un 
un servo e 30 balestrieri stipendiati a sue spe- 
se, oltre il libero dono dell' imprestito fatto 
di già al pubblico di 800 ducati. — In ricom- 
pensa del generoso soccorso, nel 1381 fu dal 
Senato Veneto aggregato al Consiglio colla sua 
discendenza. — Giacomo cavaliere fu ambascia- 
tore a diverse Corti, e nel 1 482 a Roberto San- 
severino generale della Repubblica per persua- 
derlo ad accomodare le cose dei Ferraresi. — Tom- 
maso ammesso al Gran Consiglio nel 1465 ed 
autore di una commedia col titolo: Thomae Me- 
da patricii veneti Fabella: Epirotae stampata 
nel 1483. — Questa famiglia si estinse 1797 nella 
persona di Francesco-Maria che morì annegato. 
— Arma: D'oro, a tre fascie ondate d'azzurro; 
col capo dello stesso, caricato di un leone illeo- 
pardito del campo, tenente un giglio dello stesso. 

MEZZOLOMBARDI di Lucca. — Signori di 
Bozzano nella Versilia. — Un Truffa era signore 
del castello Aghinolfi presso Montignoso verso la 
fine del XII secolo (Estinta). — Arma: D'azzur- 
ro, alla fascia d'argento. 

MEZZOLOMBARDI di Siena. — Derivati dai 
Macone dei Conti della Berardenga. (Estinti). — 
Arma: Di nero, alla croce d'oro, caricata di sei 
crescenti del campo. 

MEZZOVILLANI di Bologna, — Erano di 
parte geremea nel 1228, però un di loro fu ban- 
dito nel 1305 perchè fautore dei Lambertazzi. — 
Sedettero molte volte tra gli anziani dal 1283 
al 1561. — Guidelotto morì in Palestina allor- 
ché fu perduta Acri nel 1291. — Galeotto, Rigo, 
Semino, Mondolino militarono pel Comune in ajuto 
dei Fiorentini nel 1312-1315, dei Vercellesi nel 
1321, e contro Nicolò d' Este nel 1333. — Si 
estinse nel secolo XVII. — Arma: Spaccato d'ar- 
gento e di rosso, col capo d'Angiò. 

MAZZA MICI di Bologna e d'Imola. — Arma: 
D' azzurro, a tre teste di liocorno d' argento, 2 
affrontate in capo ed 1 in punta. 

MEZZARUOTA di Padova. — Arma: D' az- 
zurro, ad una fascia pure d' azzuro bordata d'o- 
rrt, caricata di tre stelle dello stesso, ed accom- 
pagnata della parte superiore di una ruota di 
molino pur d' oro, movente dalla punta. 

MEZZAN di l'eltre. — Antica famiglia no- 
bile che sin dall'anno 1557 era ascritta al Con- 
siglio nobile della sua patria. Sin dal 1704 è al- 
tresì insignita del titolo di conte che le fu con- 
ferita in perpetuo dalla Repubblica Veneta colle 
inftiuda/.ioni di alcuni suoi beni.* — Fu confermata 
nobile eoo sovrana risoluzione 6 Mag. 1821. — 
ÀiiMA? 



MIA 



— 135 — 



MIC 



MEZZANE (da) di Verona. — Famiglia che 
nel 1279 diede due consiglieri al Comune di Ve- 
rona nelle persone di Durandino ed Antolino. — 
Arma: Di rosso, alla banda d'argento caricata 
di tre stelle d'azzurro. 

MIANI di Venezia. — Furono tribuni anti- 
chi e fecero edificare la chiesa di S. Tommaso. 

— Furono ammessi al Maggior Consiglio nel 1252. 

— Un Pietro fu Vescovo di Vicenza. — Estinti 
verso la fine del secolo XV. — Arma: Spaccato 
d'oro e d'azzurro, con una rosa d' argento, bot- 
tonata d'oro, nel primo. 

MIANI di Venezia. — Detti anticamente Me- 
rani, originari di Jesolo, assai prodi nelle armi e 
valenti nell'arte nautica, si spensero nel 1450. 
Ansu: Fasciato di rosso e d'argento di sei pezzi; 
col capo d'azzurro, ad una pannocchia di miglio 
d' oro, movente dalla prima fascia. 

MIANI di Venezia. — Originaria di Citta- 
nuova dell'Istria, esercitò la mercatura, fece edi- 
ficare la chiesa di S. Vitale e fu inclusa nella 
nobiltà nel 1297 alla serrata del Consiglio. — An- 
gelo capitano delle galere della Marca quando nel 
1483 i Veneziani presero Comacchio; poi nel 1486 
podestà e capitano di Feltre, quindi provveditore 
al Zante, finalmente dei Pregadi. Luca, figlio di 
Angelo, fu mandato nel 1509 alla custodia e di- 
fesa della Scala fortezza considerabile nel Trivi- 
giano, e l' anno appresso ebbe la reggenza della 
fortezza di Cstelnuovo nello stesso territorio ; 
reggenza che poi fu sostenuta nel 1511 dal di 
lui fratello Girolamo celebre nei fasti della be- 
neficenza e della pietà, che instituì I* Ordine dei 
Chierici Regolari maschi e dopo morte fu elevato 
all'onore degli altari. — (Estinta nel 1790). — 
Arma: eguale alla precedente. 

MIANO di Messina. — Originaria di Venezia, 
à g&duto nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. 
— Arma: Fasciato d'argento e di rosso; col capo 
d'azzurro, caricato di una pannocchia di miglio 
d' oro, movente dalla prima fascia. 

MIARI di Belluno. — Antica ed illustro fa- 
miglia nobile di Belluno. Riscontrasi ascritta a 
quel nobile Consiglio sin dall'anno 1379 in cui 
«no de' suoi antenati era console di quella città. 
Sin dal 1412 vari rami di questa famiglia furono 
dall' Imperatore Sigismondo insigniti del titolo di 
conte del Sacro Palazzo Lateranense. Questo ti- 
tolo fu nel 1744 riconosciuto e conferito di nuovo 
dalla Repubblica in compenso di molte beneme- 
renze. — Produsse individui chi; si distinsero 
nelle armi, nei pubblici impieghi e nella lettera- 
tura, e molti appartennero air ordine gerosolimi- 
tano, e furono fregiati di altri Ordini. Esistono 
diversi rami, i quali da Sua Maestà I. R. A. ot- 
tonnero la conforma di loro nobiltà e del titolo 
comitale. — Arma? 

MIARI del Finale e di Reggio (uell' Emilia). 



— È un ramo della precedente trapiantato verso 
il 1415 da Giovanni-Antonio al Finale, da dove 
uscirono altri due rami che presero stanza in 
Ferrara e in Reggio. — Da tutti questi rami 
uscirono uomini egregi che molto si segnalarono 
nelle armi, nelle lettere e nella magistratura. — 
Alessandro di Girolamo, detto il Capitano Rizzo- 
lo, si rese celebre nel 1553 alla difesa della Mi- 
randola; Aurelio-Agostino fu lettore in Pisa e in 
Lucca e professore di diritto civile nella Sapienza 
di Roma nel 1077 ; Giambattista fu residente nelle 
Spagne per la Corte di Modena ecc. — Arma? 

M1CCICIIÉ di Sicilia. — Di origine aleman- 
na, trapiantata in Messina nel 1355 da un Gui- 
done cavaliere teutonico, e diramatasi in seguito 
in varie città della Sicilia, quali Terranova, Naro, 
Scicli, e Caltagirone. — Marcantonio segreto di 
Palermo, luogotenente del protonotaro, cavaliere 
del S. M. 0. Gerosolim. e di S. Giacomo della 
spada; e Pietro giurato di Palermo. — Ha pos- 
seduto le baronie del Consorto, di Grottacalda, 
di Bufalalli e della Mastra. — Arma: Di rosso, 
al destrocherio armato al naturale, impugnante 
una palma d' oro, sormontata da tre stelle dello 
stesso, ordinate nel capo. 

MICCOLI di Taranto. — Famiglia antica e 
nobile tarantina, estinta verso il 1700. — Lo- 
renzo nel 1554 fu uno dei due inviati dalla città 
di Taranto come oratori al Re Filippo II d' Au- 
stria per il suo avvenimento al trono. — Arma? 

MICHELE di Sicilia. — Antica feudataria fa- 
miglia, di cui un Martino, barone della Cabica, 
fu al servizio militare del Re Lodovico. — Arma: 
Fasciato d' oro e d' azzurro di sei pezzi, caricati 
da ventuno pani, ordinati 6, 5, 4, 3, 2 e 1 del- 
l' uno ncll' altro. 

M1CHELETTI di Aquila. — Originaria di Pe- 
rugia, trapiantata nella prima metà del XV se- 
colo nella città di Aquila, al cui patriziato ven- 
ne ascritta. — Lionello e Luigi, fratelli, combat- 
tettero strenuamente nel 1423 contro Braccio da 
Montone, il quale recatosi ad assediare Aquila, 
vi fu completamente disfatto e vi perdette la 
vita. — Arma: D'azzurro, alla fascia d'oro, ac- 
compagnata in capo da un pomo fogliato al na- 
turale, e nella punta da una rosa d'oro. 
• MICIIELETTI di Trapani. — Famiglia no- 
bile, di cui fu capostipite un Antonio senatore 
nel 1434. — Arma: Spaccato d' azzurro e d'oro, 
a due stelle dell' uno Dell' altro. 

MICIIELETTI di Velletri. - Arma: Spaccato, 
alla fascia in divisa di rosso attraversante; nel 
1 U d'argento, alla rosa di rosso, gambuta e fo- 
gliata di verde; nel 2° d'azzurro, all'arco di porta 
d' argento racchiudente una mano destra indica- 
trice posta di profilo, al naturale, movente dalla 
punta, e sormontata da una stella di otto raggi 
d' oro. 



MIC 



— 136 — 



MID 



MICHELI di Bologna. — Arma: Di nero, a 
quattro bande d'argento. 

MICHELI di Lucca. — Arma: Fasciato d'ar- 
gento e d'azzurro. 

NICHELINI detti pure RAMOZZOTTI di Bo- 
logna. — Arma: Inquartato; nel 1° e 4° d'azzur- 
ro, al monte di tre cime d' oro movente dalla 
punta, sormontato da un albero al naturale; nel 
2» e 3° d'argento, al sinistrocherio di carnagione 
tenente una rosa di giardino al naturale e movente 
dal fianco sinistro; ciascun quarto abbassato sotto 
il capo dell' impero. 

NICHELINI di Forlì. — Famiglia patrizia 
estinta. — Arma: D'argento, alla fascia di rosso, 
col capo dello stesso, caricato da tre denti d'ar- 
gento volti a destra e addestrati da una croce 
piena dello stesso. 

MICHEL-OTTI dei Piemonte, signori di S. An- 
drea. — AnMA: D'azzurro, alla banda d'oro, ac- 
costata da due crescenti dello stesso. — Cimie- 
ro: Un crescente d'oro. 

M1CHELOZZI di Firenze. — Originaria del 
contado fiorentino, cominciò a godere delle ma- 
gistrature nella persona di Miclielozzo di Giunta 
correggiaitf che fu priore nel 1386, e dopo di lui 
i suoi discendenti sostennero per 18 volte la stes- 
sa carica fino al 1529. — Giovanni, figlio di Mi- 
clielozzo, fu dei Dieci nel 1406 per la resa di 
Pisa, e Bartolomeo suo figlio nel 1433 fece parte 
di una magistratura destinata a punire quelle 
castella del contado pisano che, durante l'ultima 
guerra, avevano favorito i Visconti. — Sotto il 
principato, tre di questa famiglia furono fatti se- 
natori. — Arma: Spaccato d'argento e di rosso, 
caricato il primo di un monte di sei cime di ros- 
so, ed il secondo di un monte simile d' argento, 
cimati, ciascuno di una stella dello stesso. 

M1CHELOZZI di Firenze. — Nulla à di co- 
mune con la precedente. Fu il celebre architetto 
Miclielozzo che le diede il nomo, e da lui naquero 
Bartolomeo, Bernardo e Ser Nicolò. Bernardo fu 
Vescovo di Forlì, e ser Nicolò fu in molto fa- 
vore presso la Casa Medicea che gli affidò onore- 
voli incarichi. — Lorenzo, figlio del precedente, 
fu priore nel 1522, e l'anno appresso dei sedici 
gonfalonieri. Neil' istituzione del principato fu e- 
letto del Consiglio dei 200, e morì nel 1550, ul- 
timo della sua casa. — Arma? 

MICI1I di Firenze. — Questa famiglia à dato 
alla Repubblica Fiorentina un gonfaloniere e sette 
priori tra il 1329 ed il 1431, e fondò l'ospedale 
de' SS. Jacopo -e Filippo in via della Scala. — 
Estinta alla metà XV secolo. — Aioia : Trinciato 
d'argento d' azzurro, a tre mczzelune dell'uno 
nell' altro. 

M1CHIELI di Bassano (Veneto). — Faceva da 
molto tempo parte della corporazione nobile di 
Bussano e dell' Elenco dei Nobili formato ed ap- 



provato del Veneto Senato nel 1726. Fu confer- 
mata nobile nel 21 Sett. 1821. — Arma? 

MICHIELl di Udine. — Leonardo Micheli di 
Campolongo il 27 Mar. 1752 fu aggregato colla 
sua famiglia alla cittadinanza nobile di Udine. — 
Arma: Fasciato d'azzurro e d'argento; le fascio 
azzurre caricate di undici bisanti d'oro, 5, 4 e 
2, e un dodicesimo bisante pur d'oro sulla terza 
fascia e d'argento. 

MICHIELl di Venezia. — Originaria di Roma, 
trovasi già trapiantata nelle lagune venete fin 
dal 697, nel qual anno fu una delle dodici che 
elessero il primo doge. Vitale, nell' 869, era uno 
dei primi tribuni. — Fu ritenuta patrizia alla 
serrata del Maggior Consiglio. — Ebbe questa 
casa tre dogi, Vitale nel 1096, Domenico nel 1118 
e Vitale II nel 1156, nove capitani generali, un- 
dici procuratori di S. Marco, un cardinale, e molti 
prelati, cavalieri e senatori. — Con sovrana ri- 
soluzione 22 Nov. 1817 fu confermata nella sua 
avita nobiltà, e con altra 12 Ott. 1818 fu deco- 
rata della dignità e grado di conte dclP Impero 
Austriaco. — Arma: Inquartato; nel 1» d'azzur- 
ro, ad una cometa d'oro, posta in banda; nel 
2° fasciato d' azzurro e d'argento; nel 3° fasciato 
d'azzurro e d' argento, a 12 bisanti d'oro sulle 
fascie d'azzurTo, 6, 4 e 2, e nove torte d'azzurro 
sulle fascie d'argento, 5, 3 e 1; nel 4" d'azzur- 
ro, a due leoni affrontati d' oro, coronati dello 
stesso. 

MICHIELLI di Molfetta. — (Estinta). — Ar- 
ma : D'azzurro, alla fascia d' oro, sormontata da 
una lupa passante al naturale, accompagnata in 
punta da tre bande d' oro. 

MICHON di Livorno. — Originaria francese, 
fu trapiantata in Livorno nel 1677 da un Pietro 
che attendeva al traffico della seta. Fortunato, di 
lui figlio, fu gonfaloniere di Livorno nel 1735, nel 
1751 e nel 1757. — Carlo, stato per lungo tem- 
po presidente dei tribunali di Livorno, nel 1797 
fu decorato delle insegne di cavaliere di S. Ste- 
fano; nel 1813 di quelle della Riunione Imperiale 
accordategli da Napoleone I, e nel 1814 dal Re 
Gioacchino Murat del R. Ordine delle Due Sicilie. 
— Arma: D'azzurro, alla rovere al naturale, ter- 
razzata di verde; il tronco sostenuto da due an- 
gioli di carnagione affrontati; con una colomba 
d'argento avente nel becco un ramo d' olivo al 
naturale in atto di spiccare il volo dalla som- 
mità della rovere. 

MIDANA di Verona. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro, al giglio d'oro, sormontato da un lambello 
di cinque pendenti d' argento, e di rosso, ad un 
albero sradicato di verde; colla fascia d'oro at- 
traversante sulla partizione. 

M1GAZZI del Trentino. — Signori di Vale e 
Sonnenthurin, confermati dall'lmperat. Rodolfo 11 
nel 1570 nella nobiltà, e nel 1606 nel cavalic- 



MIG 



137 — 



MIG 



rato. — Vincenzo Migazzi nel 1698 fu creato 
conte dell' Impero. — Arma: Inquartato di nero 
e d'argento, alla banda d'azzurro, caricata di tre 
gigli d'oro, attraversante sul tutto. — Cimiero: 
Un' aquila di nero, coronata, d'oro. 

RUGHETTI di Vicenza. — Arma: D'azzurro, 
al monte di sei cime d'oro, movente dalla punta, 
accompagnato in capo da due stelle dello stesso; 
col capo d'oro, caricato di un' aquila di nero. 

MIGLIA di Cremona. — Ha dato 12 decu- 
rioni alla patria, il primo de' quali fu Onofrio nel 
1172, e l'ultimo Giovan -Andrea nel 1502. — 
Arma : Inquartato; nel 1° e 4° di rosso, al grifo 
d'argento, tenente un gambo di miglio di verde 
cimato dalla pannocchia d'oro piegante a sinistra; 
nel 2° e 3° d' oro, all' aquila di nero, coronata 
del campo ed impugnante coli' artiglio destro una 
spada armata d'argento, guernita d'oro, in banda. 
— Cimiero: Il grifo nascente dello scudo. 

MIGLIA (Emili) di Verona. — Originaria di 
Brescia e discendente da Filippino fratello di Gio- 
vanni il quale fu creato conte del S. Palazzo La- 
teranense nel 1396 con tutti i suoi dall' Impe- 
rat. Venceslao, e nel 1407 ottenne la cittadinanza 
di Verona di cui fu poi giudice. Luigi, figlio di 
Filippino, nel 1 431 fu ascritto al nobile Consiglio 
veronese. — Nel 1516 Giovanni e Marco Emili 
ebbero dall' Imperai. Massimiliano il castello di 
Moratica col titolo comitale. — Un ramo di que- 
sta casa ebbe anche diritti sopra Cavalcasene, 
che ottenne dalla Signoria di Venezia con istru- 
mento d'acquisto 5 Lug. 1408 ed investitura feu- 
dale 4 Lug. 1665. — Con sovrana risoluzione del 
1819, Francesco I Imperat. d'Austria confermò 
il titolo di conte a Pietro Emili. — Abma: Par- 
tito; nel 1° d'oro, alla mezz'aquila di nero, co- 
ronata del campo, movente dalla partizione ; nel 2° 
trinciato d'oro e di rosso, alla banda d'argento at- 
traversante sulla partizione. 

MIGLIACCIO di Palermo. — Originaria di 
Firenze, e creduta un ramo dei Guidalotti, fu tra- 
piantata in Sicilia da un Nicolò Migliazzo, che 
nel 1350 era capitano di Naro. — Questa nobile 
famiglia à goduto molti feudi, fra' quali la baro- 
nia di Montemaggiore eretta in marchesato nel 
1598, i principati di Baucina e di Malvagno, e 
i ducati di S. Donato e di Floridi». — Mariano 
andò in soccorso dell' isola di Malta travagliata 
dai Turchi, fu presente alla battaglia navale 
presso le Curzolari data contro i barbari, vicario 
del regno per la estirpazione dei banditi nel 1585, 
maestro nazionale e pretore di Palermo nel 1601 
e straticoto di Messina nel 1603. — Un altro 
Mariano fu deputato del regno e pretore di Pa- 
lermo nel 1663; un Ignazio capitano di Palermo 
in questo stesso anno, pretore noi 1671 e vicario 
generale in Catania nel 1674. — Arm\: D'azzurro, 
alla pianta di miglio d'oro, movente dalla punta. 



MIGLIACCIO di Messina. — È un ramo della 
precedente, fregiato del titolo di duca di Galizia, 
che à goduto il patriziato di Messina nel XVIII 
secolo. — Arma: eguale alla precedente. 

MIGLI ARA di Padova. — Arma: Spaccato; 
nel 1° d'oro, all'aquila di nero, rostrata e mem- 
brata di rosso; nel 2° bandato di rosso* e d' ar- 
gento, colla fascia dello stesso attraversante sulla 
partizione, caricata di tre steli di verde posti in 
palo, portanti ciascuno un grappolo d' uva d' oro 
a sinistra. 

MIGLI ARESE di Tropea. — Arma: D'oro, al 
monte di sette cime di verde, movente dalla 
punta, sostenente, un leone di rosso, armato e 
lampassato d'azzurro. 

MIGLIAVACCA di Milano. — Antica e no- 
bile famiglia milanese signora del castello di Bi- 
nasco e di altri vicini. — Francesco dottor di 
legge podestà in parecchie città dello stato di 
Milano al tempo di Francesco Sforza; Giambatti- 
sta gran filosofo e teologo, generale dell' Ordine 
dei Servi; Cesare luogotenente del conte Onorio 
Scotti governatore generale dell' Albania per la 
Repubblica di Venezia, dalla quale fu poi creato 
capitano verso il 1570. — Arma: Spaccato; nel 
1° d'oro, al castello di rosso, aperto del campo 
e merlato alla guelfa, cimato da un' aquila di 
nero, coronata d' oro; nel 2° d'argento, alla vacca 
al naturale passante sopra una pianura erbosa 
dello stesso, sinistrata da tre piante di miglio 
pure al naturale. 

MIGLIO di Cremona. — Arma: Di rosso, a 
tre fascie d'argento, ed al leone d'oro attraver- 
sante sul tutto e tenente un gambo di miglio 
fogliato di verde e con spighe d' oro. 

MIGLIO (lo) di Messina. — Arma: D' argento, 
alla banda di rosso, caricata di un giglio del 
campo e da due rose d'oro. 

MIGLIO di Milano. — Arma : Inquartato ; nel 
1° e 4° di rosso, al grifo d' oro, tenente cogli 
artigli una spiga inclinata d' oro fogliata di cin- 
que pezzi di verde, sulla quale posa il piedo de- 
stro; nel 2° e 3° d'oro, all' aquila di nero, coro- 
nata, del campo, tenente coli' artiglio destro una 
spada di nero, guernita d'oro. — Alias: Di ros- 
so, a tre fascie d'argento; col leone d'oro attra- 
versante sul tutto, tenente colle sue branche an- 
teriori una pianta di mìglio inclinata di verde 
avente tre spighe d' oro. 

MIGLIOLI di Bologna. — Arma: D' argento, 
al monte di tre cime di verde, fiammanti al na- 
turale nei lati, accompagnato in capo da tre gi- 
gli di 

MIGLIORATI di Firenze. — Detti anche Do- 
menici, ebbero due gonfalonieri e tredici priori 
nel supremo magistrato della Repubblica Fioren- 
tina dal 1284 al 1341. — Giovanni Cardinale, 
Arciv. di Ragusa, Legato a latere in Ungheria e 



MIG 



— 438 — 



•MIG 



generale dell' Ordine dei Predicatori. — Arma: 
D'argento, alla banda di rosso, caricata di tre 
rose del campo. — Alias : Inquartato in croce di 
S. Andrea d' argento e d'azzurro, ciascun com- 
partimento d'azzurro caricato da una conchiglia 
d'argento. 

MIGLIORATI di Solmona e di Fermo. — Le 
prime memorie certe di questa famiglia risalgono 
alla fine del XIII secolo, in cui viveva in Solmona 
un Adamo che fu avo di Cosimo innalzato al pon- 
tificato nel 1404 sotto il nome d' Innocenzo VII, 
col quale incomincia la grandezza di questa casa. 
— Lodovico marchese e rettore della Marca e 
signore di Fermo nel 1405 e conte di Manopello; 
Gentile suo fratello gli successe in quella signo- 
ria, che per brevissimo tempo fu pur goduta da 
Fermano figlio di Lodovico, dopo la morte dello 
zio. — - Furono Cardinali di S. R. Chiesa Giovanni 
Arciv. di Ravenna morto nel 4 410, e Cosimo 
morto nel 4 484. — Feudataria di Bassanello, 
Cerqueto e Palazzuolo nella diocesi d'Orte con 
titolo comitale, si estinse nel 1500. — Arma: 
D'argento, alla banda d'azzurro, caricata di una 
cometa d'oro, ed accostata da duo cotisse d'az- 
zurro. — Cimiero: Tre teste d' uomo barbute e 
poste in profilo moventi da un sol collo di car- 
nagione. 

MIGLIORE (del) Firenze. — Di questo co- 
gnome son note tre famiglie fiorentine. La pri- 
ma, e la più distinta, è quella che dalla Cano- 
nica di Fiesole fu trapiantata in Firenze da un 
Migliore di Sostegno. — Un altro Migliore di 
Giunta fu priore nel 1394, 1400, e 1411, e Fi- 
lippo suo figlio sostenne la stessa carica nel 1434 
e 1440. — Si estinse nei primi anni del XVI 
secolo nella persona di Filippo di Antonio. — 
Arma: Trinciato inchiavato di nero e d'argento. 

MIGLIORE (del) di Firenze. — Un Vanni 
del Migliore fu gonfaloniere di giustizia nel 1344 
per il quartiere di Santo Spirito. — Ahma: D'az- 
zurro, al monte di sei cime d'oro, sormontato da 
una mano di carnagione in palo, coli' indice le- 
vato, accostata da due stelle del secondo. 

MIGLIORE (del) di Firenze. — Un Cino di 
Migliore fu priore del Comune nel 1333, e molti 
de' suoi discendenti risiederono nei sedici gonfa- 
lonieri di compagnia e nei buoniuomini. — Ap- 
partiene a questa casa il celebre antiquario Fer- 
dinando-Leopoldo morto il 7 Lug. 1697. — Ah- 
ma : Inquartato in croce di S. Andrea d'argento 
e di nero, all' aquila dell' uno noli' altro. 

MIGLIORE di Napoli. — Questa famiglia 
vantavasi originaria di Firenze e dello stesso ca- 
sato del Migliore, ma oltreché non si è potuta 
mai documentare siH.it tu origine, si sa di certo 
esser essa derivata da un Martino intagliatore 
in h'gno, autore della famosi custodia che si am- 
mira nella chiesa di S. Agostino ; Napoli. Giam- 



battista, di lui figlio, fu insigne avvocato e giu- 
dice, e nel 1812 fu promosso alla carica di regio 
consigliere di S. Chiara. I figli del precedente, 
tutti laureati in legge ed in istato di prospera 
fortuna, avendo ottenuto dai loro omonimi di Fi- 
renze dichiarazione essere dello stesso sangue, fu- 
rono reintegrati a quella nobiltà. — Arma? 

MIGLIORELLI di Firenze. — Si disse anche 
da Uzzano da un castello di sua proprietà situato 
in Val di Greve, e si trova stabilita in Firenze 
fin dal 1313. — Giovanni di Alessandro fu il 
primo priore di questa famiglia nel 1363 e 1366. 
Nicolò, suo figlio, fu uno dei più grandi uomini 
che abbiano illustrato la Repubblica Fiorentina, 
essendo stato per tre volte gonfaloniere di giu- 
stizia, avendo sostenuto molte e importanti am- 
bascerie, ed essendosi sempre opposto alle tiran- 
nidi. — Questa famiglia si spense in Salvestro di 
Nicolò che morì nel 4667 lasciando eredi i Da 
Barberino, nei quali si era accasata 1' unica sua 
sorella. — Arma: Fasciato di rosso e d'argento; 
col capo d'azzurro, caricato di tre stelle d'oro. 

MIGLIORETTI del Piemonte, Conti di Bour- 
set e di San Sebastiano. — Arma: Spaccato cu- 
neato d'azzurro e d'oro; caricato il primo di un 
leone illeopardito d'oro. — Cimiero: Una pianta 
di miglio al naturale. — Motto: in augustis 

TANTUM. 

MIGLIORI del Palermo. — Di origine fioren- 
tina, trapiantata in Palermo da un Nicolò che si 
era acconciato ai servigi di Re Martino col carico 
di provveditore dell' armata di mare. Antonio di 
lui figlio fu armato cavaliere dello spcron d' oro 
dal Re Alfonso nel 4 440. — Ahma: D'argento, 
alla banda di rosso, caricata di un giglio del pri- 
mo fra due rose del secondo. 

MIGLIORINI di Calabria. — Francesco Mi- 
gliorini, nato in Oppido (Calabria), ministro se- 
gretario di stato di grazia e giustizia degli affari 
ecclesiastici del Re Ferdinando IV, fu aggregato 
alla nobiltà messinese con diploma senatorio 3 Die. 
4 805. — Nel susseguente anno lo stesso sovrano 
gli concesse il titolo di marchese. — Arma: D'az- 
zurro, alla pianta di miglio d'oro, movente dalla 
punta, sormontata da tre stelle d' argento ordi- 
nate nel capo. 

MIGLIORINI di Siena. — Del popolo, risie- 
duti nel 4 369. — Arma: D'azzurro, al monte di 
sci cime d'oro, sulla più alta delle quali sta pian- 
tato un chiodo dello stesso. 

MIGLIORINO di Messina. — Derivata dalla 
stirpe Migliori di Firenze. — Agostino giudice 
in Reggio-Calabria nel 1547; Diego nobile mes- 
sinese della Mastra dei concorrenti agli uffici pa- 
tri/.ii della città dal 4 624 al 4 644; Scipione giudice 
della corte stratigoziale varie volte nel XVII se- 
colo, della R. Gran Corte nel 4666 e <Iei compo- 
nenti la solenne cavalcata de' magnati messinesi 



MIG 



— 139 — 



MIL 



per l'acclamazione del Re Filippo V nel 1701; 
Giuseppe console nobile del mare e terra sena- 
tore nel 1711. — Questa famiglia gode del titolo 
baronale di Scarpello, del quale fu investito Fran- 
cesco-Cianciolo come sposo di Carmela Conversano 
il 19 Mag. 1719. — Arma: Di verde, alla pianta 
di miglio d'oro, nudrita sopra una zolla al natu- 
rale, movente dalla punta, ed accostata da sei 
stelle del secondo, ordinate 3 e 3 in palo. 

M1GNANELLI di Aquila. — Antica famiglia 
originaria e patrizia di Siena, da cui si trapiantò 
prima in Roma e quindi in Aquila. In Roma ri- 
scosse gli onori del patriziato, e nella Bolla 4 
Gen. 1746 di Benedetto XIV, colla quale fu ri- 
formata la nobiltà romana, fu compresa fra le 
sessanta famiglie romane coscritte. — Ha vestito 
l'abito dell'Ordine di Malta nel 4 604, è stata 
fregiata del Toson d'Oro, ed à posseduto parec- 
chi feudi, fra' quali la contea d' Eli e Montar- 
siccio. — Arma : Vajato in palo di rosso e d'oro. 

MIGNANELLI di Siena. — Dei grandi, di 
torre, ed una delle cinque di loggia. — Le sue 
più antiche memorie rimontano al 1238, in cui 
fioriva Viano di Magnancllo che siedeva nel su- 
premo magistrato di Siena. — Nel 1261 i Mi- 
gnanelli, in unione ad altri dal partito guelfo, 
disgustati del governo dei Signori ventiquattro, 
emigrarono dalla patria e ripararono a Radico- 
fani, ma la Repubblica mandò loro 12 ambascia- 
tori per scongiurarli a far ritorno alla patria. — 
Magnanello di Bonaventura fu dei 36 governatori 
per il terzo di Caraullia nel 1277; Landò di II- 
dobrandino nel 1 284 fu uno dei quattro provve- 
ditori del Comune, e nel 1294 Ranieri, monaco di 
S. Galgano, ebbe il camerlengato dello stesso. — 
Furono provveditori del Comune Nanni di Meuc- 
cio nel 1376, Pietro di Bando nel 1379, Giacomo 
di Pietro nel 1390, Giovanni nel 145... — Bel- 
tramo nel 1434, insieme ad altri notevoli citta- 
dini, fu inviato all' Imperat. Sigismondo in Mi- 
lano per fargli atto di ossequio in nome della 
Repubblica. — Mignanello di Lapo sostenne per 
molti anni l' uflicio di vicario a Caffa a nome 
deila Repubblica Genovese, ed ebbe in seguito le 
podesterie di Ferrara e di Lucca nel 1420. — 
Nella gerarchia ecclesiastica si segnalarono un 
Fabio di Pietro-Paolo che fu Nunzio ai Veneziani 
ed a Carlo V, tenne il governo della Marca, fu 
vicelegato di Bologna, poi Vescovo a Lucerà e 
quindi a Grosseto, e finalmente fu elevato all' o- 
nore della sacra porpora da Papa Giulio III nel 
1551; e Giacomo nipote del precedente, il quale 
fu Abate di S» Salvatore e Vescovo di Grosseto, 
partecipò al Concilio di Trento e morì nel 1576. 
— Vestirono 1' abito del S. M. 0. Gcrosolim. fra 
Fabio il 19 Nov. 1604, fra Antonio-Benedetto 
nel I6U8, fra Francesco nc^l' Ag. del 1621, Fra 
Giacomo il 18 Lug. 1642, e fra Ottavio il 3 Ott. 



1657. — Arma: Fasciato di sei pezzi, il 1°, 3« e 
5 n nebulosi d' argento sul nero, e gli altri tre 
d' oro. 

MIGNARDI di Genova. — Dalla valle di Pol- 
cevera. — Simone consigliere della Repubblica, 
1248 e 1251. — Domenico e Nicolò sono anno- 
verati fra i nobili che prestarono denaro al Co- 
mune, 1349. — In appresso si inalbergarono ne- 
gl' Interiano. — Arma: Spaccato dentato di nero 
e d' argento. 

MIGNATA del Piemonte. — Conti di Mathi. 
— Arma: D' oro, a due ruote d' azzurro, ordinate 
in fascia; col capo del secondo, alla cometa d'ar- 
gento. — Cimiero: Un destrocherio di carnagione 
a pugno chiuso con appesavi una mignatta al na- 
turale in atto di mordere. — Motto: nisi plena 

CRUORIS. 

MIGNIA di Palermo. — Di origine aragonose, 
fu trapiantata in Sicilia da un Pons di Mignia, 
nel 1463, col carico di capitano d'armi a guerra 
di tutta la milizia di Val di Mazara. Artale di 
lui figliuolo fu barone del feudo di Aragona, e 
Pietro-Pons figlio di Artale fu maestro notaro 
della Sacra Regia Coscienza, ed essendosi battuto 
in difesa del trono contro i ribelli nella famosa 
congiura dello Squarcialupo nel 1517 ne ebbe in 
ricompensa il titolo di regio cavaliere. Un altro 
Artale fu giudice della regia corte pretoriana 
nel 1589, e più tardi regio consultore delle ga- 
lere di Sicilia. — Arma: D'oro, ad un ponte di 
due archi al naturale, sormontato da un guerriero 
armato di tutto punto d'argento, tenente una 
lancia diritta in palo dello stesso. 

MIGNIANELLI di Toscana e di Roma. — 
Arma : Vajato d' oro e d'azzurro di sei pezzi in 
banda. 

MILAN-MASSARl di Vicenza. — Un Giro- 
lamo insignito dell' ordine della Corona di Ferro, 
per essersi segnalato durante la carestìa veneta 
negli anni 1816 e 1817 e per avere alimentati 
molti individui anche con sagrifizio proprio ot- 
tenne da Sua Maestà I. R. A. con diploma 20 
Die. 1817 la nobiltà dell'Impero austriaco col 
predicato di Carpanè trasmissibile a tutti i suoi 
discendenti d'ambo i sessi. — Arma: Partito; 
nel 1° spaccato, a) di nero, alla croce patente 
scorciata d'oro; b) palato di rosso e d'argento 
| di dicci pezzi; nel 2° spaccato d'azzurro e d'oro, 
al leone dell uno nell'altro. 

MILANA o MILANO di Palermo. — Origi- 
naria di Milano, fu trapiantata in Sicilia da un 
Guido Milano dal quale nacque Matteo regio ca- 
meriere c capitano di Lentini al tempo del Re 
Lodovico. — Un Guido II ed un Nicolò furono 
! giurati in Palermo dal 1412 al 1423; Pietro e 
| Giovanni senatori nel 1 480 ed un altro Giovanni 
! fu barone di Rioni. — Arma: D'oro, ad un al- 
| bero sradicato di verde. 



MIL 



— 440 — 



MIL 



MILANCI o MILANZOLI di Bologna. — Nel 
XII secolo tennero il supremo consolato quattro 
volte, condussero le milizie bolognesi ad oppu- 
gnar Mouteveglio e dotarono l' eremo di Carnai- 
doli che sorgeva nei vicini colli. — Nel 1128 
Milanzolo di Piero era uno dei capi-parte della 
fazione geremea. — Nel secolo seguente i Milanci 
ressero Viterbo e Perugia e se ne perdono le 
traccie in principio del XIV secolo. — Milancio 
di Ordelaflb, giureconsulto di gran fama, fu ri- 
chiamato da Padova, dov' era confinato, per inse- 
gnare diritto canonico e civile nella patria uni- 
versità. — Arma? 

MILANESE di Alessandria. — Patrizia ales- 
sandrina. — Tiberio cavaliere di S. Stefano fu ca- 
pitano delle milizie alessandrine e luogotenente 
del duca Bonello. — Mori nel 1646. — Arma: 
Scaccato di rosso e d' argento di quattro file, a 
quattro pezzi ciascuna; col capo d'oro, all'aquila 
di nero. — Cimiero: Un' aquila di nero. 

MILANESE di Messina. — Originaria di Mi- 
lano, à goduto nobiltà in Messina nel XVI secolo. 
(Estinta). — Arma: D'argento, alla volpe al na- 
turale, rampante contro un pino sradicato di verde. 

MILANESIO del Piemonte, conti di Coazzolo. 
— Arma: Spaccato; nel 1» d'oro, all'aquila di 
nero, coronata dello stesso; nel 2° d'azzurro, alla 
croce di rosso bordata d'oro, ed accompagnata 
in ciascun cantone della punta da un giglio d'oro. 

MILANI di Treviso. — Arma: Spaccato d'ar- 
gento e di verde, ad un tronco d' albero sradi- 
cato al naturale in palo attraversante sulla par- 
tizione, sporgente un ramo fogliato di verde verso 
sinistra. 

MILANO di Lombardia, principi di Milano e 
marchesi di S. Giorgio. — Arma: Partito di due; 
nel 4° spaccato: a) rispaccato; d'oro, al leone 
nascente di nero, coronato all' antica del campo; 
e losangato di rosso e d'argento; b) rispaccato; 
d'azzurro, alla banda scaccata di rosso e d* ar- 
gento; e d'oro pieno, colla fascia di rosso attra- 
versante su questo spaccato; nel 2° d'oro, al 
leone di rosso, coronato all'antica del campo, so- 
stenente colle branche anteriori uno scudo co- 
ronato d'oro, ed inquartato: a e d di rosso, alla 
croce d' argento; b e c d'argento, a due pali di 
rosso; nel 3° spaccato; a d'oro, al leone d'azzurro 
coronato all'antica del campo; 6 d'argento, ad un 
rango di palizzate di nero. 

MILANO di Messina. — Originaria di Milano, 
à goduto nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV, 
ed à posseduto la baronia di Rieni. (Estinta). — 
Arma: D'oro, all'albero sradicato di verde. 

MILANO di Napoli. — Originaria di Spagna 
c per lungo tempo fiorente nella città di Va- 
lenza dove erasi stabilito nel 1200 un Goffredo 
barone di Milan, dalla quale baronia i suoi di- 
scendenti presero il nono. Fu trapiantata nel re- 



gno di Napoli al tempo di Re Alfonso I d'Ara- 
gona da Auxia del Milà che sposò Luisa d'Ala- 
gno sorella di Lucrezia favorita di quel re, dal 
quale ottenne mille once d'oro sulle entrate del 
contado di Venafro. — In Italia, come in Ispa- 
gna, questa famiglia fu sempre fedele alla Casa 
d' Aragona cui rese continuati ed importanti ser- 
vigi, per il che ebbe il privilegio d' inquartare 
nella propria arma la reale insegna. È stata im- 
piegata in ambascerie e rappresentanze diploma- 
tiche presso le principali Corti d' Europa ed à 
dato uomini illustri alle scienze, alle lettere ed 
alle armi. Un Luigi fu creato Cardinale di S. R. 
Chiesa dal Pontefice Calisto III nel 1455. — Ha 
goduto nobiltà in Napoli al saggio del Nilo, in 
Milano, in Lucerà, in Monteleone, Stigliano ecc. 
Vestì l'abito del S. M. 0. Gerosolim. nel 1471, 
di cui un Cesare fu priore di S.Giovanni a Mare 
e bailo di Napoli nel 1574, ottenne il Grandato 
di Spagna e fu insignito dell' Ordine del Toson 
d'oro e del titolo di Principe del S. R. I. — Ha 
posseduto inoltre trenta feudi, due contee, tre 
marchesati, il ducato di Santo Paolo ed il prin- 
cipato di Ardore. — Un ramo di questa famiglia 
si stabilì in Lucerà, ove ottenne la graduazione 
delle sessanta some di terraggio solite a darsi ai 
nobili che in essa fissavano il domicilio. — Ar- 
ma: D'oro, al leone di rosso, sostenente colla 
branca anteriore destra uno scudetto coronato 
d'oro, ed inquartato; nel 1° e 4° di rosso, alla 
croce patente scorciata d'argento; nel 2° e 3° 
d' oro, a quattro pali di rosso. 

M1LANOVICH di Adria nel Veneto. — Ag- 
gregata al Consiglio nobile della città di Adria 
nel 1787, fu confermata nella sua nobiltà con so- 
vrana risoluzione 28 Ott. 1823. — Il Ministro 
dell'Interno del regno d'Italia con suo decreto 
dichiarò competere a Luigi-Girolamo Milanuvich 
il titolo di nobile trasmissibile nei discendenti 
d'ambo i sessi per continuata linea retta masco- 
lina. — Arma? 

MILANZOLI di Bologna, vedi Milanci. 

MILAZZO di Sicilia. — Arma: D'azzurro, 
al leone d' oro, rampante contro una torre dello 
stesso, merlata di tre pezzi, fondata sopra un ter- 
reno al naturale; il leone sormontato da due 
stelle d' oro in fascia, con quattro stelle dello 
stesso ordinate nel capo. 

M1LESI di Ancona. — Due rami di questa 
famiglia, aventi la medesima arma, fiorivano con- 
temporaneamente nel XIV secolo, uno in Berga- 
mo, e l'altro in Spalato di Dalmazia. — France- 
sco e Giuseppe figli di Pietro, del secondo ramo, 
nelle guerre in Dalmazia e nell' Albania contro 
i Turchi avevano combattuto per i Veneti con 
gran valore, vettovagliate e difese piazze e ca- 
stelli, per lo che ne, furono rimunerati dalla Re- 
pubblica col dono dello contee di Almissa e di 



MIL 



— 4 41 — 



MIN 



Macarsca con diploma 3 Mar. 4708, e nel 1732 
ottennero il patriziato romano e quello di Anco- 
na. In tale occasione Giuseppe si trasferì in quella 
città e vi fondò un ramo della famiglia Milesi 
che per parentela contratta coi Ferretti aggiunse 
al proprio il nome di quella famiglia anconetana. 
— Nel 1818 Corrado vestì l'abito del S. M. 0. 
Gerosolim. ed il di lui nipote Giuseppe di Fran- 
cesco fu insignito della romana porpora dal Pon- 
tefice Pio IX. — Arma: D' azzurro, al pino al 
naturale, sul cui fusto è attortigliato un serpente 
di nero, accostato da due leoni affrontati d' oro. 

MILESIOdi Venezia — Arma: D'argento, alla 
figura della fede, vestita di rosso, le mani di 
carnagione, tenenti insieme una croce di tre tra- 
verse di rosso, col piede piantato, sormontata da 
raggi d' oro moventi dal capo. 

MILIONI di Pesaro. (Estinta). - Arma : D'az- 
zurro, alla colonna con base e capitello d'argento. 

MILITE di Sicilia. — Di origine catalana, por- 
tata in Sicilia da un Bartolomeo de Milite, il quale 
vi seguì il Re Pietro d' Aragona. — Ha posse- 
duto le baronie di Lalia e di Michelcheni. — Ri- 
naldo bajolo di Palermo nel 1311; Alberto pre- 
tore di detta città nel 1331. — Arma: D'oro, 
ad un guerriero armato di tutto punto al natu- 
rale, posto in maestà. 

MILLANTA di Genova. — Arma: D'azzurro, 
al castello d'argento; col capo d'oro, all'aquila 
di nero. 

MILLESIMO di Lombardia, marchesi di Sa- 
vona nel 1345, conti il 15 Ott. 1440. — Arma: 
Bandato d'oro e di rosso di sei o di otto pezzi. 

MILLESIO o MILLUSIO di Sicilia. — Arma: 
Di verde, al leone d' oro, la coda biforcata e pas- 
sata in doppia croce di S. Andrea, tenente colle 
branche anteriori uno scudo d'argento caricato 
di cinque gigli d'azzurro posti in croce di S. 
Andrea. 

MILL1NI di Roma, vedi Mellini. 

MILLINI di Romagna. — Arma: Bandato 
d'azzurro e d'oro, col capo del primo, sostenuto 
di rosso, e caricato di un' M antica d'oro. 

MILLO di Casale Monferrato. — Francesco- 
Bartolomeo acquistò nel 1701 il feudo dell'Altare 
con titolo marchionale dalla marchesa Elisabetta 
Mora Fossati. Giangiacomo, suo figlio, creato Car- 
dinale di S. R. Chiesa da Benedetto XIV nel 
1753. — Arma: D'azzurro, al leone d'oro, coro- 
nato dello stesso, lampassato di rosso. 

MILLOMINI di Genova. — Aggregata all'Al- 
bergo dei Franchi. — Pietro consigliere della 
Repubblica nel 1380. —Arma: D'argento, a tre 
terze di rosso in banda; col leone di verde at- 
traversante. 

M1LONE di Sicilia. — Arma: D'oro, al me- 
lone di verde, aperto di rosso e semato di nero. 

M1LONIS del Piemonte, Baroni del Toetto. — 



Arma: D'azzurro, a due leoni d'oro affrontati, in 
atto di sostenere un popone di verde al naturale, 
sormontati da tre stelle d'argento ordinate in 
fascia. 

MIMIOLA di Bassano. — Per essere aggre- 
gata al Consiglio di Bassano ottenne il pregio di 
nobiltà nel 1791, che gli fu confermato il 25 Ott. 
1822. — Arma? 

MINALI di Genova. — Matteo, tesoriere ge- 
nerale di S. Chiesa sotto Pio V. — Antonio q. m 
Donati Mathaei fu ascritto alla nobiltà ed aggre- 
gato ai Promotorio, 1576. — Annibale commen- 
datore di S. Giovanni di Prè, 1613. — Arma: Par- 
tito controscaglionato d'argento e di rosso; col 
capo d'oro, all'aquila nascente di nero; esso capo 
sostenuto d'argento, a due merle al naturale, 
ferme, addossate. 

MINACCI o MINAZZI di Val d' Ossola e del 
Lago d' Orta ne! Novarese. — È il ramo primo- 
genito dei Signori di Crosinallo. — Alessandro V, 
sommo pontefice, che era di questa famiglia, men- 
tre era Vescovo di Novara, con diploma 21 Mar. 
1391, confermò i diritti dei Minazzi a Gugliel- 
mino, Anselmo, Paolino figli del fu Giovanni Mi- 
nazio come pure a Bartolino del fu Teobaldo 
chiamandolo: Nobilem Virum D. Jo. fil. qd. Mi- 
natij ex Nobilibus patronis et advocatis de Ca- 
stello Crusinalli. — Arma: Palato d' oro e d'az- 
zurro di sei pezzi, alla fascia d' argento, caricata 
di un leone passante di rosso, attraversante sul 
tutto. 

MIRANDI di Monte San Giuliano (Sicilia). — 
Arma: Un vaso con fiori di gigli. 

MINDICE di Sicilia, vedi Mendese. 

M1NELLI di Bologna. — Arma : D'azzurro, ad 
una torre di rosso sopra una terrazza di verde, 
ed una foglia di sega al naturale in banda, mo- 
vente dai fianchi dello scudo, e passante a tra- 
verso la torre; col capo d'Angiò. 

MINELLI di Torino. — Arma: D'azzurro, 
alla banda d'oro, caricata di tre aquile di nero. 

— Cimiero: Un'aquila di nero coronata d'oro. 

— Motto : Innixus. 

TMINELLI di Venezia. — Originaria di Berga- 
mo, e trapiantatasi in Venezia, esercitò quivi il 
traffico di olio e di salumi, e fattasi molto ricca 
offrì alla Repubblica centomila ducati per i bi- 
sogni della guerra di Candia c ne ottenne il pa- 
triziato nel 1650. — Cristoforo podestà in Chiog- 
gia nel 1765 e podestà e vice-capitano in Verona 
nel 1769. — Arma: D'azzurro, alla gemella di 
rosso, ed una Fede di carnagione abbigliata d'orò 
posta fra la gemella, la quale è accompagnati 
in capo e in punta da un leone alato d'oro, ac- 
costato da un monte dello stosso, movente dal 
fianco sinistro; il leone in punta rivoltato. 

MINEO di Sicilia. — Adinolfo cavaliere fran- 
cese, trapiantò la propria famiglia in Sicilia al 



MIN 



— 142 — 



MIN 



tempo del dominio dei Normanni, e divenne si- 
gnore di Mineo donde i suoi discendenti tras- 
sero il cognome. — Giovanni ed Alaimo, ai ser- 
vigi del Re Federico II, possessore il primo del 
feudo di Busalca e della castellala di Mineo, ed 
il secondo di quella di Vizzini. — Arma : D' oro, 
al castello d' azzurro, aperto e fincstrato del cam- 
po, torricellato di tre pezzi, ciascuno sormontato 
da un saraceno vestito di verde, impugnante una 
spada d' argento alta in palo. 

MINERBETTI di Firenze. — Originaria di 
Lucca, trovasi stabilita in Firenze fin dalla metà 
del XIII secolo. — Un Ruggerino alla battaglia 
di Montaperti era uno degli alfieri dell' esercito 
guelfo, e nèl 1280 segnò la pace del Cardinal 
Latino. — Maso, di lui figlio, fu il primo dei 
trentatre priori della sua casa nel 4 283, e Lapo 
fu il primo dei tredici gonfaloniori nel 1302. — 
Andrea di Nicolò, capitano valorosissimo ed e- 
gregio cittadino, fu eletto nel 1389 ambasciatore 
d'obbedienza a Bonifacio IX, fu più volte del 
magistrato dei Dicci, e nel 1393 andò per inca- 
rico del Comune a Perugia per calmare le fazioni 
che desolavano quella città. Giovanni suo figlio, 
essendo gonfaloniere nel 1434 riceve da Euge- 
nio IV lo stocco ed il cappello benedetto. Da lui 
nacque Pietro che nel 1471 andò ambasciatore a 
Sisto IV che lo armò cavaliere dello Speron d'O- 
ro; nel 1472 fu nel Consiglio di guerra contro i 
Volterrani, e nel 1475 fu deputato a sedare i 
gravi tumulti suscitati in Pistoja dalle fazioni. 
— Tommaso di Andrea fu ambasciatore e pode- 
stà di Pisa, e lasciò quattro figli, tre de' quali 
divisero la famiglia in altrettanti rami. Quello di 
Piero si estinse nel 1788 in Raffaello che fu au- 
tore di una cronaca de' suoi tempi, e che suc- 
cesse nell' eredità della famiglia Squarcialupi, 
cambiò il proprio nome in quello di Alessan- 
dro Squarcialupi. — Il secondo ramo fu ori- 
ginato da Antonio e fu detto dei M inerbo t ti - 
Tassi in forza dell' eredità avuta da questa fa- 
miglia, e si estinsc nel 1731 nella persona del 
senatore Ugo. — Autore del terzo ramo fu An- 
drea che seguì il partito mediceo e favorì l'in- 
stituzione del principato di cui fu fatto senato- 
re; carica che fu quindi goduta por altre quattro 
voite dai di lui successori che mancavano il 21 
Nov. 1793 nella persona di Arrigo, il quale la- 
sciò una sola figlia maritata al Marchese Santini 
di Lucca. — Nella gerarchia ecclesiastica sono 
notevoli di questa famiglia Francesco di Tommaso 
Vescovo di Are/./.o clic fu molto in favore presso 
Leone X, poi Consiglil i!! di stato del duca Ales- 
sandro e di Cosimo I; Ifcrnardf.ttn di Andrea Ve- 
scovo pure di Arezzo al quale furono affidate im- 
portanti missioni dal suddetto Cosimo; e Cosimo 
di Bernardo Vescovo di Cortona nel 1022 che fu 
tri i consiglieri di Cosimo 11. Arma: Di ros- 



so, a tre pugnali d'argento, guerniti d' oro, colle 
punte al basso, posti in ventaglio. 

MINGANTI di Messina. — Originaria di Man- 
tova, e stabilita in Messina della cui nobiltà fruì 
nei secoli XVI, XVII e XVIII. (Estinta). — Ar- 
ma: D'azzurro, alla torre d'oro, piantata in un 
fiume d' argento, ombrato di nero, movente dalla 
punta. 

M1NGARDI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
al sinistrocherio vestito di rosso, movente dal 
fianco sinistro, impugnante una croce latina dello 
stesso, sostenuta da un monte di tre cime d'ar- 
gento, movente dalla punta; col capo d'Angiò. 

MINGIIELLI di Bologna. — Arma: D'azzur- 
ro, alla fascia cucita di rosso, accompagnata in 
capo da tre gigli d'oro, ed in punta da una rosa 
di rosso. 

MINGARELLI di Bologna. — Arma : D' az- 
zurro, al monte di tre cime d'oro, movente dal- 
la punta, sormontato da un uccello d'argento; col 
capo d'Angiò. 

MINGAZZl di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
ad un sinistrocherio vestito di nero, movente dal 
fianco sinistro, portante la mano di carnagione so- 
pra un vaso d'argento posto sopra una terrazza 
di verde, ripieno di tre gigli di giardino d' ar- 
gento, stelati e fogliati di verde, ed accompa- 
gnato da tre stelle d'oro ordinate in capo. 

MINGIIETTI di Bologna. — Marco Minghetti, 
già Ministro dell'Interno del regno d' Italia, de- 
corato dell'Ordine supremo della SS. Annunziata. 
— Arma: D'argento, al sinistrocherio vestito di 
rosso, guernito d' argento, movente dal fianco si- 
nistro, la mano di carnagione tenente una croce 
latina d' oro, i tre bracci superiori patenti ; col 
capo d' azzurro, caricato di tre gigli d' oro, posti 
fra i quattro pendenti di un lambello di rosso. 

MINGHETTI di Bologna. — Nulla ha di co- 
mune colla precedente. — Arma: D'azzurro, a 
due gamberi di rosso, posti in palo, accostati, 
accompagnati in punta da una croce di Malta 
d'argento. 

MINGHINI di Ravenna. — Famiglia patrizia, 
ammessa al Senato sino dal XVI secolo ed estinta 
nel successivo. — Giuliano, uomo di molto sape- 
re, trattò affari importantissimi del Comune e morì 
nel 1519; Giovanni, assai elegante poeta latino, 
fu inviato ambasciatore al Pontefice Paolo IV; 
Lattanzio, figlio del precedente, fu uno dei rifor- 
matori dei patrii statuti. — Arma? 

MINI di Bologna. — AnMA : Di rosso, ad un 
monte di tre cime d'oro, movente dalla punta, 
sormontato da un moggio d' argento; col capo 
d'Angiò. 

MINIATI di Bolognu. — Aiìma: D'argento, al 
leone d'oro, lampassato di rosso; colla l'ascia d'az- 
zurro attraversante sul tutto, e caricata di tre 
rose d'oro. 



MIN 



43 — 



MIN 



MINIATI detti CORELLI di Firenze. — Ori- 
ginari della Valdelsa, ottennero per quindici 
volte il priorato. — Arma: D'azzurro, alla croce 
d' oro composta di quattro fregi spezzati. 

MINIATI detti di DINO di Firenze. — Pro- 
venienti da Petrajo in Val di Pesa. — Pela di Nuc- 
cio fu il primo priore della casa nel 1345, ed 
Antonio di Bernardo il trigesimoquinto nel 1531. 

— Miniato di Bernardo gonfaloniere di giustizia 
nel 1513. — Antonio di Giovan-Francesco militò 
al servizio dell' impero col grado di colonnello 
nel XVII secolo, ed in premio del suo valore ebbe 
alcune baronie in Austria. — Arma: Di rosso, 
alla banda d'oro, accompagnata in capo da una 
stella di otto raggi dello stesso, ed in punta da 
un crescente pur d'oro. 

MINIERI di Napoli. — Arma: Di rosso, a tre 
punte d'argento, moventi dalla campagna d'oro, 
sormontata ciascuna da una stella dello stesso. 

MINIO di Venezia. — Vallesani delle contrade 
di Mazzorto, inclusi nella nobiltà veneta nel 
1297 alla serrata del Maggior Consiglio. — Ne 
fu capostipite un Paolo Minio stabilito in Vene- 
zia nel 790. — Diedero alla patria un gran nu- 
mero di egregi cittadini che si distinsero nelle 
armi, nelle lettere e nelle magistrature, e furono 
confermati nobili con sovrane risoluzioni 18 Ott. 
22 Nov. 1817, e 28 Giù. 1819. — Arma: D'az- 
zurro, ad una banda di losanghe d' oro. ' 

MINISCALCHI di Verona. — Originaria di 
Bergamo, fu trapiantata in Verona da un Zanino 
tra il 1418 ed il 1425, nel qual anno fu aggre- 
gata al nobile Consiglio veronese. Nel XVII se- 
colo venne decorata dalla Repubblica Veneta del 
titolo comitale, ed ebbe giurisdizione sulla villa 
di S. Zenone in Mozzo, e sopra il luogo La Torre 
di Campo Marzo o Del Sasso nel Comune di Palù. 

— Ha dato vicarj alla Casa dei Mercanti, prov- 
veditori del Comune, giudici di Collegio e vari 
cavalieri gerosolimitani. — Con sovrana risolu- 
zione 8 Nov. 1819 fu confermata nella sua avita 
nobiltà, e con altra del 21 Ott. 1829 nel titolo 
comitale. — Arma: D' argento, al tronco d' albero 
spaccato d'oro, posto in palo, infiammato nelle 
due estremità di rosso; il tronco accollato da un 
ramo di edera di verde. — Cimiero : Una branca 
di leone al naturale, premente un cuore di rosso! 

— Motto: CONCORDIA FRATRUM. 

MINOGGIO, alias BERGONZI di Cannobio 
(Lago Maggiore). — Così denominati da un Mi- 
niogio Bergonzi originario di Spoccia, terra del 
mandamento di Cannobio. — Arma: D' oro, a tre 
nionti di verde, quel di mezzo cimato da una 
torre di nero, aperta e finestrata del campo, 
merlata di due pezzi. 

MINOTILLO o MINUTILLO di Napoli. — È 
.n ramo della famiglia Minutolo originato da un 
..andolfo familiare del Re Carlo II d'Angiò, e. che 



à goduto nobiltà in Capua, Sessa e Traetto. — 
Arma: Spaccato; nel 1° d'oro, al leone di rosso; 
nel 2° triangolato d' azzurro e d' argento. — Ci- 
miero: Un leone uscente d'oro. 

MINOTTI di Treviso. — Arma: Bandato di 
rosso e d'oro di otto pezzi. 

MINOTTO di Venezia. - Originaria dell'Al- 
bania, fu una delle famiglie che ebbero parte nel 
governo di Venezia all' epoca della sua fondazio- 
ne, e fu confermata tra le patrizie alla serrata 
del Maggior Consiglio nel 1297. — Ha dato alla 
patria illustri capitani e generali, sopraccomiti, 
podestà, provveditori ecc. Fra gli altri meritano 
di essere segnalati un Tommaso che nel 1265 fu 
capitano del Golfo contro i Genovesi ; un Marco 
che nel 1300 fu generale di 37 galere contro i 
Greci, prese l' isola di Statimene e ritornò a Ve- 
nezia ricco di preda e di prigionieri; un Pasqua- 
lino che nel 1364 passò in Candia alla ricupera 
di quell'isola dalle mani dei Nobili Coloni ribelli, 
e per il suo valore fu fatto banderale dal gene- 
rale Luchino dal Verme ; un altro Tommaso che 
nel 1369 fu uno dei sopracomiti che col Doge 
Andrea Contarini passarono alla ricupera di Chiog- 
gia occupata dai Genovesi; ed un Girolamo, il 
quale dopo essere stato nel 1448 capitano di Vi- 
cenza, nel 1453 si trovò bailo a Costantinopoli 
presso l'Imperat. Greco, e nella presa di quella 
città restò prigioniero dei Turchi, dai quali fu 
barbaramente trucidato insieme con un suo fi- 
gliuolo. — Emerse per cariche ecclesiastiche Gio- 
vanni di Luigi Minotto Vescovo di Padova nel 
1742, e in tempi a noi più vicini grandemente 
si rese benemerito della patria Giovan-Pietro che 
fu presidente dell'assemblea rappresentativa nel 
1848, presidente del R. Istituto Veneto nel 1866, 
autore del Dizionario tecnologico ed inventore di 
un nuovo apparecchio telegrafico adottato gene- 
ralmente in Italia e presso altre nazioni. — Con 
sovrana risoluzione 16 Nov. 1817 fu confermata 
P avita nobiltà a questa illustre famiglia. — Ar- 
ma: D'azzurro, a tre bande d' oro. 

MINOZZI di Bologna. — Arma : D' argento, 
ad un albero di verde, ed un levriero passante 
al naturale, collarinato di rosso, attraversante, at- 
taccato da una catena al fusto, il tutto soste- 
nuto da una terrazza di verde; col capo d'azzur- 
ro, caricato da tre gigli d'oro ed abbassato sotto 
un altro capo d'oro, all'aquila di nero, coronata 
del campo. 

MINUCCI di Serravallc nel Trevigiano. — 
Antica e nobile famiglia, che vanta un Andrea 
Arciv. di Zara; un Minuccio Protonot. Apost. c 
Preposito di Etinga in Baviera, consigliere di 
Guglielmo Duca di Baviera e di questo principe 
ambasciatore ordinario alla corte di Roma; ed 
Andrea fratello del precedente, cavaliere e gen- 
tiluomo di camera dello stesso duca e suo am- 



MIN 



— 144 



MIR 



basciatore a diverse corti nel XVI secolo. — 
Arma? 

MINUCCI di Civitareale (Abruzzi). — Arma: 
Di rosso, alla fascia ondata d' argento, accostata 
da tre stelle dello stesso. 

MINUTOLl di Lucca. — È un ramo della 
famiglia omonima napoletana, che perseguitato da 
Carlo I d' Angiò dovette emigrare dalla patria e 
rifugiarsi a Firenze, da dove si trapiantò in Luc- 
ca, alla cui cittadinanza fu aggregato Nicolò Mi- 
nutoli nel 1369. — È fregiata del titolo mar- 
chionale. — Arma: Partito; a destra d : oro, ad 
una mezz' aquila di nero, rostrata, membrata e 
coronata d'oro, movente dalla partizione; a sini- 
stra di rosso, a due pali d' argento. 

M1NUTOLO di Napoli. — Derivata dalla casa 
Capece, tolse il nome* da un suo progenitore che 
per la piccolezza del corpo era detto Minutulus, 
e si à memoria di un Giovanni Cardinale di S. 
R. Chiesa nel 4061 che era pur chiamato Minu- 
tulus. — Ha goduto nobiltà in Napoli nel seg- 
gio di Capuana, ed à vestito l'abito delI'S. M. 0. 
Gerosolim. nel 1471. — Ha posseduto ben 77 
feudi, due marchesati, tre ducati, ed i principati 
di Canosa, di Collereale e di Ruoti. — Vanta 
molti giustizieri, stratigoti, maestri portulani, 
capitani, consiglieri di stato ecc. — Ha dato alla 
chiesa, oltre il summenzionato Cardinale, un En- 
rico Arciv. di Napoli creato anch' esso Cardinale 
da Papa Urbano VI; un Orso Arciv. d'Otranto e 
quindi di Salerno nel 1327; un Carlo Vescovo di 
Siena nominato da Urbano VI; un Fiammingo Ve- 
scovo di Nola nel 1 400 ; un Giacomo Vescovo di 
Nocera nell' Umbria nel 1471 ; un Livio Vescovo 
di Rapolla nel 1510; un altro Enrico Vescovo di 
Mileto nel 1792. — Arma: Di rosso, al leone di 
vajo, armato d'oro, colla testa dello stesso. — Ci- 
miero: Due corna o trombe di torneo d'argento. 

MINUTOLO di Sicilia. — È un ramo della 
precedente, trapiantato in Sicilia nel 1356 da un 
Raimondo familiare e capitano del Re Roberto. — 
Ha questa famiglia goduto in Sicilia le baronie 
della Vaccara e Murena, di Motta della regina di 
Calabria, dell' Ogliastro, del casale di Callari e 
feudi di Buccarato e della terza dogana di Ca- 
tania. — Giovanni, barone di Callari nel 1718 
fu investito del principato di Collereale. — Vanta 
inoltre questa casa molti cavalieri gerosolimitani, 
ed alcuni della Stella. — Un Francesco fu se- 
greto del regno, ambasciatore ad Innocenzo Vili, 
familiare e consigliere di Re Ferdinando nel 1483; 
un Giovanni, senatore di Messina nel 1511; un 
Antonino giudice della corte stratigoziale di Mes- 
sina. — Arma: Di rosso, al leone di vajo, coro- 
nato d'oro, con la testa dello stesso. — Cimiero: 
Una testa di cavallo di nero. 

MlNZIONl-BRAUSSl di Pesaro. — Arma: Par- 
tito; noi 1." d'azzurro, al monte di tre vette di 



verde, movente dalla punta, cimato da una civet- 
ta al naturale, sormontato da una cometa d'oro; 
nel 2.° d'azzurro, al sinistrocheric di carnagione, 
vestito di rosso, movente dal fianco sinistro ed 
impugnante una spada d'argento. 

MIOLLO di Venezia. — Originaria di Aitino, 
appartenne al Maggior Consiglio e si spense nel 
1131. — Arma: D'oro, a nove losanghe di rosso 
ordinate in croce di S. Andrea. 

MIONI di Venezia. — Arma: Interzato in 
palo; nel 1» d'azzurro, ad un pino di verde, ter- 
razzato dello stesso: col capo d' oro, all'aquila di 
nero; nel 2° d'argento pieno; nel 3° d'azzurro, 
alla torre d'argento piantata sopra uno scoglio 
dello stesso, sulla sommità della quale sta inal- 
berata una bandiera di rosso. 

MIORI di Modena, vedi Bastai. 

MIRA di Palermo. — Di questa nobile fami- 
glia, investita nel 1726 del marchesato di S. Gia- 
cinto, e nel 1733 della tonnara di Sciacca, fio- 
rirono un Martino Vescovo di Cefali!, ed uno Ste- 
fano presidente del Concistoro, i di cui fratelli 
Giuseppe e Nicolò furono, il primo senatore nel 
1700, ed il secondo presidente del Concistoro e 
del supremo Magistrato di commercio. — Arma: 
D'azzurro, alla colonna colla sua base d' oro, sor- 
montata da una mira d' argento. 

MIRABELLA di Sicilia. — Originaria france- 
se, stabilita da un Autizio coppiere della Regina 
Eleonora moglie di Re Federico II, la quale gli 
aflidò il governo di Siracusa dove piantò la propria 
famiglia. — Un Guglielmo fu più volte rettore e 
senatore di detta città sotto il Re Lodovico e per- 
cettore della Camera Reginale nel 1395, carica 
che poi tenne anche il di lui figlio Giannantonio 
capitano di Lentiin nel 1426 e castellano di Viz- 
zini, ed alcuni furono giurati. — Un ramo di 
questa famiglia si estese in Modica, e da esso 
provenne il barone di Radusa fondatore della 
terra di Mirabella. Un altro ramo fu portato in 
Mazzara nel 1460 da un Giovanni Mirabella fatto 
portolano dal Re Giovanni. — Arma: Di rosso, 
al leone d' oro, lampassato, armato e coronato 
d' argento, tenente uno stendardo d'azzurro svo- 
lazzante a sinistra seminato di gigli d'oro, e ca- 
ricato di un lambello di tre pendenti dello stesso. 

M1RABELLI di Calabria. — Originata da un 
Trasmondo signore del castello di Mirabello dal 
quale presero nome i suoi discendenti. — Carlo e 
Russo, consiglieri e familiari della Regina Giovan- 
na Il ; Chiatto capitano a guerra di Scigliano e 
poi di Amantea pel Re Ferdinando II d'Aragona, il 
quale gli concesse in feudo la Curia della bagliva 
di Nicastro e di Maida; Muzio, Annibale e Mario 
capitani furono reintegrati alla nobiltà di Cosenza 
nel 1635 dal Viceré conte di Monterey; Saverio 
maestro giurato e primo Eletto di Amantea nel 
1735; Giambattista eletto de' nobili di Amantea 



MIN 



— 4 



45 — 



MIR 



nello stesso anno. — Questa famiglia à goduto 
nobiltà nelle città di Tropea, Cosenza, Catanzaro, 
Amantea al seggio di S. Basilio, e Scigliano, ed 
à vestito X abito del S. M. 0. Gerosolim. nel 
4796. — Arma: D'azzurro, alla sirena al natu- 
rale, accompagnata nel capo da una fascia di rosso 
carica'ta di tre stelle d' oro. 

MIRALUCE di Aquila. — Antica famiglia 
aquilana estinta già nel XVI secolo. — Pace dot- 
tore in giurisprudenza ed amministratore della 
giustizia in varie città d' Italia. — Arma : D' az- 
zurro, al sole raggiante d' oro. 

MIRANDOLA di Bologna, — Arma : D' ar- 
gento, ad un albero di verde a due rami, senza 
foglie, che formano un mezzo cerchio, ciascun ra- 
mo fruttato da due parti di un numero di pomi 
di rosso, e sormontato da un uccello di nero, 
quello a destra rivolto; il detto albero terraz- 
zato di verde, ed accompagnato in capo da una 
corona all' antica d' oro; col capo d'Angiò. 

MIRANDOLA di Verona. — Famiglia conte- 
nuta in un elenco di case antiche, alcune anche 
nobili, ma non ascritte al nobile Consiglio, che 
formano la seconda parte di un blasone veronese. 
— Arma: Inquartato; nel 4° e 4° di verde, al 
grifo d' oro ; nel 2° e 3 n di rosso pieno. 

MIRELLI di Napoli. — Si stabilirono in Na- 
poli al seguito di Carlo I d' Angiò. — Nel XIV 
secolo, [dietro sventure sofferte 'nella Corte dei 
Durazzo, si ridussero a Positano sulla costiera di 
Amalfi; quindi furono ascritti al patriziato di 
Benevento. — Ereditati dalla casa di Cordova il 
grandato di Spagna e la contea di Conza con 
molti altri feudi, furono ascritti nel ramo dei 
Mirelli Scannasorice alle piazze napoletane, ed 
ànno vestito l' abito del S. M. 0. Gerosolim. 
nel 1703. Questa famiglia fa uso dei titoli di 
principe di Teora e di marchese di Calitri. — Ar- 
ma: D'azzurro, al Icone coronato d' oro, tenente 
nella branca destra un fiore al naturale. 

MIRENGHI di Altare nel Savonese. — Arma: 
Spaccato; nel 1° d'azzurro, all'aquila di nero co- 
ronata d' oro; nel 2° trinciato centrato d'argento 
di nero, 1' argento caricato di una mano indica- 
trice di carnagione, vestita di nero, movente dal 
fianco sinistro. 

MIRO (di) di Napoli. — Originaria di Gra- 
gnano, à goduto nobiltà in Sorrento nel seggio 
di Porta, à posseduto la baronia di Ripaluce, ed 
è fregiata del titolo di duca di Montecorvino. — 
Di questa nobile famiglia si serba memoria di un 
Roberto che fu paggio di Federico li Imperatore; 
di un Gaspare giustiziere di Calabria nel 4262; 
di un Augelo segretario di Roberto d'Angiò princ. 
di Taranto e Imperat. di Costantinopoli; di un 
Vincenzo consigliere di S. Chiara e reggente del 
Collaterale sotto Carlo VI Imperatore. — Arma: 
Spaccato; nel 4° d' azzurro, al giglio d'oro, ac- 



costato da due torri d'argento; nel 2° d'oro, al 
leone d'azzurro. — Alias: Di rosso, al leone d'o- 
ro ; col capo cucito d' azzurro, al giglio d'oro, 
accompagnato da due torri al naturale. — Alias: 
Spaccato; nel 4° d'oro, al giglio d'argento acco- 
stato da due torri dello stesso- nel 2* d'azzurro, 
al leone d'oro. 

MIROBALLO di Napoli. — Le prime memo- 
rie di questa famiglia, che à goduto nobiltà in 
Napoli ai seggi di Montagna e di Portanova ed 
in Avellino, rimontano al 4 270. — Ila dessa pos- 
seduto 23 feudi, tre marchesati, due ducati ed 
il principato di Castellaneta. — Girolamo regio 
consigliere nel 4 427; Antonio presidente della R. 
Camera della Sommaria nel 4 432; un altro An- 
tonio reggente della S. R. C. ; Giovanni presi- 
dente della R. Camera; Troiano reggente del S. 
R. Consiglio di Spagna. — Questa casa si divise 
in quattro rami, cioè quello dei duchi di Campo- 
mele, marchesi di Acropoli e marchesi di Fri- 
gnano, quello dei principi di Castellaneta e duchi 
di Bracigliano, ambedue estinti; il terzo si estinse 
nella famiglia Satriano conti di Casalduni, ed il 
quarto à avuto fine verso la metà del XIX se- 
colo. — Arma : D'azzurro, al leone d'oro, armato 
e lampassato di rosso, seduto sopra un monticcllo 
di tre cime dello stesso, movente dalla punta, 
addestrato da un ramo di palma d' oro, la cima 
curva e circondante la testa. 

MIROGLI di Bologna. — Arma : Trinciato di 
rosso e d'argento, a sei anclletti dall'uno all'altro 
disposti in due bande; col capo d' oro, all' aquila 
di nero, coronata del campo. 

MIROGLIO di Casal-Monferrato, Conti di 
Moncestino e feudatari di Mirolio, Rosingo, Pon- 
testura ecc. — Arma: Trinciato di rosso e d'ar- 
gento, a sei specchi tondi, in due bande, tre su 
ciascun punto, dell'uno nell'altro; col capo d'oro, 
all'aquila di nero, coronata dello stesso. 

MIROLI o MIROGLI di Ferrara. — Assai 
antica ed originaria di Casal Monferrato, trapian- 
tata in Ferrara nel XVI secolo da un Bartolomeo 
che fu consigliere di Alfonso II. — Federico, pro- 
nipote del precedente, fu mastro di campo di Ur- 
bano Vili, poi al servizio dei Veneziani che lo 
mandarono col grado di colonnello in Dalmazia. 
— Si spense colla morte del conte Giuseppe nel 
4 830 circa. — Arma: eguale alla precedente. 

MIRONE di — Arma: Di rosso, allo 

specchio rotondo d' argento, cerchiato e pomet- 
tato d'oro. 

MISANI di Balogna. — Arma : Spaccato; nel 
4» d'oro al bisante di rosso; nel 2.° di rosso al 
capriolo d'azzurro. — Alias: Di nero, a due fascio 
d'argento; col capo dello stesso caricato da un 
grifo uscente di rosso, tenente co'suoi artigli una 
squadra di nero. 

MISCHIATI di Bologna. — Arma : D'azzurro, 

AA 



MIS 



— 146 — 



MIS 



ad una fascia di rosso, caricata delle lettere G R 
d' oro, ed accompagnata in punta da un levriere 
d'argento, collarinato di rosso, passante sopra una 
terrazza di verde; col capo d' azzurro, caricato 
di tre stelle d' oro. 

MISCINELLI di Orvieto. — Da questa fami- 
glia uscirono onorevoli personaggi che dalla pa- 
tria meritarono cariche eminenti, fra le quali 
quella di ambasciatori ai sommi Pontefici. — Ot- 
taviano vice-rettore dello studio di Pisa nel 1561. 
— Nicolò cavaliere di S. Stefano nel 1596. — 
Arma: D'azzurro, a due cerchi d'oro. 

MISERANI di Bologna. — Arma: Trinciato; 
nel 1.° d'argento, al leone di verde, lampassato 
di rosso, tenente colle sue branche un giglio d'o- 
ro; nel 2.° bandato d'azzurro e di rosso di quat- 
tro pezzi; col capo d'azzurro caricato di tre stelle 
d' oro. 

MISIANI di Lucca. (Estinta). — Arma : Scac- 
cato d'oro e di rosso di otto file. 

MISOTTI di Ferrara. — Detti pure Minotti 

Milotti, ebbero per capo-stipite un Misotto da 
cui discese Rosso capo di parte ghibellina nel 
1203. — Canevario e Gandolfino furono consiglieri 
del Comune nel 1204; Galvano partigiano degli 
Estensi nel 1230; e Pietro ambasciatore pei Fer- 
raresi a Roma nel 1265. — Arma? 

MISORRO di Tempio (Sardegna). — Arma: 
Spaccato; nel 1° d'azzurro, al mastio torricellato 
e ritorricellato d'oro, fondato sulla pianura er- 
bosa di verde, ed accostato da due soldati spa- 
gnuoli, armati al naturale, di fronte, uno per 
parte; nel 2° d'argento, al cespuglio di rose nu- 
drito sulla pianura, fiorito e fogliato, il tutto al 
naturale. 

MISSITTINI di Udine. — Aggregata fin dal 
1513 al nobile Consiglio di Udine, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 9 Die. 
1819. — Arma? 

MISTRUZZI-FREYSINGER del Friuli. — Nel 
XIV secolo 1 Freysinger, già nobili di Alemagna, 
si stabilirono nel Friuli, in Venzone, ed aggiun- 
sero In progresso di tempo il cognome di Mi- 
struzzi, sicché alternativamente vennero chiamati 
Freysinger o Mistruzzi. Con diploma 24 Lug. 1587 
l' Arciduca Carlo d' Austria, riconosciuta l'origine 
nobile della famiglia Freysinger, concesse a Ma- 
rio di questa casa ed a' suoi consanguinei d'ambo 

1 sessi un' ampliaz. dello stemma con dichiaraz. 
che tutti gl'individui contemplati dal diploma c 
loro discendenti debbano considerarsi nobili del- 
l' ordine equestre. Le Repubblica Veneta, oltre 
di aver riconosciuto a favore dei Mistruzzi-Frey- 
singer la predetta qualifica nobile, volle altresì 
fosse eretto nel 1685 in contea il loro feudo d'An- 
drat. — Arma? 

MISTURA di Bergamo e di Selenico. — 0- 
riginaria di Bergamo, ebbe per capostipite n» 



Pasino da cui nacque Marsilio, il quale si tra- 
sferì a Venezia ed ebbe Domenico-Enrico che 
ottenne la cittadinanza veneta nel 1642, e Lo- 
renzo che si stabilì in Jesi nelle Marche nel 
1659. — Giangiacomo, Alvise e Pasino, figli di 
Domenico-Enrico, si stabilirono in Sebenico nel 
1671. Da Giangiacomo discende quel!' Angelo 
che molto si segnalò nella guerra contro il Tur- 
co, per cui il Senato Veneto ordinò al provve- 
ditore generale Daniele Dolfin di farlo ascrivere 
al Consiglio nobile, lo che avvenne nel 1744. — 
La nobiltà di questa famiglia è stata riconosciuta 
dall' Imperat. d' Austria con sovrana risoluzione 
22 Mag. 1854. — Arma antica: Spaccato d'ar- 
gento e di rosso, caricato il primo di due fantini 
affrontati, con tuniche di rosso, pantaloni d' az- 
zurro, e tenenti in mano un ramoscello di ... di 
verde. ■— Arma moderna: Partilo semispaccato; 
nel 1° P arma di sopra descritta; nel 2° spaccato 
d'azzurro e d'argento, caricato il primo di una 
croce pomettata d'argento, ed il secondo da un 
drago rampante, volto a destra, colle ali spiegate, 
la coda attorcigliata e rivolta in alto, d' oro. — 
Alias: Spaccato d'argento e di rosso; caricato 
il primo dei due fantini, come nell'arma antica, 
ma con sul capo un beretto di rosso a falde d'ar- 
gento, e tenenti, invece del ramoscello, una fiac- 
cola; il secondo di una stella di sei raggi d' ar- 
gento. 

MITA o DE MITA delle Puglie. — Antica 
famiglia di origine greca, stabilita da tempo as- 
sai remoto nelle Puglie, e propriamente nella città 
di Ugento nel Capo di Leuca, ove nel tenimento 
di Tricase fondò una badìa sotto il titolo di S. 
Maria de Mito, dotandola di vasti e fertili lati- 
fondi. Nel XIV secolo un ramo si trasferì in Mar- 
tina e vi occupò le più eminenti cariche del Co- 
mune. Vito de Mita, nel 1525 fu messo ed in- 
ternunzio al Conte di Brienza per prender atto 
dell' investitura del ducato di Martina concesso- 
gli dal Re di Spagna. I suoi discendenti furono 
in ogni tempo propugnatori de'diritti e privilegi 
del Comune nelle liti e controversie che questo 
ebbe col demanio e col duca. — Pier-Antonio de 
Mita, ecclesiastico, uno de' più generosi benefat- 
tori del Capitolo, cui lasciò nel 1677 un capitale 
di oltre centomila ducati. — Altre diramazioni 
di questa famiglia si trapiantarono in Andria, in 
Foggia ed in Nusco nel Principato Citeriore, ed 
a quest' ultima appartenne il Beato Nicola cano- 
nico della Cattedrale, morto nel 1775 ed innal- 
zato all' onore degli altari. — Del ramo di Fog- 
gia son da notare tré valenti pittori, Vincenzo 
seniore, Francesco e' Vincenzo jiiniore che ànno 
fiorito nel* XIX secolo. — Un altro ramo fiorisce 
tuttora in Napoli, illustrato da esimii giurecon- 
sulti. — Arma: D'azzurro, alla pecora passante al 
nofnmio movontp da una pianura erbosa, e sor- 



MOC 



47 — 



MOD 



montata da tre stelle d' oro male ordinate. — 
Alias: D'azzurro, alla fascia d'oro, accompagnata 
in capo da una tortora al naturale, movente dalla 
fascia, e sormontata da tre stelle d'oro, ordinate 
in fascia, e nella punta da una pecora passante 
al naturale, sinistrata da un cane saliente dello 
stesso. 

MITELLI di Bologna. — Arma: D'azzurro, al 
vaso di due anse d' argento, portante una rosa 
di rosso, stelata e fogliata di verde; col capo 
d' Angiò. 

MITI di Assisi (Umbria). — Comparisce fra le 
nobili fin dal 1516. — Francesco di Geronimo po- 
destà di Montefalco nel 1549 e 1551 — Ha dato 
alla patria vari gonfalonieri e giureconsulti. — 
(Estinta). — Arma : D'argento, all'olmo di verde, 
piantato sopra un monte di tre cime dallo stesso, 
movente dalla punta; col capo d'azzurro, caricato 
di tre stelle d'oro. — Cimiero: Una colomba di 
d'argento, avente nel becco un ramo d' olivo al 
naturale. 

MIUTTINI del Friuli. — Arma : Trinciato di 
oro e di rosso, alla banda d'argento, caricata di 
tre rose di giardino al naturale, poste nel senso 
della banda. 

MO A VERO di Sicilia. — Arma: D'oro, al monte 
di verde, piantato sopra un mare d'azzurro flut- 
tuoso d'argento. 

MOBILI di Mantova. — Arma: D'azzurro, ad 
un'anitrella al naturale, colle ali stese, moventesi 
da un mare di verde e tenente nel becco la coda 
di una cometa d' oro posta in banda nel canton 
destro del capo. 

MOCCHIA di Cuneo. — Giuseppe-Niccola, 
governatore di Villafranca e di Mondovì, fece ac- 
quisto di Coggiola e Pray con titolo comitale il 
29 giugno 1722, e nel 1734 prese un'altra infeu- 
dazione su S. Benigno con titolo signorile. Il 
Conte Maurizio-Audrea il 12 settembre 1722 fece 
acquisto del feudo di Campiglia, cui era annesso 
il titolo di marchese. — Arma: Trinciato d'az- 
zurro e di rosso, alla banda, attraversante, acco- 
stata da due stelle, il tutto d'oro. — Cimiero: 
Un puttino ignudo impugnante colla destra una 
spada posata sul piede, colla sinistra un ramo di 
palma, il tutto al naturale. — Motto: Migliora 

SPERANTES. 

MOCCIA di Napoli. — Famiglia molto antica 
originaria di Napoli ed ascritta ai seggi di Nido, 
Montagna e Portanova. Per gravi quistioni sorte 
tra le famiglie del seggio di Portanova, i Moccia 
misero mano alle armi per le pubbliche vie, e per 
ciò furono rilegati in Isernia. — Hanno posseduto 
17 baronie, due contee, due marchesati ed il du- 
cato di Scandi — Gentile e Giovanni sindaci del- 
l' università di Napoli nel 1298; Truccolo giusti- 
ziere di Terra di Lavoro nel 1311; Antonio giu- 
stiziere di Terra d'Otranto nel 1398; un altro 



Antonio cameriere di Re Alfonso d'Aragona; Pietro 
maestro portulano di Napoli nel 1 470 ecc. — Arma: 
Di rosso, al leone d'oro fasciato d'azzurro. — A- 
lias: Di rosso, al leone d'oro e d'azzurro. 

MOCENIGO di Venezia. — Originari di Mu- 
sestre, ove erano architetti di fabbriche, chiamati 
anticamente Moncanici, Musolini e Mucianico, dopo 
lunga abitazione in Venezia furono inclusi nella 
nobiltà nel 1297 alla serrata del Maggior Consi- 
glio. — Senatoria da tempo assai remoto, questa 
famiglia produsse una folla di uomini distinti nelle 
cure di stato, una folla di prodi capitani che im- 
pedirono 1' Europa fosse preda dei Turchi, e non 
pochi de' suoi si segnalarono nelle scienze e nelle 
lettere. — Ha dato alla patria sei Dogi: Tommaso 
nel 1414; Giovanni nel 1478; Luigi nel 1570; al- 
tro Luigi nel 1700; Sebastiano nel 1722; ed Al- 
vise nel 1763, e ventisei procuratori di S. Marco. 
Nei tempi più floridi della Repubblica si conta- 
vano in Venezia ben venti famiglie di questa il- 
lustre stirpe, di cui quattordici si spensero nel 
XVII secolo. Oggi ne fioriscono soli due rami, di 
S. Samuele l'uno, e l'altro di S. Eustachio. Que- 
st' ultimo à posseduto con giurisdizione civile e 
criminale il feudo di Cordignano col titolo di conte, 
e la terza parte di quello di Latisana. — Con 
sovrane risoluzioni 18 dicembre 1817 e 9 ottobre 
1819 fu riconfermata al ramo S.Eustachio l'a- 
vita nobiltà e conferito il titolo di conte dell' im- 
pero d' Austria, e con altre sovrane risoluzioni 
10 gennaio 1818 e 1 luglio 1819 fu pure ricon- 
fermata al ramo S. Samuele l'avita nobiltà e gli 
fu concesso il titolo di conte dell' Impero Austriaco. 
— Arma : Spaccato d'azzurro e d'argento, a due 
rose di quattro foglie dall' uno all'altro, bottonate 
d'oro. — Cimiero: Una branca di leone di rosso 
posta in palo, tenente una rosa d'argento, bottonata 
d'azzurro. — Divisa: Pulcherrima virtus. -— 
Alias: Partito; nel 1» tagliato d' oro e d'azzurro; 
nel 2° spaccato d'azzurro e d'argento, a due 
rose di quattro foglie dall'uno all'altro, bottonate 
d' oro. 

MOCHI di Pesaro. — Un Rinaldo Mochi, me- 
dico di Francesco-Maria II della Rovere signoro 
di Pesaro, trovasi ascritto nel Consiglio nobile 
di quella città nel 1580. (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, alla colomba rivoltata d' argento in atto 
di spiccare il volo, accompagnata in capo, a sini- 
stra, da una cometa d' oro. 

MODEGNANI del Piemonte. — Marchesi di 
Ghemme. — Arma: D'oro, al castello di rosso, 
aperto e murato di nero, merlato, sostenente un'a- 
quila pure di nero. 

MODI di Pesaro. — Originaria di S. Angelo 
in Vado, trapiantata in Pesaro verso il 1730, ed 
estinta alla seconda generazione. Fu continuata 
da una femina maritata in Passeri d' Ancona, e 
fiorisce tuttora in Pesaro col nome Passeri-Modi. 



MOG - 148 - 

— Ai\ma: D 1 azzurro, alla croce di S. Andrea 
d* oro, accantonata da quattro ali d'argento. 

MODI ANI-M AFFEI di Mantova. — Arma: 
D'azzurro, al leone nascente d' oro, movente da un 
fasciato di rosso e d'argento di quattro pezzi ; col 
capo d'oro, caricato di un'aquila di nero. 

MODICA di Sicilia. — Un Gualtiero, prode 
cavaliere francese, trapiantò in Sicilia la propria 
famiglia ed ottenne da Ruggero la signoria di 
Modica, di cui presero il nome i suoi discendenti. 

— Un altro Gualtiero, ammiraglio del Re Gu- 
glielmo il Buono, perde la detta signoria a causa 
di aver seguita la parte di Re Tancredi; ma Ar- 
naldo, figlio di Gualtiero, ottenne la baronia di 
Sortine Un Perdio si stabilì in Caltagirone, nel 
cui territorio fece acquisto di varie baronie, ol- 
tre il castello e feudo di Castellazzo. I suoi suc- 
cessori acquistarono altri feudi e baronie che re- 
sero potente questa famiglia. — (Estinta). — 
Arma : D'azzurro, col capo d' oro, caricato da un 
elmo di verde con lambrequini svolazzanti dello 
stesso. 

MODIGNANI di Milano. — Originaria di Lodi. 

— Giovan-Battista, reggente del supremo Con- 
siglio di Spagna in Vienna, ebbe il titolo di conte 
nel 1700, e morì nel 4 727 senza successione. — 
Furono suoi eredi i Litta, ora detti Litta-Modi- 
gnani. — Arma: Spaccato; nel 1° d'argento, al 
leone nascente di rosso; nel 2° fasciato di rosso 
e d'argento; col capo d'oro, caricato di un'aquila 
di nero. — Cimiero: Un'aquila di nero nascente. 

MODONA di Bologna. — Arma : D' azzurro, 
a tre fascie abbassate d' oro, sormontate da una 
conchiglia rovesciata d' argento; col capo d'Angiò. 

MOFFA del Piemonte. — Conti di Lisio. — 
Arma: D'oro, alla croce di S. Andrea ancorata 
d'azzurro. — Cimiero : Un leone d' oro nascente. 

— Motto: POUR L* A VENIR. 

MOFFETTI di Venezia. — Originaria di Bre- 
scia e di Bergamo ed aggregata alla nobiltà di 
quelle due città, ottenne il patriziato veneto il 
14 luglio 1652. — Arma? 

MOGGIO di Udine. — Arma : Fasciato d'ar- 
gento e di rosso. 

MOG LI ACCA di Cuneo. — Arma: Spaccato; 
nel 1 ° d'azzurro, a tre anelli d'oro, aventi ciascuno 
un diamante incastrato, disposti 2 e 1, con uno 
scudetto di rosso, alla croce trifogliata d'argento 
rinchiuso nell'anello inferiore; nel 2° d'argento, 
ni mastio di rosso, torricellato di un pezzo, fon- 
dato sopra una rupe al naturale. — Cimiero : 
Un leone al naturale dragonato di verde e coro- 
nato d'oro. — Motto: Fidf.i monumenta manent. 

MOGLIO (DA) ili Bologna. — Pietro d'Aco- 
buona, Simone ed Alberto di Roland ino e Gio- 
vanni di Alberto nel 1292 furono del Consiglio 
dei duemila; Rotondino di Pietro nel 1295 fu dei 
Snvj: Domenico nel 1307 fu ftWfl «orfani ron molti 



MOL 

altri fino al 1598, fra' quali Alberto di Mattiolo 
che nel 1 336 congiurò con altri nobili contro Gio- 
vanni Visconti di Olcggio; Sallustio di Giovan- 
Jacopo fu capitano di Giovanni II Bentivoglio che 
seguì in esiglio; Pietro di Francesco dott. di filo- 
sofia e di medicina fu amicissimo del Petrarca, e 
del Consiglio dei 400; Giacomo di Pietro fu dei con- 
siglieri della città nel 1431, e nel 1440 del Con- 
siglio dei 120 ; Melchiorre di Giacomo esimio giu- 
reconsulto fu dei 16 riformatori della città nel 
1442, e gonfaloniere di giustizia (nel 1456. — I 
da Moglio furono creati cavalieri e conti palatini 
dall' Imperatore Ferdinando III. — Questa fami- 
glia si spense in principio del XVIII secolo nella 
persona del conte Luigi figlio di Obice-Maria. — 
Arma: Di rosso, al leone d'oro, sostenuto da una 
terrazza di verde ; col capo d' Angiò. 

MOGNETTI di Fuligno. — Arma : D'azzurro, 
alla lupa al naturate lattante due bambini ignudi 
di carnagione, il tutto movente dalla pianura er- 
bosa, essa lupa colla testa rivolta e guardante 
una cometa d' argento posta nel centro del capo. 

MOGROVESE di Napoli. — Originaria di Ca- 
stiglia, patrizia napoletana, à goduto la terra di 
Cannalonga con titolo ducale e la baronia della 
Sernia. — Arma : Partito ; a destra una torre tor- 
ricellata di un pezzo, sinistrata da un leone e 
sormontata da tre gigli ordinati in fascia: a si- 
nistra un'aquila bicipite coronata in ambe le te- 
ste, e sormontata da tre gigli ordinati in fascia. 

MOIO di Venezia. — Arma : Di rosso, al capo 
d'argento, caricato di un leone illeopardito d'oro. 

MOIRAN di Cagliari. — Arma : Partito; nel 
1» d'azzurro, alla quercia d'oro, sradicata; nel 2° 
di rosso, alla torre d'argento quadra e torricel- 
lata. 

MOJANA di Milano. — Arma: D'azzurro, alla 
fascia increspata di rosso, accostata da tre gigli 
d'oro. — Cimiero: Un semivolo d'azzurro cari- 
cato di una fascia increspata di rosso. 

MOJARES di Parma. — Maria-Luigia Du- 
chessa di Parma, con diploma 20 maggio 1840, 
creò nobile questa famiglia e le concesse la se- 
guente Arma: D'azzurro, a due fascie ondate di 
argento, accompagnate da tre stelle di otto raggi 
d'oro poste in palo, una in capo, una in punta, 
ed una fra le fascie. 

MOLARA di Velletri. — Arma: Inquartato, 
alla fascia in divisa d'oro attraversante; nel 1° 
d'argento, alla croce di rosso; nel 2° di rosso, a 
due leoni affrontati d' oro tenenti insieme un 
plinto dello stesso; nel 3° d'argento, alla croce 
di rosso attraversata da una cotissa d'oro; nel 4° 
di rosso, a sei palle d'oro, 3, 2 e 1. 

MOLASANA, o MORASANA di Genova. — 
Dalla villa omonima, in Val di Bisagno. — Ro- 
lando ed Enrico, in giuramento della pace con 
Pi*n. 1188; Enrico ambasciatore al re di Maroc- 



BIOL 



— 449 — 



MOL 



co, 1223, e al Soldano d'Egitto 4231; Zacca- 
ria qm. Bartolomeo di Tobia entrò nell' albergo 
dei Giustiniani, 4 363; Giovanni, causidico, inter- 
venne al Concilio di Basilea, 1 469; Domenico, an- 
ziano, 4515. — Ascritti nei Grimaldi, 4 526; Ago- 
stino senatore, 1617 e 28; Andrea, Antonio o 
Gio. Agostino, insigni benefattori degli Spedali di 
Pammatone e de' Cronici, anno statue onorarie 
in entrambi. — Arma? 

MOLÈ di Messina. — Ha fiorito nella nobiltà 
messinese nei secoli XIV e XV fregiata del ti- 
tolo baronale. (Estinta). — Arma : Di rosso, al ca- 
priolo d' oro, accompagnato in capo da due stelle 
dello stesso, e nella punta da un crescente mon- 
tante d'argento. 

MOLES di Napoli. — Originaria di Gerona 
in Ispagna, fu trapiantata nel regno di Napoli nel 
1512 da un Francesco, il quale fece acquisto della 
terra di Montesano nel 4 540 e di quella di Turi 
nel 4543. — Annibale reggente del Collaterale e 
del supremo Consiglio d'Italia e d'Aragona e vi- 
ce-protonotario del regno; un altro Annibale con- 
sigliere del supremo Consiglio d' Italia e del Col- 
laterale, barone di S. Cipriano e di Carapesella; 
Francesco Vescovo di Nola nel 4683 ; Diego pre- 
sidente della R. Camera della Sommaria; Francesco 
reggente del Supremo Consiglio d' Italia primo 
cancelliere e consigliere dello Stato di Milano ec; 
Leonardo capitano generale di artiglieria nel re- 
gno di Aragona. — Questa famiglia à goduto no- 
biltà in Napoli nel seggio di Portanuova, ed à 
vestito l'abito del S. M. 0. Gerosolim. nella per- 
sona di un Francesco che fu priore di Barletta e 
Gran Croce. — Un ramo di essa à avuto il titolo 
di duca di Parete. — Arma : D'azzurro, a tre 
ruote di molino d'oro. 

MOLETI di Messina. — Una delle più anti- 
che ed illustri famiglie messinesi, la quale vanta 
ben undici cavalieri del S. M. 0. Gerosolim., fra' 
quali un gran Priore di Messina, prode guerriero 
che pugnò strenuamente all'assedio di Rodi, due 
bali ammiragli dell' Ordine, e quel fra Michele che 
nella impresa dello Gerbi combattendo da valo- 
roso vi lasciò gloriosamente la vita. — Un Gio- 
vanni fu Vescovo di Cefalù nel 4 398; un Nicolò 
protonotario del regno di Sicilia nel 4 415. Que- 
sta casa à goduto le baronie di Catalamita e di 
S. Andrea, ed il feudo di Piscopo, ed è stata fre- 
giata del titolo marchionale per real privilegio 
del Re Carlo III di Borbone accordato a Scipio- 
ne-Letterio il 7 novembre 1756. — Arma: D'az- 
zurro, alla sbarra d' oro, caricata di tre rose del 
campo, accompagnata in capo da una croce di 
Malta d'argento, ed in punta da un giglio d'oro. 

MOLFINO o MORFINO di Genova. — Arma: 
D'argento, a tre bande d'azzurro; col capo del 
secondo sostenuto dal primo, c caricato di un giglio 
d'oro, accostato da due stelle di sei raggi d'argento. 



MOLIGNANO di Amalfi. — Antica ed illu- 
stre famiglia amalfitana che à dato alla patria 
due giudici annali nelle persone di Narclcllo e Gio- 
vanni nel 1418. — Cadetto Vescovo di Morsico 
nel 1440. — Ha goduto nobiltà in Amalfi ed in 
Napoli al seggio di Porto, ed à posseduto i feudi 
di Chianchetella, Pomigliano d' Arco, S. Pietro, 
S. Angelo, Valva e Merardinetto. — (Estinta.) 

— Arma: Bandato d'oro e di rosso. 
MOLIGNANO di Sorrento. — È un ramo della 

precedente, trapiantato nel 1407 in Sorrento alla 
cui nobiltà fu ascritto nel seggio di Dominova. 

— Apparteneva a questo ramo Cesare Molignano, 
uomo assai erudito, il quale nel 1585 scrisse un'ac- 
curata descrizione dell' origine, sito e famiglie 
antiche della città di Sorrento stampata nel 1707. 

— (Estinto verso la fine del XVIII secolo). — 
Arma: D'oro, a tre melanzane al naturale, dispo- 
ste 2 o 1. 

MOLIN di Rovigo. — Nel 1482, allorchó la 
città di Rovigo passò sotto il dominio della Re- 
pubblica Veneta, i Molin formavano già parte della 
nobiltà di detta città; anzi Lodovico Molin era 
del numero dei dodici ambasciatori spediti in 
quella circostanza a Venezia. Era questa famiglia 
insignita del titolo di conte del S. Palazzo Late- 
ranense che nel 1802 fu conferito ad Antonio-Ma- 
ria Molin dal Vescovo Giuseppe-Maria Peruzzi in 
virtù della facoltà concessagli da Pio VI. Fu con- 
fermata nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 
19 novembre 1820. — Arma : Spaccato d'argento 
e di rosso, ad una ruota di molino dell'uno ncl- 
l' altro. 

MOLIN di Venezia. — Due sono le famiglie 
di questo cognome che si stabilirono in Venezia. 
L' una trae la sua origine da Mantova e fìssa l'e- 
poca del suo primo soggiorno all'anno 887. L'al- 
tra procedette da Acri in Soria, città espugnata 
dalle armi venete, nel 1293, condotte da Andrea 
Barozzi. — Ambedue furono comprese tra le pa- 
trizie alla serrata del Maggior Consiglio nel 1270. 

— Vanta generali d' armata, Procuratori di San 
Marco, Prelati, Ambasciatori ed un Vice-Doge. — 
Furono confermati nella loro avita nobiltà con so- 
vrane risoluzioni 30 novembre 1817 e 1 gennaio 
1818. — Arma: D'azzurro, alla ruota di mulino 
d'oro. — Alias: Inquartato; nel 1<> e 4° d'oro, 
all'aquila spiegata di nero, beccata e membrata 
di rosso, ciascuna testa coronata del campo; nel 
2° e 3° d'azzurro, ad una ruota di molino d'oro. 

— Cimiero: Un leone di S. Marco d'oro tenente 
colla branca destra una bandiera d'argento, attac- 
cata ad un'asta di rosso, e caricata di una croce 
di Gerusalemme dello stesso, colla zampa sinistra 
appoggiata sopra una ruota di molino d'oro. — 
Alias: Spaccato d'argento e di rosso, alla ruota 
di molino dell'uno nell'altro. 

MOLIN di Vicenza. — Arma ; Di rosso, a tre 



MOL 



— 150 — 



MOL 



steli fogliati di verde, fioriti ciascuno alla som- 
mità di tre viole del pensiero male ordinate d'az- 
7.urro, ciascuno stelo movente da un cuore di 
rosso; i tre cuori disposti in punta. 

MOLINA di Milano. — Arma: Spaccato; nel 
4° d'oro, all'aquila di nero coronata del campo; 
noi 2° di rosso, a tre anelletti d'argento. 

MOLINARI di Bologna. — Arma: D'argento, 
ad una ruota di mulino d' oro, sostenuta da una 
terrazza di verde, e sormontata da un albero dello 
stesso; col capo d' Angiò. — Alias: D'argento, 
ad una torre di rosso, sostenuta da un monte di 
tre cime di verde, e caricata, al disotto dei merli, 
di una rosa d' argento, sulla quale soffia un aqui- 
lone posto nel cantone sinistro del capo; col capo 
d' Angiò. 

MOLINARI di Milano. — Marchesi. — Arma : 
Spaccato; nel 1» d'oro, all'aquila di nero, coro- 
nata del campo; nel 2° di rosso, ad una ruota d'ar- 
gento, i raggi di nero, il nocciuolo dell'asse di rosso, 
lo spazio fra i raggi ripieno d'argento; la ruota 
traforata da una picca di nero posta in fascia pas- 
sante sotto il quarto a destra e sopra il quarto 
a sinistra, il ferro a sinistra. — Cimiero : Un'a- 
quila di nero nascente. 

MOLINELLA (dalla) di Bologna. — Origina- 
ria di Bombiana nelle montagne bolognesi. — 
Pier-Paolo eccellentissimo fisico e chirurgo morto 
nel 1764. — Arma: Interzato in fascia; nel 1° 
d'azzurro, a tre stelle d' oro ; nel 2° di rosso, alla 
fede di carnagione, vestita d'argento, movente dai 
due fianchi dello scudo; nel 3" d'argento, al leone 
passante d' oro. 

MOLINELLI di Sicilia. — Arma : D' oro, al- 
l'aquila spiegata di nero, colla compagna d'az- 
zurro, caricata di tre ruote di molino d' oro. 

MOLINERI del Piemonte. — Arma : D'azzurro, 
ad una macina d'argento, col suo foro in mezzo 
al naturale. 

MOLINI di Alessandria. — Arma : D'azzurro, 
alla ruota di mulino d'oro, coli' orlo dello stesso. 

MOLINO di Venezia. — Arma: Inquartato; 
nel 1° e 4° d'oro, all'aquila bicipite di nero, cia- 
scuna testa coronata del campo, tenente coll'ar- 
tiglio destro uno scettro e col sinistro una spada; 
nel 2° e 3° d'azzurro, ad una ruota di molino d'oro: 
sul tutto di rosso, all'elefante d'argento, portante 
sul dorso una torre di rosso. — Cimiero: Un 
leone nascente d' oro, posto di fronte, tenente colla 
sua branca destra una bandierola d'argento cari- 
cata di una croce di rosso, e posante la sinistra 
sopra una ruota di mulino d'oro. 

MOLISE del Napoletano. — Di origine nor- 
manna, prese il nome dal feudo di Molise da essa 
posseduto. Si vuole anzi che i grandi territori a 
lei spettanti nel reame di Napoli furono detti con- 
tado di Molise, come pure Molise si chiamò un 
castello da essa edificato presso le rovine di Ti- 



ferno. — Ha posseduto 24 feudi, e le contee di Bo- 
jano, Campobasso, Catanzaro, Celano, Isernia, Ma- 
rigliano, Molise, Venafro e Vitichiuso, ed à go- 
duto nobiltà in Napoli fuori seggio ed in Sicilia, 
ed è stata una delle sette grandi case del regno 
di Napoli. — (Estinta). — Arma: D'oro, alla banda 
d'azzurro. 

MOLL (de) del Trentino. — Famiglia confer- 
mata nella sua nobiltà dall' Imperatore Carlo V 
con diploma 28 Aprile 4555, ed innalzata al ca- 
valierato del S. R. I. da Rodolfo II con diploma 
6 luglio 1583. — L' Imperatore Giuseppe li, con 
diploma 4 Maggio 1789 creò libero barone il cav. 
Sigismondo de Moli co' suoi discendenti d'ambo i 
sessi per continuata linea retta mascolina. — Napo- 
leone I con lettere patenti 17 settembre 1811 
conferì al suddetto Sigismondo il titolo di conte 
del regno d' Italia con facoltà di trasmetterlo ai 
discendenti per primogenitura maschile : ma la fa- 
miglia essendo stata reintegrata dal governo au- 
striaco nell'antica nobiltà col titolo baronale à 
dovuto rinunziare al titolo di conte conferitole 
da Napoleone. — Arma: D'azzurro, al capriolo- a 
cicloide d'oro, accompagnato da tre stelle dello 
stesso, 2 in capo ed 1 in punta. — Arma con- 
cessa da Napoleone I: Inquartato; nel 1° di verde, 
alla serpe d'argento attorcigliata ad uno specchio 
d' oro; nel 2° d'azzurro, al capriolo d' oro, accom- 
pagnato da tre stelle di 6 raggi dello stesso; nel 
3° d'argento, al leopardo dimidiato di rosso, ram- 
pante e sostenente colle branche anteriori una 
torre merlata dello stesso, aperta e finestrata di 
nero; nel 4° di verde, a due sbarre d'argento. 

MOLLI di Bellinzona e di Como. — Giovanni 
Molli di Bellinzona fu gran cancelliere di Fran- 
cesco II Sforza, Duca di Milano, suo prossimo pa- 
rente, nel 1540; Bernardo suo figlio, fu segretario 
del senato di Milano sotto l'Imperatore Carlo II 
e morì nel 1556; e questi fu padre di Alessandro 
Vescovo di Minore. — Arma ? 

MOLLICA di Messina. — Baroni della Bagna- 
tila e della Salina di Mollica, anno fiorito nel 
patriziato di Messina nei secoli XV, XVI, XVII 
e XVIII. — (Estinti). — Arma: D'azzurro, a due 
braccia d'argento, moventi dai fianchi dello scudo, 
dividenti nal cuore un pane d'oro. 

MOLLICA di Trapani e di Alcamo. — È un 
ramo della precedente, di cui fu capostipite un 
Domenico regio milite. — Fiorirono un Giovanni 
regio milite e consigliere per privilegio di Re Al- 
fonso nel 1441; un altro Domenico regio fami- 
liare, capitano di Castroreale ed ambasciatore di 
Re Giovanni nel 1460; un Pietro familiare dello 
stesso re nel 1463; un Giambattista capitano [di 
Salemi nel 1508; un Francesco capitano di ga- 
lera nel 1535; un altro Francesco cavaliere del 
S. M. 0. Gcrosolim. nel 1623. — Pietro eresse 
in baronia una sua salina detta d' Incodina nel 



MOL 



— m — 



MOM 



1633. — 11 ramo di Trapani fiorisce tuttora; quello 
di Alcamo è spento da lungo tempo. — Arma: e- 
guale alla precedente. 

MOLLO di Courgnc e di Busano Piemonte). 

— Una delle più antiche famiglie patrizie del Ca- 
navese. — Alberto nel 1307 comprava la quarta 
parte di Barbania; Silvio, consignore di detto luogo, 
nel 1602, era vicario di Pont; Giammatteo, suo 
fratello, Cav. Mauriziano nel 1648. — Ultimo di 
questa famiglia fu Giuseppe il quale institui va suo 
erede il Cav. Gioacchino Isola, che aggiunse al 
proprio il cognome Mollo. — 11 ramo nobile di 
Busano, estinto anch'esso nel 1793. — Arma: 
D'argento, alla pianta di verbena al naturale, sra- 
dicata. — Cimiero: Un destrocherio impugnante 
un pajo di molle d'argento. — Motto: Tolsjol'rs 
h.ut. 

MOLLO di Palermo. — Famiglia nobile ori- 
ginaria di Montalto in Calabria, di cui fu capo- 
stipite in Palermo un Antonio dal quale nacque 
un Pietro nel 1528. (Estinta). — àmia: D'az- 
zurro, ad una molla d'argento, posta io palo, ac- 
compagnata da due leoni controrampati e coronati 
d'oro, sormontata da tre stelle dello stesso, ordi- 
nate in fascia. 

MOLO [de] di Milano. — Fregiati del titolo 
marchionale. — Arma: Spaccato; nel 1° d'oro, 
all'aquila nascente di nero, coronata del campo; 
nel 2° partito; a destra d'azzurro, ad una barca 
avente un solo albero ed una sola vela, il tutto 
d' oro, vogante sopra un mare al naturale ; a si- 
nistra di rosso, a due torri accostate d' argento 
terrazzate di verde. — Cimiero: Un'aquila di 
nero, coronata d' oro. 

MOLOCCA di Lentini e di Siracusa. — An- 
tica famiglia feudataria di Sicilia stabilita in Len- 
tini ed in Siracusa al servizio di Re Lodovico. — 
Fiorirono nella prima città un Antonio milite, e 
nella seconda un Guglielmo barone del feudo di 
lardello. — Giovanni fu senatore di Lentini al 
tempo di Re Federico II, ed un Ruggero egual- 
mente senatore nel 1388. Nicolò, barone di Mo- 
locca, fu governatore della Camera Reginale nel 
1438. — Arma: D'oro, ad un albero di verde, 
sinistrato da un leone di rosso, e sormontato da 
un uccello d'azzurro. 

MOLOSSI di Casalmaggiore nel Cremonese. 

— Le più antiche memorie di questa famiglia ri- 
montano alla prima metà del XV secolo, in cui 
troviamo un Tomassino Molossi, uno dei sapienti 
uomini che nel 1427 concorse alla compilazione 
dei patrii statuti. Divisa in due rami, ciascuuo 
di questi à dato alla patria parecchi decurioni. II 
primo acquistò il feudo di Barenzate, e l'altro 
quello di Pinzano nel 1715. — Ambedue i rami 
furono confermati nella loro nobiltà con sovrane 
risoluzioni 28 gennaio 1817 e 17 settembre 1826. 

— Arma : Spaccato; nel 1° d'azzurro, a tre bande 



I d'argento ; nel 2° di rosso, a due cani molossi di 

; argento, colla coda alzata, accovacciati sulla pia- 
nura erbosa e affrontati, tenenti ciascuno fra' suoi 

i denti un osso dello stesso levato in alto; i due 
ossi passati in croce di S. Andrea. — Alias: Spac- 
cato d'azzurro e d'oro, alla fascia di rosso, at- 
traversante sulla partizione; l'azzurro caricato di 
una femina uscente di carnagione, cinta d' un 
grembiale d'argento, tenente colla destra un osso 
dello stesso in sbarra, la sinistra appoggiata sopra 
la sua anca, accompagnata in capo da due stelle 
d'argento; l'oro caricato di due cani rampanti 
ed affrontati al naturale, sostenuti da una ter- 
razza di verde, tenenti ciascuno colla zampa de- 
stra un osso al naturale ; i due ossi passati in 
croce di S. Andrea. 

MOLZA di Modena. — Originaria della Sve- 
via, e trapiantata in Modena nel X secolo. Un 
conte Molza fu famigliare dell' Imperatore Ottone 
III, il quale ne investì i figli di quattro castelli 
nel Modenese con piena giurisdizione. — Giovanni 
Re di Boemia nel 1329 donò ad Andrea Molza il 
passo di S. Ambrogio sul fiume Panaro, e poco 
dopo lo infeudò di Castelleonc. Confermò a lui ed 
ai suoi discendenti le antiche franchigie l' Impe- 
ratore Carlo IV nel 1361 ; 1' Imperatore Sigismondo 
rinnovò i privilegi a Gherardino Molza nel 1433, 
e Carlo V fece il simile nel 1530 a favore di Gi- 
rolamo, Nicolò e Gherardino juniore. — Filippo 
ed Andrea, figli di Guido, furono, 1' un dopo l'al- 
tro pretori di Firenze nel 1413. — Ettore Vescovo 
di Modena nel 1654; Silvio fu governatore di 
Reggio nel 1666; Fulvio e Camillo vestirono l'a- 
bito del S. M. 0. Gerosolim nel 1576 e 1589; e 
Giacomo fu Cav. di S. Stefano di Toscana nel 
1715. — Questa famiglia è fregiata dei titoli di 
conte e di marchese. — Arma ? 

MOMBELLO di Moncalievi ^Piemonte'. — Lu- 
dovico Duca di Savoja, con lettere patenti 16 no- 
vembre 1453, concesse a questa famiglia l'arma 
gentilizia di cui fa uso. — Vittorio Amedeo II 

| Re di Sardegna, con lettere patenti 1 1 gennaio 
1723 investì Giuseppe-Antonio Mombello, prefetto 
e senatore in patria, del feudo di Olivastro nella 
valle di Oneglia con titolo comitale, ed il Mini- 
stro dell' Interno del regno d' Italia, con decreto 
del 1874 dichiarò competere a Federico -Maria- 
Bernardo-Agostino Mombello il titolo di conte di 
Olivastro trasmissibile nei discendenti maschi per 
continuata linea retta mascolina con ordine di 
primogenitura. — Arma: D'azzurro, alla stella di 
sei raggi d' oro in abisso, acostata da sei altre 
simili più piccole, tre per parte, in palo. 

MOMBELLO di Pincrolo. — È un ramo della 
precedente trapiantato in Pinerolo dal famoso Gu- 
glielmo Mombello, di cui parla con molta lode il 
poeta Antonio Astesano, e che fu investito nel 
1306 dal principe Filippo d'Acaja del feudo di 



MON — 1 

Castelvecchio. — Di Giorgio e di Giovanni fra- 
telli Mombello c fatta menziono nell'atto d' inve- 
stitura dei feudi di Frossasco e di Buriasco con- 
cessa loro il 4 agosto 1411 dal principe Lodovico 
d' Acaja. — Bertolino fu maestro di casa del Duca 
Carlo-Emanuele, il quale nel 1524 eresse a favore 
di lui il feudo di Frossasco in contado e più tardi 
fu decorato delle insegne della SS. Annunziata. 
— Carlo di Mombello fu conte di Frossasco, Can- 
talupa, Monastero o Rolletto. — Arma: eguale 
alla precedente. 

MOMBELLO del Piemonte. — Signori di Mom- 
bello della Frasca. — Arma: Partito; nel 1' d'ar- 
gento, a tre fascio di rosso; nel 2° d'oro, al ramo 
di quercia colle foglie secche al naturate, in palo. 

— Cimiero: Un Ercole nascente impugnante con 
ambe le mani una clava. — Motto: Respice fu- 
tura. 

MOM PIANI di Brescia. (Estinta). — Arma: 
D' azzurro, al leopardo illeonito di ... . 

MONA di Verona. — Lo primo traccici di que- 
sta famiglia rimontano al secolo XV. — Fran- 
cesco nel 1557 entrò nel nobile Consiglio veronese. 

— Un Cesare Mona fu cronista veronese nel XVI 
secolo. — Arma: D'argento, ad un ceppo di vi- 
gna di verde senza frutti accollato al suo palo di 
rosso posto sopra una terrazza del secondo. 

MONACESCHl di Siena, — Signori di Tor- 
rita, ai quali appartenne quel Ghino di Tacco di 
cui parlano il Boccaccio ed il Guerrazzi. — (E- 
stinti). — Arma; Di rosso, all'anello d'oro, so- 
stenuto nel centro da tro pezzi di catena dello 
stesso, due de' quali moventi dagli angoli supe- 
riori dello scudo, ed uno dalla punta. 

MONACO (del) di Palermo. — Di origine fran- 
cese, venne in Italia al tempo di Re Alfonso, si 
stabilì in Cosenza, donde passò in Sicilia. Un Fran- 
cesco ebbe dallo stesso re V ufficio di maestro ra- 
zionale di toga corta nel 1442, e quello di go- 
vernatore della Camera Reginale nel 1449. — 
Andrea fu senatore in Palermo nel 1406; Pier- 
luca maestro di sala del Re Federico III; ed An- 
tonio, per militari servigi, ebbe una rendita di 
onze 60 in feudo. — Un ramo di questa casa à 
pur fiorito a Messina, ed un altro a Trapani. — 
Arma: Spaccato; nel 1° d'oro, a tre pali d'az- 
zurro; nel 2 n d'oro, a tre chiodi di nero fra loro 
incrociati. — Cimiero: Un grifo coronato tenente 
coli' artiglio destro una granata accesa. — Motto: 

TU SOLA ANIMUM MENTEMQIE PLRIRIS GLORIASI. 

MONACO di Spilimbergo (Friuli). — Investita 
nel 1650 dal governo veneto dui feudo di S. Pie- 
tro in Tavella con piena giurisdizione, e decorata 
del titolo di conte il 20 luglio 1796 confermatole 
da S. M. A. nel 1831 — Arma: Spaccato; nel 1° 
d'azzurro, a tre gigli d'oro ordinati in fascia; 
nel 2° bandato di rosso d'argento, coi destrocherio 
vestito di ferro ed armato di mazza attraversante 



52 - MON 

sul tutto; colla fascia d'oro attraversante sullo 

spaccato. 

MONACO di Udine e di Spilimbergo. — È 
un ramo della precedente. Aggregato fin dal 1714 
al Consiglio nobile di Udine e confermato nella 
sua nobiltà con sovrana risoluzione 24 novembre 
1820. Era inoltre insignito del titolo di conte an- 
nesso ai feudi giurisdizionali, di cui fin dal 1654 
era investito del luogo di S. Pietro di Tavella e 
della villa di Vidulis con giurisdizione civile e 
criminale. — (Estinta). — Arma: Spaccato; nel 
1" d'azzurro, a tre gigli d'oro ordinati in fascia; 
nel 2° di rosso, a tre pali d'argento; col destro- 
cherio vestito di ferro ed armato di mazza at- 
traversante sulla partizione. 

MONACO LA VALLETTA di Napoli. — Fa- 
miglia feudataria ed antica, la cui prima residenza 
fu Tricarico in Basilicata, donde si diramò nel 
1400 in Marsico e quindi in Eboli, alla cui no- 
biltà venne aggregata. — Raffaele creato Cardinale 
di S. R. Chiesa dal Pontefice Pio IX nel concistoro 
13 marzo 1868. — Arma: D'azzurro, alla fascia 
d' oro sormontata da un leone uscente e coronato 
d'argento, ed accompagnato in punta da una 
fiamma al naturale. 

MONAGARIO di Venezia, — Originaria di 
Padova, à dato alla Repubblica di Venezia un doge 
nella persona di Domenico nel 756, e si spense 
nel 1271. — AnMA: Trinciato di rosso e d'argento, 
a due rose dell'uno nell'altro. 

MONALDESCHI di Orvieto. — Originaria 
francese, trapiantata in Italia al tempo di Carlo- 
magno e stabilita in Orvieto. — L' Imperatore 
Ottone II la favorì di molti privilegi e concesse 
il dominio di Bagnorea a Lodovico Monaldeschi ed 
i suoi successori ne furono fatti conti nel 975. 
Questa famiglia fu di parte guelfa e combattè 
sempre con prospera fortuna l' avversaria ghibel- 
lina per lo spazio di oltre cento anni, e ne restò 
superiore per modo che nel 1315 divenne arbitra 
e quasi padrona di Orvieto, ma in progresso di 
tempo venuti i Monaldeschi fra essi in discordia 
si divisero in quattro famiglie o consorterie che 
presero il nome della Cervara, del Cane, della Vi- 
pera e dell'Aquila dai cimieri sovrapposti all'arma 
comune. La prima fu la più potente e si vuole 
che il cimiero del cervo fosse stato donato a Ro- 
derico Monaldo da Carlomagno, e però Ermanno 
principale dei Monaldeschi e signore di Orvieto 
essendogli stato confermato il detto cimiero nel 
1334 fece edificare un castello che dal Cimiero 
stesso chiamò Cervara. Le quattro famiglie o con- 
sorterie si combatterono lungo tempo fra loro sotto 
i nomi di Malcorini e Muffati, ed or gli uni, ora 
gli altri riuscirono a dominare la straziata loro 
patria. — Molti prodi capitani emersero da que- 
sta celebre stirpe, .cui non mancarono illustri per- 
sona™! per dignità civili ed ecclesiastiche. — 



MON 



— 163 — 



MON 



Monaldo di Ormano, dopo essere stato Vescovo di 
Soana, fu creato Arcivescovo di Benevento da Bo- 
nifacio Vili; Tramo di Corrado fu Vescovo di Or- 
vieto; Corrado di Luca fu Vescovo di Anagni; e 
Gianfrancesco di Monaldo fu prima Vescovo di 
Orvieto e poi di Ascoli. — L' Imperatore Corrado 
II dette ai Monaldeschi il dominio della Valle Ti- 
berina nel 1026, ed in tutto possedettero 45 feudi 
di terre e castelli dentro e fuori il territorio di 
Orvieto. Papa Martino V creò Paolopietro e Luca 
Monaldeschi conti palatini, avendo eretto in con- 
tado Bolsena, Onano, Cervara, Meano e Fichino, 
e dando loro ed ai discendenti tutti i privilegi di 
conti. — (Estinta). — Arma: Di rosso, alla fa- 
scia d' oro. 

MONALDESCHI di Roma. — Arma : D' oro, 
a quattro bande contradoppio merlate d'azzurro. 

MONALDI di Firenze. — Antichissima fami- 
glia fiorentina annoverata dall'Alighieri fra le più 
potenti casate. Ebbe palazzi e torri nella via che 
da Porta Rossa conduce alla piazza degli Strozzi. 

— Ugone console di Firenze nel 1201; Rinuccio 
suo figlio e Iacopo anziani nel 1251; e verso la 
stessa epoca viveva ancora Bonfìgliolo che fu uno 
dei sette fondatori dei Servi di Maria e che dopo 
morto fu innalzato all' onore degli altari col titolo 
di beato. — I Monaldi furono di parte ghibellina, 
e due volte furono banditi dalla patria. — Due 
pervennero al priorato: Baldovino di Rinuccio nel 
1283 e nel 1287 e Francesco di Guidotto nel 1487. 

— Alessandro di Tommaso fu uno dei capitani 
delle milizie fiorentine al tempo dell'assedio, e 
fattosi seguace del celebre Ferrucci prese parte 
all'espugnazione di Volterra di cui fu governatore. 

— Questa famiglia si spense nel 1629 nella per- 
sona di Piero di Giovanni, autore di una storia 
delle famiglie fiorentine. — Arma : Di rosso, al 
pavone roteante d'argento. 

MONALDI di Orvieto. — Arma: Partito; a 
destra di rosso, al pavone al naturale posto di 
profilo e movente da una terrazza di verde, ac- 
compagnato in capo da uno scudetto rotondo d'ar- 
gento caricato da una croce piena di rosso, ed in 
punta da una rosa al naturale; a sinistra d'oro, 
al pino al naturale movente da una fiamma pure 
al naturale, accompagnato in capo da un capriolo 
d'azzurro, caricato da tre stelle di sei-raggi d'ar- 
gento. — Motto: FlDELITAS ET VIRTUS. 

MONALDI di Pesaro. (Estinta). — Arma: 
Spaccato; nel 1.° d'oro, all'aquila bicipite di nero 
tenente cogli artigli un serpente dello stesso; 
nel 2° d'azzurro, a tre pali d'argento. 

MONALDI di Siena. — Dei Nove risieduti 
nel 1504. — Arma: D'oro, a due cotisse d'az- 
zurro poste in banda, fra le quali tre crescenti 
dallo stesso, accompagnate da due stelle di sei 
raggi pure d'azzurro, una posta a sinistra del capo, 
e l'altra a destra della punta. 



MONALDI di Spello (Umbria). — Derivata 
dal Conte Offredo de' Duchi di Spoleto, si divise 
in molti rami. Quello che si stanziò a Spello nel 
1322 ebbe un Giovanni che fu governatore di 
Portachiusa, ed un Alessandro condottiero dell' e- 
sercito granducale di Toscana. — Si spense nella 
famiglia Borbori di Spello. — Arma: Spaccato; 
nel 1° d'azzurro, a tre spighe d'oro, sormontate 
da un sole radioso dello stesso; nel 2° d'argento, 
alla corona d'alloro di verde; colla fascia d'oro 
attraversante sulla partizione. 

MONALDINI di Ravenna. — La più antica 
memoria certa di questa nobile famiglia rimonta 
al 1478, in cui troviamo un Giuliano Monaldini 
che da Faenza si trasferì a Ravenna come segre- 
tario di Obizo Polentani. Però si crede che que- 
famiglia fiorisse in Ravenna nel XII secolo sapen- 
dosi che un Ugolino, sendo capitano dei Raven- 
nati nell'esercito dell' Imperatore Federico contro 
Faenza, quivi morì nel 1183. — Francesco, figlio 
del suddetto Giuliano, fu spedito nel 1438 a Ve- 
nezia con autorità di trattare la cessione della 
città a quella Repubblica. Egli ordì all' uopo una 
congiura d'accordo col fratello Opizo a danno di 
Ostasio Polentani che signoreggiava Ravenna, e 
dopo molti sacrifici i due fratelli riuscirono nel- 
l' intento, onde Opizo ottenne la restituzione dei 
beni confiscatigli dal tiranno, l'onore di essere 
aggregato al senato veneto e la esenzione in per- 
petuo per sè e suoi di ogni dazio e gabella. Fran- 
cesco venne creato prefetto a vita del magistrato 
dei danni dati nel 1 444, e la stessa carica occupò 
dopo la di lui morte il figlio Gregorio nel 1 462. 
— Malatesta, figlio di Opizo, venne insignito del 
titolo di conte e cavaliere dall' Imperatore Fede- 
derco III nel dicembre 1468, ed essendo esperto 
capitano fu più volte inviato a Venezia per emer- 
genze di guerre. Molti uomini illustri vanta que- 
sta famiglia, i quali nelle armi, nelle scienze e 
nell' esercizio delle magistrature si resero bene- 
meriti della patria. — Ebbe pure cavalieri di 
Malta e di S. Stefano, e fra questi emerse Giu- 
liano-Antonio, dotto giureconsulto che per sette 
anni insegnò giurisprudemza nell'Università di 
Pisa. — La famiglia Monaldini si estinse nel 1 836 
per la morte di Giuliano ultimo rampollo maschio, 
ed i beni, il nome e lo stemma furono devoluti 
al Conte Giuseppe Ginnasi di Faenza marito di 
una pronipote di detto Giuliano. — Arma : D' oro, 
ad un semivolo sinistro di nero, spiegato e soste- 
nuto da un artiglio del campo. 

MONARI di Bologna. — Arma : D'azzurro, ad 
un cavallo d'argento, brigliato di rosso, passante 
sopra una terrazza di verde, ed accompagnato in 
capo da due stelle di rosso; col capo d'Angiò. — « 
Alias: D'azzurro, al leone d'oro, portante colle 
sue branche due chiavi addossate poste in capriolo 
rovesciato, gli anelli al basso; col capo d'Angiò, 



MON 



— 154 — 



MON 



MONASTRA di Girgenti. — Capostipite di 
di questa famiglia fu un Pietro Monastra nobile 
di Girgenti, capitano giustiziere e giurato di detta 
città nel 1 440, cui seguì un Filippo capitano di 
arme e giurato nel 1520, e poi un Vincenzo ca- 
pitano come sopra nel 1574. — Arma: D'azzurro, 
al monte di cinque cime d' oro, sormontato da cin- 
que stelle dello stesso, 3 e 2. 

MONCADA di Sicilia. — Originaria spagnola, 
trasse il suo nome dall' impresa d' incatenare due 
monti della Catalogna nel sito di Sardagna a 
fine di premunirsi dagli assalti de' Mori, e per- 
ciò fu detto Montecateno, da cui Moncada. — 
Vanta molti illustri generali, e fra* più celebri un 
Ugo gran capitano spagnolo in servizio di Carlo 
Vili, ed un Francesco conte di Ossone, marchese 
d' Aitone, generalissimo delle truppe spagnole nei 
Paesi-Bassi. — Fu trapiantata in Sicilia da un 
Guglielmo- Raimondo secondogenito del signor di 
Aitone, il quale fu signore dell' Isola di Malta, 
che poscia cedette al re Federico II d' Aragona, 
e ne ottenne in compenso Augusta col castello e 
terra di Melilli. — Si divise in Sicilia in tre rami: 
dei principi di Paternò grandi di Spagna di prima 
classe; nei principi di Monforte, grandi di Spagna 
di 2" classe; e nei principi di Calvaruso estinti 
nel XIX secolo. — Arma: Inquartato; nel 1<> e 
4° di nero, al leone coronato d'oro; nel 2° o 3° 
fusato io banda d'argento e d'azzurro; sopra il 
tutto partito; nel 1° di rosso, a sei pali e due 
mezzi d'oro; nel 2° d'oro, a quattro pali di rosso. 

— Cimiero: Un leone passante coronato d'oro, 
la testa rivolta. 

MONCUCCO del Piemonte. — Signori di Mon- 
cucco. — Arma: Fasciato ondato nebuloso d'az- 
zurro e d'argento. 

MONDELLA di Brescia. — Arbia : Partito di 
rosso e d' azzurro, a 14 castagne (in dialetto 
mondol) d'oro, poste in fascia a destra e a sini- 
stra, 3, 2, e 1. — Alias: Di rosso, a 14 casta- 
gne poste in fascia, 5. 4, 3, e 2 d'oro; col capo 
dell'impero. 

MONDELLA del Piemonte. — Conti di Van- 
dorno. — Arma: Partito d'azzurro e di rosso, a 
quindici castagne mondate d' oro, 5, 5 e 5 in tre 
pali, le cinque di mezzo dall' uno all'altro. — Ci- 
miero: Un cane levriere d'argento nascente. — 
Motto: Et ir coelo praemium. 

MONDELLA di Verona. — Famiglia nobile 
di Milano, trapiantata in Verona nel tempo del do- 
minio dei Visconti in quella città. — Nel 1409 
fu aggregata al Consiglio nobile, e produsse i due 
celebri medici Giovanni e Luigi. — Indi si cstinse 
con Bianca moglie del nobile Claudio Dal Bovo. 

— Arma: Partito; nel 1° d'oro, a sei torte d'az- 
zorrojnel 2° d'azzrurro, a sei bisanti d'oro; col 
capo d'oro attraversante sulla partizione e cari- 
rato di un' aquila di rosso. 



MONDELLO di Sicilia. — Arma: Di rosso, 
al leone d' oro tenente colle branche anteriori un 
globo d'argento, sormontato da una croce d'oro. 

MONDINARI di Cremona. — Diede alla pa- 
tria diecinove decurioni, de' quali primo Marsilio 
nel 1115, ultimo Percivalle nel 1537. — Arma: 
Di rosso, alla banda doppiomerlata d'argento. 

MONDINI di Bologna. — Mastro Mondino fu 
celebre professore di medicina del 1300, ed Er- 
cole nel 1585 fu creato cavaliere dei SS. Mau- 
rizio e Lazzaro. — Arma : D'oro, alla banda d'az- 
zurro, accompagnata da due teste di leone di ne- 
ro; col capo d' Angiò. 

MONDINI di Ceneda. — Antica famiglia che 
da remoto tempo formava parte della corporazione 
nobile di Ceneda, fu confermata nella sua nobiltà 
con sovrana risoluzione 28 ottobre 1 823. — Arma : 
Una banda accompagnata da due teste di tigre, 
una in capo e l'altra nella punta. 

MONDI o DAL MONO di Padova. — Questa 
famiglia appellata indiferentemente Mondi, dal 
Mondo, dal Mono, fu ascritta al Consiglio nobile 
di Padova nel 1081. — Ebbe un console nella per- 
sona di Cardino o Aicardino nel 1085, vari giu- 
dici e notari. — (Estinta). — Arma? 

MONDIO di Messina. — Fu dichiarata nobile 
di Messina con privilegio senatorio del 25 Marzo 
1815. — Vanta vari giudici della regia udienza, 
senatori, consoli del regio consolato dell'arte della 
seta, un assessore del gran priorato gerosolim. 
e soprattutti un Paolo-Maria abate prelato di S. 
Lucia del Mela e Vescovo di Miriofidi nel 1850, 
— Arma : D' azzurro, al mondo d' oro sostenuto da 
due leoni controrampanti dello stesso. 

MONDOLFO di Milano. — Vittorio-Emanuele 
Il Re d' Italia, con decreto 24 Gennaio 1864 con- 
cesse a Sebastiano Mondolfo il titolo di conte tra- 
smissibile per primogenitura maschile. — AnMA? 

MONDRAGON di Messina. — Arma: Di rosso, 
al drago d'oro. 

MONEDA di Verona. — Famiglia compresa 
in un elenco di parecchie case antiche, alcune an- 
che nobili, ma non ascritte al nobile Consiglio di 
Verona che formano la seconda parte di un bla- 
sone veronese. — Arma: D'azzurro, alla fascia 
cucita di rosso, accompagnata da tre stelle doro 
e sostenente un monte di sei cime d' argento. 

MONEGARl di Venezia. — Arma : Trinciato 
d'argento e di rosso, a due rose dall'uno all'al- 
tro. — Alias: Spaccato di uno, partito di due, 
che formano sei quarti; nel 1° e 3° d'argento pieno; 
nel 2» e 6° di verde pieno, e nel 3» e 4° d' oro 
pieno. 

MONEGLIA di Genova. — Aggregata all'Al- 
bergo Cicala. — Arma: D'azzurro, al dardo d'oro 
in palo, la punta in basso, accompagnato in punta 
dello scudo da tre speronelle dello stesso. — Mo- 
neqlia dell' Albergo Giustiniani : Di rosso, alla fa- 



MON 



— 155 — 



MON 



scia d'oro, caricata di un'altra in divisa d'azzurro. 

— Alias: Di rosso, alla banda ondata nuvolosa 
d'argento. — Moneglia dell'Albergo Lercari: 
D'azzurro, al castello d'argento, aperto, caricato 
di due leoni di rosso, affrontati, in atto di custo- 
dire la porta. 

MONELLI di Crema. — Famiglia patrizia cre- 
masca, dalla quale emersero tre fratelli; Agostino 
famigliare di Mattia Re d'Ungheria, Bernardino 
governatore di detto regno, e Giovanni favorito 
del Papa Paolo II e morto in patria protonota- 
rio apostolico. — (Estinta). — Arma ? 

MONETA (dalla) di Bologna. — Derivata da- 
gli Scannabecchi, dette alla patria parecchi anzia- 
ni. — AnMA: Trinciato ondato d'oro e d'azzurro. 

MONETA di Milano. — Fregiati del titolo di 
conti. — Arma: D'azzurro, al leone d' oro, lam- 
passato d'argento, tenente colla branca anteriore 
sinistra una borsa del secondo. — Cimiero: Un'a- 
quila di nero. 

MON FERRA RI di Bologna. — Arma: D'az- 
zurro, a tre catene in pergola, moventi da un 
triangolo vuoto e convergenti ai fianchi e alla 
punta dello scudo, con tre stelle ordinate in ca- 
po, il tutto d' oro. 

MONFERRATO (Marchesi del). — Famiglia 
illustre dell' Italia settentrionale che disputò per 
lungo tempo alla casa di Savoja la signoria del 
Piemonte, ed ebbe dominio in Casale, in Tessa- 
lonica e in Gerusalemme. Il primo che si conosca 
di questa casa è un Aleramo che ebbe il marche- 
sato di Monferrato dall' Imperatore Ottone nel 967, 
ed i suoi discendenti vi regnarono fino al 1305. 

— Fra i più rimarchevoli é da segnalare Guglielmo 
detto il vecchio, il quale seguì V Imperatore Cor- 
rado III nella seconda crociata e si coprì di gloria 
nel 1147; Ranieri, figlio del precedente, il quale 
per aver sposato una figliuola di Emanuele Com- 
neno Imperatore di Costantinopoli ne ebbe in dote 
il regno di Tessalonica nel 1179 che trasmise ai 
suoi discendenti; Guglielmo V, uno degli eroi della 
terza crociata, si meritò per il suo valore il so- 
prannome di lunga spada, ed avendo sposato Si- 
billa sorella di Baldovino il lebbroso re di Geru- 
salemme ne ebbe in dote la contea di Joppo ; Corrado, 
il quale si illustrò anch' esso in Oriento, difendendo 
sopratutto la città di Tiro contro Saladino, della 
quale fattosi padrone, vi regnò dal 1187 al 1192; 
Bonifacio III andò nel 1202 alla quarta crociata, 
ed ebbe gran parte alla presa di Costantinopoli; 
c fu fatto re di Tessaglia; Guglielmo VI detto il 
Grande, dopo essere stato alleato di Carlo d'An- 
giò ed avergli facilitato la conquista del regno di 
Napoli, lo combattè quando vide che voleva sot- 
tomettere la Lombardia, ed aggiunse ai dominii 
della sua famiglia Vercelli, Ivrea ed altre città. 
Lasciò un figlio, Giovanni, il quale morì senza 
prole e con lui si spense la famiglia dei Monfer- 



rato. 11 Monferrato, alla sua morte fu devoluto 
alla di lui sorella Jolanda moglie di Andronico 
Paleologo Imperatore di Oriente che lo trasmise 
al suo secondo figlio Teodoro Paleologo, il quale 
divenne il capostipite di una seconda dinastia dei 
Marchesi di Monferrato. — Arma: D'argento, col 
capo di rosso. 

MONFORTE di Messina. — Originaria di Na- 
poli, à goduto nobiltà in Messina dal XIII al XVII 
secolo. — Francesco capitano di Milazzo nel 1527; 
Bartolo console di mare nel 1568; un altro Fran- 
cesco giudice della Gran Corte nel 1573. — (E- 
stinta). — Arma: Di rosso, al leone d'oro, te- 
nente colle branche anteriori uno scudetto d'az- 
zurro caricato da cinque code d'armellino di nero, 
ordinate in croce di S. Andrea. 

MONFORTE di Napoli. — Originaria di Fran- 
cia e scesa nel regno di Napoli con Carlo d' Angiò, 
il quale per rimunerarne i servigi creò conte pa- 
latino Guido di Mon forte e gli donò la città di 
Nola col titolo di conte, Cicala, Monteforte, Ari- 
palda, Furino con tutti i casali, concesse a Guido 
la contea di Avellino insieme a Calvi, Francolisi 
e Riardo in Terra di Lavoro e Padula nel Prin- 
cipato ; ed a Giovanni, fratello del precedente, la 
contea di Squillace in Calabria, e le terre di Ge- 
raci, Ganugi o Castelluccio in Sicilia, e più tardi 
Santo Mauro, Ippolicro, Fiscaldo, Bollita e Mon- 
tepavone e Castel di Belvedere in Calabria. — 
Ricardo di Monforte, vissuto ai tempi dei Re Carlo 
II e Roberto, fu signore di Molitorio, di S. Gio- 
vanni in Gaudo, della Tufara, di Santa Croce, di 
Casalvatica e di Campochiaro, siniscalco di Pro- 
venza e di Forcalquier, consigliere di stato, mae- 
stro ostiaro, gran giustiziere e generale capitano 
di tutto l' esercito mandato a Genova dal Re Ro- 
berto nel 1319. — Guglielmo di Monforte fu in- 
vestito al tempo di Re Ladislao della contea di 
Campobasso e fatto consigliere di stato e suo Vi- 
ceré nella Campagna di Roma e Maremma. — 
Molti altri feudi à posseduto questa potente fa- 
miglia, la quale fu sempre devota agli Angioini 

che le prodigarono onori, uffici e ricchezze. 

Arma: D'argento, al leone d'azzurro, tenente colle 
branche anteriori uno scudetto d' oro caricato di 
cinque code d' armellino di nero., 

MONFORTI di Fossano (Piemonte). — Una 
delle dodici nobili famiglie della piazza di Fos- 
sano. — Giovan-Tommaso vicario della città di 
Cuneo nel 1617. — Arma: D'oro, a tre pali d'az- 
zurro. — Cimiero: Una mano sinistra, di carna- 
gione, alzata colle tre prime dita distese, e col- 
Panulare ed il mignolo piegati. — Motto: Droict 
e Loial. 

MONGARDI di Bologna. — Arma: D'argen- 
to, al sinistrocherio vestito di rosso, movente 
dal fianco sinistro, colla mano di carnagione im- 
pugnante una croce latina di rosso, sostenuta da 



MON 



— 156 - 



MON 



un monte di tre cime al naturale, movente dalla 
punta. 

MONGARDINI di Bologna. — Arma : Di rosso, 
al monte di sette cime d'argento, movente dalla 
punta, accompagnato in capo da tre rose dello 
stesso. 

MONGIARD1NO di Genova. — Già signori 
del castello omonimo, oltre Gioghi. — Giacomo 
consigliere della Repubblica, 1261; Pietro, id. 
1 39 ! ; Simone, id. 1427; Ampegli, anziano, 1438; 
Giovanni, id. 1471-73-78-89. — Ascritti nei Giu- 
stiniani, 1528; Martino ambasciatore a Carlo V, 
1536; senatore, 1543; Benedetto Giustiniani olim 
Mongiardino, senatore, I570. — Arma : D'azzurro, 
al mastio torricellato, il tutto merlato alla guelfa, 
d' argento. 

MONGIARDINO di Trapani. — Nobile fami- 
glia trapanese, della quale un Giovanni fu sena- 
tore in patria nel 1414, e dopo di lui altri della 
famiglia sostennero la stessa carica. — Arma: Di 
verde, ad un albero al naturale, piantato sopra 
un monte di tre cime d' oro. 

MONGIORGI di Bologna. — Arma : D'azzur- 
ro, alla banda di rosso, accompagnata al punto 
del capo da una cometa d' oro, ed in punta da 
un monte di tre cime d' argento, movente dalla 
punta. 

MONIGO di Treviso. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e di rosso, alla fascia d'argento attraver- 
sante sulla partizione, caricato il V di un giglio 
d'argento fra due leoni affrontati d'oro, ed il 2° 
di una stella d'oro. 

MONLEONE di Genova. — Nicolò, ambascia- 
tore a Castruccio Castracani, signor di Lucca, 
1320. — Furono anziani Benedetto, 1350; Mi- 
chele, 1360; Giovanni, 1361 ; Antonio 1400; Gio- 
vanni, vescovo di Famagosta, 1443. — Ascritti 
nei Cicala 1528. — Arma: D'argento, alla fascia 
doppio addentellata di rosso, caricata di un leone 
illeopardito d' oro. 

MONLEONE (di) della Liguria. — Originaria 
di Savona, dalla quale serti Luchina Monleone 
madre del Pontefice Sisto IV nativo di detta città. 

— Nel XV secolo un Antonio si stabiliva in Mo- 
naco, e Bernardo suu nipote si trasferiva nella 
vicina Mentone di cui era stato eletto castellano. 

— I discendenti di Bernardo furono senza inter- 
ruzione impiegati dai principi di Monaco in diversi 
onorevoli carichi, e Gian-Girolarno capitano c 
governatore di Montone, essendosi nel 1462 corag- 
giosamente adoperato alla cacciata del presidio 
spagnolo da Monaco, ottenne da Luigi XIII Re 
di Francia lettere di naturalizzazione e di no- 
biltà. — Arma: Partito; ncM« d'argento, al monto 
di tre cime di verde sostenente una croce latina 
d'oro; nel 2° di rosso, al Icone d'oro. 

MONNA di Molfelta. — Arma: D'azzurro, 
alla fascia d'argento sostenouto tre monti al na- 



turale, quello di mezzo cimato da una croce pa- 
tente di rosso, ed accompagnata in punta da tre 
colombe d'argento ordinate in fascia. 

MONREALE di Sicilia. — Questa famiglia à 
posseduto in feudo la r. castellala delle carceri 
di Girgenti. — Stefano segretario di stato del 
regno, maestro razionale del r. patrimonio, ac- 
quistò il feudo baronale di Castrofìlippo, dove e- 
diGcò la terra di questo nome; Maurizio, duca di 
Castrofìlippo nel 1627, fece acquisto dei feudi 
della Mendola dove fabbricò la terra di Monte- 
reale; Domenico nel 1663 cavaliere di Calatrava; 
Cristoforo cavaliere gerosolim. nel 1767. — Arma: 
Inquartato in croce di S. Andrea; il capo e la 
punta d'argento, al castello di nero, torricellato 
di tre pezzi, aperto e fincstrato del campo ; fian- 
cheggiato d'oro, colla croce di rosso accantonata 
da quattro crocette scorciate dello stesso. 

MONROY di Palermo. — Originaria di Spa- 
gna, dove era una delle più nobili e potenti fa- 
miglie del regno, fu trapiantata in Sicilia nel 
1648 da Ferdinando Monroy ambasciatore stra- 
ordinario per Filippo IV in Polonia e maresciallo 
della cavalleria in Fiandra. Egli fu fatto castel- 
lano di Palermo, poi maestro razionale e castel- 
lano perpetuo di Sciacca e marchese di Garigliano. 

— Stabilitosi in Palermo, tolse in moglie Fran- 
cesca Perollo, unica erede di questa nobile e po- 
tente famiglia, la quale gli portò in dote, insieme 
al castello di Sciacca, tutte le ricche sostanze di 
sua casa. Molti dei suoi discendenti furono con- 
siglieri di finanza, capitani giustizieri, pretori del 
senato palermitano, senatori, maestri razionali, 
vicari generali nella valle di Mazzara, deputati 
del regno ecc. — Questa casa à goduto nella 
Spagna 25 feudi ed in Sicilia 86. — Il feudo di 
Pandolfìna fu eretto in principato a favore di Fer- 
dinando Monroy e suoi successori di ambo i sessi con 
privilegio dell'anno 1773 dell'Imperatore Carlo VI. 
In seguito venne in possesso del principato di S. 
Giuseppe per il matrimonio d' Alonso-Ambrogio 
con Felice Barlotta unica figlia del principe di 
S. Giuseppe, e di quelli di Maletto e di Veoetico, 
non che del ducato di S. Rosalia per le nozze 
contratte da Salvatore con Francesca unica figlia 
ed erede di Federico Ascenso principe di Maletto, 
principe di Venetico, Duca di S. Rosalia. — Arma : 
Inquartato; nel 1<> e 4« di rosso, alla torre d'oro 
torricellata di tre pezzi dello stesso; nel 2° e 3» 
di vajo pieno; sopra il tutto d'oro, a tre pali di 
rosso; con la bordura di azzurro caricata di otto 
crocette biforcate d'argento. 

MONSA, o MONSCIA, o MONSIA di Genova. 

— Di Lombardia, donde passarono a Recco e poi 
a Genova. — Bartolomeo maestro delle scuole io 
Genova, 1425; Gaspare q m Giovanni, per istru- 
raento del 1486, vende 12 pezze di panno ad 
Audrea d' Oria q* Ceva (il celebre ammiraglio). 



MON 



— 157 — 



MON. 



— Ascritti negli Usodimare, Promontorio e Cibo, 
1 528 ; Bartolomeo q. m Cosma, senatore 1613-1 9-24; 
Nicolò q. m Francesco, id., 1652; Gian Giacomo q. m 
Nicolò, id., 1670-75-86-92-97. — Arbia? 

MONSACRATI di Lucca. — Arma : Di rosso, 
al leone d'oro, colla fascia d' argento, caricata di 
cinque crescenti montanti d'azzurro ordinati nel 
senso della fascia, attraversante sul tutto. 

MONSEGNANI o MONSIGNANI di Forlì — 
Famiglia nobile e feudataria di Forlì, investita 
nel XVII secolo della signoria di Castel Saliano con 
titolo di conte. — Evangelista segretario di Cat- 
terina Sforza nel 1500; Marcolino famigliare di 
Sisto V e governatore di Montalto e castelli an- 
nessi ; Giacomo, generale dei Carmelitani e cava- 
liere di S. Giacomo. — Arma: Spaccato di rosso e 
d'azzurro, alla testa di leone d'oro sul primo; e a 
tre monti di verde moventi dalla punta, accom - 
pagnati da tre stelle d'argento, 1 2, sul secondo. 

MONSELICE di Moderno (Provincia di Bre- 
scia). — Originaria di Monselice nel Padovano, e 
conosciuta prima col nome di Bernardini, la si 
trova stabilita nella fine del XIV secolo in Ma- 
derno, quivi conosciuta col nome della sua patria 
di origine. — Bernardino di Bortolo spese tutta 
la sua vita in prò della patria caldeggiando pre- 
murosamente l'annessione della Riviera di Salò alla 
Repubblica di Venezia presso la quale fu poi av- 
vocato ed ambasciatore. Stimato e bene accetto 
al Senato ed ai Dogi, ottenne il 6 novembre 1 440, 
col consenso della Riviera, in feudo nobile, parte 
delle sostanze, pel reddito annuo di ducati 70, 
sequestrate a Nicolò Zacara da Malcesine. — Bor- 
tolo II, dottore in legge ed avvocato di grido, fu 
oratore a Venezia nel 1 476 e vicario di Maderno 
nel 1501; Leonardo fratello del precedente, sin- 
daco della patria nel 1447. A questi due fratelli 
1' Imperatore Sigismondo, con diploma 26 Aprile 
1437, rilasciava patenti di nobiltà con titolo di 
conti trasmissibile nei discendenti maschi in in- 
finito. La linea di questi due fratelli si estinse 
nel 1710. — Della linea che tuttora fiorisce fu 
capostipite Andrea I il quale nel 1483 era uno 
dei condottieri di 400 uomini levati dalla Riviera 
nella guerra di Ferrara, e più tardi comandava 
105 provisionati di Maderno che marciarono in 
Tirolo in sostegno delle armi veneziane. — Ap- 
partenne a questa linea un Andrea III sindaco 
generale della magnifica patria nel 1621, il quale 
fu poi presidente dell commissione sanitaria du- 
rante la peste del 1630 in Maderno. I suoi suc- 
cessori parteciparono pure al governo della cosa 
pubblica sia in Salò che in Maderno, ove sedet- 
tero in tutti i consigli e nelle pubbliche ammini- 
strazioni e si resero grandemente benemeriti della 
patria. — Arma: D'argento, alla croce ricrociata 
di rosso, posta in banda. — Cimiero: Un drago 
alato di verde, linguaio di rosso. 



MONSELICE di Verona. — Arma : D'oro, a 
quattro torri d'argento, aperte e finestrate di 
rosso, poste 1, 2 e 1 rilegate da cortine d'argento; 
lo spazio fra le torri di verde. — Alias: D'oro, 
alla croce di S. Andrea doppio merlata di rosso. 

MONSI di Bologna. — Arma: D'argento, a 
tre pali di nero ; col capo d' Angiò. 

MONSIO di Genova. — Arma: D'azzurro, a 
sei stelle di sei raggi d'oro, 3, 2 e 1, 

MONSOLINO di Messina. — Originaria di 
Reggio-Caladria e fregiata della nobiltà messinese 
nei secoli XV, XVI e XVII. - (Estinta). — Arma: 
D'oro, al monte di nove cime di verde, cimato da 
una rosa di rosso, gambuta e fogliata del se- 
condo. 

MONSOLINO o MONSORIO di Napoli e di Reg- 
gio (Calabria). — Originaria francese, e scesa in Ita- 
lia con Carlo d' Angiò. Un ramo di questa famiglia fu 
portato nella Spagna, ed un altro si stabilì in Reg- 
gio di Calabria. — Aurelio cubiculario di Re Carlo, 
ottenne da questo i feudi di Candia, S. Giovanni 
e Tortorella ; Bernardo, capitano generale nello 
stato romano pel Re Roberto, ebbe in dono da que- 
sto principe le terre di Fragnito, Pugliano, So- 
lopaco e Veneri; Giovanni maggiordomo del Re Fer- 
dinando I d'Aragona che gli concesse il castello di 
Torello ed altre terre; Andrea, ambasciatore per la 
città di Reggio allo stesso Re, combattè valorosa- 
mente contro i Saraceni ad Otranto nel 1481; 
Bernardo sindaco di Reggio ed ambasciatore per 
la città all'Imperatore Carlo V nel 1530; e fra 
Giuseppe cavaliere gerosolim., il quale avendo sal- 
vato la città di Reggio dai Turchi ebbe 360 du- 
cati di pensione annua dal Re di Spagna. — Giam- 
battista ottenne la cittadinanza romana per sè 
e per la sua famiglia, che fu poi ascritta a quella 
nobiltà con diploma 13 giugno 1762. — Ha inol- 
tre questa famiglia goduto nobiltà in Napoli al 
seggio di Nido ed in Reggio di Calabria, ed à dato 
all' ordine gerosolimitano parecchi cavalieri di 
giustizia. — ■ AnMA: del ramo di Napoli: D'az- 
zurro, al monte d'oro di nove cime, sostenente un 
giglio dello stesso. — Arma: del ramo di Reggio: 
D'oro, al monte di nove cime di verde cimato 
da una rosa di rosso, gambuta e fogliata di verde. 

MONTAFIA (Signori di) dell' Astigiano. — 
Antica ed illustre famiglia feudataria, decorata 
del titolo comitale, la quale trasse il proprio nome 
dal feudo di Montafia da lei posseduto fin dai 
primi anni del XII secolo, oltre il quale fu pure 
signora di Roatto, Maretto, Piovà, Ceretto, Castel- 
vecchio, Tigliole e Solbrito. — Ebbe assai prodi 
guerrieri e molti cavalieri di Rodi, poi di Malta, 
e si estinse verso la fine del XVII secolo nella 
persona di Ascanio conte di Solbrito. — Ai\ma: 
D' argento, alla stella di rosso, caricata di un cre- 
scente montante del campo. — Cimiero: Un ba- 
silisco al naturale — Motto : Sic fortfs in fide. 



MON 



— 458 — 



MON 



MONTAGNA di Napoli. — Arbia : D' oro, ad 
un monte isolato di tre cime di verde. 

MONTAGNA (della) di Sicilia. — Un Lorenzo 
della Montagna aragonese, da Bilbao passò in Si- 
cilia col carico di provveditore e governatore delle 
galere del regno nel 1572, e quivi stabilì la pro- 
pria famiglia. — Ginseppe auditore generale del 
regno. — Arma : D' oro, alla testa di toro di rosso 
uscente da una rupe d'azzurro. — Cimiero: Un'a- 
quila bicipite, coronata di nero in ambedue le 
teste. : 

MONTAGNA di Verona. — Giovanni, Fran- 
cesco e Buonsignore Montagna nel 4 354 furono 
de' malaccorti che favoreggiarono Frignano della 
Scala. Tommaso fu cancelliere di Cansignorio, e 
Giovanni capitano per gli Scaligeri contro Ber- 
nabò Visconti, e nel 1406 entrò nel Consiglio no- 
bile, al quale questa stirpe appartenne fino dal 
1608. — Altra famiglia Montagna, prima detta 
Vitelli, portante per arma un bue, da Firenze si 
tramutò in Verona nel principio del secolo XIV, 
ed Agostino di questa prosapia nel 1425 entrò 
nel nobile Consiglio, e nel 1428 ebbe la carica di 
provveditore di Comune. Calisto e Leonardo nello 
stesso secolo furono canonici di Verona; Nicolò 
ebbe la dignità di cameriere d' Innocenzo Vili; Gi- 
rolamo Arcivescovo di Antivari nel 1 505. — Arma : 
Di rosso, ad un monte isolato di sei cime di verde, 
accostato di tre stelle d'oro. — Alias: Di rosso, 
alla fascia d'argento, caricata da nn monte di sci 
cime di verde, accompagnato da tre stelle d'oro. 
— Alias: Di verde, al bue rampante d'oro, co- 
ronato d'argento, la testa rivolta: colla fascia 
contradoppio merlata di rosso attraversante sul 
tutto. 

MONTAGNANA di Padova. — Mercadanti di 
origine e saliti quindi in fama come cultori delle 
lettere e prodi nelle armi,) furono ammessi al no- 
bile Consiglio nel 1081. — Guido capitano dei 
Padovani nella guerra contro i Veneti pel ta- 
glio di Brenta nel 11 43; Bartolomeo celebre medico 
fiorito nel 1440 ed autore di accreditate opere di 
medicina; il di lui figlio Alessandro creato co' 
suoi discendenti conte e vicario di Grannrola, 
presso Pesaro, da Francesco- Ma rìsi della Ito ve re 
Duca d'Urbino; un altro Bartolomeo ed un Gia- 
como furono pure medici peritissimi; Marcantonio, 
figlio del precedenti!, nel 15.15 fu professore di 
chirurgia. — Ali HA : Trinciato d'azzurro e d'ar- 
gento, ad una stella di sei raggi posta in banda 
dell'uno nell'altro. — Alias: D'oro, ad un uc- 
cello di nero in una corona di foglie di verde; 
il tutto nel centro di un altra corona simile, or- 
nata di quattro rose di rosso volte verso gii an- 
goli dello scudo. 

MONTAGNA NI di Padova. — Arma: D'oro, 
ad un monte isolato di sci cime d'azzurro. 

MONTAGNA NO di Sassari. — Guglielmo 



Montagnano si segnalò per valor militare nella 
guerra corsa sotto gli ordini del Re Alfonso nel 
1421, alla quale prese pur parte un Serafino della 
stessa famiglia che ricevette in premio i feudi di 
Ploaghe, Salvennero e Figuline. Nel 1425 ebbe 
in permuta le ville di Urgieghe, Noagra e Musel- 
lano. Andò quindi all' espugnazione di Monteleone 
con le truppe sassaresi, ed ebbe in feudo le 
ville di Giave e Cossaine, poi comprò da Nicolò 
Vignino le ville di Capula, Siligo, Banori e Ter- 
quilo. Nel 1442 acquistava Cargiegue. — Arma? 

MONTAGNES di Malta. — Arma : D' azzurro, 
fiancheggiato d' oro, caricato a destra da un monte 
di tre cime al naturale, a sinistra da tre tron- 
chi diramati dello stesso, posti in fascia. 

MONTAGNINI di Trino nel Vercellese. — Vit- 
torio-Emanuele II Re d' Italia, con decreto 7 mag- 
gio 1863 concesse a Giuseppe Montagnini il di- 
ritto di assumere e di trasmettere a' suoi discen- 
denti maschi il titolo di conte, di cui per lettere 
patenti 16 aprile 1773 era stato investito col 
feudo di Mirabcllo da Vittorio-Amedeo Re di Sar- 
degna l'antenato suo Carlo-Ignazio illustre pub- 
blicista ed abile diplomatico e sopriatendente degli 
Archivi di Corte. — Arma : D'azzurro, alla figura 
di Ercole in maestà, ritto sulla pianura erbosa, e 
tenente, colla mano sinistra, la clava appoggiata 
sul terreno, colla destra la pelle del leone, il 
tutto al naturale. — Motto: Non sine labore. 

MONTAGNONE (da) di Padova. — Questa 
celebre famiglia fu ascritta al Consiglio nobile di 
Padova nel 1081, ed i suoi membri furono insi- 
gniti del titolo di castellani. Possedette un forte 
castello in Montagnone, da cui trasse il proprio 
nome, ed altro pure ne teneva sulla vetta di Mon- 
tericco, e fu vassalla dell'abbazia di S. Silvestro 
di Nonontola. — Fin dal 4077 troviamo questa fa- 
miglia ricca e potente in Padova e fuori, e si sa 
che possedeva in quel tempo le decime delle ville 
di Leone, Albignasego e Noventa. — Perseguitata 
da Ezzelino, molti individui di essa perirono; pure 
non perdette del suo antico splendore, ed i su- 
perstiti, dopo cessata la tirannia, ricuperarono i 
loro beni e con lustro continuarono a distinguersi. 
— Nel 1320 prese le parti di Cane della Scala 
a discarico della libertà della patria; poi foce 
parte del Consiglio dei Carraresi, e finalmente si 
estinsc verso la fine del XIV secolo in Mabilia che 
si era accasata con Giovanni Thiene di Vicenza, 
e nella cui famiglia aveva portate le grandi ric- 
chezze della propria. — Arma: D'oro, al monto 
isolato di sette cime d'azzurro. 1 

MONTA LBANI di Bologna. — Ovidio di Bar- 
tolomeo, dott. collcgiato di filosofia e di medicina 
e dott. di legge, fu degli anziani, e suo fratello 
Giambattista militò nell'armata veneta contro il 
Turco nel 1571. Giambattista di Vincenzo, po- 
destà di Sanseverino e poi commissario generale 



MON 



— 1 



59 — 



MON 



apostolico nel regno di Napoli sopra gli spogli. 

— Marcantonio Montalbano, figlio del conte Giam- 
battista, di Bologna, fu creato marchese da Gio- 
vanni-Casimiro Re di Polonia nel 1659. — Arma: 
Bureliato di nero e d'argento di dodici pezzi, la 
terza burella di nero caricata di una rosa d'oro. 

— Alias: Fasciato d'oro e di nero di otto pezzi; 
la seconda fascia d'oro caricata di una rosa d'az- 
zurro. 

MONTALBANI dì ' Verona. — Famiglia ori- 
ginaria di Montalbano nel Lazio, di cui un Mon- 
tanaro figlio di Pace nel 1383 fu giudice in Verona 
poi vicario pretorio e rettore di Belluno negli 
anni 1385 e 1386. — Tommaso nel 1405 ed un 
altro Pace nel 1449 furono del nobile Consiglio 
veronese. — Arma: D'azzurro, ad crescente d'oro 
accompagnato in capo da due stelle dello stesso, 
ed in punta da un poggio di tre cime di verde 
movente dalla punta. 

MONTALBANO di Conegìiano. — Sin dal 
1300 porta il fregio di nobiltà conseguita colla 
sua aggregazione al nobile Consiglio di Conegìiano. 
L' Imperatore Massimiliano, con diploma 28 no- 
vembre 1575, creò conte del Sacro Palazzo Late- 
ranense Pietro Montalbano ed i suoi discendenti 
maschi primogeniti, e l'Imperatore Ferdinando II, 
con diploma 25 luglio 1628, decorò i fratelli Marco 
e Nicolò dalla Fratta del titolo di Marchesi nel 
circolo della Franconia Orientale. Erano inoltre i 
Montalbano feudatari di Prata. Anche la Repub- 
blica Veneta, regnante il doge Alvise Mocenigo, 
con Ducale 24 Settembre 1767 concesse il titolo 
di conte a Girolamo Montalbano e suoi discen- 
denti. Con sovrana risoluzione 2 4 luglio 1820 e 
9 Maggio 1829 fu confermata nell'avita nobiltà 
e nel titolo di Conte. — Arma: Bureliato d' oro 
e di nero di dodici pezzi, ad una crocetta del 
secondo posta sulla terza fascia. 

MONTALBANO di Sicilia. — Giantommaso 
Montalbano investito della portulania di Licata 
nel 1764, ed Emanuele cav. gerosolim. — Arma: 
D'azzurro, al monte di cinque cime d'orò 4 pian- 
tato sopra un mare fluttuoso d'argento. 

MONTALBOTTI di Adria. — Aggregata al 
Consiglio nobile di Adria, è compresa nell'elenco di 
quelle famiglie nobili sanzionato dal Veneto Se- 
nato nel 1781. Anticamente dimorava in Ferrara 
ed apparteneva all' ordine nobile di quella città. 
Fu confermata nobile con sovrane risoluzioni 29 
marzo 1823, e 5 gennaio 1824. — Arma? 

MONTALCINI di Lucca. (Estinta). — Di ros- 
so, al cavallo allegro d'argento, sormontato da una 
stella di otto raggi d'oro. 

MONTALTI di Cesena. — Originaria di Bac- 
ciolino, si trapiantò in Cesena nel 1718, alla cui 
nobiltà e Consiglio venne ascritta nel 1761. — 
Appartenne a questa famiglia, il celebre Cesare 
Montnlti, uno dei migliori scrittori latin» do? XIX 



secolo, il quale sostenne importanti impieghi e 
missioni politiche fuori della patria di cui era 
stato segretario del Comune. — Arma : D'azzur- 
ro, al monte di tre cime d'argento, movente dalla 
punta, accompagnato in capo da una cometa dello 
stesso. 

MONTALDO, o MONTALTI di Genova. — 
Dal castello omonimo, oltre il Giogo, presso Ga- 
vi, di cui erano signori. — Corrado vendette la 
sua parte di signoria al Comune di Genova, 1279. 

— Guglielmo capitano di galea contro i Pisani, 
1291; e due anni avanti fabbricò la prima cam- 
pana che fu posta sulla Torre di Palazzo. — 
Paolo ambasciatore al Papa 1340; al re di Fran- 
cia 1342. — Leonardo, figlio di detto Paolo, con- 
sole di Caffa, 1357; ambasciatore al re d'Arago- 
na, 1359; comandante delle galee genovesi in 
servigio dell'imperatore di Costantinopoli, 1362, 
dal quale riceve in dono la celebre Imagine E- 
dessena (S. Sudario) ; ambasciatore a Torino, per 
la pace con Venezia, conclusa a mediazione del 
Conte Verde, 1381; eletto doge 1383, muore in 
dignità l'anno appresso, legando la detta Imma- 
gine alla chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni, 
dove tuttora si custodisce' in grande venerazione. 

— Paolo primogenito di Leonardo, capitano di 3 
galee, combattè valorosamente contro i Mori, 
1398. — Raffaele, altro figlio di Leonardo, go- 
vernatore di Corsica, 1403; capitano della città 
di Scio, la difende valorosamente contro i Veneti, 
1431. — Antoniotto, altro figlio di Leonardo, do- 
ge 1391 e 1393-74; Battista capo dell'ambasce- 
ria mandata nel 1412 a trattar la pace con Fi- 
renze; ambasciatore al papa, 1413; Giovanni 
governatore di Corsica, 1444; Adamo, religioso a- 
gostiniano, fu autore di varie opere, tra le quali 
una su le glorie della famiglia d'Oria pubblicata 
dal Muratori Script. Ber. Itai, e un'altra su la con- 
quista di Costantinopoli per Maometto II nel 1453, 
recentemente pubblicata nei Monumenta Hunga- 
riae Historica tom. XXII, e negli Atti della So- 
cietà Ligure di Storia Patria, tom. X; France- 
sco anziano, 1477. — Giacomo id., 1527. — A- 
scritti nei Vivaldi 1528. — Giannettino discen- 
dente dal doge Leonardo, morì in Ratisbona nel 
1630, e fu colà onorevolmente sepolto. — Arma: 
D' oro, al leone di nero, coronato del campo, in 
atto di ascendere sopra una rupe al naturale, mo- 
vente dalla metà del fianco destro all'angolo della 
punta dello scudo. 

MONTALTO delle Marche. — Vedi Perf.tti. 

MON T ALTO di Napoli. — Famiglia patrizia 
e feudataria di origine francese, trapiantata nel 
reame di Napoli nei primi tempi della dinastia 
normanna. — Si diceva anticamente di Montault 
da una signoria di questo nome che possedeva 
nella madre patria. — Ila goduto nobiltà in- Na- 
poli al sofffffo di Nido, in Genova e in Sicilii, à 



MON 



- 160 - 



MON 



vestito l'abito del S. M. 0. Gerosolim. fin dal 1441, 
ed è fregiata dei titoli di principe di Lequila, 
duca di Fragnito, duca di Tocco, e marchese della 
Motta. — Arma: D'argento, a tre pali di rosso. 

MONTALTO di Sicilia. — È un ramo della 
precedente, trapiantato in Sicilia da un Riccardo, 
il quale disgustato con Carlo D' Angiò abbandonò 
Napoli e passò ai servigi militari di Re Giacomo 
d' Aragona da cui ottenne la baronia di Buccheri, 
d'Odrogrillo ed altri feudi. — Troisio suo discen- 
dente fu signore del Prato Molocca e di Chimusa 
— Giovanni straticò di Messina e poi di Sira- 
cusa; Guglielmo pretore di Palermo e maestro 
razionale della zecca di Napoli; Antonio avvocato 
fiscale e vicario generale del regno nel 1548; un 
altro Giovanni gran siniscalco del regno al tempo 
di Re Federico HI. — Molti cavalieri gerosolimi- 
tani tra' quali Ruggero gran commendatore e primo 
gran croce in Sicilia nel 1360; Antonio e Michele 
furono all'assedio di Rodi; ed il commend. Giam- 
battista nel 1558 fu all'assedio di Malta e morì 
in Sant'Elmo. — (Estinta). — Amua : Palato di 
rosso e d'argento. — Cimiero: Un grifo nascente 
d'oro, tenente un monte dello stesso. — Divisa: 

DURIORA CONCOXIT. 

MONTANA del Piemonte. — Arma: Di rosso, 
ad un monte di verde, movente dalla punta e so- 
stenente un becco d'argento. 

MONTANARI di Bologna. — Arma: D'azzur- 
ro, al monte di tre cime d'argento, movente dalla 
punta, con una femina nuda di carnagione posta 
sulla vetta più alta, accompagnata da due fan- 
ciulli nudi di carnagione, posti sullo altre due 
vette più basse, queste tre figure di fronte, cia- 
scun fanciullo levante un braccio verso la donna 
che li tiene ciascuno per la mano. — Alias: D'az- 
zurro, al monte di tre cime d' oro, sostenuto da 
una terrazza di verde, e sormontato da due fo- 
glie di quercia di verde moventi dalle due vette 
laterali più basse, con tre stelle ordinate d' oro 
in capo. 

MONTANARI di Ferrara. — Nobile ed an- 
tica famiglia ferrarese. — Anteo futtor generalo 
del marchese Nicolò li nel 1371. — Antonio am- 
basciatore a Verona per il suddetto marchese 
Tommaso; Filippo e Costantino capi del partito di 
Azzo Estense contro Nicolò III, si segnalarono alla 
presa di Castel di Porto. — Arma? 

MONTANARI di Verona. — Detti antica- 
mente de Campsoribus o de Cambiatoribus, cam- 
biarono questo nome in quello di Montanari per- 
chè provenienti da un Montanaro fattor generale 
e procuratore di Bartolomeo e di Antonio Della 
Scala nel 1379, o nel 1380 podestà di Vicenza. 
Cavalieri gerosolimitani, umbasciatori, condot- 
tieri di armati, giudici di Collegio, vicari della 
Casa dei Mercanti, provveditori di Cornun, capi- 
tani del lago, podestà di Peschiera ecc. — Noi 



1439 fu aggregata al Consiglio nobile di Verona, 
e con sovrana risoluzione 24 novembre 1820 fu 
confermata nella sua avita nobiltà. — Fu inoltre 
decorata del titolo di conte conferitole con ducale 
del Veneto Senato 12 novembre 1654 per inve- 
stitura concessa del feudo del vicariato di Pra- 
dello e San Prosdocimo nel Veronese. — Arma: 
Partito; nel 1° d'oro, alla mezz'aquila di nero 
coronata d'oro, movente dalla partizione; nel 2° 
di nero, a sei bande nebulose d'oro. — Cimiero: 
Una testa e collo d'aquila di nero, coronata d'oro. 

MONTANARI di Vicenza. — Aggregata da 
remoto tempo al Consiglio nobile di Vicenza, fu 
confermata nella sua nobiltà con sovrana risolu- 
zione 8 luglio 1820. — Arma: Partito; nel 1« 
d'oro, alla mezz'aquila di nero, coronata dello stesso 
e movente dalla partizione; nel 2° d' oro, a quat- 
tro fascie ondate di nero. 

MONTANI di Milano. — Baroni. — Arma: 
D'azzurro, al leone d'oro, sostenuto da tre cime 
di scoglio di verde in punta; il tutto accompa- 
gnato da tre stelle di otto raggi male ordinate 
del secondo in capo. — Cimiero: Un leone u- 
scente d' oro. 

MONTANI di Pesaro. — Originaria di Gine- 
streto, piccolo castello del contado di Pesaro, la 
si trova stabilita in Pesaro nel 1240 in cui vi- 
vea un Antonio Montani, e si estinse dopo la metà 
del XIX secolo. Nel 1675 ottenne il titolo comi- 
tale dal Duca Carlo-Emanuele di Savoja, alla cui 
Corte parecchi dei Montani sostennero cariche e- 
minenti. — Nel XVIII secolo fiorì un conte Fran- 
cesco assai erudito in lettere ed in archeologia. 

— Arma: D'argento, al monte al naturale di verde 
movente dalla punta, sormontato da una cometa 
d' oro. 

MONTANI del Trentino. (Estinta). — Arma: 
Di rosso, al leone d'argento con doppia coda pas- 
sata in croce di S. Andrea. 

MONTANI o MONTANO di Urbino. — Ap- 
partiene a questa casa il celebre poeta Marco 
Montano contemporaneo ed amico di Torquato 
Tasso. (Estinta). — Arma: Un monte di tre cime 
movente dalla punta, accompagnato in capo da 
due freccie passate in croce di S. Andrea e sor- 
montato da una stella. 

MONTANO di Genova. — Da Quarto al ma- 
re, donde si trapiantarono in Genova verso il 1 300. 

— Sorleone anziano, 1419; Battista, comandante 
di galere contro i corsari ed i nemici della Re- 
pubblica, 1 408. — Ascritti nei De-Mariui, 1 528. — 
Arma: D'argento, al leone al naturale impugnante 
colle branche anteriori una lancia di nero, in pa- 
lo, la banderuola, a due punte, d'argento, alla croce 
di rosso. 

MONTAPERTO di Palermo. — Originaria 
francese, trapiantata in Sicilia da Giammatteo 
commilitone di Ro Ruggero, il di cui figlio Gior- 



MON 



— 161 — 



MON 



dano ottenne da questo principe il castello e le 
Rafie del vinto Saraceno Ali, dando cosi il nome 
di Raffadali al feudo e titolo dei Montaperto. — 
Da questa famiglia vuoisi fosse derivato San Ger- 
lando Vescovo di Girgenti. — Bartolomeo capi- 
tano fu alla difesa di Mazzara contro i Francesi 
nel 1316 e capitano giustiziere di Palermo nel 
1321; Nicolò Arcivescovo di Palermo nel 1380; 
Luigi consigliere di Re Martino nel 1397; Giu- 
seppe primo marchese di Montaperto nel 1587; 
Nicolò-Giuseppe primo principe di Raffadali nel 
1646; Antonio primo duca di S. Elisabetta, egre- 
gio letterato, grande di Spagna di 2 a classe; e 
parecchi cavalieri di Malta. — Arma: D'azzurro, 
a quattro sbarre d'argento, accompagnate da nove 
rose dello stesso. 

MONTAQUILA di Venafro. — Discendente 
dalla famiglia dei Normandi; un Nicolò ebbe dal 
Re Roberto la giurisdizione della bandiera per 
Venafro e suoi casali. Un Guglielmo fu nel 1325 
eletto barone di Roccapipirozzo. Un Giacomo fu 
Vescovo d' Isernia nel 1418. — Arma? 

MONTARSELLT di Bologna. — Arma: D'az- 
zurro, all' orso rampante d'argento, tenente fra le 
sue zampe una pera dello stesso, gambuta e fo- 
gliata di verde, il gambo in alto; col capo d'Angiò. 

MONTASI di Bologna. — Arma: D'argento, 
ad un albero di verde, sopra un poggio dello 
stesso, sinistrato da un leone d' oro, lampassato 
di rosso, sostenuto dal detto poggio; col capo 
d'Angiò. 

MONTASIGO di Bologna. — Arma: Spaccato 
d' azzurro e d' oro, al leone dell' uno nell' altro, 
tenente colle, branche un molinello d' argento 
(giuoco), ed accompagnato in capo da tre stelle 
ordinate d'oro. 

'MONTE (dal) di Bologna. — Arma: D'oro, alla 
croce di S. Andrea di rosso, accantonata da quat- 
tro monti di tre cime dello stesso. — Alias: D'ar- 
gento, al leone d' oro, tenente colle sue branche 
un giglio dello stesso; col capo d'Angiò. — Alias: 
D' azzurro, ad un monte di tre cime d'oro, mo- 
vente dalla punta, sormontato da due palme di 
verde moventi dalle due cime laterali inferiori ; 
il tutto accompagnato da una cometa d'oro fra le 
palme, e da tre stelle dello stesso, ordinate in capo. 

MONTE o DA MONTE di Crema. — Ha se- 
duto tra le famiglie patrizie nel Consiglio gene- 
rale di Crema, e parecchi de' suoi membri furono 
provveditori della patria sullo scorcio del XVII 
seeolo. — Estinta nel secolo XVIII. — Arma? 

MONTE (del) di Modena. — Arma: D'azzur- 
ro, ad un monte di tre cime di rosso, sostenuto 
da una terrazza di verde, e forato da una caverna 
di nero, entro la quale sta sdrajato un leone d'oro; 
col capo dello stesso caricato da un'aquila di nero, 
coronata d' oro. 

MONTE del Piemonte. — Consignori di Vi- 



gliano. — Arma: D'argento, all'aquila di nero, 
coronata dello stesso, linguata di rosso, caricata 
in cuore di uno scudetto d'oro, a tre bande di 
nero. — Cimiero: Un selvaggio nascente collo 
braccia aperte, tenente colla destra un bastone 
nodoso di verde. — Motto: Omnia cum tempoiie. 

MONTE (de) di Roma. — Arma : D'azzurro, al 
liocorno nascente d'oro. 

MONTE (del) di Roma e di Venezia. — Arma: 
D'azzurro, alla banda di rosso bordata d'oro, ca- 
ricata di tre monti dello stesso moventi dal bordo 
inferiore, ed accompagnata da due corone di al- 
loro d' oro. 

MONTE (da) di Verona — Ascritta fin dal 
1 488 al Consiglio nobile di Verona, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrane risoluzioni 6 mag- 
gio 1821 e 16 maggio 1724. — Era anche in- 
signita del titolo di marchese che con diploma 
20 maggio 1687 era stato conferito dall'Elettore 
e Duca di Baviera Massimiliano-Emanuele a Fo- 
rino da Monte ed a' suoi discendenti. — Arma: 
D'argento, ad un monte di dieci cime di rosso, 
accompagnato da tre crescenti rovesciati d'oro, 
ordinati in capo; col capo d'oro caricato da un'a- 
quila di nero coronata d' oro. 

MONTE (da) DI S. LAZZARO di Verona. — 
Arma: Inquartato; nel 1° e 4° d'azzurro, al monte 
di sei cime di verde, sormontato da una stella di 
rosso al disotto di un crescente rovesciato d'oro; 
nel 2» e 3° d'azzurro, al leone di rosso. 

MONTE (da) di Vicenza. — Arma : Di rosso, 
al monte di quattro cime d'argento; col capo d'oro, 
caricato dell'aquila di nero, coronata del campo. 

MONTE ACUTO di Arezzo. Arma: Di rosso, 
alla torre d'argento, torricellata di un'altra torre 
merlata dello stesso. 

MONTEBELLO di Bologna. — Arma: D' az- 
zurro, ad un monte di tre cime d' oro in abisso, 
con un capriolo rovesciato scorciato di rosso in 
punta, movente dalla base dello scudo. 

MONTEBELLO di Vicenza. — Fregiata del 
titolo comitale. — Arma: Spaccato semipartito 
d'argento, d' oro e di nero. 

MONTEBRUNO di Genova. — Dal luogo omo- 
nimo. — Anfosso consigliere della repubblica, 
1248; Cosma id. 1262; Oliverio anziano id. 1262. 
— Ascritti nei Cibo, 1528. — Francesco q. m 
Bartolomeo senatore 1581 ; governatore di Corsi- 
ca, 1586; nuovamente senatore 1588 e 89. — 
Arma: Partito d'oro e di rosso; col capo d'azzur- 
ro, con un pino di verde attraversante sulla parti- 
zione e sul capo, nudrito sulla vetta di mezzo di 
un monte di tre cime di nero, questo pure attra- 
versante; detto pino sinistrato da un leone d' oro. 

MONTEBUGNOLI di Bologna. — Arma : d'az- 
zurro, ad un monte di tre cime d' oro, movente 
dalla punta, sormontato da un albero di verde, 
fruttato di rosso; col capo d'Angiò. 

fu 



MON 



— 1 



62 — 



MON 



MONTEBUONI (da) di Firenze. — Arma: Di 
argento, ad un monte isolato di sei cime d'az- 
zurro; col capo del primo, caricato da una croca 
di rosso. 

MONTECALVI di Bologna. — Ubertino prese 
parte alla prima crociata nel 1095. Dal 4271 al 
1648 à dato molti anziani alla patria, il primo 
de' quali fa Guidaloste. Ebbe pure valorosi capi- 
tani. Nel 1 361 Nicolò fu degli otto sopra la pace, 
poi rettore di Cento e Pieve, ed ambasciatore a 
Ferrara. — Filippo cavaliere gaudente nel 1368; 
Giovanni, partigiano della fazione Raspante, nel 
1 380 fu podestà d' Imola ed ambasciatore a Ve- 
rona, Padova, Ferrara; Gaspare contestabile di 
soldati nel 1390, poi degli otto di balìa nel 1420; 
Giacomo, Tommaso e Bartolomeo senatori verso 
la fine del XV secolo; Flaminio nel 1575 cava- 
liere di Malta e generale delle galere del Papa — 
(Estinta). — Arma: D' azzurro, ad un monte di 
sei cime d'argento, sostenuto da una fascia scor- 
ciata di rosso, ciascuna cima caricata da un 
chiodo di nero, colla punta al basso; il detto 
monte posto davanti ad un altro più elevato 
d'argento; il tutto sostenuto da una terrazza di 
verde. 

MONTE-CAMPANARO (Signori di) di Fano. 
— Assai illustre e potente famiglia, signora del ca- 
stello omonimo presso S. Costanzo, la quale aveva 
giurisdizione in molti luoghi della Marca. — Nel 
1 290 con istromento del 1 8 aprile rogato dal no- 
taro Benevano di Benintendi si fecero le divisioni 
in Jesi fra Tommaso e Manente di Matteo di Ries- 
ser Tebaldo dei castelli e beni che essi possede- 
vano. — Tebaldo nel 1366 sindaco di Fano e 
rappresentante la patria al parlamento di Mace- 
rata. — (Estinta). — Arma? 

MONTECATINI di Ferrara. — Arma: Fa- 
sciato d'argento e di rosso, alla banda d'azzurro 
attraversante sul tutto, e caricata di tre gigli 
d' oro. 

MONTECATINI di Lucca. — Arma: Di rosso, 
alla fascia d'argento, caricata di una rosa di rosso, 
accompagnata da due leoni d'azzurro, passanti e 
affrontati. 

MONTECATINI (Conti di) della Toscana, — 
1 dinasti di Maona, antica rocca che sorgeva una 
volta tra Montecatini e Massa di Cozzile, furono 
chiamati anche Lambardi, e variando poi nome 
un'altra volta si dissero di Montecatini dalla si- 
gnoria che tenevano di quel castello; nome che 
poi ritennero anche dopo la caduta del feudali- 
smo, quando vivevano onorati cittadini in Lucca. 
I conti di Montecatini nel 1074 donarono la se- 
sta parte del loro castello e del borgo ai Vescovi 
di Lucca, cedendo loro l' alto dominio, e riserban- 
done per se la proprietà. Più tardi cedettero il 
resto del castello agli stessi Vescovi colle stesse 
"^nrlizioni; ma i conti, nonostnn+o ' no 



fatta, furono sempre i proprietari del castello e i 
rappresentanti dei Vescovi, la cui autorità venne 
meno alla morte del Vescovo Gregorio nel 1 1 63. 
Sul cadere del XII secolo gli abitanti di Monte- 
catini si costituirono in Comune, ed allora i conti, 
di signori che erano, diventarono semplici citta- 
dini, ma però sempre potenti. — Alessandro Mon- 
tecatini, certosino e procuratore generale del suo 
ordine a Roma, fu creato Arcivescovo di Avignone 
il 16 aprile 1686 e per tre anni e mezzo eser- 
citò quel ministero. — Arma: Fasciato d' ar- 
gento e di rosso di sei pezzi ; colla banda d'azzurro, 
caricata di tre gigli d'argento, posti nel senso 
della banda, attraversante sul tutto. 

MONTECCHI o MONTECCHIJ di Bologna. — 
Arma: Spaccato; nel 4.° d'azzurro, ad un giglio 
d' oro ; nel 2.° d' argento, ad un monte di tre 
cime d' oro, movente dalla punta. — Alias: Spac- 
cato d' azzurro e d' argento, ad un giglio d' oro 
attraversante sulla partizione, e sostenuto da un 
monte di tre vette d' oro sul!' argento, movente 
dalla punta; col capo d'oro, caricato da un'aquila 
di nero, coronata del campo. 

MONTECCHIO (Signori di) di Assisi (Umbria). 

— Trassero il proprio cognome dal castello omo- 
nimo, nel monte di Assisi, di cui furono signori, 

— Bernardo e Tommaso fratelli sono ricordati 
dal Pellini come fiorenti nel 1321. — Estinti 
dopo il 1500. — Arma? 

MONTECENERI di Bologna. — Giacomo nel 
1548, Andrea nel 1567, e Giovanni nel 1614 fu- 
rono degli anziani. — Arma: D' azzurro, al leone 
sostenuto da un monte di sei cime, e tenente 
colle sue branche anteriori una mazza d'armi, il 
tutto d' oro; col capo d' Angiò. 

MONTECUCCOLI di Firenze. — Antichissima 
famiglia, che si stabilì in Firenze dopo aver sot- 
tomesso il suo castello alla Repubblica nel 1284, 
dette il suo nome ad una strada d' Oltrarno. — 
Arma ? 

MONTECUCCOLI di Modena. — Trae il pro- 
prio nome dal castello di Montecuccolo nel Mode- 
nese, di cui era in possesso, insieme a molti e 
ricchi feudi, da tempo assai remoto. Ebbe molti 
capitani, generali di artiglieria, marescialli, con- 
siglieri aulici, ciamberlani imperiali e ducali go- 
vernatori, ambasciatori ecc. Vari de' suoi membri 
vestirono l'abito dei Cavalieri Gerosolimitani e di 
S. Stefano. — Celeberrimo il maresciallo Raimondo 
che ebbe le insegne del Toson d' Oro e fu fatto 
principe dell' Impero nel 1678. — I Montecuccoli 
furono creati conti dell' Impero il 24 febbraio 
1530. — Arma: D'oro, partito di uno e spaccato 
di due, in sei quartieri, caricato ciascuno dell'a- 
quila di nero. — Cimiero: Un'aquila di nero na- 
scente. 

MONTEDURANfI di Terni, di Perugia e di 
Orvieto — CWstn celebre fomifflia, detta pure 



MON 



— 463 — 



MON 



de' Monti, discende dall' antica dei Monticelli conti 
diTuscolo ed antichi baroni romani, e precisamente 
da un Gottifredo fratello del cardinale Ottaviano 
che fu dall' Imperatore Fedendo I creato antipapa 
sotto il nome di Vittore IV nel 1159, il quale 
era stato l'anno antecedente investito con gli al- 
tri suoi fratelli della città e territorio di Terni. 
Due di questi signori Monticelli, Ottone e Got- 
tifredo, furono consoli romani nel 1157. — I Mon- 
tedurandi si cognominarono pure anticamente 
Guidoni forse perchè due membri di essi, padre 
e figlio, vissuti verso la fine del XII e in prin- 
cipio del XIII secolo, si chiamarono Guidone, ed 
assunsero il nuovo nome, che rimase loro, da una 
montagna del territorio di Terni da essi posse- 
duta. — Nicola e Bartolomeo capi priori della 
città di Terni, il primo nel 1398 e 1408, e l'al- 
tro nel 1403; Paolo di Pietro podestà di Firenze 
nel 1345, e capitano del comune di Terni nel 
1330, e del comune di Firenze dal 1329 al 1334, 
e di quello di Orvieto nel 1337; quindi podestà 
di Perugia nel 1 341 ; Francesco di lui figlio po- 
destà di Pistoia nel 1344; Giovanni di Monte po- 
destà di Orvieto nel 1433. — Arma: Partito 
d'oro e d'azzurro, al monte di sei cime dell' uno 
nell'altro, movente dalia punta; col capopartito 
d'azzurro e d'oro, caricato da tre gigli dall'uno 
all'altro, e dell'uno nell'altro. 

MONTEF ALCIONE del Napoletano. — Di 
origine normanna, edificò la terra di'Montefal- 
cione dalla quale trasse il proprio nome. — Ha 
posseduto alcuni feudi, la contea di Acerra ed il 
marchesato di Monte falcione, e si estinse nella 
famiglia Poderico. — Arma: D'oro, alla banda 
controdoppiointagliata d' azzurro. 

MONTEFANI di Bologna. — Arma : D' ar- 
gento, ad una croce latina patente di rosso, po- 
sta sopra un monte di tre cime di verde, mo- 
vente dalla punta, ed accostata da due stelle 
d' oro ; col capo d'azzurro, caricato di tre stelle 
d' oro. 

MONTEFORTE di Napoli, duchi di Laurito. 

— Arma: Di rosso, al leone d' oro, tenente colle 
branche anteriori uno scudo dello stesso caricato 
di cinque moschettature di rosso, 3 e 2. 

MONTEFELTRO (Conti di). — Ceppo di que- 
sta celebre famiglia furono Buonconte e Tad- 
deo nel XIII secolo, i quali discendevano da 
un' ramo dei conti di Carpegna, che fatto acqui- 
sto del castello di Montefeltro ne presero il nome. 

— Ambedue erano figli di Monfeltrino valoroso 
capitano, e si fecero inscrivere nella cittadinanza di 
Rimini. Buonconte, valorosissimo capitano al ser- 
vizio dell' Imperat. Arrigo VI, di Filippo di Sve- 
via, e di Federico Re di Napoli e di Sicilia, che 
fu poi imperatore, in riconoscenza de' suoi servi- 
gi, nel 4 213 ebbe da quest' ultimo la città d'Ur- 
bino che lasciò a' suoi discendenti, i quali ten- 



nero quel dominio per circa tre secoli dando sette 
conti e tre duchi. Essi furono costantemente se- 
guaci e moderatori del partito ghibellino ed eb- 
bero grande influenza nelle Marche e nei paesi 
limitrofi, e furono signori di molte città. — No- 
tevoli sopratutti furono Guido conte di Montefel- 
tro, signore di Pisa e di Urbino, che eletto capo 
dei Ghibellini di quel paese che si estende da 
Ancona a Bologna, addimostrò gran senno mili- 
tare e ruppe i Guelfi più volte, s' impadronì della 
città di Urbino, riottosa al suo dominio, che fu 
poi capitale degli stati di sua famiglia, |e nel 
1296 vestì l'abito di cordigliere e poco dopo morì 
lasciando i suoi stati al suo primogenito Fede- 
rico, il quale morì trucidato nel 1 322 ; Nolfo che 
sostenne lunghe guerre in Romagna, condusse i 
Pisani alla spedizione contro i Fiorentini nel 
nel 1342 e fu spogliato de' suoi dominii dal Car- 
dinale Egidio Albornoz Legato della Santa Sede; 
Guidantonio tolse a Braccio da Montone la città 
di Assisi; Federico II commendato come protet- 
tore delle lettere e delle arti, ebbe guerra più 
volte con Sigismondo Malatesta e più volte lo vin- 
se, e fu innalzato alla dignità di duca di Urbino; 
e Guidobaldo figlio del precedente, principe dolce 
e pacifico, amico delle arti e delle lettere, che 
fu P ultimo della sua casa. Non avendo figliuoli 
maschi, aveva adottato Francesco-Maria Della Ro- 
vere, figlio di sua sorella, il quale fu erede del du- 
cato di Urbino che passò ai di lui discendenti fine 
al 1631. — Arma: Inquartato; nel 1° e 4" ban- 
dato d' oro e d' azzurro ; nel 2° e 3° d'oro, all'a- 
quila di nero coronata del campo. 

MONTEFOSCOLI di Sicilia. — Arma : Spac- 
cato d'argento e di verde. 

MONTEFUSCOLO di Lecce e di Taranto. — 
Di origine normanna, dal feudo di Montefusco- 
lo nel 1100 trasse il proprio nome, e godette 
nobiltà in Lecce ed in Taranto, vestì l'abito 
di Malta nel 1586 c fu signora di 27 feudi. — 
Goffredo, capitano valoroso, giustiziere di Calabria 
nel 1207; Giovanni capitano generale e giusti- 
ziere di Basilicata per Carlo l; Pietro segretario 
di Giovanna I; Ruggero uno degli illustri gen- 
tiluomini che accompagnarono dalla Grecia in 
Palermo la moglie ed i figli di Re Manfredi. — 
Divisa in più rami, il principale si estinse in 
Corrado barone di Grumo, Carbonara, Montaperto 
e S. Maria Ingrisone, dal quale nacque l' unica 
figlia Eleonora sposata nel 1286 a Giovanni della 
Marra. — Gli altri rami si estinsero verso il 
1860. — Arma: Spaccato d'argento e di nero, 
caricato il primo ai monte di tre cime del se- 
condo ; colla fascia in divisa d'argento, attraver- 
sante sulla partizione. 

MONTEFUSCOLO di Napoli. — Arma: Di 
nero, al capo d'argento, sostenuto dalla divisa d'oro 
e caricato da un monte di cinque cime di nero. 



MON 



— 164 — 



MON 



MONTEGACIA di Verona. — Arma: Bandaio 
d'oro e d'azzurro; col capo d'argento caricato 
da un'aquila di nero, rostrata e memorata di 
rosso, coronata d' oro. 

MONTEGNACI di Udine. — Arma: D'ar- 
gento, all'orso rampante di nero. 

MONTEGNACCO (Conti di) del Friuli. — Si- 
gnora feudataria del castello di Montegnacco, da 
questo trasse il proprio nome e fu ascritta alla 
cittadinanza di Udine nel 1270. La sua antica 
nobiltà fu confermata nel 1254 dalle prerogative 
dell'antichità di essa fatta dal Patriarca Grego- 
rio a Brunetto di Montegnacco, e nel 1570 fu 
aggregata al parlamento friulano in cui tenne il 
42 B posto. — Oltre il castello omonimo, posse- 
dette pure quello di Cassacco. — Arma: Di ne- 
ro, al leone d'argento coronato d'oro. 

MONTEGRANELLI di Gubbio. — Originaria 
della Toscana. — Nel 1474 il nobile Giuliano de' 
conti di Montegranelli era podestà di Cagli ; Se- 
bastiano cavaliere e conte, figlio del precedente, 
nel 1 497 ; Orazio creato Vescovo di Fossombrone 
nel 1577. — Arma? 

IIONTEL di Alessandria. — Vittorio-Ema- 
nuele II Re d'Italia, con decreto 26 Lug. 1863 
concesse a Donato Montel il titolo di barone tra- 
smissibile per primogenitura maschile. — Arma? 

MONTELIANA o MUTILIANA di Sciacca. — 
Originaria tedesca, venne in Italia con Ottone I 
nel 964. Di fazione ghibellina, fu quivi persegui- 
tata ed immiserita dal partito opposto, per lo 
che l' Imperat. Federico II condusse seco in Si- 
cilia i fratelli Alarcone, Riccardo e Roberto nel 
1239 perchè quivi avessero miglior fortuna. Di 
fatto un Riccardo ebbe il governo di Girgenti, 
un altro Riccardo la baronia di Nadoro ed un 
Antonio, cavaliere, il feudo di Giardinello. — 
Arma: D'oro, al monte di cinque cime di rosso. 

MONTELLO (del) di Treviso. — Originaria 
di Selva. — Un Odorico nel 1180 sottoscrisse il 
trattato di pace di Costanza stipolato dalla Lega 
Lombarda coli' Imperat. Federico Barbarossa. (E- 
stinta). — Arma: D' azzurro, alla montagna al 
naturale,, accompagnata in capo da una stella di 
otto raggi d' oro. 

MONTEMAGXI di Pistoja. — Antica e po- 
tente famiglia discesa da Monteraagno, antico for- 
tilizio dal quale trasse il nome. Fu delle magnatizie, 
riammessa poi tra le popolari cogli Statuti del 
1330 e 1344. — Uberto di Rinieri capitano del 
popolo di Cremona; Corrado di Uberto podestà 
di Volterra nel 1257, poi nel 1267 porta le in- 
segne dei guelfi toscani fra le schiere degli An- 
gioini contro Manfredi, nel 1269 ambasciatore al 
Re Carlo pei Pistojesi, nel 1272 podestà di Pia- 
cenza ; Corrado di Corrado podestà di Padova nel 
1295; Buonaccorso di Giovanni giureconsulto, 
aratore e lettore nello studio fiorentino nel I IM; 



Coriolano di Pier-Francesco segretario di stato 
di Cosimo II e di Giovan-Gastone de Medici nella 
prima metà del XVIII secolo. — Arma : D' oro, 
ad un monte isolato di sei cime d' azzurro; col 
capo d'Angiò. 

MOMTEMAGNO di Lucca. — Capostipite di 
quest'antica famiglia- fu un Sisemondo che vivea 
nel 983. — I signori di Montemagno prestarono 
giuramento di fedeltà al Comune di Lucca nel 
1199, e furono ascritti a quella cittadinanza. — 
Il castello di Montemagno, da cui trassero il pro- 
prio nome, fu loro donato dalla Contessa Matilde 
nel 1099. — Nel 1200 un Inghirame di Monte- 
magno si chiamò pel primo dei Bernardini e da 
esso ebbe origine l' illustre casa Bernardini di 
Lucca. (Estinta). — Arma: Di rosso, alla croce 
piena d'argento, accompagnata da un crescente 
dello stesso. 

MONTEMALE di Cuneo. — Antica e potente 
famiglia, signora feudataria del castello omonimo 
dal quale trasse il proprio nome. — Manfredo di 
Cardè, dopo essersi impadronito nel 1339 di Sa- 
luzzo a danno del marchese Tommaso, creò suo 
vicario generale Giovanni signore di Montemale 
il quale era uno de' suoi principali fautori. — I 
signori di Montemale, perduto il loro feudo, e 
banditi dal marchesato di Saluzzo, ripararono in 
Cuneo in cui si trovano menzionati fra le prin- 
cipali famiglie nella seconda metà del secolo XIV. 

— Un Giorgio fu bailo per la regina di Napoli 
di Barcellonetta nel 1364, e Tanno appresso ca- 
stellano di Demonte. (Estinta). — Arma : D' az- 
zurro, al cuore umano al naturale. — Alias al 
cuor d' oro. 

MONTEMARTE di Orvieto. — Valerio go- 
vernatore di Romagna nel 1589. — Arma: Di 
rosso, alla banda d' argento, accompagnata da due 
gigli dello stesso, uuo in capo ed uno in punta. 

MONTEMARTINI di Treviso. — Enzelerio di 
Montemartino, da Piacenza, il 9 Apr. 1314 fu e- 
letto professore di fisica in Treviso; suo figlio 
Piacentino fu degli anziani del comune in detto 
anno, poi giudice e quindi ambasciatore al Re di 
Boemia ed ai Veneziani; Guglielmo del Consiglio 
dei sapienti nel 1319 (Estinta). — Arma: D'az- 
zurro, ad un monte isolato di sette cime d' oro, 
caricato di una stella di otto raggi dello stesso. 

MOXTEMAYOR di Napoli. — Originaria spa- 
gnuola, trapiantata in Napoli da Fulgenzio-Anto- 
nio comandante della Soledad, il quale segui Carlo 
IH alla conquista di quel regno. Lo stesso Carlo, 
divenuto Re di Napoli, in compenso de' suoi ser- 
vigi, e di quelli de' suoi antenati, specialmente 
dello zio Don Pietro luogotenente generale delle 
regie galere di Spagna, concedette al suddetto 
Fulgenzio-Antonio il titolo di marchese sul co- 
gnomo, con diploma dato in Napoli 1 Giù. 1736. 

— Emanuele, fidio del precedente, fu generale 



MON 



— 165 - 



TKON 



del Genio e da lui nacquero Domenico colonnello 
di artiglieria, Lorenzo maresciallo di campo creato 
barone il 1° Gen. 1811, Giuseppe capit. di va- 
scello e Raffaele uflizialc di marina. — Arma: 
D'oro, a tre fascie di rosso, colla banda d'argento 
ingoiata da due teste di drago di verde, illumi- 
nate e linguate del secondo, attraversante sul 
tutto. — Arma del ramo baronale: Inquartato; 
nel 1° di Montemayor; nel 2° d'azzurro, a tre 
pali d'oro; nel 3° contrinquartato, nel 1° e 4° 
d'azzurro a due verghette d'oro; colla stella dello 
stesso attraversante sul tutto; nel 2° e 3» d'ar- 
gento, all'albero sradicato di verde; nel 4° d'az- 
zurro, al grifo d'oro linguato di rosso, armato 
d'una spada d'oro, alla bordura dello stesso. Il 
tutto abbassato sotto un capo scaccato d'argento 
e di rosso di tre file. 

MONTEMELLINI di Perugia. — Di origine 
germanica, trapiantata in Perugia da un Aladìo 
sceso in Italia al seguito dell' Imperat. Enrico IV. 
I di lui discendenti fabbricarono il castello di 
Montemellino, di cui furono signori feudatari, e 
dal quale trassero il proprio nome. — Rustico, 
pretore di Arezzo nel 1155, segnalossi nella guer- 
ra che mossero que' cittadini contro Castiglione 
aretino; Andrea generale dei Fiorentini nel 1228 
contro il popolo di Pistoja cui tolse e distrusse 
l'importante fortezza di Carmignano; Bulgaro 
eletto Vescovo di Perugia da Nicolò IV nel 1290. 
— Nicolò di Tommaso fu investito nel 1433 dal- 
l' Imperat. Sigismondo del marchesato di Civitel- 
la. — Vestirono 1' abito del S. M. 0. Gerosolim. 
Lodovico nel 1420, Troilo nel 1460 e Tiberio nel 
1586, e Faccio di Battista quello di S. Stefano 
nel 1563. — Arma? 

MONTEMELLINI di Velletri. — Arma: D'az- 
zurro, al monte di cinque cime d'oro. 

MONTEMERLO (da) di Padova. — Nobilissi- 
ma ed antichissima famiglia ascritta fra i proceri 
ed al Consiglio dell'anno 1081. Credesi della stessa 
schiatta dei Transalgardi e dei Capodilista, e fu 
detta da Montemerlo per il castello omonimo da 
essa posseduto. — Aicardo, valorosissimo capita- 
no, fu alla crociata del 1099, intervenne all'as- 
sedio di Nicea e morì combattendo tra Gerusa- 
lemme ed il porto di Zaffo. — Il 20 Ott. 1260 
Marcio da Montemerlo e Beroaldo figlio di Gui- 
done de' Conti furono investiti dal Vescovo di Vi- 
cenza delle decime di Bussano, Angarano e Car- 
tigliano ; ma alla morte di Mario ne fu investito, 
prima Giovanni Forzaté e quindi i di lui figli 
Enrico e Mario il 5 Apr. 1280 coli' approvazione 
di Palma e di Adelita, figlie del suddetto Marcio 
da Montemerlo, che vi avevano diritto. Queste so- 
relle il 27 Ott. 1302 vennero bandite dalla pa- 
tria per pubblici debiti. — L' ultimo di questa 
famiglia di cui si abbia memoria fu un Alidosio 
il quale fu partigiano dei Visconti contro il Car- 



rarese, ma nella pace stipulata il 20 Gen. 1392 
venne rimesso in patria. (Estinta). — Arma? 

MONTENEGRO di Genova e di Napoli. — 
Dal castèllo omonimo, di cui furon signori, e 
donde vennero a Genova circa il 1130, passando 
poi a Napoli nel tempo di Federico II. — Ric- 
cardo, creato gran giustiziere del regno da detto 
Federigo, 1248. — Giovanni Vescovo di Fama- 
gosta, 1409. — Pietro arbitro fra nobili e popo- 
lari in Genova, 1418 e 45, ambasciatore a Ve- 
nezia e Firenze, 1430; id. al duca di Milano, 
1433; id. al Papa, 1447. — Cosmo, console di 
Samastro, 1429. — Luciano ambasciatore al re 
d'Aragona, 1443. — Girolamo vescovo di Ma- 
riana in Corsica, e vicario generale del card. 
Paolo Fregoso nell'arcivescovato di Genova, 1458. 
— Ascritti nei Lomellini, 1528. — Girolamo, le- 
gato della Repubblica al Papa nel 1575, era mar- 
chese di Marigliano, tesoriere del regno di Na- 
poli, e Consigliere di Stato del re di Spagna. — 
Arma : D' argento, ad un monte isolato di tre 
cime di nero. 

MONTEREALE-MANTICA del Friuli. — An- 
tica famiglia feudataria del Friuli che apparte- 
neva al Parlamento di quella provincia. Suo ca- 
postipite fu un Roberto, che disceso da nobil fa- 
miglia di Francia, venne nel 930 qual generale 
dei balestrieri a difesa del Patriarca di Aquileja 
Ergefrido in Friuli, dove edificò il castello di 
Monteregale, nel cui possesso, a titolo di feudo 
retto e legale con giurisdiz., furono confermati i 
suoi discendenti nel 1214 dal Patriarca Volchero 
e dai suoi successori. — Conseguirono anche a 
titolo di feudo con piena giurisdiz. le ville di Mal- 
nisio e Barces e godettero in tale qualità del ti- 
tolo comitale — Il possesso, tanto del feudo, 
quanto del titolo, fu in progresso con tutte le al- 
tre prerogative confermato alla famiglia anche 
dalla Rep. Veneta. Nel 1503 l' Imperat. Massimi- 
liano distinse i membri di questa famiglia col ti- 
tolo di familiari del S. R. I. — Nel 1 447 fu ag- 
gregata alla nobile cittadinanza di Padova ; fu 
confermata nelP avita sua nobiltà con sovrana ri- 
soluzione 2 Mar. 1822. — Arma: D' azzurro, alla 
banda merlata d'oro. 

MONTERENZI di Bologna. — Antica e no- 
bile famiglia, così nominata da un castello posto 
sei miglia sopra Pianoro dove aveva grande in- 
fluenza e possessi. — Da tempo immemorabile 
appartenne al Consiglio nobile di Bologna, ed un 
numero infinito de' suoi membri furono degli an- 
ziani, altri savii, ed alcuni delti dieci di Balìa. 
— Giovanni di Ludovico nel 1387 fu dei primi, 
nel 1390 andò ambasciatore a Venezia, nel 1394 
fu dei riformatori e due anni dopo gonfaloniere 
di giustizia. — Annibale di Giulio dottore di 
leggi collegiato fece le addizioni agli Statuti di 
Bologna verso il 1 580 ; Giulio d' Innocenzo, nel 



MON 



— 166 — 



MON 



1510 governatore di Roma, e nel 1518 Vescovo 
di Faenza. — Arma : D'azzurro, all' albero d' oro 
fruttifero dello stesso, nudrito sopra un monte o 
tre cime d' argento movente dalla punta ; col 
capo d'Angiò. 

MONTEROSSO di Genova. — Dal luogo o- 
raonimo, una delle Cinque Terre. — Alinaro an- 
ziano, 1349. — Luigi consigliere della Repubbli- 
ca, 1368. — Egidio, anziano, 1416. — Raffaele 
capitano di una galea contro i Catalani, 1459. — 
Ascritti nei Giustiniani e De Franchi, 1528. — 
Arma: D'azzurro, alle rotella d'argento caricata 
di un monte di tre cime di rosso. 

MONTERSINO del Piemonte. — Umberto I 
Re d' Italia, con motu-proprio 18 Die. 1884 con- 
cesse al cav. Francesso Montersino il titolo di 
barone trasmissibile per primogenitura maschile. 
— Arma: Spaccato; nel l> di rosso, all'aquila 
dal volo abbassato di nero; nel 2.° d'azzurro, a 
tre monti al naturale di verde, colle cime rico- 
perte di neve ; colla fascia d' argento attraver- 
sante sulla partizione. 

MONTERUMISI di Bologna. — Arma: Spac- 
cato d' oro e d'azzurro, al leone dell'uno nell'al- 
tro, tenente colle sue branche un ramoscello d'o- 
livo di verde; col capo d'Angiò. 

MONTE SANTA MARIA (Marchesi di) del- 
l' Umbria, di Firenze e di Ancona. — I cronisti 
aretini fanno derivare questa celebre famiglia da- 
gli Attalberti marchesi di Toscana, e ne fanno 
capostipite Ranieri che in sul principio del XI 
secolo era marchese di Toscana. Da chi sia que- 
sti provenuto non si sa. Ma verso la fine del XVI 
secolo comparve ad un tratto in iscena un Ari- 
berto che avendo accompagnato in Italia Carlo- 
magno nelP 801 ne ricevette in premio de' suoi 
servigi un diploma che lo costituiva marchese 
della Toscana, vicario imperiale in Arezzo e in 
Città di Castello, e lo faceva ricco di moltissimi 
feudi negli Apennini, tra 1' Umbria e la Toscana. 
E quest' Ariberto si disse che era il Barone di 
Bourbon ed il vero ascendente di Ranieri. Dopo 
quell'epoca (secolo XVI) i Marchesi del Monte 
Santa Maria, che portavano il nome del feudo, 
presero quello di Bourbon del Monte che conser- 
vano tuttora. — Il March. Ranieri possedeva nel 
territorio di Arezzo i medesimi beni che gli At- 
talberti con gli stessi titoli, ed abitava in Arezzo 
nel quartiere di S. Andrea, e vicino alla Catte- 
drale aveva fabbricato un forte e sontuoso pa- 
lazzo circondato da grosse muraglie ad uso di 
fortezza. Aveva i suoi possessi in Val di Chiana, 
nel Val d'Arno aretino, castelli e giurisdizioni 
nella Valle superiore del Tevere, in Cortona, Città 
di Castello, Perugia e nei loro contadi. — Ri- 
masto soccombente in Arezzo il partito guelfo, 
^1 quale questi marchesi erano potenti sosteni- 
venne atterrato il loro palazzo, ed essi ri- 



tiraronsi ne' propri Stati e nelle città di Castello 
e di Perugia. — Dal suddetto Ranieri discendo- 
no, oltre alle linee estinte, i marchesi di Petrella 
che stanno in Cortona, i marchesi di Sorbello che 
risiedono in Perugia, e le quattro case che pre- 
sero il cognome di Marchesi del Monte S. Maria, 
una delle quali dimora in Ancona, la seconda in 
Città di Castello e le altre due in Firenze. — 
Adottarono poi il titolo di marchesi del Monte S. 
Maria nel 1355 per privilegio dell' Imperat. Carlo 
IV, col quale si dichiarava il marchesato del Mon- 
te S. Maria feudo imperiale insieme con Marzana, 
Lippiano e colla cura di Reschio che poi si chia- 
mò Sorbello. — Questo marchesato nel 1 809 fu 
riunito all'impero francese, ma nel 1814 fu resti- 
tuito ai loro padroni, ebe lo tennero sino al 29 
agosto 1815 in cui fu incorporato alla Toscana. 
Dal ramo dei marchesi di Petrella emersero un 
Aguccione che fu alla crociota del 1146; Rigone 
podestà di Castiglione Aretino nel 1214; Ugolino 
vicario in Siena dell' Imperat. Carlo IV ; Onorio 
governatore di Lucignano nel 1715; Giambattista 
cav. gerosolim. nel XVI secolo ed un altro Ono- 
rio cav. di S. Stefano Commend. di Orvieto nel 
1590. Ha dato inoltre due vescovi e due gonfa- 
lonieri a Cortona, i primi ambedue di nome Cri- 
stoforo nel XIV e XV secolo, e gli altri due, 
Onorio ed Ugolino, il primo nel 1841, ed il se- 
condo nel 1818 e 1825. — Del ramo dei Mar- 
chesi di Sorbello, parecchi furono al servizio di 
Casa Savoja ; Anton-Maria Cav. di S. Stefano 
verso la fine del XVII secolo, Carlo Cav. Gero- 
solim. e cultore della scienze naturali nella pri- 
ma metà del XIX secolo; Diomede uomo di let- 
tere amico di Vittorio Alfieri, Commend. Mauriz. 
e ciamberlano del Re di Sardegna, e Giuseppe 
Commend. dell' Ordine delle Riunione e del Mau- 
riziano. — Il ramo dei Marchesi di S. Maria di 
Ancona vanta un Montino che fu gran maestro 
di campo del Duca d'Urbino, e quindi generale 
di S. Chiesa nel XV secolo; un Guido-Ascanio, 
figlio del precedente Cav. di S. Stefano, capitano 
al servizio della Chiesa e poi dei Veneziani; Fa- 
bio-Camillo aggregato alla nobiltà di Ancona nel 
1689; Francesco-Maria gentiluomo di camera del 
Granduca di Toscana nel 1688, di Vittorio-Ame- 
deo Duca di Savoja nel 1715, e poi cameriere di 
spada e cappa del Pontefice Innocenzo XIII; Fran- 
cesco-Giuseppe del magistrato dei Conservatori 
di Roma nel 1718, e la sua casa aggregata alla 
nobiltà romana. — Ebbe pure altri ciambellani 
imperiali, granducali, bavaresi, cavalieri ecc. — 
Dei rami fiorentini meritano essere ricordati U- 
golino e Taddeo valorosi condottieri d' armi al 
servizio dei Forentini nel XV secolo; Orazio e 
Marco capitani distinti del XVII al servizio del 
Granduca di Toscana ^Orazio al servizio della Rc- 
"inn 'li Svezia o suo fìllio Giambattista pentii- 



MON 



— 167 — 



MON 



uomo di camera della stessa principessa, oltre 
molti cavalieri gerosolim. e di S. Stefano, e ciam- 
berlani della Corte Granducale. — Arma comune 
a tutti i rami: D'azzurro, a tre gigli d'oro, di- 
visi dalla cotissa di rosso. — Motto: tempore, 
ingenuo et modo. — Arma dei Marchesi di Pe- 
trella di Cortona : Di rosso, alla banda d'argento; 
col capo dell' impero. 

MONTESI di Bologna. — Arma: Di rosso, al 
monte di sei cime d' argento, sormontato da una 
cometa d'oro; col capo d'Angiò. 

MONTESPERELLI di Perugia. — Deriva da 
un .Bernardo barone tedesco che trapiantò la pro- 
pria famiglia in Perugia ed i cui discendenti fab- 
bricarono il castello di Montesperello, di cui fu- 
rono signori e dal quale trassero il nome. — A- 
verardo comandò 1' armata dei Perugini contro 
l'esercito di Federico II che infestava l'Umbria 
e le Marche; Giovanni, suo figlio, pretore e ca- 
pitano generale della Repubblica di Pisa nel 1275; 
Petruccio-Nero generale delle forze perugine, colle 
quali sconfisse le truppe senesi al Trasimeno e 
sottomise la città di Chiusi alla patria. — Ve- 
stirono l' abito del S. M. 0. Gerosolim. Giovanni 
nel 1424, Benedetto nel 1524 ed Ercole nel 1567. 
— Arma? 

MONTEVERDE di Fermo. — Originata dai 
Signori di Brunforte, i più potenti fra i feuda- 
tari della Marca d'Ancona. Fu feudataria dei ca- 
stelli di Monteverde e di Francavilla e delle terre 
diMonterone, Castelporcino e Valdigrano nel ter- 
ritorio di Fermo. — Mercenario signore di Fer- 
mo col titolo di conservatore della città c del 
comune nella prima metà del XIV secolo; Ri- 
naldo signore di Fermo nel 1376. (Estinta nel 
1 380). — Arma : D' oro, al leone di rosso soste- 
nuto da un monte di tre vette di verde. 

MONTI di Bologna. — Francesco rettore ed 
arciprete di S. Giorgio in Samoggia nel 1409; 
Panfilo di Carlo dottore e professore nello studio 
di Padova nel 1509; Gian-Giacomo, architetto, e- 
dificò la chiesa di S. Agostino in Modena nel 
1660. — Il marchese Giuseppe Monti, patrizio 
e senatore di Bologna, qual tutore del pupillo 
marchese Francesco, suo nepote, domandava per 
questo la cittadinanza mantovana che ottenne nel 
Gennajo 1770. — Arma: — Di rosso, alla ban- 
da d'oro, caricata di tre monti di tre vette del 
campo, posti ciascuno in palo, moventi dal bordo 
inferiore della banda; col capo d'Angiò. — A- 
lias: Spaccato; nel 1° d'azzurro, ad un monte 
di tre cime di verde, movente dal basso, accom- 
pagnato in capo da tre stelle ordinate d' oro ; 
nel 2° fasciato di rosso e d' argento di sei pez- 
zi; col capo d'oro, caricato da un'aquila di 
nero. — Alias: D'azzurro, al monte di tre cime 
d' argento, movente dalla punta e sormontato da 
un giglio d'oro, accostato da due spighe dello 



stesso, gambute e fogliate di verde, moventi dalle 
due vette laterali inferiori ; col capo d' Angiò. 

— Alias: D'azzurro, al monte di tre vette mo- 
vente dalla punta, cimato da un leone tenente fra 
le branche un giglio, il tutto d'oro; col capo 
d' Angiò. 

MONTI o DEL MONTE di Brescia. — Pa- 
trizi Bresciani. — L' imperat. Napoleone I re 
d'Italia, con patenti 5 Mag. 1812 creò barone 
del regno d' Italia Carlo Monti pro-podestà di 
Brescia, nato ivi 8 Ag. 1764. — Gerolamo Monti, 
da Brescia, trovasi iscritto, come nobile, nelF el- 
lenco ufficiale dei nobili lombardi del 1828. Vit- 
torio Emanuele II re d' Italia, con decreto 17 
Nov. 1861, concesse a Gerolamo Monti il titolo 
di barone trasmissibile nei figli e discendenti 
maschi da maschi. — Arma: D'argento, al monte 
di dieci cime di verde, sormontato da una co- 
lomba del campo, beccata e unghiata di rosso, 
avente nel becco un ramo d' olivo al naturale. 

— Altra, concessa da Napoleone I: D'argento, 
al monte di dieci cime di verde, 4, 3, 2 e 1 ; col 
capo partito; a destra d' azzurro, alla colomba 
d' argento avente nel becco un ramo d'ulivo d' o- 
ro; a sinistra di rosso, al muro merlato d'ar- 
gento posto in fascia. 

MONTI di Ferrara. — Il capit. Bernardino, 
Girolamo e Gaspare Monti furono onorati dal 
Duca Guglielmo di Mantova del privilegio di no- 
biltà il 19 Ott. 1556 ; privilegio che venne con- 
fermato da Carlo II Duca di Mantova ad Ales- 
sandro, Girolamo e Carlo Monti, concedendo loro 
il titolo di cónti. — Ercole fu dal governo pon- 
tificio noverato fra i 27 nobili di perpetuo Con- 
siglio; il suddetto Carlo giudice dei Savi nel 
1683. — Si spense nel 1734 nella persona del 
conte Gaspare. — Arma : D' oro, a tre fascie di 
rosso, col monte di tre cime di verde, sormontato 
da un leone d'argento? attraversante sul tutto. 

MONTI detti di PUGIO di Firenze. — Pu- 
gio di Jacopo da Campi fu gonfaloniere nel 1323 
e priore nel 1324. — I discendenti da Monte, di 
lui figlio, che fu ferravecchio, ottennero venti- 
due volte il priorato fino al 1527. — Arma: 
D' azzurro, a due monti di sei cime d' oro, divisi 
da una banda di rosso. 

MONTI detti ALBERGATORI di Firenze. — 
Dettero venti priori alla patria dal 1412 al 1528. 
Estinta verso la fine del XVI secolo. — Arma: 
D' argento, al lambello di tre pendenti d'azzurro 
(anticamente un M all' antica); col capo d' Angiò. 

MONTI di Milano. — Originaria della Val- 
sassina e di molto umili principii. — Devoti ai 
Torriani, scacciati questi da Milano, parteggia- 
rono poi pei Visconti. Leonardo, detto Brolio, 
veniva bandito colla confisca dei beni da Filippo- 
Maria Visconti in causa dell' uccisione del fratello 
duca Giammaria nel 1412. — I, membri di que- 



MON 



— 168 — 



MON 



sta famiglio furono fautori di tutti i governi 
che si successero a quello dei Visconti ; molti fu- 
rono dei 900 del Consiglio generale della città 
di Milano, altri furono dei Xll di provvisione, ed 
alcuni decurioni. — Princivalle di Enrico amba- 
sciatore del Duca di Milano al Re Cristianissimo, 
ai Fiorentini e agli Svizzeri, fu infeudato da Fran- 
cesco II Sforza dei dazi e dell'imbottato della 
Pieve di S. Donato; Girolamo, giureconsulto col- 
legiato nel 1538, fu creato senatore da Filippo li 
re di Spagna; nel 1562 andò podestà a Cremona 
e ne ebbe diploma di cittadinanza per sè e per i 
suoi discendenti; e finalmente nel 1578 fu pode- 
stà di Pavia; Princivalle III giureconsulto colle- 
giate, vicario di provvisione nel 1593, vicario del 
podestà nel 1601-1602, capitano di giustizia nel 
1608, regio questore del magistrato ordinario nel 
1616, e senatore nel 1622; Osare patriarca pri- 
ma di Antiochia, poi nel 1632 Arciv. di Milano, 
e nelP anno seguente Cardinale di S. R. Chiesa. 

— Giulio, nipote del precedente, comprò i feudi 
di Agario, Avesone, Costa e Saleggia in valle An- 
tigori per investitura 3 Gen. 1647, poi il feu- 
do di Valsassina per investitura 20 Apr. 1647, 
sul quale lo stesso anno ottenne il titolo di con- 
te. — Carlo-Dionigi vestì l'abito del S. IL O. 
Gerosolim. nel 1614. — Ultimo di questa nobile 
famiglia fu Paolo dei XII di provvisione e decu- 
rione della città di Milano, morto nel 1774. — 
Arma: Di rosso, fioccato d'argento. — Alias : 
Fusato d' oro e di rosso. 

MONTI [delti] di Napoli — Originaria di Ca- 
pua, e trapiantatasi in Napoli al tempo di Carlo 
I d'Angiò, di cui era partigiana. — Ha goduto 
nobiltà .■ Napoli fuori di seggio ed in Capua, ed 
à posseduto i feudi di Abbateraarco, Aieta, Ali- 
fe, Baglive di Capua, Calimera, Castromonticelli, 
Civella, Faicchio, Griffuni, Martano. Montevaira- 
no, Piscopo, Pozzuoli, Racali, S. Giovanni in gol- 
fo, S. Martino, Santamaria in Valle, Satura e 
Telese, ed i marchesati di Acaia e di Corigliano. 

— Lodovico capitan generale, giustiziere di Terra 
d' Otranto e luogotenente in Sicilia pel Re Car- 
lo I d'Angiò ; Nicolò luogotenente della R. Ca- 
mera nel 1460; Francesco signore di Corigliano 
condusse i Leccesi alla difesa di Otranto contro 
i Turchi nel 1481; Andrea march, di Acaia ca- 
pit. di 800 fanti in Germania nel Terzo del Mar- 
ch, di Campolattaro Blanch; Alessandro maestro 
di campo di un Terzo di fanteria in Fiandra ove 
si distinse alla presa di Rimberga e nei fatti 
d'armi di Grol nel 1603; Ferrante march, di Co- 
rigliano, valoroso condottiero di armati, generale 
di cavalleria sotto il comando del viceré conte 
di Monterey, mori assassinato nel 1648. — Ar- 
ma: D' oro, alla croce patente di nero, caricata 
nel braccio superiore da un lambello di tre pen- 
denti di rosso. 



MONTI del Piemonte, marchesi di Farigliano. 
— Arma: Interzato in fascia; nel 1° d'oro, al- 
l'aquila di nero, coronata dello stesso; nel 2." 
d' argento, a sei puntali di spada di rosso rove- 
I sciati; nel 3° d'azzurro, al monte di sei cime 
d' argento. 

MONTI di Pisa. — Jacopo del Cav. Michele 
Monti il 21 Ott. 1708 aggregato all'Ordine mi- 
litare di Santo Stefano. — Arma: D'azzurro, al 
monte isolato di sei cime d' oro, accompagnato 
in capo da due stelle di otto raggi dello stesso 
e da un crescente montante d'argento. 

MONTI di Rovigo. — Arma : D' argento, al 
leone di nero, sostenuto da un poggio di tre ci- 
me di verde, ed accompagnato in capo da due 
stelle di rosso. — Alias: D' argento, all'aquila 
di nero, sostenuta da un poggio di tre cime di 
verde. 

MONTICCIO o MONTECCHIA di Verona. — 
I Famiglia registrata in un elenco di case antiche, 
alcune anche nobili, ma non ascritte al nobile 
Consiglio, che formano la seconda parte di un 
blasone veronese. — Arma: Spaccato; nel 1.° 
d' azzurro, ad un monticello di verde movente 
dalla partizione, e sormontato da tre stelle male 
ordinate d'oro; nel 2.° bandato d' azzurro e di 
verde; colla fascia d' oro attraversante sulla par- 
tizione. 

MONTICELLI di Bologna. — Arma : Spac- 
cato: nel 1° d'azzurro pieno; nel 2° d'argento, 

' al monte di tre cime di verde, sormontato da 
un uccello di nero, accostato da due rose di ros- 
so, gambute e fogliate di verde, moventi dalle 
due vette laterali inferiori ; colla fascia di nero, 
attraversante sulla partizione. 

MONTICELLI di Crema. — Un Giovannino, 
il primo nominato nella genealogia di questa fa- 
miglia, vivea sullo scorcio del XIV secolo, ed in- 
tervenne all'adunanza nella quale i Cremaschi 
del partito guelfo proclamarono loro signori i 
Benzoni. — Matteo Monticelli, famoso dottore, 

i nel XVI secolo fu vicario a Brescia, a Verona, a 
Padova ed uno della Ruota di Bologna ; un Gian- 
Francesco morì alla difesa di Famagosta, ove si 
era portato come venturiere ; un Ercole beneme- 
rito della patria per aver ottenuto dal serenissi- 
mo principe nel 1657 che si disfacessero nel ter- 
ritorio cremasco alcune risaje. — Questa fami- 
glia era detta volgarmente Monteslini; ma Ne- 
store Monticelli, cui non garbava molto questo 
diminutivo, nel 1708 provocò da Venezia un de- 
creto col quale fece abolire il cognome Monte- 
slini, e confermare al suo casato quello di Mon- 
ticai e Monticelli. — Il Ministro dell'Interno del 
regno d'Italia con suo decreto dichiarò spettare 
•a Carlo Monticelli il titolo di nobile, trasmissi- 
bile ai discendenti d'a.mbo i sessi per continuata 
linea retta mascolina io infinito. — Umberto I 



MON 



— 169 — 



MON 



Re d'Italia con raotu-proprio 10 Feb. 1887 rin- 
novò a favore del suddetto nobile Carlo il titolo 
di marchese già esistito ed estintosi nella fami- 
glia Obizzi, cui apparteneva la di lui madre e 
decretò che detto titolo avesse ad essere trasmis- 
sibile ai di lui discendenti per ordine di primo- 
genitura. — Arma : D' argento, a tre montagne 
di verde, sormontate da tre stelle d'oro. 

MONTICELLI di Roma. — Arma : Partito di 
rosso e d' argento, ad fun leone ed un lupo ad- 
dossati, ingolanti ciascuno un fanciullo dell' uno 
all' altro. 

MONTICELLI di Velletri. — Arma: Spaccato 
d' azzurro, alla cometa d' oro, e d' oro al monte 
di tre cime di verde, movente dalla punta. 

MONTICELLI di Vercelli. — Arma: D'ar- 
gento, alla palma di verde nudrita sopra un mon- 
ticello dello stesso. — Cimiero: Un mazzo di 
rami di palma. — Motto, virtutis praemium. 

MONTICELLO (da) di Vicenza. — Nobile ed 
antica famiglia, il cui nome trasse dal castello 
di Monticello sul quale aveva titolo comitale. — 
Monte e Attaldo furono decapitati per ordine di 
Ecellino. — Il secondo era stato podestà di. Ve- 
rona. — Arma? 

MONTICOLA di Verona. — Famiglia vero- 
nese rinomata per antichità e potere soprastante 
alla fazione ghibellina nel 1164 e 1193. — Ca- 
merolo Monticoli nell'anno 1238 fu podestà di 
Cerea, e nel 1249 presidente alla Camera di Com- 
mercio. — Arma: Di rosso all'aquila di nero, 
rostrata, membrata e coronata di oro, sostenuta 
da un monticello di tre cime di verde. — Alias : 
Sbarrato di rosso e d'argento. 

MONTICOLI di Faenza, e di Rimini — È 
un altro ramo dei Monticoli di Verona sottrat- 
tosi colla fuga alla tirannia del feroce Ecellino. 
— Un Bonaccorso, capitano del popolo di Pistoia, 
nel 1282, fuggì colie più preziose sostanze a Fa- 
enza, ove i suoi discendenti fiorirono per parec- 
chie generazioni. — Giovanni-Antonio di Lattan- 
zio, creato pretore di Rimini nel 1447, da Fa- 
enza trapiantò io Rimini la sua casa, la quale 
figurò tra le primarie di quella città ; Scipione, 
figlio del capitano Lamberto, il 12 Ag. 1593 ve- 
stì 1' abito dell' ordine militare di S. Stefano. — 
Arma ? 

MONTICOLI di Udine. — Originaria di Ve- 
rona dove era stata principale fautrice della fa- 
zione ghibellina e donde fu costretta emigrare 
per la preponderanza dei Sanbonifacio e poi de- 
gli Scaligeri suoi rivali. Nel 1324 si ritirò in U- 
dine, e vi si fermò. Molti illustri soggetti diede 
alla nuova patria, e tra questi un Andrea dot- 
tore in legge che sostenne distinte missioni di- 
plomatiche verso la fine del XIV ed in su! prin- 
cipio del XV secolo, e morto in Udine fu tumu- 
lato nel Duomo nella cappella di S. Nicolò ov'era 



la tomba di sua famiglia. — Giovanni nel 1354 
capitano di Udine ; Crescimbene governatore di 
Cividale e di Belluno nel 1355; un altro Andrea 
vicario del Patriarca di Gerusalemme nel Friuli 
nel 1386. — Arma? 

MONTICOLI di Verona. — Arma: Fasciato 
di rosso e d' argento, ad un monte di sei cime 
di verde, attraversante sul tutto, sostenuto dal- 
l' ultima fascia. 

MONTICULO o MONTICOLI di Vicenza. — 
\ Arma : D' azzurro, al leone d' oro tenente una 
J spada nuda alzata e movente da un monte di tre 
cime dello stesso. 

MONTIGLIO del Monferrato. — Molto antica 
e cospicua, trasse il proprio nome dal castello di 
Montiglio da lei signoreggiato, al quale si aggiun- 
gevano pure i luoghi e le roccie di Castelvecchio, 
Saluggia, Lucedio, parte di Plebata, Cerreto, Cal- 
j cabò, Castellumberto, Rinco, Calcavagno, Muri- 
sengo, ed alcune giurisdizioni di Villanova. — Un 
Fucino il 9 Mar. 1305 interveniva al parlamento 
convocato dai vassalli del Monferrato allo scopo 
di mandare ambasciatori all' Imperatrice Jolanda; 
un Antonio, consigliere del marchese Teodoro, fu 
presente all'atto del 1319 con cui lo stesso mar- 
chese pose fine alle discordie insorte in Casale 
tra i De Canibus e i De Grossis ; Guglielmaccio 
e Mezardo si trovarono 1' anno seguente al gene- 
rale parlamento convocato in Chivasso per ordi- 
nare le milizie mooferrine ; Maffietto e Raviccia 
furono nel numero dei 18 personaggi monferrini 
mandati a Pavia nel 1397 a nome di Amedeo 
principe di Acaja per Tatto di compromesso tra 
questo principe ed il marchese Teodoro di Mon- 
ferrato nella persona Gio. -Galeazzo Visconti. — 
Arma: D'argento; col capo d'azzurro. 

MONTIGNANI di Bologna. — Arma : Di ros- 
so, ad una fascia d' azzurro, alzata nello scudo, 
caricata di tre stelle d'oro, ed accompagnata in 
punta da un monte di sei vette d' oro, movente 
dalla punta e sormontato da una stella d'oro. 

MONTINI di Bologna. — Arma: Interzato 
in fascia; nel 1° di rosso, a tre crescenti d' ar- 
gento, ordinati in fascia; nel 2 9 d'argento, ad 
un monte di tre cime d'oro, movente dal basso; 
nel 3° di verde pieno. 

MONTINI di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
D' azzurro, ad un rastro manicato d'oro piantato 
sopra un monte di tre cime di verde movente 
dalla punta, accompagnato da tre stelle d' oro, 
una in capo, e le altre ai due lati del rastro. 

MONTINI di Castelfranco (Veneto. — Origi- 
naria di Lendinara e trapiantata in Castelfranco 
verso il 1400. — Diede un provveditore alla pa- 
tria e parecchi notaj di collegio. — Arma: Spac- 
cato d' argento e d'azzurro, a due gigli dell' uno 
nell' altro. 

MONTINORI di Bologna. ^ Arma: D' oro, 



MON 



— 170 — 



MON 



alla fascia di rosso, inclinata in sbarra da sini- 
stra a destra, accompagnata nel cantone sinistro 
della punta da una testa e collo di levriere d'ar- 
gento, collarinato di rosso. 

MONTIS (de) di Sardegna. — Arma: D'az- 
zurro, a due leoni d'oro, affrontati, tenenti fra 
ambi una croce del Calvario d' argento; con una 
stella d'oro nel cantone destro del capo. 

MONTOGLI di Fuligno. — Arma : D'azzurro, 
al monte di tre cime di verde, movente dalla 
punta e sostenente un albero avente due rami 
formanti una ghirlanda, il tutto al naturale, ac- 
costato da due stelle di otto raggi d'oro. 

MONTONARO di Vercelli. — Gianfrancesco 
Montonaro fu governatore di Susa, comprò I' 8 
Lug. 1722 il feudo di Viancino col titolo di con- 
te. Il di lui padre Gianstefano aveva ereditato 
dalla madre (degli Alciati) ragioni su Viancino. 
— Estinta nei Cusani di Sogliano. — Arma : 
D' azzur/o, alla palma d'argento nudrita sulla 
cima di un monte di verde. — Cimiero: Una 
palma d'argento. — Molto: semper idem. 

MONTONI di Padova. — Di rosso, al grifo 
d'argento, coronato d' oro. 

MONTORI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
al monte di sei cime d' argento, movente dalla 
punta, sormontato da un albero di verde, accom- 
pagnato da tre stelle d'oro, ordinate in capo. 

MONTORIO o MONTORO di Roma. — Assai 
antica e nobile famiglia, originaria di Narni e 
feudataria del castello di Montorio o Montoro, dal 
quale trasse il proprio nome. — Era fregiata del 
titolo marchionale, e fra i molti uomini illustri 
che sono usciti dal di lei seno, lasciò specialmente 
assai chiaro nome Monsignor Pietro-Francesco 
creato Vescovo di Nicastro da Clemente VIII il 
3 Feb. 1594, poi vice-legato di Avignone nel 
1604, e nunzio apostolico in Germania sotto Gre- 
gorio XV. (Estinta). — Arma : Di rosso, al monte 
di sei cime d'oro; col capo d'Angiò. 

MONTORO di Narni (Umbria). — Dalla ba- 
ronia del castello di Montoro presso Narni, pos- 
seduta da questa famiglia, trasse il proprio no- 
me, ed apparisce nella storia tra la fine del X 
ed il principio del XI secolo. — Estinta nella 
casa dei Marchesi Patrizi di Roma. — Arma: e- 
guale alle precedente. 

MONTORONI di Lecce. — Famiglia antica e 
feudataria patrizia di Lecce. — Ruggero fu Ve- 
scovo in patria, e quindi Arciv. di Bari, luogo- 
tota e protonotario del regno. — Oliviero militò 
sotto le insegne di Boemondo in Terrasanta. — 
On altro Ruggero combattè contro Taranto per 
Re Ladislao, comandando 1500 fanti. — Giacomo 
condottiero di armati al tempo di Re Alfonso 
d'Aragona; Roberto capitaneo procuratore e vi- 
cario di G. A. Orsini a Taranto. — Arma? 

MONTORFANI di Bologna. — Arma- D'az- I 



zurro, ad una torre di rosso, posta sopra una 
terrazza di" verde, e cimata da un' aquila u- 
scente di nero, sormontata da corona d' oro; da- 
vanti la torre un uomo, vestita d' argento, te- 
nente colle mani una tela dello stesso dinanzi al 
suo corpo. 

MONTOYA di CARDONA di Napoli. — Ar- 
ma: Inquartato; nel 1.« e 4.° di verde, con lo 
scudo cucito d'azzurro, caricato da dieci foglie di 
paneles d'argento, ordinate 3, 3, 3 e 1, attor- 
niato da un cordone di S. Francesco dello stesso; 
nel 2° e 3° di rosso, a tre cardoni fioriti d'oro, 
gambuti e fogliati di verde. — Lo scudo accol- 
lato dall'aquila bicipite di nero, membrata, ira- 
beccata e coronata d' oro. 

MONTRESORA o MONTESORO di Verona. 
— Famiglia illustre di Treviso, trapiantata in 
Verona verso il 1400, dalla quale uscirono tre 
celebri medici collegiati, Bernardino e Natale nel 
secolo XV, e Domenico nel XVI. — Arma: D'az- 
zurro, ad una stella d'oro in capo a destra, un 
crescente rivolto d'argento a sinistra, ed un monte 
di tre cime di verde in punta. — Alias: Spac- 
cato; nel 1° coli' arma precedente; nel 2° d'az- 
zurro ad un sole di rosso. 

MONTUCCI già PANDOLFINI di Siena. — 
Dei Nove, risieduti nel 1273. — Arma: D'azzur- 
ro, a due stelle di sei raggi d' oro divise da una 
banda dello stesso ; col capo d' oro, all' aquila 
di nero. 

MONTUSLINI di Bergamo. — Arma: D' ar- 
gento, al monte di tre cime di verde, movente 
dalla punta, sormontato in capo da tre stelle di 
sei raggi d' oro, male ordinate. 

MONZA di Brescia. — (Estinta). — Arma: 
Spaccato; nel 1? di verde, a! cuore al naturale; 
nel 2» di verde, a tre sbarre d'oro. 

MONZA di Crema. — Aggregata al Consi- 
glio nobile di Crema nel XVII secolo, à dato alla 
patria uomini egregi, fra' quali il Beato Cristofa- 
ro, ed Anton-Maria, il quale fiorì intorno alla 
metà del XVII secolo e si distingueva come me- 
dico e come poeta di merito non comune. — 
Arma ? 

MONZA (da) di Vicenza. — Di origine mila- 
nese, trapiantata in Vicenza al tempo del Duca 
Gian-Galeazzo Visconti. — Nel 1407 era in pos- 
sesso della giurisdizione di Doville con titolo di 
conte, del qual feudo ottenne dalla Veneta Re- 
pubblica le rinnovative investiture nel 1612, 
1625 e 1784. Aggregata al Consiglio nobile di 
Vicenza, fu confermata nella sua avita nobiltà con 
sovrana risoluzione 11 Mar. 1820. — Arma: Par- 
tito; a destra d'azzurro, al leone d'oro, coronato 
dello stesso; a sinistra fasciato di rosso e d'ar- 
gento di otto pez/.i. 

MONZAMBANI a DA MONZAMBANO di Ve- 
rona. — Famiglia che trasse anticamente origine 



MOR 



— 171 — 



MOR 



dalla terra di Monzambano. — Jacopo nel 1405, 
ed Andrea nel 1 438 furono del nobile Consiglio 
veronese. — Arma: D'azzurro, al cinghiale di ne- 
ro, unghiato e orinato d'oro, passante sopra una 
terrazza di verde. — Alias: D'azzurro, alla torre 
d' argento aperta e finestrata di nero, ad una 
stella d' argento in isbarra, movente dalla punta 
ed appoggiata alla soglia della torre. 

MONZONI di Bologna. — Arma: Di rosso, 
alla banda d'argento, caricata di tre stelle d'oro ; 
ed accompagnata in punta da un mente di tre 
cime d' argento ; col capo d'Angiò. 

MONZONI di Lucca. — Nobilitata nel 1774. 
— Arma : D' azzurro, alla banda d' oro, accompa- 
gnata in capo da un crescente d'argento, ed in 
punta da una rosa di rosso. 

MORA (de) di Benevento. — Alberto creato 
cardinale di S. R. Chiesa da Adriano IV. — Ar- 
ma: D'azzurro, a due scimitarre al naturale, ma- 
nicate d' oro e poste in croce di S. Andrea, ac- 
costate da tre stelle dello stesso, due nei fianchi 
ed una in punta. 

MORA di Bologna. — Arma : D' argento, alla 
fascia scaccata d'argento e di rosso, accompagnata 
da due rose di rosso, una in capo, ed una in 
punta. 

MORA (del) di Firenze. — Chiarozzo di Ni- 
cola priore nel 1 347. — Arma : Scaccato d' ar- 
gento e di nero ; col capo d' azzurro, al capriolo 
d' oro. 

MORA di Messina. — Originaria di Venezia, 
à fiorito nel patriziato messinese nel XVII secolo. 
(Estinta). — Arma: Interzato in fascia; nel 1.» 
d' oro, all' aquila bicipite di nero, membrata, im- 
beccata e coronata d' oro in ambedue le teste ; 
nel 2° d'argento, al leone illeopardito di rosso, 
tenente nella branca destra anteriore tre rose 
dello stesso; nel 3.° bandato di rosso e d'argento. 

MORA di Rivalta (Piemonte). — Arma: Di 
verde, a tre more, attaccate ciascuna al suo ra- 
moscello, d' oro, 2 e 1. — Cimiero: Un arbusto 
di moro al naturale con frutti. — Motto: omisi 

TEMPORE. 

MORA di Vencnzia. — Origi: ' svizzera, 
si trapiantò in Vicenza ove godette de' primi o- 
n'ori. Stabilitasi quindi in Venezia, conseguì nel 
1665 la patrizia nobiltà. — Grc-gorio Vili sommo 
pontefice appartenne a questa famiglia. — Arma: 
Di rosso, a due spade d'argento impugnate d'oro, 
passate in croce di S. Andrea, colle punte al bas- 
so, accantonate da quattro stelle di sei raggi 
d' oro. 

MORA di Vicenza. — Arma: Bandato di rosso 
e d' argento di sci pezzi; col capo d' argento, ca- 
ricato da un leone passante di rosso, e tenente 
colla branca destra un fiore di giardino al natu- 
rale, abbassato sotto un altro capo d' oro, all' a- 
quila bicipite di nero. 



MORABITO di Messina. — Originaria di Ca- 
labria, à fiorito nel patriziato messinese nel XVII 
secolo. (Estinta). — Arma: Partito; nel 1° d'az- 
zurro, alla testa di Moro al naturale ; nel 2° d'az- 
zurro, all' angelo d' argento suonante una tromba 
d'oro; col capo dello scudo dello stesso, caricato 
da un destrocherio d'azzurro, impugnante una palla 
d' argento. 

MORALI di San Miniato (Toscana). — An- 
tica e nobile famiglia, le cui prime memorie ri- 
salgono al XIII secolo. — Giorgio professore di 
medicina nelP Università di Pisa verso la metà 
del XVI secolo; Ranieri Arciv. di Firenze nel 
1815; Bernardo Cav. di Stefano, e ministro delle 
finanze della Regina reggente d' Etruria nel 1807. 
— Arma: Trinciato d'argento e di rosso, al \rj ìe 
dall' uno all' altro. 

MORANDA di Messina. — Originaria di Ge- 
nova, à fiorito nella nobiltà messinese nei secoli 
XVI, XVII e XVIII. (Estinta). — Arma: Di 
rosso, al castello torricellato di tre pezzi d' oro, 
sinistrato da un leone dello stesso rampante con- 
tro la porta. 

MORANDI di Bergamo. — Arma : Spaccato; 
nel 1 n d'azzurro, alla testa di Moro al naturale, 
posta di profilo, e bendata d'argento; nel 2.° 
d' argento, alla lettera P di nero. 

MORANDI di Bologna. — Le prime memorie 
di quest'antica e nobile famiglia rimontano al XII 
sec, in cui troviamo un Rodolfo nominato per uno 
dei suoi commissari nel testamento di Alberto 
Orsi del 1167. — Nel 1292 Antonio Morandi era 
del Consiglio della Repubblica bolognese, e dopo 
lui, parecchi altri della sua famiglia occuparono 
lo stesso seggio e furono degli anziani del Comu- 
ne. Ebbe inoltre capitani, castellani e governa- 
tori, e Benedetto di Domenico dottore di filosofia 
e di medicina fu cancelliere di Giovanni II Ben- 
tivogli, dal quale nel 1462 fu mandato all' Impe- 
rat. Federico III per fargli il presente di un ca- 
vallo e ne ebbe un privilegio datato 3 Feb. col 
quale era creato, insieme alla sua famiglia conte 
e cavaliere. — Nestore di Benedetto fu anch' e- 
gli dottore famoso di filosofia e di medicina col- 
Iegiato; Trajano di Nestore nel 1508 andò al 
soldo dei Veneziani con la condotta di 25 cavalli 
e di 300 fanti; Leone di Lodovico nel 1361 fu 
fatto conte dal Duca di Savoja; Nestore di An- 
tonio, capitano di cavalli al servizio del Papa Ur- 
bano VIII fu fatto conte di Sambuco nella valle 
di Sura soprana dal Princ. Maurizio di Savoja, 
di cui era gentiluomo di camera, con privilegio 
23 Giù. 1643 che fu poi conformato dal Duca 
Carlo-Emanuele di Savoja. — Arma: Un albero 
di moro sostenuto da due leoni controrampanti 
e affrontati; col capo d'Angiò abbassato sotto 
un altro capo d' oro, all' aquila bicipite di nero, 
coronata dello stesso. — Motto: vicissim. — 



MOR 



— 172 — 



MOR 



Alias: Di rosso, ad un busto di Moro, vestito 
d'argento, posto di fronte, colle orecchie ornate 
di perle. — Alias: Spaccato d'argento e di ros- 
so, alla banda d'oro, attraversante sul tutto. 

MORANDI di Genova. — Si à memoria di 
questa nobile famiglia fin dal 1170, nel qual tempo 
apparteneva al Consiglio di Stato della Repub- 
blica Genovese. — Giacomo nel 1 346 trasse seco 
ai maneggi della repubblica il Morandi di Ca- 
priata e quelli di Levante Esso occupò la carica 
di consigliere di guerra, di capitano e commili- 
tone dell' almirante generale Tommaso de' Fran- 
chi Vignoso nel riacquisto dell' isola di Scio, e 
quindi per lo stesso paese entrò nel magistrato 
dell' armamento Tommaso Morandi di Levanto. 
Stefano console anziano e console del pubblico 
governo di Genova nel 1313; Antonio armò a 
proprie spese una nave sopra la quale si recò a 
Cipro nel 1391 e si distinse poi alla celebre im- 
presa di Famagosta;' un altro Stefano, figlio di 
Antonio, fu membro del Consiglio, anziano e se - 
natore, poi entrò nel magistrato di Scio, ed alla 
sua integrità venne affidata la chiave del sacro 
catino in molta venerazione tenuto dai Genovesi; 
Catelano capitano generale di mare in patria nel 
1403; Gabriele e Pietro Morandi da Capriata nel 
1528 s' inalbergarono nei De Grilli. — Arma: 
D' oro, a tre teste di Moro al naturale bendate 
d' argento, 2 e 1 . 

MORANDI di Ravenna. — Fiorì nell'ordine 
patrizio nel XVII secolo, ed ebbe secondo alcuni 
per capostipite un Guelmo che chiamavasi De' 
Moschetti. Altri vogliono che prima di questo 
fiorisse un Gerardo che nel 1285 fu spacciato le- 
gato ai Comacchiesi per ridurli alla soggezione 
di Ravenna. — Giacomo andò ambasciatore alla 
Corte di Leone X e fabbricò a sue spese in pa- 
tria la chiesa di S. Girolamo; Pietro-Martire morì 
da prode in un fatto d' armi presso Siena nel 
liberare una compagnia di Spagnuoli rimasta as- 
sediata in una chiesa dai nemici nel 1532; Ce- 
sare dott. in giurisprudenza morto noi 1766 
fu V ultimo di sua famiglia. — Arma antica: 
D'argento ad un albero di moro al naturale nu- 
drito sulla campagna partita d' azzurro o di ros- 
so. — AnitfA moderna: Inquartato di rosso e 
d'azzurro. 

MORANDO di Piacenza. — È un ramo dei 
Morandi di Genova stabilito prima alla Croco di 
Savignone presso Genova e trapiantato poi in 
Piacenza nel 1581 da un Biagio che vi fondò una 
casa commerciale e fu ascritto coi figli a quolla 
cittadinanza nel 1596. — Morando fabbricò il 
magnifico ponte sulla Trebbia quasi dirimpetto n 
Montcchiaro nel 16K6 con la spesa di circa un 
milione di lire piacentine, ponte che dopo soli 
venti anni cadde in rovina. — Ultimi discendenti 
di questa famiglia furono la contessa Teresa ma- 



ritata al march. Antonio Casati che morì il 15 
Ott. 1 837, ed il conte Luigi morto celibe in Pia- 
cenza il 9 Die. 1841, le cui sostanze passarono 
ai marchesi Casati di detta città. — Arma: Un 
capriolo accompagnato in capo da tre stelle di 
otto raggi, e in punta da un busto di Moro 
posto di fronte. 

MORANDO di Verona. — Antica famiglia fre- 
giata di nobiltà fin dal 1409 in cui fu aggregata 
al nobile Consiglio di Verona. — Fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrana risoluzione 27 Ott. 
1 822. — Un'altra famiglia come la precedente à co- 
mune lo stipite nella persona di Morando de' Riz- 
zoni. — Un Rizzone coprì una carica importante 
sotto Gio. Galeazzo Visconti Prin. di Milano; An- 
tonio fu console a Verona e cavaliere distinto, e con 
diploma 6 Die. 1429 fu decorato dall' Imperat. 
Sigismondo del titolo di conte palatino. Un Al- 
fonso fu insignito del titolo di cavaliere da Si- 
gismondo re di Polonia nel 1592. Fu aggregata 
al Consiglio nobile di Verona nel 1409 e fu in- 
vestita nel 1686 dalla Rep. Veneta di due quarti 
della Decima di Bonavigo in ragione di feudo. — 
Fu confermata nobile con sovr. risoluz. 9 Die. 
1819 e 12 Ott. 1818. — Una terza famiglia omo- 
nima esiste in Verona la quale fu insignita del 
titolo di conte che ottenne dalla Rep. Veneta 
per acquisto fatto nel 1780 in ragione di feudo 
nobile retto e legale della contea prediale della 
Custoza nel territorio veronese. — Arma : Di 
rosso, ad un' ancora di nero senza traversa, e 
1' anello rimpiazzato da una stella d' oro. — 
Alias: D'argento, al capriolo di rosso, accompa- 
gnato da tre ricci di nero, i due del capo affron- 
tati e sostenuti dal capriolo, e quello in punta 
posto sopra un poggio di verde. 

MORANDO-GRAMATICI di Verona. - Ar- 
ma: Spaccato inclinato in banda d'azzurro e di 
verde, al cane rampante d'argento, collarinato di 
rosso, attraversante sulla partizione, e accompa- 
gnato in capo a destra da una testa e collo d'uo- 
mo d'argento posta di fronte; con una fascia in- 
clinata in banda di rosso, attraversante sullo 
spaccato, e caricata di tre stelle d'oro. — Ci- 
miero: Un cavaliere uscente armato di nero e 
tenente una mazza posata sulla spalla. 

MORANDO-SERENA di Verona. — Famiglia 
che diede il celebre Francesco giureconsulto, ora- 
tore e poeta, e lettore nelP Università di Padova, 
il quale nel 1562 fu vicario nella Casa dei mer- 
canti, e morì nel 1575. — Arma: Spaccato d'az- 
zurro e di rosso, al leone dell'uno nell'altro. 

MORANl di Verona. — Famiglia antica di 
Modena, dalla (pialo disceso il celebre giurista 
llarnaba die sotto gli Scaligeri nel secolo XIV 
fu cittadino di Verona, giudico ed avvocato fi- 
scale, e che noi M05 fu ascritto al nobile Con- 
siglio veronese, o nel 1407 vi fu aggregato il fi- 



MOR 

*Iio Nicolò. — Pietro, fratello di quest'ultimo, 
u giureconsulto collegiate. — Arma: Inquartato; 
lei 4» e 4° di azzurro, ad un albero sradicato di 
/erde ; nel 2° e 3° d'argento, a tre rose di rosso. 

MORANO (Signori di) di Assisi (Umbria). — 
Zosì nominati dal castello avito che poi donarono 
il Comune di Assisi verso la metà del XII seco- 
lo. — Arma? 

MORANO di Modena. — Le memorie più an- 
tiche di questa famiglia patrizia modenese risal- 
gono al 1170 in cui nacque un Bernardino capo- 
stipite dei Morani che era notajo dei memoriali 
lei comune di Modena nel 1208. — Da lui di- 
scendono molti esimi giureconsulti, uomini di let- 
tere, capitani ecc. Fra essi non pochi sostennero 
le primarie cariche del Comune. — Geminiano 
lino dei consiglieri comunali per gli affari del 
Frignano nel 1255, e nel 1262 sindaco del Co- 
mune di Modena con pieni poteri per comporre 
le differenze tra il Comune medesimo e 1' Abbate 
di Nonantola sopra varie giurisdizioni di mero e 
misto impero; Leonardo nel 1261 uno dei 12 
consoli per andare a ricevere l'assoluzione della 
scomunica avuta dall' Abbate di Frassinoro a ca- 
gione delle inimicizie esercitate contro di lui; 
Guizzardino nel 1280 uno dei 12 sapienti e di- 
fensori del popolo modenese; Bonifacio giurecon- 
sulto scrisse le Cronache di Modena dal 1 306 al 
1344, e nel 1348 fu eletto dal Consiglio nel nu- 
mero dei sapienti sopra diverse provvigioni e sta- 
tuti di Modena ; Pietro uno dei consoli e senatori 
descritto nel Catalogo dei cittadini, famiglie no- 
bili e potenti della città di Modena formato nel 
4 306; Ricco, insigne giureconsulto, giudice e vi- 
cario della città di Parma nel 1344; Pellegrino, 
uno degli anziani e sapienti nel 1420 eletto, in- 
sieme a Nicolò Morano e ad altri qualificati sog- 
getti, per la revisione e correzione dello statuto 
modenese; Giacomo podestà di Modena nel 1338 
1339; Girolamo nel 1485 e 1490 ambasciatore 
per il Comune al Duca Ercole I di Ferrara; Fran- 
cesco, prode capitano, morto nel 1495 alla fa- 
mosa battaglia del Taro ; Sigismondo, cav. aura- 
to, ambasciatore nel 1565 del Duca Alfonso II di 
Ferrara all' Imperat. Massimiliano II; e nel 1575 
generale governatore della Romagna; Alessandro 
nel 1598 invitato dal Duca Cesare di Modena alla 
Corte di Savoja, e nel 4 597 e 4 598 ducal salinaro 
di Alfonso II duca di Ferrara e capit. di cavalle- 
ria del duca Cesare di Modena; altro Francesco 
nel 4788 intendente generale su tutti i beni del 
duca Francesco III di Modena. — Altri molti fu- 
rono anziani, sapienti e conservatori del Comune. 
— Arma: Inquartato; nel 1.»e 4.° d'oro, all'al- 
bero di moro sradicato al naturale; nel 2° e 3° 
di rosso, a tre rose d'argento, 2 e 4. — Ci- 
miero: Un braccio armato al naturale e uscente, 



— 473 — MOR 

gento gambute di verde. — Motto : etiam negle- 

CTAE VIRESCUNT. 

MORANO di Monte San Giuliano (Sicilia). — 
Originaria di Catanzaro, e trapiantata in Sicilia 
al tempo di Federico li d'Aragona. — Francesco 
e Bartolomeo prodi cavalieri del XV secolo. — 
Arma: Una colomba tenente nel becco un ramo 
d'olivo posata sopra un monte di tre cime e sor- 
montata da tre rose. 

MORARI di Bologna. — Arma: D' azzurro, 
alla banda di rosso, caricata di una testa di Mo- 
ro, bendata d' argento, e di due stelle d' oro ; 
col capo dello stesso, caricato dell'aquila bicipite 
di nero, ciascuna testa coronata d'oro. 

MORASANO di Genova. — Arma : D' argen- 
to, fiancheggiato in arco di cerchio convesso di 
rosso; le due porzioni dell' ultimo unite nel cuore 
dello scudo da una gomena dello stesso; col capo 
d' azzurro, a tre crescenti d' argento ordinati in 
fascia. 

MORASINI di Firenze. — Arma: D'azzurro, 
alla fascia d'oro, caricata di tre teste di Moro 
attortigliate d' argento. 

MORATELLI di Vicenza. — Arma : Spacca- 
to; nel 4° partito; a destra d'argento, al leone 
di rosso coronato d' oro ; a sinistra losangato 
d'argento e d'azzurro ; nel 2° d'azzurro, all' aquila 
di nero sormontata da una corona d' oro. 

MORATTI di Bologna. — Arma: Trinciato 
d'oro, all'aquila di nero coronata del campo, e 
d' argento, ad un albero sradicato di verde, po- 
sto in banda; colla banda di rosso, attraversante 
sulla partizione. 

MORATT1NI di Forlì. — Antichissima fami- 
glia forlivese celebre per vecchi dominii ed uo- 
mini illustri. — Giacomo nel 4 364 compilò le 
leggi statutarie e scrisse gli annali della sua pa- 
tria dal 4050 al 4 373; Andrea cav. aurato e 
pretore di Siena nel 4 420; Ranieri nel 4427 ebbe 
il governo d'Imola con piena giurisdizione, e po- 
scia quello di Perugia; Bartolomeo Vescovo di 
Bertinoro nel 4 54 4 ; Andrea famoso condottiero 
della cavalleria di Cesare Borgia, a nome del 
quale prese possesso di Sarsina; Baldassarre ebbe 
il titolo di conte per sè e suoi discendenti con 
privilegio 29 Apr. 4530. — Questa famiglia, 
estinta nella casa Monsignani, ebbe pure titolo 
di marchese dal principio del XVIII secolo. — 
Arma: D'oro, alla banda d' azzurro, accompagnata 
in capo da un' aquila di nero coronata del campo, 
ed in punta da un albero di moro sradicato al 
naturale, posto nel senso della banda. 

MORBIO di Novara. — Antica e nobile no- 
varese, trovasi diramata a Milano, a Pavia, a Lodi. 
— Gaetano sindaco di prima classe nella città 
di Novara nel 4 814; Carlo, di lui figlio, istorio- 
grafo ed archeologo di bella fama morto da po- 



impugnante colla mano di carnagione tre rose d'ar- 



chi anni. — Arma ? 



MOR 



— 174 — 



MOR 



MORBIOLI di Mantova. — Arma: Spaccato; 
nel 4° un'aquila; nel 2° un leone. 

MORCALDO del Napoletano. — Nobile per- 
chè già per tale riconosciuta dalla Real Camera 
di S. Chiara nell'anno 1780 ad occasione dell'am- 
missione di Giovanni Morcaldo con la qualità di 
cadetto militare nei reggimenti nazionali. — Ri- 
conosciuta nella sua nobiltà della R. Commissione 
dei titoli nel 1838. — Arma? 

MORCHIO di Genova. — Da Varazze, donde 
si trapiantarono in Genova circa il 1350. — Tom- 
maso q. m Nicolò q. m Gio., anziano 4 360-69-70- 
78-84; ufficiale di guerra, 1367; consigliere della 
Repubblica, 4 368; ammiraglio di 4 galee, 4 374 ; 
ambasciatore al re di Sicilia, 4 373. — Tommaso 
q. m Tommaso, anziano 4 400. — Oberto id., 4 432. 
— Pietro, capitano del popolo, 4 478, ed uno dei 
42 riformatori della Repubblica, 4 489. — Tomma- 
so, q. m Oberto, medico eccellente, pubblicò le 
opere di Arnaldo da Villanova, con dedica al 
conte Gian-Luigi Fieschi il vecchio, 4505. — A- 
scritti nei Giustiniani, 1528. — Battista sena- 
tore, 4571. — In progresso uscirono da questa 
famiglia giureconsulti eminenti. — Vive onora- 
ssimo e stimatissimo dal Governo del Re e dai 
proprj concittadini, il prof. Comm. Doniele Mor- 
chio, esempio del perfetto gentiluomo, gentile 
poeta, elegantissimo prosatore, patriota intemera- 
to. — Arma: Di nero, a tre rose d'argento, 2 e 4 ; 
col capo del secondo, alla croce di rosso. 

MOREALI di Modena. — Originaria di Sas- 
suolo, di cui fu notaro e luogotenente del pode- 
stà e ducale provveditore un Andrea che fu pure 
rettore del Collegio dei notari nel 4 630, 4637 e 
4644. — La di lui famiglia si trasferì a Modena 
nel XVIII secolo e fu feconda di uomini illustri, 
e specialmente nelle scienze, fra quali va notato 
Giambattista esimio medico ed autore di molte 
opere, il quale mori in Modena nel 4785. — Ar- 
ma: Inquartato; nel 4° d'oro, all'aquila di nero, 
coronata del campo; nel 2° di rosso, al monte di 
tre vette di porpora, cimato da una colomba 
d'argento, tenente nel becco un ramoscello d' o- 
livo di verde ; nel 3° di rosso, alla testa di Moro 
attortigliata d'azzurro; nel 4° d'oro, alla mora 
al naturale; sul tutto una fascia d' azzurro, cari- 
cata di tre gigli d'oro. 

MORELLA di Bergamo. — Arma: Partito; 
nel 4» d'oro, alla colomba d' argento, colla testa 
rivolta, ed avente nel becco un ramo d' olivo al 
naturale ; nel 2» d' argento, alla torre merlata al 
naturale, aperta del campo, e piantata sopra una 
campagna di verde. 

MORELLI di Azzone in Val di Scalve nel 
Bergamasco. — Gregorio Morelli alzò grido di 
grande letterato, e fu medico dell' Imperat. Mas- 
simiano II da cui nel 1574 ebbe in Praga am- 
■ili<:<:imo diploma di nobiltà imperiale. Lasciò per 



le stampe parecchie opere. — (Estinta nel secolo 
XVII). — Arma: Partito d'argento e d' oro, il 4° 
ad un busto di Moro vestito di rosso in maestà; 
il 2° alla branca anteriore destra di leone rivolta 
uscente da una nube, ed impugnante un ramo 
d'olivo; il tutto al naturale. 

MORELLI di Bologna. — Arma: D' azzurro, 
al capriolo cucito di rosso, accompagnato da tre 
teste di Moro, attortigliate d'argento, le due del 
capo addossate, quella della punta in maestà; col 
capo d'oro, all'aquila di nero. — Alias: D'azzur- 
ro, alla sbarra d' argento, attraversante sopra 
una banda di rosso ; col capo d'oro, caricato del- 
l' aquila di nero. 

MORELLI di Casale Monferrato. — Marchesi 
di Ticineto, conti del Popolo. — Arma : D'azzur- 
ro, al moro fruttato al naturale, accostato da due 
stelle d'oro; col capo d'oro, alla testa di Moro 
attortigliata di bianco al naturale. 
* MORELLI-CONDOLMIERI di Ferrara. — 11 
Capit. Alfonso Morelli avendo sposato, nella pri- 
ma metà del XVIII secolo, la contessa Marghe- 
rita Condolmieri, venne autorizzato ad assumerne 
il nome, i titoli e Tarma e di trasmetterli ai pro- 
pri discendenti tuttora fiorenti. — Arma; In- 
quartato; nel 4» e 4<> dei Morelli (?); nel 2° e 
3° bandato d'azzurro e d'argento, che è dei Con.- 
dolmieri. 

MORELLI di Firenze. — Arma: D'azzurro, 
al capriolo rovesciato d'argento; col capo d'oro. 

MORELLI di Firenze. — Al tempo dell'asse- 
dio si mostrarono amanti della libertà molti della 
famiglia Morelli, tra i quali Leonardo, Cristofa- 
ro, Lodovico e Domenico, ma sopra tutti Jacopo 
di Girolamo che fu uno dei X nel 4 537, ed al 
termine dell' assedio, fu uno degli eletti a capi- 
tolare col principe d' Oranges. Questa casa, molto 
in allora diramata, aveva ancora dei partigiani 
Medicei, tra i quali zelantissimi furono Lodovico 
e Girolamo. I Morelli discesero dal Mugello da 
un istesso ceppo coi Risaliti e coi Ruati. Dal 
4 332 al 4534 la Repubblica fiorentina trasse da 
essi otto golfalonieri e trentasette priori, e cinque 
volte ad individui di questa casa conferirono i 
principi Medicei la dignità senatoria. Jacopo di 
Giovanni ch'era priore nel 4 439, quando in Fi- 
renze fu celebrato il Concilio per la riunione delle 
chiese greca e latina, ebbe dall' imperatore di Co- 
stantinopoli titolo e diritti di conte palatina co- 
me Bernardo di Girolamo ottenne da Leone X i 
privilegi medesimi nel 4 515. Molti uomini illu**ri 
anno reso chiara questa famiglia, tra i quali Gio- 
vanni e Leonardo cronisti, le cronache dei quali 
furono comprese nella sua raccolta dal P. ldelfon- 
so. Ora al proprio cognome aggiungono i Morelli 
quello della celebre ed estinta famiglia Adimari. 
— Arma: Di rosso, a due branche di leone d'oro 
passate in croca di S. Andrea e sormontate da 



MOR 



— 475 — 



MOR 



un rocco di scacchiera dello stesso; col capo del 
primo caricato di un' aquila del secondo. 

MORELLI di Foggia. — Abbia: Spaccato; nel 
4° una stella, e nel 2° un cavallo allegro. 

MORELLI di Fori}. — Lodovico, conte e cav. 
aurato, dott. in leggi prestantissimo, fiorito nella 
seconda metà del XVI secolo. (Estinta). — Ar- 
ma : Tre fascio ondate, con un' aquila accostata 
da due rami di ... . 

MORELLI di Gorizia. — Arma : Spaccato di 
rosso e d'azzurro diviso da un filetto d' oro, al- 
l' albero di moro al naturale attraversante sul 
tutto. 

MORELLI di Lecce. — Vuoisi sia derivata 
dall' antichissima famiglia Castiglion-Morelli di 
Cosenza, dalla quale sarebbesi distaccato un ramo 
nel XV secolo per recarsi a Copertino in Terra 
d' Otranto per relazione coli' illustre casa Ca- 
strata signora di detta terra, dalla quale si ebbe 
varie donazioni e concessioni. — Bernardino, es- 
sendosi grandemente illustrato nelle guerre di 
Fiandra e di Lombardia, fu decorato nel 1536 
dall' Imperat. Carlo V dell' Ordine aurato col 
privilegio di aggiungere alla propria arma l'aquila 
imperiale. — Passata finalmente in Lecce, ed il- 
lustratasi con alte dignità ecclesiastiche, venne 
nel 4760 aggregata a quella nobiltà. — Arma: 
Inquartato; nel 4» e 4° d'azzurro, all'aquila d'o- 
ro, coronata dello stesso; nel 2 a e 3° d'argento, 
al cavallo morello, colla pila d'azzurro scorciata 
nel capo e caricata di una stella d' oro di otto 
raggi. 

MORELLI di Mercatello (Urbino). — Antonio 
podestà di Sassuolo nel 4628, poi capitano di 
ragione a Castelnuovo nel 4 634, e finalmente 
destinato alla giudicatura di Modena nel 4639. 

— Giovanni-Battista, di lui fratello, si trasferì 
in Modena ove contrasse matrimonio con Lodo- 
vica Pioppi, unica figlia del Cav. Cesare, ed en- 
trando in casa Pioppi lasciò il cognome Morelli 
e prese quello della moglie. — Da una patente 
del Duca di Modena Francesco III, in data 2 Apr. 
4738, si à la prova della nobiltà dei discendenti 
di detto Giovanni-Battista e dei Morelli di Mer- 
catello, i quali ultimi sostennero in patria per 
oltre 200 anni le prime cariche civili e militari. 

— Si spense con una Margherita morta nel 1705. 

— Arma: Spaccato; nel 4° a tre stelle di otto 
raggi, ordinate 4 e 2; nel 2° al monte di tre 
cime sostenente una testa di Moro attraversante 
sulla fascia che divide i due campi. 

MORELLI di Monteleone (Calabria). — Arma: 
Di verde, al leone d'oro, rampante contro una 
torre dello stesso. 

MORELLI di Nizza. — Arma : Spaccato ; nel 
4° d'azzurro, alla colomba sorante d'argento, la 
testa rivolta tenente col becco un ramo d'olivo 
di verde; nel 2> di rosso, alla croce ancorata 



d'argento posta in banda, attraversata da tre ful- 
mini d'oro in isbarra. 

MORELLI del Piemonte, Consignori di Mo- 
nale. — Arma : D' argento, al leone d' azzurro, 
armato e linguato di rosso. 

MORELLI di Ravenna. — Originaria di Fi- 
renze, per sottrarsi agli odi di partito, si rifuggì 
nel 4 450 in Ferrara; indi passò nei contado di 
Bagnacavallo, ove venne nel 4 587 annoverata fra 
le 40 famiglie del luogo ammesse stabilmente al 
Consiglio; infine nel 4600 fissò dimora in Ra- 
venna. — Giovanni nel 4644 militò graduato in 
cavalleria sotto le insegne papali nella guerra 
contro il Duca di Parma. — Arma: D' azzurro, 
al castello merlato di due pezzi al naturale, ac- 
costato da due palme d' olivo di verde, e sormon- 
tato da tre crescenti d' argento. 

MORELLI di Torino. — Il cav. Agostino Mo- 
relli fu creato conte nel 4 879, il commend. Sa- 
verio ottenne lo stesso titolo nel medesimo anno. 
— Arma : Di rosso, a due zampe di leone d' oro 
passate in croce di S. Andrea, sormontate da un 
giglio d'argento nel punto del capo. 

MORELLI di Venezia. — Mercanti, nativi di 
Murano, si arricchirono col traffico dei vetri in 
Inghilterra, ottennero prima la veneta cittadi- 
nanza, poi, mercè 1' offerta di centomila ducati 
per la guerra di Morea, ricevè in premio la no- 
biltà conferita loro dal Senato e dal Maggior 
Consiglio nel 4686. — Arma: Spaccato: nel 4° 
d' azzurro, ad una colomba d' argento, la testa 
rivolta, tenente nel suo becco un ramo d'olivo 
di verde; nel 2° di rosso, alla croce ancorata 
d'argento. 

MORELLI di Zono in Val di Scalve nel Ber- 
gamasco. — Gregorio, illustre fisico, fu medico 
dell' Imperat. Massimiliano II, da cui ottenne am- 
plissimo privilegio di nobiltà per sè e suoi di- 
scendenti, datato da Praga 48 Mar. 4574. — 
Arma: Partito; nei 4» d'oro, alla testa di Moro 
al naturale; nel 2° d' amarro, al destrocherio di 
nero, tenente un ramoscello dello stesso. 

MORELLO di Caltanissetta e di Messina, vedi 
Maurello. 

MORENI di Modena. — Arma: Di rosso, al 
palo d'argento, caricato di tre more di rosso, 
gambute e fogliate di verde. 

MORESCHI di Bologna. — Arma : Spaccato; 
nel 4° d'argento, ad un Moro uscente, abbigliato 
d' oro, cinto dello stesso, colle braccia stese, so- 
stenente colla mano destra una civetta al natu- 
rale, sormontata da tre stelle malordinate d' o- 
ro ; nel 2° di rosso, a due fascio d'argento. 

MORESE di Montecorviìio e di Salerno. — 
Di origine provenzale, venne nel regno ili Napoli 
nel 4265 al seguito del Re Carlo 1 d' Angiò, dal 
quale Pietro, milite, suo familiare, fu investito 
dell' ufficio di regio giustiziere. Fermatasi nel N . 



MOR 



— 476 — 



MOR 



poletano, e passata in vari luoghi di quelle pro- 
vinole, si fermò finalmente nella città di Monte- 
corvino, dove nel 1 494 fu dal Re Alfonso II d'A- 
ragona annoverata fra le 23 famiglie nobili che 
quel re divise e separò dalle civili e popolari di 
detta città. Passata finalmente in Salerno verso 
la fine del XVII secolo, fu ammessa per giustizia 
nell'Ordine di Malta nella persona del vivente 
cav. Alberto. — Ha posseduto i feudi di Conver- 
sano, Nociglia, Farcesi e Montella. — Arma: 
D' azzurro, alla testa di Moro al naturale con un 
turbante di rosso orlato d'oro, accompagnata nel 
canton destro dello scudo da una stella di sei 
raggi d' oro. 

MORETTA di Pancalieri (Piemonte). — Ar- 
ma: Di rosso, alla banda d'argento caricata di 
tre teste di Moro al naturale, fasciate di verde ; 
col capo d'argento, al grappolo di uva nera fo- 
gliato di due pezzi, il tutto al naturale. — Ci- 
miero : Una testa di Moro al naturale fasciata di 
verde. — Motto: candidior interius. 

MORETTI di Bergamo. — Arma : D'argento, 
al capriolo di rosso, accompagnato da tre teste 
di Moro al naturale, bendate d'argento. 

MORETTI di Bologna. — Arma : Spaccato ; 
nel 1° d'azzurro, a tre stelle male ordinate d'o-, 
ro; nel 2.o di rosso, a due teste di Moro al na- 
turale, affrontate, e bendate d'argento; colla fa- 
scia d'oro attraversante sulla partizione. — Alias: 
Di rosso, al leone d' oro, tenente colle branche 
anteriori un ramoscello d'olivo di verde ; col capo 
d' Angiò. 

MORETTI di Firenze. — Moretto Moretti 
castellano di Castelvecchio presso Pescia nel 
4500. — Un altro Moretto nipote del precedente 
fu ascritto alla cittadinanza lucchese e capit. al 
servizio degli Sforza; Marco successe al padre 
nella castellala di Castelvecchio. — Da lui 
nacque Bastiano che da Ferdinando I fu fatto 
nel 1602 capitano e castellano dell'isola di Gor- 
gona, e fu ucciso nel 1611 bravamente difen- 
dendo quell' isola dai Pirati, ed insiem con lui 
restò ucciso Andrea suo secondogenito, e Marco 
primogenito restò gravemente ferito. In compenso 
•della sua bravura gli fu concesso di succedere 
nella carica al genitore, e cosi diventata quella 
carica come ereditaria nella famiglia passò da pa- 
dre in' figlio fino alla metà del XVIII secolo. 
L'ultimo castellano fu Marco-Gregorio di cui il 
figlio, Pietro-Silvestro, passò a Napoli o sposò 
1' erede della famiglia Cascone di cui assunse il 
cognome. — Arma: D'argento, alla fascia d' az- 
zurro, caricata (la un monte di tre cime d' oro, 
accompagnata in capo da una testa di Moro al 
naturale, sormontata da tre stelle d' oro, ed in 
punta da tre bando di rosso. 

MORETTI di Martincngo nel Bergamasco. — 
Arma : D' argento, al triangolo isoscele di rosso, 



accostato da tre teste di Moro al naturale, tor 
cigliate d'argento, poste di fronte, 2 in capo, 
ed 4 in punta. 

MORETTI di Milano. — Arma : D' argento, 
alla sbarra di rosso, accompagnata in capo da 
una testa di Moro al naturale. 

MORETTI del Piemonte, baroni di S. Giulia. 

— Arma : Spaccato d'azzurro e di rosso, il pri- 
mo caricato da un albero di moro, al naturale, 
sradicato. 

MORETTI di Pistoja. — Originaria di Lizza- 
no, e solo nel 1646 ammessa ai pubblici uffici 
della città di Pistoja. — Vincenzo, avvocato, u- 
ditore di Clemente VII. assessore per lo stato 
fiorentino, morto nel 1593; Matteo, cittadino ro- 
mano, e giudice a Siena nel 1640; Fabrizio ret- 
tore dello Studio di Pisa, e fiscale di Pisa e di 
Siena, morto nel 1636. — Arma? 

MORETTO di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
alla fenice d'argento sulla sua immortalità, mo- 
vente dalla punta e fissante un sole d'oro, mo- 
vente dal canton destro del capo; la fenice sor- 
montata dal motto : uror ut oriar in lettere 
majuscole d' oro. 

MORF1NO di Messina. — Originaria di Ve- 
rona, à fruito della nobiltà messinese nel XVI 
secolo. Vuoisi derivata dalla Nogarola e portata 
in Sicilia da un Guglielmo Morfino da Nogaroli 
nel 1428 capitano de' fabrici regi in Alcamo ed 
ai servigi del Conte di Modica. (Estinta). — Ar- 
ma: D'azzurro, alla banda d'oro, bordata d'ar- 
gento, caricata verso il capo di un' aquila di ne- 
ro, armata di rosso, afferrante con ciascun arti- 
glio una testuggine di verde, e di un monte di 
tre cime d' azzurro, movente dal lato della punta 
e sostenente una testa calva uscente di car- 
nagione. 

MORGAGNI di Forlì. — Appartiene a que- 
sta famiglia il celebre Giambattista principe de.- 
gli anatomici nato nel 168..; morto nel 1771. — 
Fu aggregato alla nobiltà romana da Clemen- 
te XI ed alla forlivese il 17 Ag. 1728. (Estinta 
nella famiglia Gardini che ne ereditò il nome e le 
sostanze). — Arma: Di rosso, al disco d'azzurro 
caricato di tre gigli d'oro, 1 e 2. 

MORI di Bergamo. — Arma: Spaccato; nel 
1° d'oro, all'aquila di nero; nel 2° d'argento, 
alla fascia d' azzurro. 

MORI di Bologna. — Arma : D' azzurro, a due 
fascio d' argento ; col capo d' oro, caricato di un 
giglio del campo. 

MORI di Cesena. — Originaria di Brescia, 
trapiantata in Cesena nel 1421 da un Giovanni- 
Piccinino Mori al servizio di Pandolfo Malatesta. 

— Dal 1468 al 1634 dodici individui di questa 
famiglia appartennero al Consiglio nobile di Ce- 
sena. (Estinta nel 1713). — Arma: d'argento, 
alla testa di Moro al naturale. 



MOR 



— 477 — 



MOR 



MORI di Ferrara. — Antica famiglia ferra- 
rese, detta prima del Bailo. — Giulio del Bailo mae- 
stro di camera di Margherita Gonzaga duchessa 
di Ferrara venne soprannomato il Moro. — Ca- 
millo Mori fu prima Vescovo di Termoli, poi di 
Comacchio. Aggregata dal governo pontificio fra 
le 27 case nobili titolate. (Estinta). — Amia: 
D' azzurro, alla campagna di verde, caricata di 
una fascia del campo e sormontata da quattro 
monti di verde, accompagnata in capo da una co- 
rona da nobile d' oro, accostata da due comete 
dello stesso. 

MORI di Venezia. — Originaria di Negro- 
ponte, ebbe tribuni antichi e fece edificare l'ospe- 
dale della Misericordia. — Messer Francesco fu 
fatto del Consiglio nel 4 318. — Arma: Spaccato; 
nel 4° d'argento, a tre frutti di mora al naturale, 
col gambo verso la punta, ordinati in fascia; nel 
2° bandato d'argento e d'azzurro. 

MORI-UBALDINI di Firenze. — Trasse la 
sua antica origine dagli Aldobrandinelli, ricchi e 
potenti signori in Signa, ove ebbero un palazzo 
munito di torri e circondato da una vasta cer- 
chia di mura. — Venuta pur essa in molta po- 
tenza e ricchezza e salita nella estimazione del 
popolo fin dai primordi del 1300, ebbe per 22 
volte il priorato e sei volte il gonfalonierato. — 
Messer Bandinello degli Aldobrandinelli pugnò va- 
lorosamente alla battaglia di Monteaperti e fu 
fatto cavaliere. Esso fu padre di Ubaldino che 
generò il Beato Morando Vescovo di Fano e po- 
scia di Cagliari nel 1250; Giovanni gonfaloniere 
nel 1300, e Moro, da cui i discendenti assunsero 
il cognome e che per quattro volte ebbe il prio- 
rato nel 1314, 1326, 4 332 e 4335 in Firenze.— 
Appartiene a questa famiglia il dotto e famige- 
rato legista Bonifazio di Rinaldo ricordato da 
Dante nel suo divino poema, il quale conseguì 
pure l'onore del priorato nel 1302, 4307, 1309 
e 1 34 4, e nel 4 326 nominato gonfaloniere di giu- 
stizia. Ultimo dei priori di questa famiglia fu Gi- 
rolamo di Zanobi nel 4 528. — Divisa in due ra- 
mi, essa fiorisce tuttora in Firenze. — Amia: 
Scaccato di nero e d'argento di cinque file. 

MORICI di Assisi (Umbria). — Conti e signori 
del castello fra' monti nell'antico territorio di As- 
sisi presso Valfabbrica, detto ora Poggio di so- 
spra, e fiorenti fin dal XI secolo. — Estinti da 
tempo assai remoto. — Amia: D'azzurro, alla 
fascia d'argento, sormontata da una testa di Moro 
al naturale; col lambello in capo di sette pen- 
denti di ... . fra' quali sei gigli d' oro. 

MORICI di Fermo. — Assai antica ed illu- 
stre famiglia che in ogni tempo à dato alla pa- 
tria ed ai legittimi principi magistrati, guerrieri 
e sapienti dottori. — Angelcro commend. del S. 
M. O. Gerosolim. morto nel 4 435; Gregorio al 
servizio della Repubblica di Venezia nella milizia 



navale in Albania; Maurizio al servizio del Re di 
Napoli morto gloriosamente ad Otranto nel 4 450; 
Ruggero impegnato anch'esso nel 4570 in molte 
azioni contro il Turco in Dalmazia e Schiavonia 
e spedito a Tunisi nel 4 574; Giuseppe-Maria co- 
mandante de' fucilieri di corazze sotto il pontifi- 
cato di Urbano Vili e d'Innocenzo X. — Gio- 
vanni fu podestà di Macerata nel 4 395 e nel 4 402; 
Claudio governatore di Venafro nel 4 605, di 
Terni nel 4 611, d'Imola nel 164 3, di Faenza nel 
4 644; e Niccola delegato pontificio in patria du- 
rante il pontificato di Pio IX, commend. di S. 
Gregorio Magno e della Corona di Ferro, e ciam- 
berlano del Granduca di Toscana. — Nelle scienze 
e nelle lettere emersero Beltrando, il quale nel 
4 302 insegnava pubblicamente in Bologna la ret- 
torica ; Nicolò teologo del Vescovo di Vcroli al 
Concilio di Trento; Morico professore di umane 
lettere in Imola, chiamato poi nel 4 585 ad inse- 
gnare nella patria università, ed altri molti. — 
Amia? 

MORICONI di Assisi. — È un ramo dell' an- 
tica e potente famiglia dei Bini, attinente al pa- 
triarca S. Francesco, e da gran tempo estinto. 
— Arma: D'azzurro, ad un albero al naturale, 
movente dalla punta, sormontato da due angioli 
al naturale, sostenenti una stella d'oro. — Alias: 
D'azzurro, alla fascia d'argento, accompagnata da 
tre oche dello stesso, 2 in capo ed 4 in punta. 

MORICONI di Lucca. — Frediano Monconi 
si recò in Polonia sotto il regno di Giovanni- 
Casimiro e fu fregiato della nobiltà polacca. — 
Un ramo fiorisce tuttora in Lituania. — Arma : 
D'azzurro, a due oche natanti sopra un mare, il 
tutto al naturale. — Alias: D'argento, a tre fa- 
scie ondate a onde grosse di nero. 

MORICOTTI di Pisa. — Guido ed Enrico 
creati Cardinali di S. R. Chiesa, il primo da In- 
nocenzo II, e 1' altro da Eugenio IH. — Arma : 
D' azzurro, a tre pioppi di verde. 

MORIGGIA di Milano. — Famiglia assai an- 
tica e nobile, diramata, oltre che in Milano, in 
Ravenna, in Venezia, in Pavia, in Mantova ed in 
altri luoghi. I Moriggi tennero la podesteria di 
Vicenza, Verona, Ferrara, Modena, Faenza e 
Tortona. — Un Acerbo Moriggi console di Lodi 
al tempo di Federico Barbarossa. — Un Moriggi 
milanese si trasferi a Venezia e vi fu creato cit- 
tadino, occupando I* alto grado di grancancelliere 
di quella Repubblica. — Un Giovanni Moriggia 
milanese, eletto podestà di Ravenna, quivi trasferì 
la propria famiglia, e dopo di lui fu fatto pode- 
stà il figliuol suo Leonardo. — Ha posseduto la 
signoria di Trino in Piemonte e i feudi delle due 
Dogane di S. Martino e di S. Maurizio. — Sor- 
tirono da essa dottori, teologi e canonici, e due 
vescovi: Giovanni di Cagli nel 4472, ed un altro 
Giovanni di Monza. -r>La Beata Caterina Moriggi 



MOR 



— 178 — 



MOR 



fu fondatrice del rinomato monastero della Ma- 
donna del Monte sopra Varese. — Venceslao Re 
dei Romani concesse a questa famiglia il privile 
gio di estrarre tutta l'acqua del fiume Olona per 
inaffiare le sue possessioni di Parabiago. — Ar- 
ma: Di rosso, all'albero di moro al naturale, ac- 
costato da duo leoni d'oro, affrontati e contro- 
rampanti ; col capo d'oro, caricato di un' aquila 
di nero, coronata del campo. 

MORIGGIA DELLA PORTA di Milano. — 
Fregiata del titolo marchionale. — Arma: In- 
quartato; neM° e 4° spaccato di rosso e d'ar- 
gento, ad una porta coi battenti aperti dell'uno 
nell'altro; nel 2° e 3° d'argento, ad una biscia 
ondeggiante in palo d'azzurro, coronata d'oro in- 
golante un fanciullo di carnagione. Sul tutto di 
rosso, all'albero di moro di verde, fruttato di ros- 
so, il fusto accostato da due volpi rampanti e af- 
frontante di nero; col capo d'oro, caricato da 
un' aquila di nero. 

MORINI di Bologna. — Arma : D'azzurro, al 
capo d'argento, il primo attraversante sul secondo 
per mezzo di tre merli intagliati; il capo caricato 
da due teste di Moro al naturale, affrontate, e 
bendate d'argento. — Alias: D'azzurro, ad un 
albero sradicato di verde, accompagnato da una 
cometa d' oro, accostata da due stelle dello stesso. 

MORISCO di Lecce. — Sono gli stessi degli 
Aldemorischi di Napoli; ma si recarono a Lecce 
staccandosi da un ramo che era stato prima in 
Otranto. — (Estinta in principio del XIX seco- 
lo). — Arma: Palato d'azzurro e d' argento; col 
capo del secondo, caricato da una croce scoricata 
di rosso. 

MORISCO di Sicilia. — Famiglia nobile sira- 
cusana, trapiantata nella città di Noto dove fi- 
gurò fra le più antiche feudatarie, e dove occupò 
le nobili cariche di giurato e di capitano giusti- 
ziere. — Arma: D'oro, ad una testa di Moro al 
naturale, attortigliata d'argento. 

MORLAS (de) di Corsica. — Arma : D'azzur- 
ro, a nove bisanti d'argento, 3, 3 e 3. 

MORLINI detta DA TRENTO di Vicenza. — 
Arma: D'argento pieno; col capo d'azzurro, ca- 
ricato da un grifo di rosso. 

MORMILE di Napoli. — Le prime memorie 
di quest'antica famiglia rimontano al 1190 in 
cui un Donato Mormile era console della Repub- 
blica Napoletana. — Feudataria dalla metà del 
XVIII secolo, ebbe il possesso di molti feudi ed 
i titoli di conte, marchese e duca. — Ebbe parto 
principato in vari importanti avvenimenti del 
Napoletano, e specialmente nella sollevazione del 
popolo della capitale contro il governo spagnuolo 
all' epoca del viceré Pietro di Toledo e nella 
guerra di Otranto contro i Turchi. — Ila goduto 
nobiltà in Napoli nel seggio di Portanova ed à 
< nstito l'abito dell'Ordine Gcrosolim. ne) 1K64. 



— Arma : D' oro, alla banda d'argento filettata 
di nero, caricata di tre aquile dello stesso. 

MORNOVI o MURONOVO di Verona. — Fa- 
miglia illustre, dalla quale uscirono Bonzanino 
podestà di Cerea nel 1261 ; Bonifacio del fu Lan- 
franchino uno dei delegati alla riforma degli Sta- 
tuti della Casa dei mercanti nel 1319; Barnaba 
giudice in patria nel 1374; Pietro-Filippo vice- 
collaterale generale nel 1471 ; Angelo, suo figlio, 
sostituitogli nella stessa carica l'anno 1517. — 
Nel 1519 questa casa fu aggregata al nobile Con- 
siglio di Verona, e terminò in Aleardina mari- 
tata in Giovan-Galeazzo Canziani nobile abitante 
in Verona, il quale fu detto poi Muronovo, di- 
scendente da valorosi condottieri di gente d' ar- 
me, e vicario e giusdicente dell' Abate di S. Zeno 
nelle ville di Erbè, Trevenzuolo, Roncolcvà, Ma- 
rega, ed altri luoghi. — Questa seconda casa si 
estinse in Prudenza ed Emilia, la prima moglie 
di Carlo, la seconda di Andrea Vitali. — Arma: 
D'azzurro, ad un muro merlato di rosso, murato 
di nero, occupante la metà inferiore dello scudo 
e sostenente un leone illeopardito d' oro, alias un 
levriero corrente d' argento, collarinato di rosso. 

MORO di Bassano. — Aggregata al Consi- 
glio nobile di Bassano nel 1799, fu confermata 
nella sua nobiltà con sovrrana risoluzione 20 Ott. 
1822. — Arma ? 

MORO di Bergamo. — Arma: Spaccato in 
capriolo d' azzurro e d' argento, al busto e testa 
di Moro al naturale suIP argento, posta in mae- 
stà e attorcigliata del campo; col capriolo di ros- 
so, attraversante sulla partizione. 

MORO di Brescia. — Arma: D'oro, all'albero 
di moro al naturale, fruttifero di rosso. 

MORO di Castelfranco (Veneto). — È una 
diramazione dei Moro di Venezia, che da quattro 
secoli possiede alquanti beni nella villa di Villa- 
razzo e Poggiana nel Trevigiano con residenza in 
Castelfranco. — Arma: Bandato d'azzurro e d'ar- 
gento; col capo del secondo caricato di tre more 
rovesciate di nero. 

MORO (del) di Genova. — Guglielmo console 
1123 e 31; Tancredi, id., 1144 e 52; Marino, 
1141 e 53; e più altri consoli in appresso. — 
Bonifacio consigliere della Repubblica, 1205. — 
Martino, consigliere nell'armata di Pagano d'Oria, 
1352; anziano, 1365 e 66; Nicolò anziano, 1423 
e 27. — Arma: D'azzurro, al moro nudrito sulla 
pianura erbosa, il tutto al naturale. 

MORO di Venezia. — Originaria di Venosa, 
o come altri vogliono di Eraclea, fu annoverata 
fra quelle degli ottimati nei primi secoli della 
Veneta Repubblica, e alla serrata del Maggior 
Consiglio nel 1297 fu compresa fra le patrizie di 
Venezia, e tale mantennesi fino alla caduta della 
Repubblica. — Cristoforo nel XV secolo fu eletto 
doce. — Dette alla patria tre procuratori di S. 



MOR 



— 479 — 



MOR 



Marco, generali delle flotte, ambasciatori, senatori 
ecc. — Fu confermata nella sua avita nobiltà con 
sovrane risoluzioni 1 Gen. 181! e 28 Die. 1818. 

— Fu inoltre aggregata alla nobiltà bavarese il 
10 Mag. 1815. — Arma: D'argento, a tre bande 
d'azzurro; col capo del primo, caricato di tre mo- 
re di nero, i gambi in alto. 

MOROLA di Giovinazzo e di Trani. — Fa- 
miglia patrizia che Leonardo Morola trapiantò 
da Capua a Giovinazzo quando i! di lui zio pa- 
terno Manno ebbe nel 1462 il vescovato di que- 
sta città, al cui patriziato esso Leonardo fu a- 
scritto. — Verso la fine del XVII secolo Dome- 
nico Morola, per causa di matrimonio passò da 
Giovinazzo a Trani, e nel 1747 fu aggregato al 
patriziato tranese nel seggio di Portanova. — 
Gabriele, figlio del precedente, nel 1797 vestì per 
giustizia l'abito di Malta, al qual Ordine la sua 
famiglia era stata ammessa sin dal 4602. — Ar- 
ma: Di rosso, al moro sradicato di verde. 

MOROLDI di Udine. — Nel 4 522 si stabilì 
in Udine. Nel 4770 fu aggregata a quel Consi- 
glio, e fu confermata nobile con sovrana risolu- 
zione 1 mar. 4 820. — Arma? 

MORONA di Verona.— Arma: Spaccato; nel 1.° 
d'oro, all'aquila di nero, beccata e membrata di ros- 
so, coronata d'oro; nel 2.° d'argento, ad un avam- 
braccio vestito di rosso, movente dal fianco sini- 
stro, tenente colla mano di carnagione un albero 
sradicato di verde, avente il fusto di rosso. 

MORONATI di Verona. — Famiglia ragguar- 
devole di Desenzano, venuta in Verona da circa 
300 anni, la quale diede abati, canonici ed altri 
uomini rispettabili. — Arma: Bandato d'azzurro 
e di rosso; col capo d'oro, caricato di una testa 
di Moro attortigliata di rosso. 

MORONE di Genova. — Originaria di Milano. 

— Eusebio Morone , q. m Marchisio, segretario 
del conte Gian-Luigi Fieschi seniore, venne ad 
abitare in Genova per cagione dell' ufficio; e fu 
ascritto nei Fieschi l'anno 1528; Marco, figlio di 
lui, fu senatore, 1585. — Arma: D' argento, al 
moro al naturale sradicato. 

MORONI di Bergamo. — La loro nobiltà ri- 
monta alla metà del XVII secolo, e furono eletti 
del Consiglio prima della rivoluzione. — Benzino 
e Vcnturino, celebri ingegneri, nel 1492 si di- 
stinsero nella guerra di Ferrara ed ottennero pa- 
recchi privilegi dal Veneto Senato; un Antonio 
ottenne dal Duca di Sassonia Weimar il titolo 
di conte e fabbricò in Bergamo un sontuoso pa- 
lazzo. — Arma: Spaccato; nel 4 .° d'oro, all'aquila 
di nero; nel 2.° di rosso, al gelso al naturale, ac- 
costato da due leoni d' oro, affrontati e contro- 
rampanti sul tronco. 

MORONI di Bologna. — Arma: D'azzurro, ad 
un albero terrazzato, portante alla sommità del 



fusto tre foglie, l'una verticale, e le altre due o- 
rizzontali, il tutto di verde. 

MORONI di Milano. — Di origine germani- 
ca, fu trapiantata in Milano da un Bartolomeo 
nel 4 220. — Jacopo di Mussone nel 4 229 notaio 
e cancelliere dei consoli di giustizia; Carazone 
nel 4 255 era fra i capi della repubblica milane- 
se. Questa famiglia à dato alla patria parecchi 
decurioni, senatori, ambasciatori, consiglieri e te- 
sorieri ducali, capitani, giureconsulti colleglliti ecc. 
— Bartolomeo Moroni, alla morte di Filippo-Ma- 
ria Visconti, nell' Ag. 4 447, in unione ad altri 
quattro patrizi milanesi, si mise alla testa del 
popolo per proclamare la repubblica ambrosiana, 
il cui sigillo fu a lui affidato come capitano eletto 
di Portanova. — Sotto la signoria degli Sforza, 
un Tommaso Moroni fu protomedico dei duchi 
Massimiliano e Francesco II dal 4 514 al 4 531, e 
fu creato conte di Ferreraro e Valdinure nel 
Piacentino ; Girolamo (il Gran-Cancelliere) ot- 
tenne la contea di Lecco, di cui fu investito dal 
duca Massimiliano il 23 Nov. 4 54 3, e più tardi 
ebbe dall' Imperai Carlo V nel 4 528 la città di 
Bojano con titolo ducale, la terra di Pettorano, 
la guardia di Capochiuso. ed i feudi di Albarello, 
Collestefano, Camano, Manfredano, Ceresola, Fo- 
lignano e Fondone. — I di lui figli, Antonio e 
Sforza, obbligati a rinunciare alla contea di Lec- 
co, ne erano indennizzati da Francesco II Sforza, 
con diploma 22 Die. 4534 col feudo di Ponte- 
curone nel Tortonese con titolo comitale, tras- 
missibile ai loro discendenti maschi. — Il sud- 
detto Girolamo era stato luogot. generale del 
duca Francesco II e gran cancelliere del ducato 
di Milano, poi sotto Carlo V commissario gene- 
rale degli eserciti imperiali. — Dai di lui figli, 
Antonio e Sforza, derivarono due linee di Milano 
e di Roma. — La prima si estinse con Massimi- 
liano Moroni morto in Milano nel 4750. — Ar- 
ma: D'argento, a! gelso al naturale, terrazzato di 
verde. — Motto: simplex calensque. 

MORONI di Roma. — Giovanni, figlio del 
gran cancelliere Girolamo Moroni, cardinale di S. 
R. Chiesa, vescovo di Modena, poi di Novara 
e quindi di Albano e di Frascati, verso il 4 570 
chiamò in Roma il proprio nipote Giulio il quale 
quivi stabilì la sua famiglia. — Nella nuova pa- 
tria i Moroni ottennero il patriziato e furono 
ammessi fra i conservatori e caporioni. — Al- 
cuni furono alfieri, tenenti e capitani della guar- 
dia pontifìcia, ed un Girolamo fu generale di S. 
Chiesa e Governatore di Avignone per Gregorio 
XIV. — Oltre il suddetto cardinale Giovanni, la 
famiglia Moroni à dato alla Chiesa un Orazio che 
fu Vescovo di Sutri e Ncpi nel 4 580, ed un Ga- 
leazzo Vescovo di Recanati e di Loreto e quindi 
di Macerata e Tolentino, morto nel 464 3. — Ar- 
ma eguale alla precedente. 



MOR 



- 180 — 



MOR 



MORONICI di Bologna. — Arma: D'azzurro, 
ad un albero terrazzato di verde: col capo d'oro, 
caricato dall'aquila di nero, coronata del campo. 

MOROSINI di Venezia. — Famiglia tribuni- 
zia, una delle dodici che nel 697 votarono per 
I' elezione del primo doge di Venezia, vanta 4 
dogi: Domenico eletto nel 1150, al quale Vene- 
zia andò debitrice dell'isola di Corfù; Marino, do- 
po essere stato duca di Candia, fu fatto doge nel 
1242; Michele nel 1382; e Francesco nel 1688. — 
Fu questi il più ceiebre guerriero del suo secolo. 
Per ben quattro volte era stato generalissimo 
dell'armata veneziana ed avea condotto a termi- 
ne più strepitose imprese, e soprattutto si di- 
stinse nell'assedio di Candia, durante il quale con 
un pugno di soldati respinse 50 assalti e restò 
vittorioso in quaranta battaglie e sortite. — Nel 
1677 gli venne affidata una nuova armata, e con 
essa battè i Turchi ai Dardanelli, e conquistò Co- 
rinto, Atene e tutta la Grecia. Molti furono pro- 
curatori di S. Marco, generali, ambasciatori ecc., 
e due donne della casa Morosini salirono sui troni 
d' Ungheria e di Servia. La prima fu Tomasina 
che sposatasi ad Andrea III re d'Ungheria fu ma- 
dre del re Andrea, la seconda fu Costanza che 
nel 1293 si maritò a Vladislao re di Servia. — 
Uu Giovanni Morosini sposò la figlia del doge 
S. Pietro Orseolo e seguì il suocero nella sua fu- 
ga. Richiamato poscia a Venezia, il doge Memmo 
gli donò l'isola Memmia, ora S. Giorgio Maggiore, 
che egli cedette poi ai monaci benedettini, ed ivi 
creato abbate morì santamente, annoverato fra i 
beati. Quando il doge Dandolo rifiutò 1' impero 
di Costantinopoli, offertogli dai collegati francesi, 
la prima dignità ecclesiastica fu conferita a Tom- 
maso Morosini patriarca di Costantinopoli, il quale 
andatosene a Roma perla bolla pontificia, nel suo 
ritorno conquistò Ragusa. — Nella gerarchia ec- 
clesiastica vanta questa casa due cardinali di S. 
R. Chiesa: Pietro creato il"1 9 Sett. 1408 da Gre- 
gorio XII, e Gianfrancesco creato il 15 Lug. 
1588 da Sisto V. — Fu confermata nella sua a- 
vita nobiltà con sovrane risoluzioni 17 Die. 1817, 
8 Ott. 4 819, 28 Giù. 1819, 17 Giù. 1821, ed un 
ramo di essa ottenne la dignità ed il titole di 
conte delT impero austriaco con sovrana risolu- 
zione 10 Ott. 1816. — Il Ministro dell' Interno 
del regno d'Italia, con decreto 10 Mar. 1872 di- 
chiarò competere ai Morosini il titolo di nobili. 
— Ar>u: D'oro, alla fascia d'azzurro. — Alias: 
D'oro, alla sbarra di rosso, filettata d'argento. — 
Alias: D'oro, alla banda d'azzurro. — Alias: Par- 
tito; a destra di Savoja; a sinistra d'oro, alla 
banda d' azzurro caricata di tre gigli d'oro. — 
Alias: D'oro, alla banda d'azzurro, caricata di tre 
gigli d'oro. — Alias: D'oro, alla banda d'azzur- 
ro, e sopra il tutto una croce ancorata di rosso. 

MOROSINI o MORESINI di Milano. — I Mo- 



rosini cominciarono a figurare in Milano nella se- 
conda metà del XIV secolo, ed il primo che ci 
si affaccia, insignito di pubbliche cariche, è Si- 
mone giurisperito che era del Consiglio dei 900 
di Milano nel 1335, e dopo di lui vi apparten- 
nero un Ubertino nel 1388, poi un Filippolo nel 
1408, e successivamente altri quindici da que- 
st'anno al 1554. — Il dott. Giorgino Morosini 
nel 1386 fu sindaco del Comune di Milano, e nel 
1394 era spedito dal signore di Milano in mis- 
sione in Savoja ed ambasciatore agli Svizzeri nel 
1399. — Lodovico fu tra i Vicari di provvisione 
e podestà di Milano nel 1546, e Girolamo sosten- 
ne questa stessa carica nel 1575. — L'atto il 
più importante del casato Morosini è il privile- 
gio emanato a Praga dall' imperat. Venceslao il 
13 Lug. 1397 col quale furono creati conti pala- 
tini i fratelli Giorgio, Uberto, Filippo e France- 
sco figli di Pantaleone Morosini e loro discen- 
denti, decreto confermato il 28 Novembre 1407 
dal duca Giovanni-Maria Viscouti e sul quale ba- 
sano i documenti esibiti nel 1777 dalla famiglia 
al tribunale araldico per ottenere la conferma 
della nobiltà lombarda. — Un Giovanni Morosini, 
mercadante milanese, figura nel trattato di pace 
21 Lug. 1426 tra gli Svizzeri ed il duca di Mi- 
lano al tempo della Repubblica Ambrosiana. Lo 
stesso Giovanni era uno dei 24 capitani o difen- 
sori della libertà per porta Orientale. Figli di 
questo Giovanni furono il dott. Gabriele che nel 
1502 diede in luce gli statuti milanesi e Batti- 
sta che fu podestà di Piacenza nel 1478, di Bor- 
go San Donnino nel 1479 e di Pallanza nel 1484. 
Quest' ultimo era stato decurione milanese nel 
1474; carica sostenuta pure da Bartolomeo, che 
fu poi questore del magistrato ordinario nel 1502, 
e da Giacomo nello stesso anno 1474. — Giro- 
lamo, fratello di quest'ultimo, era dottore colle - 
giato, come pure nel 1480 l'altro fratello Gio- 
vanni, il quale nel 1495 venne costituito dal du- 
ca di Milano uno dei Maestri delle entrate du- 
cali straordinarie, e fu spesso oratore presso gli 
Svizzeri, e nel 1507 avvocato fiscale del ducato. 
— Lodovico, figlio di Giovanni, giureconsulto e 
questore del magistrato nel 1536, fu podestà di 
Casalmaggiore. — Arma: Spaccato; nel 1.° d' o- 
ro, all'aquila di nero, coronata del campo; nel 2.° 
d' azzurro, al bastone noderoso, reciso, posto in 
banda, di verde al naturale, sostenente due volpi 
d'argento, contropassanti nello stesso verso a de- 
stra. 

MOROSINI di Lugano. — È un ramo della 
precedente, di cui fu capostipite un Francesco 
Morosini. — Nella nuova patria emersero un Ga- 
briele che nel 1471 figura legato milanese in I- 
svizzera, nel 1473 in Germania, nel 1476 al Ve- 
scovo di Sion; un Giovanni-Antonio di lui figlio 
canonico prima di S. Lorenzo ed arciprete quindi 



MOR 



— 181 — 



MOR 



di Lugano; un Filippo sindaco fiscale di Lugano 
nel 1490; un Bernardino inviato nel 1511 dagli 
Svizzeri ambasciatore a Venezia per la guerra 
contro la Francia, ne) 1515 consigliere comunale 
e reggitore dell' ospedale di Lugano, e nel 1523 
inviato del duca Francesco li Sforza in Isvizzera 
per trattare coi tre cantoni ; un Girolamo in- 
terprete del podestà elvetico, poi suo luogotenen- 
te nel 1523, assistette nel 1512 all'assedio del 
castello di Lugano; un Giovan-Pietro bravo le- 
gista, inviato da Lugano e dai cantoni cattolici 
ai Grigioni nel 1618 a perorare la causa del noto 
arciprete di Sondrio Nicolò Rusca condannato a 
morte a Thusis; un' altro Gian-Pietro il quale 
occupò successivamente in Milano le cariche di 
regio podestà, di capitano di giustizia, di asses- 
sore dell'ufficio del maresciallato aulico dell'arci- 
duca Ferdinando d' Austria, poi senatore, presi- 
dente del tribunale di sanità, ecc. — Zii paterni 
del precede ' furono Gabriele. Carlo e France- 
sco Morosini, tutti tre distinti nelle armi; il pri- 
mo fu colonnello al servizio di Venezia, il secon- 
do col grado di capitano restò ucciso all'attacco 
di Negroponte, il terzo servì anch' esso la Re- 
pubblica col grado di capitano, ed ebbero questi 
tre fratelli compagnie proprie. Questa famiglia 
si è estinta nella persona di Emilio caduto nel 
1848 a Roma.' — La sorella di detto Emilio, Giu- 
seppina maritata all'Ingegnere Negroni-Prati ot- 
tenne per decreto reale 12 Feb. 1882 di poter 
trasmettere lo stemma della famiglia Morosini a 
tutti i suoi discendenti legittimi e naturali di 
ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, 
e con reali decreti 29 Ag. 1881 e 9 Apr. 1885 
i figli e le figlie di lei, maritate Casati, furono 
autarizzate ad aggiungere al loro cognome quello 
di Morosini. — Arma: Eguale alla precedente. 

MOROTTI di Fuligno. — Fregiata del titolo 
comitale. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, 
al busto di Moro al naturale, bendato d'argento; 
nel 2.° d'argento, a due pali di verde; colla fa- 
scia d'argento bordata di verde, e caricata di una 
cotissa increspata d' azzurro, attraversante sulla 
partizione. 

MOROUELLI di Lucca. (Estinta). — Arma: 
Spaccato; nel 1.° d'argento; nel 2.» d'argento, a 
tre sbarre d'azzurro. 

MOROZZO di Mondovì. — Trasse il proprio 
nome dalla terra di Morozzo di cui ab antiquo 
era signora. Fu inoltre padrona di Bredulo, Va- 
sco, Roccadebaldi, Bianzi ed altri luoghi. — Car- 
lo-Filippo consigliere, senatore, primo avvocato 
fiscale generale nel 1579 e quindi avvocato ge- 
nerale patrimoniale, poi nel 1597 primo presid. 
del senato di Piemonte, ed infine governatore di 
Vercelli; altro Carlo Filippo giudice d'appello in 
patria, consigliere di stato e senatore in Torino, 
nel 1641 fu creato primo presid. del senato di 



Piemonte, nel 1651, ministro di stato di Car- 
lo-Emanuele II e gran cancelliere di Savoja; 
Carlo-Francesco, figlio del precedente cav. della 
SS. Annuziata, ministro di Stato e gran cancel- 
liere dell'Ordine Mauriz., fu mandato ambascia- 
tore a Milano, a Parma, a Parigi e a Londra; 
Lodovico- Francesco, conte di Roasio e Torricella, 
cav. gran croce e tesoriere dell' Ordine Mauriz. 
lesse pubblicamente per varj anni il diritto civile 
e canonico nell'università di Torino e morì pre- 
sid. e segret. di Stato nel 1716; il march. Giu- 
seppe, uno dei più distinti letterati del Piemonte 
nel XVIII secolo, autore di opere pregevolissime; 
Lodovico-Carlo, figlio del march. Giuseppe, dot- 
tissimo in fisica e chimica. — La famiglia Mo- 
rozzo à dato alla chiesa eminenti prelati, fra quali 
ricorderemo un Francesco Vescovo d' Asti nel 
1380; un Carlo-Giuseppe abate generale dei Ci- 
stercensi, Vescovo di Bobbio e poi di Saluzzo nel 
1681; un Carlo-Giuseppe Vescovo di Fossano 
nel 1762; ed un Giuseppe Cardinale di S. R. 
Chiesa creato da Pio VII l'8 Mar. 1816 ed eletto 
Vescovo di Novara il 1 Ott. 1817. — Questa 
casa diede inoltre alla milizia molti valorosi ca- 
pitani, di cui non pochi vennero ascritti all' Or- 
dine Gerosolim., e tra questi Lodovico nel 1511 
e Bernardino nel 1519. — Arma: D'oro, alla ban- 
da doppio addentellata di nero. — Cimiero: Un 
drago al naturale nascente. — Motto : sic ne pe- 
reas esto. 

MORPURGO di Trieste. — Arma: Spaccato; 
nel 1.° d'azzurro, al crescente rivoltato d'argento 
a destra e tre stelle di sei raggi d'oro poste due 
in palo sinistrate dalla terza; nel 2.° d'azzurro, 
alla balena rivolta al naturale natante sopra un 
mare dello stesso. 

MORRA (del) di Benevento. — Questo ramo 
dei Morra si estinse in Giulia la quale avendo 
sposato Camillo Morra del ramo di Napoli, portò 
nella casa del marito i beni ed i privilegi della sua 
famiglia. — Arma : Partito, a destra d' argento, a 
due spade d'oro, poste in croce di S. Andrea, le 
guardie in alto, ed accostate da quattro stelle 
di rosso; a sinistra d'azzurro, a due leon : affron- 
tati d'oro. 

MORRA di Napoli. — Feudataria fin dal tempo 
di Re Ruggero, ebbe questa famiglia l'alto onore 
di veder elevato nel 1187 al soglio pontificio uno 
de' suoi membri col nome di Gregorio Vili nella 
persona di Alberto monaco cassinese e cardinale 
cancelliere di S. R. Chiesa. — Pietro compilatore 
delle Epistole Decretali, creato Cardinale nel 1198. 
— Appartennero inoltre alla gerarchia ecclesia- 
stica un Dionisio pure cardinale, un Lucio cap- 
pellano di Re Filippo III di Spagna, Arciv. d'O- 
tranto e nunzio apostolico in Fiandra per il pon- 
tefice Paolo V; ed un Giambattista che fu Ve- 
scovo d'Isola nel 1645. Per cariche eminenti e- 



MOR 



— 482 — 



MOR 



mersero un Giovanni cancelliere e segret. del- 
l'Imperat. Federico II; un Enrico nel 1223 gran 
giustiziere dal regno per lo stesso principe e suo 
capitano generale in Sicilia; uno Scipione segre- 
tario di Caterina de Medici regina di Francia; ed 
un Marcantonio generale nell' esercito spagnuolo 
nel 4760. — Questa famiglia à posseduto 29 feu- 
di, 2 marchesati, 7 ducati e tre principati, ed à 
goduto nobiltà in Napoli nel seggio di Capuana, 
in Salerno nel seggio ;di Portanova ed in Nola, 
ed à vestito P abito del S. M. 0. Gerosolim. fin 
dal 4522. — Arma: Di rosso, a due spade d'ar- 
gento, impugnate d' oro, passate in croce di S. 
Andrea, colle punte al basso, accompagnate da 
quattro rotelle di sperone di dieci raggi d'oro. 

MORRA di Pancalieri (Piemohte). — Giam- 
battista Morra acquistò nel 4777 il feudo di La- 
vriano con titolo comitale. Bernardino, di lui fi- 
glio, fu luogotenènte generale e governatore di 
Nizza. Nicolò, fratello del precedente, nel 4793 
fu investito di una porzione di Carpenea con ti- 
tolo comitale. — Arma : Bandato di rosso e d'az- 
zurro, questo bordato d' argento ; col capo dello 
stesso, alla testa di donna mora al naturale. — 
Cimiero : Una donna mora nascente , vestita 
d'azzurro e cinta di rosso. — Motto: consTans et 

FIDELIS. 

MORRA di Sicilia. — Un Girolamo della fa- 
miglia omonima napoletana passò in Sicilia e tolse 
in moglie Isabella Montalto dei signori di Buc- 
cheri, la qual baronia egli quindi ereditò, e ne 
fu il primo principe per concessione di Filippo 
IV del 4 627. Francesco, di lui figlio, investito 
nel 4658, fu anche principe dì Castrorao, la cui 
unica figlia Isabella, maritata a Domenico Di 
Giovanni principe di Trecastagne, trasferì in que- 
st'ultima casa i beni e i titoli a lei pertinenti. 

— Arma: Eguale a quella dei Morra del Napo- 
letano. 

MORRI (de) di Cuneo. — Fin dal secolo XV 
ebbe giurisdizione feudale su Thonon, Allinges, 
Clarfont, Treserve e Castclnoveto, e nel 4722 fu 
investita di Castclnlagno con titolo comitale. 

— Antonio segret. del Duca Amedeo IX di 
Savoja; Ruffino generale di finanze e consigliere 
della duchessa Iolanda e del Duca Carlo I, cele- 
bre autore del canale d'Ivrea, il quale si ebbe in 
premio dalla città di Vercelli il privilegio d' in- 
quartai nella sua arma gentilizia lo stemma di 
quella città; Carlo-Felice ministro di Stato, pre- 
siti, del Consiglio di finanze, cav. grancrocc mau- 
ri/, e gran cancelliere di quest'Ordine. — Arma: 
Inquartato; nel 4.° e 4.° fasciato d'oro e di ver- 
de, col capo del secondo, caricato di un leone il- 
leopardito d'oro; 11012." e 3.° d'argento, alla cro- 
ce di rosso. — Cimieri: Su due elmi affrontati: 
a destra un Ercole nascente rivoltato, impugnante 
con ambe le mani una clava e Molto: Mnii \- 



diutor dominus; a sinistra un grifo nascente col 

Motto : GENIO OPTINO SACRUM. 

MORRÒ di Genova. — Dalla diocesi di Alben- 
ga. — Giovanni-Andrea fu ascritto nei Cibo, 
4 528. — Furono di poi ragguardevoli e spec- 
chiatissimi commercianti. — Giuseppe Morrò, e- 
gregio letterato e giureconsulto' fu più volte 
sindaco di Genova, e morì nel 4 875. — Arma: 
Di rósso, alla testa d' uomo di carnagione di pro- 
filo; col capo d'argento, sostenuto di verde e ca- 
ricato di tre stelle d'oro, per inchiesta, male or- 
dinate. 

MORRONI di Pietrasanta (Toscana). — Il pri- 
mo individuo che si conosca di questa famiglia 
fu un MorrOne di Deodato; quindi nel 4377 un 
Giusfredo, dal quale nacque un altro Giusfredo a- 
romatario, priore degli anziani nel 4404 e 4 429, 
sindaco e. procuratore del Comune nel 4 405. Ni- 
cola, di lui figlio,' ebbe lo stesso ufficio nel 4 434, 
4 444 -e 4464, fu dei più audaci partigiani del 
governo dj Genova ed uno dei capi della ribel- 
lione contro i Lucchesi nel 4 437, e nel 4 449 fu 
fatto cancelliere del Comune; Giusfredo dott. di 
leggi, figlio del precedente, era anziano in patria 
nel 1479, e giudice del tribunale delle mercan- 
zie in Firenze nel 4475. Fu anche priore degli 
anziani n«l 4 467 e si recò ambasciatore a Lucca 
nel 4 458. Giovanni, di lui fratello, fu anch' egli 
priore degli anziani nel 4 481. — Sigismondo di 
Giusfredo era camerlengo generale della Repub- 
blica di Lucca nel 1499, ed il di lui figlio si recò 
ambasciatore a Firenze nel 4552. — Ultimo di 
questa famiglia fu Quinto-Fabrizio notaro morto 
nel 4624. — Arma? 

MORSE o MORSI di Modena. — Arma: D'az- 
zurro, al destrocherio di carnagione, impugnante 
un morso d'argento ed accompagnato in capo da 
tre stelle d'oro. 

MORSI di Sanseverino (Marche). — Arma: 
D' azzurro, al morso di cavallo d' oro, accostato 
in capo da tre pali scorciati d' argento. 

MORSO di Palermo. — Di origine fiorentina, 
portata in Sicilia dà un Fiorello Morso favorito 
di Ferdinando I di Castiglia dal quale ottenne la 
carica di visitatore degli uffici regi. I di lui ne- 
poti, Nicolò e Giovanni, divisero la casa in due 
rami: dei baroni di Favarella che vanno ad estin- 
guersi con due- fratelli sacerdoti, unici superstiti, 
c dei principi di PoggiOreale. — Di questo ramo 
son da notare, un Giovanni barone di Gibellina 
nel 4 485; un Antonio capitano di Palermo nel 
4645; un Francesco marchese di Gibellina e pri- 
mo principe dì Poggioreale nel 1643; un Pietro 
cav. di S. Giacomo del|a Spada, vicario generale 
e maestro di campo in tempo della guerra di 
Messina, e pretore di Palermo nel 4680; ed un 
Gianfrancesco capitano di Palermo nel 1694, poi 
nitore nel 4 728, colonnello negli eserciti di Spa- 



MOR 



— 183 — 



MOS 



gna, governatore di Marsala, generale della squa- 
dra delle galere del regno, e barone di Castel- 
lazzo, Monterose, Morassini-Donzelli, e signore 
dell' Abbito di Ravanusa ecc. col quale si estinse 
il suo ramo, ed i beni tutti passarono nella casa 
dei conti Naselli, dove erasi maritata la di lui 
unica figlia Stefania. — Arma: Di rosso, ad una 
mano di carnagione sostenente un morso di ca- 
vallo al naturale. 

MORTADELLO di Venezia. — Originaria di 
Aitino, fu fatta nobile alla serrata del maggior 
Consiglio e mancò nel 1327 nella persona di Ries- 
ser Marco. — Arma: Spaccato ondato, la linea di 
divisione di nero; nel 1.° d'oro, alla banda di 
rosso; nel 2.° d'oro, a due fascie ondate di rosso. 

MORTARO di Genova. — Arma : D'oro, al 
muro d' argento, murato di nero, merlato alla 
guelfa, movente da un fianco all'altro, e fortificato 
da due torri merlate in egual modo, con un' a- 
quila di nero fra le due torri. 

MORT1LLARO di Palermo. - Di origine nor- 
manna, fu investita delle baronie di Cadrà e del 
Sambuco all'epoca aragonese. — Carlo barone di 
Ciantro impalmò Elisabetta Arena figlia del march. 
Girolamo reggente del Cons. di Sicilia, il quale volle 
che il primogenito di Elisabetta, Antonino, divenis- 
se marchese con diploma del 1754 di Re Carlo III, 
colla facoltà ai Mortillaro d' imporre il suddetto 
titolo su qualunque delle terre da essi pussedute, 
ed il suddetto Antonino per riverenza e gratitu- 
dine al suo benefattore l'appoggiò alla villa per- 
venutagli da lui, e fu riconosciuto quindi march, 
di Villarena. — L'attuale march. Vincenzo si ebbe 
il privilegio di marchese riconosciuto competere 
alla sua persona ed a'suoi discendenti per deci- 
sione della Commissione dei titoli e per avviso 
del Consiglio di Stato con rescritto 19 Fcb. 1856. 
— Arma: D'azzurro, alla colomba volante d' ar- 
gento, portante nel becco un ramoscello di mor- 
tella di verde. 

MORTO di Genova. — Arma: D'azzurro, a 
tre bande doppioaddentellate d'oro. 

MORUBALD1NI di Firenze, V. Mori-Uraldini. 
MORUZZO del Friuli. — Antica e nobile fa- 
miglia che à comune lo stipite con quella di Ar- 
cano e che trasse il proprio nome dal castello o- 
monimo, di cui era signora, situato non molto lon- 
tano da Udine. — Le prime memorie di essa ri- 
salgono al 1071, nel qual anno vivevano un Ar- 
noldo di Moruzzo ed i suoi figli Giovanni e Be- 
leno. — Essa faceva parte del parlamento friu- 
lano, e sotto i patriarchi occupava tra i nobili il 
nono posto. I suoi membri con que' de' Tricani, 
chiamavansi vascellieri o banderari, ed avevano 
l'obbligo di esser mastri delle scuderie del Pa- 
triarca di Aquileja. Ila dato alla patria molti o- 
gregi uomini che si sono distinti nelle cariche 
eminenti da essi sostenute e nel mestiere delle 



armi. — Ebbe parecchi marchesi dell'Istria, go- 
vernatori di bande patriarcali ed ordinatori de- 
gli affari feudali. — Arma: D'argento, ad un 
anelletto di rosso, 

MORZA (da) di Vicenza. — Arma: Partito; 
nel 1.° d'azzurro, al leone d'oro; nel 2.° fasciato 
di rosso e d'argento di otto pezzi. 

MOSCA DE'METTONI di Bergamo. — Arma: 
Spaccato; nel 1.° d'azzurro, a due mazze ferrate 
d'argento, passate in croce di S.Andrea, accom- 
pagnate in capo da un lambello di cinque pen- 
denti dello stesso; nel 2.° fasciato di rosso e d'o- 
ro di quattro pezzi. 

MOSCA di Biella, consignori di campo in Ca- 
navese. — Arma: Spaccato; nel 1.° d'azzurro, al 
crescente d'argento, accostato da due stelle d'o- 
ro; nel 2.° fasciato d'argento e di rosso di otto 
pezzi. — Motto : Lente et caute. 

MOSCA di Genova. — Dalle ville di Chia- 
vari. — Bartolomeo anziano, 1351-65-66-67-69; 
Pcllegro, ambasciatore alla regina di Napoli, 1369; 
Gaspare, viceduce, 1384; Francesco anziano, 1492- 
98-1521. — Ascritti nei Sauli 1528. — Arma: 
D' azzurro, al leone di nero, tenente colla branca 
anteriore destra un giglio d' oro, in atto di a- 
scendere sopra una rupe scoscesa, a varie cime, 
di verde, movente dall'angolo sinistro della punta 
all' angolo destro del capo. 

MOSCA di Pesaro. — Originaria di Alzano 
nel Bergamasco, donde i due fratelli Pietro ed 
Alessandro si recarono a Pesaro per esercitarvi 
la mercatura nel 1550. — Estinta verso la metà 
del XIX secolo, continua tuttavia per mezzo dei 
discendenti dell'ultima femmina maritata Toschi. 
— Raimondo Mosca fu creato marchese nel 1649 
dal re di Polonia Giovanni III. Agapito, fratello 
del precedente, fu creato Cardinale di S. R. Chiesa 
dal Pontefice Clemente XII il 1 Ott. 1732. — 
Arma: D'argento, al destrooherio armato di verde, 
impugnante colla mano di carnagione un ramo 
d'olivo al naturale, sormontato da un giglio d'oro, 
abbassato sotto un lambello di quattro pendenti 
di rosso. 

MOSCA (del) di Pisa. — Stefano console di 
Pisa nel 1167, ed altri di questa illustre fami- 
glia furono impiegati nei maneggi primari della 
Repubblica Pisana. — Marchionne, generale del- 
l'armata navale dei patriotti nel 1016, diede una 
memorabile sconfitta a Musetto Re di Sardegna. 
Odemondo dell'Ordine dei Predicatori, morto in 
odore di santità nel 1250, è venerato col titolo 
di Beato. — Pandolfo Cardinale di S. R. Chiesa 
creato dal Pontefice Lucio III. — Ansilao di Tad- 
deo del Mosca, conte di Porto, fu uno dei 12 fonda- 
tori della grand'Opera della Misericordia nel 1053. 
Questa nobile famiglia à vestito più volto l'abito 
del S. M. 0. Gerosolim. e quello di S. Stefano. 
— Arma: Di rosso, al leopardo d'oro. 



MOS 



— 1 



84 - 



MOS 



MOSCA di Sicilia. — Arma: D' azzurro, a 
due fascie d'oro, la prima caricata da una mo- 
sca di nero, accompagnate in capo da un lam- 
beilo di tre pendenti di rosso, ed in punta da un 
giglio d'oro. 

MOSCAGL1A di Verona. — Famiglia antica- 
mente illustre in Vicenza e Verona. Il Da Lisca 
nell'anno 1399 nomina la Signora Daria figlia del 
signor Azzino della Moscaglia, e Francesco del 
Bene, nella sua Cronaca, ricorda nel 1433, Bo- 
nomo figlio di Galeazzo Boscaglia. Questa stirpe 
nel 1546 ottenne l'aggregazione al nobile Consiglio 
di Verona, e l'ultimo dei consiglieri di questo san- 
gue fu Bonaventura nel 1669. — Arma: D'az- 
zurro, al capriolo scaccato d' argento e di rosso 
di tre file, accompagnato da tre mosche d' oro. 

MOSCARDINI di Bologna. — Arma: D' az- 
zurro, ad un albero terrazzato di verde, fruttato 
di rosso; col capo d'Angiò. 

MOSCARDINI di Ceneda. — Anticamente detta 
Val Lupo, si estinse nel 1716, e le sue sostanze 
passarono nelle case Cevariani, Piccoli e Sarci- 
nelli. — Arma: Tre fascie con una rosa posta 
fra le superiori. 

MOSCARDINI del Trentino. — Creati cava- 
lieri del S. R. Impero il 20 Feb. 1533, e conti 
del S. R. Impero il 3 Sett. 1790, estinti nella 
famigJia dei conti Martini di Trento. — Arma: 
Inquartato; nel I .° d'azzurro, alla fascia d' argen- 
to, caricata di un braccio di carnagione movente 
dal fianco destro e sostenente un falco al natu- 
rale; nel 2.° e 3.° di rosso pieno; nel 4.° come 
nel primo, ma il braccio movente dal fianco si- 
nistro. 

MOSCARDO di Verona. — Famiglia prima 
chiamata Boruzzi, e poi Moscardo da uno di que- 
sto nome. Boruzzo fu giudice veronese nel tempo 
di. Ezzelino, Moscardo ebbe in moglie Verde della 
Scala, Giacopo Margheri Tommaso nel 1443 con- 
seguì la carica di provveditore di Legnago. L'an- 
no 1479 questa casa venne aggregata al nobile 
Consiglio di Verona. Il conte Lodovico Moscardo 
scrisse la storia di Verona e fu benemerito an- 
che per l'insigne museo che raccolse. — Arma: 
D'azzurro, al castello d'argento, cimato di tre tor- 
ri, quella del mezzo più alta, aperta di nero, esso 
castello piantato sopra un poggio di tre cime di 
verde. 

.MOSCATELLI di Bologna. — Arma : D' az- 
zurro, ad un monte di tre cime di rosso, mo- 
vente dalla punta, sormontato da un grappolo 
d'uva moscato al naturale, stelato e pampinoso 
di due pezzi di verde; col capo d'Angiò. 

MOSCATELLI di Velletri. — Arma : D* ar- 
gento, al destrocherio di carnagione, vestito di 
rosso, movente dal fianco sinistro ed impugnante 
un tralcio di vite fogliata di due pezzi di verde 
c- fruttifero di un grappolo al naturale. 



MOSCHENI di Bergamo. Arma : D'argento, a 
tre mosche al naturale. 

MOSCHENI di Genova, marchesi di Berga- 
masco. — Arma: D' azzurro, al monte di tre 
vette al naturale, sormontato da tre mosche d'o- 
ro, 2 e 1. 

MOSCHENI di Lucca. — Arma: Spaccato 
d' argento e d'azzurro, a tre mosche di nero nel 
primo. 

MOSCHENI di Milano. — Arma: D'azzurro, 
al monte di tre cime di verde, movente dalla 
punta, accompagnato in capo da tre mosche ma- 
leordinate di nero, alate d'argento. 

MOSCONI di Bergamo. — Fregiati del titolo 
comitale. — Arma: D'azzurro, alla fiaccola d'ar- 
gento, accesa di rosso, posta in palo, sostenuta da 
due leoni d' oro, affrontati e controrampanti; il 
tutto sostenuto da una campagna di verde. — 
Alias: D'ero, ad un moscone al naturale posto 
in palo. 

MOSCONI DE' FUGAROLI di Verona. — Ap- 
partenne ab antico al Consiglio nobile di Berga- 
mo e fu decorata della nobiltà ungherese dall'Im- 
perat. Rodolfo II nel 1578. Nel XVIII secolo ot- 
tenne dal Veneto Senato il titolo comitale con 
giurisdizione sul paese di Sandrà nel Veronese. 

— Fu confermata nella sua nobiltà con sovrana 
risoluzione 4 Ag. 1 820. — Arma: D' azzurro, a 
due leoni affrontati d'oro, tenenti insieme una mo- 
sca dello stesso. 

MOSO o MOSSO di Genova. — Arma: D'az- 
zurro, al braciere d'argento, infiammato di rosso, 
con una mano di carnagione, 1' avambraccio ve- 
stito di rosso e manicato di bianco, il tutto mo- 
vente in fascia dal fianco sinistro dello scudo, la 
mano fra le fiamme. 

MOSSA di Sardegna. — Carlo-Alberto re di 
Sardegna, con lettere patenti 26 Mar. 1 848, con- 
cesse al commend. Francesco Mossa, presidente 
di classe nel magistrato d'appello di Genova, il 
titolo di conte trasmissibile per primogenitura 
maschile. — Arma: Inquartato; nel 1.° d'oro, al- 
l'elmo di acciajo al naturale in profilo, pennac- 
chiato d'azzurro, e di rosso; nel 2.° d'azzurro al 
sole d'oro; nel 3.° d'azzurro, a tre pesci al natu- 
rale uscenti da un mare d' argento fluttuoso di 
verde; nel 4.° d'oro, a tre caldaje di nero, 2 e 1 ; 
e sul tutto d'argento, al cavallo bardato di tutto 
punto in atto di prendere la mossa sopra la pia- 
nura erbosa, il tutto al naturale. 

MOSSI del Monferrato, marchesi di Morano. 

— Francesco Mossi militò nelle campagne della 
Savoja e del Delfinato sotto Vittorio-Amedeo II 
che lo volle poi preside degli ospitali da lui fon- 
dati per raccogliere i feriti e gl'invalidi, e sotto 
Carlo-Emanuele III fu fatto primo gentiluomo 
della camera del re, il quale nel 1742 lo mandò 
ambasciatore straordinario alla repubblica di Ve- 



MOS 



— 485 — 



MOZ 



nezia, dove morì lo stesso anno dopo 40 giorni di 
residenza. — Arma: D'oro, al drago di verde, ar- 
mato e Iinguato di rosso, coronato di nero, fermo 
sulla vetta di mezzo di un monte di tre cime di 
verde. 

MOSSOLINI di Venezia. — Originaria di Bo- 
logna, e detta anticamente Massani, si spense nel 
4 4 94. — Un' altra famiglia dello stesso nome 
esisteva in Venezia che era cittadinesca. — Lo 
spettabile Giovanni Mussolini, figlio legittimo di 
Andrea dottore in medicina, fu creato da Sigi- 
smondo imperatore conte palatino insieme ai suoi 
eredi maschi in perpetuo con diploma 21 Apri- 
le 4 434. — Arma : D' argento, a quattro trangle 
ondate e abbassate d'azzurro. 

MOSSORELLI di Fuligno. — Arma : D' az- 
zurro, a due levrieri affrontati e controrampanti, 
quello a destra di rosso, e quello a sinistra d'o- 
ro, accostati in capo da un crescente d' argento. 

MOSTI di Ferrara. — Vincenzo Mosti fu ca- 
rissimo al Duca Alfonso I che lo gratificò di molti 
e ricchi feudi, e gli concesse 1' onore di aggiun- 
gere al proprio il cognome Estense. Giuliano fu 
fattor generale dello stesso principe; Ercole mag- 
giordomo di Alfonso II; Alfonso militò sotto le 
bandiere di Francesco I Duca di Modena di cui 
fu mastro di campo; Antonio letterato, filosofo e 
poeta, fu accademico della Crusca. — Estinta in 
principio del XIX secolo nella persona del conte 
Giuseppe, il quale instituì suo erede universale il 
march. Ercole Trotti. — Arma : Inquartato ; nel 
4.° e 4.° d'Este; nel 2.° e 3. n d'azzurro, al giglio 
d'oro, sostenuto dal crescente d' argento; sul tutto: 
spaccato; nel 1.° dell' Impero; nel 2.° d' azzurro 
pieno. — Cimiero: l'aquila estense nascente po- 
sta di profilo. 

MOSTI di Milano. — Arma : D'azzurro, ad un 
giglio d'oro, sostenuto da un cresente d'argento. 

MOSTI di Treviso. — Arma : Inquartato; nel 
4.° e 4.° d'oro, a due torte d'azzurro, una sul- 
l'altra; nel 2.° e 3.° d'azzurro, a due bisanti d'o- 
ro, uno sull'altro. 

MOSTO (da) di Venezia. — Originaria di 0- 
derzo, all'epoca dell'invasione dei Longobardi si 
trapiantò in Venezia, dove sin dai primordi della 
sua' fondazione fu ammessa fra le tribunizie, e nel 
4297, alla serrata del maggior Consiglio, fu rite- 
nuta fra le patrizie. — Alvise Mosto celebre na- 
vigatore del XV secolo. — Fu confermata nella 
sua antica nobiltà con sovrane risoluzioni 8 Ott. 
4 818, 30 Die. 1817, 2 Die. 1819 e 5 Ag. 1821. 
— Arma: D' argento, alla volpe scaccata d' az- 
zurro e d'oro. — Alias: Inquartato d'oro, e d'az- 
zurro. 

MOSTO (da) di Vicenza. — Arma: D'azzurro, 
alla fascia d'argento, caricata di un tralcio di vite 
pampinoso e fruttifero al naturale, posto nel senso 
della fascia. 



MOTRONI di Lucca. — Arbia: D'oro, all' a- 
quila di nero, rostrata, membrata e coronata del 
campo; accostata in punta da un monte di tre 
cime di verde. 

MOTTA (la) di Sicilia. — Il 1 Ag. 4809 
Gaetano La Motta, come figlio primogenito di 
Giacomo, fu riconosciuto nei feudo e titolo di ba- 
rone di S. Silvestro, e Giorgio La Motta con de- 
creto ministeriale 27 Apr. fu riconosciuto nel ti- 
tolo di barone di S. Silvestro. — Arma: Trin- 
ciato d'azzurro e d' argento, colla banda di rosso 
attraversante sulla partizione ; l'azzurro caricato 
di tre stelle d'argento, 2 e 4, poste in mezzo 
cerchio nel cantone sinistro del capo. 

MOTTA di Treviso. — Arma: D' azzurro, a 
sei rose d' argento. 

MOTTINO di Genova. — Arma: D' azzurro, 
alla pila spaccata d'oro e di rosso, caricata di un 
leone dall'uno all'altro e dell'un